“Nell’angolo più buio” di Elizabeth Haynes

nell_angolo_piu_buioElizabeth Haynes
Nell’angolo più buio
Giano editore
Collana Nerogiano
Traduzione di Chiara Brovelli
Pagine 448

Catherine, ieri: abito rosso fuoco, tacchi alti, si sposta da un locale all’altro accompagnata dalle amiche storiche. Ballano, ridono, flirtano, bevono tantissimo.
Catherine, oggi: non lascia il suo appartamento di Londra se non dopo aver “espletato” tutti i controlli: sei volte la finestra della camera da letto, sei volte la finestra del bagno, sei volte la porta di ingresso… e se si distrae un attimo ricomincia da capo.
È sempre la stessa Catherine, raccontata a capitoli alterni: la giovane spensierata e la donna affetta da grave disturbo ossessivo-compulsivo. Che cosa ha determinato il cambiamento? Perché una giovane bella e disinvolta, fidanzata con Lee, un tipo misterioso e bellissimo che tutte le amiche le invidiano, si ritrova a vivere seminascosta, terrorizzata all’idea di avere una vita sociale?
Il romanzo di esordio della britannica Elizabeth Haynes racconta la discesa all’inferno, e la parziale risalita, di una donna forte che finisce impercettibilmente e inesorabilmente in trappola. La trappola di un amore malato che troppo tardi si mostra per ciò che è.
Buon thriller psicologico, accurato nell’approfondire il decorso, lento ma inevitabile, da un’apparente normalità alla follia conclamata.

Le gialle di Valerio/34: Avanzato

in morte di una cicalaMaria Silvia Avanzato
In morte di una cicala
Fazi, 2015
Noir

Bologna e Cima d’Argile. Fine anni ottanta. La liceale Azzurra Masieri, bellezza riservata, viso magro, capelli ricci, espressione buffa, pittrice per passatempo, senza vizi, ha una storia con lo sposato barbuto 50enne bel professore di storia dell’arte Giorgio Vernia, occhi azzurri ed espressione tormentata. Scompare e si ritira da scuola la sua girovaga amica Barbara, gran fumatrice di tutto e un poco drogata. Azzurra la va a cercare nel piccolo borgo d’origine in alta collina, per trovarla accetta il posto di “giardiniere” nella dépendance di una vecchia scorbutica, ex diva del cinema, Ilda Granato che vive con marito malandato e badante, il loro figlio è perito in un incidente. Qualcuno dice che anche Barbara sia morta, altri che sia partita; era diventata una discreta cantante dei gruppi musicali, prima “I dragoni” poi  “Le cicale”. C’è dietro qualcosa di strano e criminale, non si capisce cosa, si rischia la vita. Azzurra rintraccia Walter, il ragazzo gay con una piaga in viso che possiede un ritratto dell’amica. Walter per caso scopre Marco, un bimbo dai riccioli biondi. E la storia si ingarbuglia ancor più.

La 30enne bolognese Maria Silvia Avanzato, scrittrice da giovanissima età, ritorna al noir con un romanzo raffinato e pretenzioso, umido e piovoso, nel cupo crescendo della prima persona sui tre giovani personaggi che “cercano” di capire, i primi due girando spesso in bici. Ma Barbara non si trova (“vivere liberi o morire”). Alla fine Marco narra la vera storia in un tema di classe, che accadrà? Non si tratta di un giallo, e certamente l’autrice sconfina anche dal genere (che non la coinvolge), cerca una sua specificità, un formato tipo matrioska russa, costruito ma non freddo. Le vite affettive confermano la malattia della famiglia, mai mortale, per quanto a quei tempi lo si ipotizzasse. Tanti particolari, odori sapori colori rumori pensieri. Il medievale comune “Castello d’Árgile” è nell’area metropolitana di Bologna, 6500 abitanti circa; Argile dovrebbe prendere spunto da argilla; vari i corsi d’acqua, soprattutto il Reno. La voce di Maria Callas aleggia spesso, le campane suonano l’”Ave Maria” di Schubert. Pasti di contorno.

(Articolo di Valerio Calzolaio)

Le brevi di Valerio/34: Maier

masters of sexTitolo Masters of Sex
Autore Thomas Maier
Editore Sperling & Kupfer
Pagine 433
Prezzo 16,90 euro
Traduttori Dada Fasic, Marilisa Santarone, Cristina Volpi

St. Louis. 1957-1968. Gini e Bill cambiarono domande e risposte sul sesso. La graziosa 32enne Mary Virginia Eshelman (1925-2013), poi conosciuta come Gini Johnson, entra come segretaria all’ospedale universitario. Collabora col famoso ginecologo William Masters (1915-2001), che sta avviando una ricerca empirica. Via via, insieme, in 11 anni coinvolsero centinaia di coppie in oltre diecimila orgasmi. Grafici, tabelle, immagini rivoluzionarono quel che si sapeva su stimoli, piaceri, terapie, suggerendo qualcosa anche sui legami (sessuali e no) fra gli individui. Il bel libro del giornalista Thomas Maier, Masters of Sex, è divenuto una splendida serie, ora su Sky Atlantic. Da agosto 2015 è iniziato il secondo anno (ogni mercoledì): i due fanno coppia segreta come coniugi Holden in un albergo dei dintorni.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Le gialle di Valerio/33: Turisti in giallo

turisti in gialloAlicia Giménez-Bartlett, Marco Malvaldi, Antonio Manzini, Santo Piazzese, Francesco Recami, Gaetano Savatteri
Turisti in giallo
Traduzione di Maria Nicola (il primo racconto dallo spagnolo)
Sellerio, 2015
Racconti Gialli

