Libri da mettere in valigia/2

morte al castelloAnthony Wynne
Morte al castello
(1931, The Silver Scale Mystery)
Polillo, I Bassotti n. 132

Mary, l’anziana sorella di Hamish Gregor, il proprietario di un castello nelle Highlands scozzesi, è stata uccisa. La donna è stata trovata inginocchiata accanto al suo letto con uno squarcio sopra la spalla sinistra. Il colpo è stato inferto con una violenza inaudita, ma dell’arma non vi è traccia e inoltre la porta e le finestre della camera nella quale giaceva il corpo erano ermeticamente chiuse a chiave dall’interno. Il dottor Eustace Hailey, che si trova nelle vicinanze del castello, accetta di dare una mano alla polizia e, accorso sul posto, si accorge subito di una stranezza: la presenza, nei pressi della ferita mortale, di una piccola scaglia di aringa. Nonostante l’accuratezza delle indagini, gli investigatori arrivano ben presto a un punto morto e a un’amara conclusione: nessuno può aver commesso quel crimine. Quando ormai il caso di Mary Gregor sembra destinato a rimanere tra quelli insoluti, ecco che, del tutto inaspettatamente, un nuovo delitto, anch’esso commesso in circostanze inspiegabili, viene a sconvolgere la vita del castello. E anche in quel caso sul corpo della vittima viene trovata una scaglia di aringa. Finora inedito in Italia, Morte al castello (1931), con i suoi delitti impossibili, è uno straordinario esempio d’ingegnosità e genialità, caratteristiche tipiche degli autori dell’età d’oro del giallo di cui Anthony Wynne è un riconosciuto maestro.

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il veleno del sangueBrian Freeman
Il veleno del sangue (Spilled Blood)
Piemme, 2013
Traduzione di A. Colitto

Olivia, sedici anni, è accusata dell’omicidio di una coetanea. Quando suo padre Christofer, avvocato, ne assume la difesa, intuisce che la vicenda è legata a una violenta rivalità tra due cittadine separate da un fiume: ciò che porta ricchezza e benessere a una, condanna l’altra a disperazione e morte. La fabbrica di pesticidi che ha sede a St. Croix sembrerebbe essere la causa di diversi casi di leucemia diagnosticati nella vicina Barron.

Per scoprire cos’è accaduto realmente, Chris deve scandagliare la vita di una figlia con cui non vive da anni, essendo stata affidata alla madre, e a mano a mano che si addentra nei fatti di quella notte, intuisce che la vicenda è qualcosa di più che una lite tra adolescenti finita in tragedia. Ha bisogno di crederla innocente, ma la sua certezza è solo il primo passo. Il difficile sarà dimostrarlo.

Il sito di Brian Freeman.

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ferragosto in gialloAndrea Camilleri, Gian Mauro Costa, Alicia Giménez-Bartlett, Marco Malvaldi, Antonio Manzini, Francesco Recami
Ferragosto in giallo
Sellerio, 2013
Anche in ebook

«La vita andava avanti lo stesso, spietata e inutile come quei giorni di agosto». C’è un morto sulla spiaggia con una siringa in vena: Montalbano, con Livia a Vigàta per il Ferragosto, sospetta una montatura, scopre il colpevole ma viene scavalcato. Un milionario russo è stato assassinato nel resort non lontano dal BarLume: il Barrista e i Vecchietti cercano la donna. Una rapina in banca finisce quasi in una strage: il vicequestore Rocco Schiavone gioca un po’ sporco, come al solito. Nel cuore afoso delle ore piccole, una splendida fuggitiva irrompe nella Casa di ringhiera: tutto in una notte per il vecchio De Angelis con la sua auto feticcio e, dietro, il corredo di equivoci sarcastici da ballatoio. Un attentato nel ricco mondo dell’industria vinicola siciliana: Baiamonte, steso sulla sdraio, indaga per noia. Una pistola da collezione ha ucciso la moglie del commissario Carreras e ogni indizio accusa il marito: Petra Delicado e Fermín Garzón scommettono sul vero amore.
Da Salvo Montalbano a Petra Delicado, gli investigatori degli autori presenti in questa raccolta hanno poderose personalità, tanto da riempire ampiamente lo spazio dei loro casi, non meno di quanto lo facciano gli intrecci in cui capitano. Da questa osservazione nasce l’idea di misurarne, appunto, la personalità, impegnandoli alla prova di occasioni speciali, di feste comandate e di giornate in cui di solito tutti vorrebbero liberarsi dei ruoli ufficiali.
Così, in questa collezione di racconti, dopo Un Natale in giallo Capodanno in giallo, gli investigatori della scuola poliziesca degli scrittori Sellerio cercano di trascorrere alla meglio il loro giorno di Ferragosto. Avventurandosi in indagini e inciampando in imbrogli che, oltre al mistero immancabile, tendono a mettere in risalto gli stili di vita e le concezioni del mondo.

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l'ultima pazienteGabriel Rolòn
L’ultima paziente
Piemme, 2013
Traduzione di M.E. Califano
Anche in ebook

Pablo è un famoso psicanalista. Una sera entra nel suo studio di Buenos Aires una ragazza di ventisette anni, Paula Vanussi, per avere la sua collaborazione in una questione alquanto delicata. Il medico non sa che la ragazza è la figlia dell’uomo trovato morto di cui parlano tutti i giornali, un ricco imprenditore edile molto noto e discusso. Del suo omicidio si è autoaccusato il fratello minore di Paula, Javier.

La giovane intende dimostrare l’innocenza del fratello: per questo chiede al medico una consulenza psichiatrica che lo scagioni dimostrandone l’incapacità di intendere e di volere.

Dal momento in cui accetta l’incarico, Pablo viene travolto dalla vicenda e il desiderio di scoprire la verità si fa sempre più forte, ai limiti dell’ossessione.

In Argentina è stato primo in classifica e ha venduto 100.000 copie. Il libro è in corso di pubblicazione in altri paesi (Germania, Spagna, Brasile, Messico); è già uscito in Francia dove ha ottenuto ottime recensioni.

 

Libri da mettere in valigia/1

Io non riuscirò a leggere tutto ciò che vorrei, ho già un programma densissimo che va oltre le mie forze, ma ci sono dei libri che dovrebbero tenervi compagnia durante le vacanze. Ve li segnalo in rigoroso ordine sparso, per acquistarli da Amazon basta cliccare sul link:

altra notte Brooklyn BlockLawrence Block
Un’altra notte a Brooklyn (A walk among the tombstones)
Sellerio, 2013
Traduzione di Simona Fefè
Anche in ebook

Una nuova razza di criminali sembra aver preso piede a New York. Senza scrupoli, di lucida e rabbiosa intelligenza, di temperamento spietato e omicida, questi assassini attaccano senza preavviso le persone amate di chi vive fuori dalla legge, ben sapendo che chi campa di crimine difficilmente si rivolgerà alla polizia per affrontare una minaccia. La giustizia ha allora bisogno di trovare un’altra strada, ed è per questo che Scudder viene contattato da uno spacciatore la cui moglie è stata rapita per un riscatto e che è stata ammazzata barbaramente, affinché trovi gli uomini responsabili del delitto.
Uno dei più noti e celebrati romanzi della serie, che verrà trasposto in un film con Liam Neeson.

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Colpi di fulmine sotto l'EquatoreNicholas Drayson
Colpi di fulmine sotto l’Equatore
Piemme, 2013
Traduzione di V. Februari

Riporto, pancetta e un cuore un po’ malandato: l’età avanza per Mr Malik. Eppure, nonostante le raccomandazioni del medico, lui non bada allo stress. Semmai, è sempre più indaffarato, tra un safari da organizzare per l’Asadi Club e una sposa riluttante – sua figlia Petula – da condurre all’altare. Come se non bastasse, è costretto a improvvisarsi detective e scoprire chi sta tramando per far chiudere il Club, uno dei più antichi di Nairobi, per costruirci un centro commerciale. Ma Mr Malik, uomo dalle mille risorse, non si farà certo intimorire da un manipolo di politici corrotti.

In verità, è l’amore il suo tallone d’achille. È Mrs Rose la sua spina nel cuore: la donna che lo ha iniziato al birdwatching, quella per cui si è improvvisato Tony Manero, per cui ha percorso il Kenya in lungo e in largo contando volatili, vincendo una sfida rimasta negli annali del Club. Che ne è stato di lei? È questo, forse, il mistero più grande che il buon Malik dovrà risolvere.

