Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Settembre 2014

OLYMPUS DIGITAL CAMERA[Breve premessa della blogger: Bentrovati. Grazie, Fabio, per questo lungo e corposo articolo e grazie a tutti gli amici di Fabio che hanno suggerito qualche lettura. È un piacere per me avervi come ospiti].
Questa volta vado a ruota libera. Sembra, a sentire certi vecchi amici (quelli rimasti), che in tal modo dia il meglio di me. In effetti, quando a scuola c’era il famoso tema libero, scivolavo tra le parole come un’anguilla (salvo a rimanere impantanato davanti ai numeri). Vediamo cosa viene fuori.
Sul fronte gabinettistico condominiale segnalo il fidanzamento della sora Cecilia, zitella stagionata dagli occhi a lemure, con il sor Aspasio detto lo Zoppo e già si capisce perché erano contenti tutti e due. Grande festa in ghingheri con il vestito nuovo delle signore e dei signori presenti e i tappi di bottiglia che saltavano in aria come fuochi d’artificio. Bacio finale che ha tenuto con il fiato sospeso i fidanzati (praticamente in apnea) e gli invitati. A fine cerimonia tirata di sciacquone e tutti a casa. Anche questa è fatta ha sussurrato qualcuno.

le signorine omicidiParto dai mitici G.M. che mi hanno fatto compagnia in tante sere buie e tempestose (passatemela). Intanto non perdetevi gli Speciali. Sotto la guida di Mauro Boncompagni sono diventati davvero speciali. Ci si trova di tutto. Pure una serie di signorine zitelline che non sono da meno dei maschietti (anzi!) nello scovare intrepidi assassini. Prendete Le signorine omicidi colpiscono ancora e Le signorine omicidi per rendervene conto. Qui abbiamo Miss Silver, Norma Boyd, Hildegarde Withers, Sarah Keate, Mammina (non scherzo) e Miss Marple a offrirvi qualche esempio della loro abilità investigativa basata, o su una specie di infallibile istinto (femminile, s’intende), o su una straordinaria, stringente logica deduttiva (e non manca neppure il sorriso). Se le detective in gonnella non vi danno soddisfazione buttatevi pure sui gatti. Non vi prendo in giro, sfogliate Il gatto che conosceva gli astri di Lilian Jackson Braun e vi troverete in compagnia con gatti particolari come Koko e Yum Yum, il primo che riesce a intuire il chi, il come, il perché, e il luogo dove era avvenuto il crimine, e cercava di comunicare i propri sospetti, il secondo, pardon la seconda, intelligente, ricca di inventiva, furba, che nasconde le prove sotto il divano e sotto il tappeto. In uno Speciale che si rispetti non mancano, non devono mancare, i veleni come in Veleni letali, i delitti impossibili, le stanze chiuse, gli assassini politici, i pericolosi viaggi in treno e in crociera, le melodie di morte, femmine fatali e chi più ne ha più ne metta.
anno dominiMolto bello Anno Domini di AA.VV. a cura di Franco Forte. Ecco cosa ci dice nella Introduzione Anno Domini cerca di fare questo: fornisce le tessere per un mosaico di spessore che non solo ridisegna alcune epoche storiche del nostro passato (dall’antica Roma fino al Risorgimento), ma proietta il lettore negli scenari vividi dell’avventura e dell’investigazione, che permettono alle menti lucide dei nostri protagonisti non solo di scovare i colpevoli di atti criminali, ma anche e soprattutto di inquadrare il film della Storia nell’ambito delle sue motivazioni sociali e culturali, per cogliere i rimandi del passato come esche succulente di cui oggi si dovrebbe fare tesoro. Gli autori: Altieri, Ancarani, Bonfiglioli, Colitto, Comastri Montanari, Fontana, Leoni, Manfredi, Martigli. Basta la parola. Nel giallo storico non ci batte nessuno.
il veleno è servito Il veleno è servito di Anthony Berkeley è stato stroncato impietosamente qui da Giuseppina La Ciura, a suo tempo frequentatrice del blog del giallo Mondadori. Che se la prende pure con la linea editoriale e i lettori pigri. A me Giuseppina così istintivamente franca è sempre rimasta simpatica, anche quando battibeccava con tutti (sarà che ci rivedo un po’ il sottoscritto prima di diventare nonno) e non cambio idea. La cambio, invece, sul libro di Berkeley. L’ulcera gastrica e l’arsenico sono un classico della letteratura poliziesca. È vero. Ma questo significa un tubo. Se si dovessero togliere tutti i polizieschi per le trame ripetitive si finirebbe di leggere dopo una settimana. Quello che conta è la mano. E quella di Berkeley è una manina santa.
morte al parlamentoE, a proposito sempre di Berkeley, è uscito pure Morte al parlamento, inedito che aspettavamo da una vita (è del 1939). Camera dei Comuni. Il segretario di stato per l’India Lord Wellacombe sta tenendo un discorso sulla necessità di una dura legge contro le agitazioni dei nativi di questo paese. Ad un certo punto la sua voce si spenge di colpo, vacilla e cade lungo disteso sul pavimento con un tonfo orribile. Forse un ictus. Niente da fare. Avvelenamento da curaro. Ma come? E chi è l’assassino? (a pag. 192 addirittura la sfida al lettore). Un viaggio tra le maglie ingarbugliate della politica inglese con una scrittura che non lascia spazio a svolazzi di sorta. E c’è pure la storia sentimentale a lieto fine. Che se poi la spiegazione di tutto l’ambaradan lascia qualche dubbio al lettore ciò non inficia la bontà del libro.

