Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Ottobre 2014

OLYMPUS DIGITAL CAMERAContinuo a ruota libera…
Non ci crederete ma il nostro circolo di lettura gabinettistico, dopo la visita del sindaco, ha ricevuto anche quella del prete del paese seguito da un codazzo di donnine devote. Sulla tazza centrale, decorata ad hoc, don Pietro ha salutato con vigore la nostra iniziativa culturale e ha letto un passo del vangelo richiamandoci alla fratellanza universale in qualsiasi luogo essa possa essere espletata (qui ha girato intorno la testa). Poi la benedizione in un tripudio di osanna e commozione con forti strette di mano a sancire la suddetta fratellanza. Tirata di sciacquone e tutti a casa con l’animo più rinfrancato e leggero.

Questa volta mi sono dedicato soprattutto alla letteratura e alla critica letteraria. Dopo un corpo a corpo micidiale con il mio borsellino (occhio nero e mascella gonfia), ho acquistato Opera critica di Cesare Segre, a cura di A. Conte e A. Mirabile, Mondadori 2014, tanto per darmi una staffilata di umiltà, leggendo a capo basso le escursioni (alcune tra le millanta) di questo grande critico. Naturalmente il libro mi farà compagnia per un discreto lasso di tempo. Anche se, sono sincero, certe parti mi saranno ostiche (leggi non proprio di mio gusto).

nero wolfe l'invulnerabilePer il romanzo poliziesco partiamo dai nostri imprescindibili G.M. Se volete trovare un Nero Wolfe incazzicchiato alquanto, sia in casa sua che a discreta distanza, allora ecco Nero Wolfe: l’invulnerabile, del suo creatore Rex Stout. Racconti come al solito gradevoli e spumeggianti di ironia narrati in prima persona dal dinamico Goodwin che non manca di tirare le sue frecciatine (classici scontri con il datore di lavoro). Naturalmente dopo che si è svegliato ben bene con la sua bella spremuta d’arancia, le fette biscottate e la seconda tazza di caffè.

La Christie è sempre la Christie alla faccia di qualche lettore uggioso che vorrebbe farla sparire. D’altra parte se vende più di tanti facitor di parole nostrani e stranieri non è colpa sua. Dal 1° agosto venti romanzi sono stati “agganciati” con il Corriere della sera ad un prezzo appetibile anche se si poteva fare di meglio (ne parla Le quattro bare, blog consigliatissimo). Ho riletto, a tanti anni di distanza, Perché non l’hanno chiesto a Evans? e ho capito ancora una volta il motivo, o meglio i motivi, del suo interminabile successo. Partita di golf. Un tiro di Bobby e la pallina finisce sotto la scogliera. Qui un moribondo con le sue ultime parole perche non l hanno chiesto a evans“Perché non l’hanno chiesto a Evans?”. Il compagno di gioco, un dottore, si allontana per cercare aiuto. Bobby rimane solo e, sfilando dalla tasca del morto un fazzoletto, esce anche una foto con il volto di una donna, “uno di quei visi che non si dimenticano facilmente”. Intanto il tempo passa e il nostro giovane si sente assillato dal padre (duetto irresistibile fra i due) con il quale ha un appuntamento. Per fortuna arriva un uomo che, dopo essersi presentato come Bassington-ffrench, gentilmente gli dà il cambio. Amica di Bobby è Lady Francis Derwent, ovvero Frankie, ricca di iniziativa e di straripante energia. I due diventeranno i detective della storia. La Christie riesce a dare anche alla trama più complessa e articolata quella leggerezza e quel brio, quel tono scanzonato (come si diverte!) che mi pare di avere colto nella lettura gradevolissima. Cellule grigie e azione a braccetto come due allegri compagni di viaggio. Un inno alla gioia del creare e dello scrivere.

