Le gialle di Valerio/4: Stefania Nardini

izzo storia di un marsiglieseJean Claude Izzo. Storia di un marsigliese
Autore: Stefania Nardini
Editore: Edizioni e/o
Pagine: 141
Prezzo: 15 euro

Marsiglia. 1945-2000. Il grande scrittore Izzo era figlio di Gennaro, che nel 1929, a dodici anni, emigrò da Napoli in Francia; sedici anni dopo nacque Jean Claude, che non imparerà mai l’italiano. Legge tanto, scrive poesie, trova lavoro in una libreria. Affascinante, fuma sempre, è strabico. Compagne: Marie-Hélène (si sposano nel 1968, hanno Sébastien nel 1972), Beatrice, Laurence, Catherine (seconda moglie). Da pacifista soffre il servizio militare, torna e non smette più di fare cronaca e letteratura. Alte. Reportages, poesie, pièces, saggi, racconti, grandissimi gialli e romanzi. Poi un cancro al polmone.
Jean Claude Izzo. Storia di un marsigliese di Stefania Nardini era uscito 5 anni fa, questa è la nuova aggiornata edizione in occasione del 15° anniversario della morte (26 genaio 2000).

(recensione di Valerio Calzolaio)

Le gialle di Valerio/3: Joachim Zander

nuotatore zanderLangley, Uppsala e Svezia varia, capitali europee e teatri di guerra. Luglio 1980 – aprile 2014. I vertici della Cia decidono di eliminare un proprio agente operativo in Siria venuto a conoscenza di forniture americane di armi a cattivi nemici. Fanno saltare la sua auto a Damasco, al suo posto casualmente muore la donna che lo ha appena reso padre. In segreto porta in affidamento la piccolina in Svezia. Klara Walldéen viene cresciuta da bravi “nonni”, fa studi giuridici, poi collabora a Bruxelles con una autorevole europarlamentare svedese, ha da poco chiuso una storia importante con il forte Mahmoud Shammosh, invincibile ironico parà, omosessuale. Il ragazzo la ricerca quando viene drammaticamente in possesso della pennetta con le prove su vari contractors americani, assassini e torturatori. Klara rischia davvero la vita e il padre corre a salvarla nell’arcipelago a sud di Stoccolma nel Natale 2013.
Avvincente e raffinato l’esordio del 39enne avvocato Joachim Zander (Il nuotatore, Bompiani 2014, pag. 461, euro 19; orig. 2013, trad. Carmen Giorgetti Cima – disponibile anche in ebook), in prima sul padre e terza varia. Musiche di Prince Phillip Mitchell; glögg e specialità a km0.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Le gialle di Valerio/2: Signore in giallo

signore in gialloSignore in giallo
Autrici (e traduzioni) varie
Editore: Einaudi
Pagine: 264
Prezzo: 12 euro

Una (piccola) parte del genere giallo e femminile negli ultimi 120 anni. Le donne leggono molto più degli uomini, ancor più gialli e neri. Ma sembra siano stati soprattutto uomini a scrivere per loro, anche se sempre meno nel corso dei decenni (prima o poi si dovranno riconoscere diffuse “qualità” alle autrici donne contemporanee). Esce ora Signore in giallo, raccolta di racconti pubblicati fra il 1893 e il 2002 (sei inediti in italiano) da undici scrittrici che parlano di quattro investigatrici (Christie, Green, Pirkis, White), tre vittime (Highsmith, Vargas, Wilson), quattro assassine (Cholmondeley, du Maurier, Rendell, Wilkins Freeman). Segnalo l’ironico “Murder at the International Feminist Bookfair”.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Le gialle di Valerio/1: Jeffery Deaver

ombra del collezionistaNew York. Una settimana di novembre 2013. Lincoln Rhyme è da tempo un mitico tetraplegico C4 quasi completamente paralizzato. Criminologo bianco di fama mondiale ha lavorato per anni per la Polizia di New York e ha contribuito a creare il PERT (Phisical Evidence Research Team) dell’FBI. Ora fa da consulente preveggente dalla sua casa laboratorio su Central Park. Sembra che l’Orologiaio sia finalmente morto in prigione e che un emulo del collezionista di ossa cominci a uccidere tatuando sulla pelle veleno (al posto dell’inchiostro). Lo aiutano a dipanare la matassa i soliti: tenente Lon, assistente Thom, recluta Ron, tecnico Mel e, soprattutto, l’indomita e magnifica, alta snella rossa, agente Amelia Sachs, ex modella, ora poliziotta esperta di scene del crimine, autista spericolata, tiratrice provetta, sofferente di artrite e claustrofobia, compagna di vita. Di alta qualità anche il nuovo (undicesimo della serie) romanzo del bravo premio Chandler 2014, il 65enne Jeffery Deaver (L’ombra del collezionista, Rizzoli 2014, pag. 491 euro 19; orig. The Skin Collector 2014, trad. Rosa Prencipe – disponibile anche in ebook), in terza varia. Le papille gustative funzionano bene. Rumori di paura.

Inizio a pubblicare da oggi le recensioni di Valerio Calzolaio, rese disponibili sul web in seguito alla chiusura, si spera transitoria, della storica rivista “Il Salvagente”. Anche se le sue credenziali sono di altissimo livello, tra gli addetti ai lavori Valerio Calzolaio è noto soprattutto per essere lettore formidabile e giurato del premio Scerbanenco.
Lo ringrazio per avermi permesso di riportare qua le sue preziose recensioni: concentrate, oneste, divertenti, colgono in poche righe l’essenziale di un libro. Una guida preziosa per districarsi nel mare magnum dell’editoria.