Un’occhiatina ai racconti che vengono pubblicati alla fine di qualche G.M. la darei. Si possono trovare autori interessanti come, tanto per citarne alcuni: Antonella Mecenero, Marco Phillip Massai, Sergio Cova, Diego Di Dio, Vincenzo Vizzini, Sergio Donato, Miller Gerini, Carlo Parri, Andrea Franco, Liudmilla Gospodinoff (giuro) e mi scuso per gli altri non menzionati. A volte arrivano pure pezzi grossi già conosciuti a dare il loro importante contributo.

Ora avremo anche gli apocrifi sherlockiani. Ecco il motivo del loro lancio Con questa nuova collana, la prima al mondo a proporre con periodicità mensile romanzi in grado di far rivivere le gesta del grande investigatore vittoriano, e che godrà in appendice di contributi critici da parte dei principali esperti italiani di Doyle (sotto la guida attenta di Luigi Pachì, direttore della “Sherlock Magazine”), ci auguriamo di dare un ulteriore contributo alla galassia del Giallo Mondadori, per accontentare il maggior numero possibile di lettori e garantire, a un prezzo davvero imbattibile, ottimi romanzi integrali e ben curati, capaci di toccare qualsiasi espressione del giallo classico e contemporaneo. Un abbraccio caloroso.

La Morte mi ha sempre affascinato sin da ragazzo quando, a undici anni, mi portarono a casa la mia mamma con il volto senza sorriso. In seguito mi sono interessato alla morte violenta, al giallo, insomma. Però, diciamo la verità, gli schemi e i personaggi, gira e rigira sono sempre gli stessi e un pochettino vengono a noia. E allora conta molto la scrittura, la forza della parola, spesso bistrattata, poche volte trattata con riguardo e vera originalità. Uno degli autori emergenti che cerca di lavorare in questo senso è Omar Di Monopoli con i suoi libri inframezzati di dialetto pugliese: Uomini e cani, La legge di Fonzi, Ferro e fuoco. Ultimamente è uscito (citato nel precedente articolo ma mi piace ripeterlo) Aspettati l’inferno, pubblicato sempre dalla Isbn, dieci racconti ambientati in Puglia che vale la pena leggere. Un nome, invece, già affermato, è quello di Maurizio De Giovanni che ha portato nella letteratura poliziesca una forza e una intensità di sentimenti, una delicatezza di scrittura difficile da trovare in altri autori. L’ho seguito sin dal suo primo apparire con Il senso del dolore in cui fa la comparsa il commissario Luigi Alfredo Ricciardi, in una Napoli sotto il fascismo, che riesce a “vedere” i morti ammazzati e ascoltare le loro ultime parole di vita. Ultimo, nel momento in cui scrivo, In fondo al tuo cuore, Einaudi Stile Libero Big 2014.
E, a proposito di detective “magici”, che hanno qualche dote particolare, ricordo pure don Attilio Verzi di Andrea Franco dall’olfatto eccezionale, praticamente percepisce gli odori nel profondo, vivi come può essere viva una persona, vicini come la carezza di una madre o lo schiaffo di un padre che educa un figlio, un po’ come l’olfatto dell’ispettore Marzio Santoni, detto Lupo Bianco, di Franco Matteucci. Aggiungo il commissario Roberto Serra di Giuliano Pasini che ha la capacità di “sentire” ciò che provano le vittime e i loro carnefici attraverso una “danza” particolare preannunciata dall’odore di fiori marci. E, infine, il Grifo di Massimo Pietroselli riesce a disegnare in ogni minimo dettaglio qualunque cosa abbia visto. Quattro autori da seguire e aspettiamo altri segugi superdotati (non in quel senso).