Non lasciatevi sfuggire Il club dei vedovi neri di Isaac Asimov che soltanto per la scrittura finemente arguta vale la pena di assaporare (letto il possibile nella edizione di Minimum Fax).

delitti in trenoIl treno è fonte di continue preoccupazioni (leggi morti ammazzati) nel romanzo poliziesco. L’ho già scritto da altra parte ma lo ripeto. Non cito l’Orient Express che pure i bambini sanno quello che vi può succedere (vedi Agatha e pure Fleming).  Basta sfogliare Delitti in treno di AA. VV., Polillo 2010. Questa raccolta ne è una prova eclatante. Tredici racconti di autori sorprendenti che hanno in comune tale mezzo di viaggio e quello che può succedervi di inaspettato, come un furto o l’omicidio. O tutti e due insieme. Se c’è il mistero della camera chiusa non può mancare quello del vagone chiuso (e ci si sta anche più stretti) dove c’è il morto ammazzato e nessuno è potuto entrare ed uscire. A volte capita di trovare una donna pugnalata sotto il sedile di uno scompartimento, oppure  due cadaveri all’interno con una signora viva e disperata che vuole uscire e il caso si fa ancor più complicato per il povero detective di turno. Povero e nello stesso tempo geniale se riesce a risolvere strategie assassine più complicate di certe elucubrazioni filosofiche.

Comunque sia morti o non morti ammazzati, il mostro fischiante fa venire in testa strane idee. Prendiamo Sconosciuti in treno, Bompiani 2000, di Patricia Highsmith. Due tizi che non si conoscono, appunto, hanno dei problemetti. Uno vuole divorziare dalla moglie, l’altro deve liberarsi di suo padre. Come fare? Bene, basta scambiarsi i compiti e le vittime. L’aria del treno fa di questi scherzi.

ba151.qxdOra, tra i millanta altri libri non citati, è arrivato anche L’incredibile viaggio di Todd Downing, Polillo 2014. “Farà saltare in aria il treno? Sì, è stata questa la sua minaccia. Mi è parso necessario avvertire qualcuno” si confida Saul King con Hugh Rennert, agente del tesoro americano in viaggio da Laredo a Città del Messico (per essere precisi è stata la moglie di S.K. a udire queste parole). Il treno non salterà in aria ma il morto ammazzato salta fuori lo stesso dopo una lunga galleria ucciso con una iniezione ipodermica di nicotina (vedete un po’ come le studiano). Scrittura precisa, accurata, personaggi credibili, colpo di scena finale ben assestato, e insomma un lavoro svolto con la bravura dell’artigiano di un tempo che fu.

Mi è piaciuto Giampaolo Spinato, già autore di Pony Express (Einaudi, 1995), Il cuore rovesciato (Mondadori, 1999), Di qua e di là dal cielo (Mondadori, 2001), Amici e nemici (Fazi, 2004) e La vita nuova (Baldini Castoldi Dalai, 2008). Non avendo ricevuto assicurazioni per il suo ultimo libro se lo pubblica da solo. Senza tanti piagnistei che miagolano in giro.

Ancora a discutere di generi, letteratura bassa, letteratura alta e non ne possiamo più. Scriviamo quello che ci pare e vediamo cosa viene fuori che tra le letterature alte ce ne sono di parecchio basse e viceversa.

Mode. Alla Feltrinelli di Siena dove prima c’era Dieci piccoli indiani ora troneggia Dieci piccoli respiri (giuro).

Se amate le storie forti buttatevi su Jo Nesbø (anche su Lars Kepler va bene lo stesso). E poi, magari, fatevi visitare. Se invece preferite Wulf Dorn leggetelo direttamente sul lettino.

