Buona fine e buon principio

albero di natale 2013 -TWINKLEQuest’anno ho fatto poco: niente classifiche, niente “il meglio del 2013” e nemmeno “il peggio del 2013” (che pure ci sarebbe stato da dire, eh).
Il pensiero va a tutti quelli che ci hanno lasciati, che sono tantissimi.
Quest’anno ho chiuso con almeno due grossi impegni che portavo avanti da anni, ed era ora. Vedremo cosa ci sarà, dopo.
Quest’anno è stato un anno di transizione, quindi il 2014 sarà diverso, speriamo migliore.
A tutti voi che passate da qui, l’augurio che non vi manchino mai salute, lavoro e serenità.

Buona fine e buon principio.

C’è crisi, c’è grossa crisi… (post pre-natalizio)

n importe quoiUno dei segnali più decisivi della crisi di una civiltà è la sua incapacità di stabilire un metodo con cui rapportarsi col mondo, con le cose, con gli altri popoli, uomini, culture – in una parola: con la realtà. (Luca Doninelli)
Inutile che lo ribadisca: è un momento di crisi e si sente, non solo nelle tasche ma anche nell’atteggiamento della gente. La crisi porta cambiamento e qua di cose ne stanno cambiando parecchie sotto il profilo personale, lavorativo e sociale. Non tutti i cambiamenti sono negativi, non mi dilungherò in spiegazioni, ma insomma, sappiate che nel silenzio degli ultimi tempi c’è anche molta riflessione. Quali saranno gli esiti è ancora presto per dirlo ma immagino che si vedranno, prima o poi.
Per la parte che ci interessa, la crisi dell’editoria sta producendo in me una sorta di disaffezione, anche se osservo con interesse alcune cose che in questo momento sono in fase embrionale ma che mi auguro vedano presto la luce.
Sulla crisi dell’editoria voglio mettere in evidenza due articoli: il primo riguarda gli editori a pagamento, che io continuo a considerare una piaga perché, guardando esclusivamente al punto di vista del lettore, intasano il mercato di roba illeggibile sottraendo risorse e visibilità a libri meritevoli. Per quanto mi riguarda, l’esperienza di Più libri più liberi quest’anno è stata tremenda: un giro veloce degli stand, la rapida realizzazione che di editori “sani” ce n’erano pochissimi – il resto era fuffa – e mi è salita una tale rabbia mista a frustrazione che me ne sono andata. La salute prima di tutto.
Se volete farvi del male potete guardare il video realizzato da Scrittori in causa e Scrittori precari per guardare in faccia qualche “campione” dell’EAP mentre difende la deprecabile prassi. Sconsigliato dopo i pasti.

Più recente invece è la notizia che perfino Mondadori ha adottato un nuovo contratto che li pone al limite dell’EAP: il Contratto ad Anticipo Zero (o CAZ, come lo ha efficacemente definito Giampaolo Simi in questa esauriente trattazione). Il che suggerisce che si debba rivedere l’intera filiera produttiva dell’editoria se non si vuole perdere il patrimonio culturale dei prossimi anni.
Sembra andare controtendenza invece la norma – all’esame del Consiglio dei Ministri – che prevede la possibilità di detrarre fiscalmente il 19% dell’importo dei libri acquistati, purché non in ebook, fino a 1000 euro (più altri 1000 per libri scolastici e universitari). Se la norma verrà approvata potremmo assistere a un rifiorire delle librerie. Forse.

Nonostante tutto, però, sto leggendo diverse cose, ho dei romanzi in wishlist e altri ne vorrei consigliare tra le uscite recenti, magari da regalare o regalarsi.

Innanzitutto c’è un’iniziativa importante, quella dei Racconti in sala d’attesa (Caracò 2013, anche in ebook).
Dodici racconti, dodici autori e un progetto culturale dedicato a Vincenzo Federico, che anche io ho conosciuto, morto dopo una breve malattia.
Si corre e non si pensa. Si corre e non si vive. Si corre e i problemi non si risolvono mai. Eppure ci sono dei momenti della nostra vita in cui siamo costretti a fermarci. Non dipende da noi. Dobbiamo aspettare.
Nelle sale d’attesa il tempo si dilata e tutto quello da cui fuggiamo ogni giorno ci si attacca addosso. Non ci sono vie di fuga. Si è da soli davanti al tempo e a se stessi.

