Giorno della Memoria: “Dovrei essere fumo” di Patrick Fogli

dovrei essere fumoOggi è il Giorno della Memoria, la giornata in cui si celebra il ricordo delle vittime dell’Olocausto e dei “Giusti fra le Nazioni”, cioè coloro che hanno rischiato la vita per proteggere, o tentare di proteggere, i perseguitati dal nazismo.

Sull’argomento suggerisco la lettura del recentissimo Dovrei essere fumo di Patrick Fogli (edizioni Piemme, anche in ebook a prezzo accessibilissimo).

Alberto Corini, ex agente dei corpi speciali in cerca di una nuova, vera identità, benestante e disorientato, riceve l’incarico di proteggere un anziano in fin di vita ricoverato in una clinica di lusso, incarico che dovrà svolgere per conto di un misterioso e danaroso cliente. Chi sia il vecchio, chi sia il cliente, perché Alberto sia lì, a fare sorveglianza notturna in preda ai suoi fantasmi di guerra e violenza, è la storia che si dipana sotto gli occhi del lettore, a capitoli alterni tra passato e presente, legati tra loro da un misterioso quaderno azzurro.

…Un pomeriggio venne a trovarmi un compagno di studi, abitava nella via accanto, dall’occupazione non l’avevo più visto. Ci sedemmo in cucina e mi raccontò che un’amica di sua sorella, una ragazza che conoscevo bene e a cui aveva fatto una corte spietata, era stata uccisa da un gruppo di soldati. L’avevano presa davanti a casa, caricata su una camionetta, violentata a turno e picchiata e alla fine uno di loro le aveva sparato in testa, subito dopo averla scaricata davanti al portone. Abbiamo fatto un’opera di bene, aveva detto, in un francese stentato,  ma comprensibile. Lo dissi a mio padre, decidemmo di non dire nulla alle donne di casa, che sentivano comunque le stesse voci che arrivavano a noi, e riuscimmo a farci promettere che non sarebbero uscite da sole, una recita che fingeva protezione e non consolava nessuno. La nostra vita, quella di tutti, non valeva nulla, se fosse capitato a una di loro, saremmo soltanto morti insieme.
Arrivarono una dopo l’altra una serie di regole e leggi a cui non potevamo sottrarci. Aver ceduto la fabbrica prima dell’occupazione ci evitò l’obbligo di svenderla, ma fummo lo stesso censiti e scoprimmo che era stato emesso uno speciale statuto per definire che cosa si dovesse intendere per ebreo e in quali categorie dovevamo essere divisi, a seconda della nazionalità o dell’utilità economica. Eravamo esclusi dalle cariche pubbliche, dalla stampa, ogni diritto civile era abolito, non eravamo più niente.
Fu allora che scoprii che l’essere umano fa l’abitudine a tutto.
Pur in quelle condizioni, schiacciati, sfruttati, in costante pericolo di vita, eravamo riusciti a costruirci un’esistenza alternativa. Eravamo insieme, tutti, e nella nostra casa, ancora una famiglia, sicuri che la tempesta sarebbe passata, che bastasse attendere a testa bassa per uscirne vivi e ricominciare. I nostri nuovi padroni ci odiavano, ma in casa eravamo al sicuro. Nessuno poteva farci niente dentro casa.
Era nostra, soltanto nostra.
Ma non sarebbe durata.

Sul blog di Patrick c’è un percorso guidato alla lettura del libro, racconta retroscena e suggestioni; recensioni, commenti, tutto ciò che riguarda il post-edizione può essere seguito cercando l’hashtag #dovreiesserefumo su Pinterest e su Twitter.

Al via su LaEffe il ciclo GialloSvezia

giallosvezia[comunicato stampa particolarmente interessante]

Camilla Läckberg, scrittrice da 12 milioni di copie, conquista il piccolo schermo con una serie ispirata ai romanzi che hanno per protagonisti Erica Falck e Patrik Hedström

LaEffe (canale 50 del digitale terrestre) lancia a partire da domenica 26 gennaio, ore 21.10, il ciclo GIALLOSVEZIA, nuovo appuntamento con la fiction ispirata ad alcuni bestseller noir firmati dai maestri del giallo europeo, in collaborazione con Marsilio Editori e Librerie Feltrinelli.

L’appuntamento con il brivido che viene dal nord si apre con tre domeniche in compagnia di Omicidi tra i fiordi – I gialli di Camilla Läckberg, serie creata da Michael Hjorth su soggetti della stessa Läckberg, che restituisce con grande maestria le atmosfere e la suspense che si respirano nei libri della scrittrice svedese, capace di vendere 12.000.000 di copie in tutto il mondo e di essere per ben quattro anni di fila la più letta nel suo Paese.

La principessa di ghiaccio, Il predicatore, Lo scalpellino, L’uccello del malaugurio, Il bambino segreto, La sirena e Il guardiano del faro… sette successi editoriali che si trasformano in avvincenti storie tv per rivivere le avventurose vicende di Erica Falck e di Patrik Hedström, interpretati rispettivamente da Elisabet Carlsson e da Niklas Hjulström. Palcoscenico dei misteriosi episodi che vedono coinvolti i due protagonisti è la piccola cittadina di Fjällbacka, borgo di pescatori della costa svedese dove tutti si conoscono e dove è nata e cresciuta la stessa autrice.