Nicholas Drayson – Studioso di Zoologia e Storia naturale, è nato in Inghilterra e ha vissuto in Kenya e in Australia. Attualmente naviga per l’Inghilterra sulla sua barca, la Summer Breeze. Questo è il suo quarto romanzo.

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Black black blackMarta Sanz
Black, black, black
Nutrimenti, 2013
Traduzione di Teresa Cirillo Sirri

È passato un anno da quando Cristina Esquivel è stata trovata strangolata nel suo appartamento. L’omicidio è avvenuto in un condominio come tanti, il cortile interno percorso dai panni stesi e dagli echi della vita di tutti i giorni. La polizia ha archiviato il caso senza soluzione, ma i genitori della donna sono certi che il colpevole sia il muratore marocchino con cui la figlia era sposata. Ed è per incastrare quell’uomo, l’arabo, che ingaggiano un detective.
Arturo Zarco indaga a modo suo, con l’aria sorniona e distratta di chi realmente non indaga, impegnato soprattutto a trasformare la grigia realtà in un romanzo di Chandler, o di Agatha Christie.
La soluzione del caso sembra nascondersi nelle parole di Luz, una delle inquiline del condominio, che ricostruisce nel dettaglio gli eventi tra le pagine del suo diario. O forse è altrove, in quel saliscendi di scale e di voci, spirale di misteri, meschinità e reticenze.
Il detective rimane imbrigliato nella trama degli eventi, senza riuscire a risolvere il rebus occulto nelle vite degli altri. Perché Zarco è un investigatore molto poco convenzionale: indolente, disilluso, suggestionabile. Turbato dal fatto che gli altri possano leggergli i pensieri nella testa. Offuscato dall’attrazione per un giovane inquieto e solitario che colleziona farfalle e parla come un professore quarantenne.
La sua più stretta confidente è Paula, con cui è stato sposato per due anni prima di dichiararsi gay. Con lei si sente al telefono, le parla dell’indagine, affonda il colpo e si difende. Tra i due corre un flusso elettrico di devozione e risentimento. E se non fosse per Paula, quel mondo di ordinaria follia – il saliscendi di scale e di voci, spirale di meschinità e reticenze – forse per Zarco non avrebbe risposte.

Con questo romanzo che ha conquistato la Spagna, Marta Sanz rivoluziona l’idea di noir con una trama molteplice e paradossale. Un omaggio ai grandi del genere – Simenon, Chandler e Highsmith su tutti – e insieme l’antitesi del poliziesco tradizionale, lucido atto di denuncia contro la quotidiana violenza della società.

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MetropolisFlavio Soriga
Metropolis
Bompiani, 2013

Cagliari, fine estate. In una cabina del lido Kalaris Giulia Hernandez di San Raimondo, bella donna appartenente a una delle famiglie più importanti della città, viene ritrovata morta: qualcuno ha sfregiato il suo corpo con decine di coltellate, fuggendo poi nella notte. A indagare sull’omicidio è il capitano Martino Crissanti, un carabiniere quarantacinquenne con una laurea in antropologia e un grande amore per l’estate, la musica argentina e i tramonti visti dal quartiere di Castello. La sua indagine sarà soprattutto un viaggio alla scoperta di Cagliari, dalla spiaggia caraibica del Poetto ai centri commerciali della cinta suburbana, dall’alta borghesia cittadina ai semi-occupati di periferia.

Soriga riesce, anche in questo noir metropolitano dalla trama avvincente, a raccontare gli angoli più crudi del presente senza rinunciare alla forza poetica della sua lingua trascinante, forte, ritmata.

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Inoltre vi ricordo che a luglio 2013 Sperling & Kupfer Editori e Edizioni Piemme hanno lanciato un nuovo marchio paperback, Pickwick, nato dall’unione dei due cataloghi paperback di Sperling e di Piemme.

Il formato  dei libri sarà 12,5×19,5 e le fasce prezzo saranno principalmente comprese tra gli €8,90 ai €10,90. Fino all’11 agosto sarà possibile acquistare gli 80 titoli già disponibili (di cui 10 per la prima volta in edizione tascabile) con una promozione sconto 25%.

Pickwick è anche su Facebook

I Bastardi di Pizzofalcone di Maurizio de Giovanni

Bastardi di PizzofalconeArriveranno.
Arriveranno e si metteranno a fare domande.
Scaveranno nelle parole, nelle espressioni. Cercheranno di capire il colore dei sentimenti, fiuteranno come cani alla ricerca della ragione di un odio.
Magari cercheranno male, perché non cercheranno l’amore. Invece è proprio l’amore, certe volte, quello che mette fine alla vita. L’amore è una corrente forte, gli direi; l’amore è come un fiume, che arriva placido e bello e dietro un’ansa che pare come le altre, che non sembra diversa da tutte quelle del percorso che dalla sorgente arriva fino al mare, trova un abisso e diventa una cascata violenta e terribile.
Di amore si può vivere, gli direi. L’amore è quella forza che ti prende per mano e ti porta alla fine della giornata, del mese, dell’anno e della notte. L’amore è un sogno, solo un’illusione: ma puoi conservarla e coltivarla, quell’illusione, e farla crescere fino ad abitarci dentro. […] (I Bastardi di Pizzofalcone, Einaudi Stile Libero Big, 2013, pag. 81)

Continua, inarrestabile, l’ascesa di Maurizio de Giovanni. Romanzo dopo romanzo, non solo non ci sono cenni di pause narrative, ma si rinnovano trame e personaggi. In che modo de Giovanni riesca a introdurre in ogni libro una così grande quantità di drammi e crimini, senza mai ripetersi, per me ha del misterioso.
Dunque, l’ispettore Lojacono, già visto ne Il metodo del Coccodrillo (ne avevo parlato molto brevemente qua), viene trasferito al commissariato di Pizzofalcone. Non è certo un premio: Pizzofalcone è nell’occhio del ciclone dopo una brutta vicenda che ha portato all’arresto di buona parte dei suoi agenti per traffico di droga. Il tentativo di salvare in extremis uno dei commissariati più antichi del centro storico viene affidato al commissario Palma, che chiede agli altri commissariati di Napoli di inviargli “forze nuove”. Agli altri non pare vero di potersi liberare degli elementi scomodi: Lojacono, appunto, ma anche Francesco Romano, Alessandra Di Nardo e Marco Aragona. Una squadra di reietti raccattati che andrà a fare compagnia ai superstiti di Pizzofalcone, Giorgio Pisanelli e Ottavia Calabrese, nel disperato tentativo di salvare il piccolo commissariato dalla chiusura. L’occasione si presenta immediatamente: l’omicidio di De Santis Cecilia coniugata Festa, moglie di uno dei notai più in vista della città. Una vicenda sordida: la donna era già oggetto di pettegolezzi nel “bel mondo” napoletano per via di una relazione extra-coniugale che il marito intratteneva con una rossa focosa. Ma la verità è molto diversa da ciò che le apparenze suggerirebbero, come scopriranno Lojacono e Aragona.
Nel frattempo Romano e Di Nardo indagano su un probabile sequestro di persona: anche qua, tanto squallore e molte apparenze ribaltate.
Infine Pisanelli, sopravvissuto allo sconquasso di Pizzofalcone, conduce una ricerca personale su una serie di suicidi sospetti.
Fin qui la parte investigativa; ci sono poi le storie personali di ciascuno dei protagonisti, intense e drammatiche. Di Lojacono qualcosa già sapevamo: l’allontanamento forzato dalla Sicilia, dalla moglie e dalla figlia; la difficoltà di abbandonarsi a una nuova relazione nonostante le attenzioni di due donne (in questo, ma solo in questo, Lojacono non si discosta dal suo “antenato letterario” Ricciardi). Degli altri scopriremo a poco a poco. Perché è certo che la squadra dei Bastardi ha appena iniziato il suo cammino.

I Bastardi di Pizzofalcone ha esattamente tutti gli ingredienti che un romanzo di genere deve avere per catturare una moltitudine di lettori. È scorrevole, intenso, pieno di colpi di scena. Ha – come gli altri romanzi di de Giovanni – una carica di pathos notevole. Per chi ha amato il commissario Ricciardi, l’ispettore Lojacono è una piacevole novità: è differente, ma non diverso. Una sorta di variazione sul tema. Lojacono non sente gli ultimi pensieri dei morti, ma a un certo punto “Si chiese cosa avesse pensato la signora prima di morire. Sarebbe stato comodo, saperlo: l’ultimo, fugace pensiero prima del buio della notte. Chissà se aveva pensato all’amore, se aveva ricordato qualcosa, qualcuno. Se era stata sorpresa.” e chi conosce Ricciardi sa che, in un altro tempo e in un’altra vita, questo desiderio di conoscenza avrebbe trovato amara soddisfazione.