I diritti d’autore di questo libro saranno devoluti ad un progetto culturale destinato agli ospedali italiani.
Gli autori sono Maurizio de Giovanni, Cristina Zagaria, Patrizia Rinaldi, Gabriella Genisi, Luigi Romolo Carrino, Elisabetta Bucciarelli, Patrick Fogli, Andrej Longo, Giuseppe Lupo, Emilia Marasco, Marco Marsullo, Antonio Paolacci.

Ecco, questo lo compriamo tutti, vero? Ci tengo molto.

Poi.

Colgo l’occasione per scusarmi pubblicamente con gli autori alle cui presentazioni non sono andata. Ci tengo che sappiano che l’assenza non è sintomo di lontananza, anzi, e che spero sinceramente in prossime occasioni e contesti migliori.
E quindi, in rigoroso ordine alfabetico, date un’occhiata a:
Giulio Leoni con il giallo storico Il testamento del Papa (Editrice Nord 2013, anche in ebook)
Angelo Marenzana e L’uomo dei temporali (Rizzoli 2013, anche in ebook): un giallo con il commissario Augusto Bendicò, personaggio a cui sono molto affezionata (Angelo sa perché)
Bruno Morchio e la nuova avventura di Bacci Pagano, Lo spaventapasseri (Garzanti 2013, anche in ebook)
Simone Togneri e il suo Arnoamaro (Fratelli Frilli 2013, anche in ebook).

Tra le cose che ho in lettura, praticamente già terminate:
Gaia Conventi con Giallo di zucca (Betelgeuse 2013, finalmente anche in ebook): giallo classico con Luchino, fotografo della Scientifica, che indaga “in famiglia” su una serie di omicidi avvenuti a Ferrara. Cane Poirot al seguito, utile anche per fare conoscenze femminili. Si mangia tanto, si parla del Palio, si ride anche. Piacevole.

Maurizio de Giovanni con Buio per i bastardi di Pizzofalcone (Einaudi 2013, anche in ebook) che segna il tempestivo ritorno dei ragazzi del commissariato più reietto di Napoli. Meno pathos del solito, vira molto più verso il noir. Bello, bello, bello.

Poi, per i più svariati motivi, non dovrebbero mancarvi:
Il richiamo del cuculo di Robert Galbraith (Salani 2013, anche in ebook): perché non si può non leggere la Rowling, anche se fosse solo per parlarne male;
Adamante di Maria Silvia Avanzato (Edizioni della Sera 2013): perché lei è una che sa raccontare in modo affascinante anche la quotidianità con la nonna, figuriamoci il resto – e poi Crune d’aghi per cammelli mi era piaciuto moltissimo;
Il pallonaro di Luigi Romolo Carrino, sull’omosessualità nel mondo del calcio, perché lui è uno che scrive da Dio;
il classico giallo di Natale della Polillo, quest’anno Il canto di Natale di Clifford Witting (perché non è Natale, senza).

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Ultimamente mi sono dedicata ai film horror: un po’ lento ma ben fatto Sinister con Ethan Hawke; classico college americano con finale a sorpresa in Smiley, autoprodotto dal regista Michael Gallagher (promette un seguito); agghiacciante per la violenza Chained di Jennifer Lynch. Così, se vi avanza un po’ di tempo nelle prossime vacanze e amate il genere, sapete cosa vedere.

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Prosegue anche l’overdose di serie tv: la terza stagione di The Killing è ok; The Blacklist ha un suo perché nel genere crime; Homeland (anche qua, terza stagione) stenta a decollare ma si riprende dalla settima puntata in poi; naturalmente però l’attesa va tutta alla sera del 1 gennaio 2014, quando gli spettatori britannici potranno guardare il primo episodio della terza stagione di Sherlock:

Due parole sul NoirFest: il premio Scerbanenco quest’anno è andato a Donato Carrisi, menzione speciale per Simone Sarasso; avendo presentato entrambi gli autori e rispettivi romanzi, non posso che congratularmi con entrambi. Nella sezione cinema invece è stato presentato Neve di Stefano Incerti, co-sceneggiato da Patrick Fogli. Il film ha vinto il premio per il miglior attore, andato a Roberto De Francesco, e adesso si spera che trovi una distribuzione.

