Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Luglio 2015

book-toiletRiflessioni sparse sulla tazza. Non si legge, non si legge e non si legge è il grido di dolore che serpeggia dappertutto con scenari da futuro catastrofico. In compenso si scrive, si scrive e si scrive. Male. O si sta attaccati ai moderni mezzi di comunicazione (cellulari e robe varie) come il neonato alla poccia della mamma. Vero. Però non so cosa dire, sono sempre stato in crisi con le interpretazioni. È un momento di trapasso da un modo di vivere ad un altro. Inutile strapparsi i capelli (per chi ce l’ha). E io ho già la prostata che mi fa girare le palle.
Personale idiosincrasia a partecipare alle discussioni politico-letterarie nei blog. Ho tentato, mi sono inserito qualche volta sempre con il contagocce ed estrema difficoltà. Più il tempo passa e più tutte le disquisizioni e i paroloni che serpeggiano in certi spazi “culturali” mi arrivano come un cicaleggio vuoto e fastidioso. Anche cattivo, soprattutto quando si tratta di premi letterari e tutti lì a tirar palle meschinamente avvelenate. Quasi sempre l’assunto dell’intervento è bianco o nero. Niente sfumature di grigio che sarebbe già meglio. Ma forse è la vecchiaia.

Partiamo dai nostri magnifici G.M.
la prova in fondo al mareLa prova in fondo al mare di Rufus King, Mondadori 2015
“Sono sopravvissuti in dieci al naufragio del panfilo Elsinore, colato a picco ai Caraibi dopo aver urtato uno scoglio. Ma non tutte le vittime sono perite nella disgrazia. Il ricco proprietario del battello e il secondo ufficiale sono scomparsi dopo, in circostanze misteriose”. Due fatti importanti: qualcuno “aveva mischiato un narcotico nell’acqua potabile” del barile per far addormentare i sopravvissuti e le carte di bordo sono sparite. Dunque c’è di mezzo un assassino, e se un personaggio che sa chi sia  – “La prova è sotto i crisantemi”, afferma – cade morto stecchito avvelenato dal cianuro nel cocktail del suo bicchiere, la faccenda diventa ancor più complicata, anche perché non si riesce a capire subito il significato dell’espressione
Un bel problema per il tenente Valcour della polizia di New York che incomincia ad interrogare i vari protagonisti. Ma questo non basta. Occorre ritornare con tutti i superstiti sul luogo della tragedia ed un palombaro che si immerga fino a raggiungere l’Elsinore per la prova decisiva. Solo allora il caso sarà chiuso con il classico colpo a sorpresa finale. Atmosfera di continui sospetti, tensione, paura e mistero lungo tutto il racconto.

ho sposato un'ombraHo sposato un’ombra di Cornell Woolrich, Mondadori 2015.
Le notti d’estate sono piacevoli a Caulfield. Anche le notti d’inverno. Non per loro. I due si amano ma qualcuno, di sicuro, lascerà l’altro… Inizia così uno dei romanzi più belli di Woolrich. Intanto vediamo chi è lei. Una ragazza di diciannove anni “triste e disperata”, Helen Georgesson, lasciata dal fidanzato con un bambino in grembo, cinque dollari ed un biglietto per il treno. Qui incontra una coppia di sposini, Hugh e Patrice Hazzard. Subito amicizia e confidenza. Patrice deve andare dai suoceri che non l’hanno mai vista ed aspetta pure lei un bambino. Ad un certo punto uno spaventoso incidente e poi rumori metallici fra i rottami. Helen si ritrova in ospedale, ha partorito e viene scambiata per la signora Hazzard (i due sposini sono morti). Dilemma, accettare o non accettare la nuova identità? Nella nuova famiglia ci sono i suoceri premurosi e c’è lui, Bill, che vuole sposarla. Ma arrivano delle lettere a complicare di brutto la situazione.
Una analisi, minuziosa, spietata della mente e dell’animo di Helen sempre in tumulto: i dubbi, le incertezze, i sospiri, i turbamenti, le speranze, un po’ di luce e poi giù nel buio più profondo. Uno scandaglio memorabile su una donna costretta a mentire per trovare un po’ di pace nella vita. E quando tutto sembra risolto ecco che c’è qualcosa a ribaltare la prospettiva. Il sospetto all’inizio e il sospetto alla fine.
Angosciante.

