Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Giugno 2014

OLYMPUS DIGITAL CAMERADomenica 25 maggio. C’erano tutti. Voglio dire nella sala condominiale delle letture al gabinetto fino a notte inoltrata fissati sullo schermo gigante che non ci si fa mancare niente. C’era il sor Pasquino con il pitone egocentrico, la sora Cecilia, zitella stagionata dagli occhi a lemure, la sora Maria abbondante che occupa tutta la tazza, il sor Eugenio filiforme dalla voce stridula, la sora Carmela morbida come panna, il sor Peppino dalla bocca storta, la sora Ginevra dalle zinne prorompenti che già conoscete e tanti altri che vi presenterò in seguito.
Un paio di inquilini anche di traverso sulla stessa tazza. Facce guardinghe, occhiate sospettose, mordicchiamenti delle labbra. Frittatona di patate innaffiata con Chianti classico e rutto libero alla Fantozzi. Ai primi dati un sussulto generale seguito da una specie di gorgoglio cavernoso. A quelli successivi un alzare di braccia, un boato spaventoso di alcuni e un rantolo soffocato di altri (tre sono stati portati fuori in barella).
Non c’è niente da fare. Ha vinto Renzi e ha perso Grillo, mentre Berlusconi non ci credeva neppure lui. Brindisi generale per quelli rimasti, salti di gioia con sventolamento giulivo dei propri attributi. Tirata di sciacquone e tutti a casa.

Un giretto fra i miei libri
Chi non rammenta Il terrore viene per posta della Christie dove una selva di lettere anonime viene a turbare la tranquillità della “tranquilla” cittadina di Lymstock?
Lettere anonime che provocano prima il suicidio della signora Symmington e in seguito l’assassinio della sua cameriera. Sarà, naturalmente, Miss Marple a sciogliere l’enigma e a darci la soluzione.
Ne La fossa che inghiotte di Nicholas Blake (Mondadori 2010) le lettere anonime arrivano, invece, nel villaggio di Prior’s Umborne e ad indagare non è la simpatica vecchietta ma l’investigatore privato Nigel Strangeways, un attempato “oxfordiano degli anni Venti”, che non se la prende troppo di fronte alle manifestazioni oltraggiose del finanziere Archibald Blick che lo vuole ingaggiare per risolvere il problema delle lettere sopra citate. D’altra parte John Stuart, uno dei capisquadra della sua fabbrica a Moreford, diretta dal figlio minore, si è pure suicidato. Urge intervenire subito.
Villaggio cruciforme da assassinio questo Prior’s Umborne con il suo bravo ufficio postale, il pub locanda Sweet Drop, il piccolo pub New Inn, la chiesa, il vicariato e Little Manor, la casa delle sorelle Celandine  e Rosebay Chantemerle sulle quali ruota molta parte della storia. Entrambe invischiate in rapporti amorosi con Charles Blick, uno dei figli di Archibald.
Indaga, dicevamo, il nostro Nigel, vispo come un fringuello, memoria fenomenale, sicuro, impassibile (una volta, però, si incavola di brutto) con il suo bel blocchetto di appunti per fissare le idee che gli ronzano per la testa. In seguito arriva l’ispettore Randall dal “volto rubizzo” e “sguardo acuto e intenso”, e più avanti ancora, quando ci scappa il morto assassinato nella cava, ecco spuntare pure il sovrintendente Blount, “faccia da luna piena” e testa calva a costituire un bel terzetto.
Ma al centro della storia stanno sempre loro, le lettere anonime che gettano scompiglio nel paese e mettono in subbuglio i destinatari colpiti nei segreti più intimi. Da qui il movimento contorsionistico dei sospetti, le false piste che si aprono e si chiudono, i dubbi, le reticenze, le mezze verità, le bugie. Classica spiegazione finale di Nigel, alternata con flash back dal vivo sulla successione dei fatti nella notte dell’omicidio. Epilogo drammatico. Un neo, ad essere pignoli, potrebbe essere la scoperta del colpevole che, per un lettore un po’ smaliziato, non è poi così difficile da individuare.

