Carlo Fruttero, a un anno dalla scomparsa

Carlo Fruttero[Oggi è il primo anniversario della scomparsa di Carlo Fruttero. Questo pezzo, che io considero uno tra i miei migliori, è per ricordarlo. Photocredits: Panorama]

Il Maestro Carlo Fruttero non si sposta volentieri, ma è merito e vanto degli organizzatori del Festival A qualcuno piace giallo essere riusciti a portarlo di fronte a una platea colta e appassionata. La sua presenza a Brescia è un evento nell’evento. Sabato pomeriggio il teatro Sancarlino è gremito. Alle sette di sera il Maestro sale sul palco ed è un vero peccato che le sue apparizioni siano così rare, perché riesce a strappare risate e applausi a scena aperta, da commediante consumato.

Carlo Fruttero ritira il Premio Carriera Gialla, molto di più di una semplice targa: è il riconoscimento e il ringraziamento per una vita dedicata alla letteratura, non solo di genere. Fruttero commenta i cambiamenti che la città di Brescia ha subito dalla sua ultima visita, un ventennio fa, e la paragona ironicamente a Chicago, affermando che a Torino non si è riusciti a fare altrettanto.

L’excursus sulla lunga carriera ne tocca i punti principali: l’incontro a Parigi con Lucentini, la richiesta di Montanelli (allora direttore de Il Giornale) di scrivere un romanzo di appendice, le lunghe discussioni su come strutturarlo: «Il pasticciaccio di Gadda, ad esempio, a me piaceva, a Lucentini proprio no» confessa lo scrittore. E infatti si ispirarono ai romanzieri inglesi. Il risultato fu quello di pubblicare, nel lontano 1972, La donna della domenica, l’opera che segnò la nascita del genere in Italia (e del duo Fruttero-Lucentini). Nonostante la prima accoglienza della critica avesse liquidato il romanzo con una certa superficialità, il successo di pubblico fu immediato e gli stessi detrattori, negli anni successivi, dovettero ricredersi. Soprattutto quando, otto anni dopo, «Umberto Eco dimostrò come si potesse scrivere un giallo e, al tempo stesso, fare letteratura».

Il premio conferito dalla città di Brescia chiude un cerchio virtuale, ideale: viene ricordato infatti che La donna della domenica fu portato sul grande schermo da Luigi Comencini, regista bresciano (nativo di Salò).

Già in quel primo romanzo era presente un elemento che ricorre con forza anche nell’ultimo Donne informate sui fatti: quella Torino borghese, piena di chiaroscuri, i cui abitanti si svelano attraverso porte socchiuse e frasi rivelatrici. E non solo.

Donne informate sui fatti, che ha segnato il ritorno del Maestro sugli scaffali delle librerie dopo oltre quattro anni dalla morte di Lucentini, è un giallo di fattura eccellente (ça va sans dire). Al centro della storia, ovviamente, c’è un omicidio. La morte di Milena, rumena, forse prostituta, forse redenta, è lo spunto per dar voce a otto donne molto diverse tra loro: la bidella, la barista, la carabiniera, la figlia, la migliore amica, la giornalista, la volontaria e la vecchia contessa. Ognuna parla con toni e registri differenti, ognuna conosce una parte della verità e la rivela inconsapevolmente. Ognuna confessa, involontariamente, le proprie miserie e debolezze, vanità e fragilità. «Le donne di cui si parla nel libro sono le donne che piacciono a me. La vecchia contessa, poi, è proprio il mio autoritratto» ammette Fruttero, e chi ha letto il libro non può fare a meno di sorridere.

Interrogato sui suoi futuri progetti, il Maestro rivela che Mondadori gli ha proposto da tempo un Meridiano che raccolga le opere della premiata ditta Fruttero e Lucentini, ma che lui li sta ostacolando perché quel tomo dall’aspetto “enorme e lugubre, pesante come una lapide” gli sembra di pessimo auspicio. Si entusiasma invece al pensiero della riedizione di un vecchio racconto, scritto anni fa senza Lucentini. Si tratta di Ti trovo un po’ pallida, una storia di fantasmi (che la scrittrice Patrizia Pesaresi dichiara essere “deliziosa”) che verrà ripubblicata da Mondadori con l’aggiunta di una prefazione, «una sorta di backstage su come nasce il romanzo che conterrà anche rivelazioni su un personaggio famoso». Di più, ovviamente, il giallista non dice.

Almeno in pubblico. Intervistato in privato, Carlo Fruttero mostra la classe e la lucidità che ha avuto sul palco, ma anche i segni di una certa stanchezza malinconica. Ho avuto il piacere di rivolgergli qualche domanda.

AB – Inizierò con una domanda a dir poco classica: si ritiene uno scrittore di genere o uno scrittore tout court?
CF – I generi non esistono. Ci pensi: a suo tempo Manzoni cedette alla moda del romanzo storico e scrisse I promessi sposi. Ma nessuno si sogna ora di dire che si tratta di letteratura “di genere”. Ci sono solo libri belli o libri brutti, non mi stancherò mai di ripeterlo.

AB – Una persona colta come lei, che ha letto per tutta la vita, che libri ha sul comodino?
CF – Attualmente leggo tutto ciò che mi mandano le case editrici. Adesso sto leggendo Imperium di Robert Harris (autore di Fatherland e Archangel), e lo apprezzo molto perché è ben documentato, è un libro pieno di dati e di notizie. Leggo finalmente i racconti di Cassola, e li trovo tristissimi. Leggo Simenon, ma non Maigret: sto leggendo Il piccolo libraio di Archangelsk e lo trovo meraviglioso, con quelle sue descrizioni… Simenon è l’ultimo grande realista. Ho letto un romanzo di Carofiglio e l’ho trovato interessante, gradevole. Ogni tanto leggo una tragedia di Eschilo. Faccio zapping, insomma. Vado dall’alto al basso.