la crociata dei bambiniLa crociata dei bambini di Ruth Rendell, Mondadori 2015.
Kingsmarkham, al tempo di Tony Blair. Tutti a cercare Lizzie Cromwell, sedici anni con qualche problema di apprendimento, sparita da tre giorni dopo che è stata lasciata dalle amiche lungo una strada. Tra i ricercatori anche l’ispettore capo Wexford (ha una figlia, Silvia, che lavora al “Rifugio” per aiutare le donne che subiscono le violenze) ormai convinto del peggio. Ma Lizzie ricompare all’improvviso e racconta una storia che non convince. Poi scompare un’altra ragazza di diciotto anni, Rachel Holmes, viene scarcerato un pedofilo che porta scompiglio nella società (la rabbia della folla causa pure un morto) e una piccola di tre anni viene rapita.
Dunque la violenza sulle donne, la falsa rispettabilità di certe famiglie e il “mostro” che si cela dietro tale rispettabilità, con Wexford sulle tracce di un altro assassino attraverso una volontà ed una energia indomite, le ipotesi, i dubbi, le false piste, la luce che si accende, il colpo, anzi il doppio colpo a sorpresa finale.
Romanzo ampio, lento, minuzioso (a volte anche troppo), in stretta relazione con problemi che si trascinano da tempo fino alla realtà di oggi. Accanto alla violenza sulle donne che campeggia in tutta la sua tragica drammaticità, altri spunti su l’adozione, il cancro, la pazzia, la pedofilia, l’inquinamento. Una società inglese ben diversa dall’immaginario che allora (ma anche oggi, direi) prevaleva.

Le inchieste del colonnello ReggianiLe inchieste del colonnello Reggiani di Valerio Massimo Manfredi, Einaudi Stile Libero Big 2015.
Cinque racconti su opere d’arte rubate e recuperate. Tipo “La Muta” di Raffaello, la “Madonna di Senigallia” e la “Flagellazione di Cristo” di Piero della Francesca, due Perugini, un Dono Doni, un Boccanera, tanto per dare un’idea. A capo del recupero il colonnello Reggiani di Roma, vedovo con figlia Teresa di quattordici anni piuttosto gelosa e allora relazioni occasionali in segreto e con senso di rimorso. Una bella squadra sotto il suo comando che esegue alla perfezione gli ordini in varie parti d’Italia e anche all’estero, per esempio in Sudamerica e in Jugoslavia. Contro ladri, tombaroli, ricettatori, trafficanti internazionali per smascherare i quali è necessario infiltrare qualche elemento della polizia, trattare gli eventuali acquisti delle opere rubate, pedinare, inseguire, sparare, se necessario, e insomma rischiare la propria incolumità. Coraggio e destrezza, all’occorrenza portamento distinto ed eloquio forbito che i mascalzoni si nascondono spesso sotto sembianze altolocate. Spunti sul colto Reggiani che fuma pensieroso Marlboro e su qualche personaggio.
Storie leggere, semplici, piuttosto ripetitive nella loro composizione. Leggere, dicevo, e semplici. Anche troppo.