La saga di Pizzofalcone ha un debito dichiarato con l’87° Distretto di Ed McBain e uno (non dichiarato, ma ancora più evidente) con il dramma teatrale napoletano. In generale l’intera produzione di de Giovanni ha il merito di essere “popolare” nell’accezione più positiva del termine: non c’è traccia di snobismo o elitarismo, ma incontra i gusti più ampi e diversificati perché riesce a parlare alla “pancia” dei lettori.

Ora, io so che in questi giorni l’autore è amareggiato perché un certo premio (la cui sestina finale era peraltro già molto discutibile) non è andato come lui avrebbe voluto. Comprendo il cruccio, ma prendendo le giuste distanze dall’accaduto si renderà conto che c’è modo e modo di essere “popolari” (anche il Grande Fratello è popolare, per dire). Non voglio entrare nel merito, sarebbe ingiusto nei confronti di chi ha vinto, ma le cose vanno viste in prospettiva. Anche i numeri parlano chiaro: diciassette tra romanzi di genere e non (incluse pièce teatrali e graphic novel) contro… uno. Insomma, non c’è proprio competizione, e questo lo sanno (soprattutto) i lettori.

Superfluo a dirsi, ma a scanso di equivoci: I Bastardi di Pizzofalcone (disponibile anche in ebook) è consigliatissimo.

YouCrime, contest digitale di co-publishing riservato agli esordienti

youcrime rizzoliSe anche voi avete bisogno di qualche minuto di riflessione per comprendere il titolo del post, potreste trovare sufficientemente esplicativo il comunicato dell’Ufficio Stampa Rizzoli a corredo dell’iniziativa YouCrime. Se poi volessimo anche parlarne…

YOU CRIME è la prima iniziativa editoriale di RCS Libri e Corriere della Sera che offre agli autori emergenti l’opportunità della pubblicazione in digitale con un grande editore. È una forma evoluta di rapporto tra il mondo dei pionieri del self-publishing e la professionalità editoriale, prima proposta di co-publishing.
Grazie a Rizzoli LAB, nuova officina di sperimentazione digitale, gli esordienti del web possono pubblicare un ebook d’autore e partecipare con un racconto a una gara di preferenze che ha come premio finale la successiva pubblicazione del loro primo romanzo nella collana Rizzoli First.
La prima area di sperimentazione è quella del giallo e del noir con il marchio digitale YOU CRIME. Per lanciarlo, RCS Libri e Corriere della Sera presentano un contest digitale riservato a esordienti e self-published. Una sorta di talent show editoriale in cui a sfidarsi sono dodici autori non noti, scelti da Rizzoli LAB e presentati da quattro scrittori già conosciuti al grande pubblico.
I racconti dei dodici partecipanti sono pubblicati in quattro ebook, ognuno dei quali contiene – oltre ai testi di tre autori esordienti – anche l’inedito di uno scrittore di noir già noto al grande pubblico, che in questo modo presenta la propria squadra. Gli scrittori che introducono le quattro squadre sono Sandrone Dazieri, Enrico Pandiani, Paolo Roversi e Simone Sarasso.
La gara riguarda solo gli esordienti. Ciascun lettore, acquistando al prezzo di 1,99 euro il suo ebook preferito, può leggerne i racconti ed esprimere le sue preferenze (anche più d’una) sul sito. La sfida, che non è un concorso letterario dove conta solo il talento narrativo, ma una gara dove valgono anche le capacità degli autori di alimentare e raccogliere il consenso del pubblico in digitale, si svolgerà dal 17 luglio al 30 settembre. Unico giudice: la rete. (E qui, mi dispiace, i dubbi aumentano vertiginosamente – ndb)
Il punteggio sarà calcolato sulla somma di uno score commerciale (copie ebook vendute, che assicurerà un punteggio comune di squadra) e di uno score social (il maggior numero di condivisioni farà salire la quotazione individuale dell’autore). Vincerà l’autore che realizzerà il punteggio complessivo più alto. (Insomma, quello che ha più amici, che farà più spam? Mah – ndb)
Una classifica settimanale pubblicata sul sito darà conto dell’andamento della sfida e metterà a disposizione dei lettori le schede degli autori e dei libri, news e integrazioni social. Aggiornamenti anche su Twitter attraverso l’account @RizzoliLibri, seguendo #youcrime.
I quattro ebook YOU CRIME sono in vendita sui principali store online. Ecco i link su Amazon:
Dogs – Squadra Dazieri (vol. 1)
Sorridi, bellezza! – Squadra Sarasso (vol. 2)
Karima – Squadra Pandiani (vol. 3)
Girls – Squadra Roversi (vol. 4)

L’ultima indagine di Leif G.W. Persson and the story so far

tra la nostalgia dell'estateUna coincidenza a dir poco straordinaria, pensò l’ex capo della polizia Lars Martin Johansson, che aveva imparato a diffidare delle coincidenze sin dall’inizio della sua brillante carriera (pag. 145, L’ultima indagine)

In principio fu Tra la nostalgia dell’estate e il gelo dell’inverno (Marsilio, 2004, anche in ebook). Un modo poetico per dire “autunno” e il primo incontro con Leif GW Persson, incontro di cui si è persa traccia (e le mie maledizioni arrivino sempiterne a coloro che hanno prodotto questo risultato).

Fu amore a prima vista.

Poi c’è stato Un altro tempo, un’altra vita (Marsilio, 2005), di cui invece per fortuna ho mantenuto la bozza. Eccola.

un altro tempoGiovedì 24 aprile 1975: un gruppo di terroristi tedeschi attacca l’ambasciata della Repubblica Federale Tedesca a Stoccolma. Giovedì 30 novembre 1989: mentre buona parte delle forze di polizia è impegnata a sedare dei tumulti, un uomo viene assassinato nel suo appartamento. Si chiama Eriksson, vive da solo, i vicini non sanno quasi niente di lui. È un oscuro impiegato dell’Istituto di Statistica, ma la casa e l’arredamento fanno pensare a una persona benestante. Le indagini vengono affidate a Bäckström, un poliziotto oltremodo ottuso che decide di battere la pista omosessuale (per sua intima convinzione, se un uomo vive da solo deve avere da qualche parte riviste con uomini depilati e vestiti da marinai). Nonostante l’impegno degli ispettori Bo Jarnebring e Anna Holt, che cercano indizi in varie direzioni, l’indagine viene archiviata qualche mese dopo senza che sia emerso alcun colpevole. Marzo 2000: Lars Martin Johansson, nuovo capo dei Servizi di Sicurezza, è costretto a riprendere in mano il vecchio caso per cercare di dare risposta a certe pressanti richieste politiche. Non facile, visto che i fascicoli hanno subito pesanti “tagli” dopo la caduta del Muro di Berlino. Ma Johansson è un poliziotto vero e un segugio di prim’ordine.

Il bell’intreccio di storia, politica e crimini comuni fa di Un altro tempo, un’altra vita un giallo decisamente al di sopra della media. Persson parla in maniera elegante e ironica di vizi e virtù (ma soprattutto i primi) della società svedese. In quel mondo ovattato che è Stoccolma, sepolta sotto la neve per svariati mesi l’anno, un po’ ai margini delle vicende politiche europee, può accadere di tutto, con grande disappunto delle forze dell’ordine, che vorrebbero che non venisse mai turbato il tranquillo andamento della vita dei cittadini. E della loro vita, soprattutto, fatta di colossali sbronze, piccoli abusi e donne compiacenti. Non è dato sapere se le forze di polizia svedesi siano davvero così ottuse come vengono dipinte, ma certo il motto prudenziale di Churchill “He who is forewarned, is also forearmed” trova larga applicazione: meglio evitare i guai con della sana prevenzione che affrontarli dopo che sono accaduti. Perché “dopo” sarà difficile trovare qualcuno che possa venire a capo dei problemi.

E poi In caduta libera come in un sogno (ebook), Anatomia di un’indagine (ebook), Uccidete il drago (ebook).

ultima indagineAdesso siamo a L’ultima indagine (Marsilio, 2013).

