Letture estive

Ho letto abbastanza ma non troppo, sostanzialmente spulciando qua e là soprattutto tra gli ebook che avevo acquistato nel corso dell’anno.
Ci sarebbero anche altre cose, ma saranno oggetto di successivi approfondimenti, forse. Nel frattempo riferisco molto sinteticamente.

trinacria parkTrinacria Park di Massimo Maugeri (ed. e/o, collana sabot/age, 2013) (anche in ebook)

Un gigantesco parco giochi a tema che dovrà rilanciare l’economia e l’immagine della Sicilia, con un progetto miliardario affidato a una multinazionale americana: è Trinacria Park, il polo di attrazione su cui tanti hanno investito e altrettanti vogliono mettere le mani. Durante la settimana di inaugurazione, però, i nodi vengono al pettine. Qualcuno approfitta della visibilità regalata dalla presenza di molti VIP di fama mondiale per un redde rationem vecchio di anni, forse anche di secoli. Per qualcun altro invece si aprono nuovi orizzonti.
Romanzo avveniristico con radici antiche (il mito delle Gorgoni fa da filo conduttore della narrazione), ottima prova del siciliano Massimo Maugeri (noto curatore di Letteratitudine) che dà conto, iperbolicamente, dei disastri della Sicilia senza parlare di mafia.

crune d'aghiCrune d’aghi per cammelli di Maria Silvia Avanzato (Fazi, 2013) (anche in ebook)

Dissacrante parodia dell’aspirante scrittore. Anzi scrittrice: Edgarda Solfanelli, già autrice pubblicata con un romanzo non autoprodotto e non a pagamento, ma di cui si vergogna come una ladra, tenta di sfondare nel mondo dell’editoria. Con piglio sarcastico racconta la disperazione della pagina bianca, il sogno di arrivare all’editore La Sorte, i passaggi attaverso improbabili lettori ed editor, gli agenti, i critici, gli autori già affermati o quasi tali, i lettori stalker, la pletora di aspiranti che gravita intorno a questo mondo. Con ironia salvifica e disincanto, senza mai perdersi d’animo, da una presentazione all’altra, da un treno all’altro, da un letto all’altro, Edgarda cerca il suo posto nel mondo.
Maria SIlvia Avanzato è da tenere d’occhio per la capacità di analizzare la realtà e rielaborarla con grande sarcasmo. E attenzione: lei vi sta già osservando.

lui è tornatoLui è tornato di Timur Vermes (Bompiani, 2013) (anche in ebook)

Adolf Hitler si risveglia nel 2011 in un campo incolto di Berlino. Non ricorda di essere morto ma ha la netta percezione che qualcosa sia cambiato: la conferma arriva da un edicolante che gli offre ospitalità, nella convinzione che si tratti di un aspirante attore in difficoltà ma con lo straordinario talento di imitare… Hitler, appunto.
Stravolto, Hitler deve fare i conti con la nuova realtà che lo circonda e dalla quale sarà letteralmente fagocitato. O sarà lui a imporsi? In un susseguirsi di situazioni esilaranti, che Hitler confronta mentalmente con i tempi che furono, assistiamo alla nuova ascesa del Führer non come leader politico, ma come popolarissimo personaggio mediatico.
Folgorante ironia grottesca, con una non troppo velata critica alla società contemporanea.

E ancora:

– Due o tre cose che vedranno la luce prossimamente.

Tutto Sherlock Holmes di A. Conan Doyle, l’opera omnia di SH in rilettura dopo circa trent’anni. Peccato per la marea di refusi dell’edizione in ebook.

Un polpo alla gola e Ogni maledetto lunedì su due di Zerocalcare, in attesa del prossimo.

Bentornati, anche voi siete già in modalità autunnale?

Broadchurch: Twin Peaks in salsa britannica

BroadchurchHow could you not know?

Gìà, come potevi non sapere? Broadchurch: un paese in cui tutti conoscono tutti, bassissimo tasso di criminalità, il posto migliore dove crescere dei figli… fino all’omicidio di Danny Latimer, 11 anni. Convinta che, come tutte le mattine, il figlio sia uscito presto per andare a distribuire quotidiani prima di andare a scuola, la madre fa appena in tempo ad accorgersi della scomparsa del bambino che il corpo viene ritrovato sulla spiaggia. Strangolato. Una tragedia che sconvolge l’intero paese e mette in moto il diabolico meccanismo delle indagini, alle quali nessuno può sottrarsi. Pochi hanno un alibi: per alcuni è addirittura inconfessabile, al punto da rischiare l’incriminazione pur di non svelare segreti presenti o passati.
Le indagini sono condotte dal detective Alec Hardy, da poco in forza alla polizia locale dopo un clamoroso fallimento in sede processuale relativo a un caso precedente. Lui è il nuovo, l’estraneo alla comunità, quello che ha preso il posto della detective Ellie Miller, appena rientrata dalla maternità. Anche Hardy ha segreti inconfessabili, come altri: il giornalaio, il padre di Danny, la donna che vive sulla collina, il prete del paese, il miglior amico di Danny… Le indagini scavano nella vita degli abitanti e generano “rumore” intorno alla piccola comunità. Con tutte le conseguenze del caso.