questa notte da qualche parte a New YorkUna sigaretta fra le dita, una figura ossea che sembra stare in piedi per miracolo, uno sguardo allucinato. Ecco Cornell Woolrich. Anzi, per essere più precisi, Cornell George Hopley Woolrich. Che ogni tanto ritorna alla ribalta (mai dimenticato) con tutto il suo mondo diabolicamente nero. Per esempio in Questa notte, da qualche parte a New York (Kowalski 2009).
Una antologia di racconti, una parte di un romanzo e due capitoli di una autobiografia mai pubblicata. Il tutto curato amorevolmente da Francis M. Nevis con note succose alla fine del libro.
Il mondo nero, dicevo, che avvolge i protagonisti di queste storie, li prende, li afferra, li sballotta a suo piacimento. Gli strani casi del Destino: essere nel punto sbagliato al momento sbagliato, il ribaltamento delle situazioni iniziali, l’amore, l’odio, l’accendersi di una speranza, la delusione, e ancora l’amore sbocciato quasi per caso, la forza d’amore, l’amore esaurito, terminato, finito, il distacco, la solitudine che è “uguale in tutto il mondo”, la tensione che cresce, l’assillo, la paura, l’assassinio, la gioia che si trasforma in orrore, la disperazione di sentirsi in trappola, la rabbia, la lotta, gli sforzi disperati di uno scrittore. E altre cose ancora.
La prosa scivola via come nata da se stessa, entra veloce nella mente e nell’animo e ti porge tutte intere le domande su questa vita così strana e misteriosa, un intrecciarsi di eventi casuali dove una piccola luce si accende a intermittenza per poi spengersi e far cadere tutto nel buio della disperazione.
Quando leggo Woolrich, non so se capita anche a voi, mi pare di essere trascinato, lentamente, come i personaggi dei suoi racconti, verso un qualcosa di oscuro e ineluttabile. Non possiamo fare niente. Tutto è preordinato, già stabilito. E si scopre, come ha ben scritto Ellroy “qual è la forma dell’agonia”. Lenta e mostruosa. Straziante.

La vigna di Salomone di Jonathan Latimer, Mondadori 2010.
Jonathan Latimer (1906-1983) non sarà annoverato tra i massimi scrittori della hard boiled americana ma la sua bella figura ce la fa. Cronista di nera a contatto con i capi del malaffare tra cui Al Capone, è talmente bravo con la penna che viene addirittura chiamato a riscrivere i pezzi dei suoi colleghi e, in seguito, pure quelli dei politici. Ad un certo punto della sua vita si ritrova come vicino di casa un certo Chandler che un po’ di influsso positivo glielo avrà sicuramente dato. È stato anche un ottimo sceneggiatore cinematografico e televisivo, basti ricordare Perry Mason e Colombo. La sua serie più conosciuta, come romanziere, è quella del detective privato Bill Crane, praticamente una spugna vivente.
Ma anche Karl Craven, come a dire fumo e alcol a go-go, senza stare a guardare tanto per il sottile, non è poi da meno. Sottolineati birra, whisky sour, bourbon, cognac, rye, old fashioned e champagne all’occasione che non ci si fa mancare niente. Cibo solido, si capisce, bistecche al sangue (meglio se di mezzo chilo) e insalata, costolette di maiale con purè di patate, uova, prosciutto e un filetto sempre al sangue. Se c’è un bel pezzo di torta di mele si ingolla anche quella. Centodieci chili di stazza, una ferita di coltello nel ventre a ricordare la sua vita movimentata e un caldo boia (altro personaggio non secondario di tanti romanzi) che lo fa sudare come una fontana e allora frenetiche entrate ed uscite dalla doccia. Sulla bocca bellezza, pupa, bambina, manca l’ufficio polveroso, la sedia scalcagnata, i piedi sulla scrivania, la segretaria tutta curve e siamo a posto.
Protagonisti principali il gangster cattivone, la bella sadicotta (picchiami, picchiami, prendimi, prendimi),  la comunità religiosa “La Vigna di Salomone” che nasconde traffici illeciti, sesso e droga. Da salvare la Principessa, ovvero Penelope Grayson, a capo della setta e portarla via su ordine del solito zio straricco. Non proprio facile se c’è già un morto ammazzato, più precisamente Oke Johnson, socio del nostro investigatore che ci ha provato lasciandoci le penne. Capo della polizia Piper, naturalmente coinvolto nei “casini” come da cliché. Aggiungo così a caso senza tema di sbagliare: spavalderia, botte da orbi, ginocchiate nelle palle (non è una battuta), destri alla mandibola, montanti al fegato, pedate in do coio coio, sparatorie varie, morti ammazzati e il dubbio assillante “Chi ha ucciso Oke?”.
Prosa ironica e brillante con qualche inevitabile battuta e scena scontata, ritmo veloce, serrato, come l’accavallarsi degli eventi.

