L’ipnotista (2012)

l'ipnotistaHo appena visto L’ipnotista, il film di Lasse Hallstrom tratto dall’omonimo romanzo di Lars Kepler. Una sorpresa, visto che le recensioni lo definivano pesante. E invece è proprio come dovrebbe essere, coinvolgente senza effetti speciali, abbastanza aderente al romanzo, con la giusta dose di suspense e ambientazione affascinante (tutto quel bianco non manca mai di colpirmi, ogni volta mi chiedo come sia vivere con l’abitudine al gelo e alla neve).

E mi sono ricordata che nel 2010, in occasione dell’uscita del libro, avevo intervistato gli autori, intervista che – miracoli della tecnologia – sono riuscita a recuperare… Eccola.

lars keplerIntervista telefonica alla coppia di scrittori del momento: Alexander Ahndoril e Alexandra Coelho Ahndoril, autori (con lo pseudonimo di Lars Kepler) del discusso thriller L’ipnotista, appena pubblicato da Longanesi, best seller in Svezia. Dopo le prime scontatissime battute della conversazione (“Piacere, Alexandra”, “Piacere, Alessandra”, “Piacere, Alexander”, “Piacere, Alessandra”, “Oh che bel nome”) passiamo alle domande serie:

AB – Come mai avete deciso di usare uno pseudonimo e da dove viene Lars Kepler?
Alexander – È successo che io e Alexandra abbiamo finito un romanzo – ciascuno con il suo nome – contemporaneamente. Quando hai terminato un romanzo ti prende una sorta di malinconia: vorresti scrivere ma non sai cosa. Ti senti in astinenza, hai una sensazione di vuoto. Vorresti sentirti creativo. Così ci siamo guardati e ci siamo detti: perché non scriviamo qualcosa insieme?
Alexandra – Io e mio marito Alexander siamo entrambi autori pubblicati in Svezia, di narrativa. Volevamo scrivere qualcosa insieme, ma quando abbiamo provato a scrivere per il teatro litigavamo, perché sembrava che la voce di ciascuno dei due cercasse di soverchiare quella dell’altro. Così abbiamo scelto un genere che non fosse né il mio né il suo, e in questo modo siamo riusciti a essere due voci diverse su una pagina bianca, un nuovo autore. Lars è un tributo a Stieg Larsson, e Kepler è lo scienziato (Keplero). Ed ecco il nuovo scrittore.
Abbiamo mandato il manoscritto agli editori anonimamente: volevamo che il manoscritto venisse giudicato in modo imparziale, che chi leggeva non pensasse agli scrittori già noti Alexander e Alexandra. È stato molto liberatorio per noi essere un nuovo scrittore. Volevamo che anche i lettori restassero all’oscuro dei nostri veri nomi, ma l’editore era molto negativo rispetto all’idea di uno pseudonimo, e la stampa ha iniziato a cercarci perché c’era un libro ma non si poteva intervistare l’autore. Così hanno iniziato a cercarci. E una notte di agosto – eravamo nella nostra casa in campagna – hanno bussato alla porta e c’erano i giornalisti e i fotografi con i flash… Game over.

AB – Per entrambi questo è il primo tentativo nel genere thriller. Come mai questa scelta?
Alexandra: Io e Alexander guardiamo moltissimi film, almeno uno ogni sera, e ne discutiamo insieme – della trama, dei personaggi. Penso che la scelta del genere sia stata molto influenzata dal cinema. Siamo stati anche ispirati da Stieg Larsson, che ha innovato il genere. Inoltre i nostri romanzi tengono in gran considerazione la lingua e lo stile. Ma penso che in un crime novel il linguaggio debba essere chiaro, che non debba frapporsi tra la trama e il lettore. Eravamo più interessati all’atmosfera e agli eventi che allo stile.

ipnotistaAB – Sapendo che Alexander è uno scrittore di teatro, non è difficile notare che alcune scene – come quelle della terapia di gruppo – sono costruite come scene di un dramma, sembrano scritte per essere rappresentate su un palcoscenico. Mi sbaglio?
Alexander – Non ci avevo mai pensato ma sì, è possibile di sì.

