Le gialle di Valerio/7: Jason Goodwin

i cospiratori del BaklavaI cospiratori del Baklava
Jason Goodwin
Traduzione di Cristiana Mennella
Einaudi 2015 (orig.: 2014)
Giallo storico

Istanbul. Fine estate 1842. L’aitante bruno eunuco Yashim, cuoco investigatore e uomo di fiducia alla corte di Topkapi della “valide” (la madre del Sultano), va a Pera dall’amico Stanislaw Palewski, ambasciatore polacco; vi trova tre giovani (quasi) italiani, complottardi per patria e rivoluzione, accanto alla splendida danese Birgit, capelli biondi e occhi azzurri. La stessa ex Polonia non se la passa bene nel consesso internazionale delle nazioni e nobili esuli cercano agganci con l’Impero Ottomano. Altri ambigui personaggi si aggirano per i quartieri della capitale e per le acque del Bosforo, incombono trame tradimenti attentati, accade che Yashim si distrae per amore. È arrivata anche Natasha Borisova, graziosa russa 21enne che vuol far intercedere il Sultano per ottenere la grazia al padre decabrista confinato in Siberia da oltre un decennio: nasce una reciproca fatale febbrile attrazione, il sesso non è impedito. Moriranno in molti prima di avere la mente sgombra e capirci qualcosa.
Siamo al discreto quinto giallo (in otto anni) della puntuale documentata serie storica del 51enne britannico Jason Goodwin, in terza persona varia al passato. L’autore ha studiato storia bizantina a Cambridge. La protagonista è la metropoli cosmopolita, rifugio di santi e peccatori da regimi illiberali, mosaico di religioni e culture, in tutto il suo lento pullulare di splendori e mercati. Già allora c’era un “comitato” che sosteneva despoti e imperatori, sorvegliava “gli affari europei come un falco”, stroncava “il minimo cambiamento o la minima ribellione”. I personaggi sono plausibili, le relazioni un poco scontate. Il titolo richiama le tante spie presenti e lo zuccherosissimo tipico dolcetto di pasta sfoglia (al pistacchio il più famoso). Un principe declama il Purgatorio di Dante. Il romanzo è godibile e interessante, seppur un poco “stanco”.

(Articolo di Valerio Calzolaio)

Le brevi di Valerio/3: Pietro Leveratto

con la musicaAutore: Pietro Leveratto
Editore: Sellerio
Pagine: 357
Prezzo: 16 euro

Ecosistemi umani. Ultimo secolo. Suoni e rumori ci sono ovunque, alcuni esseri sapienti fanno anche musica, perlopiù noi la ascoltiamo, di tanti generi, in tanti modi. Chi la considera indispensabile in certe occasioni della propria vita sa in genere quale vuole, può comunque essere aiutato nell’individuazione del brano giusto. Il contrabbassista compositore e docente genovese 56enne Pietro Leveratto ci aiuta Con la musica. Note e storie di vita quotidiana, una 50ina di ottime “voci”, parole trattate brevemente con brani connessi, da agorafobia a vulcaniani, passando per baciarsi, conflitti, dieta, emicrania, feticismi e così via. Ci sono canzoniere e indice, mancano “silenzio” e “rumore”, forse potevano aiutare.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Le gialle di Valerio/6: Antonio Manzini

non è stagioneAosta. Maggio 2014. Il Vicequestore Rocco Schiavone era nato a Trastevere nel 1966, entrato in polizia ateo e manesco, facile alla corruzione e all’investigazione, a donne e canne. La moglie Marina è morta da sei anni e lui ancora ci parla. Lo hanno trasferito in montagna per indisciplina. Naso a punta, occhi penetranti, alto e possente, gira sempre e solo con Clarks (già 10 paia), Loden, Volvo, pesante inflessione romanesca, sarcasmo e ottimo intuito investigativo. Lo troviamo a letto con Anna, ancor più bella dell’amica Nora. In ufficio lo avvisano di un incidente, due su un furgone sono capottati e morti sulla statale di notte, non sembra un suo caso, se non fosse per la targa rubata. E per la segreta sparizione della ricca studentessa Chiara Berguet. Storie di crimini vari s’intrecciano e, dal passato, qualcuno vuole vendicarsi di lui. Comincia a nevicare, il caso non sempre aiuterà gli amici e le amiche.
Ottimo anche il terzo romanzo seriale dell’attore regista sceneggiatore romano 51enne Antonio Manzini (Non è stagione, Sellerio 2015, pag. 319 euro 14), in terza quasi fissa (anche sulla rapita e su animali), in prima il dialogo del vedovo.

