I finalisti del premio Tedeschi

logo gialli mondadoriInterrompo questa lunga pausa – chi mi conosce sa che sono giustificata da impegni lavorativi in senso lato – per una comunicazione di servizio che penso possa interessare molti:

PREMIO ALBERTO TEDESCHI
EDIZIONE 2014

La redazione del Giallo Mondadori ha stabilito i finalisti della 35a edizione del Premio Alberto Tedeschi, segnalati di seguito in ordine alfabetico:

Manuela Costantini
Le immagini rubate

Fabrizio De Sanctis
L’ultima corsa

Luca Di Gialleonardo
Cave Lupum

Ilaria Ferramosca
Nel passato di Magritte

Diego Lama
Collera

Elpidio Natale
Vapore

Diego Pitea
Qualcuno mi uccida

Matteo Severgnini
Non doveva finire così

Giorgio Simoni
Vento… mangia vento

Maria Trevisan
I mostri non esistono

Il romanzo vincitore sarà pubblicato in uno dei fascicoli di ottobre della collana, e sarà premiato sabato 4 ottobre a Grado, in occasione della settima edizione del Festival Grado Giallo.

Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Maggio 2014

OLYMPUS DIGITAL CAMERASeduta gabinettistica dedicata alle elezioni europee e ai nostri cari politici. Butto giù all’impronta. Grande fermento, discussioni accese, ostruzionismo con tirata di sciacquone mentre parla l’“avversario”, salti improvvisi sulle tazze del water, e insomma Europa sì o Europa no, euro o lira, tutta colpa della Germania o colpa solo nostra, c’è voglia di indipendentismo e dunque “Rifacciamo il Granducato di Toscana!” ha esultato il sor Peppino dalla bocca storta suscitando una sorta di spirito partigiano, le riforme si fanno o non si fanno? sono come la sora Camilla che tutti la vogliono e nessuno la piglia?, i cosiddetti “professori” risultano utili o rompono solo le palle con le loro interminabili litanie che non finiscono mai? (maggioranza per quest’ultimo parere), Berlusconi dovrà pulire il culo ai vecchietti ricoverati o si limiterà a raccontar loro barzellette? Lotta accesa, dicevo, soprattutto fra grillini e renziani con i primi (un paio) che si sono incatenati alle tazze in segno di protesta e poi se le sono date (dette) di santa ragione contro Renzi giullarone fanfarone e contro Grillo capocomico da strapazzo. Ultima chiosa finale del sor Antonio che ha suscitato una specie di ripensamento generale con “Se n’andassero tutti a fancala!”. Momento di impasse, tirata di sciacquone e via casa (i grillini sono rimasti incatenati).

Un giretto fra i miei libri

hotel omicidiHotel omicidi di E. Howard Hunt, Polillo 2011.

Il duro, l’uomo vero (lasciato dalla moglie incontentabile) e la belloccia di turno senza troppi scrupoli ma con sentimento buono di fondo. Pete Novak, detective privato un po’ spaccone e Paula Norton. Luogo: il grande albergo Hotel Tilden di Washington dove Pete è incaricato della sicurezza. Ancora: un metro e ottanta per ottantacinque chili, sigaretta incollata in bocca, alcol che sguazza nello stomaco (whisky irlandese). Allo specchio una faccia piena di guai, mano forte e robusta.

La storia è su certi gioielli che spariscono e non spariscono (assicurazione da capogiro), un ex marito che ritorna a picchiare l’ex moglie (proprio Paula), un morto ammazzato nella sua stanza che viene trasportato da un’altra parte.

Poliziotto (anche lui di turno) il tenente Morely, della squadra omicidi, abito marrone, cappello grigio vecchiotto, basso con la faccia da “cane da caccia affamato”, all’antica e “maledettamente ostinato”. E non vede l’ora di andare in pensione, obiettivo massimo di questi eterni segugi. C’è movimento, lotta, spari, la botta in testa, la stanchezza che arriva, un breve sguardo alla società (gangster dappertutto, anche, e soprattutto, nei più importanti studi legali).

Atmosfera melanconica tipica di certi romanzi americani. Per le strade vagabondi, prostitute, alcolizzati, sbarbatelli timorosi. “Gente solitaria. Washington ne era piena”. L’incontro di due anime forti e sfortunate, ormai ciniche, nessuna ambizione, nessun amore, “malattie” superate da tempo. Un caldo abbraccio, uno sguardo al cielo, la luna “batuffolo di bambagia sporca”. Alla fine Pete e un cane che si incamminano lungo la stessa strada. “Due esseri dimenticati”.

