“L’ultimo lappone” di Olivier Truc

l'ultimo lapponeNon è scandinavo l’autore, ma è certamente scandinava l’ambientazione di L’ultimo lappone, romanzo d’esordio del giornalista francese Olivier Truc, che in Scandinavia ha vissuto e lavorato per anni.
L’ultimo lappone si svolge nell’arco di venti giorni del mese di gennaio, poche ore di luce al giorno e ben due casi da risolvere per la polizia delle renne e per la polizia locale.
Il furto di un tamburo sacro, uno dei pochi rimasti, un oggetto di enorme valore storico trafugato dal museo di Kautokeino poco prima di essere esposto al pubblico.
L’omicidio di Mattis, un pastore di renne piuttosto malmesso. Forse si tratta di una vendetta tra allevatori, o almeno così sembrerebbe: le orecchie mozzate di Mattis rinviano al rituale della marchiatura delle renne per rintracciarne il proprietario.
Indagano Klemet Nango e Nina Nansen: sami il primo, sebbene lontano dalla cultura d’origine (cosa che nessuno gli perdona); “cittadina” la seconda, una giovane recluta inviata dal sud del Paese per fare esperienza.
Movimentano la trama altri due personaggi: Aslak, un allevatore di renne solitario e selvaggio, un mito tra gli allevatori; e Racagnal, un geologo francese che è il prototipo del villain da romanzo.
Lettura interessante perché, in aggiunta alla trama gialla, svela un mondo sconosciuto.
In inglese il romanzo è intitolato Forty Days Without Shadow (Quaranta giorni senza ombra), riferimento alla notte polare, fenomeno che si verifica al di sopra del circolo polare artico (e al di sotto di quello antartico).
Klemet Nango e Nina Nansen sono tornati nel nuovo Lo stretto del lupo, mentre da L’ultimo lappone verrà tratto un film.

“Guarda come si uccide” di Ivo Tiberio Ginevra

Guarda come si uccideGuarda come si uccide segna l’esordio della collana “Sbirri e sbirrazzi” degli editori “I buoni cugini“, casa editrice palermitana specializzata nel salvataggio di vecchie opere, in particolare degli scritti di Luigi Natoli, che qualcuno forse conosce come l’autore dei Beati Paoli.
L’autore di Guarda come si uccide, Ivo Tiberio Ginevra, è anche editore: è lui stesso a spiegare in premessa in che modo è arrivato a pubblicare e pubblicarsi (non devo rendere conto a nessuno e mi evito tutte quelle tipiche rotture di scatole legate alla promozione del libro come le presentazioni, le interviste, il presenzialismo, ecc. ecc…, insomma tutte cose che se gratificano gli scrittori e forse piacciono pure agli stessi editori, per me sono terribilmente abbuttanti…).
Ciò detto, Guarda come si uccide è un racconto breve, o romanzo lungo, che per via di questa lunghezza non classificabile avrebbe probabilmente incontrato qualche problema di collocabilità presso altri editori. Ed è un peccato, perché si tratta di una lettura piacevole.
Una storia di mafia e insieme una favola nera con elementi allegorici e una spruzzata di pulp (frequente anche nelle classiche fiabe).
Ambientato in Sicilia nel 1974, racconta un fatto criminale che si intreccia con la prova di coraggio di un gruppo di ragazzini in una vecchia clinica, una “casa stregata” abbandonata… in realtà fin troppo abitata.
Apprezzabilissimo il cameo di Michele Di Marco, tuttofare del bar Kennedy, il bar della piazza.
Da leggere tutto d’un fiato.