Aosta, Barcellona, Palermo, Firenze, Sicilia, Corvara. Tempo di crimini in vacanza. Verso Pasqua la salita al Polluce (sopra i 4000) può essere pericolosa, uno dei tre escursionisti si sfracella, forse non è un incidente alpino. Mentre spogliano il cadavere di un’apparente prostituta truccata in modo grottesco trovano una tessera dei trasporti metropolitani, tocca fare il giro di tutti i musei per capirci qualcosa. A giugno il 66enne Amedeo e Angela decidono di passare qualche giorno insieme a Firenze, lontano dalla casa di ringhiera milanese; la prima notte, lui prende il Viagra ma si perde nelle viuzze e viene arrestato. A luglio arriva al Dipartimento una coppia di ricercatori americani, fra l’altro si occupano di ingegneria genetica ma la polizia sospetta altro. In pieno agosto nella cantina del Belice il commendatore 82enne Olmo Buscaglia spiega che la vigna è la luce dei suoi occhi e viene subito dopo la bella infermiera 40enne macedone Katrina che lo assiste, coetanea del figlio diabetico; l’anziano muore poco dopo. In pieno inverno Massimo e il vicequestore Alice Martelli vanno a godere e sciare lontano da Pineta, la transizione vetrosa li aiuta a risolvere un omicidio.

Bentrovati! Sei grandi romanzieri di casa Sellerio realizzano l’ennesima divertente raccolta di racconti con i personaggi preferiti dai lettori, alle prese con le bellezze dell’ambiente naturale e della vita sociale. Tornano il vicequestore romano al Nord Rocco Schiavone di Manzini in terza persona varia, i catalani capo Petra e vice Fermín di Giménez-Bartlett in prima persona (lei), il milanese Consonni del fiorentino Recami in terza, il biologo Lorenzo Marlowe La Marca di Piazzese in prima, il giornalista scrittore palermitano (ex portavoce di sottosegretario stronzo) Saverio Lamanna di Savatteri in prima, il proprietario pisano del Barlume di Malvaldi fra la neve in terza fissa. Ed è un grande spasso! La formula funziona, gli autori sono stimolati e stimolanti, cercano soluzioni parallele e mantengono le loro soap opere. Ormai i racconti sono divenuti un passaggio e un completamento dei personaggi seriali, l’approfondimento di intrecci e affetti. E chi già ama i romanzi solo di uno aggiunge un tassello e scopre gli altri.

(Articolo di Valerio Calzolaio)

 

Le brevi di Valerio/33: Carrino

la buona legge di mariasoleTitolo La buona legge di Mariasole
Autore Luigi Romolo Carrino
Editore Edizioni e/o
Pagine 215
Prezzo 16 euro

Napoli. Fine agosto e autunno 2008. Tocca alla colta laureata commerciante Mariasole Simonetti. Hanno ucciso il marito 27enne Giovanni Farnesini, figlio del latitante potente spietato boss Don Antonio Acqua Storta, parenti e amici erano stufi della sua patente omosessualità, innamorato del contabile Salvatore. ‘A vedova ‘e ‘nu ricchione ha un figlio di sette anni da accudire, accetta di diventare gelida e sanguinaria. Capisce che dietro tutti c’è la ribelle nonna 67enne Angela Rosamaria Lieto, gestisce la guerra delle famiglie e tiene in piedi la Federazione.
Il bel romanzo del 2008 del bravissimo 47enne Luigi Romolo Carrino ha ora il seguito, in prima su di lei, La buona legge di Mariasole, fra attentati e torture, le regole di una madre e quelle di un capo della camorra. Notevole!

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Le gialle di Valerio/32: de Giovanni

anime di vetroMaurizio De Giovanni
Anime di vetro. Falene per il commissario Ricciardi
Einaudi, 2015
Pag. 396, euro 19
Giallo

Napoli. Fine settembre 1932. Il possidente barone cilentano commissario Luigi Alfredo Ricciardi di Malomonte dagli occhi verdi è sempre più cupo e magro. La tata Rosa è morta, pur ben sostituita dalla 17enne nipote Nelide, tozza e massiccia, ispida ed efficiente. L’alta amata maestra quasi 25enne Enrica frequenta il maggiore tedesco Manfred, bello e atletico, capelli biondi e occhi azzurri, vedovo 38enne nominato funzionario culturale (di fatto una spia) presso la struttura diplomatica. L’innamorata splendida Livia si sta stufando dei suoi dinieghi e comincia a pensare sia gay. Lui sa di non potersi concedere per il bene di chi gliene vuole. Continua a sentire ultime voci e parole di chi muore ma in questura si annoia… finché la bellissima raffinata Bianca Borgati dei marchesi di Zisa, decaduta contessa Palmieri di Roccaspina, non va a chiedergli di indagare sull’omicidio di cui il marito (in stanze da tempo separate) si è accusato senza poterlo avere materialmente commesso. Il morto è un furbo avvocato usuraio. Aiutato dal fido possente brigadiere Maione, Ricciardi sa che si ammazza per fame o per amore e risolve il caso anche se quasi nessuno forse ne verrà a conoscenza.

Ancora una volta il nuovo bel romanzo del sensibile 57enne napoletano Maurizio De Giovanni ha come filo conduttore una celeberrima canzone, questa volta “Palomma ‘e notte” dell’esimio poeta Salvatore Di Giacomo e del musicista Francesco Buongiovanni (1906). Lì stanno i personaggi che inframmezzano la narrazione dall’inizio alla fine, i “chitarristi” vecchio e giovane; lì stanno le farfalle, le falene, di notte; lì occorre rispondere a donne capricciose e incostanti, desiderabili magari anche per quello; lì si spiega il sacrificio delle anime di vetro. Sono 8 in soli 9 anni i romanzi della serie “storica”, all’inizio Fandango, ora Einaudi; complessivamente coprono con acume e precisione meno di un biennio del periodo fascista. A posto del caffè c’è il surrogato. La società sportiva Napoli Calcio esisteva già da sei anni ma ancora non se ne sente parlare. Ricciardi trova un’amica alla quale confermerà che per lui le donne sono un vero mistero e vorrebbe “capirne qualcosa in più”. O confondersi definitivamente. Qualcuna gli prepara comunque polpettone e zuppa inglese.