Se poi, come credo, anche voi siete nel vortice dei regali di Natale, sappiate che:
– quest’anno ho privilegiato l’artigianato e anzi, ho rispolverato un minimo di manualità persino io (ma non per farne regali, ché agli amici ci tengo);
– ho regalato qualche libro e qualche altro ancora lo regalerò;
– in libreria si trovano agende bellissime (io ho sempre una spiccata preferenza per la Moleskine) ma anche fumetti, lettori ebook, accessori da lettura… insomma, per i regali di Natale la libreria è ancora un posto privilegiato;
– tuttavia, quando la pigrizia incombe, mi soccorre Amazon. Un clic e via. Tanto sono già stata definita “una str**** di sinistra radical-chic” (detto da uno che mi ha vista due volte, n.d.b.) quindi posso anche dichiarare apertamente che la tecnologia, quando mi semplifica la vita, è una gran risorsa a cui attingo a piene mani.

Cari saluti, ci risentiamo per gli auguri – forse.

Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Dicembre

OLYMPUS DIGITAL CAMERAL’ho già scritto e lo ripeto. Ogni tanto mi prende un po’ di depressione. Non so se capita anche a voi (spero di no). La salute latita, le cose non vanno come devono andare, e insomma tutto è grigio, tutto è triste. L’asma, la prostata, il giradito, la pensione striminzita, la suocera con l’Alzheimer che vuole andare a casa sua quando è già a casa sua, la tegola rotta, il freno che non funziona, il lavandino che gocciola, la cacca di piccione sul tetto della macchina, i mutui (dei figli) che ti assillano, le solite facce dei politici alla televisione. È proprio in questi momenti che mi soccorre il giallo, comprensivo di noir e thriller. Io sarò pure sfigato (penso) ma guarda cosa succede ai disgraziati maledetti che vivono, seppur di fantasia, in queste pagine. D’altra parte che il giallo risulti il luogo più adatto alle disgrazie è nella sua stessa natura. Il fatto che ci sia come minimo un morto ammazzato già questa è una disgrazia. Per il morto ammazzato, se non aveva intenzioni suicide, per coloro che gli erano affezionati davvero e per quelli rimasti fuori dal testamento. Questa volta, dunque, un piccolo lavoro di ricerca dell’equipe gabinettistica che già conoscete sulle disgrazie nel romanzo poliziesco. Per tirarci un po’ su di morale. Qualche libro a caso che qualcosa si trova sempre. E di disgrazie ne abbiamo trovate. Da dà a’ maiali! ha esultato il sor Eugenio tra una carneficina e l’altra: poliziotti sotto cura psichiatrica, sfortunati da morire come quello con moglie in coma e figlia perduta in un incidente stradale, madre buttatasi sotto le rotaie e pure la sorella che è in terapia, vite spezzate dall’alcool, dalla droga, inganni, tradimenti, botte da orbi e via e via e via. A fine riunione un breve sospiro di tristezza per le sfortune lette (ad eccezione del sor Eugenio) e subito dopo un liberatorio Che culo! riferito alle nostre esistenze che è rimbalzato roboante per tutta la stanza gabinettistica. Alzata di deretano, tirata di sciacquone e tutti a casa.