“Azrael” di Pierluigi Porazzi

AzraelPierluigi Porazzi
Azrael
Marsilio, 2015

Una processione infinita di auto. Sui marciapiedi umanità colorata. I negozi storici della città sono quasi tutti chiusi. I primi “Compro oro” hanno aperto all’inizio della crisi, nel 2008, e sono aumentati di anno in anno. Sono come gli avvoltoi: quando sentono odore di morte arrivano a frotte. Adesso sono decine. Pronti a spolpare il cadavere dagli ultimi brandelli di carne. Poi, quando non resteranno che le ossa, se ne andranno anche loro, verso i resti di un’altra economia. Non gli piace sentire parlare di crisi. Questa è una guerra, e le vittime non si contano più, falciate dalla disperazione e dalla miseria.
Non si può salvare un paese già morto. Ucciso dalla corruzione e dai privilegi, da leggi scritte per opprimere gli onesti e salvare i potenti, da disonestà e ipocrisia. Troppe persone cercano soltanto e prima di tutto la loro convenienza. I principi e le leggi devono essere sempre gli altri a rispettarli.
Nessuno, in questi anni, ha mai voluto rinunciare a un euro dei suoi profitti, soprattutto se illeciti o ingiusti. Come se il fatto di non averli meritati rendesse più difficile rinunciarvi. Pensioni e retribuzioni da decine di migliaia di euro al mese sono lo scandalo di quest’epoca, im un’economia malata, in cui pochi detengono ricchezze e risorse affamando tutti gli altri, la maggioranza inconsapevole, stordita dalle menzogne, incapace di ribellarsi finché ognuno curerà soltanto il proprio orticello, fregandosene di tutto il resto, diventando complice dei potenti. [Azrael, pag. 78]

Bentornato, Alex Nero. Dopo L’ombra del falco e Nemmeno il tempo di sognare, tocca ancora all’ex agente di Polizia più malvisto di tutto il nord-est indagare su un caso che rischia di far saltare più di una poltrona. Il Teschio – l’assassino già assicurato alla giustizia in L’ombra del falco – è tornato a uccidere.
Ma come è possibile, se colui che era, oltre ogni ragionevole dubbio, il colpevole, si trova in carcere? La Squadra si ricompatta per dare un senso a un omicidio impossibile: Scaffidi, Santoruvo, Caputo, Rocco e lui, Nero, appunto, a prezzo di molti sacrifici, anche personali, indagano a ritmo serrato. Sullo sfondo Udine, una città travolta dalla crisi e sin troppo indifferente.
Thriller incalzante, a tratti pulp, Azrael si lascia leggere molto rapidamente e non delude.

Le gialle di Valerio/29: Katz Krefeld

alla derivaMichael Katz Krefeld
Alla deriva
Traduzione di Eva Kampmann
Einaudi, 2015
Noir

Copenaghen e Stoccolma. 1979-80 e 2010-13. In Svezia un ignoto assassino sta uccidendo svariate prostitute, sistemando i cadaveri come statue imbiancate nelle autodemolizioni: le uccide, strappa la pelle ai corpi, le concia, le impaglia, imbianca il tutto con la calce. C’è un nesso con la morte di una moglie e madre a inizio 1980. Dal 15 ottobre 2010 anche la prostituta danese 21enne Masja (in arte Karina) viene venduta dal suo ragazzo Igor al racket della prostituzione per saldare un debito di gioco. Finisce schiava del furbo perfido potente trafficante Vladimir Slavros, capelli neri impomatati e occhi piccoli, codino e barbetta da satiro, reduce russo della guerra in Cecenia, ben organizzato uomo d’affari anche in Svezia, per quanto l’Interpol gli dia la caccia. Il “protettore” le fa credere che potrà finire di pagare il debito; Masja comincia a scrivere un diario segreto, regge con l’eroina, organizza una fuga; la madre (di origini lituane) continua a cercarla, vuole qualcuno per trovarla, coinvolge Thomas Ravnsholdt. Ravn vive sulla barca ormeggiata a Christianshavn, quasi sempre zuppo d’alcol, in aspettativa dalla polizia dopo che gli hanno ucciso l’amatissima Eva. Ci prova.