Ambientazione affascinante (un paese in riva al mare, battuto dal vento), personaggi semplici e realistici, componente mystery tipicamente inglese unita a situazioni marcatamente drammatiche: l’insieme è accattivante e, per chi è appassionato del genere, molto godibile. Aggiungete il fatto che il tutto si conclude nel giro di pochi episodi, che dal mio punto di vista è un valore aggiunto.

Lanciato soprattutto dalla presenza di David Tennant (il decimo, popolarissimo Dr Who), Broadchurch è un classico “whodunit” ed è stato apprezzato da circa sette milioni di spettatori britannici, tanto da prevederne una seconda stagione (ma attenzione, la prima è comunque autoconclusiva). Nel frattempo ne sarà prodotta anche una versione americana dalla rete Fox. Non ho notizia di una messa in onda italiana, al momento, e ovviamente non posso che auspicarla.

Liberi di scrivere – concorso letterario a tema

Atrion CarugateC’è tempo fino alle 18.00 del 30 ottobre 2013 per partecipare al quarto concorso letterario a tema bandito dalla Biblioteca civica di Carugate e dal centro culturale Atrion. Il tema è

“Nemica, amica, amante”.
Storie di violenza sulle donne: paura, silenzio, rinascita.

Il concorso è gratuito ed è riservato ai maggiorenni. Si può partecipare con uno o più racconti della lunghezza massima di 15.000 battute (spazi incusi).
La consegna o spedizione dei manoscritti dovrà essere in forma rigorosamente anonima (il bando spiega le modalità) per consentire la valutazione omogenea da parte della giuria, presieduta dalla scrittrice Elisabetta Bucciarelli. La giuria terrà conto non solo della creatività e delle soluzioni letterarie, ma anche dello sviluppo del tema proposto.
Al miglior racconto andrà un riconoscimento in denaro di 500 euro, al secondo 300 euro e al terzo 200 euro.
È inoltre previsto un premio popolare, assegnato dalla cittadinanza.
I migliori racconti, anche se non vincitori, potranno essere pubblicati e distribuiti nei luoghi d’incontro sul territorio.

Partecipate!

[La pausa estiva non è ancora terminata. Forse.]

 

Luther: un detective per tre stagioni

bbc lutherWe know it’s there, we just can’t see it

A simple solution is the best solution (Occam razor)

A fine luglio è terminata la serie tv Luther, di produzione britannica. Protagonista, per complessive tre stagioni e (soli) 14 episodi, il DCI John Luther (Idris Elba) della Serious Crime Unit.

Ricordate come iniziava? Nel primo episodio (era il 2010) Luther rischiava un’azione disciplinare per non essersi attenuto alle procedure nel corso dell’arresto di un serial killer. Nel frattempo la moglie Zoe, brillante avvocato, si era definitivamente allontanata da lui, e la cosa non era indolore.
Rientrato in servizio – ma ancora sotto l’occhio vigile di colleghi e superiori, che temono il ripetersi di episodi di insubordinazione – Luther si trovava alle prese con un omicidio plurimo di cui è sospettata Alice Morgan, una donna bellissima e geniale.

And so on. Chi ha visto, sa.

Luther è brillante, spigoloso e molto solo. Il destino sembra accanirsi contro coloro che gli stanno accanto, e lui stesso, ossessionato dal lavoro, spesso non è in grado di fornire adeguata protezione.

Dopo un tot di casi risolti, non senza spargimento di sangue, all’inizio della terza stagione Luther è nuovamente alle prese con dei colleghi intenzionati a mettere fine, una volta per tutte, ai suoi metodi non convenzionali. Ma il crimine non può attendere e Luther deve far fronte al lavoro di indagine, oltre che ai problemi con la disciplinare. In soli quattro episodi la vita di Luther va incontro a uno sconvolgimento totale, prodromico (nelle intenzioni dei produttori, tra cui lo stesso attore) al film sul grande schermo.

L’ho già detto che negli ultimi anni la produzione della BBC è di qualità notevole? Se non l’ho detto l’ho sicuramente pensato. Dopo il caso eclatante di Sherlock, Luther è l’ulteriore conferma. Ha elevate dosi di cattiveria e di ironia, strizza l’occhio – per ammissione dell’autore, Neil Cross – a Sherlock Holmes e al tenente Colombo, ha ritmo. È un poliziesco-con-cliché, hanno detto alcuni, ma è unanimemente riconosciuto che la recitazione dello straordinario Idris Elba dà spessore al personaggio salvandolo dal rischio di banalità.

Siamo lontani anni luce dalla produzione televisiva italiana, afflitta da perenne buonismo per famiglie. Ma siamo lontani anche da certe serie americane che, sebbene di buon livello, non resistono alla tentazione di protrarsi per innumerevoli, sfibranti stagioni: ad esempio, qualcuno sa quanti episodi sono serviti per trovare il vero assassino di Rosie Larsen in The Killing? Io no, a un certo punto ho gettato la spugna, ripromettendomi di riprenderlo, prima o poi. Ma nuove serie incalzano ed è difficile riprendere le fila di due, tre stagioni pregresse.
La qualità spesso soccombe alla quantità in danno ai telespettatori, con le dovute eccezioni che confermano la regola.