Il titolo è di per sé esplicativo. Lars Martin Johansson, ormai in pensione, è colpito da un ictus. Prontamente soccorso dai suoi ex colleghi, inizia una lunga fase di riabilitazione. La dottoressa Ulrika Stenholm che lo ha in cura gli sottopone un cold case, un caso appena caduto in prescrizione: l’omicidio di una bambina di nove anni, Yasmine. Un altro caso inopinatamente assegnato al pessimo Bäckström e destinato a sicuro fallimento. Infatti l’assassino non è mai stato scoperto. Dopo qualche anno i genitori di Yasmine si sono separati: della madre si sono perse le tracce, il padre è andato negli Stati Uniti, ha cambiato nome ed è diventato miliardario. Venticinque anni dopo Lars Martin inizia a indagare, prima dal suo letto di ospedale e poi da casa, con l’aiuto del vecchio amico Jarnebring, del fratello Evert, del cognato e di un’inedita coppia di badanti, la tatuatissima Matilda e il russo Max. Nonostante il mal di testa, l’oppressione al petto e il braccio destro malfunzionante, Lars Martin continua a essere uno che “vede dietro gli angoli”.
Indaga e sfrutta al massimo le potenzialità concesse dal suo corpo. Non si risparmia: «Perché vivere aspettando la fine di ogni giorno non è vita» (pag. 375). Trova il tempo di aiutare Matilda e Max e di scoprire segreti sepolti nel cuore delle persone.
Ma se anche trovasse il colpevole, si pone il dilemma etico: si tratta di un caso ormai prescritto, per il quale la legge non prevede punizione. Cosa fare?

Ci sono precedenti illustri, uno citato dallo stesso autore (lo splendido Il giudice e il suo boia di Friedrich Dürrenmatt) ma penso anche a Sipario – L’ultima avventura di Poirot di Agatha Christie. Si chiude un ciclo, e non è mai una chiusura indolore. Tutto il romanzo, che si svolge nell’arco di un’estate, è una sfida e un lungo commiato dall’uomo che vede dietro gli angoli. Un breve, fulminante ultimo capitolo scioglie tutti i nodi e ci lascia pieni di rimpianti.

Non posso che ringraziare Leif GW Persson per averci regalato le belle storie di Lars Martin Johansson, l’uomo del Norrland.

L’ultima indagine è considerato – a ragione – il capolavoro di Persson. Consigliatissimo.

L’autore – Leif GW Persson (GW sta per Gustav Willy) è nato nel 1945 e vive a Herrensitz, in Svezia. Ha insegato Analisi del crimine alla scuola superiore di Polizia. È esperto di Medicina Legale, è stato docente di Criminologia all’Università di Stoccolma e consulente del Ministero di Giustizia e dei Servizi Segreti. Attualmente è uno dei più quotati autori svedesi di polizieschi. Dai suoi romanzi è in lavorazione una serie tv prodotta dalla Cbs.

 

 

“Noir Italia”, ogni venerdì con IlSole24Ore. Oggi Bruno Morchio con “Bacci Pagano. Una storia da carruggi”

Bacci Pagano_cover(Dal comunicato stampa) Da oggi e per i prossimi venerdì Il Sole 24 Ore uscirà in edicola con “NOIR ITALIA”, una collana di 20 romanzi italiani contemporanei di genere, frutto di un’attenta selezione editoriale che propone al lettore vicende ambientate in città o cittadine italiane il cui territorio, ambiente, “humus”, persino la cucina, sono considerati elemento sostanziale e indissolubile dell’opera.

Il primo romanzo è dell’autore Bruno Morchio, Bacci Pagano. Una storia da carruggi. A seguire Il commissario Soneri e la mano di Dio di Valerio Varesi (venerdì 19 luglio), Commissario Bordelli di Marco Vichi (26 luglio). E ancora Loriano Macchiavelli, Massimo Cassani, Susanna Raule, Gianni Biondillo, Cristina Rava, Rosa Mogliasso…

Qualcosa su Bacci Pagano. Una storia da carruggi. Bacci Pagano è un investigatore privato genovese, ironico e disilluso. Ama la musica classica, il buon vino e la buona tavola e non è indifferente al fascino femminile. In gioventù, il suo spirito rivoluzionario e uno scherzo del destino gli fanno scontare cinque anni di galera, lasciandogli addosso l’etichetta di terrorista rosso senza esserlo mai stato. e ora vive in simbiosi con il suo lavoro, scorrazzando per le vie di Genova sulla sua Vespa bordeaux, lontano dall’affetto di una moglie e di una fidanzata che lo hanno lasciato e della figlia che non vede più da una decina d’anni. Nel corso di una nuova indagine per conto di una aristocratica famiglia genovese, alle prese con la mafia e con affari poco puliti, conosce la fidanzata del suo cliente, dalla quale è profondamente attratto e che, suo malgrado, non riesce ad allontanare dalla situazione ambigua e complicata in cui si trova. Nel corso delle indagini si imbatte in un vecchio compagno degli anni rivoluzionari che lo assolda per fare luce su una carabina rubata nella sede di una radio e dietro a quel furto si nasconde uno spietato sicario, il cui prossimo obiettivo è il Presidente del Consiglio, in visita a Genova per incontrare gli studenti di un liceo.

Bacci Pagano. Una storia da carruggi di Bruno Morchio, in edicola con Il Sole 24 ORE da venerdì 12 luglio a € 6,90 oltre al prezzo del quotidiano.

Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Luglio

OLYMPUS DIGITAL CAMERAQuesta volta non ho portato libri al gabinetto. E non ho portato neppure la mia solita ironia goliardica toscana. Ho portato qualche ricordo. Qualche flash, qualche lampo della mia vita. Lo sguardo preoccupato della mia mamma che mi ha lasciato da ragazzetto imberbe, quello cupo del mio babbo dal quale avrei voluto almeno un abbraccio. Altri tempi. Chissà, forse oggi…
Ho ripensato ai miei figli, Riccardo e Claudia, cresciuti così in fretta… Stavo per rimuginare sui miei errori nei loro confronti ed entrare in quel labirinto patetico tipico dei vecchietti con il sospiro lamentoso che voleva uscire dal petto, quando mi sono ricordato di avere due nipotini e posso recuperare. E vai!!! (So tutto sulla Pimpa, su Peppa Pig, Spider Man ecc…).

Spiluzzicature:

Le indagini di Dante di Giulio Leoni, Oscar Mondadori 2013.
Bella forza! dirà qualcuno. Facile spiluzzicare un libro così di un autore affermato. Tra l’altro quattro storie raccolte in quasi novecento pagine per quindici euro sono una manna dal cielo in questo momento (solo un momento?) di crisi. È vero. È stato facile. Ma sono un pigrone del Toro e allora potete capirmi. Questa volta sono andato sul sicuro avendo già letto a suo tempo qualche indagine.

Sempre per restare nell’ambito del giallo storico e degli Oscar Mondadori ho spiluzzicato qualche libro di Danila Comastri Montanari fra cui uno in particolare dove vengono fuori dei “latruncoli”, praticamente gli scacchi romani, antenati del gioco moderno (fissazione). Vi ho dato un indizio. Trovate il libro e mi sa che non vi pentirete.

In casa mi sono messo a rileggere in qua e là Civiltà e imperi del Mediterraneo nell’età di Filippo II di Fernand Braudel (più di 1500 pagine, li mortacci!) che mi era servito per un esame di laurea con Giorgio Spini e mi è venuto un groppetto in gola nel ricordare il grande Maestro e lo sforzo disperato sul malloppone storico (bello, in verità).

E a proposito di mallopponi, dopo quelli scandinavi che tanta leppa hanno creato nei nostri affabulator di cose turche (nel senso di scatafasci mortuari), ecco che arrivano (sono arrivati) anche i cinesi a rompere le uova nel paniere. Dappertutto come il prezzemolo. D’altra parte il giallo sta bene con il giallo (una stronzata me la dovete sempre passare).

Il detective storico va a gonfie vele. Non c’è niente da fare. In qualsiasi periodo tu voglia mettere il naso giallastro (forse manca il paleolitico ma non ne sono sicuro) eccolo lì pronto a districarsi tra morti ammazzati. Che poi nella storia vera, la sua vissuta voglio dire, abbia fatto tutt’altro importa assai. Basta che sia un personaggio importante, di nome, che attiri subito l’attenzione dei lettori. Per il resto ci pensa lo scrittore ad affibbiargli una qualche abilità investigativa (testo del sottoscritto). Vedi Dante, per esempio, strizzato da tutte le parti (non solo dal citato Leoni). Chi vuole saperne di più qui.

Aldo Busi è uscito fuori dallo Strega. Ecchisenefrega! (tanto per fare una rima).

