Person of Interest: siamo tutti controllati?

Dimenticate Alcatraz, perdonate J.J. Abrams e fate un atto di fede.

Dal 27 aprile su Premium Crime sarà in onda Person of Interest. La serie è stata presentata sul canale digitale come un incrocio tra Minority Report e un procedural. “Procedural” lo è, anche se ho dovuto cercare la spiegazione (vi risparmio il link: in sostanza, una serie “procedural” è una serie in cui ciascun episodio è scollegato dagli altri, autoconclusivo); di Minority Report c’è solo un vago sentore. Diciamo che chi ha preparato la presentazione non ha visto la serie…

Person of Interest si basa sul presupposto – praticamente impossibile, ma la premessa pretestuosa viene presto dimenticata – che esista una Macchina in grado di trarre indicazioni circa il coinvolgimento di una persona in un crimine elaborando la marea di informazioni raccolte automaticamente e quotidianamente da telecamere, mail, conversazioni telefoniche, sms… Se il coinvolgimento sia da vittima o da colpevole, questo la Macchina non lo dice. Il suo inventore, però, è ossessionato dal pensiero di tutti i “crimini privati” che potrebbero essere evitati… se solo le autorità decidessero di intervenire.

Ecco perché il creatore della Macchina, Harold Finch, miliardario misantropo, ingaggia il veterano di guerra John Reese come “braccio armato” in questa ricerca di potenziali criminali o potenziali vittime. Reese a sua volta è braccato (il perché non è immediatamente comprensibile) mentre Finch vive blindato e ha, anche lui, un passato “pesante”. A partire dal primo episodio si aggiunge una co-protagonista, la detective Carter, il cui ruolo – complice dei due? ostile? – verrà definito nel corso della prima stagione.

Ogni episodio ha un ragionevole tasso adrenalinico e trama non banale (suppongo che aver affidato la sceneggiatura a Jonathan Nolan non si irrilevante, a questo proposito). Tuttavia, e nonostante il fatto che si tratti di un “procedural drama”, l’aspetto più interessante riguarda il fitto mistero delle vite dei due protagonisti: i pezzi del puzzle che lo compongono vengono centellinati episodio dopo episodio.

Le sequenze narrative si alternano a flashback del passato e a riprese sgranate di video registrati dalle telecamere delle strade, dei negozi, degli appartamenti… Ce n’è abbastanza per alimentare la paranoia di chi ritiene di essere costantemente spiato. Se nella vita reale questo sia un pregio o un difetto, è ancora presto per dirlo. Ciò che a volte può sembrare un’arbitraria invasione della privacy, altre volte può salvare una vita.

Da quel poco che ho sentito, purtroppo il doppiaggio italiano non rende a dovere la voce di Finch, che in originale è monocorde in modo inquietante (Finch è il miliardario misterioso, a sinistra nella foto in alto, mentre Reese è l’uomo d’azione).
La notizia positiva, invece, è che la serie è stata confermata per la seconda stagione.

“You are being watched. The government has a secret system: a machine that spies on you every hour of every day. I know because I built it. I designed the machine to detect acts of terror, but it sees everything. Violent crimes involving ordinary people, people like you. Crimes the government considered irrelevant. They wouldn’t act, so I decided I would. But I needed a partner, someone with the skills to intervene. Hunted by the authorities, we work in secret. You’ll never find us, but victim or perpetrator, if your number’s up… we’ll find you.”

Opening voice-over by Mr. Finch

Buona visione :)

(Ringrazio LB per la segnalazione)

14 thoughts on “Person of Interest: siamo tutti controllati?