In ogni caso, Luther dura in tutto quattordici episodi, quindi anche chi non l’ha mai visto può facilmente recuperarlo per intero. Buona visione 🙂

Corpi nella nebbia di Ian Rankin

corpi nella nebbiaA volte ritornano. In teoria Partitura finale (2007) avrebbe dovuto segnare la fine del ciclo di John Rebus, giunto al traguardo della pensione dopo una carriera da ispettore alquanto travagliata. Ma 60 anni sono oggettivamente pochi per appendere il cappello al chiodo, così, dopo quasi sei anni, arriva Corpi nella nebbia (Longanesi, 2013).
Rebus adesso lavora alla SCRU, Serious Crimes Review Unit, cioè la sezione che si occupa dei cold case. È una sorta di consulente, non più ufficialmente in polizia ma ancora inserito nei ranghi della Lothian and Borders insieme ai colleghi Elaine Robison e Peter Bliss. I suoi rapporti con i capi sono sempre molto travagliati e, come se non bastasse, Malcom Fox della sezione “Lamentele” continua a stargli col fiato sul collo. Nonostante il tentativo di restare defilato, Rebus si trova al centro di un’indagine molto attuale quando uno dei suoi cold case interseca un crimine recente. Si tratta della scomparsa di Annette McKie, avvenuta lungo l’autostrada A9: secondo una certa Nina Hazlitt potrebbe trattarsi dell’ultimo atto di una serie iniziata con la sparizione della figlia, Sally Hazlitt, a Capodanno del 2000, e continuata con altre ragazze senza che nessuno, negli anni, mettesse in relazione i vari casi.
Per Rebus vale la pena indagare; può ancora contare sulla collaborazione degli ex colleghi, prima fra tutti l’ispettore Siobhan Clarke. Ma Rebus è noto per i suoi metodi non convenzionali, così una parte delle informazioni provengono da Cafferty, una specie di boss locale che ritiene di avere un debito, e forse anche un rapporto amichevole, con l’ex ispettore. L’indagine si rivela difficile e penosa, con scarsi indizi, molti sospettati e pochi “capi” inclini ad assecondare le intuizioni di Rebus.
Di Rebus ho sempre trovato affascinante la capacità di riuscire a vivere senza il consenso altrui. È solo, non riscuote molte simpatie, anche quando formula un’ipotesi corretta deve faticare per farsi ascoltare e i meriti vanno sempre a qualcun altro. Eppure lui è soddisfatto così, tanto che sta meditando di rientrare in Polizia… A me questo ruvido scozzese che beve whisky, mangia patatine in busta e si interroga sul significato di una canzone di Jackie Leven (a cui il Corpi nella nebbia è dedicato) fa tanta tenerezza. E sono contenta che Rankin abbia deciso di regalargli un bonus di attività. Finché dura, ce lo teniamo stretto.

Nel 2004, quando uscì in Italia Casi sepolti (Resurrection Men, pubblicato nel 2002, che aveva guadagnato all’autore l’Edgar Award e il titolo di Ufficiale dell’Impero Britannico), avevo intervistato Ian Rankin. Eccolo, sempre attuale.

Il Rebus scozzese

Ian Rankin è nato in Scozia nel 1960. Dopo la laurea all’università di Edimburgo ha svolto una quantità di mestieri disparati, dal tassista al guardiano di porci, fino ad approdare alla scrittura. Il primo romanzo in cui appare l’Ispettore Rebus è Knots & Crosses, del 1987: da allora, i suoi libri sono stati tradotti in 22 lingue e hanno acquistato una crescente popolarità.
Rankin ha vinto numerosi premi e dai suoi libri sono stati tratti film per la TV.

AB – Perché hai scelto il genere noir?
IR – Il noir è il nuovo romanzo sociale. Io ho iniziato a scrivere crime novels per dire qualcosa su Edimburgo, sulla Scozia, sulla società e la cultura in cui viviamo. Volevo mostrare alle persone che Edimburgo non ha solo il castello, i tartan, i kilt, le cornamuse, ma che ci sono anche persone che affrontano problemi, problemi reali. E la figura del poliziotto è ideale per descrivere la società, perché parla con la gente in vista, con i politici, ma anche con gli emarginati e i criminali. Può osservare tutti gli aspetti della società. John Rebus è stato creato esattamente con questo scopo.

AB – Che tipo di uomo è il tuo Ispettore Rebus?
IR – È un uomo che cerca. Credo che se incontrassi John Rebus all’Oxford Bar – il posto dove lui beve, e dove anche io bevo – non ci piaceremmo molto. Lui vede le cose in bianco e nero. È di un’altra generazione, rispetto a me. Non ci assomigliamo.

