Vipera. Nessuna resurrezione per il commissario Ricciardi

Nel titolo del post non ho ritenuto necessario specificare il nome dell’autore perché credo che anche i sassi ormai associno il commissario Ricciardi a Maurizio de Giovanni.
La fortunatissima serie del commissario triste, cilentano trapiantato a Napoli, con il dono (o la sventura?) di vedere i morti, è giunta al suo sesto episodio: dopo le quattro stagioni e il Natale (a cui si aggiungono i racconti su un caso giovanile), ecco la settimana santa di Ricciardi in Vipera. Nessuna resurrezione per il commissario Ricciardi (Mondadori, 2012), appena uscito in libreria.

21 marzo 1932, aria di primavera: ma non per il commissario Ricciardi, chiamato a indagare sull’omicidio della bellissima prostituta Vipera, nel più elegante e noto bordello di Napoli. Una vittima da poco, quasi che il “fare la vita” comporti di per sé il rischio di morte violenta. Eppure c’è qualcosa, nelle modalità dell’omicidio e nelle ultime parole della sfortunata ragazza (frustino, frustino, il mio frustino), che spinge Ricciardi a dedicarsi alle indagini con la consueta dedizione. Con lui il fedele brigadiere Maione e il dottor Modo, sempre più caustico nelle sue affermazioni contro il regime. Si muovono leggere sullo sfondo le due donne della sua vita: Livia, bellissima e rassegnata alla cocente sconfitta, ed Enrica, che invece lotta silenziosa per conquistare l’amore del commissario. Mentre la seconda apprende le arti magiche della conquista di un uomo passando per il suo stomaco, la prima sarà un inaspettato e valido appoggio nel momento del bisogno. Ancora una volta però interverrà il caso a scombinare i programmi di entrambe…

Di Maurizio de Giovanni parlo sempre troppo poco perché mi mancano le parole. Maurizio è il più eclatante caso editoriale italiano: emerso grazie a un concorso, in cinque anni ha avuto la carriera letteraria più folgorante che io ricordi. Un successo di cui i suoi editori hanno solo dovuto prendere atto, perché è stato decretato dai numerosissimi lettori. Autore prolifico, dichiara candidamente di impiegare tre settimane a scrivere un romanzo: le tre settimane di ferie canoniche, perché solo quelle ha (e se qualcuno dovesse storcere il naso, ricordo che Fred Vargas fa esattamente la stessa cosa). Autore generosissimo e pieno di idee, scrive, parla, presenzia, presenta e parla bene dei colleghi scrittori. Si spende a piene mani, senza filtri, e la sua fisicità dirompente conquista il pubblico durante le presentazioni. La marcata vena di pathos, che permea la sua scrittura, è temperata dall’umorismo e dal suo essere solido, rassicurante.

Si passa così da riflessioni tristissime…
Che cosa chiedi alla primavera, mentre ti sciogli in nuove speranze che non credevi di avere, mentre cominci a pensare che forse una vita felice possa esserti ancora riservata?
Chiedi alla primavera, e forse lei nella sua follia ti accontenterà.
Chiedile la morte. (p. 43)
…a considerazioni molto pratiche:
Gli uomini non lo sanno mai quello che vogliono, e sapete perché? Perché si pensano che il mondo finisce domani, e allora si occupano solo di quello che succede oggi. Siamo noi donne che vediamo chiaro come il sole quello che succederà, e ce ne dobbiamo fare carico. E un poco alla volta…
Enrica continuò:
– … un poco alla volta li dobbiamo portare a fare quello che vogliamo noi, facendogli credere che lo hanno deciso loro.
Rosa batté le mani, contenta. (p. 47)

(Foto di Cristina Greco)

In occasione dell’uscita di Vipera oltre alle mie parole ho – finalmente! – lasciato spazio a quelle di Maurizio de Giovanni.

AB – Cosa è cambiato dal primo Ricciardi a oggi?
MdG – In realtà non molto, Ricciardi è rimasto se stesso, lo abbiamo solo conosciuto meglio; quello che va cambiando è il mondo attorno a lui, col regime che va consolidandosi e diventando sempre più arrogante e consapevole del proprio potere e la città, povera e disperata, che cerca di sopravvivere tra euforia e entusiasmi ingiustificati. Il mondo dei personaggi, peraltro, va acquisendo profondità man mano che io stesso approfondisco la conoscenza di ognuno, soprattutto dei cosiddetti secondari che in realtà secondari non sono; Rosa, Modo, Livia in questo romanzo sono protagonisti assoluti e io ne sono molto contento perché voglio loro davvero bene.

AB – Sulla prostituzione, un’interessante riflessione (che forse vale anche oggi?):
Ricciardi considerò la questione.