tarrasch il potere della logicaPer i grandi campioni di scacchi ecco a voi Tarrasch potere della logica di Jakov Nejstadt, Prisma 1996.
Siegbert Tarrasch lancia i suoi primi, perentori vagiti verso la volta celeste il 5 marzo 1862 a Breslavia, città che aveva già fatto da balia ad Anderssen e ad altri scacchisti tedeschi. Bambino precoce si mette subito a divorare la biblioteca paterna ma il libro vero, quello giusto, gli arriva fra le mani relativamente tardi, a quindici anni, portatogli da un compagno di scuola nelle vesti di un bel testo di scacchi. È amore a prima vista ricambiato e subito consumato contrariamente agli austeri costumi del tempo. Ciò che distingue il Nostro dagli altri non è il numero dei successi ma il suo Pensiero che andava via via dispensando a larghe mani (mi riferisco in particolare alle Trecento partite di scacchi del 1895) e che troverà più ampia articolazione nelle opere successive. Egli era un fedele seguace di Steinitz che aveva rifilato una grande sberla al Romanticismo farfallone dell’800 con il suo gioco ispirato a sani principi razionali ma, secondo l’ironico Boris Vajnstein, Tarrasch “come molti apostoli superò in santità il profeta stesso”, predicando una serie di regole dalle quali non si poteva debordare nel modo più assoluto. In un mondo sempre più affollato di banderuole girate dal vento dell’opportunismo, di voltagabbana di professione, di saltimbanchi della parola mi ha fatto un gran piacere incontrare quest’uomo tutto d’un pezzo, granitico e massiccio come torre d’avorio che non crolla. E la fede tenace in se stesso me lo ha reso, se non proprio simpatico, almeno degno di ammirazione perché nella vita ha creduto in qualcosa che valeva la pena di difendere e seguire per sempre.

I toscani vanno a mille. Continua il successo di Francesco Recami e la sua casa di ringhiera alla periferia est di Milano, anche se il penultimo parto Il segreto di Angela, Sellerio 2013, mi ha un po’ deluso (una battutina d’arresto può capitare). Comunque già pubblicato il seguito Il caso Kakoiannis-Sforza, Sellerio 2014, che fila come un siluro. Marco Malvaldi con i vecchietti del BarLume di Pineta (Ampelio il nonno, Aldo l’intellettuale, il Rimediotti pensionato di destra e il Del Tacca del Comune, senza contare Massimo il barista) si è assicurato una vecchiaia di lusso ed ha continuato a foraggiarla sfornando altri libri da primato.
fantasmi del passatoMarco Vichi ha creato il commissario Bordelli nella Firenze degli anni Sessanta. Un uomo di mezza età, rimuginatore solitario, con le sue aspirazioni, i ricordi di guerra, i rimpianti, l’insonnia, la buona tavola, le belle donne, l’umana simpatia per le prostitute e i piccoli malfattori conquistando un vasto consenso. Ultimo parto Fantasmi del passato, Guanda 2014.  Dunque Vichi a creare atmosfere e gli altri due a sbizzarrirsi nella più autentica risata toscana (tirata all’osso).
Ci sarebbe anche l’ispettore Marco Tanzini di Siena di un tizio che conosco molto bene ma lasciamo perdere.
Sempre a Firenze, anni duemila, il commissario atipico (parecchio) Lupo Belacqua di Mario Spezi (marchigiano). Moglie anemica, due figlie rompicoglioni, amante che sa tutto, passione morbosa per le sfogliatelle alla crema, “ego nichilista” e cinico, cafone il giusto. In testa Klam, personaggio di Kafka, che lo aiuta nelle indagini. Ognuno ha i suoi metodi.
Bello pure il percorso della bolognese (non ci sono solo i toscani) Marilù Oliva partita con Repetita, Perdisa Pop 2009, che non mi convinse troppo e poi a spasso con la Guerrera attraverso Tù la pagaràs!, Fuego e Mala Suerte di Elliot Edizioni, 2010, 2011, 2012, assai efficaci soprattutto per il personaggio di Elisa Guerra (la sopracitata Guerrera), ragazza forte, abile salsera e lottatrice di capoeira, perfetta spalla dell’ispettore Gabriele Basilica. Ultimamente Le sultane, Elliot Edizioni 2014, di cui ho letto e sentito parlare molto bene.