(Articolo di Valerio Calzolaio)

Le varie di Valerio/9: Santoro

l'amante della massaggiatrice cineseRosa Santoro
L’amante della massaggiatrice cinese
Arduino Sacco Editore, 2015
Sentimentale Erotico

Un piccolo centro massaggi. Di questi amari tempi. Un anziano insegnante in misera pensione, affaticato e depresso, mai sposato senza figli né nipoti, viso sciupato e gambe stanche, capelli bianchi e frequenti mal di testa (attutiti con iniezioni di morfina), spia da una tendina della finestra del suo appartamentino e comincia a frequentare Amneris, che lavora di fronte, al negozio “Centro Massaggi Elisir” gestito da cinesi. Lei è bella e intelligente, occhi morati e lentiggini sulla pelle, neo vicino l’ombelico, labbra gonfie e dita affilate, tra i 25 e i 30, pessimo italiano sia parlato che compreso. Lo impasta, gli siede sopra, gli entra nello stomaco e nel cervello. Lui sogna, sente il calore vaginale attraverso l’ano. Superano inibizioni: gli rimane sopra facendo sì che il seme invada tutto il bisogno femminile. Nasce una qualche relazione. Lui ricorda le Lolite della classe, le lascia biglietti lettere disegni, per un po’ non si fa vedere, accetta attese col ricco direttore europeizzato in sala d’aspetto, piange. Non c’è futuro, è amore.

La 27enne scrittrice tarantina Rosa Santoro ha già ottenuto qualche successo, vincendo fra l’altro il premio della giuria come miglior romanzo erotico alla seconda edizione del concorso letterario fiorentino “Città di parole”. Ora prosegue l’avventura degli sfumati romanzi carichi di sensualità, con sapori d’erotismo. Dopo una ragazza adolescente, qui c’è un vecchio uomo single. Scritto di getto, poco autobiografico, in prima persona. Sono quarantasei “momenti” di una usurata vita di maschio senza mai coppia, al confine fra relazione carnale e immaginifica illusione, al centro l’acquisto trasgressivo di consumo e fantasie. Interessanti, per quanto discutibili, alcune innovazioni linguistiche, a favore della musicalità. La città e il contesto sociale non contano, può essere qualsiasi città contemporanea in qualsiasi momento contemporaneo. L’autrice (che usa anche lo pseudonimo Flower Stylosa) dice di aver individuato in Toni Servillo l’attore che poteva personificare il protagonista, chissà? Comunque, dall’amore si parte e all’amore si torna.

(Articolo di Valerio Calzolaio)

Letture al gabinetto di Fabio Lotti: Agosto 2015

book-toiletQuesta volta mi sono buttato tra le braccia dei poeti attraverso alcuni librettini leggeri che trovai, millanta anni fa, in omaggio con un giornale (mi pare). D’altra parte la tazza è una sentimentalona e accoglie tutto di me. La poesia, ah, la poesia! Da ragazzaccio di strada avevo i miei bravi momenti poetici di turbamento che mi facevano battere il cuore di fronte a certe ragazzotte pienotte e ai loro sguardi maliziosi. Ma anche di fronte a certi tramonti dove il sole se ne andava a morire rosseggiando dietro le colline del paese e un brivido serpeggiava lungo la schiena (sarebbe ritornato?). Così, tra una ponzata e l’altra, ho ripreso in mano in primis il Leopardone e il Foscolone che hanno aperto la strada, a cui si è aggiunto “Amor mi fa parlar, che m’è nel core” del Boccaccione, poi un paio di pezzi del Dantone, i sospiri del Petrarcone e un po’ di tristezza polverosa del Gozzazone, creando un bel miscuglio di sentimenti che mi hanno fatto compagnia.
Sarò anche fissato ma gli incontri con i poeti e gli pseudo poeti dovrebbero essere organizzati tutti sulla tazza. Il facitor di versi che declama il proprio parto preso nel momento di un attacco viscerale. Che forza! Che emozione! Corpo e poesia insieme nel rispetto più profondo dell’uomo.

Partiamo, come al solito, dai magnifici G.M.
Il delta delle tenebre di Thomas H. Cook, Mondadori 2015.
il delta delle tenebreThomas H. Cook è un furbo matricolato di tre cotte. Guardate un po’ come riesce a farci abboccare all’amo della curiosità e dell’interesse. Luminosa mattina di aprile del 1954. Il giovane Jack Branch accetta il posto di insegnante alla Lakeland High School, proprio dove aveva insegnato suo padre per quasi vent’anni prima dell’”incidente”. Ecco la prima esca gettata. Ci parla di un “incidente” ma non ci spiega in che cosa consista (lo sapremo molto più avanti). Subito dopo arrivano alcune domande relative ad un processo che si ebbe in seguito rivolte allo stesso Jack. Senza, naturalmente, la spiegazione in che cosa consisteva questo processo. Seconda esca e il pesce-lettore (in senso positivo, eh!) ha abboccato. Se a ciò si aggiunge che le lezioni di Jach Branch vertono sul “male” con letture e citazioni che viaggiano anche fin nell’impero romano per risalire a Jack lo Squartatore, l’atmosfera da brivido è perfettamente delineata e noi siamo lì che scodinzoliamo fuori dall’acqua tirati dalla lenza di Cook.
Ma non è finita qui. Tra gli studenti che seguono il corso c’è il figlio di un assassino “tristemente noto alle cronache locali per il brutale omicidio di una studentessa”, e il nostro insegnante lo incoraggia a fare un lavoro di approfondimento proprio su questo tristissimo caso. Che diventa un approfondimento della vita dello studente, della sua vita stessa attraversata da dubbi (“Forse non sei l’uomo che credevi di essere” gli dice Nora, di cui si è innamorato), del rapporto con suo padre (che scrive un libro su Lincoln) e dei lati oscuri della città.
Il pesce-lettore, già da tempo finito nel cestino, è tenuto in continua tensione attraverso un miscuglio di tempi e di tecnica narrativa sopraffina: uso di un martellante flash back, di notizie tratte da più fonti intercalate fra loro, una attenzione particolare, per esempio, agli occhi, agli sguardi dei personaggi ora pensosi, imbronciati, belli, privi di luce, immobili, malinconici, neutrali. Thomas H. Cook è un furbo matricolato di tre cotte. Da togliersi il cappello quando pesca.
P.S.
Tradotto mirabilmente da Mauro Boncompagni.