Ian RankinAB – Cosa pensi della versione televisiva dei tuoi libri?
IR – Non lo so. Quando ho saputo che Rebus sarebbe finalmente diventato un personaggio televisivo, ho deciso di non guardarlo, di non scrivere la sceneggiatura, di non partecipare in nessun modo. Non volevo essere influenzato dalla figura e dalla voce del personaggio televisivo (John Hannah, n.d.r.), che potrebbe interferire con la mia visione del personaggio.

AB – Mi parli del libro cha sta per uscire in Italia, Casi sepolti (Longanesi, in libreria da gennaio 2005)?
IR – John Rebus ha adesso 55 anni, è diventato un po’ più coriaceo, un po’ più cattivo. Il libro inizia con Rebus in punizione perché ha tirato una tazza di tè, piena, addosso al suo capo. Deve quindi tornare in accademia di polizia per un periodo di riaddestramento. L’idea mi è venuta perché il capo della polizia di Edimburgo ha scritto, in una recensione, che se un vero poliziotto si comportasse come Rebus – bevendo così tanto, andando sempre contro le regole – verrebbe sicuramente inviato a fare un corso di recupero presso l’accademia di Polizia. Così io gli ho risposto dicendogli che, se mi avesse permesso di frequentare uno di questi corsi, io avrei scritto un libro in cui Rebus torna all’accademia. E così ho fatto.

AB – Cosa hai in programma per il futuro?
IR – Fin da quando ho iniziato a scrivere questa serie, avevo deciso che Rebus sarebbe vissuto “in tempo reale”: nel primo libro ha 40 anni, oggi, nella mia mente, ne ha 56, quindi ha ancora quattro anni di tempo (i poliziotti, in Scozia, vanno in pensione a 60 anni). Quindi ci sono ancora più o meno un paio di libri. E dopo? Ancora non lo so.

Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Agosto

OLYMPUS DIGITAL CAMERANell’incontro precedente (prima della pausa depressivo-riflessiva) con l’arrivo del sor Quintilio, detto “Puzzola”, era successo, come sapete, il finimondo, per cui mi ero ritrovato svenuto a casa con la figlia e la mogliera incazzicchiate alquanto. Non sarei più dovuto andare alle riunioni gabinettistiche condominiali. Perciò ho inventato un incontro importante di scacchi al circolo di Siena svicolando, invece, dai miei amici ponzatori. Grande riunione culturale sul sesso nel romanzo poliziesco e tout court, con i deretani che traballavano eccitati sulle tazze, dopo avere distribuito le mie opere sulla falsariga modaiola del momento: Il batacchio infernale, Edizioni Sottoachitocca 2012, Il randello dell’avvocato, Edizioni Checidòchecidòchecidò 2012, Il nespolo assassino, Edizioni Mammamiaquant’ègrosso! 2013, La farfallina birichina, Edizioni Miposodappertuttosenzafapagàuncentesimo 2013, e l’ultimo parto, Il pistolotto imbronciato, Edizioni Staseranisbamancosepiangi 2013, storia più leggera e sentimentale rispetto alle altre che sta avendo un corposo successo.
Tutto è filato liscio come l’olio, seppure in una atmosfera decisamente trillante, fino a quando la sora Cecilia, la zitella stagionata che già conosciamo, di fronte alla ricostruzione di un amplesso in posizione estremamente difficile, che ha dato la stura ad una vera e propria controversia (c’è chi lo riteneva possibile e chi no), ha strabuzzato gli occhi già di fuori per loro stessa natura, ha lanciato un flebile sussurro, quasi accorato, ed è crollata a terra svenuta. Viste certe facce arrossate, certi sguardi per nulla innocenti e il lombricone del sor Pasquino che stava diventando mostruosamente arzillo ho deciso di chiudere la seduta. Dovremo perlustrare altri argomenti.

Spiluzzicature

il matto affogatoQuesta volta, punto dall’atavica curiosità quadrettata, ho spiluzzicato Il matto affogato di Elda Lanza (88 anni!), Salani 2013. Il matto affogato è uno degli scacchi matti più spettacolari, in cui il Re viene mattato da un solo pezzo avversario pur essendo circondato da pezzi amici: sono proprio questi ultimi infatti a impedire al monarca di sottrarsi al mortale scacco, ostruendo ogni via di fuga. E all’insegna del matto affogato saranno anche i due casi su cui si trova a indagare Max Gilardi, che ha rinunciato alla sua carriera di commissario a Milano per intraprendere quella di avvocato a Napoli. Vista l’età mi pare che la scrittura non ne risenta minimamente. Fila veloce e sgrillante (mio conio) come una vent’enne.

morte a pemberleyLo stesso dicasi di P.D. James (93 anni!) che ha tirato fuori Morte a Pemberley, Mondadori 2013 (anche in ebook). Sono rimasto un bel po’ a leggerlo, poi ho desistito all’acquisto impaurito dalle urla bestiali del borsellino. Però mi sa che A proposito del giallo, Mondadori 2013, della stessa veneranda autrice, prima o poi lo prendo.