Un giretto tra i miei libri

Parto dalle antologie di racconti che mi garbano una cifra (tra l’altro una delle più famose scrittrici di questo genere, Alice Munro, ha vinto recentemente il premio Nobel). Quindi da Los angeles noir (Alet, 2008) a cura di Denise Hamilton (traduzione italiana di Seba Pezzani). In pratica diciassette storie incentrate sulla città che fu quella di Raymond Chandler e James Cain. Ci sono anche gli scacchi in quello di Lienna Silver Pesce dove i pensionati trascorrono il loro tempo (anche) spostando pezzi e pedoni, e uno dei personaggi Grigorij Petrov si sente male (e dopo muore) proprio nel momento in cui sta per muovere la Regina (non si capisce di che colore sia).
Continuo con Il gioco dell’amore e della morte (Piemme, 2008). Intanto le penne. Voglio dire gli scrittori. Tutta gente che mastica la lingua fin da quando succhiavano il latte della mamma. Basti pensare al curatore, quell’Harlan Coben che si è pure concesso il lusso di vincere i premi più ambiti della letteratura gialla: l’Edgar, lo Shamus e l’Anthony. Tanto per gradire. Oppure Laura Lippman che non avrà vinto l’Anthony ma si è beccata l’Agatha e il Nero Wolfe. Non so se mi spiego. E gli altri mica sono da meno. Racconti che entrano dentro, sviscerano la psiche, suscitano fermenti e nello stesso tempo sono reali e brutali. Lo stile, anzi gli stili dei racconti, pur nella loro diversità, mantengono quasi sempre un livello elevato. Riescono a trasferire al lettore quelle atmosfere di dubbio e incertezza, di strano e misterioso che circola nell’aria senza eccessivi appesantimenti. Altro bel parto Donne pericolose a cura di Otto Penzler e qui basta la citazione di alcuni scrittori: Ed McBain, Jeffery Deaver, Michael Connolly, Elmore Leonard, Ian Rankin ecc… per darvi l’idea del sollucchero e qualche dritta sulla pericolosità di certe candide femminucce.
Venendo a qualcosa dell’italico seme ecco che spunta Crimini curato da Giancarlo De Cataldo. Nove racconti ambientati in nove città dove è reso palese come i nostri facitor di parole non siano succubi di nessuno in questo campo (bastano Ammanniti, Camilleri, Carlotto, Dazieri…).
Ancora più vicino al sottoscritto Toscana in giallo. In questi undici racconti ci si trova parecchio di toscano e altro: violenza, mistero, furbizia, grottesco, richiamo alla storia, ironia impastati in una lingua ora alta e forte ora tendente al basso con quella spigliatezza popolare tipica delle nostre parti. C’è il dramma intero, scuro e profondo di Il demone di Velatri di Claudia Salvatori che si pone ad un livello più alto degli altri racconti (solo questo vale il libro) e c’è il dramma circonfuso di una perfida ironia; ci sono personaggi tipici di ogni paese della mia terra con i loro problemi, le loro aspirazioni, i loro modi di fare, agire e parlare. Semplici e sfrontati allo stesso tempo. E quindi veri.
Con un discreto balzo passo a La scienza di Sherlock Holmes di E.J. Wagner, una cavalcata lungo le strade battute da Sherlock Holmes che ci conduce attraverso la medicina, la legge, la tossicologia, l’anatomia, la chimica del sangue e l’emergere della scienza forense nel XIX e XX secolo. Insomma un bell’incontro con tutto quello che poteva servire al nostro Investigatore per risolvere i misteri dell’epoca.
Elementare Wittgenstein! di Renato Giovannoli mi ha riportato di colpo agli anni degli studi superiori quando me la dovevo vedere con i ragionamenti assurdi (per me, ma non solo per me) dei filosofi. E con lo sguardo ora minaccioso, ora compassionevole, del professore Martufi (lo ricordo di una correttezza esemplare. Poiché era un filosofo di formazione marxista ci faceva studiare le opere di Benedetto Croce…). A dir la verità qualcosa già sapevo sul rapporto indagine poliziesca-filosofia, ma di fronte al presente Malloppone di 373 (trecentosettantatre) pagine, di cui ben 57 (cinquantasette) dedicate a 900 (novecento!) note e ad un corposo indice alfabetico, mi sono sentito gelare le vene e i polsi come canta il Poeta. Che il Malloppone, comunque, fosse quantomeno dignitoso lo dimostrava la Prefazione, come al solito accattivante, del nostro Umberto Eco. E così mi sono ritrovato in mezzo a tutta una serie di personaggi e scrittori del giallo (inteso in senso lato) come Holmes (soprattutto), Philo Vance, Chesterton, Poe, la Regina Agatha, ecc… (e fin qui tutto bene), ed in mezzo ad una serie di filosofi come Wittgenstein, Cartesio, Leibniz, Peirce, Popper, Heidegger, ecc… (e ora tutto male).
Per quanto riguarda gli scacchi ogni tanto mi metto istintivamente a sfogliare il libro fotografico Passion: Black & White di Catherine Jaeg, una carrellata di scacchisti famosi ripresi nelle pose più strambe davanti alla scacchiera: c’è chi sbadiglia, chi storce la bocca, chi si succhia un dito, chi, invece, il dito se lo infila nel naso, chi intreccia le mani sul capo e perfino chi si addormenta!

Spiluzzicature

Saggiato in qua e là Le lacrime del lago di Qiu Xiaolong, Marsilio 2013, un autore che già conosco. Oltre ad una sana scrittura troviamo pure delle belle poesie che l’ispettore capo Chen Cao di Shanghai si diletta a scrivere.

A casa ho spiluzzicato con nostalgia canaglia L’età del Rinascimento in Italia di Henri Hauser e Augustin Renaudet che mi servì per un esame all’Università.