La crociera della violenza di Frances e Richard Lockridge, Mondadori 2015.
la crociera della violenza“Vacanze movimentate in vista per Jerry e Pamela North, imbarcati su un piroscafo diretto verso Cuba e le Bahamas per una crociera in compagnia di amici. Qualche avvisaglia emerge dalla bizzarra presenza a bordo di soldati appartenenti a un antico ordine militare, armati di spade e fucili: armi da cerimonia, certo; autentiche, tuttavia. Una vaga inquietudine comincia a serpeggiare quando una delle spade viene sottratta alla dotazione del corpo”. Sulla “Carib Queen” c’è anche, tra gli altri, un certo J. Orville Marsh, “alto e virilmente bello”, un investigatore privato specializzato nel ritrovamento di persone scomparse. Quando la signora Brown bussa, più tardi, alla sua cabina ecco che viene ritrovata la spada conficcata proprio nel corpo del suddetto Marsh.
Incomincia un caso difficile da sbrogliare. Indagano William Weigand (Bill), capitano della squadra omicidi di New York, e i nostri due sposini. Non mancano i momenti di pericolo: qualcuno, probabilmente l’assassino, che colpisce con lo sfollagente, butta all’aria un paio di cabine, aggredisce Pam e un altro personaggio, si mette a spiare. La scena, poi, si sposta all’Avana con inseguimenti, balli, puntate alla roulette, e finale con grido acuto che serpeggia nell’aria.
Ipotesi, dubbi, momenti di tensione e perfino una punta di ironia sulla notizia dell’assassinio che si trasforma inevitabilmente di bocca in bocca.

Le indagini di Scotland Yard di John Dickson Carr, J.J. Marric e Edgar Wallace.
Le indagini di Scotland YardScandalo a High Chimneys di John Dickson Carr.
High Chimneys 1865. Famiglia Damon: Matthew avvocato ricchissimo “spettegolato”, figlio Victor snello ed elegante, Kate e Celia “due sorelle di cui la gente diceva che non sembravano affatto sorelle”. Il problema è che il suddetto celebre avvocato “scopre di avere fatto condannare anni prima una donna innocente”. Ora vorrebbe liberarsi di questo peso ma qualcuno glielo impedisce per sempre. Personaggi principali Clive Strickland, amico di Victor e autore di successo con “romanzi a sensazione” e l’ex ispettore Whicher, furbo una cifra. Di mezzo una specie di fantasma, un testamento che sparisce, una creatura adottata (chi sarà?), passi furtivi, tuoni che esplodono insieme a colpi di pistola, l’amore stuzzicarello che nasce. Whicher ha capito chi è l’assassino e vuole tendergli una trappola con la collaborazione di una truffatrice. Allora aspettiamo e vediamo che la sorpresa sarà grossa…
Il mese di Gideon di J.J. Marric
George Gideon, comandante di un dipartimento investigativo di Scotland Yard, imponente ed elegante, moglie Kate che lo conforta al bisogno e cinque figli. Una serie di casi da seguire: una mamma che picchia forte il figlio; la morte per strangolamento di un vecchio; il più pericoloso malvivente che sta per scappare dall’Inghilterra; la scomparsa di una bambina; una donna che, novella Barbablù, uccide i vecchietti… E Gideon tosto e incrollabile, con il suo gruppo di ottimi collaboratori, che segue tutto. Storie di violenza sulle donne e sui bambini allenati a diventare borseggiatori. Come quella tristissima di Peter Wray rinchiuso in un armadio e picchiato dalla madre. Il lettore è condotto per mano a seguire le varie storie in una città di ladri e malfattori. Ma c’è sempre il nostro Gideon a vigilare.
Il poliziotto innamorato di Edgar Wallace
Banca svaligiata e guardiano notturno ucciso. Sembra proprio che l’assassino sia il direttore della filiale già pronto a fuggire con le valigie. Ma non per Reeder della Procura generale, viso lungo, capelli argentei, basette, un paio di lenti cerchiate di metallo, una bombetta, cravatta con nodo già fatto e un ombrello appeso sempre al braccio (mi ricorda padre Brown). Un’autorità nello studio delle emozioni umane, vede il male dappertutto ed ha la mente come quella di un criminale (lo dice lui stesso). Per questo riesce a risolvere i casi più difficili come il presente. Occhio ad un rosaio un po’ stentato e ad un bel mazzo di fiori.
Ottime letture assicurate con la benedizione di Mauro Boncompagni.

