Tutti i gusti del Presidente

Barack-Obama-2014Dunque il Presidente Barack Obama è un fan – buongustaio! – di Game of Thrones, True Detective e House of Cards. Come dargli torto…

La seconda stagione di House of Cards è appena stata messa in rete su Netflix: altri 13 episodi senza soluzione di continuità con la prima stagione. Frank Underwood (Kevin Spacey) è tornato più ambizioso e cattivo che mai. Atteggiamento pagante, visto che – dopo una serie di fortune alterne, come ben sa chi ha visto la prima stagione – è diventato addirittura vicepresidente degli USA.
Fin dalla prima puntata c’è un colpo di scena sorprendente del quale, ovviamente, non dico nulla per non rovinare la sorpresa. Me lo ha chiesto Barack in persona, go figure:

Cattura Obama House of cardsÈ la serie adatta ai binge-watchers, gli spettatori compulsivi, perché gli episodi vengono messi in rete contemporaneamente e possono essere guardati in un’unica soluzione, tipo un weekend di full-immersion. Così pare che poco meno di 700mila spettatori americani abbiano già visto l’intera stagione, incrementando di gran lunga il numero di visualizzazioni rispetto alla prima.
Nel frattempo è stata annunciata anche la terza stagione. Tripudio.

Per Game of Thrones siamo in attesa spasmodica della quarta stagione, che inizierà il 6 aprile su HBO. Immagini dal backstage e trailer vengono rilasciati col contagocce e ottengono milioni di visualizzazioni in poche ore.

Trailer #1:

Trailer #2 (evocativamente chiamato “Vendetta”):

Ma la vera rivelazione del 2014 è stata True Detective. Straordinari gli interpreti Woody Harrelson e Matthew McConaughey a supporto di una sceneggiatura magistrale (qua l’intervista a Nic Pizzolatto, l’autore: praticamente un esordiente talentuoso) orchestrata da una regia strepitosa. Critici alle stelle.
Siamo alla quinta puntata (di otto che compongono la prima stagione) e ancora non si vedono cenni di cedimento. Tensione altissima nonostante il tema apparentemente usato e abusato, quello del serial killer. Ma la serie di omicidi rituali è un prestesto per sondare le vite dei due detective: Cohle-McConaughey (ancora magrissimo dopo Dallas Buyers Club, con il quale vincerà l’Oscar, ci scommetto) è tormentato, dal passato oscuro e doloroso, mentre Hart-Harrelson è un padre di famiglia (con qualche peccatuccio per cui si autoassolve di frequente).
Questo accade nel 1985, quando i due iniziano a lavorare insieme sul caso di una donna uccisa e poi “messa in posa” su una sorta di altare. Cosa sia accaduto lo scopriremo nel corso della serie; sappiamo invece che nel 2012, il secondo piano temporale, Cohle e Hart non lavorano più in polizia e che degli ex colleghi stanno facendo loro delle domande per ricostruire le vicende di diciassette anni prima. Perché qualcosa non torna…

 Ambientato nella Lousiana pre e post uragano Katrina, noirissimo, meritevolissimo.

A questa stagione ne seguiranno (pare) altre, con la formula della serie antologica (cioè altri attori, altra storia, altro tutto: come in American Horror Story). Ancora una volta made in HBO.

“Scrivo dunque sono” di Elisabetta Bucciarelli

scrivo dunque sono bucciarelli_Sovra.indd…ciò che conta è la relazione che abbiamo instaurato con noi stessi e il linguaggio che prenderà forma e che porterà questo dialogo fuori da noi.

Se “scrivere è un atto d’amore”, imparare a scrivere è un preliminare gentile e necessario per modellare le parole in modo adeguato al risultato finale.
Scrivo dunque sono (Ponte alle Grazie, 2014, disponibile anche in ebook) è un agile manuale di scrittura che nasce dall’esperienza di Elisabetta Bucciarelli.
Contiene le riflessioni di chi ha fatto della scrittura un percorso professionale e umano a tutto tondo, esplorando vari generi, sperimentando diversi mezzi di comunicazione, riversando esperienze multimediali e didattiche nella scrittura e viceversa, in un ciclo che si alimenta con passione e costante ricerca.
Bucciarelli dà utili consigli su come tradurre il pensiero in forma scritta e lo fa in maniera per niente pedante e molto comprensibile, con continui riferimenti a libri, film ed esempi tratti dai corsi di scrittura che ha condotto negli ultimi anni.

