Cinquanta sfumature di (g)rosso… sollievo

È finita. Forse. (Nel senso che le parole dell’autrice E. L. James alla fine del libro fanno temere un seguito, per quanto improbabile).

Adesso possiamo dirlo: Cinquanta sfumature (di grigio, di nero, di rosso, di qualsiasi cosa) è la più grossa fregatura dai tempi del Codice da Vinci. Abbandonata qualunque velleità erotica, l’ultima parte della trilogia è un inno all’amore ossessivo e simbiotico dei due protagonisti.

Un esempio?

Fisso con orrore i segni rossi che mi ricoprono il seno. (Finalmente! Finalmente il Dominante avrà fatto qualcosa da Dominante! Prendo popcorn e birra e continuo a leggere) Ho dei succhiotti! (…succhiotti…?!) Sono sposata con uno dei più rispettati uomini d’affari degli Stati Uniti e lui mi ha fatto dei succhiotti! (…ESTIQUATSI!! Ti ha fatto dei succhiotti, e quindi? Ce ne frega qualcosa? È proprio il caso di scriverci un terzo libro sopra???). Come osa marchiarmi in questo modo, come uno stupido adolescente?! La mia vocina interiore non si tiene: questa volta è andato decisamente oltre. (Oltre? OLTRE?! Oltre che? È un suc-chiot-to santo cielo! Fatto da TUO marito. Sul seno, cioè in un punto che presumibilmente il lattaio e l’edicolante non vedranno. Che te ne frega??).

Segue litigata furibonda tra i due a proposito dell’impossibilità di indossare un bikini da 540 dollari per il resto della luna di miele.

Ecco, questo è l’inizio del terzo capitolo del terzo volume della trilogia supertrasgressiva (?!) che sta rastrellando secchiate di denaro in tutto il mondo e alzando la media di lettori del globo terracqueo. Ringraziate che vi ho risparmiato i primi due capitoli: nemmeno la più becera soap opera nostrana ha mai toccato simili vette di dialoghi cariogeni.

Lette queste frasi mi è venuta la voglia irrefrenabile di frustare a sangue qualcuno. Giuro. Uno qualsiasi, Anastasia o Christian o E.L. James o chiunque altro, tanto sono intercambiabili. I buoni sono stra-buoni, i cattivi stra-cattivi e (come avviene nella realtà, no?) ogni cosa va perfettamente a posto nel giro di poche pagine.

Come se non bastasse l’ingiustificato successo letterario, si è aperto il totofilm su chi interpreterà la pellicola di Cinquanta sfumature (Ryan Gosling?) e su chi la dirigerà. Ogni nuovo elemento aggiunto al “Fifty Team” viene prontamente twittato e ri-twittato: qualche giorno fa è toccato ai produttori. Non serve essere una veggente per sapere che sarà un successo planetario.

Ma questo Twilight per adulti malcresciuti è noioso, ridicolo, pomposo. Sei mia, sei mio, sono tua, sono tuo e “rimettiti il costume!” perché la svergognata neo-moglie si mostra in topless su una spiaggia di Montecarlo.
Mioddio.
E questo è solo l’inizio. Il resto è la trashcronaca dei primi mesi di matrimonio di una coppia di giovani miliardari. Se per caso vi siete mai chiesti cosa accade nelle favole dopo il fatidico “E vissero per sempre felici e contenti”, Cinquanta sfumature di rosso ve lo racconta con dovizia di particolari. Voglio vedere in quante si riconosceranno in Anastasia, nei suoi sandali Louboutin e nei braccialetti Cartier da trentamila euro.

Adesso, in scia, ci attendono mesi e mesi di romanzi pseudoerotici che tenteranno di ripetere il successo di Cinquanta sfumature. Se dopo il Codice da Vinci Rennes-le-Chateau è diventato meta di turismo di massa, non oso pensare all’effetto “manette e bende” nelle camere da letto di tutto il mondo.

Non riesco nemmeno a essere ironica, non so che altro dire se non (per le numerose appassionate, sulle quali continuo a interrogarmi perplessa) “fatevi ‘sto bagno di melassa e poi dimenticatevene”. Per sempre. O almeno fino a quando non uscirà il film.