(recensione di Valerio Calzolaio)

Le brevi di Valerio/2: Worldwatch Institute

governare la sostenibilitàGovernare per la sostenibilità
Autore: Worldwatch Institute
Editore: Edizioni Ambiente
Pagine: 311
Prezzo: 24 euro
Traduttori vari
(anche in ebook)

Stato del Mondo 2014. Esce l’annuale (trentunesima) edizione di uno dei “rapporti” più famosi e importanti del mondo, curato da una grande competente struttura americana, il Worldwatch Institute: Governare per la sostenibilità.
Si tratta di oltre 20 saggi, questa volta dedicati al nessi fra evoluzione vulnerabilità resilienza e governance. Ricca e parziale (come sempre) la bibliografia del curatore Gianfranco Bologna, concentrata sulla rischiosa vicinanza ai “confini” del pianeta in questo nostro Antropocene. Segnalo il saggio di Bollier e Weston su “beni comuni e diritti umani per promuovere un’amministrazione ecologica”, a pag. 116. Da leggere anche in vista dei negoziati climatici Onu 2015.

(recensione di Valerio Calzolaio)

Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Febbraio 2015

Fabio Jonatan JessicaNon me la sono sentita. Voglio dire non me la sono sentita, dopo quello che è accaduto in Francia e quello che sta accadendo nel mondo, di parlare del circolo gabinettistico condominiale. Neppure l’ironia toscana che mi porto dietro sin dalla culla ce l’ha fatta. Un po’ di silenzio, un po’ di raccoglimento per tutti gli innocenti che hanno perso la vita.

Per prima cosa mi butto sui miei amati G.M. Vedi Vicolo oscuro di Mickey Spillane, Mondadori 2014.
Mike Hammer è stato salvato miracolosamente da un medico alcolizzato dopo una sparatoria. Per un pelo non è entrato nel “Vicolo Oscuro”. Ora tutti lo credono morto annegato nel fiume, soprattutto i suoi nemici mafiosi che vorrebbero saldargli il conto. Meglio così, un po’ di riposo e cure mediche è quello che ci vuole. Per poco. Qualcuno ha sparato al suo amico Marco Dooley, gli fa sapere il capo della polizia Pat, e vuole parlargli.Vicolo-Oscuro I vecchi mafiosi hanno fatto sparire ottantanove miliardi, lui sa dove sono ma non ce la fa a dirglielo. Dietro a questa montagna di soldi il fisco americano nella persona del grassone Homer Watson.
La vicenda si basa sulla lotta di Hammer contro le famiglia mafiose con l’obiettivo di scoprire l’assassino dell’amico. Tra la violenza, le minacce, gli scontri verbali e non, le sparatorie, qualche sguardo alla società basata sul denaro “La gente va e viene ma i soldi restano”, sulla corruzione “Poliziotti e politici sono facilmente corruttibili” e la vita “uno sporco affare”. Sembra di essere oggi. Intermezzo dolce con Velda, la segretaria, di cui è innamorato. Vuole sposarla ma si sente male e il tutto è rimandato (destino?).
Un inedito di Spillane che non va perso.

Scritto fra gli astri di Jonathan Stagge, Mondadori 2014.
scritto fra gli astri“Esistono svariati modi di vedere la morte in faccia. Al dottor Westlake, chiamato da una strana telefonata ad accorrere nella notte sul luogo di un incidente stradale, ne capita uno davvero sinistro. La sua auto finisce inspiegabilmente in panne, costringendolo a proseguire a piedi per una scorciatoia in mezzo ai campi. È così che, per puro caso, si imbatte nella carcassa quasi capovolta di una macchina, schiantata contro un albero. Curioso, è lo stesso modello della sua. Alla luce della torcia si rende subito conto che il conducente, rimasto sfigurato, non è sopravvissuto all’impatto. Particolare altrettanto curioso, una valigetta del pronto soccorso in tutto simile alla sua borsa di medico. Anche l’abito gli ricorda uno dei suoi, anzi, è proprio identico. La targa dell’auto? Stessa sigla. E nella giacca della vittima ci sono delle lettere indirizzate al dottor Westlake…”.
Incredibile. A complicare le cose l’arrivo di una ragazza, Sydney Train, con notizie relative al cugino Robin Barker che si trova in estremo pericolo, perché un oroscopo prevede la sua morte e quella del parente più prossimo (leggi Westlake) prima che diventi maggiorenne, e la data è vicina. Di mezzo pure la formula segreta di un gas micidiale che dovrebbe essere nelle mani dello stesso Robin e che fa gola a qualcuno. Indaga l’ispettore Cobb in stretto rapporto con Westlake a cui dà una mano, più o meno volontariamente, la figlia Dawn (personaggio azzeccatissimo).
È una vicenda ricca di continui colpi di scena, travestimenti, sparizioni e riapparizioni (dell’oroscopo, per esempio), paura, incubi ricorrenti, rimuginamento e azione, pericolo di vita, mezzo giallo, mezzo spy-story con il brivido incorporato. Direi ottimo e abbondante per chi predilige le storie estremamente complicate al limite del credibile, un po’ meno per coloro che preferiscono quelle più lineari.