Omicidi tra i fiordi, in onda domenica 26 gennaio e domenica 2 e 9 febbraio, riesce a riprodurre alla perfezione l’anima dei bestseller della scrittrice svedese. La sua eroina Erica, anche nella trasposizione televisiva, risulta caratterizzata da un’incredibile autenticità. E’ una donna sensibile ed intuitiva, è un personaggio positivo che riesce ad instaurare un feeling immediato con lo spettatore.

Un ulteriore aspetto di grande interesse è la capacità della serie tv di restituire con notevole effetto di realismo lo spaccato sociale in cui le storie si svolgono, in particolare la descrizione della condizione femminile, i meccanismi classisti e la complessità dei rapporti all’interno delle famiglie svedesi… tutti elementi che hanno decretato il successo planetario dei libri della Läckberg.

Il ciclo GIALLOSVEZIA proseguirà da domenica 16 febbraio con le tre stagioni de L’Ispettore Wallander, serie BBC di grande successo ispirata ai bestseller di Henning Mankell, lo scrittore svedese che ha dato vita al curioso personaggio di Wallander che nella versione televisiva è interpretato dall’attore e regista britannico Kenneth Branagh.

Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Gennaio 2014

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Questa volta ci siamo riuniti nella sala gabinettistica e abbiamo letto in silenzio le nostre cose in onore di Nelson Mandela.

Un giretto tra i miei libri

labirinti di AteneI Labirinti di Atene di Petros Markaris

Una antologia di racconti nella quale si trova un po’ di tutto. Perfino quel commissario Karitos che ha fatto la fortuna dell’autore.
Ci si trova un po’ di tutto, dicevo: dall’orgoglio greco al razzismo antialbanese, dalla mafia russa al padre padrone, dalla tragedia al grottesco (ve li immaginate dei morti prelevati dall’obitorio per farli diventare altri “tipi” di morti…).
Diverse le storie unite con il filo sottile dell’umorismo. Tutte con quell’arte che sgorga quasi spontanea e naturale negli scrittori veri.

la signora in verdeLa signora in verde di Arnaldur Indridason

Storia di ossa ritrovate, storia di violenza. La storia più forte, più commovente, più straordinariamente vera (purtroppo) è quella della moglie picchiata da Grimur, il marito. Che fino alla fine non ha un nome come a voler incarnare l’emblema di tutte le mogli tartassate dal proprio compagno di vita. Accetta le botte come un suo destino. Senza un grido, senza una parola per non spaventare i bambini. E ricomincia ogni volta da capo. Con una forza interiore che colpisce e meraviglia.
Quando arriva la guerra insieme al soldato David Welch tutto sembra cambiare. Suo marito viene arrestato per furto e nasce tra loro due una bella storia. Commozione e rabbia per un fenomeno sempre più presente.

acqua stortaAcqua storta di L.R. Carrino

Giovanni è figlio di un boss mafioso, Don Antonio detto Acqua Storta. Marito di Mariasole. Amante di Salvatore. Una storia rivissuta dal protagonista. Gli ultimi tre giorni. Un inabissarsi nel mondo della violenza, del sesso schifoso e brutale, nell’annullarsi della persona. Droga, sesso, violenza. Morte. E ancora sesso, violenza, morte. E un amore istintivo e brutale. Un desiderio di fuggire da tutto questo (Mariasole). Invano. Il codice d’onore, la Bibbia e l’Inferno di Dante. Il Destino. Ed un certo riscatto finale, una piccola luce di fronte alla morte. Non ci avete capito niente ma mi è venuta così.

undici calze di setaUndici calze di seta di Craig Rice

È stato ucciso un nano strangolato con undici calze di seta diverse fra loro, il suo corpo è stato infilato nella custodia di un contrabbasso e si ritrova, in seguito, bello disteso nel suo letto. Un bel groviglio di situazioni che vede impegnato il trio Malone, celebre penalista di Chicago, Jake proprietario del locale dove si esibisce il Grande Nano e la moglie Helene a risolvere il mistero della sua morte.

Storia triste quella dell’autrice. Praticamente abbandonata dai suoi genitori in giro per l’Europa a divorziare e a risposarsi anche lei prende questo vizietto e contrae cinque matrimoni da cui ha due figlie ed un figlio. Sorda da un orecchio e cieca da un occhio è attratta dalla bottiglia come e più di Malone tanto che deve essere ricoverata al Camarillo State Hospital per alcolismo cronico.
Viene trovata morta nel suo appartamento di Los Angeles a soli quarantanove anni.

carne frescaCarne fresca di Stella Duffy

Non ricordo, o ricordo poco la vicenda, ma mi è rimasto impresso il personaggio principale: Saz Martin. Sempre in movimento la vediamo all’inizio correre sotto la pioggia, far cadere le chiavi di casa e dire “Merda, cazzo, merda, vaffanculo, cazzo”. Poco più sotto e nella pagina successiva e in quella successiva ancora il solito ritornello sull’”arnese” di riproduzione maschile. Ormai un dato sicuro. Linguaggio diretto. Un personaggio interessante, che cerca l’amore nelle donne, un miscuglio di volontà, di tenacia, di spregiudicatezza, ricca di sentimenti delicati, di passione. Non ha lampi di genio, né le si accende la lampadina al momento giusto. Non anticipa gli eventi e talvolta li subisce. Un po’ come la media dei lettori, suppongo.