Il bravo sceneggiatore (corti, serie tv) e scrittore danese 49enne Michael Katz Krefeld inaugura una nuova serie, in terza persona varia, già un discreto successo internazionale, dedicato alla moglie Lis. Ravn “Corvo” è incerto se tornare nell’appartamento dove vivevano felici (prima della rapina in casa, mentre lui era al lavoro) e se tornare a fare il mestiere che amava, vedremo i seguiti. L’eroe e la trama non sono originalissimi, tuttavia l’intreccio di biografie e tempi è compatto, molti personaggi sono rimarchevoli, le ambientazioni efficaci. Clima e dinamiche sono da Nord Europa, emergono come sempre le idiosincrasie fra paesi e popoli confinanti. La triste sofferente relazione fra le prostitute restituisce odi e alleanze dei piccoli gruppi, in un inferno. Il piccolo albero a vela “Bianca”, il cane Møffe, i veri amici salvano la vita. Nei casini non si mangia e non si beve granché. Musiche e parole dalle canzoni di Daryl Hall, in particolare “Everytime You Go Away”: porta con te un pezzo di me!

(Articolo di Valerio Calzolaio)

Le varie di Valerio/7: Benotto

il duca e il cortigianoLuciana Benotto
Il Duca e il Cortigiano. Imprese d’arme e d’amore
La vita felice, 2015
Storico sentimentale

Urbino (soprattutto). Giugno 1502-Febbraio 1504. Alla vigilia dell’inizio dell’estate, braccato da Cesare Borgia, il 30enne duca Guidobaldo da Montefeltro è costretto a fuggire da palazzo, lasciandosi alle spalle quindicimila soldati, giullari e prostitute, i preti e la popolazione “civile”. Lo accompagnano in tre; fra di loro, a cavallo di Leongrifo, il “cortigiano” gran guerriero 26enne Ferrante, sottili curati baffi, occhi azzurri, lunghi e mossi capelli castani, elegante raffinato ardimentoso, ultimo e illegittimo figlio di Ferdinando I d’Aragona, re di Napoli. Si rifugiano qualche tempo in una casa isolata fuori dal piccolo borgo di Montemaggiore, decrepita all’esterno, magnifica all’interno, con un variopinto biodiverso giardino e una fabbrichetta di ceramiche e vasellame di terracotta. Ne sono proprietari nonna Zenobia Andreoli, il suocero Jan Middelburg, la bella nipote 20enne Aura Middelburg, bionda con occhi verdi, che si occupa dell’orto, del frutteto e delle piante medicinali, dei decori e degli amati libri. Fra fughe rocambolesche, storiche sommosse, epiche battaglie, eventi storici e intermezzi personali, nasce e si consolida un grande amore fra Ferrante e Aura.

L’esperta insegnante alle superiori, giornalista di lunga data, lombarda d’acqua dolce Luciana Benotto narra in terza varia (soprattutto laddove c’è uno dei due) una relazione affettiva, immergendola con cura nella politica e nella cultura, nelle dinamiche sociali e nelle passioni artistiche del Rinascimento italiano. Il contesto di quegli anni è il papato legato ai Borgia (gelosie e tradimenti, cospirazioni e assedi); poi a fine 1503 muoiono due papi e prendono il sopravvento i Della Rovere, il ducato di Urbino vede di nuovo valorizzata la benvoluta magnificenza maturata in tutto il Quattrocento. Le descrizioni dei palazzi e dei dipinti, degli arazzi e dei vestiti giustificano l’immediata partenza per un’ulteriore meditata visita a Urbino. Come ad altri castelli e ville raccontati fra Mantova e Pitignano, Emilia e Veneto. Il pesce dell’Adriatico era già prelibato. E già 500 anni fa si bevevano gran vini: dal Bianchello (le viti sulle colline del Metauro) ai Verduzzo e Moscato bianco (a Venezia), rossi a bianchi, santi e brulé, fin pure cordiale e sidro.