È un discreto romanzo questo di E. Howard Hunt che si trovò invischiato nello scandalo Watergate di Nixon, dallo stile asciutto, senza fronzoli e ambizioni esagerate che ci ripaga di tante storie strampalate e di tanti sbrodolamenti stilistici.

primavera di ghiaccioCSI Alaska – Primavera di ghiaccio di Dana Stabenow, Newton Compton 2011.

Continuano a imperversare i libri venuti dal freddo. In questo caso dal freddo che più freddo non si può. Più precisamente dall’Alaska (giuro). O, ancora meglio, dal villaggio di Niniltna dove un folle fa fuori nove persone con un fucile di precisione, Ma una di queste, la giovane Lisa Getty, che se la spassava con tutti gli uomini del paese, risulta essere uccisa da un’altra arma. Chi ha sfruttato questa occasione per togliere di mezzo una tal fomentatrice di invidie e gelosie?

Ad indagare Kate Shugak con il suo fedele husky (femmina) Mutt in calore con un lupo grigio in giro che le fa la corte. Vive in una capanna “nel bel mezzo di un parco nazionale di otto milioni di ettari”, sempre in continua attività, una cicatrice alla gola ricordo di un terribile momento, pelle liscia e dorata, occhi grandi e luminosi color nocciola, capelli lunghi fino alla vita, lisci e soffici come la seta, voce roca e irregolare. Ascolta Beeethoven insieme ai gruppi moderni. Più avanti da un personaggio veniamo a conoscenza di altri particolari: minuta e agile, non beve alcol, è competente ed efficiente nel lavoro, dotata di un notevole senso dell’umorismo, responsabile verso gli altri che la rispettano e la temono, soprattutto per le sue gesta leggendarie. In relazione affettiva con Jack Morgan, capo della squadra investigativa, accetta a quattrocento dollari al giorno più le spese (pure concreta) di condurre le indagini.

In primo piano gli spazi enormi, la neve, il freddo, il silenzio, il tenue ma confortante calore del sole, perfino un terremoto che rende più potente e spaventosa la Natura. Ma anche qui, in questo mondo così lindo e pulito che sembra lontano da qualsiasi imbrattatura del male, la stessa follia, gli stessi rancori, lo stesso odio che alberga negli altri uomini della terra.

alla ricerca di Sony DufretteAlla ricerca di Sonya Dufrette di R.T. Raichev, Elliot 2009.

“Luglio 1981. Nella villa di campagna di Lady Mortlock, durante il party dato in occasione del matrimonio tra Carlo e Diana, una bambina scompare. Poco dopo la sua bambola viene ritrovata sulla riva del fiume che scorre vicino alla casa, ma della piccola nessuna traccia. Tutte le ricerche si rivelano inutili e il caso viene archiviato come un tragico incidente”.

Venti anni dopo, leggendo un articolo di giornale che rievoca il matrimonio reale, la signora Antonia Darcy ripensa all’episodio della bambina scomparsa di cui anche lei era stata testimone. E, come dire, il caso si riapre. Nella testa della nostra Darcy, bibliotecaria cinquantenne in un “esclusivo club londinese per ex militari”, divorziata con figlio David e la nipotina Emma. Ad aiutarla in questa ricerca il maggiore Hugh Payne, vedovo, socio del club e suo accanito ammiratore.

Aggiungiamo che, sempre la nostra Antonia Darcy, è una scrittrice di romanzi polizieschi (quasi scontato), le piace la musica classica, presa spesso da cattivi presentimenti, ancora fragile per il divorzio. Determinata tuttavia nella ricerca della verità.

La quale ricerca parte da ciò che lei stessa aveva scritto di quella particolare giornata, per poi svilupparsi con il ritrovare i personaggi che vi presero parte. Un viaggio nella sua mente ricca di dubbi (la bambina è stata uccisa o rapita, oppure è sempre viva?), di scoperte, di fragili verità, di assilli, di ripensamenti fino all’epilogo finale. In un continuo confrontarsi con le educate schermaglie amorose del maggiore che piano piano  riescono a vincere in parte la sua ritrosia.

