Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Giugno 2015

book-toiletTrentasei mesi. Praticamente tre anni. Tre anni che mi siedo sull’amata tazza per tirar fuori qualcosa che possa interessare  i lettori. Spero di esserci riuscito, almeno in parte. Oggi scrivo una lettera aperta al Presidente del Consiglio.
Egr. Presidente del consiglio,
La invito a proporre e sostenere una nuova legge che cambi le poltrone del parlamento con tazze da gabinetto munite di relativi sciacquoni. Obiettivo niente risse sciamannate, riunioni più distese e proficue, rafforzamento del senso di solidarietà nazionale e del valore del singolo individuo senza distinzione di razza e cultura. Perché la tazza è democratica, livella, lega, unisce.
Un esempio concreto da diffondere, poi, in tutti i consigli regionali, provinciali e comunali, nelle riunioni dei magistrati e insomma in ogni parte del paese attinente alla politica, alla legge e alle sue decisioni. E direi anche in altri ambiti particolari come in quello del calcio e già mi immagino sportività infinita e termine delle bestialità atroci con la messa in opera di tazze in tutti gli spalti dei campi da gioco. Certo ci saranno resistenze e perfino violenze come è avvenuto qui da noi, nel nostro gabinetto di lettura condominiale, ma dobbiamo combattere le varie bande degli stitici che vorranno interrompere il cammino verso un paese più corretto e civile.
La ringrazio per l’eventuale attenzione.

il lago della pauraE veniamo agli inossidabili GM.
Il lago della paura di William Kent Krueger, Mondadori 2015.
Cork O’Connor, ex poliziotto, ora investigatore privato, moglie morta da due anni, è riuscito a riunire la sua famiglia dopo tanto tempo, tre figli e la cognata, “a bordo di una casa-battello su un remoto lago canadese”. Con la figlia Jenny, durante una escursione si ritrova su un’isola, quando arriva “un muro di nubi mostruoso” (il derecho) e tale “mostro colpì prima che potessero mettersi in salvo”. Un diluvio di vento e di acqua. I due si disperdono, Jenny rimane sola e in un capanno abbandonato trova un neonato vivo con il labbro leporino e una ragazza indiana torturata e uccisa con un colpo di pistola alla fronte. Fortunatamente padre e figlia riescono a riunirsi ma qualcuno potrebbe tornare per riprendersi il bambino con le più brutte intenzioni. E qualcuno ritorna con un fucile…
Nello stesso tempo l’altra parte della famiglia è in ansia per loro e comincia la ricerca con l’aiuto della polizia. In seguito si darà la caccia all’assassino della ragazza e i sospetti cadranno sul fratello che sembra nel giro del contrabbando.
Una storia complessa, la prima parte degna delle narrazioni di avventura con il terribile temporale e la dispersione della famiglia, la lotta per sopravvivere, lo scontro con il cacciatore, l’arrivo dei “nostri”. È una storia, dicevo, dove si intrecciano vicende passate personali dure e crude, gli abusi sessuali, il fanatismo religioso di chi predica la fine del mondo, il commercio della droga, la forza spirituale degli indiani ojibwe per cui anche da una distruzione può nascere il buono, l’amore materno di chi non può avere figli e difende strenuamente il bimbo ritrovato.
Insomma siamo di fronte ad uno stretto legame natura-spiritualità, ricordi e racconti del passato per ricercare il filo conduttore del presente, paure esterne (ombre che si muovono nel buio) e paure interne che attengono all’animo umano. E l’assassino che si aggira spietato.

sherlock holmes e il mostro dell'east endPer altri libri come La prova in fondo al mare di Rufus King, La crociata dei bambini di Ruth Rendell (un saluto e un ringraziamento per quello che ha scritto) e Ho sposato un’ombra di Cornell Woolrich ci risentiremo in seguito. Intanto Sherlock Holmes e il mostro dell’East End di Lyndsay Faye non va perso: Londra 1888. Siamo di fronte ad una lotta tremenda fra il nostro Sherlock e un assassino di prostitute che sta terrorizzando l’East End: Jack lo Squartatore (tanto per gradire). Uno scontro senza regole da rispettare, uno Sherlock agguerrito (suscita pure certi sospetti) come il suo avversario che soddisferà gli amanti delle sue avventure.