Bella era bella, morta era mortaBella era bella, morta era morta di Rosa Mogliasso, Enne Enne editore 2015.
“Bella era bella, e morta era morta”. Pure elegante, magari con le scarpe rosse “un tantino esagerate”. La prima a trovarla sulla riva di un fiume una signorina bene (munita pure di colf casalinga) con bassotto Oscar che tira dritto. I secondi una coppia di ragazzi carichi di tempeste ormonali, pronti a farsi una canna in santa pace. Lei vomita, è indecisa, ma il maschietto no, meglio “schiodare”. Il terzo un tizio che urla, uscito da poco dal “repartino” dopo avere dormito sotto i portici della piazza. Via anche lui ma si prende una scarpa che accosta al cuore. Quarto incontro con “Alfonso Petrucchetti, in arte Karuna, massaggiatore pranoterapeuta” che sulla riva del fiume “sarebbe entrato in contatto con l’Energia Vitale Universale”. Il contatto, invero, lo trova nella nostra signora che, come sappiamo, bella era bella e morta era morta (il titolo mi ha intrigato). Un attimo di indecisione e poi tira dritto.
Quattro incontri, quattro storie che sviluppano soprattutto la tematica delle meschinità personali, della scoperta dell’altro e di noi stessi sotto l’assillo che qualcosa, insomma, andava fatto per la suddetta signora accasciata per terra. Prosa leggera, ricca di fine humour, che entra nella psicologia dei personaggi con i loro dubbi sulla vita che stanno vivendo, che vorrebbero avere e che non hanno, inevitabili scontri con l’altro e gli altri che girano intorno, problemi di coppia, problemi familiari, gelosie di ragazzotte sveglie e tutti gli incasinamenti dell’esistenza di eterosessuali e gay, il cui catalizzatore è quello della succitata signora. Bisogna ritornare lì, via, per togliersi l’assillo. Sorpresona finalona e un unico vincitore: il sorriso.

perfidiaPerfidia di James Ellroy, Einaudi Stile Libero Big 2015.
Spunti veloci (sono arrivato a metà del malloppone). Los Angeles. Sta arrivando la guerra. Quattro rapine in un mese ed uno stupratore in giro. Alla loro caccia Hideo Ashida, giapponese di seconda generazione, laureato in biologia e chimica, poliziotto insieme a Pinker, Blanchard, Meeks ed altri personaggi più o meno citati in precedenti libri dell’autore. Poi ecco quattro giapponesi sventrati della famiglia Watanabe, quattro spade sporche di sangue. Suicidio o omicidio?
Momento nero della storia americana. Mezzi cingolati per Spring Street, aggressioni, speronamenti, incidenti vari, morti per le strade, perquisizioni, nazisti picchiati in carcere, capri espiatori, internamento dei giapponesi mentre i cinesi esultano. Un continuo stillicidio di notizie, azioni e personaggi tra cui Kay Lake che racconta in prima persona la sua storia di infiltrata. In evidenza il marcio della polizia con tipi che ti raccomando: Dudley Smith tra oppio e benzedrina che ci dà di brutto con Bette Davis; Parker attaccato al bourbon come una sanguisuga; Chiamami Jack “grasso da fare schifo” con una cisti sul collo e con “l’uccello di una pulce”… Tutti tesi a far quattrini  e a sfruttare l’internamento dei giapponesi citato (i più ricchi potrebbero evitare il carcere a suon di dollaroni e ospitati in luoghi appositi, secondo Dudley). Eccetera, eccetera.
Ashida rischia di perdere il posto, lotta per non far internare la famiglia, pensa e ripensa al caso Watanabe ma occorre (ordine dall’alto) che l’assassino sia un giapponese. Citati una marea di personaggi noti del tempo: Rita Hayworth, Barbara Stanwyck, Bette Davis (marito checca) che se la spassa con il nostro Dudley, Carole Lombard, Joan Crawford (scopata da Scotty, dice lui) e perfino Bertold Brecht che passa accanto a Kay.
Ritmo ultraveloce, bombardamenti, mitragliate, schizzi di parole da ogni parte, ripetizione ossessiva del soggetto, poliziotti marci, botte, omicidi, ruberie, rastrellamenti. Perfidia, ovvero in spagnolo “tradimento” della società americana. E, mi pare, di tutta l’umanità.
Alla prossima (anche per vedere cosa succede ad Ashida).
P.S.
Traduzione superba di Alfredo Colitto.