Qualcuno mi deve del grano di Donald E. Westlake, Mondadori 2014.
qualcuno mi deve del granoChester Conway, di professione tassista (padre fissato con le assicurazioni). A tempo libero preso dalle scommesse. Una dritta di un cliente su un cavallo vincente ed ecco arrivare un cospicuo gruzzolo per ripianare i suoi debiti al tavolo da poker. Con i restanti si può ben guardare al futuro. Solo che l’allibratore si ritrova morto ammazzato.
E allora addio sghei e occhio anche alla vita preso in mezzo da due bande di mafiosi piuttosto minacciose che lo credono implicato nella faccenda. Cosa farebbe Robert Mitchum in questi casi? si chiede il nostro tassista. Occorre trovare il vero assassino con l’aiuto della sorella dell’allibratore decisa a vendicarlo, e magari anche con l’apporto dell’agente investigativo Golderman sempre in giro a scuriosare.
Tra una partita di poker e l’altra con i suoi amici giocatori (forse qualcuno di loro è il colpevole), inseguimenti, fughe (anche sul tetto di un treno), scontri, botte, pistolettate, gente che esce fuori dall’armadio e nessuno che li aiuta mentre scappano, tutti “pigri, indolenti e stanchi” gli americani abbarbicati alla televisione, accidenti a loro (aggiungo io, ma è sottinteso).
Solito stile ironico e frizzante del nostro Donald, attraverso dialoghi esilaranti, a prendere in giro il mondo della malavita che ci strappa più di un sorriso (bestiale quando i capi delle gang arrivano a turno nella casa dove si trova Chester come nelle avventure di Nero Wolfe). Alla fine delle peripezie burlesche arriva pure l’insospettato assassino e il gioco è fatto.

In una sera di pioggia di Mary Fitt, Polillo 2014.
Il classico temporale che costringe uno studente di medicina a fermarsi e a dirigersi verso l’altrettanto classica villa grigiotta tipica di ogni giallo che si rispetti. Qui l’altrettanto classico maggiordomo inglese lo fa entrare e tutti i presenti lo credono il nuovo proprietario della villa…Un romanzo gotico basato sugli inganni, un po’ di pazzia e molta ambiguità.

Diavoli di donne di Jim Thompson, Einaudi 2014.
diavoli di donne“Ero sceso dall’auto e stavo correndo verso la veranda quando la vidi. Sbirciava dalle tendine della porta-finestra, e un lampo illuminò per un istante i vetri scuri, incorniciandole il viso come in un ritratto. Certo, non era un capolavoro: tutto fuorché una bellezza. Ma c’era qualcosa in lei che mi prese subito al laccio. Inciampai in una crepa dell’asfalto e ci mancò poco che finissi per terra. Quando alzai di nuovo gli occhi era sparita, e le tendine erano immobili”.
Inizia l’avventura di Frank “Dolly” Dillon, commesso viaggiatore in una città dell’America profonda, raccontata in prima persona. Chiaro che suona alla porta, aspettandosi di rivedere quel viso. Niente da fare. Davanti a lui “una vecchia zitellaccia con un naso a becco da rapace e gli occhietti ravvicinati e cattivi”. Però sua nipote c’è in casa e può pagargli un bel servizio di posate, secondo la strega. Come? In quel modo, via. Si chiama Mona Farrell, giovane sfruttata che si appoggerà completamente a lui per cercare uno spiraglio di vita.
Dunque Frank, Mona e la moglie Yoice, “una puttana pigra ed egoista”. Aggiungo Staples “un piccoletto sulla cinquantina, brizzolato, grassoccio, con una bocca dai tratti quasi infantili”, suo datore di lavoro dal tono “pacato, tranquillo, mellifluo”. E ci metto pure Pete Hendrickson in debito con la ditta di Staples che farfuglia con le parole. Bastano e avanzano per costruire una storia assurda e di disperata follia. Soprattutto se al centro dell’attenzione ci sono centomila dollari, buoni pure oggi ma favolosi negli anni Cinquanta.
Insomma questo Frank vive in una casa, o meglio in una “topaia di quattro stanze” con un giardinetto pieno di erbacce. Topaia sudicia da far schifo che la mogliettina non fa un tubo. Gancio sinistro e il rapporto si spezza. Come si spezza il rapporto con Staples (fregare sui conti non va bene per niente). Un po’ di galera, via, ma poca poca che la “baldracca” della moglie mette a posto le cose rifondendo i quattrini rubati (perché è ritornata?). E qui mi fermo.
Personaggio sontuoso il nostro Frank, nel senso della costruzione: piagnucola sulla sfortuna della sua vita, si contorce cercando di uscire dal letamaio in cui sguazza con la ragazza che si è afferrata a lui, trova giustificazioni assurde ai delitti che compie nel destino crudele avverso, perde il senso della realtà tra whisky e birra fino al delirio e allo sdoppiamento finale imprevedibile.
Un libro che prende e ci scaraventa nell’oscuro abisso dell’uomo.