Presentazioni

l'odore del peccatoL’odore del peccato di Andrea Franco, Il Giallo Mondadori 2013. Già trovato il nostro uomo (don Attilio Verzi) in L’odore del dolore in Giallo 24-Il mistero è in onda di AA.VV., Il Giallo Mondadori extra 2013, che mi colpì per la sua originalità. La vicenda si svolge a Roma in dieci giorni dal 16 al 26 giugno del 1846. Don Attilio Verzi ha un dono particolare “che molti avevano additato come una maledizione del demonio”. Percepisce gli odori nel profondo, “vivi come può essere viva una persona, vicini come la carezza di una madre o lo schiaffo di un padre che educa un figlio”. Centinaia di preghiere sotto la guida del bigotto padre Ruggero Ancillotti, conseguenza incubi ripetuti. Cercato dal papa per scovare l’assassinio di un giovane prete, don Pasquale Masini, colpito al capo nella chiesa dei Santi Vito e Modesto. Questi era al seguito del cardinale Karl Kajetan per porre un veto proprio alla elezione del suddetto papa Mastai Ferretti (Pio IX) su ordine di Ferdinando I d’Austria. Don Attilio viene aiutato nella ricerca del colpevole dal padre Augusto Giani, anch’egli con le sue passate sofferenze (le “cicatrici”) e in seguito dal capitano della Milizia Jacoangeli. Di fronte al morto ammazzato un odore che stona con tutto il resto e che lo assillerà per l’intera l’indagine (il “moscone” per la testa). Sempre in giro a raccogliere informazioni, partendo dalla sorella Rebecca, madre superiora dell’istituto Angelica dove era stata alloggiata una parte del seguito del cardinale, fra cui il giovane prete ucciso. Ricordi di padre Costantino Patrizi che non considerava la sua una maledizione, spinte continue dall’alto per trovare presto il benedetto “moscone” che gli ronza per la testa. Intanto si scopre che un ragazzo (l’Orbo) aveva minacciato don Pasquale Masini… Racconto lieve, leggero, delicato, più “dentro” che fuori (ottima psicologia), qualche spicchio di realtà e critica agli uomini di Fede che hanno dimenticato Dio. Trama semplice, lineare e forse troppo semplicistica per chi ama storie più complesse. Ma la mano c’è e si sente.

la mano mankellLa mano di Henning Mankell, Marsilio 2013 (anche in ebook). Sabato, 26 ottobre 2002. Centrale di polizia di Ystad. Nel suo ufficio Kurt Wallander stanco e sfiduciato con un crescente malessere che si porta dentro. Non ha voglia di ritornare a casa in Mariagatan. Persa la moglie, perso il padre (gli manca molto), vive con la figlia Linda che lavora anch’essa nella polizia. Il suo sogno è quello di trovare una abitazione in campagna e di passarvi il resto della sua esistenza insieme ad una donna e un cane. Sogno che sembra realizzarsi con l’eventuale acquisto di una casa segnalatagli dal collega di lavoro Martinsson. Solo che dal giardino esce fuori lo scheletro di una mano. Progetto spezzato e bisogna trovare a chi appartiene. È di una donna, di circa cinquant’anni, impiccata. Dunque al lavoro e solita vita. Rogiti e carte per capire la storia della casa, pochi momenti di relax, il disco di Beethoven, il rapporto un po’ teso con Linda, la gelosia per un suo fidanzato, il sentirsi vecchio e allo stesso tempo la voglia di scoprire il mistero (il poliziotto è fatto per questo). E allora l’incertezza, il dubbio, la voglia di lasciatre tutto, il rapporto con gli altri compagni di lavoro, qualche critica alla polizia nella gestione dei fondi, la cruda verità che viene lentamente a galla (c’è pure un diario) dove è difficile separare il bene dal male. Storia delicata in terza, e sporadicamente in prima dallo stesso Wallander, con una scrittura piana, lineare, che scava leggera all’interno, suscita ricordi, desideri, nostalgie. Bastano pochi tocchi per far vivere un personaggio, per creare un’atmosfera, accompagnata dalla lieve presenza della realtà (il rumore di un trattore, un nibbio solitario) che lascia dietro di sé un senso di malinconica tristezza.