SteinitzSteinitz, primo campione del mondo di Jakov Nejstadt.

Una bella storia del primo campione del mondo di scacchi e il primo a dedicare la sua vita a questa attività, mostrando una forza ed una tenacia sorprendente contro i suoi avversari.
Se guardate qualche sua fotografia non lasciatevi ingannare dall’aspetto socratico della persona e del suo volto. Steinitz aveva un carattere forte, spigoloso e polemico. Soprattutto quando si trattava di difendere le sue idee e la sua verità.
Una figura indimenticabile nel panorama scacchistico mondiale.

Spiluzzicature con atavici ricordi

Facendo un giro intorno ai miei libri mi sono messo a riprendere qualche testo per  cercare di ricordare il primo impatto. Il Principe di Machiavelli, per esempio,  fu un colpo al cuore. Da ingenuo giovincello scherzoso convinto della bontà degli esseri umani, almeno di quelli che stavano in alto loco, fare da golpe e da lione mi sembrò un comportamento meschino. Per fortuna la cosa durò poco e lo rilessi quando ero più vispo. Oggi, vedendo quello che c’è in giro, mi fa pure tenerezza.

Subito ammaliato, invece, dall’Orlando Furioso dell’Ariosto che lessi e divorai in soffitta (le famose soffitte di una volta!) nell’arco di alcune giornate. Poi volli imparare a memoria molti versi che mi avevano colpito e che mi facevano sembrare un grande attore.

Delusione per la Gerusalemme liberata di Torquato Tasso. Troppo profonda per il piccolo Lotti di allora l’aspra tragedia dello stato umano. La malinconia non era il mio forte. Ora lo adoro (almeno in parte) e vedi un po’ che scherzi fa il Tempo.

Dell’Inferno di Dante ricordo bene il brividino che mi percorreva la schiena ad ogni sfogliar di pagina (sempre nella citata, paurosa soffitta) con la sensazione che un diavolo apparisse all’improvviso. Oggi è passato subentrando la voglia di infilarci dentro a calci in culo tutti i personaggi che rubano, mangiano e ingrassano alle nostre spalle.

Ultimamente mi è ritornato il tic di risfogliare l’Odissea per un cartone animato che narra le vicissitudini di Ulisse visto insieme al mio nipotino con gli occhi sbarrati all’entrata di Polifemo. Nel confronto con l’Iliade non c’era storia. Vincevano sempre la guerra, gli scontri, i duelli, le astuzie, le morti gloriose (mio eroe Ettore che Achille bella forza essere un semidio contro un umano). Dell’Odissea salvavo poco, a mia somma vergogna, e non vedevo l’ora di arrivare in fondo quando il falso mendicante fa strage dei Proci. Rivincita, come al solito, in età matura. Lo stesso dicasi per l’Eneide di Virgilio che il pio Enea era per me troppo pio e che si desse una svegliata. Insomma Fabio, giovincello lettore, decisamente rozzetto.

Presentazioni

la doppia vita di M LaurentLa doppia vita di M. Laurent di Santo Piazzese, Sellerio 1998 (anche in ebook).

Se volete un libro colto, elegante, ricco di citazioni questo fa per voi. Personaggio principale che racconta in prima persona, Lorenzo La Marca, amico del commissario Vittorio Spotorno, lavora al Dipartimento di chimica applicata, ex sessantottino, abita al quarto piano di una palazzina tutta sua che affitta (mica male l’amico), si sposta con una Golf, fuma Camel, beve liquori (anche un Campari va bene), lettore accanito, sorella Maruzza con due figli, “fidanzato” con Michelle, belloccio medico della polizia.

Siamo a Palermo negli anni… insomma quando c’è Bertinotti. Un morto su un marciapiede bagnato dalla pioggia colpito al cuore da un colpo di pistola. Trattasi di Umberto Ghini, antiquario, con bottega a Palermo e a Vienna. Ed ecco che il nostro si trova invischiato in questa storia.

Una storia con al centro il negozio di antiquariato Kamulùt e il commercio di contrabbando di opere d’arte. E dopo un centinaio di pagine variopinte veniamo a conoscenza che il padre di Michelle, Monsieur Laurent… (lasciamo la scoperta ai lettori).

Qui comincia l’avventura che si porta dietro un bel po’ di osservazioni: Palermo con le sue strade, le sue piazze, i suoi orrori e le sue bellezze, battute sulla Mafia (se estirpata andrebbe ricreata per i turisti), sullo scrittore seriale del giallo, pizzicate agli idealisti rivoluzionari del passato, alla giustizia di oggi, personaggi vivi e concreti con pizzico di umorismo (la Decana, l’ubriaco, l’affittuaria). Il caso, come una pelargonia secca o grassa o la parola “catasto” che viene fuori da un incontro con un ubriaco, ad offrire nuovi spunti per le indagini. C’è rimuginamento, azione e pericolo per lo stesso Lorenzo, aiutato dall’amico commissario, di mezzo pure… ma non scopriamo troppo le carte dell’autore.