Prosa leggera, piacevole, ricca di citazioni letterarie che non appesantiscono il testo.

blanche o il cuore dell'assassinoBlanche o il cuore dell’assassino di Hervé Jubert, Salani 2008, mi ha ricordato all’improvviso le letture fanciullesche di Verne e il suo bel giro in ottanta giorni.

Malloppo di 408 pagine che ha almeno a sua discolpa dei caratteri abbastanza grandi da essere facilmente letti da un tizio incanutito come il sottoscritto.

Siamo nel 1870 durante l’assedio dei prussiani di Parigi. Idea non peregrina. La città assediata ricorda un po’ le case assediate dalla neve del giallo classico da cui non si poteva uscire. Dunque un thriller in uno spazio ben delimitato. Due piccioni con una fava.

La solita litania di assassini mostruosi: un cappellaio, un macchinista, un soldato, un fonditore di caratteri ecc… che porta alle sette sataniche e a Rebecca, la signora dei veleni. Tutti i cadaveri recano impresso un misterioso tatuaggio sul braccio sinistro e i loro nomi hanno origine dalla mitologia. La colpa ricade su Victor Pilotin, un giovane apprendista del cappellaio che riesce a fuggire e viene addirittura tenuto nascosto da Blanche Paicham (crede alla sua innocenza), diciassette anni, che si ritrova sola a Parigi separata dai genitori (era destino, l’avevano già persa più di una volta) ad aiutare nelle indagini lo zio Gaston Loiseau, ispettore di polizia sulla quarantina. Studia il “Dizionario di polizia”, suona il pianoforte, segue un corso accelerato nei locali della scuola di medicina, si prodiga come infermiera per alleviare il dolore dei soldati feriti. Dunque fuori dagli schemi del suo tempo: energica, forte, resistente “Quella giovane era una forza della natura… Si era nutrita di materialismo e, tra le sue certezze, c’era questa: che la magia era soltanto un paravento aperto davanti a fenomeni assolutamente reali. Nel loro caso cosa nascondeva? Una storia di potere, non c’erano dubbi in proposito”. Non manca il movimento, il colpo di scena, il pericolo (rischia addirittura di essere uccisa), il travestimento e insomma tutto l’armamentario del vecchio feuilleton. Compreso il volo sul pallone aerostatico con il famoso fotografo Nadar realmente esistito. Il ritmo si fa via via più convulso sino all’epilogo finale e un’aura di mistero e magia nera serpeggia lungo tutto il libro.

lasker la filosoifa della lottaPer gli scacchi ecco Lasker filosofia della lotta di Boris Vajnstejn, Prisma 1994.

Ma sì, diciamolo subito, mi ha fatto un gran piacere trovare tra i santoni della scacchiera, tra gli artisti supremi del nobile giuoco questo Baffetto-Lasker che mi immagino fare versacci e pernacchie a tutte le sacre regole e gli intoccabili principi su cui si fondava la forza dei giocatori del suo tempo. Uno spiritello irriverente, uno gnomo dispettoso delle sessantaquattro caselle, pronto a fissarti negli occhi, a buttare all’aria il tuo fragile inconscio, a scoprire le tue naturali debolezze per sorprenderti e fregarti. In barba all’Assoluto egli era un convinto, pervicace assertore del “particulare” da ottenere in contropiede ed il marcamento ad uomo. Già l’acutissimo Reti fu il primo ad osservare lo “strano” gioco di Lasker. Egli spesso non effettuava di proposito la mossa più forte ma quella più fastidiosa per chi gli stava di fronte, quella che creava più problemi all’avversario, a quel “tipo” di avversario. Un combattente, anzi Il Combattente per antonomasia. Nato  il 24 dicembre del 1868 nella piccola cittadina di Berlinchen in Germania, morto il 13 gennaio 1941 nella gelida New York.

Spiluzzicature

armata dei sonnambuliAlla Feltrinelli di Siena ho cercato il libro L’armata dei sonnambuli di Wu Ming, Einaudi 2014. Sono sincero. Avevo dichiarato che lo avrei letto. Però, visto il malloppone di quasi 800 (ottocento!) pagine, ho preferito spiluzzicarlo un po’ ed essere dichiarato bugiardo piuttosto che lasciarci le penne. Inizio superbo con i nasoni orrendi della plebe di Parigi che si appresta a vedere ghigliottinato il proprio Re. (Magari lo leggerò quando i nipotini saranno in vacanza).