Gelo per i bastardi di Pizzofalcone di Maurizio De Giovanni, Einaudi 2014.
gelo per i bastardi di pizzofalconeNapoli, freddo cane di novembre. Ci sono tutti al commissariato di Pizzofalcone. Voglio dire il branco di epurati da altri distretti: gli agenti Marco Aragona (macchietta da sbruffoncello che prende una piega quasi poetica nel finale) e Alessandra (Alex) Di Nardo (lesbica senza poter esprimere pubblicamente la propria sessualità, innamorata della dottoressa Rosaria Martone), l’ispettore Lojacono (in apprensione per la figlia), l’anziano vice-commissario Pisanelli (dietro a suicidi che gli sembrano omicidi), Ottavia Calabrese preposta al computer (tutta “presa” dal sottocitato Palma), Francesco Romano di taglia imponente (Hulk per Calabrese, teme di essere lasciato dalla moglie), il commissario Palma a dirigere le operazioni e certamente mi sfugge qualcosa. Episodio precedente con scandalo per una partita di droga che ha rischiato di far chiudere il commissariato.
Due vicende parallele: l’uccisione di un giovane ricercatore e della bella sorella nel loro appartamento e la denuncia, o meglio l’indicazione di una insegnante sulle possibili molestie di un padre alla figlia.
Naturalmente la storia giallistica con i sospettati e le indagini ha il suo peso, che tutta la squadra è sotto osservazione dei capi e dell’opinione pubblica e la soluzione del mistero stuzzica pure il lettore (così come la faccenda delle molestie). Ma non troppo. Direi pure poco. Questo è un romanzo corale in cui la ricerca dell’assassino serve all’autore come mezzo per entrare nelle vite dei personaggi, scavarle a fondo e portare alla luce le loro problematiche: la solitudine, la voglia di esprimere il proprio sesso, gli amori desiderati e impossibili, i difficili rapporti familiari. Già, i rapporti familiari, soprattutto quelli tra padre e figlio/a. Padri che non si accorgono, o non vogliono accorgersi della crescita dei figli, figli tormentati dall’oppressione dei padri e in ogni caso dolori e risentimenti a lacerare gli animi.
Il tutto espresso con una scrittura delicata e sensibile che entra nelle pieghe più profonde (capitoletti in corsivo ad hoc) e scivola fuori, precisa, nel tratteggiare la realtà esterna. A volte certe parole o frasi a ripetere, a martellare un sentimento, un’aspirazione, una speranza, un’idea. Come cornice la città: bancarelle ingombranti, gli scippatori, le grandi banche, i commercianti abusivi, neri, gialli, slavi, italiani, gli avvocati, i magistrati, gli imprenditori. Tutti insieme, ”ognuno con il suo confine privato”. Ognuno chiuso nel proprio orticello, nel proprio tornaconto. Con il gelo nell’aria e il gelo nell’anima. Ma il tempo può migliorare, via.

Veleni, pugnali e altre amenità di AA. VV., Polillo 2014.
veleni pugnali e altre amenitàVado al sodo senza farla tanto lunga. Di tutto e di più in questa pregevole antologia: l’eleganza della scrittura, il sottile umorismo, la ricchezza delle trovate, vari modi e mezzi di mandare l’altro al creatore, l’apparire diversi da quello che si è, il capovolgimento delle aspettative, quel creare un’atmosfera ambigua e particolare che avvolge il lettore tenendolo in ansiosa fibrillazione, l’omaggio a Sherlock Holmes e tante altre cose ancora, frutto di una banda scatenata di scrittori di razza messi insieme dalla Polillo.
Li volete conoscere? Eccoli: John Dickson Carr, Richard Harding Davis, Ben Hecht, Rufus King, Stuart Palmer, Joel Townsley Rogers, Will Scott, Philip Wylie, James Yaffe, Loel Yeo.
Basta la parola. Per la recensione completa qui.