Poche, essenziali nozioni di base (ad esempio sull’uso della punteggiatura, fondamentale!, oppure sull’io narrante, che si differenzia tra “Io narrante in terza persona «pura»”, “Io narrante in terza persona «finta», limitata o immersa, ancora meglio, soggettiva” e “Io narrante in prima persona“); qualche esercizio da fare prendendo in mano i classici “carta e penna”; molte riflessioni ad ampio respiro.

Scrivere è un allenamento, richiede concentrazione fisica e tensione di tutti i sensi.

Scrivere non può prescindere dalla persona dell’autore. Quindi è importante conoscersi:

Innanzitutto domandiamoci: a che cliché apparteniamo?
Faticosa risposta, immagino per tutti, eppure la prima fatica che dobbiamo fare è riconoscere il nostro luogo comune, la nostra immagine convenzionale, per poi ri-scriverci e costruire gli altri diversi da noi.
È sufficiente una lista. Noi siamo la materia prima da cui partire: compiliamo un elenco di caratteristiche con tutte le possibili sfumature del nostro carattere. Siamo esseri complessi, stereotipati, certo, ma complessi, e dopo averlo fatto ci troveremo di fronte un ventaglio di umanità immediatamente riconoscibili.

migliorarsi:
se con il nostro corpo sbloccando un movimento recuperiamo una posizione e un’abilità, anche riabilitando parole riusciremo a conquistare nuovi campi di senso. Si scrive meglio dopo aver studiato, letto, incamerato parole, sottolineato, trascritto.

chiarire quali obiettivi ci si pone scrivendo:
Mettere in azione non è compilare una didascalia. Il paragone è la nostra esistenza, ciò che facciamo e non facciamo, diciamo e non diciamo, gli sguardi, i gesti, i silenzi, ogni nostra espressione parla per noi e di noi. Nelle relazioni più strette e intense, come quelle amorose o amicali, ci aspettiamo di essere osservati e ascoltati e compresi. Proviamo anche a raccontarci, a spiegare chi siamo, specialmente all’inizio di un rapporto a cui teniamo. In tutti i modi: estetico, psicologico, lessicale.
Mentre ci muoviamo sul palcoscenico dell’esistenza ci aspettiamo che il nostro pubblico ci osservi, apprenda e capisca chi siamo, i nostri meccanismi, i desideri persino (e soprattutto) a maggior ragione se la danza è a due. Tanto più saremo capaci di trasferire il libretto d’istruzioni in gesti efficaci, tanto meno daremo adito a fraintendimenti. Questo non significa trasformarci da complessità umane uniche a personalità scontate, ma sappiamo bene come sia difficile muoversi in questo territorio del vivere, quanti fraintendimenti e dolorose incomprensioni nascano dai difetti di comunicazione.
Se questa è la vita, che frequentiamo da un discreto numero di anni, figuriamoci la pagina.

Scrivere è anche un modo per prendere possesso del mondo che abbiamo intorno.

bucciarelli scrivo dunque sonoNecessario per chi voglia intraprendere un percorso di scrittura professionale, Scrivo dunque sono è però consigliabile a chiunque desideri migliorarsi e migliorare le modalità espressive nel vivere quotidiano.

Scriviamo muovendoci nello spazio, creiamo mondi, allarghiamo significati, ci spostiamo, e ogni volta che lo facciamo teniamo per mano, o siamo i capofila o gli imbonitori, i predicatori, le guide di chi ha deciso di seguirci, di leggerci e ascoltare le nostre storie.

