Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Aprile 2015

book-toiletDevastato il circolo gabinettistico condominiale mi sono rifugiato nella mia tazza casalinga con un senso di ritrovata eccitazione, come quando si incontra una vecchia fiamma. Qui ho imbracciato qualche fumetto di Tex Willer e mi sono lasciato scivolare nei soliti, vetusti ricordi.
Per un po’ di tempo al mio paese mi soprannominarono Capitan Miki, dato che portavo i capelli divisi proprio al centro della capa come il giovane eroe dei fumetti. Erano gli anni Cinquanta e per un certo periodo ne andai fiero, non facendo altro che specchiarmi dove trovavo qualche riflesso (anche in una pozzanghera). A battezzarmi così fu “Ciccina”, un ragazzone robusto più grande di me che quasi mi affogava nel torrente Staggia. Allora gli mandai un bel po’ di accidenti e ora un saluto in cielo che gli accidenti fecero troppo presto effetto (scusami, Marco). Capitan Miki sfondava in paese e io me lo rigiravo frenetico tra le mani in soffitta della mia povera casa a vedere come combatteva e rimetteva le cose a posto. Con i suoi fedeli aiutanti, il sentenzioso Dottor Salasso, radiato dall’albo dei medici per i suoi amori avvinazzati, e Doppio Rhum, classico vecchietto arzillo dei film western, affezionatissimo ad un certo tipo di liquore come il suo tipico intercalare “Per tutte le sbornie!”. Capitan Miki è un ranger del Nevada rimasto orfano da piccolo e affidato alle cure del sergente Clem Bretton e dunque già questo fatto lo rendeva ancor più vicino a me. A dir la verità mi dava un po’ fastidio la lentigginosa Susy gelosa marcia di lui, petulante e civetta (sempre nel mezzo queste ragazzine!). Così mi buttavo a corpo morto nelle avventure tra praterie e canyon come nei film di John Ford. Che spettacoli, che sogni, che emozioni! Tra l’altro in quegli anni alla televisione furoreggiava, per noi ragazzi, “Le avventure di Rin Tin Tin” con il piccolo caporale Rusty, anch’egli orfano, che ci faceva saltare sulle sedie nel mitico bar “Italia” (in contrapposizione con il bar del prete, erano i tempi di Peppone e Don Camillo anche nei paesi) tra nuvole di fumo e moccoli che volavano da tutte le parti. Poi vennero Tex Willer, Bleck Macigno, Diabolik, Satanik, Alan Ford e via via tutti gli altri.

E ora vediamo un po’ i nostri G.M.
sherlock holmes e l'affare hentzauSherlock Holmes e l’affare Hentzau di David Stuart Davies, Mondadori 2015.
Questa volta non troviamo il grande investigatore intento a snocciolare soltanto le solite acrobatiche deduzioni (ci sono anche queste) ma, soprattutto, lo seguiremo in un continuo, incessante movimento. Racconto d’azione più che di pensiero. D’altra parte meglio così che vederlo impigrire sulla poltrona. Il suo cervello ha bisogno di continue sfide per non morire di noia. Come quella instillata dal colonnello Sapt che arriva addirittura dalla Ruritania, piccola nazione dell’Europa centrale, perché Sherlock possa ritrovare un certo Rassendyl, sosia perfetto del re, ora gravemente ammalato. Solo che il suddetto è scomparso e in  giro c’è il conte Rupert di Hentzau che vuole impadronirsi del trono.
Una bella sfida per il Nostro che, con l’aiuto anche del fratello Mycroft (un “segugio irrequieto”), parte, insieme a Watson, verso la Ruritania dove il colonnello Sapt trova la morte con un pugnale conficcato nel torace. La faccenda si fa pericolosa. Dicevo del movimento, e infatti, prima ancora di arrivare a destinazione, c’è subito uno scontro con quattro malviventi, in seguito cazzottoni, corse al galoppo, colpi in testa, magnifico travestimento finale. Abbiamo anche, signori miei, una bella sorpresa. Uno Sherlock più umano che, almeno per una volta, tira ad indovinare ed è lui stesso ad ammetterlo. Leggere per credere.
Al termine due contributi di Luigi Pachì “L’universo sherlockiano di David Stuart Davies” e “Dalla “Sherlock Holmes Gazette” allo “Sherlock Magazine””. Una goduria. Arileggere per credere.