Dopo Tu sei il male e Alle radici del male ecco arrivare Il male non dimentica di Roberto Costantini con successo incorporato.

Giorgio Diaz, scrittore e poeta, di cui ricordo La città della solitudine. Lettere d’amore di una sconosciuta, Altrimedia 2010, Il bianco e il nero, Arpanet 2009, L’eroe della grotta delle fate, Midgard 2007, Il nibbio dell’uccellina, Arpanet 2004, ci invita a leggere Chourmo, il cuore di Marsiglia di Jean Claude Izzo,  edizioni e/o, 2000.
Layout 1Montale si è ritirato dalla polizia e vive pescando a Marsiglia, in una casa sul mare, ma rimane coinvolto in un complicato affare. Sua cugina Gèlou, di cui era stato segretamente innamorato da giovane, cerca il figlio, un adolescente andato via da casa senza dire nulla. Lei vedova (il marito era stato misteriosamente ucciso e con lui gestiva una avviata trattoria) si era messa con un ricco e ambiguo italiano che la corteggiava da tempo. Fra giovani algerini ribelli, a volte “alleati” con nazionalisti di destra, poliziotti leali e poliziotti fascisti, la mafia conduce i giochi e Montale scopre l’identità di un killer misterioso.
Marsiglia è protagonista con le strade, la gente di tutte le razze, il mare e il suo fascino mediterraneo.

Lucius Etruscus (suo blog CitaScacchi) di cui ricordo le pubblicazioni in e-book: Platone, lo schiavo filosofo; De Marlowe Mysteriis (1); De Marlowe Mysteriis (2); Notovich e la vita segreta di Gesù; La variante di Marlowe; La notte dei risorti viventi; Petronio e la cena di Trimalchione; La caduta degli Usceri, mi ha spedito questo breve contributo
la giocatrice di scacchi“Il binomio “Donne e Scacchi” è poco studiato ma quel poco che c’è è di ottima fattura. Nel 2006 Einaudi porta in Italia La giocatrice di scacchi della parigina Bertina Henrichs, storia lieve e frizzante di una casalinga, moglie impeccabile e madre amata, che vive in un’isoletta greca. L’equilibrio perfetto si spezza quando scopre non solo una grande passione per il gioco degli scacchi, ma di avere anche talento, e qui nasce il problema: sta bene che una donna segua le proprie passioni, oppure le deve reprimere nel nome della famiglia e del ben pensare paesano? Una storia breve da leggersi in un sol boccone, tifando ovviamente per la protagonista”.

In splendida forma Sherlock Magazine n°32 di Luigi Pachì con due apocrifi sherlockiani: Uno studio inutile di Samuele Nava e Punti di vista di Patrizia Trinchero (semplicemente belli). Aggiungo Il dottor Watson di Paolo Gulisano (ben diverso da come ce lo presenta il cinema) e la Disanima del Canone – L’avventura del trattato navale (NAVA) di Enrico Solito, tanto per darvi un’idea della bontà del numero.

Altrettanto splendido Writers Magazine n°40 sotto la guida esperta di Franco Forte. Racconti deliziosi, ognuno con le proprie caratteristiche, di Marco Esposito, Liudmila Gospodinoff, Antonio Tenisci, Diego Di Dio, Francesco Citro, Diego Lama, Cristina Astori. Tra le altre rubriche Lo scaffale della storia della nostra inossidabile Patrizia Debicke.

Spiluzzicature
Spinto da Cesare Segre ho ripreso in mano La civiltà letteraria europea – da Omero a Nabokov di Pietro Citati, sempre de I meridiani Mondadori 2005. Diciamo la verità. All’inizio (leggi anni settanta-ottanta) mi stava un po’ sulle palle. La sua scrittura, voglio dire, così vanesia, così schizzinosa, così ampollosa. Così barocca. Poi, piano piano, rileggendo con calma e a distanza di tempo, mi sono lasciato irretire. Ora ogni tanto lo tiro fuori per svolazzare tra i cieli dell’Odissea o infilarmi, stralunato, tra i ricordi di Proust (per dirne un paio).

