Le brevi di Valerio/7: Mearini

a testa in giùTitolo A testa in giù
Autore Elena Mearini
Editore Morellini
Pagine 126
Prezzo 9,90 euro

Milano e altrove, soprattutto col Maggiolone giallo Domingo (Placido). Il giovane Gioele ha un forte disagio mentale (autismo ad alto funzionamento?, nevrosi ossessiva?, disturbo della personalità?), è ricoverato in istituto. Sa guidare, scappa con un’auto, investe Maria in bicicletta, vorrebbe portarla verso l’ospedale, salta l’uscita, iniziano a girare. L’anziana Maria si rivela meglio di tutti i dottori e infermieri che ha conosciuto. La 37enne Elena Mearini continua a parlarci bene delle malattie dell’anima (prima l’anoressia, poi il subire violenza). I protagonisti narrano A testa in giù, in prima persona (lei in corsivo), straniati, stralunati, intensi, trovando sempre “le parole giuste”, come illustra nella prefazione Elisabetta Bucciarelli.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

“Numero Zero” di Umberto Eco

numero zero[…] Ma la Fresia si sentiva evidentemente frustrata e aveva cercato di suggerire qualcosa che fosse nelle sue corde: “Ci avviciniamo alla prima selezione del premio Strega. Non dovremmo parlare di quei libri?” aveva chiesto.
“Sempre con la cultura, voi giovani, e per fortuna che non si è laureata, altrimenti mi proporrebbe un saggio critico di cinquanta pagine…”
“Non mi sono laureata ma leggo.”
“Non possiamo occuparci troppo di cultura, i nostri lettori non leggono libri ma al massimo La Gazzetta dello Sport. Però sono d’accordo, il giornale non può non avere una pagina, non dico culturale, ma diciamo di cultura e spettacolo. Però i fatti culturali emergenti vanno riportati in forma di intervista. L’intervista con l’autore è pacificante, perché nessun autore parla male del suo libro, quindi il nostro lettore non viene esposto a stroncature astiose, e troppo surcigliose. Poi dipende dalle domande, non bisogna parlare troppo del libro ma far venire fuori lo scrittore o la scrittice, magari anche con i suoi tic e le sue debolezze. Signorina Fresia, lei si è fatta una bella esperienza con la creazione di affettuose amicizie. Pensi a un’intervista, ovviamente immaginaria, con uno degli autori oggi in lizza, se la storia è d’amore strappi all’autore o all’autrice una rievocazione del suo primo amore, e magari qualche malignità sui concorrenti. Faccia di quel maledetto libro una cosa umana, che la capisca anche la massaia, e così non avrà rimorsi se poi non lo legge – e d’altra parte chi legge mai i libri che i giornali recensiscono, di solito neppure il recensore, cara grazia se il libro lo ha letto l’autore, e a vedere certi libri a volte si direbbe proprio di no.”
(da Numero Zero, Bompiani, pag. 68-69)

Quindi Umberto Eco vuol dirci qualcosa, ma non si sa bene cosa. Forse che non bisogna fidarsi dei giornali, o dei giornalisti, o degli intellettuali, o della Storia così come la conosciamo. O forse che ci siamo assuefatti a tutto, a tutto davvero, e non c’è più speranza.
I messaggi, sebbene condivisibili, sono convogliati in una storia che sembra scritta di malavoglia, poche pagine datate che si chiudono in modo un po’ frettoloso. Approssimativo, come approssimativi sono i tentativi della squadra scalcinata che dovrebbe mettere in piedi un nuovo quotidiano, Domani, di proprietà di un noto imprenditore che ha le mani in pasta in svariate e molteplici attività.
Però il quotidiano non s’ha da fare, è un’arma potenziale nelle mani dell’imprenditore, che lo userà come chiave per avere accesso ai “salotti che contano”. (Siamo negli anni Novanta, va detto). Ma la squadra non lo sa e si impegna al massimo. Fino a quando uno di loro non si imbatte nella madre di tutti i complotti e inizia a scriverne. Per finta. Veramente. Entrambe le cose.
Anche se ad alcuni Numero Zero non è sembrato all’altezza dell’Autore ai suoi massimi –  ma a Umberto Eco si può perdonare anche questo – viene comunque il sospetto che si sia trattato di una mossa deliberata e che il messaggio di cui sopra – Non fidatevi! – valga in primis per i lettori di questo libro. Che in ogni caso si fa leggere, va detto.

Le gialle di Valerio/10: Holt

quota 1222Quota 1222
Anne Holt
Traduzione di Margherita Podestà Heir
Einaudi 2015 (orig.: 2007)
Giallo

Finse, Alpi norvegesi. Quattro giorni di febbraio 2007. L’uragano Olga fa deragliare un treno, muore il macchinista. Feriti e sconvolti i 268 passeggeri vengono a stento condotti in salvo, perlopiù in un albergo confortevole, vi restano isolati perché la bufera peggiora, oltre 30 gradi sottozero, tutto coperto di neve. Fra di loro c’è anche la 47enne Hanne Wilhelmsen, da 4 anni sulla sedia a rotelle, stava andando a Bergen da un americano specialista di lesioni alla spina dorsale. Vive a Oslo con la compagna Nefis, la loro figlia Ida di quasi 4 anni e la governante Marry, è omosessuale e ombrosa, tappata in casa. Prima che un proiettile le avesse tranciato il midollo spinale, era stata brava poliziotta per oltre un ventennio: suo malgrado, si trova costretta a indagare sull’omicidio di due sacerdoti una notte dopo l’altra, Cato sparato con pistola, Roar infilzato con ghiacciolo. Il mistero è completato dagli appartati ospiti dell’ultima carrozza: una principessa?, una personalità?, un terrorista? Con relative guardie del corpo!