 

Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Febbraio 2014

OLYMPUS DIGITAL CAMERAUn po’ di spensieratezza…
Oggi voglio presentare ai miei lettori qualche personaggio tipico delle nostre riunioni gabinettistiche. Parto dal sor Eugenio, omone gigantesco dal relativo ciondolo in perfetto rapporto, che se ne sta sempre tranquillo anche nei momenti più frenetici delle sedute, occhieggiato spesso dalle signore, soprattutto quando si alza dalla tazza. Ha un vocione da orco che rimbomba per tutta la sede, ama i libri di caccia e pesca.
Continuo con la sora Cecilia, zitella stagionata dagli occhi a lemure che vagano di continuo smarriti per l’aria, sempre agitata e alla indefessa caccia di un marito. Le piacciono i romanzi d’amore, comprese le sfumature che le procurano lievi mancamenti e gridolini tremolanti.
Segue la sora Maria, un donnone spropositato che riesce a tappare tutta la tazza. Aperta, gioviale, simpatica, disponibile con tutti. Preferisce i romanzi d’avventura e quelli dove si termina con una bella abbuffata. Adora i libri di ricette che sfrutta per le nostre saporite serate culinarie. Una forza della natura (ha cinque figli), una pietra miliare.
Il sor Eugenio, invece, se non si attacca saldamente ai lati della tazza, finisce per affogarci. Secco come un chiodo, dalla voce stridula che ti entra nel cervello. Curioso di tutto chiede spiegazioni a raffica che ti lasciano senza fiato. Ama le storie truculente di sangue sparso anche sulle copertine. Allora strabuzza gli occhi e serra le mascelle come se fosse in fase ponzatoria. Allarme continuo.
Obbrobrioso il sor Antonio dalle palle vizze pericolosamente ciondolanti (qualche volta spero che se le pesti), quello che attacca sempre i miei gialletti, in perenne contrasto con l’intera società. Non sta fermo un attimo, gesticola, blatera sputacchiando, si alza di continuo, tira lo sciacquone come fosse la corda di una campana a festa. Una spina nel fianco. Dovrò sfruttare la trama ben congegnata di qualche romanzo poliziesco per farlo fuori.
Se il sor Eugenio attira gli sguardi concupiscenti delle signore, la sora Carmela, di origine siciliana, suscita quelli dei signori. Pelle bianca d’avorio, capelli e occhi neri che bucano chi la guarda, labbra carnose, sensuali. Movimenti lenti e sinuosi. Non ama leggere ma ascoltare ciò che si legge. Quando parla, seppure raramente, silenzio assoluto coi pensieri mascolini che vanno a posarsi proprio lì.
Il sor Peppino e la sora Ginevra dalle zinne prorompenti culo e camicia. Non fanno altro che miagolare fra loro, cacandosene allegramente degli altri (notare come le espressioni siano in perfetta sintonia con l’ambiente). Portano spesso giornaletti di parole crociate dalle quali è difficile strapparli se non con urli disumani.
C’è, anzi c’era, il sor Pasquale detto “Puzzola” e avete capito perché lo abbiamo buttato fuori.

Un giretto fra i miei libri
Vediamo, vediamo un po’, cercando di non scegliere quelli già scelti nelle precedenti letture (può capitare). Allora ecco Il bambino nel bosco di Karin Fossum. Tema della pedofilia trattato con grande rispetto. Linea dolorosa che scorre lungo tutta la storia coinvolgendo soprattutto i personaggi femminili come fossero i depositari di questo sentimento.
Il giallo non è un’opinione. Come la matematica. Ce lo spiega Carlo Toffalori in Il matematico in giallo. Con l’appetitoso sottotitolo Una lettura scientifica del romanzo poliziesco. Che la matematica, ovvero il ragionamento logico e scientifico, stia alla base di questo genere letterario lo sappiamo fin dalla sua nascita, quando il “padre” Edgar Allan Poe tirò fuori dal cilindro delle invenzioni quell’Auguste Dupin che del ragionamento matematico, appunto, fece l’arma principale dei suoi successi investigativi. Dopo di lui una serie impressionante di detective che hanno seguito le sue orme… (qui mi fermo). Una prosa chiara, lucida, a volte ironica, mai pesante. Chi l’ha detto che uno scrittore matematico, anzi un logico-matematico come il professo Carlo Toffalori, deve essere per forza noioso?