Spiluzzicature con atavici ricordi
Già che c’ero, ovvero già che mi ero intorcinato nelle spire letterarie, mi sono buttato sulle tragedie, o meglio su alcune tragedie di Shakespeare, che i morti ammazzati mi mancavano troppo, completando quindici giorni da studentello e crogiolandomi al ricordo interpretativo di Vittorio Gassman  e Laurence Olivier. La morte mi ha sempre colpito, anche se quell’essere o non essere mi sembrava, al primo impatto di imberbe giovincello, un dubbio francamente esagerato da fuori di testa (tenuto conto, in aggiunta, del teschio in mano).

Per il giretto tra i miei libri parto da una sfilza di titoli che iniziano con la parola “delitti” o “delitto”.  Da Delitti esemplari di Max Aub, Sellerio 2006.
delitti esemplariI delitti possono avvenire in qualsiasi luogo, con qualsiasi mezzo e per qualsiasi causa. Gli esempi riportati lo dimostrano ampiamente. Se ad un barbiere danno fastidio i brufoli del suo cliente può capitare benissimo che gli tagli la testa. Non c’è niente da dire. Se un dentista, mentre ti sta trapanando un dente, incomincia a sorridere rischia, naturalmente, di essere strozzato. Com’è noioso il cliente che al bar gira e rigira il cucchiaino nella tazza per far sciogliere lo zucchero! Da sparargli… E come è fastidioso il vigile che ti fischia perché sei passato con il rosso, e ti ammonisce e prende i tuoi dati e ti vuole fare per forza la multa! Da passargli sopra con la macchina… Se poi uno sogna di uccidere un altro proprio nel sogno non può fare a meno di metterlo in pratica anche nella realtà. È logico. Non vi è mai capitato di leggere qualcosa a qualcuno e questo cretino si addormenta? Come minimo tirargli un cazzotto nel capo e stenderlo a terra stecchito. Il russare, poi, una minaccia micidiale per chi vuole addormentarsi. E si comprende la reazione di una bella fucilata anche con la carabina di un nipote. Boriosi quei maestri che vogliono distruggere per forza le nostre teorie. Testoni che non sono altro! Per calmarli basta scaraventare loro un campanello in testa. Con la dovuta violenza, naturalmente. C’è pure un esempio che calza a pennello per noi scacchisti. Quando uno vince troppo chiaro che si becca un Alfiere in un occhio. Non se la cavano nemmeno gli amici. Quelli che sanno tutto di voi e vi fanno sentire nudi. Qualche volta possono ritrovarsi freddi per terra. E quelli che inviti a casa tua e parlano, parlano, parlano e non si decidono mai ad andare via? Da mettere il veleno insieme al cognac nei loro bicchieri. Insomma gli esempi non mancano. Leggetevi il libro. E poi, se proprio non vi piace, sfogatevi pure con l’autore. Non credo che avrà nulla da ridire.

delitti in codiceSe qualcuno ha voglia di sfruculiare le cellule grigie e fargli ballare la tarantella allora Delitti in codice di AA. VV. , Polillo 2009, è il libro che fa per lui.
Nomi prestigiosi, signori miei, dalla Christie a Conan Doyle, da Freeman a Ellery Queen, dalla Sayers a Futrelle e via di seguito.
Di tutto e di più per tenerci svegli con gli occhi a lemure: messaggi cifrati, criptati, in codice, strani disegni e trascrizioni antiche, cronogrammi, parole crociate, poesie enigmatiche, il sistema Braille, una intera narrazione come messaggio nascosto, una pagina strappata dalla Bibbia (perché proprio quella?) e insomma rompicapi di tutti i tipi, di tutte le specie. Aggiungo scomparti segreti, serrature infami, stanze blindate, meccanismi infernali, mistero di nuove scoperte o invenzioni, tesori nascosti da trovare  e c’è pure di mezzo il latino di Orazio a dare un tocco di brillantezza classica.
E, naturalmente, gli esperti, gli deus ex macchina che tutto aggiustano, tutto risolvono con estrema, disinvolta naturalezza come fossero giochi da ragazzi: Miss Marple, Sherlock Holmes, John Evelyn Thorndyke, Peter Wimsey tanto per citarne alcuni. I nostri beniamini, i nostri eroi di tante avvincenti avventure che si ritrovano insieme.
E le cellule grigie a ballare impazzite la tarantella…