più sporco della nevePiù sporco della neve di Enrico Pandiani, Rizzoli 2015.
Inverno, nel pieno della notte. Un furgone, con a bordo due uomini, salta in aria. Intanto Zara Bosdaves, investigatrice privata (aiutata dall’informatico Piero Bona), se la vede con uomo che cerca di uccidere la moglie (caso risolto).
A casa, siamo a Torino, il vecchio padre, una ragazza rumena ad aiutare nelle faccende domestiche, François suo nuovo compagno di vita dopo il divorzio (poco simpatico al genitore perché, tra l’altro, cucina “un po’ troppo speziato”). Zara non è tranquilla, lo vede “diverso dal solito, più taciturno”, ha paura di perdere il suo amore e la figlia Valia è lontana a studiare in Inghilterra.
François, in effetti, è preso da una vicenda difficile. Una donna, Agnes, è stata massacrata di botte, lui e un amico algerino (si occupa di rifugiati politici) sono alla ricerca del colpevole. Intanto un nuovo lavoro per Zara, deve ritrovare il marito Aurelio di Teresa Giordano, ricercato pure da un trio di malviventi un po’ sgangherato con il classico delinquente-bambino.
Problemi di drammatica attualità in questo libro: il razzismo e il falso sorriso di accoglienza, il traffico dei permessi di soggiorno, la crisi, il nero, la violenza del maschio sulla donna, ma anche comprensione e aiuto che l’uomo non è solo male. Accanto ai problemi generali quelli della nostra investigatrice, il suo momento di crisi con il compagno, il complicato rapporto con il padre, la figlia lontana, la difficoltà dell’indagine. Movimento, azione, colpi di scena (anche troppi), un dipinto ambito da molti, la paura, il pericolo, morti ammazzati, spunti ironici, canzoni e cantanti a creare atmosfera, un po’ di sesso che ci sta sempre bene. E neve, tanta neve. Dopo la saga di Les Italiens, Pessime scuse per un massacro e La donna di troppo il vecchio Panda ha colpito ancora.

Varie
Sul blog di Stefano segnalo il bell’articolo Una nuova consapevolezza? che parte dall’analisi di due libri recenti: The Golden Age of Murder (2015), di Martin Edwards e The Spectrum of English Murder (2015) di Curtis Evans per cercare di demolire alcune fissazioni sul romanzo poliziesco della Golden Age.

In crisi l’editoria e anche i nostri G.M. Diminuite le pubblicazioni e aumentato il prezzo. Puercas vaccas!

Per gli amici scacchisti
Questa volta suggerisco la storia e le partite del grande Bobby Fischer: Fischer analisi di un genio di R.G. Wade e K.J. O’Connell, Prisma 1989. “Dagli esordi del genio americano fino alla conquista del titolo ed oltre, quest’opera monumentale riporta tutte le 816 partite, “ufficiali” ed inedite, disputate da Fischer nella sua folgorante carriera, oltre ad accurate analisi e commenti in prosa…”. Per chi non fosse soddisfatto ci sono pure i tre volumi Bobby Fischer 1-2-3 delle sue partite commentate da Vassilli Smyslov, Mijail Tahl, Leonid Yudasin, Vladimir Tukmakov, delle ediciones eseuve 1992/93.

Spiluzzicature
Nelle solite librerie di Siena, avendo voglia di tirar fuori un sorriso, ho leggiucchiato I peccati della bocciofila di Marco Ghizzoni, Guanda 2015, e Mortdecai e il complotto del secolo di Kyril Bonfiglioli, Piemme 2015. Nel primo siamo a Boscobasso (pianura padana) con una brasiliana che non ti dico che porta scompiglio; nel secondo c’è il personaggio del titolo “mercante d’arte dissoluto e immorale” che un po’ mi intriga. Almeno uno dei due lo becco. Di sicuro Pessima mossa, Maestro Petrosi di Paolo Fiorelli, Sperling & Kupfer 2015, classico binomio giallo-scacchi che non mi lascerò sfuggire. Stanno arrivando anche pezzi grossi come la Vargas, De Giovanni e la rivelazione (si dice) Paula Hawkins. Ci sarà da piangere per il mio borsellino.