storie di politica sospettaStorie di politica sospetta di Manuel Vazquez Montalbán.
Tre racconti. Personaggio indimenticabile Pepe Carvalho. Lo vediamo intento a gustarsi la “nouvelle cousine” in compagnia dell’amministratore Fuster e del prostituto Charo ”lumache con besciamella alla menta e chicchi di melagrana, il tutto passato al gratin, e come secondo, una spallina di capretto con acquavite alle erbe”. Quello della cucina è un aspetto peculiare e risaputo del noto investigatore spagnolo. Lo ritroviamo anche in seguito con l’aiuto del tuttofare-cuoco Biscuter. Mangia bene, beve bene e fuma sigari Cerdàn. Tipo tranquillo (apolitico dice lui) ma quando c’è da correre e darsi da fare, anche con l’astuzia e l’imbroglio,  non si tira indietro.
Stile asciutto, concreto, venato di una sottile ironia e autoironia, brevi macchiette che restano impresse, storia, politica e aspetti individuali che si mescolano senza alcuno sforzo apparente, in maniera semplice e naturale. Da Scrittore, insomma.

uno sbirro femminaUno sbirro femmina di Silvana La Spina.
Di questo libro mi è rimasto impresso il personaggio di Maria Laura Gangemi, commissario di polizia di Catania che non le manda a dire. Critica la società dei mariti violenti, della Mafia, della Chiesa come apparato in contrasto con la chiesa militante, di Catania, dei siciliani tutti “che vedono nel caffè la panacea di tutti i mali”, della Sicilia dei soprusi e del voto dato dietro compenso, dell’Italia “delle vallette, delle sceneggiate politiche, degli inciuci, delle arroganze, delle prepotenze, delle minacce e dei ricatti, delle feste napoleoniche sui panfili dei finanzieri che si mangiavano le nostre finanze a morsi”, critica anche stessa come madre lontana dalle esperienze del figlio. Vita sfortunata con il marito Attilio. Solo insulti e botte. Grande personaggio, dicevo.
Lo stile di Silvana La Spina è asciutto, essenziale, non una parola di troppo. Gli appunti forti alla città e alla società in generale non danneggiano il racconto ma nascono spontanei e veri dalla sofferenza stessa della protagonista.

a un passo dalla tombaA un passo dalla tomba di Ed McBain.
La storia è nota. C’è un ex investigatore ubriaco maledetto nella Bowery a New York, tradito dalla moglie, indagato dalla polizia e dunque ha perso la licenza. Suo rifugio la bottiglia. Quel rompicoglioni di Johnny Bridges viene a chiedergli aiuto. Proprio a lui. A Matt Cordell. Dalla cassa della sua sartoria spariscono soldi. Pochi ma continui. Non sarà mica il socio Dom Archese che glieli frega? Matt lo deve aiutare, magari dopo avere bevuto un bicchierino… No, via, non posso… va bene vengo a vedere… E la sorpresa non manca. E che sorpresa!
Da qui parte tutto l’incasinamento che vede il nostro eroe alle prese con mascalzoni, detective più o meno privati, polizia e qualche bel tocco di figliola che il fascino non lo ha perso neppure da barbone. Matt Cordell, irlandese, “tipo da bassifondi” nella zona nord-orientale di Manhattan, spalle larghe, alto un metro e ottantatré. Legato ai ricordi della moglie che ogni tanto attraversano i suoi pensieri. Bugie, bugie e bugie da tutte le parti. Racconto in prima con tono naturale venato di un certo rimpianto e di ironia. Lunghi e veloci dialoghi  inframmezzati da azione, botte, ganci e colpi vari. Dati e ricevuti. Un occhio particolare alla musica, alla band di neri e bianchi che suonano insieme alla faccia del razzismo di qualsiasi genere. Finale un po’ scontato per gli esperti. E Matt che si ritrova abbracciato con la sua inseparabile bottiglia.