La statuetta di terracottaLa statuetta di terracotta di R. Austin Freeman, Mondadori 2015.
Ancora un inedito tirato fuori dalla banda scatenata di Franco Forte e company. “Strani fatti accadono al medico James Oldfield nell’esercizio della professione. Prima il misterioso ritrovamento, in una notte di settembre mentre è di ritorno da una visita, di un poliziotto in fin di vita nei recessi di un bosco. Un ignoto aggressore, in fuga dopo aver rubato dei diamanti, l’ha colpito alla testa con il suo stesso manganello. Poi…”. Poi un avvelenamento da arsenico di un paziente dopo avere consultato il suo maestro, il dottor Thorndyke. Trattasi del ceramista Peter Gannet che guarisce, in seguito scompare e frammenti di ossa umane vengono ritrovati nel suo laboratorio. Che il morto sia proprio lui? Sospettati l’amico Frederick Boles e la moglie, mentre le sue creazioni mediocri vengono addirittura esaltate da un critico d’arte.
Raccontato dal dottor James nella prima parte con uno stile preciso, minuzioso e nello stesso tempo evocativo di un’atmosfera “strana”, di inquieta tensione, non privo di spunti sulla Londra del tempo (per esempio sul deterioramento delle sue strade). Continuato dal dottor Christopher Jervis, amico del dottor Thorndyke, del quale segue meravigliato e confuso l’iniziativa per voler conoscere più a fondo le “creazioni” del morto che hanno un così corposo successo. Interessato, soprattutto, ad una statuetta di terracotta.
Al termine la spiegazione finale estremamente lucida e precisa a spiegare un piano diabolico con colpo a sorpresa. Traduzione superba di Mauro Boncompagni.

Perry Mason e il siero della veritàPerry Mason e il siero della verità di Erle Stanley Gardner, Mondadori 2015.
Nadine Farr in cura dal dottor Logbert P. Denair per problemi psichici. Sottoposta al siero della verità dichiara di avere avvelenato lo zio Mosher Higley che non voleva farla sposare con l’amato John Avington Locke. La faccenda scotta, urge un parere di Perry Mason, tanto più che la rivelazione potrebbe essere la conseguenza di una allucinazione provocata dal farmaco. Occorre indagare, fare delle ricerche anticipando l’intervento della polizia. Ma la polizia entra in scena prima del previsto e il nostro famoso avvocato viene addirittura accusato di fabbricare prove false.
Il dilemma ruota intorno alla figura di Nadine, ora ritenuta commediante e cinica, ora brava e buona ragazza, in uno strano rapporto con lo zio (sembra che l’avesse in suo potere), che poi zio non era. E, insomma, l’ha ucciso o non l’ha ucciso?
E molto gira intorno anche al momento del decesso, alla ricostruzione minuziosa degli avvenimenti e delle persone che furono in contatto con il morituro. Di mezzo pure il solito testamento a insinuare dubbi e tre boccette particolari contenenti o meno il veleno che potrebbero risultare importanti.
Aggiungo l’amichevole e forte rapporto con Della Street, l’aiuto di Paul Drake, gli scontri burrascosi con l’ispettore Hamilton Burger, la sfida in tribunale con tutti i trucchi del mestiere e il giudice che cerca di mettere ordine. Alla fine vince sempre Perry  Mason in possesso della vera, insospettata soluzione. Grande abilità e sicurezza nei dialoghi.

