Dr House, la fine della serie.

E così, dopo otto stagioni, è arrivata anche la puntata finale di Dr House, la serie che ha stravolto il concetto di “politically correct” in televisione. Il medico più cattivo nella storia della fiction, emotivamente disastrato, insopportabile traduzione ospedaliera dell’high-functioning sociopath sherlockiano, ha cessato di allietare le nostre serate (le mie di sicuro, le vostre a breve, se lo seguite in italiano).
Anche se gli ascolti erano calati a partire dalla quinta stagione – segno che persino le cose belle e intriganti annoiano, se tirate troppo in lungo – rimpiangeremo il fottuto bastardo.

Attenzione, il finale è del genere “dopo di me il diluvio”.

Cose che ho imparato dall’ultima stagione di House:

– Quando inizi a vomitare sangue, la situazione è seria.

– Se non è cancro, è sarcoidosi. Oppure un coagulo.

– “Diagnosi differenziale” significa che un team di medici altamente specializzati non ha idea di come curarti.

– Se sei donna, non importa che tu faccia il medico o la prostituta: la vita è comunque dieci volte più dura rispetto a un uomo.

– La vita fa schifo. E a volte può persino peggiorare.

– Everybody lies.

 

12 thoughts on “Dr House, la fine della serie.

  1. Noooooo. Mi mancherà the doctor.

    E sì, d’accordissimo sul punto 4 delle tue considerazioni. Sul 5 dico che, visto come sta andando in questi giorni(scosse, tragedie ecc), è già una buona cosa essere vivi 🙂

  2. Ma il punto 6, Ida, il punto 6… Questa grande verità… “Tutti mentono” (anzi, in una puntata di una stagione precedente dice “Tutti mentono. Persino i feti mentono”).
    Apriamo il dibattito 😀

  3. tutti mentono ma bisognerebbe ditinguere le menzogne che ti permettono di sopravvivere da quelle che ti affondano, quelle che ti segnano per sempre e quelle leggere di un minuto, quelle che ti salvano la vita e quelle che suggellano la rottura defiinitiva. Non sempre la verità è la stada migiore, anche perchè non esiste una sola verità e la tua menzogna può essere l’unica verità possibile per qualcuno. una regola che fallisce raramente è che esiste sempre un’alternativa, anche alla verità, anche alla menzogna, il problema è se sei disponibile a pagarne il prezzo.

  4. Domanda: la verità è sopravvalutata?
    (A titolo personale: bisogna anche saper mentire… Io ho sempre incontrato gente scarsissima a mentire. Tra una verità dolorosa e una bugia raccontata male, meglio la verità. Tra una verità dolorosa e una bugia ben confezionata, ben venga la seconda… Se si riesce a mantenerla nel tempo).
    P.S.: ciao Rosanna 🙂

      • sante parole, Ugo, sante parole! la lezione finale secondo me si riassume in due massime:
        1. se non sai mentire non metterti in condizione di doverlo fare
        2. se menti su una cosa importante, FALLO PER SEMPRE! le confessioni in punto di morte riservatele per il confessore (quello istituzionale, per capirci)

        • Ugo, Rosanna, avete una simpatica concordanza di vedute che potrei attribuire alla vostra comune radice geografica (della quale voi non eravate a conoscenza, naturalmente, ma io sì) 🙂
          Cari saluti a entrambi 🙂

  5. Allora, il cognome de quo nel mio specifico caso è lucano e al paese di mio padre identifica un preciso attrezzo agricolo, usualmente utilizzato per zappare. Tuttavia il suddetto cognome ha diffusione ampia e ripartita tra la Ciociaria, ad esempio a Sora, e le Puglie, ivi incluso un famoso professore di diritto ecclesiastico con cui non ho alcuna parentela.
    Certamente non ho radici alto atesine, caro Ugo, e mi sembra che anche tu sia nato dalle parti della Magna Grecia, culla di civiltà e di cultura,nonchè di spicciola saggezza e filosofia di vita- vale a dire la parte migliore della Repubblica!

    • Cara Rosanna, direi che qui siamo la maggioranza ad avere radici al sole del sud!
      I cognomi fanno strani giri: il mio credo sia di origini calabre ma mio padre era salentino e io sono nato dalle parti del Vesuvio. In compenso è abbastanza diffuso anche in Lombardia, dove lo portava un famoso editore al quale non mi lega alcuna parentela.
      Il tuo l’avrei detto prevalentemente siculo, motivo per cui lo avvicinavo a quello della nostra ospite 🙂

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