Per gli scacchi scelgo Alekhine di Alexander Kotov.
Aleksandr Aleksandrovic Alekhine nato a Mosca l’11 settembre 1892 da una famiglia agiata, essendo il padre un maresciallo della nobiltà e la madre una ricca commerciante, non fa parte di quella tremenda schiera di bambini prodigio che assilla noi comuni mortali, di quelli, insomma, che sin dalla culla riescono a darti il matto del corridoio e strillano tutta la notte se non hanno vinto tutte le partite. Impara presto, è vero, a sette anni, ma poi impiega un po’ di tempo per rodare il motore. Fa parte, invece, di quella banda di piccoli sciagurati che mandano in bestia i fratelli più grandi. Imparano a giocare con loro, perdono i primi incontri, poi regolarmente li umiliano e li ridicolizzano. Quarto campione del mondo, un concentrato di forza e debolezza umana (perde uno scontro importante per ubriachezza), ha  lasciato un segno indelebile nella storia degli scacchi.

Spiluzzicature con atavici ricordi
Continuo con quelle casalinghe che mi riportano indietro nel tempo. Su Il Decamerone di Boccaccio, per esempio. Naturalmente parlo solo delle prime sensazioni, delle prime letture. Un fremito, uno sfrigolio di sensi al solo contatto del libro, subito a ricercare le novelle più spinte, più boccaccesche (quelle di Dioneo, insomma, e mi piaceva da morire il fatto del diavolo nell’inferno), ma poi preso anche dalle storie di burle, di battute tipiche della tradizione toscana e una pietra a Calandrino l’avrei tirata anch’io. Da ignorantello paesano saper leggere e capire lo scritto trecentesco mi dava un senso di conquista, di “elevazione” culturale.
I Promessi Sposi una tragedia. Essendo un bravo alunno alle elementari con medaglie di cartone da tutte le parti, arrivato in quinta la maestra Elvira (a cui mando lo stesso un saluto in cielo) pensò bene di appiopparmi il suddetto libro di Manzoni per le vacanze (sì, avete capito bene). Rimasi impantanato nelle acque del lago di Como e non ne uscii vivo. Alessandro maledetto per diversi annetti insieme a tutta la famiglia e a li mortacci loro.

Giallo NataleGiallo Natale di AA.VV, Newton Compton 2013 (anche in ebook).
Gli autori: Marcello Simoni, Massimo Lugli, Lorenza Ghinelli, Davide Mosca, Massimo Pietroselli, Fabio Delizzos, Silvia Montemurro, Gianmichele Lisai, quasi tutti già conosciuti dal sottoscritto.
Veloce. C’è un po’ di tutto in questa piccola, graziosa antologia che ha come sfondo il Natale o i giorni vicini alla Festa: il magico, il soprannaturale e insomma l’incredibile con il brivido incorporato, la paura interna sottile e la paura vera e concreta, la lotta per la vita e la morte, la violenza sessuale, la critica a certe panzane della società, l’amore e la vendetta e altro ancora. Scritture diverse, stili diversi, angolazioni diverse, tempi diversi. Come da antologia, appunto.

sei delitti senza assassinoSei delitti senza assassino di Pierre Boileau, Giallo Mondadori 2013.
All’inizio un po’ di perplessità, via. Il solito delitto della camera chiusa con i soliti marchingegni letti e riletti. Poi, però, con lo sfogliare delle pagine e il trascorrere della storia, aumenta il desiderio di scoprire tutto l’ambaradan. Non ci si può fermare. E le domande fioccano. Come ha fatto l’assassino ad uccidere nell’appartamento di Rue Greuze Simone Vigneray e a ferire mortalmente la moglie, sparendo come un fantasma in un ambiente perfettamente chiuso? E come ha fatto la domestica Adèle Blanchot ad apparire sotto forma di cadavere in una delle stanze prima perfettamente vuote?
Un problema che assilla pure l’investigatore privato André Brunel chiamato ad aiutare la polizia per risolvere il caso pazzesco e impossibile (“impossibile!” è la parola che risuona più volte). A Parigi, in un pomeriggio di maggio. E noi siamo lì con lui a seguirlo nelle sue ricerche.
Che non finiscono mai, perché cresce il numero dei morti ammazzati (titolo docet) che preferiscono esalare l’ultimo respiro in ambienti terribilmente chiusi nei quali, come al solito, l’autore sembra essersi volatilizzato. Furbo una cifra e pure strafottente se minaccia alla fine con biglietto l’ultimo delle sue possibili vittime.
E allora? Allora il nostro André Brunel si rinchiude nello studio e passeggia per la stanza fino a quando il mistero non è risolto (sembra Holmes).
Dubbio, assillo, elucubrazioni ma anche azione. Il tutto raccontato con paurosa meraviglia dall’amico dell’investigatore.