L’ho ucciso, poi gli ho mangiato il cuore ha confessato Saverio Bellante dopo una partita a scacchi con un irlandese. Ci si chiede se a farlo imbestialire non sia stato lo scacco matto ricevuto. Scacchi e morte violenta non solo binomio indissolubile nella letteratura poliziesca. Occhio!

Se volete fare un giretto culturale per conoscerli meglio, ecco pronta L’Italia a scacchi, una guida turistica di Roberto Cassano e Mario Leoncini, Le Due Torri 2014.

Ora qualche suggerimento da parte di alcuni amici scacchisti.
Alessandro Patelli, presidente del circolo scacchistico di Siena, consiglia agli appassionati Il mediogioco di Max Euwe e Kramer Haije, Ediscere 2014, perché Contiene una collezione di posizioni veramente molto istruttive sui principali temi del mediogioco. Un libro prezioso anche come supporto all’insegnamento.
Mario Leoncini, scrittore e presidente degli scacchi in Toscana mi segnala La misura della felicità di Gabrielle Zevin, Casa ed. Nord, 2014. Narra di un libraio deluso e frustrato che ritrova l’amore per i libri grazie a una bambina di nome Maya. Mi piace perché riesco ad identificarmi con entrambi i personaggi.
Mongo, il vignettista insuperabile di Soloscacchi, per le ferie di agosto si è portato dietro Il cane giallo, Il crocevia delle tre vedove, Un delitto in Olanda, All’insegna di Terranova e La ballerina del Gai-Moulin tutti di Simenon. Valgono anche per settembre. (Volendo, si trovano tutti in un unico volume, n.d.b.)
Zenone, il poeta del blog suddetto, ci invita alla lettura di Tre atti e due tempi, di Giorgio Faletti, Einaudi 2011. Un noir (forse) che rappresenta il miglior esempio di scrittura dell’autore nella sua breve ma intensa carriera, anche se la trama, nella soluzione finale sembra un po’ debole. Ma lo stile è chiaro, preciso e in alcuni tratti leggero, malgrado i colpi di scena. E di Manuel Vásquez Montalbán ci propone Assassinio al Comitato Centrale, Sellerio 1981 (pubblicato anche dalla Feltrinelli nel 2005), con il famoso Pepe Carvalho. Intrighi internazionali, piccole vendette all’interno del partito comunista, belle donne e soprattutto le prelibatezza della buona cucina. Non un testo facilissimo per i continui riferimenti storici e, soprattutto, per i molti flashback, importanti per comprendere l’evolversi dell’indagine. Traspare la disillusione, un po’ decadente, di Carvalho per un’esperienza della sua parte politica che non lo soddisfa. Pare fosse piaciuto molto a Sciascia.
Per la solita conoscenza dei campioni di scacchi questa volta metto in campo Cigorin dinamismo travolgente di Vasjukov, Narkevic, Nikitin, Prisma 2002. La sua unica, vera passione furono gli scacchi. Ad essi si dedicò con una forza, una energia, una determinazione che è difficile trovare in altri grandi campioni del presente e del passato. Il padre della scuola scacchistica nazionale russa Mikhail Cigorin nasce a Gatcina, presso Pietroburgo, il 31 ottobre 1850 da Ivan Ivanovic Cigorin e da Natalja Egorovna. Due genitori che scompaiono troppo presto dalla sua esistenza. A nove anni si ritrova solo al mondo nell’orfanotrofio “Nicola I” di Gatcina. Una vita dura, difficile, sotto la direzione maniacale di un certo Dolivo Dobrovolskij che mette paura solo a guardarlo. Ma, come succede spesso, nel brutto ci può essere posto anche per il bello. Che si concretizza nella persona dell’insegnante di tedesco August Schuman a cui piacciono gli scacchi. La sua vita.