  1. Sicura che procedural sia inteso in quel senso? Police procedural sono quei romanzi o fiction polizieschi in cui le procedure di polizia sono descritte in modo dettagliato e il più possibile vicino alla realtà, e in cui spesso nello stesso libro (o film o puntata) vengono trattati più casi criminali non necessariamente collegati tra loro. Tipo l’87° di McBain, insomma.
    Pura curiosità, non ho visto la serie (e non la vedrò, almeno finché non passerà in chiaro) ;)

  2. Guarda, poiché il termine “procedural” è utilizzato proprio nel promo di presentazione della serie, le opzioni sono due:
    – o chi ha preparato il promo NON HA IDEA di che cosa tratti la serie;
    – oppure ha usato “procedural” nel senso qua descritto: http://en.wikipedia.org/wiki/Procedural_%28genre%29
    In particolare: “In television, “procedural” specifically refers to a genre of programs in which a problem is introduced, investigated and solved all within the same episode. These shows tend to be hour-long dramas, and are often (though not always) police or crime related”.

    Esempio tipico, CSI (oppure dottor House nel genere non-poliziesco).

    Nel dubbio, ho pensato che chi ha preparato il promo del programma fosse anglofono e altamente specializzato, piuttosto che totalmente ignorante ;)

  3. (In verità, penso che chi ha preparato il promo italiano si sia limitato a tradurre quello inglese pensando a un “police procedural”, mentre in inglese “procedural” e basta, riferito a “drama”, ha il significato di cui sopra)

  4. Io ultimamente, per quel poco di tv che vedo, mi sono lasciato trascinare dalle mie figlie verso il fantasy-sf-steampunk etc. (Supernatural, Sanctuary, Farscape, Doctor Who, The Lost World, Battlestar Galactica… tutto su Rai4) :)
    Devo dire che il giallo in tv mi ha annoiato (sempre parlando di quello che passano i canali free)

  5. “Procedural” in italiano può venire inteso come “roba legale/giuridica”, yep. E’ buffo notare come spesso ci si appropri di una quantità di anglicismi/tecnicismi/esoterismi (technobabble!) per darsi un tono e metter soggezione (“Minchia, ha detto procedural: io non so cosa sia… allora è per forza un esperto!”).
    Comunque ho capito, devo rifarti l’header del blog: altro che file e file di libri, qua ci vuole una bella tv al plasma. “Come to the dark channel, we have procedural!”.

  6. Mi butto nella contesa linguistica. Presupponendo che chi ha fatto il promo sappia cosa vuole comunicare, se si dice che questo è “un incrocio tra M.R. e un procedural” immagino che si intenda procedural nell’accezione di “police procedural”, cioè per sommi capi della fiction che mostra l’attività investigativa volta alla risoluzione di crimini. Infatti io che ascolto il promo mi figuro questo Person Of Interest come un merge di tematiche “sci-fi” con quelle “crime”. Cosa che mi pare di capire in effetti sia.

    Dire invece che è “un incrocio tra M.R. e un procedural” nell’accezione di “procedural drama” è come mischiare le mele con le pere. Da una parte ho una tematica precisa, dall’altra un format televisivo.
    Quest’accezione avrebbe casomai senso solo nel caso in cui questo P.O.I. fosse una trasposizione esatta di M.R. in formato tv. Cosa che mi pare di capire non sia.

    Concordo con l’ultima affermazione di Ugo, ma in fondo ognuno scrive ciò che vuole, ci mancherebbe. Discussione analoga proprio in queste ore su Pegasus Descending, by the way!

    Saluti a tutti!

  7. Ma infatti sto dicendo proprio questo: NON è un police procedural! Gli “investigatori”, o meglio i protagonisti, i “problem solvers”, sono un miliardario nerd e un ex militare; certo, ci sono anche un paio di poliziotti di mezzo (d’altra parte si parla di crimini commessi o da commettere…) ma NON è affatto un police procedural!

    Ora però aspetto Paolo Gardinali e la sua dimestichezza con l’americano per dirimere la controversia… :)

    Confermo che al momento la televisione occupa il 90% della mia attenzione, ma è solo una questione climatica: appena iniziano le belle giornate smetterò di stare chiusa a casa e andrò per lidi con la solita sporta di libri :)

  8. Come commento posso solo ripetere di non guardare la televisione. Tenendo presente il brutto tempo ritorno fra un bel po’ di giorni… :-)

  9. Pingback: Link dalla rete e un pizzico di veleno | The Blog Around the Corner

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