Spiluzzicature con atavici ricordi
Preso dalla continua mania per la Storia ho buttato all’aria (fazzoletto da bandito sulla bocca) qualche libro per tirare fuori Considerazioni sui principali avvenimenti della rivoluzione francese della signora Di Staël, ISPI 1943, con una succosa introduzione di Adolfo Omodeo e mi sono rituffato negli anni dell’Università quando mi pareva di fare chissà che cosa. La Di Staël fu la prima che “si levò al di sopra di una silloge di ricordi” e “assurse a primo orientamento storico”. Qualche paginetta all’aperto che i dermatofagoidi nascosti in questo libro sono micidiali e un saluto reverente alla suddetta signora.

Un giretto tra i libri della mogliera
Vediamo un po’. Ecco Maledetto ferragosto di Renato Olivieri, Rusconi 1980. La mi’ nonna, un giallo! E che giallo, ripubblicato dalla Mondadori l’anno scorso. Incipit: “Capì che l’uomo con il pigiama in turchese era morto quando il gatto nero balzò improvviso sul letto miagolando, e non successe nulla”. La seconda indagine del commissario Giulio Ambrosio dopo Il caso Kodra. Un classico. Ed ecco L’allieva di Alessia Gazzola, Longanesi 2011. Questo me l’ha fregato! Un giallo-rosa che va tanto di moda e che, da omo tutto d’un pezzo (si scherza, via), non mi sconfinferò mica. Devo proteggere meglio le mie creature.

Un giretto tra i miei libri
Il caso sbagliatoIl caso sbagliato di James Crumley, Einaudi Stile Libero 2008.
Milo, padre e madre alcolizzati morti suicidi e lui che cerca di non deluderli, è in ambascia. Fino a poco tempo fa “tallonava coniugi infedeli” e ciò gli bastava per tirare avanti. Con la nuova legge sul divorzio non c’è più bisogno dei suoi pedinamenti. Ma la signorina Helen Duffy (bona la su’ parte) gli chiede un’altra cosa: ritrovare suo fratello scomparso. Un bravo ragazzo, si capisce. Come succede nelle migliori storie dove tutto è il contrario di tutto. E allora il “bravo ragazzo” non è poi così tanto bravo e va a finire che ci lascia le penne. Magari in un  cesso degli uomini in uno dei tanti bar di Meriwether, cittadina di cinquantamila abitanti con i suoi problemini da risolvere.
Milo, dunque, ex vicesceriffo, sgangherato in una realtà sgangherata dove violenza, sesso, droga, anfetamine, marijuana, pasticche, speed, ladri, puttane, omosessuali e tutto il marciume che viene fuori dagli angoli delle strade è roba di tutti i giorni. Come la corruzione dilagante, le scazzottate e le sparatorie.
Ricordi, incontri tra passato e presente (imponente e ingombrante la figura paterna) a rendere più vero e complesso il personaggio. Nessuna illusione. Istintivo, realista e cinico con qualche sprazzo di luce. Helen gli infonde speranza “la speranza in un mondo migliore e più pulito dove un uomo e una donna potevano mettere su famiglia in santa pace”. Un luccichio che ritorna presto nel buio. Sesso al momento quanto basta e una lacrima che può scorrere all’improvviso. Ma non è tristezza.
Prosa ora secca, energica, scattante, ora più ampia e distesa a definire un paesaggio, a riesumare un ricordo, ora più intima nella ricerca di un senso da dare alla vita (che non c’è). Traduzione impeccabile di Luca Conti.
E dunque un bel libro. Bello e sbrindellato. Magnificamente sbrindellato.