Spesso perdo i libri più letti. Nel senso che se li leggono in tanti non c’è bisogno che li legga anch’io. Vedete un po’ che razza di ragionamento.

Spopolano i sequel. Come, per esempio, il Marlowe (per non citarne altri) di John Banville firmato con lo pseudonimo Benjamin Black. Racconti divertenti con la creatura di Chandler su Thriller Magazine per la firma di Lucius Etruscus ora uscito anche in e-Book.
Letto su Darwin Mentre la moglie Emma suonava il pianoforte, il padre dell’evoluzionismo studiava la sensibilità dei lombrichi alle vibrazioni sonore. Mi ha fatto sorridere.
Per gli amanti del digitale è nata la nuova collana Delos Digital, e in particolare la Delos Crime curata da Vincenzo Vizzini. Partenza a razzo con Fuga d’azzardo di Franco Forte.
Un giretto fra le violenze sulle donne e i bambini stringe il cuore seguendo libri che mi ronzano per la testa (Crime, Scasso con stupro, Bloody Mary, Il bambino nel bosco, Il sentiero dei bambini dimenticati, Alice all’inferno, Io ti perdono, Repetita, Quello che ti meriti, La madre, Ad occhi chiusi…). Letti tutti con rabbia angosciosa. Uno dei miei pezzi più sentiti qui.

Spiluzzicature. Letto in qua e là alla Feltrinelli di Siena Ira Domini – Sangue sui navigli di Franco Forte, Mondadori 2014, che ripropone il notaio criminale Niccolò Taverna a Milano nel 1576. Oltre alla peste c’è in giro un assassino armato di balestra. Poiché mi era piaciuto il precedente Il segno dell’untore credo di papparmi anche questo.
Spulciato pure con certa soddisfazione Morte in prima classe di José María Guelbenzu, e/originals 2014, che mi riporta alla mente un’altra più famosa crociera sul Nilo con delitto.

Spiluzzicature con atavici ricordi. La Bibbia, con il Nuovo ed il Vecchio testamento mi scaraventa indietro negli anni quando, da chierichetto (ho fatto anche questo), dispensavo incenso ai parrocchiani e incominciavo a chiedermi se esistesse davvero il Padreterno a cui troppo spesso sfuggiva qualche malefatta umana. Oggi il dubbio è svanito ma mi piacerebbe tanto ritrovarlo.

Se volete conoscere un ispettore poeta bongustaio cercate di Chen Cao di Qui Xialong. In azione nell’ultimo Cyber China, Marsilio 2014. Armonia e integrità: stando ai media ufficiali, il modello cinese è un successo. Ma su internet, la rabbia dei cittadini si scatena. Zhou, funzionario della municipalità di Shangai, è il bersaglio preferito per questo nuovo genere di caccia alla corruzione. Una sua foto con in mano un pacchetto di sigarette di lusso infiamma la rete. Due settimane più tardi, viene trovato impiccato. È stato davvero un suicidio? L’ispettore Chen Cao è diventato un pezzo grosso, vicesegretario di Partito del dipartimento e membro del comitato del Partito comunista di Shangai. Ora bisogna investigare su questa morte e a lui la funzione di consulente. Due linee, due pareri diversi. Secondo l’ispettore Wei si tratta di assassinio, per l’ispettore Jiang di suicidio. Però nel corpo del morto una bella dose di sedativi. Perché? E perché è sparita Fang, la segretaria di Zhou? E perché è arrivata perfino la squadra di sicurezza interna? Per non farla lunga uno sguardo impietoso e nello stesso tempo malinconico alla Cina di oggi con le sue infinite contraddizioni, tipiche di un paese che sta decisamente cambiando. Tra un boccone di anatra affumicata, piselli aromatizzati all’anice, pesce bianco fritto con cipollotti verdi, gamberetti di fiume, melone, germogli secchi di bambù…