Anne Holt (1958), laureata in legge,  giornalista dal 1984, avvocato dal 1994, ministro della giustizia norvegese nel biennio 1996-97, ha pubblicato ora in Italia un altro bel giallo, l’ottavo della serie iniziata nel 1993. Nel frattempo ha scritto anche tanto altro, di genere e non solo. Considera il movente il buco della serratura dell’atto criminale, l’indagine serve a capire le connessioni, ben diverse dalle casualità. E, non a caso, ci sono altri morti in poche ore, oltre agli assassinati. L’amata protagonista ha maturato quasi il peggior carattere di eroe seriale che si ricordi. E, non a caso, il suo contraltare è nel romanzo Berit (nome di un’autrice che aveva scritto a quattro mani altri romanzi della serie), splendida deliziosa efficiente direttrice dell’hotel. Il titolo fa riferimento all’altezza montana dell’ambientazione. Le specialità alimentari sono succulenti e locali: “sluskesuppe” e “mulligatawny”, poi zuppa di cavalfiore e arrosto di cervo.

(Articolo di Valerio Calzolaio)

“La firma del puparo” di Roberto Riccardi

la firma del puparoUn nuovo incarico per il tenente Rocco Liguori: questa volta a Palermo, per “gestire” un collaboratore di giustizia. Il suo amico d’infanzia Nino Calabrò, in carcere, è disposto a dare informazioni sull’omicidio di un giornalista, Michele Sanfilippo, ma in cambio chiede protezione per sé e per la sua famiglia. E vuole parlare solo con Rocco.
Liguori si trova, ancora una volta, a confrontarsi con il suo passato calabrese, con quei due bambini-amici del cuore che hanno preso strade diverse, uno l’Arma dei Carabinieri, l’altro l’affiliazione alla ‘ndrangheta. E anche se le mani di Nino, sporche di sangue, gli fanno orrore, non potrà esimersi dall’offrire protezione ai figli di Nino, alla moglie Maria e alla di lei cugina Stefania, una ragazza “vivace”. Anche troppo: sarà  lei, infatti, la “falla” nel sistema di sicurezza approntato dalle forze dell’ordine.
Nel frattempo le indagini sull’omicidio Sanfilippo prendono una piega inaspettata. È possibile che persino il Puparo, il potente boss mafioso Mandalà, ignori ciò che è realmente accaduto nella sua “giurisdizione”?
Il nuovo romanzo di Roberto Riccardi, La firma del Puparo (edizioni e/o, 2015), affronta il tema della mafia con gli occhi di chi la mafia l’ha combattuta davvero (Riccardi, oggi colonnello dei Carabinieri, lavorava a Palermo negli anni tra il 1988 e il 1994, durante la stagione delle stragi). Con la sensibilità e l’esperienza raccolte sul campo, racconta la storia di un omicidio, le vittime, i carnefici, il lavoro appassionato e difficile degli inquirenti, e lo fa senza giudicare. Anche se il punto di vista dell’autore è scontato, tuttavia c’è l’attenzione all’aspetto umano dei cattivi, attenzione – racconta durante una presentazione – appresa con l’esperienza. Quando si interviene sulla scena di un delitto e si sa, che il morto è un mafioso e che mafiosi sono anche i suoi familiari, ma in quel momento sono anche persone che hanno perso un congiunto in modo violento. O quando si va ad arrestare un uomo in casa, davanti ai figli, magari bambini. Assistere a una presentazione di Roberto Riccardi è occasione per rivivere episodi di storia recentissima attraverso la testimonianza di chi era presente.
C’è poi il tema della protezione dei pentiti di mafia e delle loro famiglie: la scelta, non sempre facile, di abbandonare luoghi e affetti per reinventarsi una vita da zero, la difficoltà di garantire anonimato e protezione nell’era di internet, quando un messaggio su FaceBook può svelare troppo.
La firma del Puparo è un romanzo compiuto, scorrevole, che aggiunge ulteriori tasselli alla costruzione del personaggio e alle vicende di Rocco Liguori. Come si può immaginare, Riccardi ha “storie” da raccontare, quelle che derivano dall’esperienza lavorativa, seppur romanzata; ciò che era meno immaginabile è che avesse anche una buona tecnica narrativa, che si va arricchendo di romanzo in romanzo.
In attesa di sapere quale sarà la prossima destinazione di Liguori (forse Livorno…?), non si può non notare che Palermo deve aver lasciato un buon ricordo nel colonnello Riccardi, se il romanzo è dedicato alla città e ai sei anni trascorsi lì.
Guardando la donna, leggendo nei suoi occhi un dolore senza risposte, pensai all’iniquo rancio di verità e menzogne che sfama l’isola da tempo immemore. Al torto di assimilare alla piovra, in accuse frettolose e infamanti, una regione abitata da milioni di onesti, fra i quali spiccano le vittime di una lotta al canco mafioso che i siciliani li ha sempre visti in prima fila. (La firma del Puparo, pag. 59).