(Non sono l’unica a interrogarmi in merito: leggi anche Why does Fifty Shades of Grey turn British women on? | Books | The Observer)

Anche in ebook:

Libro estate è il tag che ho usato per consigliare i libri – rigorosamente già testati – da mettere in valigia per le vacanze. O anche no, vedete un po’ voi. Buona lettura 🙂

34 thoughts on “Cinquanta sfumature di (g)rosso… sollievo

  1. Ale, ancora mi chiedo come hai fatto a importi la lettura di tutta la trilogia se già dalle prime pagine del primo capitolo ti era sembrata (e non ho dubbi sulla tua capacità di giudizio)”cagata pazzesca” (per dirla alla Fantozzi). Hai fatto un fioretto? Devi scontare qualche peccato che non puoi confessare? … Mah, i misteri dell’autoflagellazione!
    :))

    • Per due motivi, essenzialmente:

      1. ci sono cose che non si possono ignorare, altrimenti si rischia di essere tagliati fuori dal mondo. “Cinquanta sfumature” rientra tra queste 🙂 Come sapere chi è Paris Hilton o il capocannoniere dei mondiali di calcio.

      2. Se critico qualcosa mi assicuro di farlo con cognizione di causa 🙂 (al contrario ho letto molti “pareri autorevoli” in giro da parte di gente che non aveva idea del contenuto dei tre romanzi…)

      • 1): ecco perché talvolta mi sento un alienato. so quasi niente sia della Hilton che del capocannoniere dei mondiali.
        2): non avevo dubbi.

  2. “Twilight per adulti malcresciuti” è straordinario, Ale. Riassume tutto. la trilogia mi manca, ma ho seguito le tue recensioni e mi sono divertita troppo. Quanto basta per stare alla larga da tutte quante le sfumature di colore.

    Vito: Alessandra si è sacrificata per noi 😉

  3. Però, Ale, hai ragione: c’è da interrogarsi. Perché mai libri così demoliti da lettori professionisti, hanno invece un seguito così pazzesco di lettori, chiamiamoli così, di massa? Cosa manca agli altri libri per arrivare al grande pubblico?

    • 1. Un efficace piano di marketing – che ovviamente non può essere giocato su ogni libro che esce, altrimenti perderebbe valore. Quindi diciamo che una casa editrice medio-grande investe in questo modo “massiccio” su 1/50 dei libri che produce;
      2. Il passaparola: che funziona in 1 caso su 20 dei 50 precedenti.
      3. L’imponderabile, che ha giocato un ruolo determinante nel Codice da Vinci e in questo caso, per cui da “semplice” successo di passa a “successo strabiliante” (e, come dicevo, immotivato).
      È sull’imponderabile che sorgono i maggiori dubbi: probabilmente c’è una buona parte di fortuna. L’essere il tema giusto al momento giusto. L’estrema fruibilità per via della facilità.
      Ma le tre cose devono convivere, una sola non basta 🙂

    • E ci sarebbe anche da riflettere su certe prese di posizioni un po’ tranchant nei confronti della critica letteraria, con annessa deificazione del Lettore (me ne è capitata sott’occhi una di recente, scaturita da un articolo del Corriere, Alessandra sa a cosa mi riferisco).
      Perché se davvero gli unici titolati a esprimere un giudizio su un libro e a decretarne la fortuna sono i lettori, e se davvero i critici letterari devono andare a zappare, allora qui non abbiamo capito niente e le centocinquanta complessive sfumature di colori sono il capolavoro del secolo 🙂

      • Anche su questo tema vorrei tornare, Ugo. Perché se la critica letteraria ha perso valore, di contro non credo che ne abbia guadagnato la critica lettoriale. Mettere un “mi piace” per amicizia non vale a niente. Ma sto riflettendo anche su questo 🙂

          • La critica letteraria ha perso autorevolezza nel momento in cui si è fatta marketing (e lo fa a manetta). Quando tornerà a essere indipendente, allora potrà riavere il posto che le compete. Nel frattempo non ci resta che fidarci dei lettori, come Ale, per esempio. 😉

  4. Grazie, Ale, penso che tu abbia ragione su tutti i punti. In pratica non ho molte speranze 🙁

    Vito: io al passaparola credo, crea una curiosità che deve essere appagata. Se qualcuno ti parla benissimo di un libro, non ti viene un’automatica voglia di leggerlo? A me sì.