Una lunga notteUna lunga notte di Maurizio De Giovanni e Alessandra D’Antonio, Cento Autori 2015.
Sulla fascetta gialla che incornicia il libro “Maurizio De Giovanni accompagna una promessa della narrativa italiana”. Un bel viatico. Vediamo dove ci porta.
Per primo il racconto “Una lunga notte” proprio di Alessandra D’Antonio. Un bar, il padrone Don Gennaro, il ragazzo tuttofare Angelo. Al centro le scommesse di Don Gennaro. Con la vincita dell’ultima un bello schermo ultrapiatto che fa aumentare gli affari. Angelo è bravo ma vuole di più dalla vita, magari averne una come quella dei due tipi eleganti contornati da belle ragazze che sembrano interessarsi proprio a lui. Solo che appartengono alla camorra…
Un raccontino gradevole basato sulle speranze di Angelo, sulle scommesse, sulla passione sportiva e sulla vita difficile in un territorio malavitoso.
Segue “Scusi, un ricordo del terremoto dell’ottanta?” di Maurizio de Giovanni.
Dunque ricordi di un ragazzo al “Bambù” in fila alla cassa, di un altro con un tic ballerino alla gamba, di fughe in piazza che si trasformano in festa, di un amore finito male nel momento del tragico evento. Ricordi in prima persona, ora ironici, ora grotteschi, ora toccanti, che mettono in luce una società complessa, di gente veloce che approfitta anche delle catastrofi, di gente sveglia, di gente che si industria, di gente che sa ricordare e non dimentica. Brevi squarci di vita di un popolo diseguale disegnati con maestria e amore.

il vigneto da vinciIl vigneto Da Vinci di Giovanni Negri, Piemme 2015.
Nei primi brevi capitoletti ci sono tutti (o quasi, altri ne troveremo in seguito): il commissario Cosulich in albergo a Milano per l’esposizione universale, sta invecchiando (passati i quaranta), fili bianchi tra i capelli castani, occhiali quadrati, zigomi pronunciati, sguardo “mobile e vivace”, scarpe Sklapas belle robuste, solito succo di pomodoro, suo collaboratore ispettore Mastrantoni; Angelo Fantini, “magro, alto e segaligno”, creatore della BioMov, per la promozione della “cultura biologica, biodinamica, vegetariana e ormai vegana”, lotta senza quartiere soprattutto contro le multinazionali dell’agroalimentare (era stato studente di Attilio Scienza che vedremo fra poco); Eleonora Ghisolfi di Valmy, aristocratica dal “seno prorompente” alla ricerca di grana per l’azienda e di “movimento” per la sua vita monotona; Giacomo Belotti, ricco imprenditore di olio; Carlotta Berlingheri, ricercatrice universitaria alla facoltà di Agraria.
Tutto ruota intorno ad Attilio Scienza, docente all’Università di Milano, che doveva tenere il discorso inaugurale alla esposizione. È sparito. Non si trova. Suo culto le scoperte di Leonardo da Vinci, che aveva pure una vigna e il nostro professore era stato incaricato dal Comune di studiare e promuovere quel vigneto. Perché sia sparito è un problema da risolvere per Cosulich che si trova in mezzo a carriere universitarie, al mondo dell’agricoltura, della viticultura, dei movimenti ambientalisti, di coloro che vogliono sfruttare le conoscenze dello scienziato, dei giornalisti che si infilano dappertutto. E in mezzo, pure, a questa benedetta vigna di Leonardo avuta da Ludovico il Moro come compenso per il Cenacolo, che in qualche modo deve entrarci nella scomparsa di Scienza. Alti e bassi, qualcosa che sfugge, l’esultanza, il ripensamento, squarci di società, personaggi ben costruiti, la conclusione finale così e così. Un buon libro. Eccezionale per chi desidera sapere tutto sul vigneto di Leonardo.