La ragazza del treno di Paula Hawkins, PIEMME 2015.
la ragazza del trenoRachel in treno verso Londra osserva tutto, un mucchietto di vestiti vicino alle rotaie, una villetta bifamiliare con Jason e Jess (nomi da lei inventati, poi Scott e Megan nella realtà) che sembrano una coppia felice. Si sente indesiderata, “sgradevole”, ingrassata e il viso “gonfio per l’alcol e la mancanza di sonno”, sposata con Tom e lasciata dallo stesso, vive in casa dell’amica Cathy e tormenta Tom e la moglie Anna (hanno una figlia) con telefonate e mail. Durante uno dei tanti viaggi in treno vede Jess (Megan) baciare con trasporto uno sconosciuto. Il sogno di una coppia felice spezzato, come il suo.
Si continua con il racconto di Megan sposata con Scott, fa la babysitter in casa di Tom e Anna (ma guarda un po’), poi lascia questo lavoro e via dallo psicologo Kamal (attacchi di panico) con il quale zompa sul letto (un classico). Ad un certo punto sparisce e arriva la polizia. In seguito è Anna che racconta la sua storia in prima persona, il suo matrimonio, la sua “felicità”, i suoi tormenti, la rabbia verso Rachel. Al centro soprattutto quest’ultima devastata dal senso di colpa “Vorrei farmi a pezzi con le mie stesse mani” e dall’alcol. Ora c’è da ritrovare Megan. Viva o morta.
Tematiche del libro: le false apparenze e lo spiazzamento in un casino di detto e non detto, di tormento e logoramento della vita di coppia con tre donne a propinarci la loro. Scrittura “semplice” che entra nelle pieghe più tormentate degli animi, alternanza temporale, sogni, incubi, sesso, naturalmente, senza quelle scene assatanate descritte nei minimi particolari che vanno per la maggiore. Si sospetta di tutto e di tutti con un finale in crescendo e la possibilità che il lettore smaliziato riesca a capire il conclusivo colpo di scena.

Perfidia (II)
perfidiaPerfidia di James Ellroy, Einaudi Stile Libero Big 2015.
Finito di leggere. Los Angeles al tempo della seconda guerra mondiale. Avevo concluso le prime note chiedendomi che cosa sarebbe successo ad Ashida, poliziotto giapponese di seconda generazione alle prese con il caso Watanabe (famiglia uccisa a colpi di spada), che me lo ritrovo sempre in giro  ad indagare, ma ormai occorre “un pazzo delirante motivato da una libidine incomprensibile” (ordine dall’alto). Ecco pronto Fujio Shudo, arrotino ambulante, detto il “Lupo Mannaro”. Facile costringerlo a dire la “loro” verità.
Butto giù come viene. Continuano i casini da tutte le parti. Collettivi e individuali. Scontro con i cinesi, fucilate a sale, gas lacrimogeni, botte da orbi tra Scotty e Lee Blanchard. Poi alla cantina di Kwan, tè alla benzedrina, Brenda Allen a “smerciare la fica”, Clark Gable che mostra in giro una foto di Cary Grant “con un cazzo in bocca”. Avanti ancora. Lotta in cella di Kay Lake con una poliziottona lesbica, cazzotti e coltellate, Ashida costretto a costruire documenti falsi, i rossi che hanno girato un film comunista (tra cui la nostra Kay) messi in carcere e poi rilasciati, incontro tra Dudley (poliziotto marcio) e Claire De Haven, salti sul letto a babordo e tribordo, poi al cinema con la figlia Beth e Bette Davis (sua amante) a cui piace un sacco essere riconosciuta ed è tutto un coro di “Bette” Bette!”, allarme, un sommergibile giapponese in Baja California, Ashida e la scintilla, la lampadina che si accende. Ecco, ci siamo, sa chi è l’assassino vero dei Watanabe! (ma non serve a niente).
Insomma tradimenti, lotta all’interno della stessa polizia, documenti falsi, accordi illegali, si uccide, ci si ammazza di botte, si sfrutta l’altro amico o nemico, impasticcamenti, droghe, sesso, il marcio dell’uomo che dilaga come una puzzolente chiazza di petrolio nell’America in guerra. Mitragliate di parole a getto continuo, a volte anche nelle parti basse.
Ma l’amore, il sentimento d’amore, quello vero, quello del cuore? Si può trovare in questo orrido miscuglio di merda? Si può trovare. In fondo. Proprio in fondo all’ultima pagina. Come a dire che c’è sempre speranza. Speriamo.

Pessima mossa, Maestro Petrosi di Paolo Fiorelli, Sperling & Kupfer 2015.
Pessima mossa Maestro PetrosiUrbavia. Finale torneo di scacchi. In prima scacchiera il G.M. Achille Petrosi “grossa testa quadrata”, capelli crespi, foltissime sopracciglia, un angioma in mezzo agli occhi. Ha fatto la sua prima mossa ma il suo avversario Vitti, il Conte, non si è ancora presentato. Intanto girella per la sala soffermandosi soprattutto al tavolo di Alexandra Kòstina, la giovane giocatrice russa che “spiccava come un girasole in un deserto di cenere” (e già si capisce come andrà a finire). Ma ritorniamo a bomba. Vitti non si presenta e non si presenterà. È steso all’ingresso della sua villa. Morto. Morto ammazzato da quattro coltellate.
Inizia, così, la vicenda del nostro Petrosi alla ricerca dell’assassino. Lasciato da Stella vive con la madre, uggiosetta anzicheno, il figlio Nicola, anch’egli appassionato di scacchi, che se ne va via di casa. Intanto un mistero. Su una sua scacchiera un problema tratto da una partita del grande Alechin. Una mossa giusta che lui non ha fatto (la cosa si ripeterà in seguito). Ma allora chi ne è stato l’artefice?
Al circolo, munito pure di bar, i suoi affiliati: Mercalli, Pantoni, De Mica, Bassaroni, Korcic, Daxa, il Barba (mi ricorda il nostro Barbafiera), Molaroni, Righetti detto lo Scemo. Domande su domande e viene fuori la figura del Conte sempre più chiuso in se stesso, la sua storia sentimentale con lo  Scemo, i suoi conti in rosso, la passione per certi quadri, un prestito allo stesso Petrosi che si troverà  a doverlo giustificare.
Aggiungo uno strano disegno del Conte, il furto al Museo dell’Art Nouveau della scacchiera di Alechin, il torneo di Cannes, lo scontro con il figlio, le emozioni, la lotta, la lampadina che si accende dopo una partita con Krilov che ha mascherato bene il suo piano, ha fatto credere che… e invece… Ora Petrosi sa chi è l’assassino. Colpo finale a sorpresa nel più classico dei gialli.
Un libro dove, oltre alla trama gialla, sono soprattutto presenti gli scacchi, il torneo lampo con i giocatori che si agitano in preda all’epilessia e i pezzi che traballano sulle scacchiere, i vari momenti della partita, i dubbi, le perplessità, i sospiri, la gioia e lo sconforto che si alternano nell’animo dello scacchista. Gli scacchi come lotta o arte alla ricerca della “Verità”, il ricordo di grandi campioni, soprattutto di Alechin. C’è tutta la passione e l’amore verso questo giuoco, verso il “nobil giuoco” che prende e affascina.