Spiluzzicature
Alla Feltrinelli di Siena ho spiluzzicato La giostra dei fiori spezzati di Matteo Strukul, (Mondadori 2014). Siamo a Padova nel 1888. Assassinio di una prostituta. Così a naso, tenendo soprattutto conto della scrittura, mi pare un bel passo avanti rispetto a quello già letto dell’autore.
Sfogliato in parte anche Uccidi il padre di Sandrone Dazieri (Mondadori 2014), che mi pare una forza della natura (non è una novità). Colomba Caselli da inserire tra le migliori detective lady (mi sono soffermato soprattutto sulla sua figura).

Spiluzzicature con atavici ricordi
Il cigno di Sebastiano Vassalli (Einaudi 1993) non è proprio un ricordo “atavico” ma pur sempre un bel ricordo. Un regalo dell’amico Attilio Lolini, giornalista, esperto di musica lirica, scrittore e poeta (cito solo Notizie dalla necropoli 1974-2004 e i versi “tragici e divertiti” di Carte da sandwich) che abita proprio al primo piano del mio condominio. Lo rammento anche come collaboratore di Cuore, inserto del quotidiano l’Unità uscito nel 1989. Al centro della storia di Vassalli lo scandalo del Banco di Sicilia con la multiforme figura di Crispi.
Per onorare la memoria di Gabriel García Márquez ho ripreso in mano Cent’anni di solitudine e per un attimo mi sono chiesto se fosse il caso di continuare a scrivere. Poi ho convenuto che anche le cazzate potrebbero avere una loro utilità sociale. O lasciare il tempo che trovano senza creare danni.

Presentazioni
colpo di spugnaColpo di spugna di Jim Thompson, Einaudi 2014.
Nick Corey è lo sceriffo di Potts County nel Texas. 1280 anime compresi i neri che l’anima proprio non ce l’hanno. A raccontarci la storia sbrindellata in prima persona è lo stesso sceriffo sbrindellato. D’altra parte la sua infanzia non è stata rosa e fiori con il padre che lo riempiva di botte se tanto tanto riusciva ad acchiapparlo. Pure da sposato “botte” psicologiche dalla moglie Myra che lo considera un buono a nulla e presa di culo da certi balordi papponi. Urgono provvedimenti a colpi di pistola. Così imparano.
Nick è lo sceriffo giusto nel posto giusto. Non strazia i coglioni a nessuno e triplice salto mortale (sul letto) tra Myra, Rose e Amy che il sesso va via come il pane. A rompere le uova nel paniere Lennie, fratello di Myra, stupido occhieggiatore solitario. Se c’è da difendere il proprio posto di lavoro durante le elezioni basta creare ad arte delle dicerie sull’avversario di turno e il gioco è fatto. Niente inferni privati per Nick. Sono tutti pubblici e “tutti condividiamo quelli degli altri e tutti gli altri condividono i nostri”. A volte il vuoto che si riempie di cose orribili; figlie stuprate dai padri (vedi Henry Clay); mogli picchiate dai mariti; bambini che bagnano i letti per la paura; facce chiazzate dallo scorbuto, i debiti, la fame. Ma solo per un attimo.
È talmente strambo il Nostro che ci sta a pennello in una società degradata basata sul porco razzismo e meschino calcolo personale. Da un inizio buffo si prosegue lungo una scia di tragedia mortuaria esaltata da una scrittura cinica e sghignazzante. A fine lettura come Nick non sappiamo cosa fare. Se sorridere di tutto l’ambaradan pulpesco o fermarci un attimo a pensare. O entrambe le cose.
Inutile fare paragoni con altri scrittori. Come afferma Lansdale nella introduzione “Jim Thompson è stato un caso a parte”. Lasciamolo lì. Da solo. E togliamoci il cappello.