quota 1222Quota 1222 di Anne Holt, Einaudi Stile Libero Big 2015.
Un treno deraglia a Finse, quota 1222 metri, tra le Alpi norvegesi. Tutti i passeggeri bloccati per la neve e il freddo. Giovani spavaldi, uomini d’affari, bambini, una squadra di pallavolo femminile, tedeschi, due musulmani, un sudafricano, una donna dello spettacolo, un ragazzo duro a parole, la direttrice dell’albergo in cui vengono sistemati e pure cani che avranno la loro parte. Tra questi Hanne Wilhelmsen, ex poliziotta ridotta in carrozzella per un proiettile che le ha spezzato la spina dorsale, ora ferita pure ad un polpaccio. E il sacerdote Cato Hammer, uno di quelli che “non giudicano nessuno. Amano chiunque”. Ucciso con un colpo di pistola in testa. Così la nostra Hanne è costretta ad indagare prima che arrivino i soccorsi. Da ferma, bloccata, intirizzita dal freddo e dolente per la ferita. Dunque solo occhi per vedere ed orecchie per ascoltare. Ed è proprio da una frase di un altro personaggio che riuscirà a risolvere il mistero tra momenti di tensione della combriccola, spunti di varia umanità e un ricordo e l’altro della sua vita.
Ci sono affastellati tutti gli elementi del giallo classico: l’inverno, la neve, il chiuso claustrofobico e ossessivo, la citazione dell’Agatha di “Dieci piccoli indiani”, i morti ammazzati compreso un assassinio con un’arma particolare che svanisce nel nulla, dubbi, sospetti, ripensamenti, il passato tremendo che ritorna, la tipica chiusura finale con giro cruciale di domande. In più, all’ultimo piano, qualcosa che turba, forse la guardia ad un prigioniero a complicare il tremendo soggiorno.
Un libro che si fa leggere volentieri con qualche pagina di troppo (mia fissazione).

Fischer e le stelle dell’OccidentePer quanto riguarda gli scacchi ecco I miei grandi predecessori. Fischer e le stelle dell’Occidente di Garry Kasparov, Ediscere 2006, il mio preferito perché è proprio con la nascita dell’astro americano, o meglio dal suo scontro mondiale con Spassky a Reikiavik nel 1972, che è nata pure la mia passione per il nobil giuoco. Qui non solo Robert James (Bobby) Fischer ma anche Samuel Reshevsky, Miguel Najdorf, Bent Larsen e tanti altri campioni tutti inseriti in una serie magistrale di foto dell’epoca. Qua un mio articoletto sulla complessa personalità del campionissimo, scomparso nel gennaio 2008, che ebbe l’onore di quasi cinquemila contatti e un centinaio di interventi.
Per chi vuole approfondire l’universo scacchistico anche nei suoi aspetti filosofici L’eterna battaglia della mente. Scacchi e filosofia della guerra di Giangiuseppe Pili, con Prefazione di Mario Leoncini, Le Due Torri 2014, presentato al circolo scacchistico di Siena. “Non c’è bisogno di scomodare la storia o l’archeologia per capire che la partita a scacchi è, innanzitutto, un combattimento in cui si affrontano due eserciti di forza uguale. Gli scacchi sono il primo wargame della storia…”.

Spiluzzicature
perfidiaAlla Feltrinelli di Siena mi sono messo a spiluzzicare (quasi mi spaccava il braccio) Perfidia, l’ultimo libro di James Ellroy pubblicato da Einaudi al quale i mallopponi scandinavi fanno un baffo. Ho pesato e soppesato il partone americano e poi non ne ho fatto di niente rimandando l’eventuale acquisto. Da giovincello più o meno scherzoso lo avrei beccato subito, dandomi le arie come quando leggevo Proust. Ora sto più attento al numero di pagine di ogni libro calcolando di poterlo finire prima di essere scaraventato nella fossa.
Ho adocchiato anche I giovani di J.D. Salinger, il Saggiatore 2015, e questo me lo porto a casa.