(Articolo di Valerio Calzolaio)

Le brevi di Valerio/31: Rossini

i delitti della romagnaTitolo I delitti della Romagna. Trenta casi veri, presunti, irrisolti, da risolvere
Autore Andrea Rossini
Editore NFC Edizioni
Pagine 167
Prezzo 11,90 euro

Romagna. 1948-2014. “Nessun uomo può compiere il delitto perfetto, ma il caso sì” (citazione di Nabokov a pag. 7). I giornalisti di cronaca nera narrano continuamente di crimini e tragedie. Il bravo cronista riminese Andrea Rossini, ex carabiniere, venti anni di giornalismo professionistico alle spalle, torna su quanto ha visto e sentito con I delitti della Romagna. Trenta casi veri, presunti, irrisolti, da risolvere. Lo spunto sono fatti veri accaduti a Rimini, Ravenna, Cesena e Forlì, sulla costa o in collina, nelle case o per le strade tra il 4 gennaio 1948 (“Teppisti travestiti da eroi”) e l’11 luglio 2014 (“La patente del serial killer”), talora con i femminicidi di lungo periodo (“Guerrina e le altre”, oltre diecimila donne scomparse in Italia dal 1974).

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Le brevi di Valerio/30: Langer

il viaggiatore leggeroTitolo Il viaggiatore leggero. Scritti 1961-1995
Autore Alexander Langer
Editore Sellerio
Pagine 486
Prezzo 15 euro
(traduttori vari per i testi in tedesco)
(a cura di Edi Rabini e Adriano Sofri)
Introduzione di Goffredo Fofi

Solo 49 anni. Alexander Langer era un parlamentare europeo quando si è privato della vita a Firenze il 3 luglio 1995, nato nel febbraio 1946 in provincia di Bolzano, padre medico, mamma farmacista. Militò in Lotta Continua, fondò i Verdi italiani, ha lasciato un’impronta biodinamica indelebile nell’ecologismo italiano. Ora Sellerio ripubblica un volume del 1996 che raccoglie i suoi scritti dall’adolescenza alla fine, dal 1961 al 1995, Il viaggiatore leggero ed è ancora un’utilissima lettura.
I testi sono raggruppati cronologicamente secondo alcuni ricorrenti temi essenziali: radici (soprattutto religiose), incontri (con grandi dell’epoca), Sudtirolo, semina verde, non solo Europa, Italia, nuovi conflitti, convivenza disarmata, domande.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Le brevi di Valerio/29: Konaté

il commissario habibTitolo Il commissario Habib
Autore Moussa Konaté
Editore Del Vecchio
Pagine 335
Prezzo 9,90 euro
Traduzione di Ondina Granato

Bamako. Quasi venti anni fa. Il maturo onesto testardo Habib, commissario capo della squadra anticrimine della capitale e il giovane intrepido pauroso (delle bestie) ispettore Sosso devono capire sia chi ha ucciso (con il cianuro) i tre cadaveri (il primo donna, tutti apparentemente naturali) rinvenuti in due giorni nelle latrine del povero quartiere di Banconi sia da dove, come, quando e perché è capitato un cadavere massacrato in una vasca alla periferia della capitale. Due romanzi meravigliosi riuniti in un agile economico tascabile Il commissario Habib del grande maliano Moussa Konaté, scomparso nel 2013 poco più che 70enne (dopo anni di autorevole insegnamento), in terza sui due poliziotti.
Ne consiglio caldamente la lettura. Si capisce dell’Africa e della nostra specie.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

“Cosa resta di noi” di Giampaolo Simi

cosa resta di noiNe ha già parlato (bene) Valerio Calzolaio, ma l’ultimo romanzo di Giampaolo Simi merita qualche rigo anche da parte mia.
Cosa resta di noi (Sellerio, 2015) è, finora, uno dei romanzi migliori usciti quest’anno.
La storia – senza voler svelare troppo – è quella di una coppia alle prese con una maternità ferocemente cercata e implacabilmente negata dalla Natura. Le conseguenze, unite a una sana dose di coincidenze, saranno tremende per i protagonisti. I protagonisti, appunto, sono un punto di forza del romanzo: una moglie terribilmente egoista, un marito ciecamente innamorato, una terza donna sfortunata.