Spiluzzicature
Questa volta ho spiluzzicato, nella solita libreria di Siena, Numero Zero di Umberto Eco e non me ne sono staccato per un bel pezzo. Mi sa che lo prendo ed è probabile che quando esce questo pezzo lo abbia già recensito. Così come mi ha intrigato I cospiratori del Baklava di Jason Goodwin con il detective eunuco Yashmin, già conosciuto in altre  occasioni nella Istanbul del XIX° secolo. Poi ho sorseggiato La relazione di Camilleri che mi ha lasciato perplesso, così come rimango dubbioso (ma fino a quando?) per Le signore in giallo di autori vari fra cui primeggiano la Christie, Vargas e Rendell.

Spiluzzicature con atavici ricordi
A casa mi sono rimesso a sfogliare certi libretti di storia dell’arte, pubblicati da Leonardo Arte 1998, partendo dal mitico Caravaggio che mi colpì, novello studentello, sia per la tenebrosa pittura (così mi sembrò, allora) che per la vita “spericolata”, secondo una nota canzone. Mi sono soffermato, soprattutto, sulla banda variegata degli Impressionisti che mi aprirono gli occhi e il cuore (gli Espressionisti mi mettevano un po’ in ambascia). Con la storia dell’arte c’era, però, abbinato il disegno (o viceversa) e qui i ricordi mi provocano un brivido lungo la schiena.
Per gli scacchi segnalo alcuni libri di Paolo Bagnoli che potete incontrare con i suoi pezzi su Soloscacchi.
Scacchi matti. Storia, controstoria e altre cose ancora, Mursia 1990, Scacchi matti tre e mezzo, Caissa Italia 2004, Scacchi matti, Prisma 2007. Un tris utile per gli amanti del “nobil giuoco” e nello stesso tempo divertente.

Un giretto tra i miei libri
Giallo su giallo del giornalista Gianni Mura, Feltrinelli 2007.
giallo su giallo“Un Tour de France bagnato di sangue. Accanto alle vittime, come firma dell’assassino, un biglietto giallo. Si tratta di un serial killer? Che cosa ha in mente? Gianni, cronista sportivo, da molti anni segue il Tour de France. Questa volta, però, per lui il Tour parte male, sin dalla vigilia: davanti alla porta della sua camera d’albergo viene trovato il cadavere di una giovane prostituta che aveva tentato di adescarlo. È inevitabilmente il primo nella lista dei sospetti, lo portano in galera e lo interrogano senza tante cerimonie…”. Raccontato in prima persona dal giornalista. Si parte da Nantes il 1 luglio e si finisce a Parigi il 24 luglio.
Questo basta e avanza per la trama del giallo vero e proprio. Ma sì, perché il protagonista principale è proprio Gianni con i suoi pezzi di bravura giornalistica (anche troppo lunghi) infiorettati di aneddoti e ricordi personali. Ma, soprattutto, di mangiate e bevute. E belle tirate di fumo dalle Gauloise blu dopo avere finito le Ms. Dunque le mangiate: panini con rilettes (morbido paté di maiale. Preferisce quelle di Tours e di Le Mans perché più magre), Côtes du Rhône di Jaboulet, e poi sfilza di formaggi Brie, Camembert, Bleu de Bresse, Roquefort, la Forme d’Ambert, Bleu d’Auvergne, e poi ravanelli, olive nere, burro salato sul pane. Splendida dissertazione sul cassoulet (il piatto ricco dei poveri) costituito di fagioli bianchi e pezzi di carne. “Solo maiale a Castelnaudary, aggiunta di agnello e pernice rossa a Carcassone, un po’ meno d’agnello e anitra al posto della beccaccia a Tolosa”. Peana a William Ledeuil che sui piatti tradizionali (foie gras, lumache, animelle, guancia di vitello) “innesta una vena orientale” con tamarindo, valanga, curcuma, zenzero fresco e basilico thai. Poi le bevute: caffè, birra, Vittel, Muscadet, Vieux Calvados di Heurteven, Saint Nicolas, Merlot Costières de Nîmes, Riesling, Quetsch, Roquefort…
Altre caratteristiche: iperteso (scatola del diuretico Spirofur), allergico agli antidolorifici, parole crociate, racconti di Maupassant, citato Camus e Stendhal, canzoni dei marinai bretoni. Suo compagno di lavoro (soprattutto gastronomico) Carletto Morelli. Con lui la stupidità come anestetico.
Anche nei momenti più dolorosi uno sguardo fugace alla buona tavola, al rognoncino intatto di Dédé e alla salsa di senape che ha formato una specie di velo solido. Se entra in un albergo nota subito “Salsicce affumicate, crauti, stufato di coda di bue”. E ironia “Non ho dormito per il dolore, l’angoscia e anche la fame. Va a finire che torno dimagrito dal Tour, sconcerto generale”.
Arrivati al capitolo sette arriva anche il commissario René Magrite, evidente anagramma di Maigret e anche assai vicino al surrealista Magritte. Mangia e beve tranquillo. E fuma. Parecchio. Per lui Simenon è “Un grandissimo puttaniere che scriveva divinamente”. Si veste anche sportivo con maglia da rugby. Atletico “E in tre secondi, da fermo, tira un fortissimo calcio al ginocchio del primo e un colpo a braccio teso al plesso solare dell’altro”. Un “Commissario suonato con la mania delle poesie” secondo il nostro Gianni. Sesso quasi forzato. All’inizio “Ehi, Barba, ti andrebbe una bella scopata?” ed un sogno erotico alla fine del capitolo ventunesimo. Tutto qui. Tanto per far piacere all’editore, suppongo.
Ma il personaggio principale resta Gianni, il giornalista Gianni con i suoi splendidi articoli e l’uomo Gianni con i suoi amici, i suoi ricordi, con le sue Gauloises blu, i suoi vini, i suoi bocconcini prelibati e il suo amore disperato per il ciclismo. Il resto, il giallo voglio dire con l’immancabile “Elementare, Watson”, è contorno. Solo contorno. Ma è meglio non dirglielo che si mangia anche quello.