Sangue e neve di Jo Nesbø, Einaudi Stile Libero Big 2015.
sangue e neveOslo 1977. Freddo e neve. Freddo, neve e sangue che Olav (dislessico) sarà pure negato per guidare l’auto in fuga, per le rapine, la droga e la prostituzione ma come liquidatore è un asso. Non sbaglia un colpo. Ora, però, la faccenda si complica. Deve far fuori la moglie del suo capo Daniel Hoffman su comando dello stesso. Trattasi di Corina, dalle labbra alla Brigitte Bardot, capelli biondi, lunghe braccia snelle, pelle bianca, bianchissima. Chiaro che se ne innamora. E allora al suo posto liquida l’amante violento senza sapere che è proprio il figlio di Hoffman.
A questo punto la faccenda di cui sopra diventa ancor più complicata e pericolosa. Da solo non ce la può fare, urge l’aiuto di Pescatore, altro pezzo grosso della malavita in contrasto con Daniel per il controllo del mercato della droga. Da qui gli scontri violenti, le botte, gli spari, i morti ammazzati ed una testa tagliata che vola nell’aria.
Parte importante del racconto l’innamoramento di Olav per la prostituta Maria, zoppa e sordomuta, un amore tenero, delicato, vissuto da dentro. La storia si sviluppa su piani alternati, la realtà presente e i ricordi della madre alcolizzata e picchiata dal padre violento che segnano il destino di Olav, insieme ai ricordi di letture come I miserabili e spunti di filosofia alla David Hume. Sensazioni, sentimenti e turbamenti che si affastellano, si intersecano e scontrano fra di loro, l’amore violento e l’amore  dolce, quasi tremante.
Una narrazione in prima persona che va via spedita, fluida, ora dura e cruda, ora tenera e commossa, ora ironica. Ognuno si fa il suo film nella vita, si crea la sua storia, come la madre di Olav “viaggiando dentro una bottiglia”, come Olav stesso che ce lo confida “Voglio soltanto inventare storie”. Come questa.

zero assolutoZero assoluto di Michael Crichton, Garzanti 2015.
Il racconto di un nonno al nipote. Del radiologo americano Peter Ross a Todd che lo riprende con la videocamera per una ricerca scolastica. Spagna 1967, ventisei anni, altezza uno e ottantatré, peso ottantadue chili. Seguiamolo.
Deve tenere una relazione al congresso, ma chissà quante ragazze sulla spiaggia di Tossa de Mar! E in effetti ce ne sono dappertutto, tra queste Angela Lock, inglese “spettacolare: capelli neri, gambe lunghe e un bikini rosa shocking”. Bene (sarà la sua compagna di avventura). Solo per un attimo. Arriva un uomo basso dalla pelle scura “Non deve fare l’autopsia!”. Male, anche perché il nostro Peter cade dalle nuvole. Quale cavolo di autopsia deve fare? Glielo spiega poco dopo il gangster Robert Carrini: al fratello ucciso per inserire qualcosa nel suo corpo. Il quale corpo sparisce e tutti alla caccia del medesimo, dal “conte” al “professore” (non lasciatevi ingannare dai soprannomi) e Peter sballottato dappertutto, perfino in galera. Sue probabilità di sopravvivenza zero, zero assoluto.
Travestimento, fughe, sesso, amore e non amore, uomini e donne che non sono quello che sono, moribondi che bussano alla porta e stramazzano sul pavimento, lo smeraldo di Cortés, un cane che azzanna, un falco tremendo che fa una strage, velocità di scrittura, ironia, continue sorprese e citati pure gli scacchi. Una storia incredibile. Anche il nipote alla fine è dello stesso avviso e piuttosto sgomento perché “nessuno crederà a questa storia pazzesca”. Ma noi un poco sì, via, e ci sorridiamo sopra secondo intento dell’autore.