AB – Come vi siete divisi il lavoro? Chi ha fatto cosa?
Alexandra – Scriviamo come un solo autore. Ogni mattina parliamo della trama, decidiamo cosa scrivere, ognuno siede al suo pc e inizia a scrivere. Poi ci scambiamo i pezzi via mail, e io continuo a scrivere il suo pezzo e lui il mio, fino a quando la scena è completa. Abbiamo scritto tutto insieme, eravamo l’uno nelle frasi dell’altro. Abbiamo lavorato in modo assolutamente paritario e organico.

AB – Penso che le nuove generazioni di scrittori svedesi debbano confrontarsi con antecedenti noti in tutto il mondo, come Sjowall e Wahloo e Stieg Larsson. Si tratta più di un’eredità o di un fardello?
Alexandra – Bella domanda! Siccome io e Alexander siamo una coppia, il confronto con Sjowall e Wahloo è inevitabile… Loro sono una leggenda. Noi siamo cresciuti con i loro libri e certamente ne siamo stati influenzati. Ma siamo lontanissimi per modo di scrivere. I loro libri sono molto buoni ma sono anche molto legati al tempo in cui sono stati scritti. Sono indubbiamente molto importanti per la tradizione. A Stieg Larsson siamo molto debitori, lui ha reso i polizieschi svedesi internazionali in un modo che nessuno aveva fatto prima.

AB – Ok, ora un paio di curiosità, La prima: ho saputo che in una versione iniziale il libro terminava con un’orsa…
Alexandra – Sì! Incredibile, come hai fatto a saperlo? Inizialmente sì, avevamo pensato a un’orsa che si inferociva per proteggere i cuccioli. Ma abbiamo cambiato il finale e abbiamo introdotto il tema dell’acqua perché ci fosse una connessione con le sedute di Erik, quando induce l’ipnosi nei suoi pazienti e nel frattempo immagina di essere nell’acqua. Abbiamo pensato che fosse più elegante, e più coerente con quanto accade prima.

AB – I lettori italiani hanno contestato che, in un momento cruciale di un inseguimento in un cimitero, nottetempo, l’investigatore si scontra con un’anziana signora che era andata a portare una candela sulla tomba di Ingrid Bergman. Innanzitutto, mi confermi che a Stoccolma, come nei paesi anglosassoni, i cimiteri sono aperti anche la notte?
Alexandra – Sì, certamente! In Svezia la gente va al cimitero anche la sera, ed è comune che accendano candele. Siamo in un paese molto buio…

AB – E mi confermi che ci sono persone che ancora visitano la tomba di Ingrid Bergman?
Alexandra – Sì, certo. Non l’abbiamo affatto dimenticata.

AB – Ho notato che il libro è incentrato su problematiche familiari “forti”: il primo omicidio matura in ambiente familiare, i bambini sono abbandonati a sé stessi, Erik ha problemi con la moglie… È un problema molto sentito, quello della perdita del senso della famiglia?
Alexandra – Mi piace che tu l’abbia notato. La famiglia è anche una metafora della società, ci sono famiglie di ogni tipo nell’Ipnotista. Noi abbiamo scritto su ciò che temevamo di più. Abbiamo dei figli e cerchiamo di proteggerli, e ci sentiremmo impotenti e rabbiosi se accadesse loro qualcosa.

AB – E adesso, che succede?
Alexandra – Abbiamo terminato il secondo libro – ne abbiamo in progetto otto – con il detective Joona Linna, e i diritti cinematografici sono già stati acquistati… Siamo stupiti anche noi di questo successo. Ora non rimane che scriverli… Ma abbiamo molte idee, è stato piacevole scrivere questo romanzo insieme, è una cosa fantastica, un nuovo capitolo della nostra vita.

AB – Ed Erik Bark?
Alexandra – Forse Joona ed Erik si incontreranno ancora, nel corso di un’indagine. Chissà…

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