Le gialle di Valerio/9: Montalbán

GalindezGalíndez
Manuel Vázquez Montalbán
Traduzione di Hado Lyria
Sellerio 2015 (orig.: 1990, Frassinelli 1991)
Storia romanzata

Paesi baschi, New York, Caraibi. Seconda metà del secolo scorso. Nel 1988 la rossa Muriel Colbert, studentessa a Yale, va ad Amurrio con il bel Ricardo, un ragazzo che le piace e può esserle utile: sta scrivendo la tesi sulla oscura vicenda di un giurista e scrittore martire della patria basca. Jesús (de) Galíndez Suárez era cresciuto lì; quasi 41enne, il 12 marzo 1956 scomparve a Manhattan. Sempre come “ambasciatore” del Partito Nazionale basco in esilio, aveva insegnato prima nella Repubblica Dominicana poi a New York, dove si era trasferito e aveva appena presentato un testo contro Trujillo; fu proprio il dittatore dominicano a farlo rapire, torturare, uccidere. Muriel trova solo una piccola stele di pietra a ricordarlo, allora parte per Santo Domingo. La Cia, tramite un cubico agente, non la perde di vista, cerca di sviarla e fermarla, ricatta il suo stesso amato professore. Eppure, ogni volta che Muriel sta per rinunciare, capita qualche nuova informazione e lei riparte, l’impegno per la verità è etico, una forma di resistenza.

Un romanzo meraviglioso su un personaggio vero, misto colto e raffinato di realtà e finzioni, che si sovrappongono e intrecciano, anche nei tempi storici. Dopo oltre 4 anni di ricerche ovunque possibile, con depistaggi e intimidazioni (simili a quelli subiti da Muriel), il grande Manuel Vázquez Montalbán (1939-2003) lo pubblicò nel 1990, ebbe un premio in Spagna ed edizioni ovunque, anni dopo ne venne fuori anche un film con Harvey Keitel. Meritoriamente ora Sellerio lo ripropone con la stessa affettuosa immancabile traduzione di Hado Lyria, della quale colloca le noti finali del 1991 all’interno del testo e aggiunge solo poche pagine di commento (scritte nel 1991) a fine testo: “la solitudine degli innocenti”, dedicate al romanticismo militante e al pensiero ironico. La funzione storica e sociale della narrativa noir francese e italiana nell’ultimo quindicennio molto dipende dai grandi scrittori di lingua spagnola di una generazione precedente. Imperdibile e sempre vivido.

(Articolo di Valerio Calzolaio)

Le brevi di Valerio/6: Silvestrini

2 gradiTitolo Due gradi
Autore Gianni Silvestrini
Editore Edizioni Ambiente
Pagine 260
Prezzo 22 euro

Pianeta caldo. Antropocene. Il 2014 è stato l’anno più caldo da oltre un secolo, da quando si hanno misure affidabili. La temperatura media è stata di 0,69 gradi più elevata rispetto a quella media del Novecento. Negli ultimi 17 anni vi è stato un contingente rallentamento dell’aumento senza che siano state invertite le tendenze e ridotti gli impatti. La comunità scientifica (praticamente unanime) ricorda e assume i livelli esistenti prima della Rivoluzione industriale e chiede che l’aumento di temperatura non superi assolutamente i 2 gradi, per evitare conseguenze irreversibili e potenzialmente catastrofiche. Gianni Silvestrini fornisce suggerimenti su come affrontare l’emergenza climatica, nel recente aggiornato volume Due gradi.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

“Le Sultane” di Marilù Oliva

SULTANE_Layout 1“Rompere gli stereotipi”: così, nel nuovo romanzo di Marilù Oliva Le Sultane (Elliot, 2014), la vecchiaia viene rappresentata senza edulcoranti. Wilma, Mafalda e Nunzia sono tre donne sulla settantina sulle quali il tempo ha tracciato una mappa ben precisa, come le intemperie sulla roccia. I difetti si sono accentuati, l’aspetto fisico è irrimediabilmente compromesso (non tutte invecchiando diventiamo Virna Lisi, è bene saperlo), alcuni errori sono diventati ormai irrimediabili.
I loro uomini non sono invecchiati meglio: tra patologie degenerative, fughe in tempi non sospetti e alcolismo, non sono certo un aiuto per le tre donne. Così come non lo sono i figli: lontani, distratti, insofferenti o, nella migliore delle ipotesi, bugiardi, anche la discendenza delle tre donne non promette bene.
Ma le Sultane di via Damasco, in quel di Bologna, sono ancora dotate di energie. Così, di fronte a un fatto imprevisto (un delitto, addirittura) le tre si armano di astuzia e riescono non solo a farla franca, ma anche a trarne dei vantaggi. In che modo? Beh, questo non si può svelare (anche se, come accade anche nella vita, un pizzico di fortuna non guasta mai).
Romanzo popolare, grottesco e a tratti amaro, Le Sultane ci spinge a riflettere sulla necessità di non giungere impreparati alla terza età. Sempre che non si faccia la fine della povera Carmela, certo…

Perugia 2Nella foto sopra, la presentazione di Le Sultane a Perugia, Foyer del Teatro Morlacchi, nell’ambito di UmbriaLibri (a cura di Pasquale Guerra). Sullo sfondo gli studenti del liceo musicale che hanno allietato la serata con tre “stacchi” musicali a tema.