AB – Mi sembra di capire che anche lei fa parte di coloro che ritengono che ci sia una distinzione tra letteratura “alta” e letteratura “bassa”.
CF – No, niente affatto: dico piuttosto che ci sono libri che ti impegnano di più e altri che leggi con minor fatica. La stessa cosa che accade per i film o gli spettacoli teatrali. Io non disapprovo chi guarda Beautiful; lo capisco. La disapprovazione che circonda gli spettacoli facili è una sciocchezza. È un intrattenimento leggero, che non richiede impegno. L’importante è sapere che c’è anche altro, che si può scegliere. Al limite, che si può spegnere la televisione e leggere un libro.

AB – Come nasce Donne informate sui fatti?
CF – Lo spunto iniziale, quello della “vendetta galante”, l’avevo in mente da tanto tempo. Però non riuscivo a ideare una storia nella quale questo spunto si inserisse in modo naturale. Vede, nella Torino degli inizi del ‘900 era plausibile che un ricco industriale sposasse una ballerina – era uno scandalo, certo, ma non era infrequente. Al giorno d’oggi, e nella Torino attuale, non è verosimile che un ricco industriale sposi una prostituta. Poi però sono arrivate le badanti, e i giornali si sono nuovamente riempiti di storie in cui il ricco borghese sposa la badante extracomunitaria. Tenga presente che gli extracomunitari hanno portato un notevole rimescolìo nella tessuto urbano, non solo sul piano criminale, ma anche nell’ambito sociale. E così la mia idea iniziale è tornata a essere verosimile. Il banchiere che sposa la babysitter dei nipoti era un’idea perfettamente realistica. E da lì sono andato avanti.

AB – Se Lucentini avesse scritto questo libro con lei, cosa ci sarebbe stato di diverso?
CF – Beh, tante cose. Ad esempio nel libro c’è Milena, la morta, che è una giovane rumena. Se Lucentini fosse stato vivo, avrebbe studiato il rumeno per capire esattamente che tipo di errori fanno i rumeni che parlano l’italiano. E poi avrebbe scritto tre pagine e mezzo perfette, ineccepibili. Io non l’ho fatto. La ragazza rumena del libro è morta, dunque semplicemente non parla.

AB – Però ha scritto delle perfette simulazioni del linguaggio degli SMS: la barista manda al suo fidanzato dei messaggini che sembrano davvero scritti da una adolescente.
CF – In questo mi ha aiutato mia figlia. È stata lei a dirmi come i ragazzi di oggi comunicano tra loro. Io non sono esperto di nuove tecnologie. Anche con i computer non è che abbia un gran rapporto, io uso ancora la penna, si figuri…

AB – Nel libro compare anche una figura molto nuova, quella della carabiniera.
CF – Sì, mi sono molto documentato per essere certo che fosse realistica. Le carabiniere oggi esistono, ma ancora non si occupano di investigativa. Però mi sono informato con amici che lavorano nell’ambiente e mi hanno assicurato che a breve anche le carabiniere saranno inserite nelle strutture che si occupano di indagini.

AB – Come mai l’ha voluta, allora, anche se precorre i tempi?
CF – Perché non volevo usare dei cliché. Non volevo assolutamente ricorrere a parole come “commissario”, “DNA”, “sei sospeso dal servizio” e giù pistola e distintivo… Sono molto attento a questi dettagli. Vede, ormai si può dire che tutto è già stato scritto e che la difficoltà maggiore, oggi, è quella di evitare di essere ripetitivi. Quindi quando leggo un libro o guardo un film controllo sempre in che modo l’autore o lo sceneggiatore sono riusciti a ingentilire i cliché, come li hanno evitati, quali strategie o acrobazie hanno sperimentato. E, ovviamente, quando scrivo sto attento a evitare le banalità.

AB – Lei aveva detto che avrebbe smesso di scrivere. Invece ci ha regalato un nuovo libro. Cosa l’ha spinta ad andare avanti?
CF – Per raccontare ci vuole passione. La figura del narratore è molto risalente – pensi ad Omero, il primo narratore della storia. La passione è un dono, un istinto. Vedi qualcosa, un dettaglio, ti resta in mente un’immagine che hai voglia di raccontare. Poi la passione magari ce l’hanno in molti, ma non tutti sono capaci… Però io sentivo, e sento ancora, quella passione.

Il nome di Carlo Fruttero, nato a Torino nel 1926, è stato per decenni indissolubilmente legato a quello di Franco Lucentini. I due si conoscono a Parigi nel 1953 e finiscono per lavorare entrambi, come redattori, presso la prestigiosa casa editrice Einaudi. Insieme curano due volumi di fantascienza: Le meraviglie del possibile. Antologia della fantascienza (1959) e Il secondo libro della fantascienza (1960). I rapporti con Mondadori iniziano proprio con la direzione della rivista di fantascienza Urania, che cureranno fino al 1986. Nel frattempo, però, iniziano a scrivere assieme un giallo che diventerà una pietra miliare, La donna della domenica (1972). A questo seguiranno, fra gli altri, Il palio delle contrade morte, A che punto è la notte (con lo stesso protagonista de La donna della domenica, il commissario Santamaria), Enigma in luogo di mare. Il sodalizio si interrompe solo a seguito del suicidio di Franco Lucentini, nel 2002. Fruttero, dopo aver dichiarato di non voler più pubblicare, torna sugli scaffali quattro anni dopo con Donne informate sui fatti (Mondadori, 2006).

Brescia – 24 e 25 marzo 2007

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