Le gialle di Valerio/42: Defilippi

viene la morte che non rispettaAlessandro Defilippi
Viene la morte che non rispetta. Un caso del colonnello Anglesio
Einaudi, 2015
Giallo

Genova. Autunno 1952. Silvio Arieti, quasi 70enne professore universitario di criminologia in pensione, viene torturato in casa e subisce un infarto, gli incidono alcune frasi fra le scapole, lo sgozzano post mortem e non rubano niente. Padre di due figli poi partigiani (ammazzati), aveva dovuto giurare fedeltà al fascismo nel 1931 ma era stato sempre considerato un serio liberale, non compromesso col regime, docente e relatore di laurea del 50enne colonnello (partigiano) dei Carabinieri bel Moretto Enrico Anglesio, che, sconvolto, arriva sul posto. L’assassino è ancora nelle cantine, ferisce ma non uccide Anglesio, riesce a fuggire. Un torturatore fascista e altri subiscono efferate esecuzioni, si rinvengono sulla scena del crimine le stesse parole (greco imbastardito da un dialetto pugliese), le regie omicide sembrano essere almeno due. Qualcuno svia le indagini, aggredisce e ostacola Anglesio, che pure ha suoi problemi, sogni, incubi. Continua a pensare alla bella malata (di mente) moglie Laura, scomparsa sette anni prima, volata dritta in curva a soli 33 anni, annegata presunta. E non si cura abbastanza della ricchissima magnifica 25enne Letizia che lo ama. Rischia la vita.

Il medico e psicoterapeuta junghiano Alessandro Defilippi (Torino, 1956) ha già all’attivo vari romanzi e racconti; sostiene che Genova è il borgo marinaro della sua città e ambienta in Liguria le interessanti storie del colonnello, con particolare giustificata predilezione per Boccadasse. Narra in terza sul pauroso lucido Enrico e sulla volitiva determinata Letizia, in prima le brevi incursioni su chi pratica vendetta; tre parti, una ventina di capitoletti titolati. Siamo ancora nell’immediato dopoguerra e il giallo di ora ha come sfondo il massacro nazista e fascista all’Abbazia della Benedicta: aprile 1944, 147 partigiani delle brigate Alessandria e terza Garibaldi uccisi al confine fra le due regioni, Anglesio si era salvato grazie ai due amici carabinieri Vercesi e Ferrari, che oggi sono marescialli e lo aiutano nelle indagini. Il titolo è una traduzione dal griko. Il colonnello gira in Lambretta, quando può. La musica è a 78 giri, sia Mozart che Sinatra. Si cucina bene (anche Anglesio, col pizzo grigio), ne vien fuori una costellazione di gustose ricette descritte nei particolari e sempre accompagnate dal Pigato: cappon magro, cipolle ripiene, zuppa di pesce.

(Articolo di Valerio Calzolaio)

Le brevi di Valerio/45: Khadra

L'ultima notte del raisTitolo L’ultima notte del Rais
Autore Yasmina Khadra
Editore Sellerio
Anno 2015
Pagine 165
Prezzo 15 euro
Traduzione di Marina Di Leo

Libia. 19 e 20 ottobre 2011. Yasmina Khadra è lo pseudonimo dell’ex ufficiale algerino Mohammed Moulessehoul, nato nel Sahara 60 anni fa. Quando decise di divenire scrittore (quasi 20 anni fa) fu indotto ad adottarlo dalla patria censura, usò il nome della moglie, significa “gelsomino verde”. Militare in congedo, trasferitosi in Francia, l’anno scorso si è presentato alle presidenziali algerine e continua a pubblicare romanzi interessanti. In questo L’ultima notte del Rais (il contemporaneo originale in francese ha “Kadhafi” nel titolo) racconta in prima persona (con un glossario finale) le ultime ore trascorse da Muammar Gheddafi a Sirte, abbandonato da (quasi) tutti, intensa biografia di chi, crudele e fragile, seppe imporsi alla Libia e al mondo fino al linciaggio finale, quando è troppo tardi.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Le varie di Valerio/11: Mankell

Scarpe italianeHenning Mankell
Scarpe italiane
Marsilio, 2008
Treduzione di Giorgio Puleo
Sentimentale

Una minuscola isola a sudest di Stoccolma. Inverno 2002. Barba lunga, occhi infossati e capelli spettinati, dal 1991 il sessantaseienne Fredrik Welin si è ritirato da eremita ateo con vecchi cane e gatto. Prima faceva l’elegante chirurgo ortopedico, fino a un catastrofico errore che sta segnando la sua vita. I genitori sono morti da tempo, il padre devastato dalle metastasi, la madre dopo un lungo ospizio (visitata una sola volta). In dodici anni ha ricevuto una lettera (il Comune gli aveva riservato una tomba). Scrive un diario sui piccoli eventi del clima e della contingenza. A sorpresa, il 3 gennaio arriva la donna, commessa in un negozio di scarpe, che aveva abbandonato nella primavera del 1966, partendo per gli USA senza salutarla e non cercandola al ritorno. Si chiama Herriet Hornfeldt, ha 69 anni, gira con un deambulatore, soffre per un cancro incurabile, gli chiede di rispettare la promessa di farle vedere uno splendido laghetto senza nome nel Norrland. Prima vuole che visitino la figlia Louise (nata all’inizio del 1967), che vive molto a nord, a Hudiksvall, dove scrive lettere vicino a un calzolaio italiano. Partono. E tornano. La vita è pluralista nelle svolte.