Facciamo un giretto tra i miei libri alla ricerca di personaggi veri che rimangono impressi nella memoria.
Ecco Yellow Medicine di Anthony Neil Smith, Meridiano Zero 2011.
Qui abbiamo Billy Lafitte, vice sceriffo in quel di Yellow Medicine, trentasette anni, un “tripudio di baffi e basette”, una certa somiglianza con il padre, forte e sbrigativo contro i ragazzi di oggi lagnosi che non è mai colpa loro, ce l’ha con gli abitanti del Minnesota razzisti, “gelidi, repressi figli di puttana” e allo stesso tempo un branco di imbecilli. Ricordi che arrivano all’improvviso in qua e là, adolescenza borghese, bravo a scuola, amici tipici secchioni, padre elettricista morto in un incidente di lavoro, madre maestra elementare, noia e quindi pillole per dimagrire, antiallergici, ecstasy, furti nei negozi. Pizzicato da un poliziotto e preso a pedate si convince ad arruolarsi, così se la può prendere a sua volta con qualcuno. Casa sul fiume, un ettaro e mezzo di terra, tanti progetti ma la roba è ancora negli scatoloni, ama Drew senza essere ricambiato e ama la sua famiglia (la moglie lo ha lasciato) a cui manda i soldi. Ascolta gli Elvis Antichrist e gli Horror Pops, beve Cabernet francese e australiano. È duro, aggressivo e violento, galletto e spaccone con le ragazze che gli capitano a tiro ma in difficoltà contro il male vero e più grande di lui. Allora vomita, vomita e vomita. Tormentato da incubi, resistente alla fatica, alle ferite e al freddo gelido, sempre in ansia per le sorti di Drew. Incazzato nero con i terroristi che uccidono autorizzati da Dio.

Dark Florida di John Brandon, Giano 2012.
Siamo in Florida, appunto. Personaggi principali il prof. Hibma e i suoi alunni Toby e Shelby (scuola elementare). Al centro della storia proprio il nostro insegnante a cui viene affidato anche il compito di allenare la squadra femminile di ginnastica, con diversi problemetti (il fatto che scelga la residenza definitiva lanciando una freccetta su una mappa mi pare un segnale preciso), si isola dai colleghi e vorrebbe uccidere la professoressa Connie (altro problemetto), si masturba prendendo spunto dalle immagini adeguate alla bisogna in internet (idem come sopra), si sente inadeguato, un caso triste, senza speranza. Rapporto non convenzionale con gli studenti. Per non farla lunga. Personaggi tirati volutamente al limite, uno scandagliare interno tra desideri e sentimenti terribili, in maniera così semplice, così naturale e dunque così agghiacciante. Un velo lanuginoso per tutto il racconto, il male sottile, l’indifferenza, l’isolamento. La vita che sembra scivolare via senza sobbalzi come il fluire del tempo anche quando accadono eventi straordinari, scene forti ed una fine che non ti aspetti. Qualche tratto che tira al sorriso soprattutto nell’iperbole maniacale di Hibma (uccisione della collega pallosa).

I fuochi del Nord di Derek Nikitas, Revolver 2012.
Tre storie di donne a Rochester negli stati Uniti. Una ragazzetta, una poliziotta, una donna legata ad un balordo. Storia interiore che si dipana piano piano, storia psicologia insieme a crudo realismo, seconda parte di movimento, ritmo più veloce, corse nella neve, prigionia, violenza. La ricerca del colpevole c’è (omicidio a scopo di rapina), ricca pure di spunti, ricerche, domande, interrogatori (non manca neppure la solita videoregistrazione che aiuta), ma sembra affievolirsi di fronte alla coltre di angoscia nei rapporti, l’amore che svanisce, il senso della vita che pare perdersi e morire. Ma la luce della vita, testarda, resiste e continua.