cantuccio della stregaIl Cantuccio della Strega di John Dickson Carr, Mondadori 2013.
Il primo giallo in cui compare Gideon Fell, una specie di orco gigantesco che cammina appoggiandosi a due bastoni, un gran ciuffo di capelli neri striati di bianco, baffoni da bandito, un faccione rosso e rotondo, occhietti arguti sotto occhiali tenuti da un largo nastro nero. Fuma la pipa e il sigaro, ama la musica per banda, il melodramma, le commedie strappalacrime e la birra che butta giù a barili. Ora ferocemente aggressivo (batte con forza il bastone ferrato), ora ammantato di risolini e ghigni furbeschi, tuona, grugnisce, soffia come Eolo in persona.
È lui che deve sbrogliare una intricata matassa che vede coinvolta la famiglia Starberth (siamo a Chatteram, sereno villaggio della provincia inglese) sulla quale sembra pesare una antica maledizione. “Al compimento del venticinquesimo anno di età, i figli primogeniti devono per tradizione trascorrere un’ora, di notte, in una sala dell’antica prigione di cui sono governatori da generazioni. E puntualmente vengono ritrovati cadaveri, con il collo spezzato”. Ora tocca a Martin Starberth che, ancora puntualmente, fa la stessa fine dei predecessori. Lì, vicino al Cantuccio della Strega, il punto in cui si usava impiccare le streghe.
Qualche spunto senza scoprire troppo la trama. Scontri tra Fell e il capo della polizia sir Benjamin Arnold, innamoramento del giovane americano Tad Rampole (venuto a trovare Gideon Fell) per la bella occhi-celesti viso-ovale bocca-rossa Dorothy, sorella di Martin (fratello Herbert sparito e dunque possibile indiziato), una specie di crittogramma da decifrare, un orologio che va avanti, mistero, paura, spruzzate di gotico (tuono che esplode al momento giusto, gufo che si lamenta…), umorismo e sottile ironia (irresistibile il breve duetto Fell-signora). Aggiungo citazioni di classici (“la cultura classica trionfa sempre” dice Fell) con riferimenti a Plutarco, Gellio, Cesare  e finale dove tutto viene ricollocato al punto giusto. Un personaggio gigantesco e un gigantesco capolavoro.