giocarsi la pelleGiocarsi la pelle di Stuart M. Kaminski, Mondadori 2013. Quando la quarta di copertina si presta bene bisogna sfruttarla: “Un orecchio mozzato in una scatola è un messaggio chiaro. Significa che il mittente fa sul serio. Il destinatario è il comico hollywoodiano Chico Marx, minacciato da un misterioso creditore che pretende la restituzione di un prestito di gioco. Se non paga, gli taglieranno le dita. Per proteggere il suo artista la MGM ingaggia Toby Peters, detective privato con una predilezione per il mondo del cinema…”. E dunque Toby Peters. Alto un metro e ottanta e ottanta di peso, naso quasi piatto, cicatrici dappertutto lasciate dal fratello. Per avere un punto d’appoggio c’è bisogno di Al Capone che gli consiglia l’aiuto di qualche amico. Ma chi potrebbe offrirgli buone informazioni finisce morto stecchito da pallottole mirate. Dentro un armadio, o fuori da un armadio (luogo prediletto), oppure nel portabagagli di un taxi. Racconto veloce. Rocambolesco. Tra botte da orbi e sparatorie, l’incontro con Ian Fleming (lo salva su un tetto), il sergente Kleinas sempre tra i piedi e parentesi romantica con la carina Merle Gordon che un saltino sul letto fa sempre bene (anche se raffreddati). Citate canzoni del tempo e pure La Traviata del nostro Verdi, Philo Vance e l’immancabile Sherlock Holmes in televisione. Situazioni comico-paradossali (Toby viene addirittura scambiato per uno scrittore ad un convegno di psicanalisti), ritmo serrato, scrittura ironica, gradevole e frizzante come un vinello che conosco e tengo da parte. Piccolo appunto sul titolo, da sintetizzare, in perfetta sintonia con lo spirito dell’autore, Giocarsi le palle.

Argento vivoArgento vivo di Marco Malvaldi, Sellerio 2013 (anche in ebook). Ogni tanto lo scrittore sente il bisogno di parlare del suo lavoro e di tutto l’ambaradan che lo circonda. O lo fa direttamente in modo esplicito, o indirettamente, come in questo caso, attraverso le parole e i pensieri di certi personaggi. Qui a coppie (sposate o meno): Giacomo Mancini scrittore con Paola architetto; Leonardo programmatore e Letizia insegnante; Corinna agente scelto e il dottor Corradini questore; il Gobbo e Gutta macchiette truffaldine; Costantino disoccupato e Tanasso ingegnere; Angelica editor e il dottor Luzzati editore. In più una macchina, più precisamente una Peugeot 206 color argento ed un portatile che custodisce un libro, a cui ne capitano di tutti i colori. E siamo a Pisa. Praticamente, a voler esser sintetici, la storia del succitato libro e del libro in generale con tutte le sue traversie, le interviste, l’editor (i libri li legge o non li legge?), i cambiamenti del testo, le recensioni come scudisciate all’inizio e quelle indulgenti su chi è arrivato, fino all’ultima tremenda domanda su che cosa sia uno scrittore (già, cos’è?). Ma anche macchiette, incontri e scontri fortuiti, casuali e le storie che si intrecciano come l’argento vivo degli alchimisti. E poi la classica multona dell’Equitalia ormai tristemente di moda, una pizzicata a certi programmi televisivi e alla supponenza dei loro partecipanti, la difficile convivenza tra marito e moglie (anche per Seelan, il domestico di casa Mancini), l’arroganza del potere che si prende tutto il merito (povera Corinna, costretta perfino a trasformarsi in prostituta!). In prima pure il racconto del direttore di un hotel che vede sparire, insieme a suo fratello Carlo defunto (fissato con un metodo di calcolo per riconoscere un musicista dalla partitura), i prossimi congressi con relativi incassi. Personaggi vivi e concreti che sembra toccarli. Una prosa veloce, leggera, ironica (a tratti mordicchia), con spunti in vernacolo a riportarci su un piano di sano gusto popolare. Un’insalata, magari un po’ troppo farcita (non esageriamo, eh!), ma pur sempre gustosa. Ancora un successo di Malvaldi e io mi immagino l’umore di quei livornesi che meglio un morto in casa che un pisano all’uscio.

la sentinella del papaLa Sentinella del Papa di Patrizia Debicke van der Noot, Todaro 2013 (anche in ebook). 1506 a Roma. Brutta fine del vescovo Giovanni Burcardo, torturato e ucciso nel suo palazzo, recisa la carotide, “un disegno inciso rozzamente con una lama affilata sul petto del morto” che si rifà al culto pagano di Ankh, simbolo egiziano della vita. Uccisa anche Lavinia Sabina, cortigiana di classe che teneva compagnia al nostro vispo uomo di chiesa (a quel tempo prassi normale). Al centro della vicenda un complotto per uccidere la figlia del Papa Giulio II, Felice della Rovere che si deve sposare con Giangiordano Orsini. Indaga il leutnant svizzero Julius von Hertenstein, la “sentinella” del Papa, sopracciglia folte e scure, capelli biondi, occhi azzurri, poliglotta, uditore all’Università di Basilea, poi nell’esercito, addirittura sotto Luigi XII e ora preposto a questa funzione. In netto contrasto con gli sbirri capitanati da Marco Alteri che si rode per essere stato estromesso proprio dagli svizzeri. Vicenda movimentata con sacrifici umani, intrighi, ricatti, colpi di scena, duelli, morti ammazzati, il classico passaggio segreto, spunto di sesso, squarci di vita della società del tempo, personaggi storici di rilievo ben sbozzati come lo stesso Giulio II, il banchiere senese Agostino Chigi, Michele Corella (il boia dei Borgia), Machiavelli malaticcio, l’allettante cortigiana Imperia che fa battere il cuore al nostro Julius (ed altri). Racconto che si dirama e si amplia, si contorce un pochettino nel variare degli avvenimenti (un vero tourbillon che mi ricorda certe avventure di cappa e spada) ma resta sempre di stimolo alla lettura.
Di questo ufficiale della Guardia Svizzera, belloccio e sveglio, risentiremo parlare.