Spiluzzicature con atavici ricordi
Questa volta ho ripreso in mano dopo tanto tempo Guida al novecento di Salvatore Guglielmino, Principato Editore 1971, e ho ripercorso un po’ quelli che furono i primi approcci di insegnante: la crisi di fine Ottocento, le inquietudini del primo Novecento, tra le due guerre, la parabola del neorealismo, neoavanguardie ed oltre, soffermandomi soprattutto sui dibattiti politico culturali che all’epoca mi avevano interessato. Un testo, il Guglielmino, che mi piacque molto e piacque pure (rara avis) anche agli studenti (se non venivano interrogati).

Un giretto tra i miei libri
I colpevoli hanno pauraI colpevoli hanno paura di James Hadley Chase, Mondadori 2008.
“Jack Sheppey, investigatore privato di San Francisco, finisce ammazzato in una cabina sulla spiaggia di Saint Raphael City, un’opulenta città sulla costa del Pacifico. Da quel momento, il suo socio e amico Lew Brandon ha un’unica ossessione: scovare l’assassino ad ogni costo…”.
Caccia non facile perché ci sono di mezzo diversi ostacoli: il miliardario Lee Creedy con il suo scagnozzo Hertz e il capitano della polizia Katchen che non vuole investigatori privati fra i piedi. Solito incontro con la solita gnocca di turno, il sospetto che si aggiunge al sospetto, stanze buttate all’aria, salite vertiginose sui cornicioni, incontri con morti ammazzati, sparatorie, scazzottate e botte da orbi. Parte delle quali finiscono sulla faccia (non solo) del  nostro eroe solitario. Che però combatte e non demorde fino alla resa finale.

I delitti della camera chiusaGià su Sherlock Magazine n°10 Sabina Marchesi con il suo Il delitto della camera chiusa ci aveva svelato qualche trucco riguardo a questa vera e propria sfida al lettore che si ebbe soprattutto negli anni Venti e Trenta (ripresa naturalmente più volte anche in seguito). Ora con I delitti della camera chiusa di Autori Vari, Polillo 2007, anche noi possiamo cimentarci in questa stuzzicante sfida all’ultimo neurone. Cito solo qualche nome: Fredric Brown, John Dickson Carr, Agatha Christie, Richard Austin Freeman e tanto vi basti.

i delitti della vedova rossaI delitti della Vedova Rossa di Carter Dickson, Polillo 2011.
Chi legge Carter Dickson, alias John Dickson Carr, si deve aspettare di tutto. Ogni marchingegno narrativo è lecito pur di spiegare un incredibile delitto in una stanza ermeticamente chiusa come una scatola di sardine. Lui, d’altra parte, ne è il Re incontrastato…
Come in questo caso dove sorge addirittura il dubbio che sia la stessa stanza ad essere l’assassino. “Pensa che una camera possa uccidere?” chiede Sir George Anstruther al dottor Michael Tarlaine che racconta la storia. Sì, perché proprio in questa camera, così denominata, sono stati trovati morti stecchiti, non di loro volontà, ben quattro persone a partire dal 1802 senza una spiegazione logica. Un mistero da risolvere, secondo il padrone della casa, che convoca un gruppo di amici fra cui  il famoso criminologo Sir Henry Merrivale per un gioco d’azzardo. Chi da un mazzo di carte estrarrà la carta più alta dovrà rimanere per due ore dentro la famigerata stanza, mentre gli altri aspetteranno di fuori, chiamandolo ogni cinque minuti. È chiaro che anche lo sfortunato possessore farà la stessa fine degli altri quattro: morto avvelenato.
Ipotesi, dubbi, piccoli indizi sparsi in qua e là, una ripassatina alla rivoluzione francese fino al grido di Merrivale  “Dio mio!” che schiude alla diabolica spiegazione finale. Nessuno ci crede tra i lettori ma tutti sono lì a bocca spalancata a seguire le incredibili invenzioni e gli incredibili trucchi di Carter Dickson, alias John Dickson Carr.