Il cerchio rossoIl cerchio rosso di Edgar Wallace, Polillo 2009.
Per farla breve c’è una organizzazione criminale, denominata appunto “Il Cerchio Rosso”, che terrorizza i più importanti, influenti e ricchi (naturalmente) uomini di affari e politici costringendoli a pagare forti somme. Altrimenti addio alla vita. Quando arriva il tristemente famoso biglietto con il tristemente famoso cerchio rosso sopra stampato sono cavoli amari. E dunque chi lo riceve o paga oppure si fa difendere da Derrik Yale, un investigatore privato dotato di facoltà medianiche. Come ha fatto il signor James  Beadmore. Anche se non gli è servito a niente…
Ma la caccia all’assassino e al capo della terribile banda continua. Da parte dell’ispettore Parr e del suddetto Yale. Due tipi completamente diversi. Il primo con un “viso delicato da esteta”, gli occhi intensi, le lunghe mani bianche, il sorriso cordiale, il tono di voce affabile; il secondo basso e tarchiato, la faccia rosea, “gli occhi fissi, larghi e rotondi, dalla inespressività quasi bovina, il naso largo, carnoso, le guance pesanti che formavano due borse sotto il mento e il capo mezzo calvo…”. Praticamente il bello-intelligente il brutto-cretino (ma sul cretino c’è un ripensamento dello stesso Yale). Un classico.
Movimento e colpi di scena a piacimento (quello finale da urlo) con relativi morti ammazzati e personaggi (anche i soliti) che sbucano da tutte le parti quando meno te lo aspetti come se si giocasse a nascondino. Tipico di Wallace. Come la prosa istintiva senza svolazzi e salamelecchi, forse anche un po’ rozza ma efficace. Sempre alla Wallace con i suoi pregi e i suoi difetti. Ma qui la vincono i primi (o no?).
Ah… dimenticavo. All’inizio c’è una esecuzione capitale con la ghigliottina che fa cilecca (l’attrezzo si inceppa in un chiodo…). Il condannato si salva e diventerà il Capo della combriccola. Che si scoprirà solo alla fine.

Il club dei mestieri stravagantiIl club dei mestieri stravaganti di Gilbert K. Chesterton, Guanda 2010.
Assolutamente da non perdere con Basil Grant, ex giudice diventato pazzo che si trova a dover dipanare i casi più strani proprio con la sua pazzia e l’intuizione (agli antipodi di Holmes). Se qualcuno lo invita a guardare i fatti puri e semplici risponde “Dell’intuizione non vi fidate?… Da che altro è mosso il mondo se non dall’intuizione? Che c’è di più concreto?”. Riferito a suo fratello Rupert, detective dilettante, “La sua logica è straordinariamente lucida e fredda e invariabilmente porta fuori strada”. Meno male che a salvarlo c’è la poesia.
In una Londra gigantesca e inquietante troviamo il Club dei Mestieri Stravaganti, i cui membri devono avere inventato un loro modo con cui guadagnarsi da vivere, un mestiere del tutto nuovo ed originale come l’Inventore di battute o l’Attaccabottoni professionista e via di questo passo. Le storie nascono da una osservazione, da un piccolo indizio che preannuncia un terribile mistero, si continua con il cuore in subbuglio per finire attraverso lo scioglimento che dipana le fosche apparenze.
Prosa di un humour irresistibile. Leggete e moltiplicatevi.

Ed ecco un contributo del nuovo gabinettaro Omar Lastrucci (benvenuto!) di cui il blog Assassini e gentiluomini.
Sherlock Holmes e il signore della notteSherlock Holmes e il signore della notte di David Stuart Davies, Mondadori 2015.
Questo apocrifo, che in teoria poteva risultare un “pasticciaccio brutto”, è invece molto divertente e godibile. Holmes e l’inseparabile Watson hanno sì a che fare  con il sinistro conte in persona, ma anche con altri nemici “canonici” venuti dal passato che risulteranno anche più pericolosi dello stesso Dracula, e infatti secondo me il sinistro azzannagiugulari non è nemmeno l’antagonista più subdolo e pericoloso. Insomma, non uno scontato duello tra i due titani della letteratura, ma molto di più. Aggiungiamo che il libro è scritto con uno stile Conandoyliano al mille per cento e tutta la parte vampiresca ha il profumo dei vecchi film Hammer con Peter Cushing e Christopher Lee (ciao Christopher…) e il divertimento è assicurato. Certo, molti storceranno il naso perché i vampiri non esistono in natura e quindi si scade nel soprannaturale, ma per quanto mi riguarda trovo molto più credibile Holmes contro Dracula che non a salvare i Romanoff durante la rivoluzione Russa, oppure in giro per gli States, o ancora reduce da una bollente notte di passione con Irene Adler. De gustibus, ma io non lo lascerei in edicola.

