Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Maggio 2015

book-toiletLa tazza, la tazza. Una presenza importante nella mia vita. Una confidente. Un’amica. Più che un’amica. Con lei è come staccarmi dal mondo per ritrovare me stesso. Non so se anche a voi fa il medesimo effetto. I problemi fuori, i ricordi, i sogni, le speranze dentro, lì sulla tazza. Anche qualche dubbio. Ultimamente mi ci sono seduto fantasticando sui giorni che mi restano ancora. Via il passato (per una volta), spazio al futuro. Due nipotini da seguire: Jonathan e Jessica. Su come li vedo potete leggere qui e qui.
E dunque sarò all’altezza delle loro aspettative? Saprò combinare qualcosa di buono? Dubbi che subito la tazza ha scacciato via con quel sorriso ampio che le è congeniale. Con lei non servono parole. Davvero un’amica. Più che un’amica.
Che mi riporta sempre alla realtà: “Lo sciacquone!”.

Partiamo dai nostri inesauribili GM.

fantasma in mareFantasma in mare di Carter Dickson, Mondadori 2015.
Intanto l’Edwardic, un transatlantico imponente che trasporta materiale bellico (siamo proprio in tempo di guerra) da New York verso un porto inglese con nove persone a bordo. E subito un’atmosfera da brivido, il vento gelido, l’oscurità, “una grande solitudine”, il cielo vuoto e il suono “lugubre” delle sirene. In secondo luogo grande maestria nel tratteggio dei personaggi a partire dal primo Max Matthews, fratello del capitano della nave, sulla trentina, “sguardo piuttosto serio”, lievemente zoppo, praticamente da “appoggio” al pezzo grosso della storia che entrerà in scena più avanti. Quando ormai il delitto si è materializzato nell’uccisione di Estella Zia Bey con la gola squarciata e le impronte digitali lasciate dall’assassino non corrispondono a quelle di nessuno presente sulla nave!
Dunque la nave con il suo carico esplosivo, la paura dei sottomarini, l’omicida fantasma che colpirà ancora in un susseguirsi di momenti di alta tensione. Il pezzo grosso in tutti i sensi, dicevo, verrà fuori a pagina settantotto “seduto di traverso con i suoi cento chili sulla poltrona del barbiere” con “un paio di grossi occhiali come un martire suppliziato”. Faccione “rosso come un’aragosta”, “la pancia che lo procedeva maestosamente di un palmo come la carena di un’antica nave da guerra” e “un’espressione maligna come quella del diavolo”. In seguito borbotta, grugnisce, ringhia e tuona. Ci siamo. È proprio lui, il pantagruelico sir Henry Merrivale!
Grande tecnica narrativa con trucchetti, diversivi, spunti caricaturali e ironici, citazioni improrogabili di Holmes. E non mancano nemmeno momenti di turbamento da fascino femminile (quanto è bella Valerie Chatford per il nostro Max che si becca “una scossa al cuore”!) per rendere più complesso e stuzzicante il racconto con la conclusione finale magicamente cesellata dal nostro Merrivale. E se qualche lettore rimane ancora perplesso su aspetti fin troppo mirabolanti della trama (ci sono come in ogni giallo che si rispetti) pazienza. Questo è Carter Dickson, alias John Dickson Carr. Prendere o laciare.