La doppia vita di M. Laurent, di Santo Piazzese fa parte dei gialli “citazionisti”. Di quei gialli, insomma, dove non conta solo la storia giallistica in sé, ma anche la raffica di citazioni culturali (libri, film, canzoni, opere ecc…) che l’autore ti scarica addosso ad ogni piè sospinto. Dove anche i gatti casalinghi si chiamano Kay e Scarpetta e uno di passaggio è spiccicato  a quello di Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany (guarda la combinazione). Finale da mystery con ricostruzione minuziosa degli avvenimenti alla Golden Age dove tutti i tasselli del puzzle si incastrano perfettamente (solo un punto mi pare deboluccio) e una lettura, via, che risulta piacevole anche con la caterva delle citazioni, espresse in forma spigliatamente ironica. Senza scene di sesso ed è pura meraviglia.

c'è un cadavere in bibliotecaC’è un cadavere in biblioteca di Agatha Christie, Mondadori 2013.

Uno dei primi libri dell’Agatha internazionale che lessi con fervore negli anni giovanili. Il sogno meraviglioso della signora Bantry, vincitrice con i suoi piselli odorosi del primo premio dell’esposizione dei fiori, viene spezzato dalla voce “isterica e strozzata” di Mary “Oh, signora, signora, c’è un cadavere in biblioteca!”. E un cadavere c’è davvero, anche se suo marito, il colonnello Bantry sonnacchioso, non ci crede. È quello di una fanciulla bionda strozzata da una fascia di satin della sua stessa veste. Ragazza poco raccomandabile se fa la ballerina. In un batter d’occhio la “cosa” gira per St Mary Mead, il villaggio della nostra Miss Marple (anche perché ci pensano la signorina Wetherby e la signorina Hartnell a dargli una mano).

Dunque subito qualche sospetto sull’impeccabile colonnello Bantry e su Conway Jefferson, ricco invalido che voleva adottare la ragazza uccisa (è stato lui a dare l’allarme della scomparsa). Il cerchio, poi, si allarga e si complica con la scomparsa di una seconda ragazza. Indaga il colonnello Melchett, irascibile con i baffi rossi, coadiuvato dal solerte ispettore Slack a cui si aggiunge il sovrintendente di polizia Harper. Ma nulla possono i tre con l’acume e l’esperienza di “una vecchia signora dal volto dolce, tranquillo, la cui mente ha sondato le bassezze dell’umanità malvagia”. Cioè Miss Marple che si avvale degli esempi tratti dalle storie del suo paese e da una incredibile conoscenza del cuore degli uomini, perché “la natura umana è sempre la stessa”. Libro sempre fresco, inossidabile, nonostante il passare degli anni. Un aiutino per i lettori. Occhio ai denti e alle unghie!

la profezia infernaleLa profezia infernale di Massimo Pietroselli, Newton Compton 2013 (anche in ebook).

Roma 1599, a pochi mesi dall’apertura dell’Anno Santo. Al centro della storia il cranio deforme del pittore romano Maestro del Monogramma (in seguito sapremo chi è), autore dell’“Alfabeto di Erode”, un libro dalle incisioni terribili di bambini seviziati e uccisi che dovrebbe nascondere insegnamenti ermetici. Si aggiunga una profezia infernale dall’estasi di una suora che prevede sfracelli per il Giubileo e “innocenti che tremeranno fra le fredde mura”. E, infatti, quattro bambini con i nomi degli Evangelisti spariscono dallo Spedale.

Dietro al maledetto “Alfabeto” Leonia, in missione per Rodolfo II di Boemia (sue immense collezioni di bizzarrie) insieme a Grifo, un turco con il dono di disegnare a memoria qualunque cosa in ogni dettaglio. Ma anche altri sono gli interessati o, comunque, invischiati in questa vicenda, come il personaggio con una mano di ferro che viene da Londra e perfino l’Inquisizione. E il segreto di tutto è celato nelle viscere della città.

Una bella ricerca storica, ottimamente documentata, la città nuova e bella e la parte brutta e sporca, i palazzi dei ricchi, le carrozze dei nobili, gli attaccabrighe, i giocatori di bocce o pallacorda, gli ubriachi, la miseria e lo sfruttamento dei bambini. Personaggi veri, talora sofferti, psicologicamente convincenti, andamento lento all’inizio con ritmo finale accelerato e poi convulso in cui convergono le direttrici dell’intreccio che lascia spazio agli elementi drammatici e a quelli di più intima umanità.