il mistero delle tre querceIl mistero delle tre querce di Edgar Wallace, Polillo 2013. Il delitto non è un’arte né una scienza: è un incidente. Già l’incipit tira a fregarsi le mani anche se Thomas De Quincey e Austin Freeman (per dirne uno) scuotono la testa. Detto da Socrates Smith a suo fratello minore Lex. Single, magro da far paura, antropologo, studioso del crimine, già appartenuto al Criminal Investigation Department, ora collaboratore esperto di impronte e di macchie del sangue. Visita (su richiesta) a John Mandle, ex funzionario di polizia in carrozzella per forti reumatismi (contrasto con la bella figliastra Molly Templeton), che ha una paura terribile (diversi segni evidenti partendo dai sistemi di allarme) letta negli occhi dallo stesso Soc (Socrates). Messaggio luminoso in codice Morse visto dalla casa bianca al di là della vallata “Vieni alle tre querce”. E proprio qui, appeso ad una di esse penzola, ucciso da un colpo di pistola alla fronte, proprio il nostro Mandle. Difficile farne un resoconto come per altre storie (quelle che ho letto) di Wallace. Solo qualche spunto: impronte da verificare, una scarpa nel fango di Molly che sparisce un paio di volte (in seguito anche un ferito per terra), identità sospette. Aggiungo un diario del morto, quello della ragazza sopracitata, un incendio doloso, un manoscritto importante, un tentativo di strangolamento, una storia passata che si riversa nel presente. Non manca l’aspetto sentimentale con la bella Molly al centro di virile attenzione da parte del vecchio (per i tempi) Stone, amico di Mandle, e il giovane Lex. Movimento, ritmo incalzante, momenti di pathos e di paura, continui colpi di scena, sparatorie, una incessante fibrillazione con i personaggi che vanno e vengono da tutte le parti (di giorno e di notte) come su un palcoscenico. Prosa secca, essenziale (all’osso), dialoghi martellanti che non lasciano spazio al ciondolar della testa. E con Socrate Smith che tira le fila di una rocambolesca e intrigantissima vicenda. Da leggere con l’occhio vispo.