Per mancanza di spazio questa volta via le spiluzzicature e robe varie.

Un giretto tra i miei libri
il_cimitero_di_pragaIl cimitero di Praga di Umberto Eco, Bompiani 2010.
Si parte dalla fine (24 marzo 1897), ovvero dal diario di Simone Simonini, quarantasette anni suonati portati bene, padre torinese e madre francese. Ama la buona tavola, odia gli ebrei, critica i tedeschi, i francesi, gli italiani, i preti, tra cui in modo particolare i gesuiti, le donne, si traveste, fabbrica documenti falsi, in crisi di identità, è o non è l’abate Dalla Piccola che si insinua furtivamente nei suoi diari? Insomma un tipo piuttosto “particolare”…
Qui troviamo ben tre narratori: il nostro Simonini, l’abate Dalla Piccola e il Narratore vero e proprio che interviene quando la storia del diario si fa “arruffata”. Gli eventi, poi, non si susseguono linearmente ma, come in un racconto complesso che si rispetti, abbiamo diversi intorcinamenti temporali tanto per tenere ben desto il lettore (se si appisola anche per un secondo sono cavoli amari).
Ad eccezione di Simone Simonini tutti gli altri personaggi che incontriamo sono realmente esistiti e hanno dato vita ad una specie di romanzo d’appendice in stile ottocentesco con illustrazioni tipiche del feuilleton del tempo.
Ma c’è un altro protagonista, oltre i già citati. L’autore stesso, non tanto e solo come Narratore, ma proprio come Umberto Eco che si diverte un mondo a costruire storie complesse, aggrovigliate, a rimpinzarle di letture, libri, citazioni, a ricostruire personaggi vissuti, squarci di vita, atmosfere, idee, sentimenti, astuzie, tranelli, lotte, ricatti, passioni, amore e morte. E me lo immagino con gli occhietti furbetti a scuriosare tra montagne di documenti per creare, anche lui, un “documento” che faccia discutere (vedi il tema dell’antisemitismo, per esempio) e rimanga nel tempo.
All’uscita del libro un coro di alti e bassi, ovverosia sussulti incontenibili di gioia e stroncature impietose. Il libro è “entusiasmante”, oppure “noioso e farraginoso”.  Non dico che sia entusiasmante, né che sia noioso e farraginoso. È che tra le spire culturali di Umberto Eco, un po’ di affanno ci prende, via.

Il coltello nella schiena di Anthony Wynne, Polillo 2007.
Il coltello nella schiena“Il corpo di Lord Wallace, in pigiama e con un coltello conficcato nella schiena, viene trovato dalla polizia su una spiaggia sabbiosa della costa inglese nei pressi di Eatsea. La morte è sopraggiunta istantanea e da alcuni elementi appare certo che la pugnalata fatale è stata inferta proprio in quel luogo. Ma intorno al corpo la sabbia è intatta: non ci sono impronte di alcun tipo nel raggio di un centinaio di metri e la stessa posizione del cadavere, che giace composto e senza altre ferite a parte una leggera escoriazione alla mano destra, esclude la possibilità che sia stato gettato da un aereo. Neppure le maree hanno avuto un ruolo in quel delitto inspiegabile: un accurato controllo dei movimenti del mare dimostra infatti che sono da scartare sia l’ipotesi che il colpevole si sia allontanato a nuoto, sia quella che il corpo di Lord Wallace sia stato lasciato da una barca approdata a riva. Toccherà al dottor Eustace Hailey, medico psichiatra e investigatore per hobby, venire in soccorso della polizia e risolvere il mistero di questo e di altri omicidi commessi in circostanze altrettanto inspiegabili. Un solo indizio accomuna i tre delitti: la presenza, vicino ai corpi, di alcune monete d’oro”.
Il classico delitto impossibile che andava di moda in quegli anni (anni Trenta) ma non fermo, bloccato. Qui c’è movimento, soprattutto sul mare. Hailey si muove da un posto all’altro, lotta, rischia la vita. Ombre, mistero, paura. Un po’ di gotico, insomma, che non guasta a chi piace il gotico.

