Alle radici del male di Roberto Costantini

In una sala letteralmente gremita della libreria Arion – all’interno del Palazzo delle Esposizioni di Roma – si è svolta la prima presentazione di Alle radici del male (Marsilio, 2012), secondo volume della trilogia iniziata con Tu sei il male. Con un’ottima padronanza dei temi e del ritmo (frutto senz’altro di un intero anno passato a presentare il primo romanzo) Giancarlo De Cataldo e Roberto Costantini hanno raccontato… ciò che si poteva raccontare del romanzo – che, lo ricordiamo, essendo un thriller necessita di una buona dose di reticenza.

Contesto storico – 1962: ritratto di famiglia borghese a Tripoli. 1967: quattro ragazzini – due italiani e due arabi – si legano con un patto di sangue: sono Nico, Michele detto Mike, Ahmed e Karim. Estate del 1969: Gheddafi prende il potere in Libia con l’aiuto degli Italiani.

Michele Balistreri“Un ragazzo diverso dagli altri italiani. Con quel senso dell’onore e della lealtà assolutamente inconsueti. Certo, era violento, pericoloso e testardo. Ma era anche generoso e aveva voluto suo figlio Ahmed come miglior amico quando avrebbe potuto scegliere chiunque a Tripoli”: ecco chi è il giovane Michele Balistreri, già conosciuto in Tu sei il male.
Un ragazzo antipatico e tutto d’un pezzo. Repellente alle zanzare e un po’ anche ai lettori (ero indecisa se scriverlo, poi lo stesso Roberto Costantini ha confermato che Michele Balistreri è volutamente antipatico e mi sono sentita sollevata da ogni responsabilità), figlio dell’imprenditore italiano più importante di Tripoli, Balistreri gode di una condizione privilegiata che lo mette al riparo dai piccoli soprusi. Ma la vita non gli risparmia i problemi: il conflitto con il padre; la morte della madre Italia; l’omicidio di Nadia, sorella di Ahmed e Karim; l’amore per l’americana Laura Hunt e la forte attrazione per la spregiudicata madre di lei, Marlene. E l’assassinio a cui assiste e di cui si rende complice, un segreto che lo legherà indissolubilmente agli amici. Michele, poi, ci mette del suo: la sensazione di essere il “figlio reietto”, di aver subito dei torti, lo rende un cane sciolto, ansioso di liberarsi dal vincolo filiale e di guadagnare da solo un agiato tenore di vita. Contrabbando di sigarette e valuta, sfruttamento della prostituzione, tradimento: il giovane Mike non si ferma davanti a nulla pur di arrivare ai soldi facili e alla verità. Non otterrà né l’una, né gli altri.

Davvero difficile riconoscere in questo Michele Balistreri, impetuoso e sportivo, lo stesso commissario Balistreri che, pacato e vinto, centellinava caffè e sigarette per controllare la gastrite. Si comprende invece la sua visione politica, mutuata dalla madre Italia, fascista nell’animo per risentimento contro coloro a cui imputa la morte del fratello. Tradire il Governo, tradire gli alleati: questa è la colpa degli Italiani. E in seguito sostenere un giovane colonnello che ha alle spalle una lobby potente e trasversale, e che caccerà ventimila italiani dalla Libia, un tale Gheddafi. E altre nefandezze varie.

Ma questa è “solo” la prima parte (quasi 500 pagine!!) di Alle radici del male.

Fast forward: nell’estate del 1982 uno svogliato Balistreri, reduce dal disastro del caso di Elisa Sordi (si veda Tu sei il male), indaga sull’omicidio dell’argentina Anita Messi. Nel frattempo deve sorvegliare Claudia Teodori, la figlia del suo capo a cui ha promesso di prendersi cura della ragazza. Anche quest’operazione è per Balistreri un’immane rottura di scatole. Eppure a poco a poco il commissario si “affeziona” alle due donne, la viva e la morta, e si appassiona al suo compito. Che, in modo imprevedibile, sarà collegato alle vicende di dodici anni prima…

In Alle radici del male (Marsilio, 2012) il tema centrale è la storia della Libia negli anni tra il 1960 e l’ascesa al potere di Gheddafi. A fronte di una parte romanzata, sebbene parzialmente suffragata da documenti incompleti, relativa al complotto e alla partecipazione italiana alla presa di potere di Gheddafi, ci sono fatti storicamente provati: l’Italia di allora, o meglio, chi la governava, ritenne che per gli Italiani fosse meglio far cacciare 20 mila connazionali dalla Libia perché 60 milioni potessero pagare meno la benzina.

Confesso di avere solo scarse notizie e vaghe reminiscenze di questa vicenda: sono troppo vecchia per aver avuto la possibilità di studiarla a scuola e troppo giovane per ricordarmene dalla cronaca dei tempi, e ho trovato questa parte iniziale estremamente istruttiva. Certo, c’è anche una trama di genere, tra il thriller e lo spionaggio, ma c’è soprattutto la formazione di Michele in Libia (e l’apertura di una finestra su un mondo che ignoravo).

«I padri hanno il dovere di occuparsi dei figli e il diritto di sbagliare nel farlo. I figli hanno il diritto di difendersi e il dovere di capirli, prima o poi.» (pag. 275)

I cattivi – In realtà nessuno è buono o cattivo di per sé, ma ognuno ritiene di far cose per l’Italia, indipendentemente da quale parte prevalga: il padre di Michele, che fa fortuna in Libia; Don Eugenio (nipote di De Gasperi, si dice); Giacomo Busi, per la cui figura Roberto Costantini si è ispirato a Petrolio di Pasolini. Su un altro piano stanno invece “Rossellini”, Dino Forte, Giangiacomo Zingaretti: personaggi ambigui, malvagi, vittime delle proprie inclinazioni e tendenti alla convenienza.

Nonostante le raccomandazioni di De Cataldo sul “non svelare troppo”, Costantini si lascia sfuggire che in Alle radici del male “C’è ancora una zona d’ombra: il libro si conclude in sé, c’è un assassino; poi ci sono dei colpevoli di ordine superiore che non vengono puniti”.

Da lettrice posso assicurare che Alle radici del male è un autentico “voltapagina”: le 702 pagine scorrono via freneticamente, un colpo di scena dietro l’altro, e ricostruiscono un puzzle che, piaccia o no, è molto verosimile.

Per il primo mese Alle radici del male è venduto al prezzo di lancio di 14 euro. Disponibile anche in ebook:

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