    Vorrei aggiungere che nel caso specifico di questa trilogia credo sia uscito allo scoperto un allarmante appiattimento culturale. Ho l’impressione che la gente abbia voglia di leggere qualcosa che non impegna, da dimenticare subito dopo la lettura. Con l’unico scopo di allontanare per una mezz’ora i propri guai. Di questi tempi…

    • Il passaparola funziona anche con me. Dipende qual è la fonte da cui proviene il consiglio, ma ci sono fonti di cui mi fido moltissimo e raramente mi deludono 🙂
      Concordo sulla necessità di evadere che evidentemente in questo periodo è altissima… purtroppo.

  5. (I commenti ad albero sono carini ma mi perdo… dovrò fare delle modifiche sul blog)
    Ringrazio tutti per gli interventi, in particolare Al (credo sia l’ultimo, giusto?). Si fa quel che si può 🙂

  6. In questa miriade di commenti sarò la voce fuori dal coro:questi tre libri narrano una storia d’amore e lo sviluppo dei sentimenti che i due protagonisti provano l’uno per l’altra, non è solo sesso. Non è certo un’ opera che passerà alla storia, anzi: lo stile potrebbe essere notevolmente migliorato, ma se si baipassa questo “piccolo” dettaglio i contenuti restano e, secondo me, sono validi. Inoltre, è un libro letto da molte persone. Meglio di niente mi vien da dire.. magari leggendo leggendo arriveranno ad altri libri, sicuramente più meritevoli di essere letti.

      • ciao Alessandra!
        complimenti per come in poche parole e con poche citazioni sei riuscita a dare voce anche al mio pensiero: anche io ho letto la trilogia (sul rosso mi sto arenando,ammetto: non riesco proprio ad andare avanti.) e ti dirò, all’inizio mi piaceva. Il grigio non è stato così male, mi divertiva e mi faceva un po’arrossire sotto l’ombrellone, che c’è di male?ma poi è stata una parabola discendente. Il peggio del peggio del peggio è quest’ultimo, il rosso. Questo è veramente terrificante. Anastasia mi era quasi simpatica nei primi 2 libri, adesso la sto odiando. E sto odiando lo stile, l’inesorabile lentezza del racconto, il fatto che non succeda assolutamente NIENTE (tipo l’incidente del padre, che non viene cagato di striscio per i 2 libri precedenti se non con 1 telefonata e ora diventa miracolosamente il centro del suo universo;) e che nel NIENTE non si faccia che ribadire l’ossessività di questo rapporto passandola per una cosa giusta, sana. Poi una cosa che mi indispone è che lei all’inizio è una ragazza di cultura, legge, studia, fa lavoretti come ogni giovane onesto che si rispetti.Poi il lavoro diventa una copertura. Si veste come una **** con minigonna, scollatura e tacco 12 e passa le mattinate a mandarsi mail con l’ossessivo-compulsivo senza fare NIENTE che lontanamente riguardi il lavoro. Non legge più, non frequenta più nessuno, non esce più. Ma chi cavolo può identificarsi con questa figura?? all’inizio, ripeto, era possibile: il vestitino carino, il capello sciolto piuttosto che legato, la lotta per non venire strappata al suo mondo di amiche e libri era un qualcosa di verosimile e anche tenero, se vogliamo. Lì sì che ci si poteva identificare sognando un po’. Ma ora è tutto lusso, soldi, minigonne, sbronze, anoressia e vuotezza. Niente più libri, niente voglia di lavorare. Eppure lei trionfa, è felice, mette KO ogni possibile rivale (comprese quelle armate), diventa una specie di forza della natura con questi mezzi. E questo non fa più sognare. Non mi piace. Voto zero.
        Se mi chiedi perchè l’ho letto ora come ora non ti saprei rispondere….quasi quasi me ne pento.
        Grazie!! e complimenti ancora, hai più di me il dono della sintesi:)

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