Whitechapel: il crime inglese colpisce ancora

whitechapelNon ne ho sentito parlare molto, eppure se la serie tv britannica Whitechapel è giunta alla quarta stagione ci sarà un buon motivo.
Un ispettore, Joseph Chandler (nomen omen), affetto da un leggero D.O.C. che aumenta quando è sotto stress. Una squadra scalcinata ma efficiente. Un ricercatore che studia le analogie tra crimini del passato e crimini del presente. La fascinosa Londra a fare da sfondo. Due, tre episodi al massimo per risolvere un caso. Sono ingredienti che fanno venire l’acquolina in bocca agli appassionati del mystery. Le già decantate virtù degli sceneggiatori britannici, inoltre, garantiscono realismo e violenza senza sconti anche quando si parla delle vite private dei protagonisti.
In ogni episodio (meglio: in ogni storia, che dura due o tre episodi) la squadra di Whitechapel si muove in contesti diversissimi: si va dall’emulatore di Jack lo Squartatore alla presenza/invadenza dei Servizi Segreti, dalla stregoneria a un assassino affascinato da un film “maledetto”.
Nel corso della serie i personaggi acquistano spessore e connotazione. Il D.I. Chandler cerca di tenere a bada i suoi fantasmi mentre la squadra, che all’inizio lo vede come uno strano essere piombato dal nulla con l’assurda pretesa di metterli in riga, a poco a poco inizia ad apprezzarlo. Tradimenti, incomprensioni, rivalità e nervosismo rimangono comunque all’ordine del giorno in un ambiente lavorativo certamente difficile.

Per me è stata una straordinaria scoperta. Spero che continui a lungo e con la stessa qualità.

Trivia: il sergente Miles (Phil Davis) ha avuto una piccola ma importante parte nell’episodio 1 di Sherlock, Uno studio in rosa.

Spoiler: per svariati episodi Chandler risolve il crimine ma non arresta il colpevole, a voi scoprire il perché.

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