Scrittura delicata e crudamente incisiva al bisogno che si adatta perfettamente alle situazioni. Si pensi all’inizio tremendo con l’esecuzione della famiglia Cenci e al rapporto sensibile, non privo di scontri, tra Leonia e Grifo. Capitoletti brevi alla fine dei quali la voglia di saltare subito al successivo. E insomma un’aura di mistero oscuro e di intrigo tenebroso calata in un contesto storico particolare reso credibile dalla sapienza dello scrittore.

il raccomandatoIl raccomandato di Wilkie Collins, Polillo 2013.

Una figura emblematica di tutti i tempi. Dunque anche della seconda metà dell’Ottocento. Il raccomandato è Matthew Sharp “che gode dell’appoggio di una persona estremamente influente”, praticante presso un avvocato “straordinariamente pieno di sé” ed ora infilato nel reparto investigativo. Deve risolvere il caso di un furto al posto del sergente Bulner, come si evince da una lettera dell’ispettore capo Theakstone allo stesso. Possiamo seguire le sue indagini sballate dai rapporti di Matthew al superiore di una involontaria comicità proprio per la sua inettitudine portata avanti con tronfia arroganza.

In breve. Sparisce una scatola di latta piena di soldi dalla casa dei signori Yatman. Possibili sospettati tre affittuari: un giovane scapolo che abita nella camera sul davanti, al secondo piano, il commesso del negozio di cui gli Yatman sono proprietari che occupa una delle stanze della soffitta e una domestica che dorme dietro la cucina. Matthew si mette ad indagare ma non combina niente (ne infilasse una) anche se è sempre convinto di fare bene (lo sfiorasse mai un dubbio). Alla fine il caso gli viene tolto e affidato nuovamente al sergente Bulner il quale potrà scoprire il ladro proprio dalla lettura dei rapporti di Matthew.

Un racconto ironico e divertente. Ve lo raccomando.

curarsi con i libriCurarsi con i libri di Ella Berthoud e Susan Elderkin, Sellerio 2013 (anche in ebook).

Appena letto il titolo visto e preso. Ho diversi malanni resistenti alle cure tradizionali che devo debellare. Vedi un problemino alla prostata che mi fa schizzare di continuo al gabinetto. Avrei risolto con qualche piacevole lettura. Per la prostata niente da fare (accidenti!) ma se si soffre di ritenzione anale basta leggere Tristram Shandy senza andare dal medico.

Confortato da questa scoperta ho seguito con più convinto interesse il nuovo approccio terapeutico. Qualche spunto in qua e là. Rimanendo nelle parti basse, per le emorroidi ci soccorre Downriver di Jain Sinclair dove si viaggia soprattutto a piedi (pericoloso stare seduti) e la prosa “densa e spiritosa” dovrebbe distrarci dal pensare allo sfortunato deretano. Un rimedio efficace per la flatulenza è Una banda di idioti di John Kennedy Toole. Qui troviamo Ignatius, “afflitto da problemi gastro-intestinali così disastrosi che si gonfia fino ad assumere proporzioni gigantesche”. Mal comune mezzo gaudio e ci scappa pure qualche risata (almeno a coloro che non soffrono di flatulenza).

Contro il fastidio ai denti da provare Il re della pioggia di Saul Bellow con il milionario Gene Hanserson tormentato da questo tormentoso tormento. Non ha pace in nessun luogo, neppure in Africa dove ritrova il solito se stesso con il ponte di denti su un lato della bocca rotto durante il viaggio. Mentre per il singhiozzo basta The Fit di Philip Hensher e per i reumatismi Marcovaldo di Italo Calvino. Rimedio infallibile il veleno delle api.

Non si curano solo i mali del corpo. L’avidità, per esempio, va trattata di brutto con Mastro don Gesualdo di Giovanni Verga e tutti noi sappiamo che fine faccia Gesualdo Motta che accumula e accumula la sua “roba” solo per vederla dissipata. La depressione, invece, trova giovamento con una iniezione di L’insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera, oppure attraverso l’alternativa, altrettanto valida, di Il male oscuro di Giuseppe Berto nei quali i due protagonisti, Tereza e Carmelo Samonà, potrebbero costituire validi punti di riferimento.

Se ci sentiamo idioti (e almeno una volta al giorno succede) c’è proprio L’idiota di Fëdor Dostoevskij a venirci in soccorso che Leo Muskin, lo stupidone di turno che non comprende i complicati meccanismi della società, è pure simpatico e viene seguito con affetto.

La rabbia, intesa nel senso di incazzatura, si può alleviare ingollando come pillola Il vecchio e il mare di Ernest Hemingway in cui il sopracitato non se la prende manco pe’ gnente per quante gliene capitano su quella disgraziata barchetta in mezzo al mare. Perfino quando gli squali divorano il pesce che lo ha fatto impazzire.

Chi ha timore della vecchiaia prenda un po’ per volta, la sera dopo mangiato, magari con un bel bicchiere di chianti o di vernaccia, La briscola in cinque di Marco Malvaldi. Cinque vecchietti, appunto, che si ritrovano ogni giorno al BarLume di Pineta in provincia di Livorno. Qui “cicalano” sulla vita che non possono più vivere e tra una chiacchiera e l’altra risolvono anche qualche caso di omicidio.

Dunque un libro per tutti i mali di oltre seicento pagine da mandar giù al bisogno.