Le brevi di Valerio/5: Nigro e Moretti

promessi sposi d'autoreTitolo I promessi sposi d’autore. Un cantiere letterario per Luchino Visconti
Autore Salvatore Silvano Nigro e Silvia Moretti (a cura di)
Editore Sellerio
Pagine 192
Prezzo 16 euro

Casa cinematografica romana Lux Film. 1940-1964. Nel 1941 Lux produsse “I promessi sposi” di Camerini, anni di conformismo fascista. Nel dopoguerra molta cultura italiana ripensò Manzoni, “guerra e pace”, i due Risorgimenti. Si studiò un film e Sellerio ha pubblicato nel 2007 l’inedito trattamento di Bassani (scritto fra 1954 e 1955).
Nel volume “I promessi sposi d’autore. Un cantiere letterario per Luchino Visconti” i curatori Nigro e Moretti (docente e dottoranda a Pisa) raccolgono ora i materiali (Bacchelli, Cecchi, Moravia, Soldati e altri) per la scelta dello scrittore e, poi, del regista (Visconti, reduce dal boicottaggio di “Senso”) di un film che non si poté fare. A metà dei Sessanta Lux chiuse, in altro modo se ne occupò la Rai.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Le gialle di Valerio/8: Delitti DiVino

delitti divinoDelitti diVino
Autori vari
Todaro 2008
Racconti gialli

Crimini per le vigne italiane dell’ultimo ventennio. Nessuno conosce il vero lavoro di Epifania, è agente di servizi di sicurezza. A fine settembre torna in Monferrato (provincia di Asti) per il pranzo di nozze del cugino Amedeo, che peraltro con Mariola ha già un ragazzino di 10 anni. L’azienda agricola familiare non c’è più, i campi sono stati dati in affitto, in zona fra l’altro si produce un’ottima uva da grignolino, poi conferita alla cantina sociale. Di notte Epi s’accorge di loschi appuntamenti tra i filari, non capisce bene se si tratta di crimini e criminali, indaga. La questione è la vietata aggiunta di zucchero, una sofisticazione alimentare (ammessa in Francia). Interviene con equilibrio e determinazione. Pur considerando che le bottiglie italiane si trovano ovunque nel mondo (dal Centro America all’Iraq), se si parla di vino tocca più al Piemonte che alla Lombardia, più alla Toscana che all’Emilia, anche a riguardo di omicidi e ricatti, incendi e rapine, minacce e vendette.
Nel volume di 14 racconti (edito qualche anno fa) il compianto Carlo Oliva narra durante il “tempo di vendemmia”, con i consueti garbo e ironia, un’attività in passato molto diffusa in campagna: rafforzare e stabilizzare il grado alcolico del mosto aggiungendovi zucchero. Gli altri racconti sono opera di Brera, Canciani, Foschi, Luisa Gasbarri, Marcotullio, Mazzotta, Parigi e Sozzi, Luciana Scepi, Tornaghi, Valentini, Nicoletta Vallorani, Villani, Zamberletti. L’idea di raccolte a tema frequentemente negli ultimi anni si è rivelata carina e interessante (Todaro e Sellerio hanno una notevole “scuderia”). Il vino è qui talora arma o tramite di violenza oltre che di cultura, in pochissimi casi resta solo uno spunto; pare proprio che gli autori si siano documentati con dovizia personale, sopra e sotto i filari, in enoteche e cantine, fra enologi e sommelier, preferendo i rossi e accompagnandosi spesso con buona musica. Talora le inebrianti etichette (a esempio il Tolentino e il Sassetto) sono inventate.

(Articolo di Valerio Calzolaio)

Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Marzo 2015

Fabio Jonatan JessicaBrutta sorpresa. Hanno distrutto la sede gabinettistica condominiale. Tazze spaccate, divelte, scritte oscene sulle pareti. Una visione che stringe il cuore, un attentato alla voglia di stare insieme, di costruire vera cultura. Tenendo presente anche il mio inascoltato richiamo di costruire altri circoli gabinettistici condominiali mi ritiro, deluso, nel mio alveo ponzatorio casalingo. Questo, purtroppo, è lo specchio della situazione generale del nostro paese. Senza la voglia di unire anima e corpo, non si costruirà mai niente di buono.
Oggi cerchiamo di accorciare le recensioni che alla fin fine stancano.

Partiamo dai G.M.
Avventura a mezzanotte di Brett Halliday, Mondadori 2015.
avventura a mezzanotteQuesta volta il nostro Brett non solo si è divertito a scrivere una storia, ma ci si è buttato perfino dentro. Siamo ad un gran gala del premio letterario Edgar Allan Poe. Volti noti e meno noti con qualche frecciatina in qua e là. Poi l’incontro con Elsie Murray che ha letto tutti i suoi libri. Ergo accompagnamento a casa e la solita idea del salto sul letto. Che va a farsi fottere perché lei ha in serbo il manoscritto “Notte tragica” e vorrebbe il suo parere. Bene, leggiamolo. Solo che la ragazza si ritrova strangolata e l’autore dei gialli incasinato perché è l’ultimo che l’ha vista viva.
Fatto sta che Brett ha bisogno dell’aiuto della sua creatura letteraria: Michael Shayne “un uomo alto, slanciato, con i capelli rossi”, maniere spicce, whisky, cognac, Martell o Monnet lungo il gargarozzo. C’è pure un caso di assassinio rimasto insoluto ad infilarsi nella vicenda, raccontata da par suo dal nostro Halliday che, tra l’altro, è sparito.