Spiluzzicature con atavici ricordi

Quando passo tra i miei satirici latini mi sento rinascere. I ricordi sono vivi, scoppiettanti. Già ho citato in qualche lettura precedente Marziale che, con i suoi Epigrammi, mi fece scompisciare dal ridere. L’autore sapeva trasferire in forma pungente e poetica tutto il mio bagaglio di balorda goliardia paesana. Un mito. Anche le Satire di Giovenale colpirono positivamente il mio apparato burlesco, soprattutto nello staffilare a dovere tutti i debosciati e la corruzione delle donne lascive (ah, le matrone di una volta!). Quelle di Orazio, via, mi lasciarono nel complesso moscio e avvilito. Elogiare, per dirne una, la temperanza e la vita campestre, due palle! (mi tirai un po’ su con quella dello scocciatore). Naturalmente l’ho riletto in seguito con ben altro spirito e ora ogni tanto lo riprendo in mano chiedendo sempre umile perdono. Pure Persio (morto in giovane età), fissato con gli studi duri e inflessibili, non mi rimase troppo simpatico, mentre Lucilio, invece, ovvero quel poco che ne è rimasto, mi solleticò non poco, soprattutto quando se la prendeva con tutti coloro che dalla mattina alla sera gironzolavano per il foro cercando di fregarsi a vicenda (cambiano i tempi, cambiano i luoghi ma l’istinto dell’uomo è sempre lo stesso).

Presentazioni

sei notti di misteroSei notti di mistero di Cornell Woolrich, Mondadori 2014.

In breve.

New York. Una sorella, Jerry Wheeler, cerca di difendere il fratello dall’accusa di omicidio. Con l’aiuto del poliziotto che lo ha arrestato. Spariti i due principali testimoni (uno per sempre). Canta e balla come “Faccia d’Angelo”.

Chicago. Una pupattola di un bastardo che si vuole vendicare delle botte e del tradimento. La nuova fiamma uccisa proprio dal suddetto che cerca di incastrare un altro tizio. Ma lei è svelta di mente e di azione e c’è il poliziotto buono a darle una mano.

Hollywood. Poliziotto Buck in California. A cercarlo un “lurido topo di fogna” che addirittura chiede il suo aiuto. Era stato pagato per ferire un tizio che viene ucciso nello stesso momento in cui spara al suo braccio.

Montreal. Una scommessa. Resistere in questa città con duemila dollari. Ted Ewitt accetta ma rimane incastrato in un delitto. Dunque occorre beccare il vero assassino.

Parigi. Due furfantelli si ritrovano invischiati in un giro di stupefacenti, difendono una ragazza e sbaragliano, senza saperlo, una banda di droga.

Zacamoros. Un tranquillo poliziotto in questa città. C’è la rivoluzione, vincono i ribelli, due capi terrore della zona. Uno dei due viene assassinato e la colpa ricade su un innocente. Ma il poliziotto non ci sta, sul balcone della stanza in cui è avvenuto il delitto un pezzo di foglia masticato, indizio per il probabile assassino.

Sei racconti stupendi che mettono ancora una volta in luce le qualità dello scrittore. La sorpresa, il cambio di prospettiva, la vendetta, il ribaltamento delle aspettative, l’astuzia, cellule grigie e movimento, spari e botte da orbi con una scrittura che va dritta al sodo, delinea contorni, crea atmosfere (anche un po’ surreali), rassoda figure, e si diverte a spruzzare sorriso e ironia.

Se poi il tutto è tradotto da uno come Mauro Boncompagni siamo a posto.

gli omicidi della ZGli omicidi della “Z” di Jefferson Farjeon, Polillo 2014.

Atmosfera deprimente per Richard Temperley durante il lungo viaggio in treno con un vecchio accanto che russa continuamente (da strozzarlo). Fermata ad Euston e possibile dormitina nella sala fumatori di un hotel dove va anche quel rompitimpani. Le cinque e un quarto. Una bella signora esce di fretta. Lui si sistema su una poltrona. Ma c’è qualcosa che non va. Non sente il fastidioso russare. Il vecchio è stato ucciso con un colpo di pistola dalla finestra sulla quale viene trovata una “Z” di metallo rosso che provocherà in seguito altri morti ammazzati.