Giampaolo Simi approda a Sellerio con un romanzo che potrebbe fare molta strada. Cosa resta di noi è un noir maturo, scanzonato, doloroso. Sullo sfondo di una Versilia invernale (cosa c’è di più triste del mare d’inverno e degli stabilimenti chiusi…?), colpita da un’improvvisa nevicata, si muovono personaggi complessi intrappolati in una vicenda che sfugge al loro controllo.
Il romanzo è dedicato a Luigi Bernardi, di cui sis ente ancora forte la mancanza.
C’è poi un aspetto a cui, invecchiando, presto sempre più attenzione. Giampaolo Simi è una gran brava persona. E questo, per me, inizia ad avere una certa importanza. Sono convinta che la buona letteratura, quella che restituisce la realtà attraverso un’analisi attenta e sensibile, sia frutto non solo di tecnica narrativa, ma anche di spessore umano. A imparare la tecnica sono buoni (quasi) tutti; a essere persone decenti oggi riescono in pochi. E Simi ci riesce.
Per questo, e perché ha scritto un gran bel romanzo, gli auguro il sucesso che merita.
E solo in virtù di questo gli perdono il seguente feroce dialogo tra il giovane bagnino Diego (prima voce) e Edo il Narratore (seconda voce) a proposito di Anna, la Terza Donna:

«Quanto avrà? Quarantadue… quarantatré? Ha la fede?»
«No. Ma come minimo ha nell’iPod tutta la discografia di Laura Pausini e ha prenotato una crociera autunnale per single. Me la vedo che balla sul tavolo alle cene fra amiche divorziate, deluse dagli uomini o in pre-menopausa. Sai che divertimento».

Salve, sono Alessandra, ho 43 anni, non ho la fede e non faccio niente di quanto scritto sopra. Capito, Giampaolo? 🙂

Le gialle di Valerio/28: Stassi

FumisteriaFabio Stassi
Fumisteria
Sellerio, 2015
Giallo storico

Kalamet. Autunno 1954. Viene ucciso il comunista 39enne Rocco La Paglia, accoltellato alle spalle mentre beve a una fontana del paesino siciliano, all’alba. Aveva il cognome della madre, Donna Cosima, rimasta incinta del moroso poi morto in guerra. Era stato bracciante e iscritto al Pci, arrestato e confinato a Favignana, partigiano e sindacalista fino alla sconfitta del primo maggio 1947 nella vicina Portella della Ginestra, infine aiutante calzolaio. Il suo grande amore, oltre alla politica, era la magnifica figlia di una cugina di secondo grado, 4 anni più giovane, Ester, occhi sull’azzurro ma di colore diverso. Solo un bacio si erano scambiati, strade diverse. Lei si era sposata tardi, a 33 anni, più per andarsene dalla famiglia che per altro, con l’avvocato Filippo Licata, timido e bruttino, basso e baffuto, di mezz’età, grande oratore, servitore di potenti, padroni e latifondisti, infecondo. Del delitto (d’onore?) viene accusato lui, per un tortuoso percorso di tracce di fumo; in carcere trova un contrabbandiere balbuziente che conosce alcune verità e molte storie.

Kalamet, borgo di pescatori e braccianti, è cittadina inventata non distante da Piana degli Albanesi, San Giuseppe Jato, San Cipirello e Altofonte nella Sicilia occidentale. Fabio Stassi, bravo 53enne romano (famiglia originaria proprio di Piana), scrisse questo romanzo d’esordio quasi un decennio fa. Lo ripubblica ora con un minimo intervento stilistico e il testo in appendice della conferenza (“I muli della vergogna”) del febbraio 2015, tenuta in occasione di una mostra relativa al processo per la strage di contadini del 1947 sulla spianata di un brullo valico. I primi a cadere furono muli e cavalli, poi i contadini in festa, undici morti e ventisette feriti; ne fu accusato il bandito Giuliano, dietro di lui furono mandanti i cosiddetti poteri forti (contro la lotta per la terra, giusta e democratica). Il racconto si dipana in modo studiato ed efficace, in terza sui protagonisti, ogni tanto nella prima persona del carcerato (ingiustamente). Il titolo indica la prova decisiva dell’accusa, il gusto di fare scherzi e gli altisonanti discorsi privi di serietà.

(Articolo di Valerio Calzolaio)