Il richiamo del cuculo copertinaIl richiamo del cuculo di Robert Galbraith, Salani 2013 (anche in ebook).
Diciamo subito che l’autore al suo primo libro è soltanto lo pseudonimo di J.K. Rowling, madre di Harry Potter, “scoperta” al momento giusto per vendere di più (mica scemi).
Lula, top model giù dal balcone. Una donna “disturbata” venuta “in contatto con la società immorale dei ricchi e famosi che l’avevano corrotta”. Suicidio. Tre mesi dopo il fratello John Bristow si affida all’investigatore Cormoran Strike, reduce dalla guerra in Afghanistan (bruttino il giusto, mezza gamba persa, creditore non pagato, debitore che non paga e fidanzata scappata), per ulteriori accertamenti. Impossibile che si sia suicidata, qualcuno l’ha uccisa. Aiutato da Robin Ellacott delle “Soluzioni Temporanee”, un concentrato di intelligenza e gentilezza.
Indagini a tutto campo su amici, amiche, fidanzato (il primo su cui cadono i sospetti), la mamma fuori di testa, l’autista, lo zio, e tutto l’entourage sciccoso che la circondava. Lettura minuziosa del fascicolo della polizia, mazzo di fotografie sparite dal computer di Lula.
Luoghi diversi, ambienti ricchi e poveri, personaggi sbalzati con pochi tocchi, dialoghi su dialoghi, dialoghi e dialoghi (ma non saranno troppi?), incasinamenti familiari e intermezzi da sorriso come quello della signora Hook tradita dal marito, con Strike scatafascio (dorme in ufficio dentro ad sacco a pelo e si lava all’università) che gira dappertutto insieme alla gamba mortuaria dolorante, ai ricordi dell’infanzia tribolata, assillato da una sorella minore che lo tratta come un bambino. Sbornia al momento giusto e Robin pronta a tirarlo su come l’angelo custode. Sesso solo accennato con garbo.
Niente di nuovo sotto il sole, niente di originale se non una bella tecnica di scrittura maturata col tempo. Alla fine il colpevole è proprio lui, quello inverosimile già sfruttato millanta volte nella tradizione del romanzo poliziesco, e dunque verosimilissimo, beccato subito (o quasi, via) dal lettore vispino.
Un ottimo al principiante Galbraith e un buono alla stagionata Rowling.

chiese pievi e segretiChiese, Pievi e Segreti sulle colline di Siena, di Annalisa Coppolaro, il Leccio 2013.
Paesaggio stupendo quello toscano, paesaggio ancor più mirabile quello delle colline senesi. E allora possiamo compierlo attraverso la guida esperta dell’autrice ricercando chiese e pievi antiche  che racchiudono tesori di arte e di storia. E di leggende. Andando verso San Quirico si incontra la villa “Rondinella”. Due amanti, un amore antico sfortunato, una presenza che si manifesta ancora oggi con “voci, chiarori, cigolii”. E, addirittura, con banchetti fantasma.
Per la chiesa di Giovanni Battista a Corsano si parla della “Sposa Bambina”. Una ragazzina di dieci anni data in matrimonio ad un signore (siamo nel ‘600) che al momento fatidico del “sì” fugge dalla chiesa e svanisce nel bosco dove si perde ogni traccia. Anche adesso nelle domeniche di primavera si trovano piccole impronte come se lei tornasse a visitare quel luogo.
La chiesa di Santa Cecilia a Crevole racchiude numerose fatti da brivido fra cui quello del vescovo Domusdeo Malavolti che urla alla luna piena. Sarebbe apparso anche alle truppe spagnole nel 1554 durante la guerra che portò alla caduta della Repubblica di Siena, minacciando i soldati con un crocifisso.
A Pievescola c’è la contessa Ava dei Lombardi che vaga per i boschi e con uno sguardo risolve i problemi di chi la incontra (andateci!). E ancora misteri e misteri che rendono intrigante il cammino. Insomma una guida di storia, amore, passione, ricca di paesaggi incantati, di arte, di cultura tra il fremito di racconti leggendari. Anche in inglese, cioè edizione bilingue nello stesso testo, e con belle foto di Göran Södeberg.