titoli di codaTitoli di coda di Petros Markaris, Bompiani 2015.
Atene oggi, ovvero la Grecia. In prima persona dal commissario Kostas Charitos. Picchiata la figlia Caterina dai fascisti di Alba Dorata perché avvocato difensore degli immigrati. Un piantone della polizia che ha visto tutto nega (sarà una grana). C’è poi Makridis, cittadino tedesco di origini greche, impiccato al lampadario. Sicuro suicidio, però ecco la rivendicazione “Andreas Makridis non è morto. L’hanno ucciso”. Firmato “I Greci degli anni ‘50”. In seguito altre rivendicazioni dagli stessi per due omicidi sicuri. Arma del delitto una pistola degli anni ’50. Si prospetta un collegamento tra i vari eventi ed anche un rapporto con la Guerra Civile.
Le indagini servono ad illustrare impietosamente la situazione economica e spirituale della Grecia: povertà, miseria, negozi che chiudono, tasse, mazzette, i maneggioni che ingrassano, sfruttamento dei braccianti, odio verso gli immigrati, burocrazia infernale, “non è questa la procedura” il ritornello stucchevole per non far iniziare i lavori e il lavoro stesso “una maledizione” per i greci, qualche frecciatina ai tedeschi che rompono con le riforme, momento di ironia dalla bocca del teutonico Uil, integrato benissimo “Passo col rosso, svolto dove è vietato e non mi interessa se qualcuno mi fa un gestaccio, e posteggio sul marciapiede se ho fretta” (sembra di essere in qualche parte dell’Italia). Spunti di vita familiare e sulla cucina greca con la ghemistà, pomodori ripieni di patate e calamaretti fritti, momento positivo nei centri di accoglienza. E il nostro Costas Charitos che se la deve vedere con i superiori, il marcio della polizia, i giornalisti rompipalle, gente di destra e di sinistra, la storia presente e passata del suo paese che si intrecciano fra loro. Ma chi sono questi benedetti Greci degli anni ’50? Già, chi sono?…

io sono tornatoIo sono tornato di Brian Freeman, PIEMME 2015.
Lake Wales, nella Florida. Festa del Labour Day. Un uomo vestito di nero con il passamontagna. Silenzio improvviso. Fuoco su Birch Fairmont, candidato a governatore della Florida. Poi è la volta di Lyle Piper, capo della campagna elettorale dello stesso Birch. Accusato e messo in galera un leader del movimento indipendentista e separatista.
Dieci anni dopo, mentre sta per arrivare l’uragano Shayla,  la moglie Diane lotta per lo stesso posto con Ramona Cortes. Ed è in pericolo secondo la minaccia scritta su un articolo di giornale al tempo del massacro “Sono tornato. Vi sono mancato?”. Ad indagare sul presente e sul passato Cab Bolton, figlio dell’ex star del cinema Tarla, un metro e novantacinque, collo lungo, capelli corti e pettinati con il gel come un riccio di mare, camminata dinoccolata, sempre vestito a puntino (non mancano nemmeno gli occhiali da sole Gucci), diamante di un carato all’orecchio sinistro. Sua amante Lala Mosqueda della polizia di Naples “cattolica, cubana, repubblicana”, in precedenza innamorato pazzo di Vivian Frost che lo aveva solo manipolato.
Altro personaggio importante per la storia è Peach, sorella di Lyle, che vive con l’altro fratello Deacon e indaga sulla morte poco chiara dell’amante Justin Keil a sua volta sulle tracce della verità riguardo all’avvenimento di dieci anni prima (e qualche segnale lo lascia). Indagini che si intrecceranno con quelle di Cab in un continuo crescendo di sorprese e colpi di scena, mentre l’uragano si fa sempre più minaccioso (un classico).
Dunque tutti gli ingredienti necessari per un bel thriller politico: il marcio delle elezioni e del potere, portaborse, mestatori di professione che qualcosa di sporco da trovare nell’altro c’è sempre, donne pericolose in carriera, spie, doppio gioco, corruzione. A ciò si aggiungano personaggi ambigui, il ricordo (spesso in corsivo) che si illumina col tempo, brevi spunti sull’assassino senza scoprirne l’identità, buon ritmo, azione, amore, sesso, mistero, segreti, colpi di scena sempre più ravvicinati fino all’esito finale che spiazza.
Refuso “Crab” al posto di “Cab” pag.38, tanto per essere pignoli.

Per gli amici scacchisti propongo due libri eccellenti del maestro internazionale John Watson: Un secolo di scacchi e I segreti della moderna partita a scacchi, Prisma editori 2000 e 2004. Una ricca investigazione sui mutamenti della concezione degli scacchi, sulla teoria e sul modo di affrontarli nella pratica.