il delitto dell'immacolataIl delitto dell’Immacolata di Domenico Cacopardo, Marsilio 2014.
Messina 1976. Filippo Soliméni detto Lollo non ha intenzione di lasciare la Sicilia. Università e boxe. E donne. Come Immacolata Barbalonga Chirò, trentadue anni, trascurata dal marito. Conseguenza “occhiate” su Lollo e salti sul letto. Tutto bello finché non viene strangolata e i sospetti cadono proprio sul bel giovanotto, indagato dal capitano Vittorio Ecce e dal giudice istruttore dottoressa Piranio Limongi Adele. Un po’ di carcere e poi la liberazione perché prove concrete non ce ne sono.
Continua la vita piuttosto spensierata di Lollo tra pesca, nuotate e sesso. Prima con Lia, che non aveva confermato il suo alibi nel primo assassinio insieme alla sorella anch’essa strangolata, e poi con Smeralda di cui si innamora perché non gliela dà (è proprio così). Forse qualcuno lo segue e uccide le sue amanti.
Dunque sesso e morte a babordo e tribordo in prima persona dal suddetto sciupafemmine lungo una strada già resa famosa da una autrice famosa. Troppo rischioso anche se Cacopardo ce la mette tutta.

viaggi nell'incuboViaggi nell’incubo di Ellery Queen, Edgar Wallace, Arthur Conan Doyle, Mondadori 2014. Introduzione succulenta di Mauro Boncompagni.
Frontiera maledetta di Ellery Queen
Edward Tollman chiede aiuto all’investigatore privato Barney Burgess. Sua moglie è sparita. L’investigatore tentenna. Per caso non l’ha fatta sparire lui stesso? (le mogli possono diventare un peso insopportabile). D’accordo, è sparita davvero. Allora via alla ricerca oltre il confine messicano con morti ammazzati e continui flash back. Un viaggio ricco di suspense, con colpo di scena finale e ci sono pure gli scacchi (per i fissati come il sottoscritto).
La nave dei misteri di Edgar Wallace
Penelope Pitt sull’Empire Express. Deve andare a Toronto senza un progetto preciso. Solo che sullo stesso treno c’è la signora Dorban che le offre un lavoro di segretaria a Londra presso suo marito. Bel colpo di fortuna. Ma qualcosa non va. Il signor Dorban non è altro che il temibile Zerbino, famoso baro… Intrighi, avventure, colpi di scena, denaro falso, lotta per la sopravvivenza, con i personaggi che entrano ed escono dalla scena come in un teatro.
L’uomo dagli orologi di Arthur Conan Doyle
Alle cinque di sera del 18 marzo 1892 un treno sta per lasciare la stazione di Euston diretto a Manchester. Il capotreno, John Palmer, vede arrivare due passeggeri ritardatari, un uomo altissimo e una signora anch’essa piuttosto alta. Biglietti di prima classe. Ma nello scompartimento scelto da Palmer c’è un “omino con un grosso sigaro in bocca”. La signora non sopporta il fumo e dunque prendono posto nello scompartimento attiguo. Quando il convoglio arriva a Rugby alle 18.50 i tre passeggeri sono scomparsi. Nessuna traccia. Solo un giovanotto ucciso, trapassato da una pallottola al cuore, nello stesso scompartimento dell’uomo e della signora. Mistero insolubile se non attraverso una confessione.
Una scelta oculata, un perfetto amalgama.