Ecco il contributo del nuovo gabinettaro Omar Lastrucci (del blog Assassini e gentiluomini): Gli otto rintocchi del pendolo di Maurice Leblanc.
Gli otto rintocchi del pendoloSta purtroppo giungendo alle battute conclusive la splendida collana dedicata all’Arsène Lupin di  Maurice Leblanc, iniziativa imprescindibile che propone, in nuove traduzioni (tratte dall’edizione Newton, che però racchiudeva 21 libri in uno solo, per un immaneggevole tomone di tremila e passa pagine), un corpus  che in Italiano si era sempre visto poco e male, ma che risulta qualitativamente di altissimo livello e molto interessante da un punto di vista giallistico.
Per gli amanti del poliziesco puramente british, di Leblanc consiglio non tanto i pur meravigliosi romanzi più famosi come La contessa di Cagliostro, 813 e Il faraglione cavo, con un Lupin al massimo del suo fulgore, ma le opere successive meno debitrici del feuilleton francese e più ispirate ai racconti di Doyle e Chesterton. In questi lavori, sia antologie di racconti che romanzi brevi, Lupin si “pensiona”, ovvero passa da ladro infallibile e capobanda sempre sul filo del rasoio a tutore della legge, improvvisandosi investigatore privato usando elaborati pseudonimi, tra cui l’Inglesissimo Jim Burnett. Leblanc, che non era un bischero, aveva capito che il giallo Inglese e i “private eyes” sarebbero stati il futuro in tutto il mondo, e pensò lui stesso, da vero artista, a mutare pelle in favore della nuova tendenza. Il risultato sono elegantissimi e divertenti lavori in cui Lupin, pur snaturando se stesso a tutti gli effetti, si improvvisa ora Sherlock Holmes (lui che per anni ha lottato con un segugio che ricorda quello di Doyle persino nel nome, Herloc Sholmes…) ora Padre Brown, risolvendo casi intricati e curando anime alla deriva; in fin dei conti, chi meglio di lui può smascherare un criminale?
Di tutti, il libro che per il sottoscritto meglio rappresenta il nuovo corso è Gli otto rintocchi del pendolo, un romanzo in otto racconti dove Lupin, qui sotto il nome di Serge Renine, risolve casi spinosi aiutato da un Watson d’eccezione, ovvero la bella e spregiudicata Hortense, gran bel pezzo di figliola che per tutto il libro amoreggia apertamente (questa liaison è la cornice tra un racconto e l’altro…)  con l’ex gentleman Cambrioleur; resisterà a lungo al fascino da sparviero di Renine/Lupin? In ogni caso, tra un flirt e l’altro, si assiste a delitti impossibili, camere chiuse, travestimenti e altre diavolerie degne dei maestri d’oltremanica.  Nel blog del giallo Mondadori non si sente dire spesso, quasi come un leit motiv, che i giallisti francesi vengono colpevolmente snobbati? Tutto giusto, ma mi auguro che quelli che lo dicono, però, non snobbino a loro volta il buon Leblanc…

Ed ora quello della imprescindibile Patrizia Debicke (la Debicche): Caligola. Impero e follia di Franco Forte, Mondadori 2015.
Caligola. Impero e folliaNel suo nuovo romanzo storico Caligola. Impero e follia Franco Forte ci presenta il suo Caligola, al secolo Gaio Giulio Cesare, quando aveva meno di cinque anni, a fianco di suo padre, Germanico, durante una campagna militare in Germania, la terra che gli aveva regalato il nome. Ci dice che Gaio era il terzo figlio maschio di Germanico Giulio Cesare, l’erede designato della stirpe Giulia Claudia, il potente generale delle legioni romane sul Reno, primogenito di Druso e di Antonia (figlia di Marc’Antonio e Ottavia la sorella di Augusto), che era stato adottato dal prozio Augusto e dallo zio Tiberio, fratello del padre.
Il piccolo Gaio, continua e tangibile presenza infantile al fianco del generale, divenne subito la mascotte dei legionari che l’amarono e che gli dettero il soprannome di Caligola perché, come loro, portava e porterà sempre le “caligae” o caligulae, i possenti calzari militari.
Caligola adorava suo padre di cui pensava, con caparbia mente infantile, che nulla potesse intimorirlo, tranne la “mamma”, sua moglie Agrippina figlia di Agrippa e di Giulia. La bella Agrippina, madre dei suoi figli, che avrebbe voluto, come tanti nell’esercito e a Roma, il marito Germanico imperatore, al posto dello zio…
Leggiamo di una palestra durissima per un bambino piccolo sempre in mezzo ai legionari, una palestra che insegnava alla svelta tante cose buone e cattive: come  farsi giustizia, battersi ma anche la sessualità sfrenata e predatrice dei soldati. L’accompagniamo ad Antiochia, la terza città più grande del mondo, quando a sette anni si trovò di fronte alla morte del padre e alle scelte umane e politiche di sua madre che non gli piacquero.
Scoprì allora che suo padre era stato avvelenato perché essere un grande e famoso guerriero acclamato da tutto l’esercito suscita invidia e fa ombra a chi governa. Giurò vendetta ma per compierla doveva far sua la regola dettata da Lucio Anneo Seneca: È davvero potente chi ha il pieno controllo su se stesso, non sugli altri
Una rivisitazione nuova e originale della leggenda dell’imperatore più odiato della storia. Ma aveva veramente meritato Caligola una fama tanto spaventosa in appena quattro anni di regno? Sappiamo che è stato molto amato e all’inizio pare che abbia governato bene. Fu liberale con il popolo, diminuì le tasse per tutti. I moderni studiosi gli riconoscono abilità strategica e militare che gli fece utilizzare meno e meglio le legioni, garantendo le frontiere dell’impero con un minimo dispendio di uomini.
Poi… mah ? Certo è che il potere è pericoloso, mette su un piedistallo, crea sospetto e soprattutto invidia. La gravissima malattia che lo tenne lontano dalle scene, fu quella a cambiarlo? Fu forse una malattia degenerativa?
O fu colpa della morte della sorella Drusilla? Drusilla l’unica della sua famiglia che l’abbia veramente amato senza secondi fini? E sempre al suo fianco Misenio, amante, amico e più. Ma il senato tramava. Voleva liberarsi di un tiranno diventato scomodo, che pretendeva di essere trattato come un dio.
Fu assassinato a soli 29 anni da un gruppo di pretoriani comandati da Cassio Cherea che aveva conosciuto da bambino in Germania.

Sempre della nostra Patrizia altri due suggerimenti di lettura: Il fiume ti porta via di Giuliano Pasini, Mondadori 2015, e Il ritorno del colonnello Arcieri di Leonardo Gori, TEA 2015.