Incontri: George Pelecanos

PelecanosHo iniziato (in tremendo ritardo!) a guardare la serie tv The Wire e ho scoperto che uno degli autori è una mia vecchia conoscenza, George Pelecanos, pluripremiato autore di noir. E mi sono ricordata di una vecchia intervista…
Eccola. Datata ma “ripulita” e attualizzata.

AB – Come è stata la tua infanzia?
GP – Ero un bambino americano di seconda generazione (i miei genitori erano greci) vissuto negli anni in cui Washington era teatro di infuocati riots tra neri e bianchi. Il ricordo di quegli anni ha sicuramente influenzato il mio modo di scrivere.

AB – Quando hai iniziato a scrivere?
GP – La mia carriera è iniziata nel mondo del cinema come produttore e sceneggiatore. Ho deciso di diventare scrittore dopo aver seguito un corso di letteratura poliziesca e riscoperto i vecchi classici: Hammett, Chandler, Ross MacDonald… Da quel momento in poi ho letto tantissimo. Scrivevo di notte, o di mattina presto, mentre continuavo a fare altri lavori per mantenermi.
Ho pubblicato il primo libro, A Firing Offense, a 31 anni: era il 1992. Il protagonista, Nick Stefanos, è abbastanza autobiografico: ha origini greche, beve e ha un lavoro che non gli piace molto.
L’investigatore Derek Strange nasce dopo ed è un personaggio che ho voluto fortemente. Un detective nero che vive e agisce in una comunità che lui protegge ma dalla quale non è accettato.

AB – Hai scritto anche romanzi stand-alone. 
GP – La città che fa da sfondo a tutti i miei romanzi è Washington. Prendo ispirazione da storie reali: in Drama City (Il Guardiano del Buio, in italiano) ad esempio i protagonisti sono Lorenzo e Rachel. Lorenzo ha scontato una pena in carcere e ora per lavoro si prende cura dei cani reduci dagli incontri di dog fighting; Rachel è una poliziotta dalla doppia vita: la notte dà sfogo alle sue angosce dedicandosi all’alcol e agli incontri fortuiti nei bar.

AB – Cosa è cambiato rispetto agli inizi della carriera?
GP – All’inizio ero più libero di scrivere ciò che volevo. Adesso l’editore investe molto di più su di me e quindi vuole essere certo che quello che scrivo sia di gradimento dei lettori. Io tento comunque di raggiungere un’audience vasta, ma senza snaturare la mia arte.

AB – Cosa ti è rimasto dell’anima greca, come uomo e come scrittore?
GP – Il fatto di essere un lavoratore instancabile. Lo vedevo fare a mio padre e lo faccio io.

Shibumi (1979)

shibumiShibumi – Il ritorno delle gru è il raffinato action-thriller di Trevanian che ha per protagonista l’enigmatico Nicholai (Nikko) Hell. L’ho letto anni fa e l’ho adorato.
Romanzo datato ma di gran lunga migliore del seguito, Satori (malriuscito esperimento affidato alla pur abile penna di Don Winslow).
Per avere un’idea di cosa sia lo Shibumi, questa è la definizione che se ne dà nel libro:

«Ne sono sicuro. È un uomo che ha tutto il mio rispetto. Possiede una sorta di… come dire?… di shibumi
«
Shibumi, signore?» Nicholai conosceva questa parola, ma solo nella sua applicazione ai giardini o all’architettura, dove aveva il significato di bellezza poco appariscente. «In che senso usa questa parola signore?»
«Oh, vagamente. E scorrettamente sospetto. Un goffo tentativo di descrivere una qualità ineffabile. Come sai,
shibumi allude a una grande raffinatezza sotto apparenze comuni. È un’affermazione così precisa che non ha bisogno di essere ardita, così acuta che non dev’essere bella, così vera che non deve essere reale.
Shibumi è comprensione più che conoscenza. Silenzio eloquente. Nel modo di comportarsi, è modestia senza pruderie. Nell’arte, dove lo spirito di shibumi prende la forma di sabi, è elegante semplicità, articolata brevità. Nella filosofia, dove shibumi emerge come wabi, è una serenità spirituale non passiva; l’essere senza l’angoscia del divenire. E nella personalità di un uomo, è… come dire? Autorità senza dominio? Qualcosa del genere.»
L’immaginazione di Nicholai rimase galvanizzata dal concetto di
shibumi. Nessun altro ideale lo aveva mai tanto commosso. «Come si raggiunge questo shibumi, signore?»
«Non lo si raggiunge, lo si… scopre. E solo pochi uomini d’infinita raffinatezza arrivano a scoprirlo. Uomini come il mio amico Otake-san.»
«Vuol dire che bisogna imparare un mucchio di cose per essere
shibumi
«Vuol dire, caso mai, che bisogna passare attraverso la sapienza e arrivare alla semplicità.»

 

“GialloLuna NeroNotte”: premio letterario nazionale dedicato agli autori di giallo, thriller e noir

TypewriterÈ giunto alla terza edizione il Premio GialloLuna NeroNotte, promosso dall’associazione culturale Pa.Gi.Ne., organizzatrice a Ravenna del Festival letterario GialloLuna NeroNotte, e realizzato in collaborazione con Il Giallo Mondadori.

Il racconto vincitore verrà premiato durante la 13ª edizione del festival GialloLuna NeroNotte (in programma fine settembre-ottobre 2015) dal direttore editoriale de Il Giallo Mondadori, lo scrittore Franco Forte, e sarà successivamente pubblicato nella rinomata collana Mondadori.

