Gli scheletri nell’armadio di Francesco Recami

Gli scheletri che danno il titolo al nuovo romanzo di Francesco Recami non sono metaforici ma reali: sono contenuti in un mobile antico che viene recapitato ad Amedeo Consonni da parte di un vecchio amico. Vuoi perché il Barzaghi ha fretta di sbarazzarsi degli inquietanti reperti, vuoi perché Consonni si è fatto una certa fama per aver contribuito alla risoluzione del caso della Sfinge di Lentate, le povere spoglie mortali non trovano giusta sepoltura ma transitano per il condominio milanese che avevamo già conosciuto ne La casa di ringhiera. Tocca al Consonni darsi da fare sia per dare un nome a quei resti, sia per evitare che i suoi terribili vicini ne scoprano l’esistenza.

D’altra parte nel condominio sono tutti impegnati con le proprie vicende.

Lo stesso Consonni, tappezziere in pensione con la passione dei vecchi casi irrisolti, è arruolato come baby sitter full-time per il nipotino Enrico, nel tentativo di porre rimedio ai guai sentimentali della nervosa e irascibile figlia Caterina.
La vicina di casa, professoressa Mattioli, prosegue il discreto corteggiamento che attraversa fasi altalenanti, oscillando tra una platonica amicizia e una sorta di onesto disinteresse (da parte del Consonni, soprattutto) e di repentini cambiamenti di umore (da parte di lei).
Il De Angelis tradisce la sua vecchia vettura per una BMW nuova di zecca.
Claudio l’alcolista, dopo la separazione, tenta di rimettersi in piedi come può e intanto scopre che non è impossibile vivere senza alcol.
E così via: ognuno degli abitanti della casa di ringhiera ha qualche gatta da pelare.
Com’è come non è, anche stavolta il Consonni ne esce illeso, sebbene perplesso.

Gli scheletri nell’armadio (Sellerio, 2012) è il seguito di La casa di ringhiera, anzi addirittura si potrebbe parlare di romanzo seriale a puntate, se la serialità potesse definirsi a priori.
La sequenza è cronologica, si riprende là dove terminava La casa di ringhiera (a parte la breve parentesi festiva contenuta nella raccolta Un Natale in giallo) con le gesta dell’allegra-ma-non-troppo combriccola di un condominio milanese. E presumibilmente ci sarà un seguito.

Non è il miglior Francesco Recami, temo, quello che si muove nel solco wodehousiano del condominio milanese. È divertente e spensierato, ma non è un giallo. Il pretesto investigativo è talmente labile da non necessitare spiegazioni, mentre l’occhio si sofferma soprattutto sulle macchiette folkloristiche, su acciacchi, retropensieri e nefandezze varie.
Ve lo segnalo, quindi, come romanzo leggero, sornione, che sorride dei vizi italici con il massimo disimpegno e con un’ottima scrittura.


Libro estate è il tag che ho usato per consigliare i libri – rigorosamente già testati – da mettere in valigia per le vacanze. Buona lettura 🙂

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