Tutti nella rete! Tutti in massa, tutti pigiati, tutti a strillacchiare di qua e di là. Un casino tremendo. Ma un momentino in silenzio con noi stessi, no? (vale anche per me).

E sempre a proposito di rete mai mi sarei immaginato (mio limite) che ci si sarebbero fatti anche i partiti, pardon i movimenti. Non ditemi che ci si potranno fare anche i bambini perché non ci credo (o sì?).

Perché nessuno stupra la Kyenge? (Dolores Valandro). Perché nessuno dà una martellata (vera) in testa alla leghista? (Fabio Lotti).

Ancora donne massacrate dal maschio di turno. Ero perplesso sul termine “negazionista” da affibbiare a chi non considerava il fenomeno un femminicidio. Ora lo sono parecchio meno.

Ho letto da qualche parte che si può fare anche il trapianto della testa. Vi è venuta in mente la mia stessa idea?

Mi permetto una previsione (seria) sul debuttante Carlo Parri (che non conosco), autore di Il metodo Cardosa, già segnalato. A mio parere avrà un bel successo sulle orme di De Giovanni e Pandiani.
Vanno di moda le trilogie. Dopo le famose sfumature ecco Io ti guardo, Io ti sento, Io ti voglio di Irene Cao… E chi dice niente?

Sul giallo classico andate qui e qui. Per l’avventura, invece, qui (un saluto a Omar, Piero e Stefano). Spero, prima o poi, in qualche loro contributo.

Abbiamo un campione italiano di scacchi nei primi tre al mondo, Fabiano Caruana, e noi stiamo a parlare di morti ammazzati? Roba da pazzi!

Una gardenia per il boia di Zelda Popkin, Mondadori 2013.
“La mano destra di Swayzey, che cercava la valigia di pelle a tastoni nell’oscurità del cubicolo, si era fermata di scatto. Adesso era rigida, percorsa da un lieve tremito. Un brivido di paura gli attraversò il corpo. Le dita, invece di toccare il cuoio della valigia, avevano tastato una mano fredda e inerte”. Praticamente quella di un morto. Più precisamente di un morto ammazzato. Siamo in un grande magazzino di New York, il corpo privo di vita appartiene ad Andrew McAndrew (stringe in pugno una gardenia), responsabile del credito clienti, e le dita che lo hanno toccato appartengono, invece, a Joe Swayzey, ladro di professione che aveva infilato nella valigia scomparsa un bel po’ di roba sgraffignata.
Da qui inizia la ricerca dell’assassino da parte della polizia che si avvale dell’opera di Mary Carner, investigatrice privata, elegante, graziosa e snella. Ma la cosa non è semplice. Intanto c’è la segretaria Evelyn che se la intendeva con il defunto, ora incinta, e la moglie ne era pure al corrente. Poi c’è Bill Smith, amico di Swayzey, con il quale faceva affari poco chiari che sparisce, in seguito viene fuori un certo Chase…e insomma i sospettati non sono pochi anche perché la sera del ritrovamento del cadavere c’era una grande festa con relativa confusione e “non c’è dubbio che alcuni clienti avessero più di un motivo per non vedere McAndrew di buon occhio”, osserva la nostra investigatrice.
Al momento giusto, dopo i relativi dubbi e i relativi ponzamenti, ecco che arriva l’illuminazione. Racconto fresco, di gradevole lettura.

Per Savage calibro 300 di Ed McBain, Mondadori 2013, e Destini fatali di Thomas H. Cook, Mondadori 2013, ci sentiamo alla prossima. Intanto prendeteli.

ombre sul lagoOmbre sul lago di Cocco e Magella, Guanda 2013 (anche in ebook).
Cernobbio, lago di Como. Resti umani sulle montagne, giovane morto ammazzato con due colpi di pistola, gamba destra rotta, una catenina, un mezzo medaglione, la sigla K.D. ritrovata su un portasigarette d’argento. Preposta a risolvere il mistero il commissario Stefania Valenti, 45 anni, separata da Guido, figlia Camilla di 11 anni, Ron il gatto rosso.
Doppia indagine sul passato della seconda guerra mondiale e sul presente seguendo un po’ la scia di Massobrio (Occhi chiusi), Pandiani (Pessime scuse per un massacro) e Pasini (Venti corpi nella neve), ognuno con le sue peculiarità.
Bisogna muoversi con discrezione perché incombe il senatore Cappelletti, la cui Villa Regina al tempo della guerra era stata trasformata in ospedale dai tedeschi. Tutto ruota intorno a questa villa e alle sue vicende familiari che sembrano siano in stretto rapporto con il morto. E tutto ruota intorno a Stefania, personaggio principale con i suoi momenti di forza (“Non sappiamo nulla di te, ragazzo, ma ci arriviamo, stai tranquillo”), e di crisi che, comunque, continua imperterrita l’indagine anche quando questa viene archiviata (un classico fin troppo ripetitivo). Aggiungo lettura di Camilleri, boccate di Muratti Lights, la solita citazione della Christie e un “Elementare Watson” che se non ci sono il lettore si sente male.
Attorno alla protagonista gli immancabili personaggi della polizia, ognuno con le proprie caratteristiche, tra cui il solito capo criticone “Stai conducendo una indagine, non stai inventando una trama di un romanzo”, la giornalista che l’aiuta nello svelamento del mistero e uno in particolare, l’ambientalista Luca Valli, con il quale sembra nascere qualche fremito stuzzicarello: difficoltà ad essere disinvolta con lui, mani che si sfiorano, mano sulla spalla, profumo di dopobarba, cuore che batte e insomma il brividino che si fa largo nella corazza dei sentimenti senza quegli assatanati salti sul letto che si trovano ormai dappertutto.
Scrittura semplice e pulita, racconto affidato per molta parte (forse troppa) alle rievocazioni di alcuni personaggi, ricerche d’archivio, microfilm, esame particolare di una fotografia che può riservare sorprese, spunti di vita lavorativa, spunti di vita familiare, Camilla e la sua amica, la mamma, le zie, il paesaggio del lago e della montagna ad affascinare la mente e il cuore della protagonista e del lettore. Profumino culinario con il lavarello in salsa verde e una telefonata che promette un seguito.
Buona lettura senza urletti di gioia.
Però Giovanni Cocco in altro blog alla mia rece precisa A completare le informazioni riguardanti “Ombre sul lago” (Guanda): asta per acquisire i diritti in Italia tra 3 case editrici tra le più grandi. Diritti venduti in 9 paesi, 3 continenti. Case editrici di livello mondiale tipo Rowohlt Verlag (Germania) e Ambo Anthos (Paesi Bassi) che di italiani pubblicano solo Eco e Calvino. E uno degli autori ha appena vinto il Premio Selezione Campiello con un altro romanzo (La Caduta, Nutrimenti), pubblicato in contemporanea. Tra qualche mese il terzo, con Feltrinelli. La mi’ nonna! Averlo saputo prima avrei cambiato il giudizio. Da Buona lettura senza urletti di gioia ad Eccellente lettura con urla tarzanesche!

l'enigma di leonardoL’enigma di Leonardo di Claudio Paglieri, Piemme 2013.
Villa Moncalvo nella Riviera Ligure. Estate pazzesca. Il conte Guinigi sta per terminare la sua esistenza. Bisogna salvare un ritratto importante dalle mani voraci della badante polacca Agnieszka (Agnese) che arraffa quello che può. A portare via la roba migliore, sotto pagamento alla suddetta, il rigattiere Pesce e il suo aiutante Roberto (il dottor Giulio, medico del conte, si è accontentato di una collezione di pipe).
Intanto a Camogli c’è il commissario della polizia di Genova Marco Luciani alle prese con il bambino Alessandro abbandonato in una cesta davanti alla sua casa. Un dubbio. Non sarà mica di Sofia Lami, la ragazza che l’ha lasciato? Deve ritrovarla ad ogni costo, anche attraverso Facebook. Aggiungo un tarlo nel suo petto: qualche tempo prima un uomo affidato alla sua custodia “aveva trovato una morte orribile” e ora qualcuno lo vuole vendicare.
Tutto si complica con l’arrivo di una vecchia amicizia di Luciani, Fiammetta (ci scapperà qualcosa?), ora sposata e contattata dal conte per l’attribuzione del ritratto. Che sembra addirittura essere l’autoritratto di Leonardo da Vinci (efficace ricostruzione storico-tecnica). Dunque alla sua ricerca con i morti ammazzati che arrivano veloci e il nostro commissario sempre più in difficoltà. Accanto a questa vicenda scorre la storia dell’ispettore Calabrò e di sua moglie, la fine di un amore, il matrimonio che si sgretola, le vere pulsioni del marito.
Diversi flash back, i soliti scontri fra colleghi, il poliziotto macchietta dalle battute esilaranti, gli inevitabili salti sul letto, il classico tema della vendetta, di sghimbescio qualche puntatina sui problemi di oggi, gli uomini che non accettano di essere lasciati dalle loro mogli o compagne, i modelli sbagliati proposti dalla TV, dal cinema e dalla pubblicità e così via.
Alcuni spunti interessanti ma parecchio raccontino banale, non sempre credibile, scritto in prosa tranquilla e pulitina. Un tentativo velleitario, seppur fatto con passione, di mettere tanta carne al fuoco. Troppa. E lo stesso autore si trova in difficoltà anche nel solo riepilogo dei fatti (pag. 364-65).
Per essere corretto in prima di copertina Aldo Cazzullo Presto Paglieri sarà riconosciuto per quel che è: il miglior giallista italiano. E Marco Ansaldo su “Repubblica” Chi lo definisce “il miglior giallista italiano” ha probabilmente ragione. Il mondo è bello perché vario.