Il Premio è aperto a tutti i cittadini europei. I racconti devono essere scritti in lingua italiana e ambientati in Italia. La lunghezza massima delle opere deve essere di 20 cartelle dattiloscritte (ogni cartella è intesa di 35 righe e 55 battute, per un massimo di 2.000 battute).

I racconti devono essere inviati in busta chiusa e in 5 copie ciascuno al seguente indirizzo postale:
“Premio GialloLuna Mondadori”
c/o associazione culturale Pa.Gi.Ne.
via Corezolo 47
48121 Ravenna.
Contemporaneamente una copia, in formato pdf, andrà inviata all’indirizzo di posta elettronica: gialloluna@racine.ra.it

Il termine ultimo per presentare i racconti inediti è il 30 aprile 2015.

All’interno della busta con i racconti, i concorrenti devono inserire, ritagliato in originale, il Certificato di Partecipazione (CdP), che si trova nelle ultime pagine de “Il Giallo Mondadori” in edicola.

La pregiuria, composta da Federica Angelini (giornalista e traduttrice), Antonella Beccaria (giornalista e scrittrice), Matteo Diversi (libraio e promotore di eventi letterari), Nicola Lombardi (libraio e scrittore), Adele Marini (scrittrice e giornalista), Vania Rivalta (giornalista) esaminerà i racconti in concorso e ne selezionerà cinque.

La giuria finale, composta da Nevio Galeati (presidente associazione Pa.Gi.Ne. e direttore artistico del festival GialloLuna NeroNotte), Annamaria Fassio (scrittrice) e Franco Forte (direttore editoriale de Il Giallo Mondadori e presidente della giuria), stabilirà il vincitore assoluto.

Per ulteriori informazioni contattare la segreteria del Premio all’indirizzo mail: gialloluna@racine.ra.it

Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Gennaio 2015

Fabio Jonatan JessicaQuesta volta niente seduta gabinettistica (sospiro di sollievo dei lettori) ma un breve excursus sulle mie letture giallistiche che risalgono alla notte dei tempi con pistolotto finale (sospiro di sofferenza) preparato anche per il blog di Omar Di Monopoli.

In primis furono le camere chiuse, ma chiuse chiuse, dove non passava nemmeno uno spillo a contenere morti ammazzati che ti facevano saltare in aria il cervello a forza di spremere le meningi per capire l’inghippo (come aveva fatto l’autore a infilarli lì dentro?). E allora non c’era altro che aspettare con ansia crescente la famosa riunione finale in cui formidabili segugi, capaci di far passare dalla cruna dell’ago il classico cammello insieme a un brancata d’elefanti, ti risolvevano il problema lasciandoti a bocca spalancata (ma guarda un po’, non ci avevo pensato), anche se qualche volta la soluzione si presentava talmente cervellotica che ci scappava un vaffa di tutto cuore.

Conan Doyle manuscriptErano, quelli, i tempi d’oro (l’ho già scritto ma lo ripeto) dei lungagnoni elementari, dei ciccioni orchideati, dei nobili monocolati, delle zitelle marpleolate, sferruzzanti e cavalline, dei pretucoli ombrelliferi, dei vocioni arcontoni, delle teste d’uovo, dei piccoletti fumantini, dei dottoroni sanscritoni, degli scienziatoni belloni che avrei concesso un matto affogato all’avversario sulla scacchiera per essere lì, a seguirli nelle loro diaboliche imprese.
E che imprese! Con gli occhi fissi sul maggiordomo sospetto, la polizia dall’aria perennemente ebete, i gemelli che ogni tanto spuntavano improvvisi, lettere anonime esplosive, il passato tremendo che non ne voleva sapere di rimanere lì dov’era e ritornava funesto, una miscela robusta di veleni che irrigidivano al solo fiutarli, testamenti veri e fasulli, false piste, insieme ad un incrociarsi di orari inestricabili, da far perdere la bussola al lettore più smaliziato. E, insomma, tutti fermi e immobili, qualche passeggiatina, via, senza troppa fatica, la pioggia, il lampo, il tuono, il miagolio del gatto, un pizzico di gotico a scivolare brividoso lungo la schiena. Chi correva a rotta di collo erano le famose cellule grigie che non stavano ferme un minuto, tutte a ballonzolare come in una frenetica macarena.