sherlock holmes al raffles hotelSherlock Holmes al Raffles Hotel di John Hall, Mondadori 2014.
Sherlock se la deve vedere con un avvelenamento all’arsenico inserito in certi cioccolatini (solo in certi cioccolatini) di berkeleyana memoria (qui, però, c’era il nitrobenzolo). Un discreto plot da mettere in fibrillazione il lettore con un biglietto che sembra un ricatto, una vecchia storia di simpatia amorosa, un investigatore privato reclutato dalla defunta, una bottiglietta di arsenico trovata in un bidone dell’immondizia, un testamento particolare, dubbi, perplessità, depistaggi, Watson e l’amico dal fiuto d’oro a creare i loro indimenticabili personaggi.
Il tutto attraverso una scrittura leggera, piacevole, delicata, pronta a creare una giusta atmosfera di tensione.

pezzi d uomo sceltiPezzi d’uomo scelti di Boileau-Narcejac, Mondadori 2015.
Pezzi d’uomo scelti, ovvero pezzi d’uomo morto trapiantati in corpi vivi che hanno subito terribili ferite. Gambe, braccia, organi interni. Perfino la testa. Sì, proprio la testa. In questo caso del condannato a morte René Myrtil che viene smembrato in sette parti per “rifornire” sette sfortunati, sotto la direzione del professor Anton Marek. Ma ad un certo punto questi operati incominciano a suicidarsi… Perché?
Come commento a tutto l’ambaradan mi servo delle parole di Mauro Boncompagni “C’è una componente surreale mescolata a una vicenda di pura suspense, a sua volta arricchita da un pizzico di humour nero (per l’appunto) che rende la miscela irresistibile”. Perfetto.

i dissimulatoriI dissimulatori di Bill Pronzini, Mondadori 2015.
Questa volta gli investigatori privati Bill e Tamara (coppia felice di Pronzini) devono ritrovare la prima moglie del cliente David Virden per firmare l’annullamento del matrimonio. Cosa piuttosto facile se non ci fosse il piccolo particolare che la donna trovata è, per Virden, quella sbagliata, anche se porta le stesse iniziali e presenta una certa somiglianza. Tra l’altro il cliente sparisce e c’è una caterva di problemi personali.

Voglio ricordare alcuni autori di racconti sui miei amati G.M. come Diego Lama, Samuele Nava, Alessandro D.A.M. Spallicci che ultimamente hanno tirato fuori storie di tutto rilievo. Complimenti.

i cospiratori del BaklavaÈ uscita la quinta storia del detective senza palle. No, non si tratta di un detective timoroso e fifone. Non si tratta di una metafora. Yashim Togalu è proprio senza palle. Gliele hanno tagliate. Un eunuco, insomma, che vive ed opera nella Istanbul dell’Ottocento (fine degli anni Trenta e parte dei Quaranta) con incarichi investigativi e politici alla corte del Sultano. Titolo I cospiratori del baklava di Jason Goodwin, Einaudi Stile Libero 2015. Qui è invischiato in un rapimento di un principe polacco e in un gruppo di cospiratori italiani che vogliono l’unità dell’Italia. Per di più, a completare le cose, si innamora. Jason Goodwin è uno scrittore, uno studioso dell’impero Ottomano, un ricercatore di razza che dà corpo e vita a personaggi veri, credibili, incorniciati in una ricerca storica pregevole su un ambiente tumultuosamente vario, ricco di fascino antico e misterioso. Ultimo, non il migliore, ma pur sempre ottimo. Per chi desidera saperne di più qui.

numero zeroCon Numero Zero di Umberto Eco, Bompiani 2015, mi sono divertito a far finta di staffilare il famoso scrittore, scoprendomi solo alla fine. L’idea base del libro: svelare, soprattutto, la realtà truffaldina dei giornali, creando una fantomatica redazione del giornale Domani con tutti gli accorgimenti per farlo piacere al lettore che più bischero non si può, e ricattare all’occorrenza chiunque debba essere ricattato. L’Umbertone nazionale ci infila, poi, un pezzo incasinato di storia dell’italico suolo, le vicende personali, la storiella sentimentale e, quasi in fondo, il colpo a sorpresa, cioè il giallo che oggi va via come il pane, che se nel flusso degli eventi non c’è almeno un morto ammazzato, (qui con un coltello nella schiena), il solito acquirente fessacchiotto del libro si affloscia come un pisellone ubriaco. Un libro da leggere, via.

Ogni tanto mi piace spiluzzicare in alcuni blog che attirano la mia attenzione. Per esempio in L’Oeil de Lucien di Giuseppina La Ciura che non le manda a dire. Su La verità e altre bugie di Sascha Arango, Marsilio 2015, ecco la conclusione “Ad ebook finito, non ricordo quasi nulla di ciò che ho letto. E soprattutto non provo nulla” (da notare un “Bellissimo” di altro recensore a dimostrazione che il giudizio di noi lettori è piuttosto saltellante). Invece molto presa da Armadale di Wilkie Collins, Fazi 2001, praticamente “Imperdibile!”. Come darle torto.

Altro ottimo blog Le quattro bare di Stefano. Su La rocca maledetta di R.C. Ashby, Polillo 2014, “La Ashby scrive divinamente, e i suoi scritti sono tanto vivi e affascinanti quanto sottovalutati, come quelli di tutti coloro che sono difficili da collocare e categorizzare. E nella grande Golden Age, di questi autori ce ne sono tantissimi. Poco sangue, tanta classe”. Se, però, si incavola anche lui sono cavoli (appunto) amari. A proposito della prefazione di Goffredo Fofi a Fer-de-Lance di Rex Stout, Beat edizioni, “Se questa è la critica letteraria che ci meritiamo in Italia, siamo un paese morto e sepolto. Che schifo”.