Spiluzzicature
Alla Feltrinelli di Siena ho spiluzzicato abbastanza a lungo La giostra degli scambi di Andrea Camilleri, Sellerio 2015. La mia impressione è che ormai i personaggi camilleriani rimangano ingessati, almeno in parte, nella loro istintiva ripetitività (ma spero di sbagliarmi). E, sempre della Sellerio, mi sono messo ad occhieggiare La tombola dei troiai di Marco Malvaldi, con le gesta memorabili dei vecchietti del BarLume che un sorriso me lo strappano sempre. All’ultimo momento ho preso in mano Bella era bella, morta era morta di Rosa Mogliasso, Enne Enne editore 2015, un libriccino di 135 pagine e mi sa che lo becco anche solo per il titolo.

Spiluzzicature con atavici ricordi
Ancora la mia fissazione storica (me la porterò nella tomba) con Documenti e testimonianze di Franco Gaeta e Pasquale Villani, Principato editore 1967, e qui mi sono fatto un giretto partendo dalla Regola di San Benedetto fino al Trattato di Mosca per la cessazione degli esperimenti nucleari del 25 luglio 1963. Mi sono soffermato soprattutto su certi documenti riguardanti la Rivoluzione francese (vedi i discorsi di Robespierre, per esempio) che mi ha sempre colpito sin da ragazzo quando mi sembrava allo stesso tempo un avvenimento terribile e fascinoso. Mentre, per esempio, quella americana non mi attirava mica tanto (misteri da studentello implume).

Un giretto tra i libri della mogliera
Vado ancora a scuriosare senza farmi vedere. I baci non sono mai troppi di Raquel Martos, Feltrinelli 2013, “Un inno alla vita e alla amicizia vera”. Inconfessabili segreti di Amanda Jennings, Newton Compton 2014. E qui mi sono un po’ preoccupato. O stai a vedere che… Meglio tenere gli occhi aperti.

Un giretto tra i miei libri
il buon informatoreIl buon informatore di John Banville, Guanda 2013.
Sin dall’inizio ci si accorge che qualcosa non va. Nell’informatore scelto dal famoso giornalista John Glass, un irlandese trapiantato da poco a New York che deve scrivere la biografia di William “Big Bull” Mulholland, pezzo grosso delle telecomunicazioni di cui è diventato genero sposando la bella Louise (quarantotto anni ma ne dimostra trenta). Un informatore alto, magro, “con la testa troppo piccola per la sua corporatura e un pomo d’Adamo grande come una palla”. Un lemure. Un lemure un po’ troppo curioso.
È da questo “lemure” che iniziano le grane (“Ma io so qualcosa che vi farà a pezzi”) e arriva il morto ucciso con un colpo di pistola nell’occhio sinistro che ricorda un’altra vicenda del passato, più precisamente il suicidio di Charles Varriker, collaboratore di William Mulholland. Indaga il capitano Ambrose “la faccia di un martire di El Greco, con occhi scurissimi e sofferenti e il naso simile alla testa affilata di un’ascia di pietra”. Ma non sarà lui il protagonista. Al centro il nostro Glass, la sua storia personale con tutti i suoi problemi, la moglie (ricca) che non ama più, l’amante, l’ombra potente e minacciosa del suocero, un figliastro che non ha mai sopportato.
Scrittura veloce, energica, tagliente che va al cuore delle cose e sbozza i personaggi con pochi tocchi. La storia di una famiglia, i suoi segreti, i ricordi che si affollano nella mente del protagonista, un matrimonio finito che rimane in piedi per pura facciata, per pura apparenza, la vita che scorre con un senso di ineluttabile fatalità.
Insomma un avvicendarsi grigio in cui tutti, secondo uno dei personaggi, sono colpevoli. Ma chi è il vero colpevole?