pietra è il mio nomeEd ecco il contributo della nostra Patrizia Debicke: Pietra è il mio nome di Lorenzo Beccati, Editrice Nord 2014 (anche in ebook).
Romanzo giallo noir di Lorenzo Beccati, ben noto al pubblico per prestare la sua voce al Gabibbo in diverse trasmissioni televisive, Pietra è il mio nome è un thriller, a tratti granguignolesco, a fondo storico, ambientato nella Genova del 1601. Ben delineato, vivo e quasi palpabile il quadro della città con la ricchezza e lo splendore dei suoi palazzi, la protervia dei nobili, degli sbirri e del clero e come debole contraltare i carruggi, i vicoli che trasudano povertà da ogni pietra e condizionano un popolo miserabile e superstizioso. La protagonista della vicenda è Petra, o Pietra come lei preferisce farsi chiamare, una strana ragazza che sa celare dietro una bacchetta da rabdomante un eccezionale acume quasi da super poliziotto e una straordinaria abilità in letali arti di combattimento degna di una cintura nera e che, ogni volta, sigla le sue vittorie con il suo grido di battaglia: Pietra è il mio nome. Vita grama per questa giovane donna che, con la tiepida benevolenza dogale, vive vendendo a ricchi e poveri la sua capacità di rabdomante per trovare oggetti smarriti o rintracciare persone scomparse e che porta un difficile e pesantissimo nome: Petra o Pietra, denso di significato per la storia. La pietra infatti è l’orribile strumento per la lapidazione (praticata ancor oggi con troppo disinvoltura da molti fanatici paesi mediorientali). E proprio la lapidazione si rivelerà la causa incidentale del fattaccio. Ce lo chiarisce un flash back riportandoci all’infanzia da orfanella della nostra eroina che, nascosta dietro una siepe, aveva assistito alla morte della piccola Nora, uccisa per vendetta a colpi di pietra da altre bambine sue compagne di sofferenza nell’orfanotrofio.
Siamo nel Seicento genovese, il secolo che vide i grandi ritratti (allora il pittore di moda tra i genovesi era Antoon van Dyck), tanta storia, tanta guerra e l’incolmabile abisso sociale che divideva i nobili dalla plebe.
Dicevamo il fattaccio, che poi è un terribile delitto e che coinvolgerà personalmente Petra/Pietra la rabdomante-detective. Stavolta il compito che deve affrontare è diverso da tutti gli altri. Mentre Genova è in preda alla frenesia orgiastica del carnevale, viene ritrovato il cadavere di una giovane donna, massacrata a morte e, accanto a lei, una bacchetta da rabdomante che potrebbe incriminarla. Petra/Pietra deve difendersi, cercare, indagare e la sua indagine la porterà a scoprire che la maledizione di quei delitti viene dal passato. Ma chi e cosa li lega alla lontana follia di un gruppo di bambine? Pietra scoprirà che anche la sua vita è in gioco. Bisogna fermare l’assassino a ogni costo.

Un saluto da…
Fabio, Jonathan e Jessica Lotti

Andrea Camilleri riceve il Premio Pepe Carvalho 2014

andrea-camilleriGiovedì 6 febbraio alle 19,00
nell’ambito del Festival del Noir BCNegra
Cerimonia di premiazione
Barcellona, Saló de Cent de l’Ajuntament, Plaça sant Jaume, 1

Venerdì 7 febbraio alle 16,30
Andrea Camilleri incontra i lettori
Intervengono Pau Vidal e Jokin Ibáñez
Barcellona, centro Barts – Av. Parallelo 62,

La giuria, composta da Jordi Canal, Andreu Martín, Rosa Mora, Daniel Vázquez Sallés, Sergi Vila-Sanjuán e Paco Camarasa, ha deciso all’unanimità di concedere il Premio ad Andrea Camilleri indicandolo come «uno dei più autentici rappresentanti del noir mediterraneo».
«Salvo Montalbano e Pepe Carvalho sono personaggi pieni di vita, tentazioni e contraddizioni, che preferiscono la strada agli uffici, che scelgono di affidarsi al proprio sguardo e alla parola piuttosto che ai computer…». Tanto Carvalho quanto Montalbano sono «testardi e intransigenti nel perseguire la giustizia. Entrambi hanno bisogno di conoscere la verità e ci rendono partecipi della loro lotta per un mondo in cui i potenti non siano al di sopra della legge»: così si è espressa la giuria sul suo personaggio più famoso, Montalbano.
Il Premio Pepe Carvalho, giunto alla nona edizione, è nato per celebrare la memoria di Manuel Vázquez Montalbán, è un ambito premio internazionale dedicato al romanzo poliziesco. Camilleri si unisce ad una lista di vincitori in cui figurano Maj Sjöwall, Petros Márkaris, Andreu Martín, Ian Rankin, Michael Connelly, P.D. James, Henning Mankell e Francisco González Ledesma.

[causa impegni personali per il momento si navigherà un po’ a vista, con segnalazioni e qualche news qua e là per sopperire alle diminuite letture].