Frantic di Catherine Howell, Rizzoli 2010.
FranticSophie Phillips è una infermiera di pronto soccorso a Sidney, lavoro frenetico insieme a Mick, corse con l’autoambulanza a portare soccorso. Ora per gli esiti nefasti di una rapina alla banca (effettuata dalla solita banda dei quattro), ora per un parto prematuro (morti madre e figlio), ora per un incidente o per l’assistenza ai tossici. Sposata con il poliziotto Chris, figlioletto Lachlan di dieci mesi e subito lo “sbaglio” con il collega Angus. D’altra parte era un po’ alticcia ed il marito troppo ansioso per un “incidente” (picchiato a sangue) avvenuto due mesi prima.
Fatto centrale il ferimento di Chris e la sparizione del bambino con un biglietto di avvertimento. Il tutto sembra essere collegato alla banda dei quattro nella quale può esserci lo zampino di qualche poliziotto marcio.
In parallelo la storia della detective di polizia Ella Marconi “piccoletta di statura, sulla quarantina, capelli e occhi scuri”, un po’ stanca del lavoro e desiderosa di fare carriera, che indaga sull’accaduto insieme al collega Dennis Orchard.
Ricerca affannosa della nostra con Angus (ora solo buoni amici) per le strade ed i quartieri popolari, insieme al tentativo di riallacciare un sincero rapporto con il marito, il passato che ritorna terribile, un aborto, un figlio di dubbia paternità, il ritmo del racconto che accelera e le due indagini che convergono verso lo scontro finale.
Capitoletti brevi, dialoghi serrati, spunti di critica sul sistema poliziesco. Uno dei millanta libri frenetici che scivolano via senza lasciare una traccia ben precisa.

Freddo come il ghiaccio di Andrea Maria Schenkel, Giunti 2010.
freddo come il ghiaccioSi parte da un verbale del processo segreto a Josef Kalteis che deve essere giustiziato in prigione senza divulgarne la notizia. In prima persona la triste storia di sua moglie Walburga picchiata e oltraggiata. Lo spunto del libro nasce da un fatto di cronaca avvenuto realmente a Monaco negli anni ’30, il “caso” di Johann Eichhorn, autore di crimini seriali, ricercato dalla polizia per ben dieci anni.
Accanto alla storia dell’omicida violentatore quella di Kathie che viene dalla campagna nella grande città, come tanti altri giovani, in cerca di fortuna. Ma i suoi sogni, un lavoro, la casa, una vita più tranquilla e serena, si infrangono contro la dura realtà. Un amore sfortunato, il dolore che si trasforma in rabbia, la necessità di trovare qualcuno che l’aiuti e allora la concessione del proprio corpo. Ricordi dell’infanzia, dei genitori, della mamma commerciante ambulante e del padre quasi sempre ubriaco, il dolce ricordo della nonna. Poi la sua improvvisa scomparsa insieme a quella di altre ragazze.
Miseria, privazioni, violenza, egoismo e lotta per la sopravvivenza, scene in terza persona e scene in “diretta”. Chiusura con l’interrogatorio di Josef, assurdo e crudele. Freddo come il ghiaccio.
Scrittura semplice, lieve e sottile, senza enfasi eppure coinvolgente. Non c’è bisogno di tante parole per suscitare un’emozione, un pensiero, un raccapriccio.
Un bel libro.