la donna di troppoLa donna di troppo di Enrico Pandiani, Rizzoli 2013 (anche in ebook).
Zara Bosdaves, investigatrice privata a Torino, diciannove anni nella polizia di stato, divorziata, figlia giovincella a Londra, compagna di un bel fusto nero, François, che gestisce il locale “Le Cosmopolite”. Aggiungo capelli biondi, corpo snello, sensuale, gambe lunghe e muscolose e pure bel culo secondo un occhio esterno, ora di ginnastica aikido per tenersi in forma, videogioco Call of Duty per scaricare i nervi, difficile rapporto con il padre anzianotto e farfallone (madre morta ripetutamente tradita) a cui non piace François. Segretario dell’agenzia investigativa Pietro Bona, laureato in Giurisprudenza ma, visto i tempi che corrono (sono quelli della crisi europea e italiana), meglio di niente.
Agenzia con poco lavoro, qualche adulterio, una faccenda di spionaggio industriale fino a quando muore in un incidente poco chiaro Leone Dalmazzo, il numero uno della Global Medica, e l’ex moglie Lucrezia chiede alla nostra di ritrovare il figlio Francesco (al centro di tutta la vicenda insieme ai misteri della sua famiglia). L’ispettore capo Michele Ferruglio (razzista il giusto), la sconsiglia. Troppo pericoloso, ma vai a convincerla.
Due sciamannati delinquenti che la seguono, uno (il duro) fissato con i romanzi di Saramago e uno alle prese con la difficile preparazione di sigarette (macchiette). Di mezzo pure il fratello di Leone invischiato in faccende sporche e un magnate russo, spaccio di droga, morti ammazzati e la stessa Zara in costante pericolo.
Personaggi credibili (ce ne sono diversi), vivi, concreti, movimento, spari e botte ma anche pause di riflessione e commozione, colpi di scena a go-go, belle canzoni, Pinguino da slurp, lesbismo (accenno), sesso il giusto senza strafare, squarci di città bella e torbida. Il tutto amalgamato con una prosa forte e scattante, lieve al momento giusto, quando non infiorettata in qua e là di una sorridente ironia. Un inno pure alla diversità che l’amore non conosce confini e manda al diavolo tutte le cazzate razziali.
Ancora un colpo ben riuscito del vecchio Panda (passatemela).

cronaca di un suicidioCronaca di un suicidio di Gianni Biondillo, Guanda 2013 (anche in ebook).
Ostia, agosto. Una barca alla deriva, un paio di scarpe, pantaloni, camicia, giacca, biancheria intima, un portafogli, un foglio scritto a mano sulla prua. Ecco che cosa trova l’ispettore Ferraro in vacanza con la figlia Giulia. Tutto questo e il suddetto foglio con la scritta “Perdono a tutti e a tutti chiedo perdono. Non fate troppi pettegolezzi”. Praticamente l’ultimo addio di Cesare Pavese.
Proprietario di tutto Giovanni Tolusso, nato in Svizzera, residente a Roma, professione sceneggiatore. Inizia la storia. Il passato di Tolusso, il presente di Ferraro. Il passato del primo è semplice e devastante o semplicemente devastante. Figlio di un muratore emigrato in Germania che ha fatto ogni tipo di sacrificio per farlo studiare, ora sceneggiatore apprezzato di fiction. Ma c’è la crisi, il lavoro latita e arriva la cartella esattoriale. Tanti soldi da pagare e l’amico Marco, il commercialista, che sparisce. I tormenti per trovarli “Ad ogni passo si aggiungeva un pensiero, una mossa da fare sulla scacchiera”, addirittura vendere tutto ciò che ha.
Al presente la storia del nostro ispettore, lasciato dalla moglie, il suo rapporto con la giovane figlia, gli anni che passano, il tempo che vola via e se si mangia troppo sono problemi. Ci vuole una tisana alla verbena, rilassante, digestiva e ci scappa pure un rutto liberatorio. Ma questo Pavese che gli ronza nella testa (spunto involontario di Giulia), ma no…, possibile? Meglio lasciar perdere, meglio dormire.
C’è l’angoscia del momento attuale in questo bel racconto, l’orgoglio di essere arrivati e la disperazione di perdere tutto, la fiducia e il tradimento, il distacco per amore (vedi Barbara, la moglie di Tolusso), con qualche stoccatina ai giallisti nordici e spunti su Milano dove tutti si odiano (automobilisti, ciclisti, pedoni).
Racconto kafkiano, stile asciutto, concreto, il sociale che entra disperato, l’impotenza e la rabbia, una sottile malinconia a braccetto per tutta la vicenda.
E a fine lettura la domanda che sorge spontanea “Nella nostra esistenza può esserci uno scatto improvviso, un qualcosa che possa far cambiare l’inevitabile, una specie di nemesi a favore?”. “O si deve schiantare sotto la sfiga degli eventi?”.

spirito noir collectionSpirito Noir Collection di AA. VV., Salani 2013.
Non sto a farla lunga. Lo dico subito. Sei racconti. Belli, che suscitano interrogativi e a volte commuovono. Prefazione di Piero Colaprico dove ogni notte noir sa come muoversi ma non sono adatte a tutti, alcuni “si sentono superiori al sangue e alle pallottole”, altri trepidano, invece, al primo apparire delle ombre.
Butto giù a braccio. Un tu per tu dello scrittore con se stesso, “l’Io e l’Altro Me”, uniti all’inizio, in sintonia con l’illusione di cambiare il mondo, poi il distacco quando arriva il successo – i ricordi di un boia, la scia di sangue e di morte, l’ultimo atto della sua vita inutile – uno scrittore, il suo racconto spedito ad un concorso, la storia di un omicidio, troppo vera, troppo particolareggiata per essere frutto di fantasia… – insonnia, difficile dormire, una situazione drammatica, madre abbandonata con il figlio sfruttato dal caporalato (ah, se fosse ricco! continuo ritornello), una rapina, però, può mettere le cose a posto, se non ci fosse l’incontro con una prostituta… – il dubbio dell’ispettore, sarà stata la figlia ad uccidere quel tizio?, gli indizi lo dimostrerebbero, arriva la crisi… – tutto è stato studiato alla perfezione, l’orario, il percorso, basta seguirlo per far fuori il bastardo, ma la notte, la notte può riservare sorprese.
La notte, dunque, il sogno, lo spunto sociale del momento, uno sguardo al passato e la domanda che è sempre la stessa sulla fine della vita, l’imprevisto che stravolge il piano costruito, le due anime che convivono in noi, le mostruosità dell’assassino, quello che sembra e quello che è, il dubbio che assilla. La scrittura che scivola via pulita ed efficace senza tante smancerie.