Le pentole del diavoloLe pentole del diavolo di Nicholas Blake, Mondadori 2015.
Quando uno stronzo (scusate la parola) potente e vendicativo muore ammazzato, per di più in un bollitore della sua fabbrica del Dorset, i sospettati sono tanti. Ognuno con il suo bravo motivo. È ciò che accade ad Eustace Bunnet inviso a tutta Maiden Astbury e ritrovato nel suddetto bollitore, ridotto a scheletro, con i suoi abiti e la dentiera artificiale che dimostra inequivocabilmente l’identità del bollito. In precedenza stessa sorte era capitata al suo cane Tartufo e su questa vicenda stava indagando l’investigatore dilettante e poeta Nigel Strangeways, chiamato dalla signora Sophie Cammison, moglie del dottor Herbert che lo aveva conosciuto a Oxford, per tenere una conferenza letteraria al circolo del paese.
Naturalmente insieme al nostro Nigel, che non ha l’aspetto del detective alla Holmes o alla Poirot secondo la signora Cammison (“A me sembrate una persona non dissimile dalle altre” ma questo è ciò che voleva Nicholas Blake), indaga pure l’ispettore Tyler, grosso e pallido, e da qui la dicotomia delle analisi, dei sospetti, delle conclusioni.
Tre domande: chi ha ucciso il cane e il suo padrone è la stessa persona? E chi è l’assassino di Eustace? Quale il suo motivo? E dunque Nigel tutto teso con i suoi rimuginamenti birreschi a risolvere il problema cercando di entrare “nello spirito del delinquente” come per un buon componimento in latino “bisogna entrare soprattutto nello spirito dello scrittore”.
Aggiungo il solito testamento particolare che suscita sospetti, un frammento di pietra verde, momenti di azione, brivido, paura, altri morti ammazzati, il passato che ritorna, qualcosa di importante che sfugge all’inizio e si fa chiaro quasi in fondo (un classico). Colpo di scena finale non troppo difficile da prevedere per gli amanti del genere (però allora era un’altra storia) e qualche smagliatura nella trama.
Comunque l’assunto del libro è questo: il diavolo fa le pentole ma non i coperchi.

Già che ci sono consiglio pure la lettura di Sherlock Holmes e il mostro dell’East End di Lyndsay Faye, Delitti in tribunale di R. Austin Freeman, Erle Stanley Gardner e Cornell Woolrich a cura di Mauro Boncompagni, Il lago della paura di William Kent Krueger, Gli inganni di Dorchester Terrace di Anne Perry. Prendendone anche uno a caso andrete sul sicuro.

l'uomo degli scacchiL’uomo degli scacchi di Peter May, Einaudi 2015.
Isola di Lewis delle Ebridi esterne. “Era un piccolo velivolo, a motore singolo, che giaceva in mezzo a un cumulo di sassi piegato con una leggera angolazione”. Scomparso diciassette anni prima con Roddy Mackenzie. Ora irriconoscibile. Trovato da Fin e l’amico Whistler. Non è un incidente perché si tratta di omicidio.
Da qui la storia di Fin Macleod, ex poliziotto a Edimburgo ritornato nella sua isola, capelli ricci biondi, occhi verdi, ora pagato da un facoltoso locale per tenere lontano i cacciatori di frodo. Sposato con Mona ed un figlio perduto per un incidente d’auto, al momento legato a Marsaili.
Ricordi e ricordi della sua vita, della sua famiglia, dei suoi amici, della band musicale il cui capo era proprio Roddy, degli scontri tra maschi, soprattutto per la bella Mairead Morrison suscitatrice di famelici ormoni. Ricordi e ricordi intrecciati al presente, con un fondo di asciutta malinconia per quello che si vuole essere e che non siamo. Per quello che si vuole dire e non diciamo. Rapporto difficile padre-figlia, il giudizio sul prete che ha ucciso per salvare altre persone, la natura con i suoi spazi immensi, i suoi loch, i lampi, la pioggia, le amicizie che si rompono e ricompongono, gli amori che si accendono e appassiscono. Il lato bello e quello oscuro dell’uomo.
E gli scacchi. Gli scacchi giganti di Whistler (servono per una partita sulla spiaggia) che rappresentano fieri vichinghi e che diventeranno, addirittura, un mezzo per scoprire l’assassino (anche se questa non è una novità) attraverso l’immagine di una fotografia.
Tutto scorre ineluttabile. Spinge una maledetta voglia di lasciarsi andare ma c’è sempre qualcuno, là fuori, che ha bisogno di noi.