Via la Letteratura, via la Filosofia, via la Storia! Non dant panem. L’ho trovata da qualche parte. Senza commento (o meglio, un commento ce l’ho ma me lo tengo).

Ho letto che per Philip Roth gli ottanta anni rappresentano un passaggio decisivo. Si comprende che non si cambia il mondo. Questi cervelloni sono di un lento, ma di un lento…

L’Islanda è piccolina ma sembra, non so se ci avete fatto caso, che fra poco avrà più scrittori di storie giallastre che abitanti.

Occhio ai libri che vi tengono “con il fiato sospeso dalla prima all’ultima pagina”. Io un respirino ogni tanto lo farei.

Savage calibro 300 di Ed McBain, Mondadori 2013.
La prima reazione di invidia. Per questo Cotton Hawes, recente acquisto dell’87° Distretto di New York. Alto, robusto, occhi blu, capelli rossi con ciocca bianca, bocca carnosa. Se c’è una bella ragazza, fosse pure indiziata, se ne innamora, cena al ristorante, poi a casa e alla fine “spensero la luce”. Così in un batter d’occhio, quando al sottoscritto, nei tempi che furono una fatica bestiale a… Lasciamo perdere.
Dicevo dell’87° distretto dove lavora pure il nostro Steve Carella (brutta ferita tempo addietro) alle prese con un omicidio di un ex galeotto dedito ad estorsione e ricatti, Sidney (Sid) Kramer, fatto fuori con un fucile Savage 300 che gli ha spappolato la faccia, mentre passeggiava tranquillo per la strada.
Un tizio poco raccomandabile che si interessa del caso “Era mio amico e voglio che sia fatta giustizia”, alcuni possibili indiziati sotto ricatto: la moglie di un politico, una donna dal passato movimentato, un industrialone con qualche lato oscuro. E poi c’è da sapere dove andava a caccia e quale era la compagnia del defunto che amava ogni tanto assentarsi per questa passione.
Dunque, indagini, colloqui, pedinamenti, viaggi per seguire il suo percorso ed un compagno di caccia che sparisce improvvisamente. Inoltre personaggi. Ecco, personaggi ben delineati, ben costruiti, vivi, concreti. Anche i minori. Un tocco, un tratto di penna basta a fermarli nella memoria. Come quello che pedina, l’informatore, quello che ascolta e registra le telefonate, il poliziotto spedito ad un appuntamento… Per tutti un piccolo squarcio di vita.
Una prosa sicura, spedita, dialoghi magistrali, il colpo finale degno di una bella storia.

Destini fatali di Thomas H. Cook, Mondadori 2013.
Una storia raccontata e una storia letta. Chi racconta la storia, lontano da tutto e da tutti (caldo terribile e fitta giungla) ad un interlocutore grasso e sudaticcio e a noi lettori è il personaggio principale, il giornalista George Gates. Chi legge una storia all’interno della prima sulla scomparsa misteriosa di una donna è sempre lui insieme a…
Ma veniamo al dunque. Arlo Bride, detective in pensione, racconta la vicenda di una donna scomparsa a George Gates che ha perso il figlio Teddy diversi anni addietro, scomparso pure lui e ritrovato morto ammazzato (moglie persa dandolo alla luce). Allo specchio un uomo senza nessuna speranza nel domani, solo senso di vuoto e “piattezza”, un drink da O’Shea’s, tanti viaggi (Uganda, Saipam, Vienna, Portogallo, Polonia…), tanti ricordi, soprattutto del figlio (incubi), del padre morente, una frase che rimbomba nel cervello “Non dimenticartelo mai, George, il non visto”.
E allora questa ricerca sembra rianimarlo e scuoterlo un po’ dall’apatia. La donna, scomparsa il 24 aprile 1987, è la poetessa Katherine Carr. Ha scritto un  racconto e delle poesie che vengono letti e interpretati sia dal nostro giornalista che da Alice Barrows, una bambina malata di progeria (invecchiamento prematuro), lettrice accanita di gialli (Christie, Conan Doyle, Poe).
Ricerca, mistero, ricordi, il dolore di un uomo che ha perso una parte di se stesso attraverso una prosa che scivola nei meandri dell’animo e ritorna alla luce, per annotare un gesto, una piccola fetta di cruda realtà (certi fatti drammatici si ripetono). I dubbi, le angosce e lievi speranze si alternano per dare un senso (difficile) alla vita.
Un piccolo capolavoro. Come la traduzione di Mauro Boncompagni.