Farne il riassunto è un po’ complicato. Diciamo che lo stesso Richard è sospettato dall’ispettore James, cercherà di trovare la “signora”, in effetti Miss Wynne, verrà pedinato, ci saranno due viaggi in taxi molto movimentati (uno addirittura da incubo per il tassista), finale con scontro aperto e insomma una vicenda perfettamente ingarbugliata, intessuta da un tourbillon di dialoghi, che si porta dietro una vecchia storia di rapina. Eccellente inizio con atmosfera davvero misteriosa. Per il seguito de gustibus.

la congiura di PragaLa congiura di Praga di Massimo Pietroselli, Newton Compton 2013.

Si ritrovano qui due bei personaggi già conosciuti in La profezia infernale: Leonia, cacciatrice di rarità per Rodolfo, imperatore del sacro romano impero, e Grifo, che ha il dono di “disegnare in ogni minimo dettaglio” qualunque cosa abbia visto anche per una sola volta. Ora (siamo nel 1604 in Boemia) entrambi sono sulle tracce, senza sapere l’uno dell’altro (ma vedrai che si incontreranno), del dottor Fasstolf che sembra abbia il potere di dare vita a creature mostruose.

Si interseca in questa vicenda un quadro del pittore misconosciuto Alessandro Verzeni (anche un suo libretto) che rappresenta la Custode (la morte) e che interessa a diverse persone fra cui lo stesso Fasstolf, il segreto custodito nelle mura dell’ipogeo della contessa Zenobia (“coacervo di simboli ermetici”) e la congiura contro Rodolfo II organizzata dalla stessa Zenobia insieme al ciambellano Lang e al comandante Aleko, marito di Leonia (ora in duro scontro con lui). Non manca in prima persona al presente il racconto di Musodicane, storpiato dal terribile dottore, a cui ha chiesto aiuto Leonia.

Per non farla troppo lunga tutto si risolve la notte di Valpurga (il 30 aprile durante la quale il popolo crede che si scateni il mondo degli spettri) tra oscuri misteri, numeri, cabale, follia, inganni e tradimenti, leggenda e realtà, storia vera documentata, dubbio, assillo, movimento, grottesco e paura a costituire un fascinoso racconto nella Praga del ‘600. Reso vivo e credibile da una scrittura ora evocativa, ora tenera, ora cruda e impietosa che trapassa i corpi e scivola negli animi creando personaggi (anche i minori) belli nella loro complessa struttura. Il solito Pietroselli.

mercenariMercenari – Il mestiere delle armi nel mondo greco antico di Marco Bettalli, Carocci 2013.

Grande mia passione la storia che si accompagna e accumula con quelle del romanzo poliziesco, della letteratura satirica e degli scacchi. Per cui graditissimo l’omaggio dell’amico Marco Bettalli, professore di storia greca all’Università di Siena (anche lui scacchista). Su un argomento, la guerra, che mi ha sempre colpito fin da ragazzo, quando ammiravo la stampella volante di Enrico Toti o la mano bruciata di Muzio Scevola.

Qui trattasi di mercenari, uomini che offrivano il proprio corpo per le battaglie in cambio di qualcosa di concreto, terre o denaro, cercando di riscattare una condizione precaria. Spazio vasto come il tempo in cui vivono. La caratteristica principale del mercenario nella Grecia antica è l’“ambiguità”. Ora esaltati, ora criticati: giovani desiderosi di avventura e arricchimento; esuli per motivi politici, maschi adulti avvezzi per tradizione a combattere al servizio di stranieri. Da ogni polis del Mediterraneo. Famosi gli Arcadi, combattenti valorosi, e i Cari per l’innovazione nell’armamento. Numeri che oscillano da 2.000 a 30.000 citati da Erodoto in Egitto.

Paga sicura? Mica tanto se i committenti sono le pòleis. Pagamento in ritardo (2 oboli al giorno) e che i mercenari si arrangiassero con le scorrerie e i bottini di guerra. Più sicura con qualche re egiziano, e in seguito con Alessandro Magno. Armatura in bronzo, elmo, corazza, a cui si aggiungono altri pezzi a coprire il corpo e uno scudo rotondo e convesso (l’hòplon). Ed ecco l’oplita della leggendaria falange. Meno coperti i peltasti, per avere maggiore movimento, poi gli arcieri e i frombolieri (famosi quelli di Creta e di Rodi).