Get Real di Donald Westlake, Alacràn 2010.
get realLa copertina da vomito non mi ha impedito di appropriami dell’ultimo libro di Westlake con la “banda” più o meno incasinata di Dortmunder. Un regalo che ci ha voluto lasciare prima dell’ addio a questo mondo.
John Dortmunder, dicevo, il capo, sposato con May che fa la cassiera al supermercato Safeway; Stan Murch “un pel di carota dall’aria molto scettica”, specializzato in guida veloce (sua madre tassista spericolata); Andy Kelp espertissimo ladro di automobili più un paio di ragazzotti (uno con “stazza di un SUV taglia grande”).
Siamo al tempo dei reality e dunque Doug Fairkeep, che lavora per la “Get Real”, propone ai nostri proprio un reality sulle loro attività criminose. Il compenso è buono e c’è pure la possibilità di fregare qualcosa, già che ci siamo, nei magazzini di questa società. La faccenda si complica con l’entrata nel gruppo di Darlene Looper, uscita da un altro reality, “La bancarella”, per colpa di un maschio fasullo che non ne vuole sapere di “farsela”. Arriva pure l’attore Ray Harbach inserito nel gruppo dalla “Get Real” per controllare la banda di Dormunder (mai fidarsi dei ladri).
Insomma una bella vicenda incasinata con discussioni al bar di Rollo (è nel retro del suo locale che si radunano i nostri), incursioni notturne, colpi di scena fino all’epilogo finale.
Prosa veloce, frizzante, battute su battute per strapparci un sorriso.

La nostra Patrizia Debicke (la Debicche) ci presenta Milano 1946, delitti a Città Studi di Fulvio Capezzuoli, Todaro 2014.
milano 1946Milano, luglio 1946. Il commissario Gianfranco Maugeri, bravo poliziotto con un recente e coraggioso passato di partigiano e pertanto osteggiato e inviso al suo superiore di nostalgica fede fascista, è parcheggiato, suo malgrado, in ufficio a maneggiare carte.
Però, nella calura di un sabato pomeriggio di quella postbellica estate del 1946, si trova a dover rimpiazzare un collega, impegnato in un caso delicato, e ricevere la signorina Rosalba Attanasio, timida zitella sulla quarantina, con un buffo cappellino in testa. La signorina Attanasio è preoccupata per la scomparsa di Odessa, il suo cane, un “rumoroso” fox terrier, anzi è convinta che il vicino, un altoatesino, glielo abbia ammazzato.
Ma quando due giorni dopo la donna precipita dalla finestra di casa sua – e pare che si sia buttata in un momento di sconforto, infatti a detta della molto più giovane e bella sorella minore Carla, Rosalba soffriva di depressione – il commissario scopre che il cane Odessa non è mai scomparso perché le sorelle Attanasio non possedevano un cane. La povera Rosalba era completamente fuori di testa? Oppure c’è qualcosa sotto?
E infatti subito l’autopsia cambia le carte in tavola. Secondo l’anatomopatologo professor Di Bella, la morte della signorina Attanasio non è dovuta all’impatto contro il terreno del giardinetto condominiale ma a un trauma fatale e cioè a una brutta botta inferta nella parte posteriore del cranio che le ha sfondato la testa. Presunta arma del delitto un pesante oggetto contundente: sbarra, bastone o altro simile. E zac! Il commissario Maugeri non si trova più in mano un suicidio ma un bell’omicidio. E, con la paterna benedizione del vicequestore, tocca a lui prendere in mano il caso.
Mi fermo qui perché Milano 1946, delitti a Città Studi è un giallo di carattere, con trama polposa, che si muove con accorta destrezza in zone d’ombra della storia che non starò a svelare. Personaggi ben delineati e inseriti con giusta misura in una Milano postbellica pesantemente ferita dai bombardamenti, quando via Fiori Chiari celava le cortine di una casa chiusa di livello, ogni giorno si dovevano fare i conti con una difficile realtà e magari bastava poco, il tuffo in una piscina appena riaperta, per regalare una vacanza a grandi e piccini.
Un applauso all’autore per la trama, per il colpo di scena finale ma anche (è dovuto) a Tecla Dozio (al timone della collana “Impronte”) per aver selezionato questo romanzo che sa coniugare toni squisitamente neorealistici con un’ambientazione indovinata e che mi ricorda il miglior cinema del dopo guerra.