l'assassino scrive di notteL’assassino scrive di notte di Elizabeth Daly, Polillo 2014.
“Strane cose stanno accadendo a Underhill, la villa di campagna non lontana da New York dove Florence Hutter si è da poco trasferita col marito”.
Più precisamente sono apparse frasi minacciose nel suo dattiloscritto (sta scrivendo un romanzo). Occorre l’aiuto del vecchio amico Henry Gamadge, l’amatore di libri con l’hobby di scoprire assassini. Per quanto riguarda le minacce trattasi di citazioni di autori famosi: Edgar Allan Poe, George Herbert, John Ford e Christopher Marlowe. Tutto sembra puntare contro Miss Wing, la segretaria di Florence che l’aiuta nel lavoro. O forse c’è qualcuno che vuole far cadere i sospetti su di lei?. Altra possibilità la mano degli spiriti (giuro).
Intanto ci scappa il morto ammazzato e Florence si trova padrona di un bel patrimonio. Gamadge scruta, osserva, conversa, crea scompiglio tra i parenti e la servitù. Arriva la polizia e pure l’acido cianidrico a creare altro morto stecchito.
Di mezzo testamenti che si replicano, patti segreti, dubbi, rovelli, accuse incrociate, influenze malefiche, statuette africane di magia antica, due cani chiassosi e un guinzaglio che sparisce. E insomma una storia aggrovigliata (anche troppo) che si svolge tra le mura di una vecchia casa di campagna.

Un dramma in rivieraUn dramma in riviera di Edgar Wallace, Mondadori 2014.
“James Meredith è stato incastrato per un omicidio che non ha commesso. Della montatura si sospetta la bellissima Jean Briggerland, affascinante quanto spietata, che è imparentata con lui e mira a impadronirsi del patrimonio di famiglia. Il diabolico progetto va però in fumo quando il condannato riesce ad evadere e sposare una ragazza, Lydia, a cui lasciare le sue sostanze. Subito dopo viene ritrovato morto, apparentemente per suicidio”.
Dunque da una parte la ricca Lydia e dall’altra Jean e suo padre a caccia dell’eredità (se muore si beccano tutto) con Joggs, sottufficiale in pensione, a difenderla da sicuri pericoli (lei non crede alla malvagità dei due). E i pericoli arrivano in forma diretta (attentati vari) e in forma indiretta (Jean, l’angelo del terrore, cerca addirittura di far sposare un suo spasimante con Lydia).
Incredibile intreccio, velocità di azione, si passa da un personaggio all’altro in un batter d’occhio, si cambiano gli ambienti, si va a Parigi e a Montecarlo, continui colpi di scena (compreso quello finale), tentativi di furto falliti e di uccidere attraverso pacchi infetti. Non manca il travestimento, non manca l’assassinio. E l’amore che sboccia alla fine della storia. Insomma c’è Wallace con la sua dirompente energia. Prendere o lasciare. Al sottoscritto pare talvolta “eccessivo” ma sarà colpa della vecchiaia.

57 storie di scacchi57 storie di scacchi di AA.VV., Messaggerie Scacchistiche 2014.
57 storie di scacchi. 57 storie di luoghi, persone, ricordi, sentimenti. 57 storie di vita. Butto giù all’impronta, senza uno schema preciso e punteggiatura adeguata. I grandi campioni (Capablanca, Pillsbury, Lasker…) miraggio e miracolo per tutti noi ripresi nel loro stupendo percorso, ma anche figure meno note, vissute ai margini dei trionfi e riportate con amorevole cura alla luce, giocatori “rubati”, strappati via dalla morte in giovane età, donne, ovvero “nonne” allo sbaraglio tra le sessantaquattro caselle con l’imperituro fascino femminile, scacchisti partigiani e scacchisti ebrei, il mitico Che, il mitico Ho Chi Minh, gentiluomini dei tempi andati, l’automa di Mälzel che inebriò le folle fra Settecento e Ottocento, campioni che non ce la fecero per un pizzico di sfortuna ad arrivare al gradino più alto. Ancora rievocazioni personali di autori viventi con quel pizzico di tremore e nostalgia del tempo che passa, gli incontri che hanno segnato una svolta o lasciato un’impronta indelebile nell’animo, il tenero ricordo di una persona cara scomparsa, gli scacchi e la poesia uniti in un unico abbraccio.
E poi racconti e racconti: il triste futuro del “nobil giuoco” senza Maestri umani, gli scacchi e il carcere, Ciro che muove e Ciro che muore sull’asfalto con la scacchiera nello zaino talvolta conforto alla ingrata solitudine, un’amicizia, una fuga, un biglietto con un matto in due mosse e la rabbia che si trasforma in sorriso, il ricordo del nonno scacchista che salva una vita, il giocatore di strada in un paese lontano per aiutare e sostenere bambini sfortunati e tanto, ma tanto altro ancora. Tutto quanto espresso con potenza di stile e fantasia, la preparazione dello studioso e la felicità dell’innamorato che tira fuori i motivi più belli.
Storie di amici, di cultori, di appassionati che si incontrano su un blog (http://soloscacchi.altervista.org/) dove vivace è la discussione, sicuro  il rispetto e bandita la cattiveria. Dove gli scacchi sono cervello, cuore e sentimento. Semplice umanità.