hardboiled bannerIl movimento venne dopo con gli assatanati della hard boiled americana che se si riposavano un attimo era per riprendere fiato. Il delitto riportato alla gente che lo commette (ovvìa!), come disse quel tizio niente male. Una sbirciatina dentro ai personaggi e poi tutto fuori, corse, agguati, inseguimenti, da un posto all’altro, da una città all’altra. Che ci sia il sole, la neve, il vento o la burrasca importa assai. Basta mulinar gambe o pigiare sull’acceleratore. E cazzottoni, ginocchiate nelle palle, manganellate in testa, pistolettate impazzite. Già, la pistola, che diventava quasi un personaggio pure lei dotato di vita propria, per toglierla agli altri.
Via il villaggio antico e sonnolento, largo alla città terribile e selvaggia. Via ai pasticcini, al tè, al rosolio, alle torte fatte in casa, largo alle bistecche al sangue, alle patatine fritte, ai salsicciotti fumanti, al whisky, al bourbon, al cognac, ai liquori forti che ti spaccano lo stomaco insieme al fumo denso di sigarette micidiali che fanno tossire anche il lettore. Via alle zitelle pettegole, agli omini buffi coi baffi, agli strimpellamenti violineschi, al bon ton, al lindore, alla pulizia, largo al maschione virilone o malinconico, bastardo o integerrimo, stravaccato in uffici polverosi con i piedi sulla scrivania, a femmine fatali, a bambole che ti fanno girare la testa, a scontro di bande sanguinolente, a poliziotti marci, a locali notturni gremiti di fauna animalesca, al linguaggio duro e violento. D’accordo, ho banalizzato semplificando all’eccesso, ma non voglio scrivere un trattato. D’altra parte, per esempio, il creatore del ciccione orchideato ha messo insieme, furbescamente, i due aspetti infilando, accanto al pachiderma poltronista, un puledro che non sta mai fermo.
Poi (uso il “poi”, solo per convenienza, che spesso le letture sono in concomitanza) mi sono buttato sugli oscuri meandri della psiche, sul giallo cosiddetto psicologico. Con un pizzico di tremore che qualche problemetto ancestrale me lo devo essere portato dietro sin dalla nascita. Dicevo del giallo psicologico e psicanalitico, dove all’autore non interessa tanto il fattore esterno della vicenda, quanto quello interno dei personaggi: i loro sogni, i desideri, i dubbi, le paure, gli incubi. Del presente e, soprattutto, del passato  che riemerge (anche qui) sempre terribile con l’angoscia che ti stringe alla gola ad ogni voltar di pagina e grassa se alla fine rimani soltanto con un allegro tremore alle mani.
Aggiungo il giallo umoristico che solleticava la mia innata natura paesana alla risata, allo scherno, alla presa in giro (sempre in tono amichevole e perfino affettuoso). Non che in altri libri, pure della golden age, manchi l’umorismo. Basta seguire certi  tipi che il sorriso l’hanno stampato addosso. Parlo del giallo (inteso in senso lato) sgangherato, cucito su personaggi strambi e sgangherati che ti fanno sganasciare con i loro piani geniali immancabilmente buttati all’aria. Parlo di quelle storie pulpesche dove l’incasinamento verbale mischia insieme l’assurdo, il grottesco, l’horror e chi più ne ha più ne metta come in una frenetica cavalcata selvaggia.
Non mi sono fatto mancare niente. Neppure i polpettoni dalle caterve di sangue e sperma e di morti ammazzati, sparati, spaccati, sbudellati, segati, randellati, sezionati che ti sbucano da tutte le parti, perfino dal water nel momento più delicato e intimo della giornata. E nemmeno i gialli storici che spaziano per ogni dove, dal paleolitico ai giorni nostri, in cui celeberrimi personaggi, in altre faccende affaccendati, sono costretti, obtorto collo, a seguire orme sanguinose (e mi immagino gli accidenti sottovoce).
Voglio dire che ho battuto diverse strade, diverse vie piuttosto dissimili fra loro. E, dunque, il pistolotto finale è solo un invito a chi mi segue a non adagiarsi su un solo cliché di lettura. Siate curiosi, sperimentate, amate la diversità delle storie e della vita. E che il Signore ce la mandi buona e senza vento.

la vedova beffardaMi butto subito sui miei G.M. E dunque La vedova beffarda di Carter Dickson che ci ripropone il gigantesco Henry Merrivale seguito dalle sue caratteristiche imprecazioni. Qui il succo del discorso è costituito da una serie di lettere anonime al veleno, scritte a macchine e firmate “La Vedova”, di stampo soprattutto sessuale che gettano scompiglio nel classico villaggio inglese Stoke Druid “antico e sonnolento”. Mettono in crisi soprattutto i rapporti amorosi e arriva, addirittura, l’apparizione della Vedova stessa in una stanza chiusa dall’interno ad impaurire uno dei personaggi. Spiegazione finale che lascia un po’ perplessi con la luna che si affaccia dappertutto ma a Carr si può perdonare. La mano, spesso, è quello che conta. E leggerei volentieri il suddetto anche se scrivesse emerite stronzate.

Proseguo con Terrore al villaggio di Henry Wade.
terrore al villaggioGreat Norne, ancora uno dei tanti piccoli villaggi inglesi dove accadono le cose più incredibili. Siamo al tempo del trattato di Monaco nel 1938. Praticamente una serie di sospetti suicidi e di omicidi (non sospetti) a gettare nel panico gli abitanti del suddetto villaggio. Una sola spiegazione: trattasi di un pazzo assassino “uno troppo furbo per farsi prendere o anche solo per essere sospettato”. Brivido ingigantito dalla pioggia insistente e da un “vento terribile” che soffia a folate violente. È un racconto lento questo di Henry Wade, con indagini lunghe, meticolose, complesse, ricche di dubbi e possibilità (si pensa anche ad un complotto religioso) con l’intervento di personaggi minori, ben caratterizzati, a creare una vicenda corale, un’atmosfera sempre più tesa e incalzante fino all’epilogo.