Presento il contributo dell’amica scrittrice, traduttrice e giornalista Annalisa Coppolaro di cui ricordo Misteri mari amori, Giochi d’amore e di infedeltà, Chiese pievi e segreti sulle colline di Siena (ed. bilingue inglese-italiano), Il Leccio, giugno 2013. Un libro, quest’ultimo, che non è solo una guida storica ma anche un viaggio intrigante tra leggende e misteri di queste magnifiche terre. Suo blog da visitare Storie randage
mare al mattinoMare al mattino di Margaret Mazzantini, Einaudi 2011 (anche in ebook). Un libro di grande poesia che ruota attorno al dramma attualissimo dei migranti in cerca di una vita migliore via mare. È il mare infatti il protagonista indiscusso della trama, insieme a due bambini le cui vite si incrociano. Durante un recente soggiorno a Londra ho trovato Mare al mattino nella biblioteca di Pimlico (Westminster) tra i circa venti libri in lingua italiana e non ho resistito: conosco la Mazzantini e la trovo sempre toccante e poetica, e questa storia ha confermato le sue doti di narratrice e le sue capacità anche giornalistiche, esemplificate in una trama semplice e allo stesso tempo densa di umanità ed emozioni.
Farid è un bambino della Libia che vive alle soglie del deserto con la bella e giovane madre Jamila e una gazzella per amica. Ma la feroce dittatura costringe i due a partire via mare alla ricerca di un po’ di libertà. Farid non conosce ancora il mare e fantastica su come sarà prima di incontrarlo, un mare che però non mantiene le promesse e diviene poco a poco una trappola per lui e Jamila.
Vito è siciliano, un ragazzino che ascolta da sempre le storie della madre e della nonna che appartenevano alla comunità siciliana che Gheddafi cacciò da Tripoli negli anni Settanta. Anche lui subisce il fascino immenso del mare, quello tra Italia e Libia, dalla spiaggia di un’isola siciliana al di là della Libia, e intanto narra i ricordi e la vita difficile e piena di sogni infranti che ha scoperto tramite i racconti di sua madre Angelina e che fin da piccolo lo ha colpito in modo indelebilmente intenso e spesso drammatico.
Le donne e il mare prevalgono in questa trama come presenze affascinanti, mutevoli, forti e allo stesso tempo in perenne cambiamento, adattabili, sensibili e talvolta dolorose. E su tutto le figure dei due bambini le cui speranze sono ancora solo accennate e intrise di fantasia e sogni, che risultano toccanti in tutto il loro magico mondo che verrà irreversibilmente segnato dal migrare.
La narrazione di Margaret Mazzantini è certamente degna di nota anche in questo romanzo, così ricca di emozione e poesia, ma anche di episodi storici e dei loro strascichi e ripercussioni sulle storie umane e sulla dignità di coloro che restano toccati per sempre dalle contraddizioni drammatiche di certe vicende del nostro tempo.

Chiudo con il contributo di Patrizia Debicke (la Debicche).
una tranquilla città di pauraUna tranquilla città di paura di Luigi Guicciardi, LCF Editori 2013. Torna in libreria Guicciardi con il suo commissario Giovanni Cataldo… Già, il suo commissario, un catanese testardo, individualista, un siciliano trapiantato al nord, che si chiama Giovanni, anche se pare quasi che Guicciardi lo nasconda o faccia di tutto per farci scordare il suo nome. Ma torniamo all’autore e al suo protagonista. Dal giorno della prima comparsa in libreria dell’accoppiata (il tempo vola, era il 1999) per il commissario catanese – trapiantato felicemente a nord e del quale ormai conosciamo molte delle irrinunciabili consuetudini – le cose vanno bene: è nel pieno della maturità professionale, ha una famiglia, è diventato padre, vive la sua vita mentre Modena…
«Certo che è cambiata…» dichiara a un informatore. «Un tempo questa era una bella città ora però non lo è più».
E infatti una catena di inspiegabili e spaventosi omicidi la sconvolge. Una dopo l’altra, tre persone saranno assassinate in meno di sei giorni. Tutte e tre hanno subito diverse coltellate e su tutte e tre viene ritrovato un ciondolo di nichel con il sole e la luna, appeso a un cordoncino.
Le vittime sono una prostituta slovena, massacrata in un casolare di periferia, un violinista di Trento, appena giunto in città per dare un concerto, colpito con violenza e abbandonato a morire in una strada del centro cittadino e una ricca e piacente vedova sessantenne di buona famiglia, uccisa nella sua bella villa.
Un’inchiesta difficile per il commissario Cataldo, al quale per di più qualche problema di salute sta complicando la vita facendolo vivere nel timore di avere chissà quali mali.
Un vero rompicapo da risolvere perché, apparentemente, non esiste alcun legame tra le tre vittime, ma l’arma del delitto, sempre lo stesso coltello, costringe a ipotizzare un killer, un omicida seriale.
Un arduo percorso il suo, pur validamente affiancato dallo storico vice Muliere e dalla squadra, con storie antiche che saltano fuori e si mischiano al presente. Bisogna barcamenarsi e scavare con attenzione in un crogiuolo di passioni, di interessi, di omertà. E purtroppo l’assassino non si fermerà.
Ma Cataldo va dritto per la sua strada e, piano piano, con interrogatori, arresti e messa alle corde di mezze cartucce collegate allo spaccio e al furto cittadino, indizi e piccole verità arriva finalmente a intuire l’incredibile e inimmaginabile legame giallo tra queste morti violente. Terrà  testa alle pressioni del magistrato, della stampa e dell’opinione pubblica, poi, affiancato dai suoi e dal medico legale, siciliano come lui, dopo aver scartato una falsa pista, riuscirà sbrogliare il caso. Un buon thriller con un bel titolo che non perde mai mordente, ricco di colpi di scena, ben costruito, senza sbavature. Da leggere.

Un saluto da Fabio, Jonathan e Jessica Lotti