Jack Ryan in Lo sconosciuto N.89 di Elmore Leonard, Einaudi 2011.
Jack Ryan, dunque, trentasei anni, una serie infinita di lavori: polizze assicurative, auto, operaio edile e autotrasportatore, sindacalista, catena di montaggio alla Chevrolet, commesso a Troy, da giovane furti nelle abitazioni, finito dentro una volta per aggressione. Alla fine consegna di atti giudiziari su consiglio dell’amico agente di polizia Dick Speed. Lavoro giusto. Paziente e abile nel rintracciare i destinatari, si sente padrone di se stesso, ormai è entrato nel giro, anche se non gli piacciono gli sfratti e i pignoramenti. Lavoro giusto per lui, e pericoloso. Minacce continue e insomma bisogna stare all’erta. Meglio avere vicino una pistola.
Leonard, l’ho già scritto ma lo ripeto, è il Narratore, il Creatore di personaggi fusi con l’ambiente stesso da cui sembrano quasi venir fuori all’improvviso. Se ne inquadra uno, il principale in quel momento, nello stesso tempo eccone altri come venuti su dal nulla: il vecchio ubriaco che vomita, l’elegantone con l’aria da atleta professionista, le facce scialbe e grigiastre, il custode di un palazzo dall’aria “di uno che non sorride più da chissà quanto”, il barista spilorcio che versa con il lumicino e non sta neanche a sentirti.
Una vicenda di perdizione e redenzione sviscerata soprattutto dall’interno senza tante smancerie e trucchetti strappalacrime o subdole scenette di sesso esplicito, magari un po’ scontata in certi frangenti che ricorrono in storie similari, ma che può benissimo brillare tra i migliori classici del genere.

Uno degli elementi della grandezza e bellezza di Notte di  sangue a Coyote Crossing di Victor Gischler, Meridiano Zero 2011, è il personaggio principale Toby Sawyer. Giovanottone sbrindellato, lo vediamo subito con i pantaloni “già fino a metà delle chiappe”, aiuto sceriffo in prova in una piccola città piena di segreti. Sbrindellato e timido di fronte al Capo massiccio, anzi “enorme” e quindi niente battute su ciccia e ciccione. Primo impatto simpatia e tenerezza. Sigarette Winston perennemente in bocca, macchina Chevy Nova un “ammasso di ruggine”, ex suonatore di chitarra in una band. Sposato con Doris che lavora in una tavola calda, vive in un trailer, grande amore per “il più bel bambino del mondo” che “sarebbe diventato un neochirurgo”. Forte sentimento paterno dentro un ragazzo con i sogni di un ragazzo che si sono spezzati proprio per l’avvenuta paternità.
Andiamo avanti. Amante la giovane Molly, l’unica cosa buona della sua vita che però sarà costretto a lasciarlo come la moglie. Dunque l’abbandono. La solitudine, forse già implicita nella sua natura.
Insomma, per riprendere cose già dette, Toby Sawyer siamo noi, con i nostri sogni spezzati, il sesso coniugale e quello con l’amante, il cielo stellato che ci sgomenta, la paura, il senso del fallimento, un po’ di bontà e un po’ di razzismo, l’incazzatura verso il mondo che ci circonda, l’amore profondo per il bambino e i progetti su di lui. Un eroe un po’ sbrindellato  abbandonato da tutti. Ma carico di umanità. Che suscita tenerezza, rabbia e ammirazione insieme.