Chiudo con il contributo della nostra incommensurabile Patrizia Debicke (la Debicche)
L’ultimo Hacker di Giovanni Ziccardi, Marsilio 2012

l'ultimo hackerIl primo romanzo di Giovanni Ziccardi, professore d’Informatica giuridica alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Milano e quindi noto finora solo per i suoi dotti e brillanti saggi da docente universitario, risulta un legal-hacker-thriller scorrevole e avvincente che fin dalle prime pagine immerge il lettore in un mondo dai tratti fantascientifici, ma rendendoglielo subito subdolamente consueto.
Ritroviamo nel protagonista, Alessandro Correnti, un hacker ed esperto legale per molti anni della vita in giro per il mondo, riciclatosi ad avvocato penalista milanese, diversi spunti autobiografici dell’autore: la professione, le sue lotte, l’affetto per il cane e la passione per le moto d’epoca che gli regalano una personalità precisa, dalle tante sfaccettature, un po’ guascona e infinitamente sognante, forse utopistica, di sicuro romantica, ma che ben si adatta alla storia.
E infatti tutti i compagni di avventura di Correnti sono o vittime tormentate di abusi esecrabili o i suoi principali interlocutori e interfaccia, paladini di intense cause civili, uniti per fronteggiare un’attualità impazzita che si nasconde dentro un mondo feroce che assomiglia ogni giorno di più a una moderna giungla criminale.
Romanzo stuzzicante, caratterizzato da una serie di avvenimenti e indagini complicate, talvolta surreali, che si intrecciano fra loro e che Alessandro Correnti, grazie all’aiuto di una tecnologia di investigazioni digitali futuristiche, dovrà affrontare.
Intensa la figura sofferta e appena accennata della cliente, singolare il giudice in pensione, tenera e appassionata l’avvocatessa romana, straordinariamente reale il vecchio capo americano vittima da manuale dell’omicidio, un comprimario di prima classe l’amico, ‘il sacerdote della privacy’ e un bel cammeo l’apparizione del poliziotto Iaccarino. Senza dimenticare l’importante partecipazione canina del beagle viaggiatore Bonanza.
Fatti i conti, dopo aver girato l’ultima pagina, il vero protagonista della storia risulta il diritto alla libertà, intesa sia come pensiero, concetto d’espressione o conoscenza.
Un diritto talvolta difficile da tutelare, troppo spesso abusato e raramente scontato.

Un caro saluto da…
Fabio, Jonathan e Jessica Lotti

Panico di Lorenzo Calza

panico lorenzo calza“Un viaggio a fianco di gente insignificante è un’occasione persa”

Tre giorni dentro un vagone ferroviario: un viaggio su un treno regionale, iniziato un mercoledì mattina, diventa un incubo quando il treno entra in una galleria per non uscirne più. Il primo ad accorgersi dell’anomalia è Libero Genna, un anziano sopravvissuto ai campi di concentramento (numero tatuato sul polso 174522, 1050 euro in tasca) che muore, lasciando ai suoi compagni di viaggio l’ingombrante fardello del cadavere.

L’io narrante è un giovane sociologo, gli altri occupanti del vagone sono Silvia, gli studenti Mirko, Samuela e Paola, l’ingegner Corradi, una famiglia rom. Bloccato sul treno, inizialmente il gruppo tenta di organizzarsi in attesa dei soccorsi:

C’è un antropologo francese che scrisse dei non-luoghi. Quei posti di transito: dove non ci fermiamo, ma passiamo tanta par­te del nostro tempo. L’intercomunicante.

Qui l’intercomunicante non intercomunicava manco per l’a­nima, pensai. E le differenze tra una carrozza passeggeri e un car­ro merci, nel nostro caso, non erano così evidenti. Ecco qual era il nocciolo del problema. Al giorno d’oggi non esiste una comuni­tà umana che possa sopravvivere, senza relazioni, senza interco­municazioni. Era una questione di cibo e acqua, certamente, ma anche di tecnica, di sapere, di cultura. Se restavamo parcheggiati nei nostri sedili, come satelliti spenti, avremmo perso tempo e possibilità di escogitare qualcosa. Sì, oltre al problema delle rela­zioni interrotte col mondo esterno, esisteva quello delle relazioni tra noi. A parte Silvia, i compagni di viaggio, che non avevo scel­to, non mi stimolavano né fiducia, né simpatia. Ma questo pas­sava il convento. Riposi i fogli, mi alzai. Sentivo che era giunto il tempo di unirci. Con un battito di mani richiamai l’attenzione.

«Ragazzi, è ora di organizzarci!»

ma con il passare delle ore la situazione degenera. Il resto del treno, per quanto è dato vederne, sembra vuoto, o meglio pieno di incubi e paure. Per il sociologo è l’occasione per riflettere su suo padre…

Ecco di nuovo mio padre, l’operaio poco colto, di cui in fondo mi sono sempre vergognato. De André, però, me lo aveva in­culcato lui. Pensai alla sociologia dei gruppi. Pensai agli elen­chi di cose nei film di Nanni Moretti. Pensai all’isola deserta, a Gulliver, a questo vascello di naufraghi. Una biro, dei fogli, un computer, i crackers. Una cravatta, un coltello. Dei cellulari se­mispenti. Batterie al cadmio. Pensai che non sapevo nulla di chi­mica. Mi sono sempre rifiutato di vedere i telefilm di MacGyver, il tizio biondo con la pettinatura anni Ottanta, che con quattro stupidate ti costruisce una bomba, o un marchingegno qualsiasi per cavarti dai guai. Io qui, avevo pochi elementi, pochi elenchi, poche cose. Non mi serviva Moretti, non mi serviva l’università, che ho portato avanti per non lavorare. Solo per quello, ero sin­cero. Pensai a quanto poco servisse studiare, visto che lì dentro eravamo laureati in due, ma la locomotiva di Guccini ci stava portando chissà dove. Pensai che forse l’operaio, qui, avrebbe saputo cosa fare. Pensai a lui che mi teneva in braccio. Lui che aggiustava le cose. Il suo alito, per me sempre buono, perché se­gno che mi stava parlando. Un segno raro. Pensai che da quando esisto come uomo non ci siamo mai parlati davvero. Mio padre. Il cancro che lo stava divorando. Pensai, arrivo. Pensai, ti voglio parlare. Facciamo un viaggio insieme, magari in Sardegna, l’uni­co posto dove ti ho visto felice. Abbiamo poco tempo. Troppo poco, pensai.

…sulla società…

Già, la banca.

Guarda caso, anche quel romanzo di Ballard parlava di reiet­ti. Non ricordavo il titolo, raccontava di un tizio che precipita con l’auto in un prato incolto, dopo essere uscito di strada. E non riesce più a risalire. Costretto all’esilio involontario, si trova a fronteggiare il popolo misterioso che vive in quella specie di giungla, a due passi dalla civiltà, dalla superstrada che scorreva sulla sua testa. La giungla d’asfalt… No! Ecco, sì… L’isola di Ce­mento.

..sulla fede:

Dio, conservami il meglio del nostro presente, e regalami un futuro conseguente. Fammi restare nella media, risparmiami le cose estreme. Preser­vami dalla verità, che spesso è un crogiuolo violento, come tutti i nuclei delle cose sferiche, dura, come tutti i noccioli dei dolci frutti dell’apparenza. Dio, non darmi luce di consapevolezza, nascondimi nella tua. Accoglimi, Dio, renditi guida di una stra­da di mezzo. Demiurgo degli opposti, mediatore dei contrari. Fatti morte, mio Dio, e vattene. Lasciandomi in vita.

Ma anche la riflessione, dopo il secondo giorno, cede il posto alla barbarie. La microcomunità implode. Ogni cosa perde senso, le emozioni si riducono a pulsioni elementari, i valori crollano. Nel finale, coerentemente illogico, si apre un barlume di speranza, affidato a una Moleskine.

presentazione panico calza

Ho presentato Panico (Edizioni della Sera, 2013) con l’autore Lorenzo Calza alla libreria N’importe quoi di Roma. L’impatto con Lorenzo è stato spiazzante come raramente mi è capitato in quasi dieci anni di presentazioni. Avevo letto Panico trovandolo nervoso e incalzante, con omaggi espliciti che vanno da De Andrè al Matheson di Tre millimetri al giorno. Da quel poco che sapevo di lui (sceneggiatore di Julia, disegnatore delle strisce She) non sapevo bene cosa aspettarmi: avremmo parlato di thriller? Di fumetti? Di suggestioni? Mi sono ritrovata con un giovane (d’aspetto) marxista arrabbiato che ha incantato l’uditorio parlando di distruzione del postmoderno, di politica, di cultura, di attualità. Una lectio magistralis inaspettata. Racconta che Panico è dedicato a Claudio Galuzzi, autore di La pianura dentro, poeta e traduttore morto a 41 anni a cui lui era molto legato. Parla di empatia, di urgenza, di “distruzione del medio”. Racconta l’ammirazione per Joe Lansdale (menzione particolare per La notte del drive-in) e l’antipatia (debitamente motivata) per qualche grande autore sopravvalutato. Traccia, a grandi linee, il particolare momento autobiografico che ha costituito l’humus da cui è germogliato Panico. Andiamo avanti per oltre un’ora e mezza e ancora ci sarebbe da dire.