Gli eserciti erano seguiti da una infinità di persone: schiavi, mercanti, prostitute, danzatrici, flautiste. Universo invisibile, però sappiamo che al seguito del famoso esercito dei Diecimila le persone non erano inferiori a quelle dei soldati (tanto per avere un’idea).

Un lavoro prezioso di ricerca e di studio con una quantità innumerevole di spunti: gli storici antichi, i condottieri, la guerra terrestre e quella navale, Atene, Sparta, la Persia, l’Egitto, le problematiche interpretative portate avanti con una scrittura solida e nello stesso tempo di sicura attrattiva.

il poliziotto è marcioIl poliziotto è marcio di William P. McGivern, Mondadori 2014.

Un poliziotto bastardo, venduto alla mala. Un poliziotto onesto, suo fratello minore Eddie. La storia scivola via lungo le soliti direttrici fino a quando il fratello rischia la vita per avere individuato l’assassino in un uomo del potente boss Ackermann.

Vediamo un po’ il bastardo: sergente Mike Carmody, sulla trentina, ben piantato, due occhi grigi e freddi, “sorriso rapido e impersonale” come una sfida al mondo intero. Presenza assillante quella del padre (ormai morto), circondato da litografie con santi e madonne.

Piano piano assistiamo al cambiamento di Mike per salvare il fratello (non vi dico se ce la farà). Tutti i mezzi sono buoni, botte e sparatorie fino all’ultimo. Due ragazze in evidenza: quella maltrattata di un boss e quella di cui si è innamorato Eddie con passato poco chiaro e occhio ai giudizi affrettati. Il solito contorno di poliziotti più o meno onesti, il giornalista pronto ad aiutarti, la critica al cinismo e al compromesso del cittadino americano sfruttato dalla mala. La solitudine della canaglia che si redime.

Senza scampo è il titolo del film tratto da questo romanzo con Robert Taylor e Janet Leigh attori principali.

Ed ecco il contributo della nostra inossidabile Patrizia Debicke (la Debicche)

il seminatoreIl Seminatore di Riccardo Perissich, Longanesi 2013.

Dopo Le regole del gioco, suo indovinato romanzo d’esordio, con Il Seminatore Riccardo Perissich riporta in libreria Giulio Valente, il principe romano ultimo di suo nome, cittadino del mondo per educazione e vocazione, che aveva scelto l’anonimato di un cognome da battaglia e un’avventurosa militanza nel servizio segreto…

Due sanguinosi attentati a Parigi, il primo a una sinagoga e il secondo a una moschea, con adolescenti plagiati, indottrinati e mandati a immolarsi imbottiti di esplosivo, portano Anne Dumont, colonnello francese, collega, vecchia amica e… qualcosa di più di Valente, a scoprire un complotto, un incredibile intrigo collegato a una congregazione di cattolici fanatici, nota anche alla curia romana, che si fanno chiamare i Legionari.

Ma tutto invece ruota attorno a una misteriosa figura: Il Seminatore, che si direbbe abbia il dono dell’ubiquità. Un implacabile e inafferrabile personaggio che, non pago di aver impostato un sistema informatico segreto chiamato Gengis Khan in grado di mandare in tilt tutte le reti mondiali, pare miri a destabilizzare il pianeta. Qualcuno che vuole condizionare le grandi potenze e la chiesa. Anche la Casa Bianca lo insegue e lo teme…

Valente, che per sua scelta si vorrebbe fuori dal gioco e, invece, viene chiamato in causa dagli americani, sarà costretto ad affrontare al fianco di Anne Dumont, indagini  farraginose corredate di rischi mortali che porteranno anche a un orribile delitto volto alla testa e al cuore del Vaticano.

Esiste davvero uno spaventoso ma possibile domani controllato solo dai capricci degli hacker? Da un inarrestabile virus informatico? Ma basta! Non una parola di più.

Ben impostati i personaggi. Ottima, palpabile, reale la ricostruzione ambientale per una trama complessa, articolata, ma calibrata con perfetto ritmo che riesce a incollare il lettore alle pagine. Bel thriller!

Un saluto da Fabio, Jonathan e Jessica Lotti