tutto quel bluAggiungo Tutto quel blu di Cristiana Astori che già avevamo incontrato in Tutto quel nero e Tutto quel rosso con Susanna Marino (soffre di narcolessia) che riesce a venir fuori da una situazione drammatica scaturita dalla sua passione per il cinema horror. Piccola oasi di pace le visite alla videoteca. Ma occorre lavorare e l’unica possibilità che si presenta è quella del recupero di un film introvabile (per essere più precisi una copia pirata in videocassetta), mai distribuito e assai ricercato dai collezionisti. Il tratto distintivo dei libri della Astori è la velocità e la freschezza giovanile della scrittura tra musica, film, libri e quel pizzico di mistero che gira fra i personaggi. Immersi, questa volta, in un blu che non promette niente di buono. Finale in crescendo con ripetuti colpi di scena nel solco di una lunga tradizione e dunque piuttosto prevedibili (fuga, inseguimenti, qualcuno che sta per spararmi però c’è un altro che mi salva).
Tra i libri che hanno suscitato discussioni e pareri diversi abbiamo La carne e il sangue di Maureen Jennings con il detective Murdoch ambientato a Toronto. Proprio per questo lo leggerei per sapere da che parte schierarmi.
Concludo con Tre donne del mistero di Dorothy L. Sayers, Ngaio Marsh e Mary Roberts Rinheart, Mondadori 2014, presentato superbamente da Mauro Boncompagni. Qui la recensione.

la rocca maledettaPer la Polillo, che ci propone la riscoperta di libri interessanti, ecco a voi La rocca maledetta di R.C. Ashby (una donna, per la precisione, di ottima cultura). Siamo in “una sperduta e nebbiosa landa inglese”. Il giovane William Mertoun riceve l’incarico di catalogare le opere della biblioteca del colonnello Barr. Lavoro certo piuttosto facile se non ci fossero alcune stranezze come, per esempio, la morte misteriosa del fratello di Barr e poi, perché il suddetto colonnello non si fa mai vedere? Occhio anche al fantasma romano di Vitellio Gracco che abita, secondo la leggenda, in una rocca poco distante e può venire a farvi visita.
Di Autori Vari, sempre della stessa casa editrice, segnalo Veleni, pugnali e altre amenità, il cui titolo dà l’idea del contenuto. Insomma si può morire in vari modi contro la nostra volontà. Per stuzzicarvi all’acquisto bastano gli autori stessi: John Dickson Carr, Richard Harding Davis, Ben Hecht, Rufus King, Stuart Palmer, Joel Townsley Rogers, Will Scott, Philip Wylie, James Waffe, Loel Yeo. Su questo libro ci risentiremo.

Tra i regali di Natale in casa Lotti è arrivato anche L’incredibile Urka di Luciana Littizzetto, Mondadori 2014, nelle vesti di una incazzata supereroina verde che cerca di farci sorridere. Vedremo se ci riuscirà.

La compagnia della morte di Alfredo Colitto, Piemme 2014.
la compagnia della morteNapoli, 14 agosto 1655. Maria, la cognata del pittore Sebastiano Filieri, ormai alla fine della sua vita, svela una dolorosa verità “So chi ha ucciso tua moglie e tua figlia”. E così si ritorna indietro nel tempo all’8 aprile del 1647.
Sebastiano, trentasei anni, magro, poco più alto della media, capelli neri e lisci, occhi scuri, viso bruno senza barba e baffi, sta affrescando la cappella privata del palazzo nuovo di Michele Agliaro. Suo apprendista Paolo Conti, con il quale ha stretto una bella amicizia. Fa parte della Compagnia della morte, un gruppo di pittori ribelli al dominio degli spagnoli che di notte uccidono i conquistatori. Alleati con Tommaso Aniello d’Amalfi, detto Masaniello, che pensa ad una grande rivolta per liberare il popolo napoletano dalle tasse e dall’oppressione. Ora bisogna distruggere una nave spagnola ancorata nel porto a cui sembra interessato anche il duca di Maddaloni attraverso il suo braccio armato Nicola Ametrano.
Alla vicenda storica si legano quelle personali del padre Martino che sta per sposare la giovane Lucrezia (intanto lei lo tradisce) e del cognato di Sebastiano, Ugo Mantovani, che era stato innamorato di sua moglie Angela (i due cercheranno un complotto per disfarsi del suddetto). Si ritorna, poi, all’inizio con il Filieri deciso a vendicare la morte dei suoi cari.
E dunque un tourbillon di amori, gelosie, sospetti, tradimenti, scontri, duelli, morti ammazzati, prostitute, moglie fedele e giovane infedele incorniciati nel quadro storico, ottimamente delineato, di una Napoli del Seicento con la rivolta fallita di Masaniello. Un romanzo breve o un racconto lungo che lascia scoperta, per sua natura, qualche parte schematica.
Il libro presenta anche l’inizio del seguito Peste, pubblicato sempre dalla Piemme. La storia di Cecilia di Nola (disegnatrice di vicende raccontate dal fratello in una famiglia di saltimbanchi) che ha ascoltato, senza volerlo, un colloquio fra due potenti rischiando la vita. Essa viene aiutata da Sebastiano Filieri ritornato a dipingere dopo un periodo  di stasi e vagabondaggio. E qui, invece, mi pare che la scrittura sia più completa.

Spiluzzicature
Spiluzzicato in qua e là, alla solita Feltrinelli di Siena, La regola dell’equilibrio di Gianrico Carofiglio, Einaudi 2014 (vincitore del premio Scerbanenco), con l’avvocato Guerrieri che si trova a difendere un noto magistrato dall’accusa di corruzione.
E spiluzzicato pure Diavoli di donne di Jim Thompson, Einaudi 2014, un autore che non mi lascerò scappare, vista la soddisfazione delle precedenti letture. Ecco l’incipit
Ero sceso dall’auto e stavo correndo verso la veranda quando la vidi. Sbirciava dalle tendine della porta-finestra, e un lampo illuminò per un istante i vetri scuri, incorniciandole il viso come in un ritratto. Certo, non era un capolavoro: tutto fuorché una bellezza. Ma c’era qualcosa in lei che mi prese subito al laccio. Inciampai in una crepa dell’asfalto e ci mancò poco che finissi per terra. Quando alzai di nuovo gli occhi era sparita, e le tendine erano immobili.
Inizia l’avventura di Frank “Dolly” Dillon, commesso viaggiatore in una città dell’America profonda.
Sono invece perplesso su L’ombra del collezionista di Jeffery Deaver, Rizzoli 2014, con un disgraziato maledetto che aggredisce le persone e infligge tatuaggi al veleno sulla loro pelle. Mi ricorda troppo Il collezionista di ossa di qualche tempo fa (sono passati dieci anni in un batter d’occhio). Vedremo.