il canarino da cacciaIl canarino da caccia di Erle Stanley Gardner, Mursia 2011.
Un libretto leggero della collana “INDIZI” di un grande del romanzo poliziesco. E un personaggio, Lester Leith, che non tutti i lettori conosceranno, a differenza del mastodontico Nero Wolfe entrato ormai a far parte della coscienza popolare. E dunque Lester Leith, una specie di ladro gentiluomo, fisico asciutto, agile e furtivo nei movimenti (altrimenti che ladro è) che fuma una sigaretta dietro l’altra come fossero un toccasana per i polmoni e ogni tanto ride pure sotto i baffi. È lì in casa sua con il domestico Scuttle (in realtà un poliziotto sotto mentite spoglie) ad ascoltare una storia di gemme rubate da un collega (ladro internazionale), portate in una stanza del Palace Hotel e misteriosamente sparite, dopo che il ladro è stato legato mani e piedi ad una sedia e pugnalato al cuore.
Il piano di Scuttle e del suo superiore, il sergente Arthur Ackley, è chiaro: lasciare che Leith ritrovi il bottino per prendersi tutto il merito.
La decisione di Lester è sbalorditiva. Per risolvere il mistero occorre una cleptomane (lui già ne conosce una, Bessie Bigelow) e un canarino da caccia in una gabbia!
Incredibile eh! Ma qui si tratta di Gardner che mescola sapientemente astuzia, intelletto e movimento. Siamo al tempo di Hammet e Chandler “dove azione e investigazione si alternano a ritmo serrato”. Questo interessante Lester Leith nasce prima di Mason e continua pure dopo per una trentina di racconti.

il carneficeIl carnefice di Francesca Bertuzzi, Newton Compton 2012.
Chiusura di un bar a San Buono. Mentre il proprietario, Drug Machine, se ne ritorna a casa, Danny, la barista sua amica, una negra di origine africana, viene aggredita da un bestione con i denti marci e l’alito da cloaca massima. Salvata da Drug ritornato indietro evidentemente spinto da un brutto presentimento. Trentacinque anni, enorme, faccia da figlio di puttana, lentiggini a dargli un’aria da bambino. Non vi dico la fine del povero assalitore.
Due parole su Danny. Un bel tocco di figliola venuta dall’Africa centrale con la madre e la sorella Khanysha, “aiutati” da fratel Pio che si sbatteva regolarmente la madre come prezzo per il suo “aiuto”. Morta la sorella di meningite e la madre praticamente di dolore rimane sola con il cane Huan a farle compagnia. Al ritorno dall’ospedale, causa del bestione, trova un messaggio con il quale Khanysha chiede aiuto. Allora è ancora viva? Chi ha redatto il certificato di morte ha mentito? Iniziano le indagini con Drug e con l’amico Mariolino che lavora nella polizia. Intanto c’è da pagare un bel malloppo alla fascinosa di turno, Bonnie, che sembra sappia molte cose. Aggiungo scena di sesso lesbico, traffico di pietre preziose e di povere ragazzine sfruttate. Scontro finale con pistolettate da tutte le parti.
Qualcuno ha citato Lansdale, qualcuno il pulp. Mi è venuto un groppo in gola. Per Lansdale, per il pulp e per chi ha citato Lansdale e il pulp.

il caso dei libri scomparsiIl caso dei libri scomparsi di Ian Sansom, TEA 2011.
Israel, inglese cicciottello mezzo ebreo, mezzo irlandese, con “un completo di velluto a coste marrone spiegazzati e sgualciti”, occhialini rotondi con montatura dorata, un “disordinato ciuffo di capelli ricci”, piccolo e “pienotto”, valigia logora, vegetariano, Nurofen a portata di mano, arriva da Londra a Tudrum nell’Irlanda del Nord, per diventare bibliotecario della biblioteca, appunto, di questa cittadina.
Primo passo sopra una cacca di cane e ci si immagina già il seguito. Biblioteca chiusa e libri scomparsi. Quindicimila! Dove sono spariti? Da qui le indagini del nostro imbranato su una specie di catorcio che casca da tutte le parti guidato dall’autista Ted. Da qui una serie cospicua di “Ahia!” che punteggiano i suoi momenti di dolore fisico dovuti ora ad una caduta, ora ad un cazzotto sul naso, ora ad una ginocchiata all’inguine o all’immancabile pastore tedesco che gli salta dietro.
Alloggiato in una stia per polli (sì, avete capito bene), alle prese con una cultura diversa dalla sua, sempre sotto pressione, praticamente costretto a digiuni forzati e bevute più o meno libere che gli fanno saltare le budella. Citati pure gli scacchi (che interessa solo a me).
Israel cerca invano di ribellarsi ai continui soprusi e nello stesso tempo continua imperterrito la sua ricerca fino a quando arriva l’illuminazione. Scrittura veloce, basata soprattutto su lunghi dialoghi (qualcuno stiracchiato), ritmo incalzante con un finale semplice e convincente e pure educativo. Insomma una piacevole lettura per rilassarsi dopo qualche malloppone sanguinolento.