Se non bastasse tutto questo a far capire che speciale esperienza mistica sia stata incontrare (nei testi e di persona) Lorenzo, sappiate che a tavola, in una trattoria romana del Ghetto, c’è stata un’ulteriore agnizione. Anni fa, io leggevo Lorenzo negli albi di Julia, lui leggeva me sul Falcone Maltese (rivista di cui ha conservato tutti i numeri e della quale, dice, sente la mancanza). Imbarazzante, quasi.

Ci sono tutti i presupposti per augurare a Lorenzo Calza che Panico (e ciò che verrà dopo) si imponga all’attenzione di un pubblico vasto, vastissimo. Abbiamo bisogno di autori del suo spessore, di letture profonde. Perché, come ha detto anche durante la presentazione, “è la cultura che ci farà uscire dal tunnel”.

Lorenzo Calza è su FaceBook. Le magliette di She si possono acquistare qua.

La verità sul caso Harry Quebert di Joël Dicker

la verità sul caso herry quebert“Harry, se dovessi salvare solo una delle tue lezioni, quale sceglieresti?”
“Rigiro a te la domanda.”
“Io salverei L’importanza di saper cadere.
“Mi trovi pienamente d’accordo. La vita è una lunga caduta, Marcus. La cosa più importante è saper cadere.”
(La verità sul caso Harry Quebert – Bompiani, 2013 – pag. 95)

New York, 2008, poco prima della (prima) elezione del presidente Obama. Marcus Goldman, ebreo quasi trentenne, scrittore acclamato dopo la pubblicazione del primo romanzo, è in piena crisi creativa. La pagina bianca lo assilla, non riesce a buttar giù un rigo nemmeno sotto la pressione dell’imminente scadenza e delle minacciose telefonate del suo editore. Decide quindi di andare a trovare un suo ex professore e mentore, Harry Quebert, affermato scrittore e intellettuale che da sempre conduce vita ritirata ad Aurora, New Hampshire.
Il soggiorno a Goose Cove, la dimora di Quebert, non riesce a sbloccare la creatività di Marcus, che torna a New York affranto. Poco dopo, però, con una telefonata, lo stesso Quebert avvisa Marcus di essere stato arrestato. I resti di Nora Kellergan, una quindicenne sparita da Aurora nel 1975, sono stati rinvenuti nel giardino della casa di Goose Cove. In occasione della scomparsa di Nora era stata uccisa anche l’unica testimone oculare, Deborah Cooper. Quebert è sospettato per entrambi gli omicidi.
Perplesso, confuso, Marcus torna ad Aurora e si stabilisce a casa del professore per indagare sull’assassinio di Nola e per scrivere un libro sulla vicenda che occupa le prime pagine dei quotidiani.
Quebert, che nel 1975 era un trentaquattrenne non ancora famoso, ammette di aver avuto una relazione con Nola, ma si dichiara strenuamente innocente. Indagando su Nola, Marcus scopre che nella vita della dolce e sorridente quindicenne figlia del pastore locale si celava ben più di un segreto. E più scava, più la faccenda si ingarbuglia. E quando sembra arrivare a una soluzione, succede ancora qualcosa… E ancora, e ancora, fino a scoprire La verità sul caso Harry Quebert.

Alternando suggerimenti di scrittura (i “31 consigli” di Quebert, che sono anche consigli di vita) ai fatti del 2008 e a quelli del 1975, Joël Dicker ha scritto un autentico voltapagina.
La verità sul caso Harry Quebert (disponibile anche in ebook) è la storia di uno scrittore in crisi che a sua volta indaga su un altro scrittore e sul best seller di quest’ultimo. Le origini del male, questo il titolo del romanzo che aveva portato Quebert al successo dopo la scomparsa di Nola, narrava la storia di un amore impossibile che milioni di lettori avevano ritenuto puramente di fantasia e che invece si scopre essere la storia reale dell’amore illecito tra il trentaquattrenne Quebert e la quindicenne Nola. Ma non solo.

In settecento pagine Joël Dicker ha riversato uno spaccato di quell’America che è stata il riferimento ideale per molte generazioni. Film, canzoni, libri, immagini.

La verità sul caso Henry Quebert è un giallo: due omicidi, nessun colpevole, poi un sospettato, poi troppi sospettati. Fino a scoprire che gli omicidi di Nola e Deborah Cooper non sono stati gli unici crimini commessi ad Aurora intorno agli anni Settanta.

Ma La verità sul caso Henry Quebert è anche una grande storia d’amore, un amore unico e irripetibile nella sua incompiuta perfezione.
“Marcus, sai qual è l’unico modo per misurare quanto ami una persona?”
“No.”
“Perderla.” (pag. 253)

Scrittura fluidissima per questo romanzo che ha conquistato i lettori francesi e che adesso è in corso di traduzione in 25 Paesi. Alcune pagine sono esilaranti (i dialoghi tra Marcus e la madre, che vorrebbe accasarlo con una brava ragazza e si preoccupa che il figlio possa essere omosessuale, o la scena in cui Tamara Quinn organizza un ricevimento per rendere noto il fidanzamento della figlia Jenny – con esiti catastrofici). Altre sono drammatiche per il senso di solitudine e abbandono che aleggia su tutta la vicenda:

La vita ha poco senso. E scrivere dà un senso alla vita. (pag. 314)

Ma, in ultima analisi, La verità sul caso Henry Quebert è soprattutto un omaggio alla scrittura, agli scrittori, ai libri: a quel mondo di fantasia che si trasfonde nelle pagine di un romanzo e che viene consegnato ai lettori perché se ne lascino catturare.

“Il pericolo dei libri, mio caro Marcus, è che a volte puoi perderne il controllo. Pubblicare significa che, all’improvviso, ciò che hai scritto in piena solitudine ti viene strappato dalle mani per essere gettato sotto gli occhi del pubblico. È un momento di grande pericolo: devi riuscire a dominare la situazione in ogni sua fase. Perdere il controllo del proprio libro è una catastrofe.” (pag. 443)

Consigliatissimo.

 

The Americans: la vita ai tempi della Guerra Fredda (solo?)

The_Americans_logoHo aspettato qualche settimana prima di parlarne. Poi, improvvisamente, è scoppiato l’affaire Snowden (qua la pagina di Wikipedia in inglese, continuamente aggiornata) e The Americans mi è apparso sotto una luce diversa, estremamente attuale. La serie tv (13 episodi per la prima stagione) finora è andata in onda solo sul canale americano FX e non sembra che sia in programmazione da noi. Peccato, perché è molto ben fatta. Ambientata ai tempi della guerra fredda, racconta la vita di una coppia di spie sovietiche “mimetizzate” in America. Elizabeth e Phillip Jennings sono la classica famiglia della porta accanto: hanno due figli, un maschio e una femmina, ed entrambi lavorano come rappresentanti di commercio. In realtà i due fanno parte del segretissimo “servizio S”, che agisce illegalmente in territorio statunitense, anche se, nel tempo, Elizabeth è rimasta fedele alla causa sovietica, mentre Phillip si è adattato meglio allo stile di vita americano e ha iniziato a nutrire qualche dubbio. Il loro matrimonio è fittizio, ma anche sotto questo aspetto la coppia è sbilanciata: Elizabeth sembra essere più distaccata mentre Phillip si è innamorato della moglie. Si barcamenano tra l’apparenza da salvare e pericolose missioni sotto copertura. La situazione diventa ancora più ingarbugliata quando arriva un nuovo vicino di casa: un agente dell’FBI con moglie e figlio. Stan Beeman è stato appena trasferito alla divisione che si occupa di individuare le spie nemiche. Una coincidenza? Sembrerebbe di sì.
Le due coppie iniziano a frequentarsi, da buoni vicini, e oltre agli ovvii problemi legati ai rispettivi lavori (o meglio, alla necessità di mantenere segreti i rispettivi lavori), affrontano anche grosse crisi personali e sentimentali. Con molto ritmo e molti colpi di scena.

The Americans mi è tornata in mente per via di una scena, quella della cimice piazzata rocambolescamente in casa di un politico: se queste cose, pare, accadevano già negli anni Ottanta e sono raccontate con dovizia di particolari persino in una serie tv, come mai oggi tutti sembrano indignati dalle rivelazioni di Snowden? Misteri della politica internazionale.

The Americans è stata promossa con ottimi voti, tanto che è in programmazione la seconda stagione.