uomo che odiava sherlock holmesL’uomo che odiava Sherlock Holmes di Graham Moore, BUR Rizzoli 2013.
L’uomo che odiava Sherlock Holmes è proprio il suo autore, quell’Arthur Conan Doyle che ad un certo momento, non potendone più, decise di “ucciderlo” affogandolo nelle cascate Reichenbach. Era il 1893. A furor di popolo fu poi costretto a resuscitarlo otto anni dopo nel celebre Il mastino di Baskerville.
Ma durante questo periodo che cosa è accaduto al Nostro e che fine hanno fatto i suoi famosi diari? Ecco che nel 2010 Alex Cale, membro prestigioso degli Irregolari di Baker Street, annuncia proprio la scoperta di uno dei diari mancanti e dopo un po’ viene trovato strangolato nella sua camera dell’Algonquin Hotel di New York con una metodologia che sembra ricalcare quella di Uno studio in rosso. Ad indagare, oltre la polizia, c’è Harold White, ultimo degli Irregolari, coadiuvato dalla giornalista Sarah Lindsay.
Dunque due piani temporali: dal 1893 al 1901 con il nostro Arthur, in compagnia dell’amico Bram Stoker (Dracula), e nel 2010 con i sopracitati. Per quanto riguarda Doyle gliene capitano di tutti i colori. Subisce un attentato, si traveste da donna, finisce addirittura in prigione. Insomma diventa un personaggio vero con i suoi ricordi, la sua testardaggine, la passione per i romanzi storici, i momenti di dubbio e smarrimento.
Per quanto riguarda la “coppia” Harold e Sarah, anche qui abbiamo una folta serie di azione e ragionamento che si intrecciano fra loro nell’ambito di una società con le sue brutture: la povertà, il puzzo tremendo, il caos delle carrozze sferraglianti e il nuovo che avanza con la luce elettrica al posto dei lampioni a gas e le suffragette per il voto alle donne.
Scrittura vivace, ironica (gli Irregolari come anatre starnazzanti), intessuta di continui riferimenti al Canone e alle abilità investigative di Holmes. Profonda conoscenza della materia, lettura piacevole, fine godimento letterario.

resa dei contiResa dei conti di Petros Markaris, Bompiani 2013 (anche in ebook).
Non è facile scrivere un giallo a sfondo sociale. Soprattutto se il “sociale” è molto vicino a noi. Il rischio è di farne un pateracchio né carne né pesce. Il metodo quasi sempre uguale. Si prendono tre o quattro personaggi di diversa estrazione e contrapposte ideologie e gli si sparano in bocca le formule di rito. Io la penso così, io, invece, la penso così. Poi ci sarà il protagonista che la pensa così. Uno sguardo crudo alla realtà disumana e truculenta e il gioco è fatto. Sembra facile, ma non lo è. Soprattutto se la mano dell’autore tentenna, l’occhio è vitreo e il tutto sembra attaccato con una colla andata a male.
Per fortuna la mano di Markaris risulta ferma e la pupilla ben nitida. Il “sociale” è la crisi della Grecia ormai fuori dall’euro. Disoccupazione dilagante, taglio e blocco di pensioni e stipendi, continue rivolte. Anime bastarde contro gli immigrati, anime buone che cercano di aiutarli. Chi strilla contro l’euro, chi contro la dracma che non vale un fico secco, chi è sicuro che “Tutto finisce a schifio” (ideali, lotte, rivendicazioni).
Il “giallo” è l’uccisione di tre persone che sembrano avere in comune un passato di resistenza alla dittatura dei colonnelli. L’ispettore Charitos fra questi due fuochi: fatica ad andare avanti nella vita di ogni giorno (anche lui dovrà fare sacrifici) e fatica a sbrogliare il bandolo della matassa mortuaria. Naturalmente i sospettati sono diversi fra cui la politica e il cuore. Spunti di quotidianità familiare e un rigurgito di bontà verso il tedesco cattivone che qui diventa pure utile (insegna a maneggiare il computer al nostro ispettore). Finale inaspettato e nello stesso tempo inserito dentro una salda tradizione poliziesca. Mai avresti detto che è lui, però si sa che spesso è proprio lui.
A termine lettura una certa leppa che scivola sinuosa fra le mie/nostre italiche chiappe.

scomparso hansenScomparso di Joseph Hansen, LIT 2013.
Da ragazzetto degli anni Cinquanta i froci erano froci, via. A trovarli per le strade di paese insulti, sberleffi, sghignazzate. Altri tempi. Da vergognarsi. Come leggendo i libri di Joseph Hansen in cui compare l’investigatore Dave Brandstetter della Pinnacle Assicurazioni. Gay. Con i ricordi struggenti del suo compagno Rod venuto a mancare che lasciano un  tocco al cuore tanto lievi e puri.
In California a Pima (anni Sessanta). Fox Olson, famoso speaker radiofonico, musicista e scrittore, sparisce dopo un incidente in macchina, spappolata in un burrone. Dave alla sua ricerca. Piano, piano attraverso gli incontri con i membri della famiglia e i personaggi a lui in qualche modo legati, ecco i primi spunti, il quadro che si delinea, gli intrecci relazionali, i possibili moventi di una sua possibile morte violenta (il sindaco Chalmers che forse ce l’aveva con lui per una questione di appalti, un tizio francese che voleva vederlo…).
Incontri e incontri, persone e persone (perfino una partita a scacchi con un bambino in carrozzella), luoghi diversi tratteggiati con amore, ricordi e ricordi, il tempo che passa, i desideri che cambiano (il padre puttaniere vorrebbe, addirittura, un nipote). La ricerca va avanti, ferma, incrollabile, svela sentimenti e passioni, risvolti insospettati fino all’ultima pagina con il passato che ritorna inflessibile. Non una parola mancante, non una parola di troppo. Il racconto fila spedito senza il peso della scrittura con straordinaria delicatezza.
Il Nostro al centro della scena insieme al Tempo. Dimagrito e addolorato, lasagne e salsiccia, pane tostato all’aglio e vino (anche un Martini se ci sta bene), Madge vecchia amica lesbica lasciata dalla compagna di turno, una stretta di mano, spunti sulla vita, la Traviata a ricordargli, tremenda, il suo Rod. Il Tempo, dicevo, che scolora e il Tempo che ravviva. Perché per Hansen la vita ha da continuare. Per Dave, per Madge. Per tutti.
E insomma un po’ di commozione e un certo rossore per quello stupido ragazzetto degli anni Cinquanta.