I delitti di HammersmithI delitti di Hammersmith di David Frome, Polillo 2009.
“In una sera di inizio gennaio, passando dal suo ufficio di Scotland Yard prima di rincasare, l’ispettore capo Debenham trova una lettera ad attenderlo. Nella busta, imbucata quel pomeriggio nel quartiere londinese di Hammersmith, c’è un messaggio anonimo “Stanno assassinando un uomo al 60 di Caithness Road”. Quando l’ispettore Bull viene mandato sul posto, è già troppo tardi: un giovane di trent’anni è appena morto. Il decesso, in realtà,  sembra causato dal tetano, dunque come si spiega l’avvenimento? E perché è stato mandato quell’avviso a Debenham?.
Dubbi, tormenti, supposizioni che si insinuano nell’animo di Bull (si innamora pure), stanze buttate all’aria, inseguimento finale. Prosa “tranquilla” con andamento piuttosto lento. Il capolavoro di Frome che mantiene intatta la sua dignità anche dopo tanti anni.

I labirinti di AteneI labirinti di Atene di Petros Markaris, Bompiani 2008.
Una antologia di racconti nella quale si trova un po’ di tutto. Perfino quel commissario Karitos che ha fatto la fortuna dell’autore. Ci si trova un po’ di tutto, dicevo: dall’orgoglio greco (“Da qualunque posto ci abbiano cacciato sono finiti nella cacca”) al razzismo antialbanese, dalla mafia russa al padre padrone, dalla tragedia al grottesco (ve li immaginate dei morti prelevati dall’obitorio per farli diventare altri “tipi” di morti…).
Diverse le storie unite con il filo sottile dell’umorismo. Tutte con quell’arte che sgorga quasi spontanea e naturale negli scrittori veri.
Finali a sorpresa, capovolgimenti di situazioni (vedi “L’emancipazione di Tatiana”), i capponi di Renzo che si beccano tra loro (Christo e Frida in “Suite per violino”), protagonisti impensabili ma veri come le mani, i piedi, le braccia, perfino il pene in “Estremi” per mettere all’indice lo sfruttamento, la miseria, il marciume degli uomini-bestia. Che non hanno volto, non hanno parvenza di umano.
Naturalmente non mancano assassini e altre violenze. La storia più dura “Sonia e Varja”. Di prostitute sfruttate e picchiate. Di dolore, di sofferenza inaudita. Di ribellione. Di omicidio. Il commissario capisce e lascia correre. Per una volta Sonia e Varja hanno vinto. E noi tiriamo un sospiro di sollievo.

Il bambino del faroIl bambino del faro di Carlo Lucarelli, Gremese 2008.
Il nostro Carlo deve essersi affezionato al tema dell’isola perché, dopo il bellissimo L’isola dell’angelo caduto, ha sfornato questo libriccino di novantacinque pagine, ambientato in una piccola isola sperduta fornita di un vecchio faro. E qui si apparta un giovane tutto preso dai problemi della vita. Insieme ai rumori del mare, dei gabbiani, del vento e del ronzio della lampada del faro. Naturalmente non manca una piccola bufera come è logico per un’isola che si rispetti. Ma è solo o c’è qualcuno, come sembra da diversi indizi (il bastoncino di un ghiacciolo con il segno scheggiato di un morso, un granchio schiacciato e infine il nome Andrias inciso sulla corteccia di un albero) che lo mettono in allarme? Il solito dubbio quando si pensa di essere gli unici su un’isola all’apparenza deserta…
Ad un certo punto il racconto si interrompe, per “ricomparire” con il suo epilogo ufficiale solo alla fine del volume, lasciando il posto a dodici giovani aspiranti scrittori ognuno dei quali presenta il “suo” finale.
Idea interessante ed interessanti gli epiloghi proposti. Il libretto è stato scritto per il concorso internazionale “Scrivi con me” nell’ambito della manifestazione della “Settimana della lingua italiana nel mondo”.