Godibile pure Assassini e gentiluomini di Omar Lastrucci che, tra le tante cose interessanti, ha scritto  I “delitti editoriali” di settant’anni di GIALLO MONDADORI; ovvero spietato vademecum su come muoversi tra mille ristampe mutilate. Una bella guida.

Non è da meno, per finire, La morte sa leggere di Pietro De Palma che commenta in modo molto approfondito testi di giallo classico. Vedi, per esempio, l’analisi di La madre del reverendo di Anthony Abbot, Mondadori 2005 (tanto per portare un esempio).

Tempo fa (parecchio tempo fa) scrissi per il blog Corpi freddi un articoletto dal titolo Un fantasma si aggira per l’Europa. Ecco l’inizio Un fantasma si aggira per l’Europa: il Malloppone scandinavo. A dir la verità più che un fantasma risulta una entità bene in carne ed ossa. Robusto, impettito, strafottente il Malloppone è sceso giù baldanzoso dai freddi sentieri nordici con la lancia in resta e con una fanfara mediatica stratosferica ha conquistato i paesi più vicini, ha scavalcato, novello Annibale, le Alpi e si è riversato nelle nostre pianure tutto saccheggiando e distruggendo. Ha attirato folle entusiastiche di lettori con i suoi cieli puliti e tersi, il bianco candore della neve, il silenzio immenso dei suoi immensi paesaggi. Una realtà, una società che agli occhi del popolo occidentale-sudista (almeno di una parte) si credeva incontaminata e pura, viene macchiata improvvisamente dal male, dal delitto, dal sangue. Il Malloppone ne rivela impietoso i suoi lati oscuri, entra nel profondo dei personaggi, li sviscera, ne porta alla luce le storture e i terribili segreti. Incuriosisce, attrae, vince e stravince. E allora contro di lui tutto un vociare e un maledire di scrittori e pseudo scrittori che denunciano una letteratura spesso faticosa (anche solo a sfogliarla), ripetitiva e uguale a se stessa riversata in un monotono, sciapito cliché. Diventa il parafulmine di tutte le nostre paure, dei nostri limiti, il capro espiatorio di mille delusioni, frustrazioni e sconfitte.
nella-mente-dellipnotistaOggi la situazione è un po’ cambiata. Non sento piagnistei e accidenti in giro. C’è di peggio del Malloppone scandinavo (leggi crisi economica e venti di guerra), che continua, comunque, a dire la sua. Vedi, per esempio il successo incontenibile della coppia svedese Alexander e Alexandra Ahndoril che si nasconde sotto lo pseudonimo di Lars Kepler e il loro recente Nella mente dell’ipnotista, Longanesi 2014, un tremendo plot di sangue lungo un’atmosfera nerissima con un assassino psicopatico che butta i corpi all’aria, un prete tossicomane e una banda di disgraziati maledetti impasticcati.
Vedi pure la fortunata serie di Camilla Lackberg con Il guardiano del faro, Marsilio 2014, incentrato sulle figure dell’ispettore Patrik Hedstrom e della scrittrice Erica Falck. A cui aggiungo la giornalista Annika Bengtzon di Liza Marklund, già conosciuta dal sottoscritto nel 2008 con Il lupo rosso della Marsilio, ed oggi a vele spiegate con I dodici sospetti, sempre Marsilio 2015. Qui deve smascherare l’assassino di una talk-show nel classico castello dove ben dodici persone possono avere un buon motivo per farla fuori. E deve pure lasciare una piacevole vacanza con i suoi bambini.

Per gli scacchisti ecco I miei grandi predecessori di Garry Kasparov, Ediscere 2005, una carrellata di capoccioni della scacchiera che va da Petrosjan a Spasskij. Battaglie e duelli all’ultimo sangue. Sconfitte, trionfi, illusioni. Lo spettacolo degli scacchi e della vita.

Spiluzzicature
quota 1222Alla solita Feltrinelli di Siena volevo spiluzzicare qualche libro della Polillo con le sue belle copertine rosse. Niente da fare, sono stati rispediti alla casa editrice e non li tengono più. E questo mi è dispiaciuto (porca vacca). Già che c’ero mi sono messo a sfogliare Made in Sweden. Un romanzo criminale a Stoccolma di Anders Roslund e Stefan Thunberg, Mondadori 2015, il classico malloppone scandinavo di cui abbiamo parlato e mi sono chiesto se farà la fine di tanti altri libri lasciati a metà guado da lettori annoiati (articolo di Gabriele Romagnoli su la Repubblica). Io, per ora, rimango sulla sponda. Spiluzzicato pure altro parto nevoso Quota 1222 di Anne Holt, Einaudi Stile Libero Big 2015, nel quale la ex poliziotta Hanne Wilhelmsen (vive in carrozzella) si ritrova a dover scovare un assassino che uccide in un albergo isolato da una bufera di neve. E qui, mi sa, che scenderò dalla sponda.