Un saluto da Fabio, Jonathan e Jessica Lotti

Le gialle di Valerio/5: Sacha Arango

la verità e altre bugieMare del Nord. 2014. Dopo l’uragano, la sindaca distribuisce caffè e biscotti, assiste premurosamente chi può. Il 44enne Henry Hayden non capisce proprio quella sete di giustizia e felicità, il desiderio di condivisione. Lui a nove anni ha perso i genitori e, da allora, è un millantatore, ladro a più titoli, un’altra faccia degli umani: ha rubato e continua a rubare; si è intestato i bei libri scritti dalla moglie, lei consenziente complice appartata; possiedono di tutto, vivendo in un’enorme villa isolata sulla costa; fa interviste e presentazioni ovunque con fama e lusso, successo da grande scrittore. Ritiene che le bugie vadano imparate e la simulazione sia arte sublime. La bella giovane editor e amante gli comunica di aspettare un figlio, la vita può prendere strade non volute, cerca di ammazzarla ma, per errore, è la moglie a finire in auto giù dalla scogliera. Minuzie e caso aiutano crimini perfetti.
Titolo eccezionale e orologeria teutonica per l’ottimo esordio dello sceneggiatore Sacha Arango (La verità e altre bugie, Marsilio 2015, pag. 248 euro 17; orig. 2014, trad. Alessandra Petrelli), in terza varia. Rana pescatrice alla griglia e Pouilly Fumé.

(recensione di Valerio Calzolaio)

Le brevi di Valerio/1: Giorgio Mele

per la scuola di tuttiPer la scuola di tutti. Breve storia della scuola italiana
Autore: Giorgio Mele
Editore: Ediesse
Pagine: 151
Prezzo: 12 euro

Italia, 1870-2014. Nell’ultimo quarto di secolo l’offensiva liberista ha messo in discussione un asse costitutivo e crescente dell’illuminismo e del costituzionalismo moderno, quello fra l’istruzione (tendenzialmente) per tutti e la democrazia. Il diffondersi della conoscenza è sia espressione funzionale alla crescita economica e istituzionale sia diritto eguale alla realizzazione individuale e autonoma di ciascuno. Il filosofo ed ex senatore romano Giorgio Mele ha realizzato un’utile documentata agile storia della scuola nel nostro paese, Per la scuola di tutti. Breve storia della scuola italiana, mettendo in parallelo passaggi storico-politici e trasformazioni nel sistema formativo.

(recensione di Valerio Calzolaio)

La storia di un matrimonio (2011)

la storia di un matrimonioAndrew Sean Greer
La storia di un matrimonio
Adelphi, 2011

Crediamo tutti di conoscere le persone che amiamo. Chi parla è Pearlie Cooks, giovane donna di colore che vive nella San Francisco post seconda guerra mondiale. All’inizio sembra che si parli di una tragedia annunciata: Pearlie scopre che nella vita del marito Holland ci sono delle zone d’ombra. E, con il senno di poi, si colpevolizza per non aver capito prima. Tutta presa a tenere indenne Holland dalle brutture del mondo, Pearlie non si era resa conto di non conoscere il marito.

Chi è Holland Cooks? Per Pearlie è, appunto, l’amorevole marito e padre di suo figlio, per le zie Alice e Beatrice non è uomo da sposare, per Buzz Drumer è il compagno ospedale, per Annabel è la trasgressiva evasione da una vita perfettamente WASP, per William la causa remota e inconsapevole di tutte le sue disgrazie e di alcune delle sue fortune. Ma chi è veramente Holland Cook, e cosa veramente vuole, nessuno lo sa. Il suo punto di vista è l’unico che il narratore non ci rende. Tutti parlano di Holland Cook, solo Holland non parla di sé.

È un racconto di guerra? Se lo chiede anche Pearlie, a un certo punto, e la risposta è no, La storia di un matrimonio non è un racconto di guerra, semmai un racconto di gente che vive in tempo di guerra, con tutto ciò che questo comporta: lavori “anomali”, opportunità per le donne, massicci contingenti di giovani uomini sottratti alla vita civile per andare a combattere, e quindi lutti, ferite, traumi psicologici per chi va e per chi resta. E poi restrizioni, sacrifici, e infine il ritorno alla vita normale, il desiderio di cancellare il dolore, le piccole conquiste e i piccoli piaceri ritrovati. E la lotta per mantenere tutto questo.

La piccola Pearlie però non lotta. Indaga, si dispera, si avviluppa nelle sue elucubrazioni, ma al momento di fare una scelta si arrende di fronte all’ineluttabile. Salvo che…

Greers ha una meravigliosa, banalissima lezione da insegnarci: un uomo non si giudica da ciò che dice, ma da ciò che fa. Le mille congetture di Pearlie, le lunghe discussioni con Buzz, i consigli delle zie, le ipotesi e i programmi si scontrano con un’unica, solida realtà. Si dice che esistano tanti mondi quante sono le nostre scelte: e solo questo è quello che conta, l’unica cosa che scegliamo tra le tante possibili.

A distanza di quattro anni, La storia di un matrimonio rimane uno dei libri migliori che io abbia mai letto.