chi è senza colpaChi è senza colpa di Dennis Lehane, Piemme 2015.
Un tizio scomparso, presunto morto. Richie Whelam uscito dieci anni prima dal “Cousin Marv’s” e poi sparito. Qui lavora come barista Bob Saginowski, solitario, gentile, timido, un tipo sfigato, senza amici, frequenta la chiesa, dubbi e tormenti. La scoperta di un cane picchiato in un bidone e l’incontro con Nadia, la vicina di casa, lo stimolano, lo fanno rivivere. Il bar del cugino Marv è il punto di ritrovo per le scommesse dei ceceni di Chovka che hanno in mano la zona. Una rapina e arrivano i guai. Devono riprendere i soldi rubati altrimenti la fine è quella.
Spicchi di vita: Marv in casa con la sorella attaccata al televisore, sesso a pagamento, papà in carrozzella nella casa di riposo; Eric Deeds (padrone del cane picchiato), delinquente, assassino, spacciatore di droga, violentato in carcere, fa fuori chi non rispetta i patti; il poliziotto portoricano Torres a cinque anni sospeso nel vuoto per un guasto ad una ruota panoramica scopre l’ineluttabilità della morte, prega, va in chiesa come Bob, legge la Bibbia, beve troppo, rimorso per avere tradito la moglie.
Azione e personaggi, personaggi e azione che si intersecano fra di loro. La malavita, la violenza, le torture, gli spari e la morte, la chiesa che viene venduta. Bob al parco con Nadia e il cane Rocco, il mondo che gira e non si può controllare. Il tutto tra ombre, miseria dell’animo  e piccola luce che si accende nel buio.

I giovaniI giovani di J.D. Salinger, il Saggiatore 2015.
Tre racconti inediti: “I giovani”, “Va’ da Eddie”, “Una volta alla settimana”. Tre racconti e tre conversazioni. Tre “chiacchiere”.
Vediamo il primo. Un party. Una ragazza, Edna, ed un ragazzo, Bill. L’incontro, la terrazza, l’apprezzamento di Edna verso Bill che gli ricorda l’“amico” dell’estate scorsa. Il tentativo di aggancio, insomma. Niente da fare. Parole, parole, parole. Tra “sigarette accese e bicchieri di cocktail gocciolanti”.
Passiamo al secondo. Helen e Bobby, fratello e sorella più la cameriera a servire. Il primo che invita la seconda a lavorare con toni sempre più accesi. Se non lavora la moglie del suo “amichetto” saprà tutto. Ma sa già tutto. Lei lo ama. E, forse, c’è anche un altro… Parole, parole, parole.
Terminiamo con il terzo. Una moglie e un marito che deve partire soldato (c’è la guerra). E la zia, un po’ fuori di testa, collezionatrice di francobolli americani da due centesimi. La moglie dovrebbe portarla al cinema una volta la settimana, insiste il marito. Ma certo, tesoro, se è quello che vuoi. Ricordi della madre e del padre in barca a vela. Parole, parole, parole. Chiacchiere.
“I personaggi di Salinger parlano e una parola dopo l’altra il linguaggio si rivela il mezzo di certificazione delle loro inesauribili solitudini” (Giorgio Vasta).
Ognuno isolato, staccato dagli altri.

