Dal libro al film: “Bambino 44” di Tom Rob Smith

bambino 44Tom Rob Smith
Bambino 44
Sperling & Kupfer, 2008

È stato il caso editoriale del 2008: Bambino 44, opera narrativa che ha segnato il felice esordio di Tom Rob Smith, sceneggiatore inglese (allora) non ancora trentenne, è diventato un film. Child 44, con la sceneggiatura di Richard Price e la regia di Daniel Espinosa, è nelle sale in questi giorni. Cast stellare, film in odore di blockbuster: ne riparleremo dopo la visione.

Intanto, però, il libro. Introdotto da un incipit folgorante:

Come inizia.

Unione Sovietica
Ucraina
Villaggio di Červoj
25 gennaio 1933
Dato che Marija aveva deciso di morire, il suo gatto avrebbe dovuto arrangiarsi da solo. Lo aveva già accudito molto più di quanto fosse sensato e ragionevole per un animale domestico. Gli abitanti del paese avevano da tempo catturato e mangiato topi e ratti. Gli animali domestici erano spariti poco dopo. Tutti tranne uno, quel gatto, il compagno che lei aveva tenuto nascosto. Perché non lo aveva ucciso? Aveva bisogno di qualcuno per cui vivere, qualcuno da proteggere e amare; qualcuno per cui sopravvivere. Si era ripromessa di continuare a dargli da mangiare fino al giorno in cui non avesse più avuto nulla da mangiare lei stessa. Quel giorno era arrivato. Aveva già tagliato a striscioline gli stivali di pelle per bollirli con semi di bietola e ortiche. Aveva già dissotterrato lombrichi, succhiato la corteccia degli alberi. Quella mattina, in un febbrile delirio, aveva rosicchiato la gamba dell sgabello di cucina, finché non si era ritrovata le gengive piene di schegge di legno. Nel vederla, il gatto era scappato a nascondersi sotto il letto, e si era rifiutato di venire fuori anche quando lei si era inginocchiata chiamandolo e cercando di convincerlo con le buone. Quello era stato il momento in cui Marija aveva deciso di morire, non avendo più niente da mangiare né niente da amare. […]

La trama.

1933, Unione Sovietica. In un villaggio sperduto due bambini vanno in un bosco, di notte. Sono affamati, danno la caccia a una preda prelibata: un gatto. Uno dei due ragazzini è imbranato, molliccio e miope, cerca l’approvazione del fratello. In quel bosco, quella notte, succede qualcosa.
1953: l’Unione Sovietica è una società paranoica in cui tutti sospettano di tutti. Il nostro protagonista, Leo Demidov, è un poliziotto della polizia politica stalinista: ha paura, come tutti gli altri, di essere oggetto di informative, di finire in un rapporto (perché questo significherebbe l‘arresto, la prigione, e forse peggio). Leo si imbatte nell’omicidio di un bambino ma non lo affronta come dovrebbe. Perché deve seguire un caso più importante, perché questi sono gli ordini. Sta di fatto che le cose precipitano rapidamente.
A un certo punto il lettore intuisce che siamo di fronte a un serial killer, ma anche che le indagini non saranno semplici. Leo dovrà affrontare una lunga crisi, sul piano personale e sociale, e dare risposta a una serie di interrogativi dolorosi, prima di arrivare alla soluzione del caso e riuscire a redimersi.

Quando Bambino 44 uscì, ebbi la fortuna di assistere a una presentazione con l’autore e Carlo Lucarelli. Ecco cosa si disse in quell’incontro.

Bambino 44 è, come tutti i grandi romanzi, tante cose. È un thriller da manuale, è un affresco storico, è la storia di rapporti personali e familiari e di un contesto sociale istericamente paranoico. Per Tom Rob Smith l’etichetta di thriller è una scelta felice, perché predispone il lettore nello stato d’animo di doversi attendere “qualcosa”. Allo stesso tempo però si tratta di una cornice che, insieme all’ambientazione storica, l’autore ha utilizzato per raccontare la storia in cui si è imbattuto. Bambino 44, infatti, può essere letto anche come un romanzo storico. Smith si è ampiamente documentato attraverso libri, diari e memorie. “Questo è un libro fatto di personaggi che di solito non sono nei manuali di storia, di persone ordinarie. La mia fortuna è che a quel tempo la polizia segreta confiscava i diari segreti alla ricerca di prove di reato. In questo modo hanno preservato diari personali di 50, 60 anni fa in cui c’è il racconto dei dettagli della vita di persone normali e c’è la registrazione delle emozioni  del momento”.
La scelta dell’ambientazione fisica e temporale non è, ovviamente, casuale: “Non ho scelto il Paese, il Paese ha scelto me. Non avevo motivo di spostare l’ambientazione della vicenda, che è una vicenda vera, quella di Andrej Chikatilo, un serial killer degli anni Ottanta. Ho però cambiato il periodo storico. Negli anni Ottanta la Russia non era più così autoritaria, così ho scelto gli anni Cinquanta per dare il senso di pericolo. In quel periodo anche la vita più ordinaria che si possa immaginare era comunque soggetta a pericolo di denuncia da parte di altri“.
Bambino 44 ci porta in questa dimensione di pericolo dell’individuo di fronte al potere. Quando arrestano Chikatilo la notizia viene pubblicata dai giornali. Ma se fosse successo nel 1953 i giornali non avrebbero scritto nulla, perché ci sarebbe stata una forma di dissenso di Stato, di negazione della realtà: ‘Da noi queste cose non succedono‘.

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L’agente del KGB Leo Demidov è protagonista di altri due romanzi: Il rapporto segreto e Agent 6. L’ultimo romanzo di Tom Rob Smith è La Casa.

 

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