Ed ecco il contributo di Patrizia Debicke (la Debicche).
contro ogni evidenzaContro ogni evidenza, Tea 2014.
Il nuovo romanzo di Gianni Simoni, l’ex magistrato bresciano che si è brillantemente riciclato a scrittore, fa parte del suo “ciclo milanese” basato sulla figura del commissario Andrea Lucchesi che si fregia di un padre toscano e di una madre etiope che gli ha regalato una pelle un po’ scuretta. E questo sembra un mezzo guaio, in una “moderna Italia” in cui la fobia razzista dilaga oggi molto più di anni fa, anche perché lui conduce una vita strana e sregolata in una città, Milano, che non piace più tanto neppure ai suoi “tifosi” e che ha smesso di sentirsi l’esempio morale e lavorativo degli italiani. E, se non bastasse, Andrea Lucchesi non ha certo abitudini da angioletto. Il suo “vivere” è condito dal un caratteraccio ruvido, dal rifiuto di compromessi e da quel maledetto viziaccio del whisky. Insomma la sua vita non è proprio rosa. Tutto poi complicato, da quella spada di Damocle che pende sulla sua salute, sempre pronta a colpire, e dalla sua cronica e confusionaria inadeguatezza di fronte alle relazioni femminili. Niente è come appare in questo romanzo. O perlomeno, niente è come appare a prima vista. E quindi bisogna andare sempre oltre la prima impressione che può rivelarsi fallace. E questa sarà la logica e l’incaponimento di Andrea Lucchesi. La storia nasce e, come un serpente che si morde la coda, gira attorno ad un affollato ufficio postale del centro di Milano. Una strana rapina finita male con un morto, anzi una morta, una bella e giovane impiegata. Il caso viene subito bollato come un colpo sbagliato, finito male, commesso da “dilettanti” spaventati che hanno fatto fuoco per dabbenaggine. Molti colleghi di Andrea Lucchesi adottano quella tesi. Ma lui inquadra tutta una serie di illogicità, certe azioni e gesti dei rapinatori, che non gli piacciono. Vuole scoprire le tante facce dei personaggi dal tratto pirandelliano che si scambiano sul palcoscenico: il direttore di banca, il collega, il fidanzato, i compagni di lavoro, la famiglia, gli amici. Insomma è convinto che quella rapina sia solo una copertura e, contro ogni evidenza, decide di avviare un’indagine per omicidio premeditato che porterà avanti, avanti, anche a costo di andare oltre l’ovvio, anche quando il suo atteggiamento provocherà gravi problemi personali e difficili rapporti con i colleghi e i superiori. Ma chi aveva ragione? Cosa mascherava la rapina di via Vigna? Non sarò certo io a dirvelo. Per saperlo dovrete leggere il libro e arrivare fino in fondo. Non barate, vi vedo.

Un saluto da Fabio, Jonathan e Jessica Lotti

P.S. Un ringraziamento particolare da parte mia (Alessandra) perché in questi mesi di latitanza causa studio Fabio sta tenendo in piedi il blog praticamente da solo… Grazie 🙂