– Quindi, per te il bordello è un luogo di emancipazione, è cosí? E a queste ragazze che ci  lavorano, non ci pensi? Ai loro sogni, alle loro speranze. Al fatto di dover assecondare chissà quali perversioni, anche violente.
Modo diventò serio.
– Le ragazze sono là per loro volontà. Nessuno le costringe, e credo che la libertà di scegliere quale vita fare sia anche un fatto di civiltà. E credimi, sono piú sicure là dentro, con un costante controllo medico, un minimo di servizio d’ordine e condizioni sanitarie decenti, che per strada. Ho visto molte volte buttare fuori a calci qualche ubriaco che si era preso qualche confidenza di troppo, e ho contribuito anch’io. Che credi, che io sia uno che si approfitta di povere ragazze indifese?

MdG – Sono due posizioni contrastanti che animavano, e animano ancora oggi, il dibattito sul mestiere più antico del mondo. Personalmente ritengo che troppo spesso l’esercizio della prostituzione non sia una libera scelta di chi lo fa ma una costrizione di persone, di condizioni economiche o di contesto sociale. Per il resto, penso che poter scegliere di fare quel lavoro in un ambiente protetto, sorvegliato, sanitariamente curato e anche fiscalmente corretto sarebbe un vantaggio anzitutto per le donne, rispetto alla strada governata da regole che si basano sulla violenza e la prevaricazione. Ma è una mia opinione.

AB – Ugualmente attuale è la riflessione sulla genesi del delitto (ricordo che Gianni Biondillo diede il titolo al suo primo romanzo “Per cosa si uccide” e la risposta era “Si uccide per odio, ma anche per amore”). In Vipera Ricciardi pensa:
Sempre se lo ripeteva che la genesi di ogni delitto risiede in due passioni primarie: la fame e l’amore. Essi si declinano, mescolandosi all’infinito, diventando l’una brama di potere, prevaricazione, invidia; e l’altro gelosia, solitudine, disperazione. E armano le mani, generando una confusa voglia di sangue e di giustizia che si spegne solo nella morte.
MdG
– Alla fame a all’amore possono ricondursi tutti i delitti cosiddetti passionali, secondo me. Ovviamente il potere, la religione e il fanatismo sono motori di delitti collettivi e delle guerre, ma quello è un altro discorso. Chiaramente col cambiare delle usanze e delle scale dei valori, di epoca in epoca, cambiano anche questi sentimenti, ma nella sostanza rimangono gli stessi e si degradano in quelle ossessioni che portano al delitto e più in generale alla violenza.

AB – Nei tuoi romanzi ci sono Napoli e le sue contraddizioni: miseria e nobiltà, fame e vetrine eleganti, duro lavoro e ozio. Come si può sopravvivere conciliando anime così profondamente contraddittorie?
MdG – Tutte le metropoli, per il solo fatto di ospitare una tale pluralità di soggetti e di aggregati sociali, sono contradditorie. Napoli lo è di più per la propria composizione urbanistica, compressa com’è in un’area limitata in rapporto alla popolazione; non si va da un centro a una periferia, ma ogni quartiere ha la propria zona nobile e il degrado, la parte borghese e quella proletaria, le enclave straniere e l’aristocrazia. Elementi che convivono senza mescolarsi, come l’acqua e l’olio; e che quando si incontrano provocano frizioni e scintille, difficili da vivere ma bellissime da raccontare.

AB – La pastiera di de Giovanni, una ricetta poeticamente descritta in Vipera. Una medicina, un balsamo per l’anima. Ma com’è de Giovanni a tavola?
MdG – Contrariamente a quanto suggerisce la mia massiccia corporatura, non sono uno che mangia molto. Mi piace la nostra cucina tradizionale, però: e sono convinto che la pastiera e il casatiello siano motivazioni sufficienti per fare un salto a Napoli, quando si avvicina la Pasqua. E forse, per sentirne almeno l’odore, si può anche leggere questo romanzo, non credi?

La risposta è sì, assolutamente. In attesa di un weekend primaverile a Napoli, non è difficile pronosticare che Vipera sarà sotto molti alberi di Natale, quest’anno. O anche sui vostri lettori ebook:

3 thoughts on “Vipera. Nessuna resurrezione per il commissario Ricciardi

  1. Maurizio De Giovanni l’ho seguito fin dal suo primo libro e ricordo con piacere una sua mail (non ci conosciamo) con la quale mi ringraziava del mio bel giudizio sulla sua creatura. Giudizio che è diventato sempre più convinto con il passare del tempo.

  2. Pingback: Libri sotto l’albero/I gialli italiani (segnalazione) | The Blog Around the Corner

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