Spiluzzicature con atavici ricordi
Questa volta mi sono buttato sulla filosofia, ritornando con la memoria ai vecchi tempi da studentello quando ero già in ambascia con l’albero e l’idea dell’albero stesso. Insomma ho preso in mano certi libretti ad usum Lotti e sono partito dalla caverna di Platone, saltellando da un autore all’altro, fino a giungere con l’occhio in trasferta alle decostruzioni di Derrida. In quel di Ampugnano allietato dalla presenza del giovanotto scamiciato che cammina svelto parlando ad alta voce (lo becco quasi tutte le mattine e non l’ho mai visto starnutire).
Per gli scacchi I miei grandi predecessori, vol. 2, di Garry Kasparov, Ediscere 2004. Questa volta la carrellata dell’ex campione del mondo parte da Max Euwe per arrivare a Mikhail Tal. Vite illustri, partite, analisi, commenti, una ricca messe di fotografie a ricordarci tanti momenti importanti di storia del “nobil giuoco” e di storia tout court.

Un giretto tra i miei libri
Era tutta un’altra storia di Håkan Nesser, Guanda 2009.
era tutta un'altra storiaQui abbiamo l’ispettore Gunnar Barbarotti di Kymlinge di quarantasette anni, padre mai conosciuto,  divorziato con tre figli, i due maschi alla ex moglie, la femmina Sara con lui. Per poco perché se ne parte a studiare a Londra. Si innamora di Marianne a sua volta divorziata con due figli. Durante l’indagine viene esonerato perché picchia un giornalista, ha bisogno di un supporto psicologico. Il nostro Gunnar affronta la vita con filosofia ed una discreta fiducia in nostro Signore (legge la Bibbia da sei mesi), macchina Citroën, al bisogno la bicicletta. Barba lunga un po’ arruffata, birra ad ogni occasione tanto per aggiungere qualche particolare.
Sul piano delle pappardelle il solito assassino che manda biglietti di morte (però è di parola) e scrive in prima persona una storia passata, il profiler che ormai si infila dappertutto come il prezzemolo, il classico giornalista impiccione, fotografie rivelatrici (almeno per una parte), solito contorno di colleghi e colleghe, natura che fa capolino qua e là a stuzzicare sentimenti.
Libro interessante sotto il profilo psicologico, arzigogolato e poco convincente riguardo alla semplice credibilità (leggi spiegazione finale). Prosa scarna, essenziale, domande sulla vita e sugli uomini, dubbi, incertezze, assilli, senso di impotenza che affliggono il protagonista, ironia tanto per smorzare un po’. Alla fine da solo sta per ritrovarsi con una nuova famiglia parecchio allargata.
Un impasto di cose nuove e  risapute scritte con una certa classe.

“Le donne arrivano da tutte le parti, smettono di litigare, si aggregano, fanno comunella in barba a quel bischero di maschietto che le vuole in eterno conflitto. Soprattutto nel mondo della scrittura. Ed ecco allora spuntare antologie come Alle signore piace il nero di AA.VV. a cura di Barbara Garlaschelli e Nicoletta Vallorani, Sperling & Kupfer 2009, che ne mette insieme ben quattordici. Cose dell’altro mondo direbbe il più miope dei tradizionalisti”.
eros thanatosQuesto scrivevo qualche tempo fa. Con Eros & Thanatos di AA.VV. a cura di Lia Volpatti, Mondadori 2010, il numero è quasi raddoppiato. Ventisette signore e signorine armate di penne sopraffine (e pure di nodosi randelli). Impossibile farne una disamina racconto per racconto ma solo alcune osservazioni di carattere generale.
In primis il sesso come libidine, perversione, come forza scatenante, violenza e sopraffazione. E poi il sangue. Molte (troppe?) pagine intrise di sangue. Sesso e sangue. Sesso e morte. Vite dissolute, vite spezzate.
Al centro di Eros e Thanatos la donna, la femmina, l’ammaliatrice, la seduttrice, ma anche la fragile, l’indifesa, la tradita con il senso di malinconico sfinimento di un rapporto sfilacciato, la sua voglia di vendetta e di riscatto. Vendetta sull’uomo e, talvolta, sulla donna-nemica. E poi, magari, l’annullarsi di se stessa…
Racconti crudi, impietosi, al limite della sopportazione, stupri e sfruttamento, gelosie e sordi rancori, racconti tra sogno e realtà,  passato e presente che si mischiano terribili fra loro. L’amore cercato, l’amore voluto, un po’ di tenerezza, via, un po’ di ascolto che non c’è, la lacrima che scende sul viso e subito dopo il sesso selvaggio, il coltello che fende, il sangue di nuovo che sprizza.
Ai giorni nostri o nel Medioevo il risultato non cambia. La morte violenta d’amore si fa largo fra le maglie del tempo, per insediarsi dappertutto, perfino nei luoghi di pace e di preghiera dove il Male dovrebbe tenersi lontano.
Prosa ricca di molte sfaccettature, ora nervosa, scattante, in un certo senso ripetitiva a punzecchiare e mordere, ora più lenta e pacata, sottile, sinuosa nei meandri dell’animo, nelle viscere del corpo, ora di più ampio respiro e insomma una notevole padronanza del mezzo espressivo con qualche inevitabile ingenuità e ridondanza (a volte veramente troppa).
E l’uomo? Già l’uomo: violento, porco, dissoluto, vigliacco, vittima e carnefice. Sembra che non ci sia possibilità di incontro fra questi due mondi così diversi. “Uomini e donne estranei gli uni alle altre che si agitano incessantemente per cercarsi e conficcarsi gli uni dentro gli altri. Misteri che curano il loro male con altri misteri” scrive  Claudia Salvatori.
A fine lettura un certo senso di smarrimento e stordimento.