Spiluzzicature con atavici ricordi
Questa volta mi sono messo a spiluzzicare, con le dovute cautele (vedi mascherina antidermofagoidi), tre libri (lo faccio spesso) che mi hanno riportato ai tempi post universitari e ad una delle mie grandi passioni: Come si scrive la storia di Veyne, Laterza 1973; Scritti sulla storia di Fernand Braudel, Mondadori 1973 e Riflessioni sulla storia di Witold Kula, Marsilio 1990 (questo venne in seguito). Insomma, come si evince dai titoli, ero fissato con la Storia e i dibattiti che ne scaturivano sulla sua “identità” e la sua funzione. Chissà, forse mi sembrava di essere un grande pensatore. Beata, innocente gioventù…

Un giretto fra i miei libri
FragileFragile di Patrick Fogli, Gruppo Perdisa editore 2007.
Una breve storia ambientata a Bologna. Il solito psicopatico che uccide le sue vittime di sesso femminile tagliando loro la gola, dopo averle tenute legate per un intero giorno. Elemento in comune la canzone Fragile di Sting. Nel senso che tutte e tre le vittime hanno cantato questa canzone poco prima di essere uccise.
Che dire? La canzone che suscita impulsi omicida è roba vecchia. Lo stile è a scatti con frasettine brevi spesso una sotto l’altra a creare una certa atmosfera di inquietudine e nervosismo. Ma a lungo andare queste frasettine brevi e sincopate un po’ di nervoso me lo hanno fatto venire.

Gideon Fell panico a teatroGideon Fell: panico a teatro di John Dickson Carr, Mondadori 2009.
Al di là del giudizio globale sul libro voglio premettere che merita di essere letto non fosse altro che per l’inizio con il nostro eroe Gideon Fell che troneggia, ansima, ridacchia, la faccia rubiconda, i baffi da bandito, gli occhiali ficcati di traverso, il doppio mento, il sigaro acceso in una mano e un enorme bicchiere nell’altra. E poi sbuffa e aspira dal naso “con un rumore sordo simile a quello prodotto dal vento attraverso una caverna. Centotrenta chili di grande spessore in tutti i sensi…
Il solito romanzo complicato di Carr con una soluzione esasperata che ricorda in qualche modo quella di Murder in Mesopotamia (“Non c’è più scampo”) della nostra Agatha Christie.

gli assassini del profetaGli assassini del profeta di Mehmet Murat Somer, Bompiani 2010.
Ormai beccare un detective diverso dalle milionate di detective già in circolazione è più difficile che far passare il classico cammello attraverso la cruna del solito ago (povero cammello, ma anche povero ago…). Mehmet Murat Somer ci deve avere pensato un po’ sopra e poi ha tirato fuori un transessuale per la gioia dei lettori, soprattutto dei nostri politici. Non mi pare di avere trovato il nome ma non ci giurerei che la palla ciondola e la mente vacilla. Siamo in Turchia, più precisamente ad Istanbul, terra fertile di detective particolari. Vedi, per esempio, l’eunuco Yashim Togalu  di Jason Goodwin, superiore di un bel palmo a Somer.
Un fissato uccide travestiti secondo le stesse modalità con le quali era segnato il destino dei profeti. Il libro prende e attira fascinosamente e perversamente. Stasera gonna leopardata, calze a rete e tacchi a spillo. Fabia è pronta per la nuova vita.

Gli uomini preferiscono il diavoloGli uomini preferiscono il diavolo di Howard Marks, Giano 2010.
Siamo a Cardiff, anni novanta e poi duemila. Catrin Price, agente della Narcotici alle prese con un dubbio suicidio di un suo ex compagno poliziotto di cuore e di lavoro (l’aveva salvata dalla morte), caduto nelle grinfie della droga e della bellona dannata di turno. Viso infantile, pelle scura “con qualcosa di zingaresco”, tutta vestita di nero, tatuaggi sulle braccia come se “fosse appena uscita da una banda di motociclisti”.
Ricerca lunga, interminabile, per scoprire la vera fine del suo amato, insieme al regista Huw Powell, costellata di mille difficoltà: incendio e morte, un furgone grigio che segue, il Supervisore, scene sadomaso, domande, colloqui, viaggi, computer, cartine, fotografie, riprese televisive, un laboratorio all’avanguardia, momenti di angoscia, abbandono e ribellione con il compagno di viaggio, il freddo, la neve, la pioggia, droghe, riti satanici, tensione, pericolo, lotta, fuga…
Ricerca asfissiante, spiegazione finale intorcinata, un po’ come tutta la storia. Le solite cento pagine in più.

heat waveHeat Wave di Richard Castle, Fazi 2010.
New York, trentasette gradi e un tizio, più precisamente l’immobiliarista Matthew Starr, che cade giù dal sesto piano di un edificio e rimane stecchito. Ad indagare la detective Nikki Heat con i colleghi Ochoa e Waley (Roach) e lo scrittore Jameson Rook. Alcuni indizi fanno pensare ad un omicidio e non mancano i possibili sospettati: la moglie che tradisce, un concorrente in affari, un mafioso, l’amministratore finanziario e via di seguito.
Note positive: costruzione discreta, lettura veloce, piacevole, psicologie credibili, movimentato il giusto.
Scontati: solito passato di merda che riaffiora, solita sfiga familiare, solito contrasto che si tramuta in innamoramento, solito caldo boia, ormai cliché irrinunciabile.
Ma gira e rigira gli elementi di un romanzo poliziesco sono sempre gli stessi ed è difficile tirar fuori anche un sol pizzico di originalità.

hotel bosforoHotel Bosforo di Esmahan Aykol, Sellerio 2011.
Ormai è pratica comune tra giallisti di varia qualità, soprattutto di sesso femminile, che il commissario o ispettore di turno di qualsiasi luogo faccia amicizia con una ragazza, in genere belloccia, e che le sveli tranquillamente i dettagli delle indagini che sta conducendo; che si instauri fra loro un rapporto con fremiti stuzzicarelli (in quel senso) arrivando o non arrivando al sospirato atto finale (qui due tentativi andati a vuoto con l’attrezzo già pronto). Vedi il rapporto tra Kati Hirschel, libraia di origine tedesca e il commissario turco Batuhan, bell’uomo tra l’altro molto distinto.
Il fatto cruciale su cui ruota tutto il racconto è l’uccisione del regista Kurt Müller, ucciso nella vasca da bagno con un asciugacapelli acceso gettato nell’acqua. L’indagine gira attorno alle domande “Chi ci guadagna dalla morte del regista?”, “Perché per un film tratto da un capolavoro è stato scelto un regista di serie B?”.
Scrittura leggerina nemmeno riscattata da una salda vena ironica, strilletti con punti esclamativi sparsi per ogni dove, il finale che si riaggancia positivamente (almeno questo) all’inizio.