Sherlock Magazine 28
Oggi segnalo due racconti: Sherlock Holmes batte un colpo di Simone Nava e Una tranquilla gita fuori porta di Aristide Bergamastro.
Partiamo dal primo. Siamo a Londra nel 1924. Lettera di Watson a Holmes che è diventato apicultore nel Sussex. Dal giorno della sua supposta morte e quella, purtroppo vera, dell’adorata moglie Mary, il dottore vive ritirato in depressa solitudine. Spinto dalla signora Kemp, che svolge i lavori di casa, ad una seduta spiritica, sente la voce della moglie. Altra seduta ed ecco lo spirito di Holmes che lo accusa del suo tentato omicidio nei gorghi delle cascate e dell’uccisione di Mary. Possibile?…
Veniamo al secondo. Per la famosa coppia arriva un invito a Bridlington da parte di Arthur Ginsburg, campione nazionale di scacchi 1885, 1886 e 1887 (Watson spera che Holmes venga sonoramente battuto). Tra gli ospiti Jack Orson “il più abile cacciatore di taglie del regno”, avendo aiutato più volte con successo Scotland Yard, l’ispettore di polizia del luogo Homer Bradley (ce l’ha fina con Orson per avergli rovinato la carriera) e la signorina Quigley, innamorata respinta sempre del suddetto Orson. Un biglietto minaccioso “Presto verrà il tuo momento” e il di sopra nominato rimane stecchito per avvelenamento da aconito. Avvelenato, ma come? In che modo? E per quale motivo?
Racconti ben costruiti e di gradevole lettura.
Da ricordare, inoltre, un sacco di belle rubriche tra cui la Disanima del Canone di Enrico Solito. Questa volta è preso in considerazione I signori di Reigate (REIG). Holmes si riposa proprio in questo luogo nel Sussex. Watson e un vecchio amico camerata dell’Afghanistan, ora colonnello, vanno a trovarlo. Furto in una villa poco distante, seconda rapina con morto ammazzato nella villa di Cunningham, buoni vicini del colonnello. È stato ucciso il maggiordomo colpito al cuore. Holmes sta male, commette uno sbaglio, sembra essere fuori di testa. Sparisce (tipico del personaggio). Ma c’è un perché a tutto questo…

Ho conosciuto la banda di Omar Di Monopoli nel relativo blog tenuto con grande competenza e signorilità dall’autore di Uomini e cani (basta questo titolo). Qui ho portato la mia passione per i libri e un po’ di ironia toscana con le mie “satirette”. Oggi mi piace presentare un paio di interventi dei suoi frequentatori.

Ecco il contributo di Sabrina Vannini (Pimpi).

in morte di un collegaIn morte di un collega di Fabrizio Rinaldini, Sassoscritto 2011.
Sono una bibliotecara padovana con sangue etrusco (il babbo è di Arezzo), con un amore spasmodico per il libro in quante tale.
Sono una di quelle persone che ai mercatini dell’antiquariato (e dell’usato) li annusa i libri, prima di comprarli.
Sto oscillando da più di un anno sulla decisione di comprare quell’aggeggio che mi permetterà di scaricare (!) e leggere libri che sono pubblicati solamente su ebook… ma sono talmente legata alla pagina, alla carta, al tocco della mia mano sulla copertina che non mi sono ancora decisa.

Vado a più presentazioni di libri possibili (orari di lavoro permettendo) e cerco di far comprare alla mia biblioteca autori giovani ed emergenti.
Nella biblioteca dove lavoro (Abano Terme) ho creato la prima sezione Sugarpulp su territorio nazionale e, diamine, me ne vanto perché con la crisi di fondi per nuovi acquisti e nuovi progetti è stato proprio un grande successo.