errore di prospettivaCon Errore di prospettiva di Luigi Guicciardi, Hobby and Work 2008, arriva il commissario Giovanni Cataldo di Modena (in realtà un siciliano sui generis alto e biondo) che si aggiunge alla schiera dei “tristi” (cfr. Tristezza, dolore e sorriso nel moderno romanzo poliziesco di me medesimo).
Laureato in scienze politiche e specializzato in criminologia, sposato con Irene alle prese con la prima supplenza e non mi pare un matrimonio che funziona (diciamo pure in crisi). Mangia spesso da solo, anche uova e un po’ di salsiccia, panini e birra, o va alla Trattoria Pascoli. Fuma sigarette, per vestirsi bastano i jeans e una camicia di flanella, sopra il loden verde. Di poche pretese, insomma.
Ora ottimista, ora pessimista, ora in preda ad un “senso strano di scoramento”, ora depresso, con la testa vuota, ora indeciso o colpito da una stanchezza nervosa fatta “di un briciolo d’ansia e di inquietudine”. All’occorrenza tosto e implacabile. Con alti e bassi tipici di una personalità sensibile e complessa.
Una fitta alla tempia è il segnale di una nevralgia, affiorano ricordi poetici delle scuole medie e ricordi legati all’odore dell’incenso. L’uomo al centro del mistero della morte “Si muore sempre per quel che si è, o che si è stati”. Di ogni indagine gli resta sempre qualcosa che non va perduto: un nome, un volto, una frase. Alla fine tira un lungo sospiro come se si fosse tolto un peso dallo stomaco.
Già l’indagine. Sulla morte violenta del giudice Cassese  e dell’usciere Pisaniello e poi un altro morto ancora “a confondere le acque e a complicare il rebus”. E nel mezzo inquinamento e corruzione politica e i soliti mali dell’uomo.
Prosa scarna, essenziale, timbro basso, movimento lento a seguire il dolente percorso di ricerca del commissario. Un lavoro dignitoso.

Febbre di Bill Pronzini, Mondadori 2011.
febbreUna agenzia investigativa con Bill, Tamara Corbin ed il collaboratore Jake Runyon; una signora, Janice Krochek, scomparsa per ben quattro volte e riacciuffata da Jake, il Segugio.
Janice travolta dal gioco compulsivo, una montagna di debiti, è costretta a prostituirsi, appena ripresa scompare un’altra volta lasciando una scia di sangue sul pavimento della cucina. A questa storia si affianca il problema di Brian Yongblood, giovane esperto informatico (usa il computer anche per giocare a scacchi) in piena crisi, scomparso anche lui da casa.
Ogni personaggio si porta dietro di sé qualche guaio. Jake è ossessionato dalla morte e dal ricordo della moglie; Tamara in eterno conflitto con il padre poliziotto; Bill stesso, un uomo tutto d’un pezzo, con ricordi tristi della vecchia Little Italy (cambiata in peggio), madre paziente e sensibile, sorella morta da piccola, padre ubriacone e giocatore accanito. Lui “Non bevo liquori, non rubo, non inganno e non faccio del male alla gente che mi è vicina”. Da prenderlo di peso e portarlo ai giorni nostri.
Qualche scontro, qualche morto, il problema dei travestiti e quello della chirurgia estetica, il marcio dell’usura, un finale inaspettato. Tristezza e dolore, dicevo, lungo tutto il percorso, ma anche la luce della speranza (vedi la signora con la sciarpa) e insomma c’è sempre qualcosa di imprevisto nella vita che può salvarci. Raccontato in prima persona da Bill, in terza per gli altri personaggi.