Tokyo NoirTokio Noir di Nakamura Fuminori, Mondadori 2015.
Un ladro a Tokio: Nishimura che racconta in prima persona le  mirabolanti avventure tra le tasche delle sue prede con dovizia di particolari sulle tecniche sfruttate. Squallido monolocale, brandina, piccolo guardaroba e un tavolo da stiro. Solo. Una grigia vita solitaria da ladro, insomma. Fino a quando non incontra un piccolo arraffatore e la sua mamma prostituta. E fino a quando non incontra un grande capo della malavita giapponese. Allora la sua vita cambia. Voglia di aiutare il ragazzo e incasinamento lavorativo, chiamiamolo così, perché coinvolto in una serie di rapine dall’oscuro obiettivo.
Movimento, inquietudine, paura, qualche salto sul letto che ci sta sempre bene, teneri ricordi della sua amata Saeko, che lo aveva lasciato, morta per overdose di farmaci. E ricordi della sua infanzia quando vedeva in lontananza una torre “Solenne, meravigliosa, esotica”. Forse un sogno, il suo sogno irraggiungibile. La vita nuda e cruda e la vita come un grande mistero ma attraverso una filosofia decisamente spicciola.
Mi trovo un po’ a disagio. Non vorrei passare per quello che vuole andare a tutti i costi contro il lancio iperbolico del libro “Intelligente, avvincente, sorprendente, commovente”. L’ho riletto in parte anche sulla tazza del gabinetto casalingo (ci tengo pure questa rubrica) dove le idee sono più chiare ma il risultato è rimasto lo stesso: libro tutt’al più discretoccio e deludente.

I miei grandi predecessori 5Per gli amici scacchisti I miei grandi predecessori. Volume 5, di Garry Kasparov, Ediscere 2007. Praticamente il dopo Fischer con la battaglia fra Korčnoj e Karpov che diventerà il dodicesimo campione del mondo. Come al solito il tutto contornato da altre stelle degli scacchi e un folto gruppo di foto dell’epoca. Ultimamente ho rivisto in fotografia il vecchio Korčnoj rinsecchito (lui che era fisicamente robusto) in carrozzella e mi è venuta una stretta al cuore.
Dell’amico maestro di scacchi Mario Leoncini segnalo il sito dove potete trovare ottimi libri, fra cui A Ladro!, Caissa Italia 2005, nel quale ci presenta personaggi illustri come Che Guevara o Henry Kissinger e grandi Campioni come l’immancabile Bobby Fischer o il leggendario Mikhail Tal (e il suo ippopotamo!), ma anche tanti personaggi più e meno noti dello scacchismo italiano. Tutti colti ignudi davanti alla disarmante seduzione della “immortalità da aneddoto”. A dimostrazione che gli scacchisti, oltre che piegati cogitanti ore e ore sulla scacchiera, sanno anche sorridere e far sorridere.

Spiluzzicature
il canto degli innocentiAlla solita libreria di Siena ho spiluzzicato Cruel di Salvo Sottile, Mondadori 2015, che non mi ha fatto grande impressione. Anche La tana del Bianconiglio di Francesco Facchinetti (figlio di cotanto Roby), Mondadori 2015, mi ha lasciato perplesso, forse condizionato dal nome e dal fatto, per esempio, che Pupo mi provocò una dissenteria acuta (ecco l’utilità di leggere al gabinetto). Interessante mi pare Il canto degli innocenti, E/O 2015, di Piergiorgio Pulixi soprattutto per i capitoletti brevi, stringati, che non ne posso più dei capitoloni ottocenteschi spaccapalle. Sono invece quasi deciso su Sangue e neve di Jo Nesbø, Einaudi Stile Libero Big 2015, con un assassino sentimentale che un po’ mi stuzzica.

Spiluzzicature con atavici ricordi
Tempo fa avevo ripreso in mano certi pezzi grossi della storia come Veyne, Braudel e Kula che erano stati miei punti di riferimento e riflessione dell’età primigenia. Questa volta ho ripescato Lezioni di metodo storico di Federico Chabod, Universale Laterza 1971, nascosto in un cantuccio, e mi sono messo a rileggere la sapiente dottrina del grande studioso francese (soprattutto sul problema delle fonti e dei falsi) che scomparve prematuramente. Fissato, eh!
Non contento ho tirato fuori i due volumoni della Storia universale di vari collaboratori, Rizzoli Larousse, Parigi e Milano 1965, e li ho sfogliati con l’animo tremante del giovane diciannovenne di un tempo che fu. Che ricordi, che emozioni! (e che palle per i lettori!).