Fabio Jonatan JessicaUn saluto da Fabio, Jonathan e Jessica Lotti

Le varie di Valerio/8: Pozzetti

Auro Ponchielli contro la fine del mondoAlessandro Pozzetti
Auro Ponchielli contro la fine del mondo
NNE, 2015
Avventura Fantasy

Milano. Il fine settimana di un imminente giugno. Il 38enne Auro Ponchielli, 72 kg per 169 cm, fa il pubblicitario per la piccola agenzia “Extra Large Ideas”, poco amato dal capo Luis Ferro. Da sempre soffre di stipsi idiopatica ed ernia iatale, da due anni sta con Marzia Morabito (che ha poco seno e ama farsi prendere da dietro), da sei mesi convivono. L’odioso 60enne Luis, denti affilati e occhi da rettile, è sposato con Dolores, cui fa le peggio cose. Lei è la sorella di Miki Zanetti, in arte Zanna, mitico conduttore radiotelevisivo, scrittore di successo, basette da pirata e orecchino al lobo, un poco sovrappeso, il sorriso più famoso d’Italia, nessuna donna gli resiste (sono state già oltre 400). I fatti sono che Auro deve gestire l’operazione Banana (scimmie segretamente sottoposte a evoluzione accelerata), la Santa Chiesa vuole che Zanna intervisti il Papa nello Spazio (per benedire la Terra dall’alto, inaugurando i viaggi per le persone “comuni”), gli 8 milioni di alieni Biritimacchi presenti sul pianeta sono anziani ma in fibrillazione (a conoscenza di strani progetti in arrivo dal loro pianeta), qualcuno ha scrocchianervi e “pinguini” che scaricano oggetti e personalità.

Allegro, divertente, bulimico esordio letterario per il 45enne versatile copywriter Alessandro Pozzetti, in terza varia, con continui intermezzi narrativi e pioggia torrenziale. Finalmente l’Expo non c’entra. Nei tre giorni il povero creativo Auro Ponchielli viene posseduto dallo spirito di Clint Eastwood, inoltre capitano incontri con versioni originali oppure geneticamente modificate di Niki Lauda e Adriano Celentano, Bud Spencer e Rino Tommasi, fra gli altri. Fughe negli USA e ad Asola. Segnalo la delibera europea per la sostituzione degli incroci semaforici con rotatorie (voluta dalla Cia per scoprire gli alieni, molti vecchi si fermano per ore a vedere il lavoro nei cantieri). Godibili tanti personaggi, anche di contorno. Di persona il Papa ha voce rotonda e allegra.
Il nuovo editore milanese NNE (Enne Enne Editore) ha cominciato bene, anche questo è un buon romanzo, originale, ben congegnato. Con la fantasia talvolta accade che a lungo andare diventa inevitabilmente ridondante, sconclusionata. Auro beve Chianti da supermercato. In sottofondo Lennon e Armstrong.

(Articolo di Valerio Calzolaio)

 

Le gialle di Valerio/31: Meyer

Cobra MeyerDeon Meyer
Cobra. Ogni proiettile ha una storia da raccontare
Traduzione di Nello Giugliano
Edizioni e/o, 2015
Giallo Noir

Cape Town. Giugno 2013. Il bianco robusto capitano 45enne Bennie Nikita Benna Griessel, brizzolato e rugoso, capelli folti e ribelli, occhi slavi e luminosi, divorziato bassista dilettante, da qualche mese è perfettamente integrato con gli Hawks (squadra investigativa speciale) e da qualche settimana (con i due figli lontani) vive bene dalla manager musicale bionda e sensuale Alexa Xandra Barnard (più grande, sobria da 150 giorni), ma ricomincia a mentire, l’alcolismo è quasi passato (sobrio da 422 giorni), piuttosto non regge il sesso quotidiano! Appare reticente col suo capo e col suo sponsor fra gli Alcolisti Anonimi, poi è travolto dal nuovo delicato complicato caso. Freddate due guardie del corpo e un cameriere, hanno rapito il cittadino inglese che si nascondeva (senza identità e motivi) in un resort vitivinicolo di un tedesco a Franschhoek, trovano bossoli con inciso un serpente, è un caso internazionale, emergono affari del terrorismo e delle banche, segreti e complotti, killer e spie. E ci va di mezzo anche il 21enne borseggiatore nero che ruba con scaltrezza per pagare l’università di sua sorella a Stellenbosch, ha preso un portafoglio pericoloso.

Deon Meyer, sudafricano (di Paarl) 57enne ex consulente BMW, consegna un altro meraviglioso romanzo, in terza sui due protagonisti, il poliziotto e il ragazzo. Scrive in afrikaans (2013), viene tradotto in inglese (2014) e (dall’inglese) in italiano. Il suo “eroe” era stato tutore dell’ordine anche col vecchio regime, ci fa capire molto degli afrikaans plurali, la formula letteraria (già in McBain) lo fa invecchiare più lentamente come individuo rispetto ai contesti storici sociali. I personaggi sono tutti ben caratterizzati in un impasto ironico e divertito, per quanto duro. Meyer non si limita a un genere (thriller), padroneggia più generi e tutti i registri emotivi, ottimo! Narra in modo magistrale l’”ideale” contesto noir del Sudafrica post-apartheid, nero, bianco, meticcio: il guazzabuglio di polizie, corpi, affari, religioni, pronunce, musiche, cibi, sessi, lingue (con glossario finale, sono 11 quelle ufficiali). Sempre con attenzione alla grande criminalità organizzata globale, ai matematici illeciti del capitalismo finanziario e della corruzione istituzionale. Non c’è tempo per ristoranti e cucine: pasti insapori. Molta musica, Neil Diamond. Copertina bella ma estranea.

(Articolo di Valerio Calzolaio)