La nostra Patrizia Debicke (la Debicche) ci presenta un bel lavoro.
troppo tardi per la veritaSentiamola. “Gianni Simoni, l’ex magistrato ormai giallista a tempo pieno, ritorna in libreria con Troppo tardi per la verità, Tea 2014, suo nono (o sbaglio?) romanzo del filone bresciano. Un gradito ritorno con la Leonessa d’Italia per scenario e, immancabile corollario, lo stracollaudato gruppo della mobile passato al comando di Grazia Bruni ma con Miceli e Petri quasi in veste di aleggianti angeli custodi.
A mo’ di jolly Simoni, tanto per scozzonare ben bene il mazzo della squadra bresciana che gli è cara, introduce una novità: il sovrintendente Salvatore Armiento. Piace a me, ma piace a tutti l’ingresso sulla scena di questo nuovo attor giovane, preparato e brillante, quasi un primo della classe ma che sa ancora arrossire.
La presentazione di Troppo tardi per la verità recita: «È notte fonda: un’auto lanciata a gran velocità per le strade di Brescia travolge un uomo, lasciandolo sull’asfalto senza vita e dileguandosi. Sembrerebbe un triste caso di omicidio colposo con omissione di soccorso, come anche i testimoni oculari confermerebbero, ma il sovrintendente Armiento della Stradale non ne è convinto…»
E bravo! Infatti tanti particolari non quadrano (non sto ad elencarli). E purtroppo il morto, ben vestito e con aspetto signorile, non aveva documenti su di sé. L’omicidio colposo potrebbe trasformarsi in omicidio premeditato?
Il caso, accompagnato fisicamente da quel geniaccio di Armiento, passa per forza per competenza alla Omicidi, e quindi ai commissari Bruni e Miceli con la loro solita équipe e Petri dietro le quinte ma neppure troppo. Indagano in lungo e in largo. Ciò nondimeno le cose si complicano. Ci sarà un secondo mortale incidente d’auto. È un secondo delitto? Cosa c’è sotto? Bisogna darsi da fare e scoprire a tutti costi l’identità della prima vittima.
Buon ritmo, soprattutto la prima parte, trama coinvolgente, indovinate le caratterizzazioni dei personaggi vecchi e nuovi, con le loro velleità e umane debolezze. Da leggere con piacere”.
Un saluto da Fabio, Jonathan e Jessica Lotti

Altre letture in breve

per dieci minutiChiara Gamberale
Per dieci minuti
Feltrinelli, 2013

Piacevole e leggero, Per dieci minuti di Chiara Gamberale si legge in un attimo. È il racconto (autobiografico?), non privo di ironia, di Chiara che, lasciata dal marito e persa la rubrica per cui scrive, deve reinventarsi una vita. La sua psicologa le consiglia di provare una cosa nuova al giorno. Una cosa piccola, bastano dieci minuti al giorno, ma deve trattarsi di qualcosa che non ha mai fatto prima. Chiara è quindi costretta suo malgrado a uscire dal guscio delle certezze ormai frantumate e deve aprirsi a chi le sta intorno. Per scoprire che un’altra vita è possibile.

Allegro ma non troppoCarlo M. Cipolla
Allegro ma non troppo con Le leggi fondamentali della stupidità umana
Il Mulino, 1988

Non esistono libri che ti cambiano la vita ma alcuni certamente aiutano.
Questo brevissimo libercolo del mai troppo compianto Carlo M. Cipolla, contenente ben due trattatelli di cui uno, celebre, nel quale enuncia le leggi della stupidità umana, è una perfetta lettura di evasione per intellettuali radical-chic. Ed è anche un regalo ideale.
Lo stupido: se lo conosci lo eviti. Se lo conosci non ti uccide. Ma attenzione: riconoscere gli stupidi e riuscire ad evitarli richiede allenamento costante.

prima di sparireMauro Covacich
Prima di sparire
Einaudi, 2008

Penso che possa dirmi è finita anche un istante dopo che mi ha detto ti amo. Sono due frasi che si prendono a pugnalate in continuazione negli occhi di Susanna.

Chi ha letto questo libro sa di cosa sto parlando. Chi non lo ha letto… lo faccia, se almeno una volta nella vita si è trovato a essere uno dei tre vertici di un triangolo amoroso.

A me è stato regalato da una donna che mi conosce meglio di quanto supponessi.

Comunque vada, il triangolo – finché rimane tale – è un oceano di infelicità.

Sherlock Holmes: Gioco di ombre (2011)

sherlock-holmes-gioco-di-ombreSherlock Holmes – Gioco di Ombre
(Sherlock Holmes: A Game of Shadows)
Regia di Guy Ritchie
Con Robert Downey Jr., Jude Law, Noomi Rapace, Jared Harris, Stephen Fry
Regno Unito, USA, Australia, 2011

In soli tre anni, grazie anche al rinnovato interesse per la figura di Sherlock Holmes, Sherlock Holmes – Gioco di Ombre è diventato ormai un classico delle feste.
Ispirato a L’ultima avventura – con tanto di scena sulle cascate svizzere, in un panorama mozzafiato – è ambientato nel 1891. Sherlock Holmes trascina l’amico John Watson in un’avventura in giro per l’Europa, sebbene il buon Watson sia in procinto di sposarsi. Così l’addio al celibato è funestato da una spettacolare scazzottata con un cosacco, mentre la luna di miele a Brighton diventa una rocambolesca missione tra Parigi e la Svizzera, sulle tracce del professor Moriarty, brillante matematico e nemico storico di Holmes.

Gli estimatori di Millennium Trilogy riconosceranno Lisbeth Salander-Noomi Rapace nei panni di una zingara focosa, chi ha seguito Fringe avrà un déjà-vu vedendo James Moriarty, e non si può non apprezzare Stephen Fry nei panni di Mycroft Holmes. Ma la straordinaria coppia Holmes-Watson (rispettivamente Robert Downey Jr e Jude Law) si manifesta in questo film in tutto il suo splendore. Affiatati, ben assortiti, lo Sherlock Holmes di Ritchie ha smussato i suoi caratteristici tratti di asocialità, mentre Watson è più compagno che comprimario (tanto che, mi fanno notare, sembra accentuato l’elemento di omosessualità latente che caratterizza le coppie celebri). Brillanti anche le scene d’azione, in slow-motion, e spettacolari effetti speciali.

Forse i puristi del canone sherlockiano storceranno il naso davanti a questa sceneggiatura “infedele”, ma Gioco di Ombre è 129 minuti di divertimento, suspense e sorprendenti trovate, fino al sospiro di sollievo finale.

Stra-raccomandato, adattissimo se volete staccare per un paio d’ore dallo stress delle feste.