Un giretto tra i libri della mogliera
Zitto, zitto, quatto, quatto, tomo tomo ecc… vediamo un po’: La donna delle rose di Charlotte Link, TEA 2014, “Un rifugio sull’isola di Guernsey, un misterioso passato, l’ombra di un amore lontano” (più di 500 pagine fitte, fitte, miezzeca!); La città degli amori infedeli di Najat El Hachmi, Newton Compton 2013, praticamente la violenza di un marito marocchino sulla moglie e sulla figlia. E questo dovrei leggerlo anch’io.

Un giretto tra i miei libri
il bagno ritualeIl bagno rituale di Faye Kellerman, Mondadori 2010.
Sarah Libba, ebrea, viene stuprata poco lontano dalla “mikvah”, la vasca per il bagno rituale delle donne, e trovata dall’amica vedova Rina Lazarus. Siamo a Jewtown, il quartiere ebreo di Los Angeles. Ad indagare Peter Decker divorziato da Jan, aiutato dalla simpatica grassona Marge Dunn e dal Michael Hollander, i tre moschettieri della divisione Minorile e dei reati sessuali.
Storia di affetto e di amore impossibile che si intreccia con lo sviluppo delle indagini e la scoperta del mondo ebraico. Ed insieme all’ebraismo l’antisemitismo, gli insulti, le aggressioni, la violenza, la critica al sistema penale “completamente sfottuto e indegno di questo nome”. Scrittura semplice con andamento lento, ricca di spunti e di riflessioni sulla società ebraica. Costruzione giallistica (si dice?) lungo un andazzo risaputo e prevedibile.

il bambinoOgni volta che mi capita di imbattermi in un libro in cui ci sono bambini cado un po’ in apprensione. Soprattutto quando essi vengono rimarcati nel titolo e magari pure sulla copertina. Come nel caso di Il bambino di Sebastian Fitzek, Elliot 2009.
Dicevo di un bambino, Simon Sachs, dieci anni, ammalato di un tumore al cervello convinto di essere stato un assassino in una vita precedente. E il cadavere di un uomo ucciso si scopre davvero nello scantinato di una fabbrica…
A difenderlo Robert Stern, avvocato di successo che vive da solo in una bella villa a Berlino con un passato terribile alle spalle: il figlio Felix morto e la giovane moglie Sophie che lo ha lasciato e si è rifatta un’altra famiglia. Aiutato in questo “strano” compito dall’ex fidanzata Carina Freitag, infermiera che deve seguire Simon in ospedale.
Capitoletti brevi che lasciano in sospeso il lettore, atmosfera di suspense quasi sempre al punto giusto, scene veloci, martellanti, flash back, mercato disgustoso di bambini, sozzi pedofili, movimento, sparatorie, finti omicidi. Insomma un bel guazzabuglio.
Un po’ troppo per i miei gusti, comprese certe forzature, ma capisco che possa piacere e intrigare soprattutto gli amanti del genere.

Il bambino nel boscoIl bambino nel bosco di Karin Fossum, Frassinelli 2008.
“In un tiepido pomeriggio di settembre, una coppia passeggia in un bosco immerso nel silenzio della campagna norvegese. All’improvviso, una macabra scoperta: ai piedi di un albero giace qualcosa, immobile nel muschio verde. È il corpo senza vita di Jonas August Løwe, otto anni, scomparso mentre rientrava a casa dopo avere passato la notte da un amico. Porta addosso i segni di una violenza sessuale, ma nessun’altra traccia che possa chiarire le circostanze della morte o svelare l’identità dell’assassino”.
Chi indaga su questa maledetta storia è un “uomo alto con i capelli grigi”, Konrad Sejer. Serio, pacato, gentile, “estremamente moderato”, sempre vestito con cura, ha un cane di nome Frank Robert. Soffre di psoriasi. In collaborazione con il giovane Skarre che serve quasi da contrappunto ai suoi pensieri sulla vita e sulla società. Testardo, cocciuto “Ti sto alle calcagna, e non mollo”.
Una linea di sofferenza e di dolore serpeggia per tutto il romanzo e coinvolge soprattutto le donne. Direi quasi esclusivamente, come se solo loro fossero le depositarie di questo sentimento: Kristine ed Elfrid Løwe, la moglie e la madre.