Delitto a bordo di Marion Mainwaring, Mondadori 2011.
delitto a bordoNave da crociera (la Florabunda) con morto ammazzato. Niente di nuovo sotto il sole. Di nuovo c’è che il morto ammazzato, tra l’altro con una bella botta di sfollagente in testa, è il giornalista Paul Price ma, soprattutto, che sulla Florabunda, oltre ai normali passeggeri, si trovano un bel po’ di famosi detective delle nostre letture, nascosti più meno bene sotto nomi un po’ diversi.
Insomma siamo di fronte ad una sorridente parodia. Li becchiamo subito in qua e là: Atlas Poireau è la classica testa d’uovo di Poirot di Agatha Christie; Mallory King rappresenta Ellery Queen; Miss Fan Silver è la Miss Silver della Wentworth sempre alle prese con la maglia; Jerry Pason incarna il Perry Mason di Gardner; Sir John Nappleby è il dotto Appleby di Michael Innes, praticamente una valanga di citazioni poetiche; non manca Broderck Tournier, il Roderick Alleyn di Ngaio Marsh, Lord Simon Quisley, cioè Lord Peter Wimsey della Dorothy L. Sayers, Traian Beare, alias Nero Wolfe insieme al braccio destro Ernie Woodbin arialias Archie Goodwin. Ops… dimenticavo Spike Bludgeon, ergo Mike Hammer, della hard boiled che vorrebbe risolvere tutto a cazzotti e pistolettate. Se non ne ho lasciato indietro nessuno.
Continuiamo. Sotto il cadavere con “deplorevole somiglianza al ratto comune” una sciarpa rossa e gialla ed una pipa e nella cabina un assegno con la firma di un altro passeggero. Ognuno dei detective menzionati agirà per proprio conto seguendo il proprio metodo investigativo, mentre il primo ufficiale Waggish farà da collegamento. E questo vi basti.

Delitto Capitale di AA. VV. a cura di Marco Tagliaferri, Hobby & Work 2010.
delitto capitaleMettiamo quattro amici al bar. Anzi, mettiamo otto amici scrittori di giallo in senso lato alla premiazione di un libro a Roma. Più precisamente: Giulio Leoni, Luigi De Pascalis, Andrea Franco, Enrico Luceri, Sabina Marchesi, Massimo Mongai, Massimo Pietroselli, Nicola Verde. Sicuro che nascono discussioni sulle formule e sulle sigle che si appioppano di qua e di là, sulla letteratura di genere e non, e insomma le solite cose. E sicuro che nasce una antologia come il sorgere e il tramontare del sole.
Più o meno facile trovare l’idea giusta. Qualche scaramuccia e poi delitti ambientati in uno stesso luogo in tempi diversi. Praticamente in una antica “insula” , divenuta con il passare del tempo il palazzo di via della Falce dove abita l’enigmatico Tagliaferri, il curatore della suddetta antologia, stramaledetto da tutto il gruppo giallistico.
Come cornice le “chiacchiere” dei nostri otto condottieri sull’evolversi del lavoro, sul rompiballe sopra menzionato, sugli scrittori stessi visti nelle loro caratteristiche fisiche e in certi particolari atteggiamenti. Chi fuma la pipa, chi il toscano, chi assomiglia a Nero Wolfe, o a Falstaff, o a Joe Pesci, o a Sherlock Holmes, chi è visto “flemmatico come un giocatore di scacchi russo” (a dir la verità l’ex campione del mondo Garry Kasparov era tutto fuorché flemmatico) con Sabina, unica donna del gruppo e “un bel peso da portare” (me lo immagino). Tutti quanti confortati da sbevazzate e biascicamenti vari. Otto e più delitti in tempi diversi (le date finiscono misteriosamente con il numero nove) a partire dal 69.d.C. per finire al 1999.
E allora arrivano i morti ammazzati: avvelenati, con la testa mozzata staccata dal corpo, infilzati, accoltellati, picchiati, soffocati ecc… Ed insieme a tanti nomi anonimi personaggi storici di rilievo, pure in veste di detective come Cagliostro o il famoso boia di Roma mastro Titta.
Intrecci politici e amorosi, ricerca storica approfondita (spunti di vita quotidiana, sette segrete, culti particolari…) unita alla perizia dell’indagine e non manca neppure il classico mistero della camera chiusa. Qualche parte “pesantina” (almeno per il lettore medio), alleggerita comunque dall’umorismo gradevole della cornice, che nessuno è perfetto.
Dicevo otto racconti con più di otto delitti che arrivano al 1999. Ma non ho detto la verità. Ce n’è un altro del 2009, proprio come epilogo di tutta la storia. Desiderato dagli scrittori e fatalmente avverato.