Il caso MaloneyIl caso Maloney di Graham Hurley, TimeCrime 2012.
Siamo a Portsmouth, città povera e violenta dell’Inghilterra. Difficile vivere qui da semplice cittadino ma anche da poliziotto. Ne sa qualcosa l’ispettore Joe Faraday alle prese con malviventi ed un sistema poliziesco che non gli piace. Soprattutto il metodo poco ortodosso di Paul Winter che basa il suo lavoro sullo sfruttamento degli “informatori”. Il caso nuovo è la scomparsa di Stewart Maloney (prima, a dir la verità, c’è la morte a calci di un uomo), docente a contratto all’università, denunciata dalla figlia di nove anni. Qualche breve indagine lo convince che Stewart è stato ucciso in contrasto con le opinioni di certi colleghi che si trovano impegnati soprattutto nella operazione “Red Rum”, tesa a mettere le mani su un grosso commerciante di droga.
Faraday, comunque, continua testardo nelle sue ricerche, colpito dai ricordi della moglie morta prematuramente e dal problema del figlio nato sordo con il quale è riuscito a stabilire un certo tipo di comunicazione, basato sul volo degli uccelli. Attorno a questo personaggio ruota una squadra di lavoro con le caratteristiche personali e le problematiche della vita di ognuno in una società violenta (droga, furti, scassi, rapine), tra l’indifferenza della polizia che cerca pure di mettere i bastoni fra le ruote a chi vuole compiere il proprio dovere.
Una patina di malinconia che corre lungo tutta la storia insieme ad un senso di impotenza e frustrazione.

Dalla nostra incommensurabile Patrizia Debicke (la Debicche) riceviamo…
Giallo metropoliGiallo metropoli di AA. VV., PIEMME 2015.
Ancora un antologia con connotazione storica a tinte noir e rigorosamente con ambientazione milanese, affollata di firme di spicco. Lo spunto era quello di partire da crimini realmente accaduti sui quali costruire una novella. Ne è uscita una strana antologia poliedrica dove la fiction è più un’ospite che non la protagonista vera e propria e in cui, invece, dominano soprattutto i contenuti saggistici.
Comunque, facendo un breve commento per ogni brano in ordine di pubblicazione e autore, comincio con il funambolico e sfizioso caso del rag. Olivo, truce squartatore della moglie, romanzato da Rosa Teruzzi. Poi Simone Sarasso ricostruisce con perizia vita morte e miracoli di Renato Vallanzasca e Paolo Roversi ci ricorda puntualmente la rapina di via Osoppo a opera di Luciano de Maria e della sua banda, confessando senza paura che da questi dati nasceranno i famosi Milano Criminale e Solo il tempo di morire. Luca Crovi fa il jolly e approfitta dello spaventoso caso della fuoruscita dei gas tossici dell’Icmesa per costruire una favola cattiva da bambini grandi. Giovanni Zucca regala toni tristemente avventurosi alla rapina a un porta valori nel 1999, in memoria dell’agente scelto Raiola. Una crudele realistica ballata di Nicoletta Vallorani per l’odissea di Lea Garofalo, uccisa e sciolta nell’acido dall’amante Carlo Cosco perchè diventata una confidente della polizia.
Abbiamo più fiction nell’orrenda e quasi orgiastica sinfonia di morte legata a uno strafatto e distorto tipo dei quartieri alti di Sergio Altieri, che mi pare riprenda, ingigantendolo, un racconto che conoscevo, e un azzeccato tocco di fantascienza del trio Besola, Ferrari, Gallone per descrivere il botto contro il grattacielo Pirelli dell’aereo pilotato dallo svizzero suicida.
Massimo Picozzi ci parla delle confidenze/confessioni, che ricostruiscono le vite di Sante Pollastri e del Bandito Ezio Barbieri, che guidò la rivolta dei detenuti di San Vittore.
Massimo Polidoro ci offre una lucida e puntuale relazione del suicidio del mitico Raul Gardini. E in chiusura Cristina Cattaneo, da grande antropologa e scienziata qual è, delinea un calibrato quadro storico criminale della Metropoli/Milano nei secoli.