Fra poco anche in farmacia.

sfida crucialeSfida cruciale di Arnaldur Indridason, Guanda 2013 (anche in ebook).

Reykjavik, estate 1972. Cinema Hafnarbíó. Un ragazzo, Ragnar Einarsson, entra, per vedere e registrare, da appassionato cinefilo, “Il piccolo grande uomo” con Dustin Hoffman. A fine proiezione viene trovato morto dissanguato con due ferite di coltello al cuore. Piccoli indizi: una bottiglia di rum vuota non lontana  dal suo posto e un pacchetto di sigarette fuori dal cinema.

Il caso viene affidato a Marion Briem, coadiuvato da Albert (una specie di hippy). Siamo in un momento di grande notorietà per l’Islanda che ospita il campionato mondiale di scacchi tra il detentore del titolo Boris Spassky e lo sfidante Bobby Fischer. Il match sta assumendo i connotati di uno scontro tra Est ed Ovest, tra la libera e aperta America e l’opprimente Unione Sovietica. Che l’omicidio sia in qualche modo collegato a questa vicenda? Si pensa ad uno straniero, anzi due, a qualcuno, insomma, che credeva che il ragazzo avesse registrato qualcosa di scottante, qualche frase sfuggita da chi era seduto vicino a lui. E, infatti, il registratore è sparito insieme ad una cartella.

Parallela alla parte investigativa che porta alla luce un caso sempre più complesso, una specie di intrigo internazionale, riveste notevole peso la storia di Marion con i suoi difficili problemi familiari e le sue sofferenze di malato di tubercolosi in un sanatorio danese, la perdita di un amico, il bel rapporto con Katrín, anch’essa colpita dal grave morbo che si protrarrà in seguito. Da contrasto positivo la vita serena di Albert sposato con tre figlie. Pure l’andamento del match con le bizzarrie di Fischer e tutto il contorno dell’apparato mediatico fa da cornice all’intera vicenda.

Continui flash back, dubbi, ricordi, emozioni, qualche spunto sulla vita degli islandesi ma, soprattutto, un senso di solitudine e di dolore insieme alla caparbia volontà di Marion nella ricerca dell’assassino in un momento in cui sembra che non interessi a nessuno.

A fine racconto arriva Erlendur. Erlendur Sveinsson. E sarà un’altra storia.

lo spaventapasseriConcludo con la nostra Patrizia Debicke che presenta Lo spaventapasseri di Bruno Morchio, Garzanti 2013.

Ottava avventura per Bacci Pagano, malinconicamente introspettiva più che gialla, ma una nuova orgogliosa zampata del leone Bruno Morchio.

La telefonata di Cesare Almansi, avvocato, un vecchio amico dimenticato da troppi anni, che assume Bacci Pagano in veste di guardaspalle, ma in realtà di spaventapasseri per stoppare qualcosa che fa paura e torna dal passato, lo precipiterà in un vortice senza fine.

Un delitto irrisolto, che risale ai ruggenti anni Settanta con le sballate di alcol e di droga, le serate del Covo, di Portofino. Un brutto scheletro nell’armadio che si vorrebbe ignorare ma non concede tregua e trascina fango con sé.

Un’accesa e coinvolgente campagna elettorale genovese funge da scenario alla trama volutamente noir del romanzo. Cesare Almansi il candidato senatore, scelto perché un puro, si rivela solo un idealista auto convinto di essere un prediletto dagli dei. Tutta la sua vita, che ha seguito superiori binari di grandezza e di rettitudine, lo prova. Ciò che lui crede, i suoi convincimenti, lo rendono pulito, intoccabile, diverso dagli altri. Vincere è il suo destino. Crede talmente in se stesso, in tutti quelli che considera amici, fragili forse ma buoni e puri, da portarlo a non condannarli mai. Solo un’inezia di valutazione?

Ma la verità è un duro fardello e un calice amaro che va subito e accettato. Il passato non fa sconti. Torna inesorabilmente e fa male.

Le note del penultimo concerto per pianoforte del grande Mozart accompagnano l’illusione di un presente di Bacci con Lou, il sogno di un amore dai capelli d’oro e con gli occhi tanto azzurri come può essere il cielo ligure spazzato dalla tramontana. Ma quando quel bel sogno svanisce, si trasforma in un amaro inganno che porta nuova solitudine e la coscienza degli anni che se ne vanno.

Qualcosa di ineluttabile grava su Bacci e lo carica di  pericolosi ricordi. Niente e nulla sarà più come prima e la cosa peggiore è, forse, non avere più voglia di sognare un futuro.

Un saluto da…
Fabio, Jonathan e Jessica Lotti

Cosa bolle in pentola

Bloody_butcher_knife_x6SYS_17261[fonte: London Evening Standard] Il nuovo genere che sta entusiasmando gli editori anglosassoni è il chick-noir: romanzi noir tagliati per un pubblico femminile. Thriller psicologici nei quali, a differenza che nella chick-lit, “non c’è happy ending, niente abiti da sposa e passeggini, solo colpi di scena e anime torturate. Dimenticate le copertine con tacchi a spillo di colore rosa, è tempo di coltelli, vetri infranti e volti femminili terrorizzati”.
E quindi arrivano le storie di mogli tradite che si vendicano, o di mariti perfetti che non sono ciò che sembrano.
Sarà questo il futuro della narrativa dopo “50 sfumature di grigio”?