L’incontenibile Patrizia Debicke (la nostra Debicche, suo ultimo lavoro La congiura di Philippe le Bon, e-book su Delos Digital) ci presenta Un giorno perfetto per uccidere di Mario Mazzanti, Newton Compton 2014.
un giorno perfetto per uccidereÈ una mattina di novembre, quando Ami, una ragazzina di origine senegalese, esce da casa a per andare a prendere l’autobus che, dal paesino dove vive con la famiglia, la porterà a scuola a Crema. Non tornerà mai più.
Il corpo di Ami verrà ritrovato tre mesi più tardi, avvolto nel cellophane, in una fossa poco lontana dagli argini dell’Adda. Ben presto si scoprirà l’esistenza di altre due fosse con i resti di due bambine, africane anche loro, povere piccole vittime mai reclamate perché immigrate clandestine. Uccise in quattro anni dallo stesso bestiale assassino che, ogni volta, ha marchiato le sue prede con un’orrida firma: il mignolo sinistro amputato.
Per affrontare e smascherare questo orco, Mario Mazzanti riunisce in scena i due eroi, protagonisti di suoi precedenti romanzi: Claps il geniale profiler di Scacco alla regina, pensionato suo malgrado da un’afasia che gli rende ardua un normale conversazione, e Trevis lo psichiatra, giocatore di scacchi di Il riflesso del lupo, anche lui vivo per miracolo, ma con la vita quasi distrutta. A completare l’equipe investigativa anche il commissario Sensi, che coordina le indagini e la sua squadra di agenti milanesi.

inganno del tempoE ci consiglia pure L’inganno del tempo di Ugo Moriano, Frilli 2014, una trama gialla che sovrappone più storie. Tanto per cominciare un inquietante cold case che affonda le sue radici nel passato quando un giovane di buona famiglia, Giovanni Maragliano Sperrone Borvento, sparì all’improvviso, misteriosamente e la sua auto fu rinvenuta vuota, abbandonata vicino alla scogliera. Il suo corpo non fu mai ripescato. Fu la vittima di un’atroce vendetta? Gli operai di un’impresa di costruzione hanno trovato qualcosa…
Suspense quanto basta per una nuova corale trama gialla che riporta in scena i due Ispettori della questura d’Imperia in una indagine che tocca livelli quasi da incubo – tanto che ne sconsiglio la lettura a chi soffre di claustrofobia – ma anche rilassanti momenti che aiutano a tirare il fiato.

Ricordo affettuoso della mia maestra Elvira senza la quale non saprei mettere insieme due parole.
Un saluto da Fabio, Jonathan e Jessica Lotti