Dogtown di Mercedes Lambert, Einaudi Stile Libero Noir 2011.
Whitney Logan, avvocatessa, e Lupe Ramos, prostituta. Una bella coppia di segugi nel mondo dell’immigrazione clandestina. A Los Angeles, caldo boia come da manuale.
Storia raccontata in prima persona da Whitney, venticinque anni, procuratore legale che lavora in un ufficio carino in un posto non proprio carino: all’angolo un emporio, a pianterreno un ristorante thailandese e “di fronte un noleggiatore di film porno”. In difficoltà nel pagare l’affitto e dunque pronta, dopo qualche tentennamento, a seguire il caso della bella e ricca (all’apparenza) Monica Fullbright, direttrice di Crystal’s (dice lei). Obiettivo, ben remunerato, ritrovare la sua governante scomparsa, una certa Carmen Luzano, clandestina guatemalteca. Sospetto da parte di Whitney che non gliela racconti giusta con la povera governante trovata morta ammazzata. In giro per Los Angeles che diventa una parte importante della storia. Personaggi particolari che spuntano in qua e là: il mendicante che la sfotte, l’ubriaco che parla con il bicchiere, duri in jeans di marca, culturisti poco vestiti, una coppia di giovani breaker neri che balla, coreani ricchi su grandi auto, neri e ispanici pigiati dentro station wagon e insomma tutto il mondo variegato che circola e vive in questa grande città.
Linguaggio secco, serrato, che scivola nei meandri della coscienza per risalire all’esterno di una società complessa e problematica  con qualche leggera punta di costruito che si scorge a fatica. Una malinconia di fondo per quello che si vorrebbe e non è.

Sherlock Magazine è una rivista bimestrale curata magistralmente da Luigi Pachì che tratta in buona sostanza del giallo classico. Nel numero 31 una serie di articoli eccellenti tra cui cito Sherlock Holmes e gli scacchi di Lucius Etruscus. Tutti i grandi investigatori della narrativa gialla sono stati da sempre obbligati a saper giocare a scacchi. Sherlock Holmes compreso, naturalmente. Anche se non lo vediamo mai seduto davanti ad una scacchiera. Addirittura Il rituale dei Musgrave è un bell’enigma scacchistico e il pavimento della casa dei suddetti diventa ad un certo punto una gigantesca scacchiera che cela il segreto di alcuni omicidi. Però in The Moriarty Gambit di Fritz Leiber (sulla rivista Chess Review del febbraio 1962) viene presentato in un torneo scacchistico del 1873 proprio contro Moriarty (addirittura) a cui infligge il cosiddetto matto delle spalline. Incantevolmente onirico il racconto in due atti Sherlock Holmes e il delitto del sogno di Walter Schyte. Brutto sogno per Holmes dove sembra che proprio lui compia un delitto, il che dà adito a  discussioni approfondite sulle cause del sogno stesso (con Freud di mezzo, naturalmente). Secondo il Nostro, per intenderlo è “necessario esaminarlo procedendo a ritroso, secondo un metodo a suo modo niente affatto diverso da una normale indagine investigativa”. L’uccisa nel sogno è una signora che esce da un quadro, ma poi c’è la realtà… Incredibile.

L’incontenibile Patrizia Debicke (la Debicche) ci suggerisce Io vi vedo di Simonetta Santamaria, Tre60, 2013. In un vortice fatto di colpi di scena, Simonetta Santamaria porta avanti la sua storia, che parla di corruzione, pedofilia, violenza e orrende perversioni umane. Una storia gialla spesso durissima, ma permeata di suggestioni anni settanta, horror gotico, stile Stephen King, ambientata in una Napoli che si è dimenticata di pizza e mandolini.
E ci suggerisce pure Io la troverò di Romano De Marco, Foxcrime Feltrinelli, 2014.
Il protagonista della storia, Marco Tanzi, è un barbone milanese, un uomo ai margini della società, perennemente ubriaco, che trascina la propria vita, sia in estate che inverno, nei parchi e nelle strade, ma che, un tempo, era il miglior poliziotto di Milano. Si è ridotto così dopo aver ha abbandonato la famiglia, moglie e figlia, aver tradito il suo ex collega ed ex migliore amico Luca Betti e aver scontato sette anni di prigione. Ma ora deve trovare sua figlia scomparsa misteriosamente.

Un saluto a Robin Williams e a tutti i miti e non che ci hanno lasciato.

Fabio, Jonathan e Jessica Lotti