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Sempre guardando al futuro: gli scienziati hanno sviluppato un algoritmo che permette di prevedere, con un ragionevole tasso di attendibilità, se un libro avrà successo o meno. Pare che il segreto sia quello di evitare i cliché e l’uso eccessivo di verbi e avverbi; al contrario, usare nomi e aggettivi sembra essere la chiave per il successo (oltre a una buona dose di fortuna, ammette la Stony Brook University di New York). Articolo molto interessante. [Fonte: Telegraph]

Quindi: se aspirate alla pubblicazione, puntate su un chick-noir con pochi avverbi e molti aggettivi. È facile che nel giro di un paio d’anni vi ritroviate in cima alle classifiche di vendita (poi ripassate da qua per la parcella da consulente, grazie).

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La quarta stagione di Game of Thrones andrà in onda a partire dal 6 aprile su HBO. L’attesa è tale che c’è anche il trailer del trailer (il trailer vero e proprio è stato annunciato per stasera alla 8.58, come potete vedere sotto):

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È on line il programma di Gocce scarlatte sul giallo, quarta edizione del Festival del Giallo di Pistoia organizzato dall’associazione culturale Amici del Giallo con il patrocinio della Biblioteca San Giorgio e dell’Amministrazione comunale di Pistoia. La manifestazione (che si svolgerà dal 30 gennaio al 2 febbraio) si arricchisce quest’anno di autori e di proeizioni cinematografiche dedicate a “storie di passioni, di tradimenti, di delitti, di amori maledetti”.

Compleanni (post n. 200)

IMG_56062235001788Questo è il post numero 200 del nuovo blog e incidentalmente (ma nemmeno troppo) la data coincide con il compleanno di Luigi Bernardi, che viene ricordato oggi a Ozzano nell’Emilia (il suo paese natale) da un po’ di amici.

Scriveva Luigi poco meno di un anno fa:

Come abbiano potuto accadere tante cose senza che quasi non ci si accorgesse, è il vero mistero di questi anni. Ai tempi di Senza luce, parlavamo di letteratura, ci credevamo così come credevamo che l’editoria potesse essere il suo braccio armato, l’esercito che avrebbe potuto portarla in tutte le case. Adesso – ai tempi di Crepe – continuiamo a credere nella letteratura, ma per sostenere l’editoria siamo costretti a patteggiare un disonore dietro l’altro, a osservare come le armate del conquistatore conquistino sempre un obiettivo se non sbagliato almeno secondario. Credevamo di fare cultura, di essere importanti, persino decisivi; di contro ci accontentiamo di essere, di vivacchiare, di strappare i margini.

Luigi, la crisi, l’ha predetta tanto tempo fa. Non è riuscito a vederne la fine.
Proiettata nel futuro, non dimentico da dove arrivo.

(La foto in alto è di Patrick Fogli)

Sherlock – Season 3 – The Empty Hearse (genio!)

Sherlock Lives(Attenzione, contiene spoiler) Dopo la terza o quarta visione di The Empty Hearse, primo episodio della terza stagione di Sherlock, e in attesa del secondo (stanotte), posso affermare che questa serie rimane insuperabile nelle mie preferenze e lo rimarrà ancora per molto. The Empty Hearse è andato in onda la sera del primo gennaio, è stato guardato da quasi dieci milioni di spettatori e ha mandato in tilt Twitter con i due hashtag #SherlockLives e #Sherlock. “Non impeccabile ma brillante” è stato definito, ma in generale l’accoglienza di pubblico e critica è stata straordinariamente positiva.
Il ritorno di Sherlock Holmes – dopo il suicidio andato in scena a beneficio di John Watson due anni fa – è inevitabilmente istrionico. L’attesa dei fan era pazzesca ma, come da canone, vengono fornite diverse spiegazioni più o meno plausibili di come Sherlock sia sopravvissuto, nessuna delle quali vera. E va bene così, visto che nemmeno Conan Doyle raccontò mai in che modo Sherlock Holmes fosse sopravvissuto alle cascate di Reichenbach.
La prima spiegazione che viene fornita prevede addirittura l’intervento di un ipnotista (Derren Brown, popolarissimo illusionista britannico, primo cameo di molti all’interno dell’episodio) e un improbabile bacio tra Sherlock e Molly Hooper

Sherlock Mollyprima di rivelarci che no, si tratta solo di una fantasiosa teoria di un giornalista ossessionato dal fatto che Sherlock possa essere ancora vivo.
In realtà sia Watson che la signora Hudson che Lestrade ancora lo piangono. Watson, in particolare, pur avendo deciso di voltare pagina ha ancora in mente l’amico di sempre.