A cui si aggiunge quello della nostra immarcescibile Patrizia Debicke (la Debicche)
27 ossa27 ossa di Diana Lama, Newton Compton 2015.
Stavolta per metterci in fibrillazione Diana Lama riparte dalla fine di un bel racconto sanguinario, pubblicato due anni fa nell’antologia Estate in giallo, in cui aveva lasciato il suo misterioso serial killer napoletano fermo in attesa davanti al portone di Palazzo Badenmajer.
Un Palazzo dalla fama sinistra. L’incubo del male?
Un tempo manicomio femminile di lusso, che ospitava, si narra ancora, gli esperimenti più crudeli, chiuso di forza dalle autorità e trasformato in seguito in grande condominio elegante con inquilini che partono e arrivano di continuo.
Una coraggiosa donna poliziotto dai capelli rossi, Andrea Drago – protagonista, vittima e carnefice della novella che vi dicevo – vive là, al sesto piano.
Uscita da pochissimo dall’ospedale, è ancora sotto choc per la terribile esperienza vissuta, ferita nella carne e nell’anima per l’indifferenza di chi credeva il suo uomo e per la sospensione dal servizio per eccesso di legittima difesa. Ma tutto questo non le impedisce di intuire che a Palazzo Badenmajer sta accadendo qualcosa. Cosa vede o crede di vedere la sua claustrofobica vicina Gloria? Sono reali le sue paure? Cosa succede attorno a lei? Di che cosa si impiccia l’occhialuta Eleonora che, arrivata ospite dall’amica Barbara – notoriamente confusionaria e che è partita senza aspettarla, – ha deciso di riconvertirsi in scrittrice e vorrebbe cercare materiale per un thriller?
In una storia bagnata dalla pioggia e che dura in tutto una settimana, ambientata in autunno, con un serial killer che colpisce e fa impazzire la polizia, Diana Lama descrive una Napoli vera, senza lo smalto delle cartoline, ma bella lo stesso, fatta di particolari, strade, stradine, vicoli e giardini.
Una comparsata di polso dell’equipe di profiler comandata da Durso, che avevamo conosciuto ne L’anatomista, dà una scossa alla trama. Sospetti, dubbi, errori ma stavolta alla fine vincerà definitivamente il bene. O c’è qualche altra sorpresa che ci aspetta?
Molto intriganti i buoni, i meno buoni e i cattivi, che meriterebbero un palcoscenico cinematografico con una folla di spettatori a tremare.

Termino con un prezioso consiglio di lettura della mia nuora Fiorella Di Iorio, instancabile divoratrice gabinettistica di mystery:
1) Il segreto della bambina sulla scogliera di Lucinda Riley.
2) Uno sconosciuto nell’ombra, Nella notte un grido e La culla vuota di Mary Higgins Clark.
3) Lampi di Dean Koontz.
4) I tredici scalini di Ruth Rendell.
Buona lettura!

Fabio Jonatan JessicaUn saluto da Fabio, Jonathan e Jessica Lotti

7 thoughts on “Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Luglio 2015

  1. E’ accaduto il miracolo…hai recensito positivamente un romanzo di Wallace!! beh, se non ti piaceva nemmeno Il cerchio rosso, allora non avrei saputo più cosa consigliarti! Bene bene.
    Il club dei mestieri stravaganti è uno dei capolavori di Chesterton, che ho recensito anche sul mio blog.
    Grazie per avermi concesso dello spazio nella tua rubrica, spero mi ospiterai ancora!

    Omar.

  2. Ciao grande.
    Quando scappa… Un passo al tuo gabinetto lo si fa sempre volentieri!!
    Ti consiglio un giallo di Victor Serge: Il caso Tulaev.
    Buona lettura e appuntamento alla prossima seduta.

  3. Omar sempre ospite gradito. Di Mongo gradirei una vignetta anche pagandola di persona ma mi sa che sia impossibile.

  4. Pingback: NNEDITORE | Rassegna Stampa Rosa Mogliasso

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