tre cadaveri sotto la neveTre cadaveri sotto la neve di Franco Matteucci, Newton Compton 2015.
Alla terza indagine, sfoderando la zampata da maestro, Franco Matteucci mette subito la sua creatura – Lupo Bianco, al secolo Marzio Santoni, ispettore del piccolo paesino di Valdiluce – a testa in giù sotto una valanga. Poi lo fa tirare fuori pesto, dolorante senza niente di rotto ma furibondo perché quell’improvvisa valanga che lo ha travolto non ha niente di “accidentalmente” naturale. Eh no! Salta fuori che è un tentativo di assassinio bello e buono. E, come se non bastasse, la libraia del luogo, Leni detta l’Orsa, è scomparsa senza motivo. C’è forse un legame tra questi due fatti?
Certo è che il raccapricciante ritrovamento del cadavere della donna, con la lingua tagliata, sepolto sotto un tumulo di neve, ricoperto di rami disposti secondo uno strano schema al centro di una radura, davanti a un abete, spogliato di tutta la corteccia, potrebbe indicare uno spaventoso rito esoterico, culminato in un sacrificio umano. O si tratta invece di una messa in scena?
Benché il suo straordinario odorato non l’abbandoni mai, questa è un’indagine pesante come un macigno per Lupo Bianco, alias Marzio Santoni, anche in crisi di astinenza con la sua bella Ingrid lontana a gareggiare sulle nevi della Coppa del Mondo.
Troppi gli indiziati e le possibili piste che si biforcano. Per sbrogliare il caso, o meglio i casi, Santoni e il suo fidato assistente Kristal Beretta, gran mangiatore di cioccolatini, testimonial della Ferrero, dovranno riuscire a imbroccare quella giusta scandagliando gli indizi e soprattutto districandosi tra i non richiesti pettegolezzi e l’omertoso silenzio dei valligiani.

Fabio Jonatan JessicaUn saluto da Fabio, Jonathan e Jessica Lotti

10 thoughts on “Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Giugno 2015

  1. Bravo Fabio, la vera CULtura non tramonta mai.
    Quindi, ottimo il messaggio per i nostri politici, che vedano di andare a farsene un po’!

  2. Gli ultimi avvenimenti con gli ultimi arresti tendono a farmi convinto che anche con le tazze sarebbe dura.

  3. Mario scherza sempre. E poi essere paragonato a Falqui non mi dispiace. Mi sembra di essere quasi un liberatore… 🙂

  4. Beh, un elogio alla “tazza” ci vuole.

    Nei ricordi una canzone del domani:
    vedevo sogni con “Occhi di ragazza”.
    La vita passa, spesso fai sforzi inani,
    eccoti anziano seduto sulla tazza.

    Pensi ai tuoi figli e quei nipoti amati
    ed anche da vecchio senti l’incertezza
    e ti trovi a rimpianger i tempi andati,
    ma sei una canna e sai che nessun ti spezza.

    La paura lascia all’ottimismo il posto
    e dentro te senti ancor la voglia pazza
    di spronarli, dargli forza ed esser tosto.
    Lo spirto è ancora alto grazie alla tazza!

    P.S.
    Non so perché il post era andato a finire ad Agosto 2014 (?)

  5. Grande! Zenone potrebbe scrivere poesie anche su l’elemento della tazza con una tecnica e una ispirazione magistrale.

  6. Ciao Fabio, sono Omar di “Assassini e gentiluomini”. Siccome in Agosto a Firenze ci si annoia, sto organizzando per quel mese una gitarella a Siena e Dintorni (e a Pienza per rifornirmi di formaggio!), sarebbe possibile incontrarsi per le vie della tua città per una chiacchierata giallistica, magari tra un ricciarello e l’altro? Mi farebbe piacere conoscere un giallofilo corregionale. Un caro saluto.

  7. Caro Omar
    seguo sempre il tuo blog che ho già citato proprio nelle mie letture al gabinetto e cito ancora volentieri http://assassiniegentiluomini.blogspot.it/. Certo che potremo incontrarci. Puoi farti dare la mia mail da Alessandra, la responsabile del blog. Se hai voglia puoi inviarmi anche un contributo per il mio gabinetto! Più siamo e meglio è.

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