Il libro segnalato è un tipico titolo Sugarpulp. Storia avvincente ed intrigante, con un riflesso socio politico non troppo pesante ma che lo rende qualitativamente una spanna più in alto di tanti altri.
Ovviamente è un mio personalissimo giudizio ma sul fatto che sia scritto in maniera egregia non ammetto discussioni… (e poi l’autore è di Scandicci… e questo è già un bel biglietto da visita).
Gli ingredienti ci sono tutti: un suicidio che si scopre omicidio, un informatico con innate doti investigative, un lato ideologico non troppo nascosto e un amore tanto travolgente quanto inaspettato.
Un giallo intriso di “nero”…

Ed ecco il secondo di Annalisa (ho letto che ha pure un blog ma non so dove).

tutto ha un prezzoTutto ha un prezzo di Lotte e Søren Hammer, Feltrinelli 2012 (anche in ebook).
Camilleri afferma che il giallo si addice alla democrazia, perché solo in una democrazia ti puoi permettere di trasgredire e poi di essere ricercato alla bella vista di tutti. In una dittatura, invece, nessuno trasgredisce. Nessuno ruba, nessuno uccide, e se il capo inciampa scendendo le scale nessuno, ovviamente, lo vede.
Ecco perché svedesi e norvegesi e danesi ci stanno invadendo con i loro gialli. È la democrazia, gente.
Poi, ecco, non tutte le ciambelle riescono col buco. Io, per esempio, ne ho appena trovata una che è stata cotta malino.
L’idea, mi dicono, si chiama “cold case”: a differenza di quel che pare, non è un caso caldo ma un caso freddo. Anni prima qualcuno uccide una ragazza e il cadavere viene scoperto nelle prime pagine mentre la prima ministra tedesca, ospite dei danesi, sorvola con un elicottero i ghiacciai della Groenlandia (e già qui…). Il caso, comunque, è freddo non per via della Groenlandia, ma per via degli anni che sono passati dall’uccisione. Il computo degli anni esatto non riesco a farlo, perché si continua a saltare avanti, indietro e poi, ahimè, in mezzo, roba che se uno avesse un libro in carne e ossa ci può provare, a sfogliare indietro le pagine finché non nota un numerino e capisce quando succede questo e quello, ma con l’e-book non se ne parla. Così vi trovate a simpatizzare con il commissario (Konrad Simonsen, detto Simon, ma questo lo capite dopo, quando lui si decide a spiegarlo, perché per un po’ andate avanti incerti, col sospetto che Konrad e Simon siano due persone diverse), simpatizzate con lui, dicevo, quando “non aveva idea di che cosa stesse parlando ma un generico spirito di cortesia lo spinse a replicare con un’innocua bugia”. Ecco, il vostro generico spirito di cortesia, unito al fatto che non avete pagato personalmente il libro, vi spinge a continuare, strattonati di qui e di là da personaggi che in un amen cambiano atteggiamento e persino carattere…(tagliato solo per motivi di spazio e mi scuso con Annalisa che me ne dirà tre o quattro, ma anche cinque).

Termino con la imprescindibile Patrizia Debicke (la Debicche)
un quieto impercettibile omicidioUn quieto impercettibile omicidio di Lene Kaaberbol e Agnete Friis, Fazi Editore 2012 (anche in ebook).
Sempre più spesso nell’affrontare la lettura di un nuovo libro per fare una recensione mi torna a mente la famosa ‘allegria’ di Mike Bongiorno. Eh sì, ce ne sarebbe bisogno davanti a una serie di storie sfigate, con personaggi ombrosi, cupi, plagiati dalla vita e da un crudele destino e che sembra non possano in alcun modo condurre un’esistenza normale. E anche stavolta con Un quieto impercettibile omicidio è così: noir de noir, non fa sconti.
Insomma in poche parole, e senza voler sindacare sulla capacità narrativa delle due autrici, ecco a voi. Servendosi abilmente del doppio binario di una Danimarca in attesa di un pericoloso vertice internazionale e di un’Ungheria afflitta dal neonazionalismo e dalla crisi monetaria, la storia introduce Tamas, un giovane zingaro che vuol tentare il colpo grosso ed esportare e vendere in Danimarca del materiale radioattivo altamente tossico ritrovato nei sotterranei di un antico dislocamento militare.
La sua folle impresa provocherà la disgrazia sociale di Sandor, il suo fratellastro, che ha dedicato tutta la vita allo studio e al tentativo di integrarsi, sarà foriera di morte, di atroci sofferenze e coinvolgerà di nuovo, in un ritorno come protagonista, Nina Borg, l’infermiera danese paladina delle minoranze, afflitta da irrisolti problemi di rapporti familiari, che i lettori hanno già incontrato in Il bambino nella valigia. Un gioco estremamente pericoloso che porta purtroppo ad alcune conseguenze irrimediabili. Anche se dietro a quella che si credeva una trama terroristica si nascondeva solo quieta follia, il maldestro tentativo di rimuovere una possibile ‘contaminazione sociale’.
Comunque sia, un brutto affare, una storia dove chi, spinto dal bisogno di aiutare il prossimo e da buoni sentimenti, viene punito atrocemente tanto da dover rinunciare a una vita normale, agli affetti più cari. Dove parole come amore e dovere sembrano cambiare di significato, fare paura. Quasi un suggerimento a chiudere gli occhi a farsi solo gli affari propri. Quale nuova morale se ne può trarre?

Un caro saluto a tutti i lettori e collaboratori da…
Fabio, Jonathan e Jessica Lotti.