È Mycroft, il fratello intelligente di Sherlock:
Mycroft

(che nella vita reale, oltre a recitare, fa lo sceneggiatore con il nome di Mark Gatiss, il vero genio dietro Sherlock insieme allo storico Steven Moffatt), a riportare lo sconsiderato fratellino a Londra per sventare un complotto.
La prima difficoltà è far accettare a Watson che l’amico non è morto: Sherlock si presenta in un elegante ristorante durante la cena in cui John dovrebbe fare la proposta di matrimonio a Mary, sua recente fidanzata (che nella vita reale è Amanda Abbington, compagna di Martin Freeman da tredici anni).

sherlock 3La reazione di Watson è sospesa tra l’incredulità e la rabbia: man mano che si rende conto non solo che l’amico è vivo, ma che molti sapevano, Watson diventa sempre più nervoso. Da un ristorante di lusso a un diner fino a un self service di infimo ordine, la serata romantica di Watson prende una piega inaspettatamente violenta.
I due si separano in malo modo, ma non per molto.
Il rapimento di Watson e il suo rocambolesco salvataggio da un Guy Fawke’s bonfire riuniranno la coppia.
Altro cameo: i genitori di Sherlock Holmes, apparentemente suoi clienti, in realtà a Londra per qualche giorno (un Mycroft disperato dovrà accompagnarli a vedere Les Miserables, che a quanto pare non piace a Gatiss), nella vita reale sono il signore e la signora Cumberbatch, genitori di Benedict.
CumberbatchesIl complotto ai danni del Parlamento è sventato alla maniera di Sherlock, con buona pace di Mycroft e ulteriore arrabbiatura di Watson.
Prima di presentarsi alla stampa, Sherlock celebra il successo con gli amici di sempre: la signora Hudson e Lestrade, Watson e Mary.
E Molly Hooper: finalmente la vediamo risoluta. Ha chiuso con l’amore impossibile per Sherlock (pur essendo tra le poche persone a sapere che Sherlock non era morto) e ha trovato un vero fidanzato. Uno con cui andare al pub il venerdì sera e portare fuori il cane. Tom SherlockPeccato che sia la copia sputata di Holmes…

Infine: Sherlock Holmes, dopo la morte di Moriarty, ha un nuovo nemico senza volto.
Forse ne sapremo di più con il secondo episodio, The Sign of Three (che, secondo i trailer visti in rete, dovrebbe addirittura contenere il matrimonio di Watson e Mary):

sherlock-season-3-eps-2Qua Mark Gatiss intervista Martin Freeman.
Tutte le novità sul sito Sherlockology.

The Returned – ovvero dell’utilità dei social network

king returnedDunque succede che uno dei primi tweet di Stephen King è quello qua sopra, e parte la caccia forsennata a questo The Returned (Les Revenants) di cui non avevo notizia.
Complici le vacanze concludo la visione della prima stagione a tempo di record.
Si tratta di una serie francese (francesissima: parlano tutti in francese, si vestono come francesi e gesticolano come francesi, quindi se i francesi vi stanno un po’ sulle palle per quella maniera di parlare veloceveloce e con un sacco di parolacce vi tocca fare uno sforzo per andare avanti) ambientata in una paesino tra le montagne, nei pressi di una diga. I ragazzi si incontrano al Lake Pub, il pub del paese gestito da Toni, dove lavora anche Lucy. È un posto tranquillo fino a quando alcuni abitanti, deceduti, si ripresentano vivi e vegeti e senza alcun ricordo di ciò che è loro accaduto durante il periodo in cui sono morti. C’è Camille, c’è Victor, c’è Simon, c’è Serge, c’è la signora Costa. I parenti reagiscono nei modi più disparati (a volte francamente inspiegabili) al ritorno di queste “persone”; tutta la serie ruota intorno alla ricerca del “perché”: perché sono tornati proprio loro, perché il livello dell’acqua continua a salire da una parte della diga e a scendere dall’altra, dove si trova il vecchio villaggio distrutto 35 anni prima da un’inondazione (il sottotitolo della serie è Il passato ha deciso di tornare in superficie).
les revenants
In ogni episodio ci sono flashback sul passato e sul momento della morte di ciascun ritornato, non senza sorprese. Serie drammatica ma non splatter (i ritornati non hanno nulla dei walking dead che conosciamo).
Moltissime citazioni da film: facile riconoscere le locandine appese qua e là, un po’ più da esperti ricavare quelle nascoste nella trama e nelle scene. E, come dice King, il bambino Victor è davvero inquietante.
Effettivamente The Returned è interessante, speriamo che – come è successo per altre serie – la seconda stagione mantenga le premesse.

Buon 2014

Il mio è iniziato con un brindisi in teatro. Stamattina un po’ di moto e a seguire lettura:

il centenario 2013apertura di un calendario a tema:

affaires criminelles 2014(vi risparmio le foto del pranzo perché non sono una gran cuoca).
La giornata procederà così:

per finire così:

Credits: per le mutande portafortuna (foto omessa per ovvii motivi) si ringrazia la sorella palermitana mentre per i tè pomeridiani si ringrazia la sorella parigina che ha fornito la confezione di Natale di Lupicia, tre scatoline aromatiche, queste:
lupiciaA tutti, ancora auguri di un ottimo 2014.