L’incontenibile Patrizia Debicke (la Debicche) ci consiglia tre libri. Partiamo da Selva oscura di Lorenzo Chiodi, Emiliano Gucci, Leonardo Gori e Marco Vichi, Tea 2015.
Selva oscuraLa Tea ha messo insieme quattro fiorentini veraci doc, per farci scoprire una Firenze diversa, che va al di là della apparenze e che forse non piacerebbe affatto ai turisti che vengono a visitarla da tutto il mondo.
Un città “diversa” dicevo e “parecchio malandrina” con una galleria di personaggi locali che ci vivono ma che francamente, a parte il peccato della “loro residenza anagrafica”, potremmo ben ritrovare in ogni angolo d’Italia o del mondo intero. I media ci hanno abituato a questo e a ben altro.
Certo è che, secondo i nostri quattro autori, questa Firenze assolutamente noir, degna inquilina di una dantesca Selva oscura, pur fiera della sua grandezza architettonica, dell’innegabile bellezza di strade, opere d’arte e palazzi, pare che si presti molto bene a coprire qualche magagna o magari peggio. E, come spesso succede, il male stavolta ha lasciato i bassifondi, le periferie e si è trasferito ai piani alti o nelle ville adagiate sulle ridenti colline che circondano la magica città del cupolone.

Il cuore nero delle donnePer la penna di: Marta Morazzoni, Barbara Di Gregorio, Rosa Mogliasso, Ben Pastor, Elisabetta Bucciarelli, Michael Gregorio, Lorenza Ghinelli, Cinzia Tani, ecco a voi Il cuore nero delle donne, Guanda 2015.
Otto storie raccontate da otto autrici e un autore, il nome non tragga in inganno, perché Michael Gregorio da bravo Giano bifronte è lo pseudonimo di Michael Jacob e Daniela De Gregorio, marito e moglie.
Storie di sangue e di delitti, quindi. Famosi alcuni, meno conosciuti altri, ma tutti con un denominatore comune: l’incontrollabile passione umana che scatena la furia e che tutto può, persino uccidere.
Negli ultimi tempi sempre più spesso mi trovo a leggere delle belle raccolte a tema come questa. La cosa non mi dispiace affatto perché la migliore tradizione letteraria italiana, fin dai tempi più antichi, è fatta di novellistica. Stavolta Luca Crovi con una brillante introduzione, da gattopardo pari suo, ci presenta otto/nove grandi penne del noir (otto in sottana), riunite in una antologia, quasi una saga del delitto al femminile nei tempi, che celebra i grandi delitti della storia, commessi da donne.

supernotes373 giorni di prigionia in Cambogia. Dollari maledetti e invisibili. La storia dell’agente segreto italiano che doveva morire. Così recita la fascetta apposta sopra la cover di Supernotes, il libro di Agente Kasper e Luigi Carletti, Mondadori 2014, che è diventato un caso letterario internazionale.
La spy story dell’agente Kasper narra in presa diretta la sua discesa nell’inferno dei Supernotes, quei dollari falsi ma maledettamente veri, per scontare l’unica vera colpa, l’aver scoperto dov’era la stamperia, averli visti e toccati con mano e, soprattutto, aver capito chi c’era dietro la rete dei Supernotes, quelle montagne di falsi/veri dollari, in giro per il mondo per finanziare la China, senza la H e la N.
Una scoperta che all’ex carabiniere, agente dei servizi segreti e del Ros, è costata più di un anno, ben tredici mesi, di terribile prigionia in Cambogia, con la morte sempre in agguato. Due tentativi di fuga invano e infine al terzo, il miracoloso ritorno alla libertà, alla civiltà, alla vita.
Una storia incredibile annotata minuziosamente su tanti quaderni a quadretti che è diventata un romanzo, dove la realtà surclassa la fiction. Dove si narra anche di alcuni segreti aspetti della recente storia italiana, che vanno da Gladio, al piano per eliminare i fedeli di Mandela, alla guerra dei Balcani.

Fabio Jonatan JessicaUn saluto da Fabio, Jonathan e Jessica Lotti

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