Il bosco mortoIl bosco morto di James Sallis, Giano 2008.
“Turner è un veterano del Vietnam, ex agente di polizia, ex detenuto, una laurea in psicologia ottenuta dietro le sbarre. Un uomo che, uscito dal carcere ha deciso di lasciarsi alle spalle tutte le sue passate esistenze per rifugiarsi in una capanna nei boschi che circondano una sperduta cittadina rurale del Tennessee… Un giorno riceve la visita dello sceriffo del luogo, in cerca di aiuto nel tentativo di risolvere l’assurdo e rituale omicidio di un vagabondo…”.
Inchiodato ad una specie di traliccio metallico con le braccia incrociate sopra la testa, i polsi rivolti all’esterno ed un paletto conficcato nel petto.
Turner racconta in prima persona. Mischiati con i fatti del caso i ricordi della vita del protagonista. Duri, secchi, incisivi. Spietati. Come gli autori dei crimini. E poi la sua vita in cella, il suo omicidio per difendersi. Casi mai risolti del passato con vittime stuprate, colpite, spaccate, incendi dolosi. Una litania di miserie e dolori senza un appunto, un pur semplice commento. Così come nudi e crudi vengono allineati quelli del presente: bambini sfruttati, seviziati, ragazzi di strada allo sbando. Violenza che chiama violenza.
L’incontro con Valerie Bjorn, la nascita di una simpatia, di un legame affettuoso fatto di gesti e poche parole, di ricordi, di emozioni, di musica, di idee condivise. Il bello della vita sono le piccole cose, i particolari, il caffè , il giornale, il pane appena sfornato, il vento sulla pelle. E poi la campagna, i suoi rumori, i suoi animali, le rane, le cavallette, le civette, i ragni, il falco che sembra ghermire un piccolo opossum, una gru che plana sull’acqua. Quasi in secondo piano il giallo, la ricerca e la scoperta del colpevole. E infine il silenzio. Soprattutto il silenzio. Che parla più di mille parole.

Il buio dentroIl buio dentro di Suzanne Berne, DeA 2009.
Spring Hill, piccolo sobborgo di una città della East Coast. Anno 1972, quello del Watergate tanto per intenderci. Marsha da adulta, la più piccola di tre figli, tra cui due gemelli Julie e Steven, ricorda quell’estate: il bambino Boyd Ellison viene ritrovato seviziato e ucciso vicino al centro commerciale. Inizia la caccia all’assassino insieme alla storia di Marsha e della sua famiglia: il tradimento di suo padre con Ada, la sorella più piccola della madre, le zie a confortarla, la disperazione e il divorzio. L’arrivo di Mr. Green, la nascita di una simpatia, la gelosia della bambina e allora sospetti sul nuovo venuto…
Tutto ruota attorno a Marsha, al suo binocolo (mi viene in mente “La finestra sul cortile”), al suo quadernetto di appunti, a quell’osservare minuzioso ed elettrizzante, novella Sherlock Holmes (la maestra a scuola leggeva “Il mastino dei Baskerville”) di tutto ciò che ruota intorno a lei e dentro di lei: animali, oggetti, sguardi, ricordi, impressioni che danno vita a riflessioni ora leggere, ora profonde (c’è anche un po’ di attualità con i Guardiani Notturni che ci riportano alle ronde di oggi).
Prosa semplice, naturale, che sgorga quasi spontanea, che entra ed esce dai personaggi per ampliarsi nella natura e viceversa, crea un dubbio, un sentimento, una psicologia con un piccoli tocchi. Tono lieve, delicato, intriso di umorismo. Il tempo che passa, le cose che cambiano, la vita che continua, il mistero del piccolo Boyd non risolto. E Marsha, da grande, che sembra essere ancora lì ad osservare con il suo binocolo.
Ogni tanto ci vuole un libro come questo. Un libro leggero, delicato e profondo. Un libro sulla violenza senza violenza. Quasi un miracolo.