Lo scacchista-poeta Zenone mi ha spedito questo breve contributo (grazie).
giochi criminaliDa scacchista non posso che dichiararmi amante del gioco, perché noi appassionati delle 64 caselle siamo eterni bambini, ma “…quando a giocare sono degli adulti, i giochi possono diventare pericolosi. Possono diventare, in un battere di ciglia, giochi criminali”, come si legge nella quarta di copertina del libro Giochi Criminali (AA.VV., Einaudi Stile Libero Big, 2014). Si tratta di quattro racconti “noir” che hanno come filo conduttore il gioco, declinato in diverse forme da alcune delle migliori penne italiane del genere: Giancarlo De Cataldo, Maurizio de Giovanni, Diego De Silva e Carlo Lucarelli.
Alla fine della lettura viene da chiedersi se si tratti di racconti che ogni scrittore ha pensato autonomamente in tempi diversi o se la casa editrice abbia propinato loro quantomeno il titolo della raccolta. Comunque sia, il libro è divertente con alcuni picchi di eccellenza “noir” (il racconto di Lucarelli) ma anche di ironia e comicità (De Silva). Il gioco d’azzardo, il lotto ma anche le canzoni e il dramma del giocarsi tutto, sempre e comunque, compresa la vita, sono gli ingredienti di questi racconti che vedono quali protagonisti degli investigatori professionisti (Commissario Ricciardi e l’Ispettore Grazia Negro), un avvocato (Malinconico) ed una professoressa (Blasi); personaggi che si vedono costretti dalle circostanze a capire cosa sia realmente accaduto intorno a loro.
La lettura appassiona, forse perché queste narrazioni sono legate a doppio filo alla realtà quotidiana, a qualcosa che può accadere a fianco a noi, o forse sta già accadendo, perché la vita, nella nostra sofferente società, è spesso un gioco con il destino.

Ed ecco quelli della nostra Patrizia Debicke (la Debicche) che ho ristretto all’indispensabile.
Venegas - La figlia cop._VariantiLa brevissima biografia di Maria Venegas, citata nell’aletta, ci racconta che l’autrice è nata in Messico ed è emigrata negli Stati Uniti a quattro anni. Ci dice anche che alcune pagine di questo libro sono state pubblicate sul “Guardian” e su “Granta”.
Maria Venegas scrive racconti, ha insegnato scrittura creativa e attualmente tiene un laboratorio di scrittura creativa per bambini a Brooklyn. E dunque la scrittura è indubbiamente diventata il suo mestiere!
Dunque La figlia del fuorilegge di Maria Venegas, Bollati Boringhieri 2014. Questo lungo e sofferto romanzo dai tratti autobiografici è al tempo stesso la storia di una famiglia, di una comunità, di una emigrazione e di una faticosa integrazione sorretta dalla volontà di cambiare
Ma forse, e soprattutto, è un omaggio alla memoria di un padre da parte di una figlia, un incredibile diario che parla cinematograficamente di vita vissuta, che narra l’amore, la paura, l’odio, l’amara rottura e poi di rapporti riallacciati a fatica, legati alla comprensione, la confidenza e finalmente l’affetto ritrovato.

i fantasmi non muoiono maiDa leggere, sempre secondo la nostra inossidabile compagna di letture, I fantasmi non muoiono mai di Lucia Tilde Ingrosso, Laurana 2015.
Ultimo capitolo della “godibilissima” serie giallo/nera intrapresa da Lucia Tilde Ingrosso con La morte fa notizia, che riporta in scena l’ombroso e tenace ispettore Sebastiano Rizzo, il suo protagonista cult.
Ormai quasi accasato con il suo primo e unico vero amore, la bella Viola Alberici, discografica di successo, catapultata in primo piano in Nessuno, nemmeno tu perché indiziata di un delitto in discoteca ma poi completamente scagionata, Rizzo stavolta si trova davanti a una storia che ha tutte le carte in regola di un cold case.

izzo storia di un marsiglieseE, per finire, Jean Claude Izzo. Storia di un marsigliese di Stefania Nardini, uscito nel 2010 con Perdisa, torna in libreria con questa nuova aggiornata edizione nel quindicesimo anniversario della morte del grande “noirista” francese (un cancro al polmone lo stroncò il 26 gennaio del 2000 all’avvento del terzo millennio).
In 144 pagine romanzate, arricchite da straordinari disegni Stefania Nardini condensa tutta la vita di Jean-Claude Izzo, lo scrittore cult per gli italiani, un icona per tanti autori, il padre padrone della celebre trilogia che ha per protagonista l’ex poliziotto Fabio Montale.

Un saluto da Fabio, Jonathan e Jessica Lotti