E veniamo ora alla nostra intramontabile Patrizia Debicke (la Debicche).
Fuga d’azzardoFuga d’azzardo di Franco Forte, Delos Digital 2014.
Poche implacabili pennellate di Franco Forte, gran maestro del narrare, seduttivo affabulatore di romanzi storici doc, che si permette di spaziare nella fantascienza e nel fantasy horror e che pubblica oggi una storia thriller aspra e acre, un noir duro e senza esclusione di colpi ma venato di perfida ironia dove il bottino è la droga. O, per meglio dire: una valigia piena zeppa di droga, e più precisamente di eroina purissima. Ma cosa diavolo c’entra Cremona, la bella sonnolenta città di provincia del nord Italia con i mafiosi giochi di droga, potere e denaro di Los Angeles? Due realtà agli antipodi? Vero ma? Sì o no?
Se volete scoprirlo leggete Fuga d’azzardo, in libreria per Cento Autori nella collana Arcobaleno, dove Kimberly, l’eroina delle storia, una strana ragazza, disillusa e incasinata che, solo per sfuggire dalla squallida ma dorata prigione itinerante e trasgredire e rompere con i rigidi schemi familiari, ha fatto sparire un tesoro, ficcandosi in una spaventosa spirale di violenza e di morte. E, rischiando il tutto per tutto, è dovuta fuggire da Los Angeles per andarsi a rintanare in un appartamentino da quattro soldi a Cremona.

La ruga del cretinoLa terza figlia di Serpe e Arcadio si chiama Birce, ed è nata storta. Ha una macchia sulla guancia sinistra e ogni tanto si perde via e dice e fa cose strane. Chi la vuole una così? Dicono le prime tre righe di presentazione di questo “Vitali” 2015.
Un’annata, con una corda in più al suo arco, perché stavolta in accoppiata con Massimo Picozzi, criminologo, psichiatra e coautore, Andrea Vitali s’inventa funambolicamente una storia fatta di strani personaggi (come quelli che popolavano e rafforzavano le teorie criminologiche di Lombroso), ambientata nell’Italia di fine ‘800 ma, come al solito, con le atmosfere paesane a far la parte del leone.
Nella Ruga del cretino, Garzanti 2015, il mondo di Andrea Vitali, esilarante e pittoresco, si colora con le tinte del giallo, portando le lancette del tempo all’epoca degli inizi della psichiatria e della moderna criminologia.
Un romanzo indovinato che ruba il titolo alla fisiognomica dottrina “lombrosiana”, con il giusto bouquet ma che, al posto di aromi di sottobosco, legno aromatico, piccoli frutti, leggera vaniglia e magari confettura composita, inserisce personaggi reali e di spessore quali Cesare Lombroso, Gina Lombroso, Salvatore Ottolenghi, Paolo Mantegazza e la straordinaria e folcloristica Eusapia Palladino. Un intrigante narrare su doppio binario, fatto di mini capitoli che staccano bloccando cinematograficamente la scena, dove si mischiano provincia e capitale, contadini e grandi professori in ascolto degli insondabili poteri di una medium.
Mentre a Bellano la povera Birce intraprende quella che dovrebbe essere una nuova vita, a Torino si comincia a indagare su misteriose uccisioni condite da formule matematiche che potrebbero essere la firma dell’assassino. Ma chi? E perché?…

Fabio Jonatan JessicaUn saluto da Fabio, Jonathan e Jessica Lotti

4 thoughts on “Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Maggio 2015

  1. Caro Mongo
    se tu fossi generoso mi manderesti una vignetta sulle letture al gabinetto. Una bella ragazza dalle bocce cospicue che legge sulla tazza e una vecchiaccia striminzita che legge in altro luogo. Possibile didascalia “La lettura al gabinetto mantiene giovani”. Tanto per dirne una.

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