Henning Mankell (1948-2015) è stato forse il più grande giallista svedese, scrittore intenso e prolifico che per decenni è vissuto come un individuo di specie migratoria, per buona parte dell’anno in Mozambico, regista e fondatore direttore del teatro Avenida di Maputo. Sposato con Eva Bergman (figlia di Ingmar), ha scritto oltre quaranta libri (il primo nel 1972), di tutti i generi, molti con ingredienti e riferimenti al nostro paese. Questo del 2008 (originale del 2006) è un sapiente romanzo dell’amore, quello degno di essere vissuto, narrato in prima, poco romantico, con tanta Italia, non solo ai piedi. In copertina la nevosa illustrazione mostra il deambulatore (ma non le scarpe, nel testo associate alla grande bellezza di Roma). Segnalo l’inquinamento luminoso a pag. 128. Si mangia arrosto di lepre, spezzatino di alce, zuppe fumanti. Figlia e padre parlano di Caravaggio. Musica classica e anni cinquanta, decisiva nel processo creativo e nella relazione affettiva: Fred e Herriet ballarono spesso insieme a Stoccolma “Non ho l’età” di Gigliola Cinquetti.

(Articolo di Valerio Calzolaio)

Le brevi di Valerio/44: Kavanagh

DuffyTitolo Duffy
Autore Dan Kavanagh
Editore Einaudi
Anno 2015
Pagine 183
Prezzo 19 euro
Traduzione di Norman Gobetti

Londra. Fine anni settanta. Il ribelle e irriverente Dan Kavanagh è uno pseudonimo scelto dal 69enne colto forbito lessicografo, editor letterario e critico cinematografico londinese Julian Barnes. La moglie (1940-2008) si chiamava Pat Kavanagh, vi si ispirò e le dedicò il primo giallo imperniato su Duffy (titolo originale del 1980), in terza persona, tradotto in Italia nel 1982 fra i Gialli Mondadori (di qui l’illustrazione di copertina dell’archivio Jacono). I successivi tre romanzi della serie non sono ancora mai stati editi in italiano.
Nick Duffy è un bisessuale basso e robusto, ex agente di polizia (alla buoncostume), congedatosi e riciclatosi come consulente in materia di sicurezza. Deve difendere Brian McKechnie dal nuovo boss di Soho Mr Salvatore. Sarà dura.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Le gialle di Valerio/41: Morozzi

lo specchio neroGianluca Morozzi
Lo specchio nero
Guanda, 2015
Giallo

Bologna. 7-15 luglio 2014. Il 43enne Walter Pioggia, molto alto e magro dall’aria stralunata, ha avuto infanzia e adolescenza pesanti e insostenibili, ne ha parlato e ancora ne parla ai quattro successivi psicanalisti. Nel 1996 scrisse un bel romanzo autobiografico di successo (“L’uovo del mondo”, poi riedito e divenuto anche atto unico teatrale), ora è un affermato abitudinario direttore editoriale ed editor: vive tra manoscritti da pubblicare (o meno) e libri editi da promuovere, molti i gialli e i noir. La sua piccola importante casa editrice è attentamente diretta dall’affascinante severa 70enne Jennifer, soprannominata Vedova Nera, americana trasferitasi in Italia per amore del colto e ricco Ruggero Bandini (marito ormai defunto). Una notte, non si capisce come, Walter si trova con un coltello insanguinato in mano, accanto al letto in cui giace una commessa 28enne sgozzata, dentro una stanza con la porta chiusa dall’interno, nella vasca del bagno cieco (porta chiusa dall’esterno) c’è un impiegato 35enne  accoltellato. Impossibile. Scappa, butta nel laghetto gli indizi, prova a riprendere la vita normale, ripensa al terribile passato, qualcuno lo marca stretto.

Il bolognese Gianluca Morozzi (1971) è autore vivace e prolifico, musicista, chitarrista e gran tifoso rossoblù. Copertina, incipit e spiegazioni finali non rendono bene la qualità del nuovo bel romanzo, grazie a uno stile divertente e scoppiettante è anche un competente notevole “divertissement” sul genere letterario e sul mondo dell’editoria. Alterna una terza persona quasi fissa sul presente e la prima che narra quel traumatico passato poi dato alle stampe, in corsivo raramente c’è il frustrato colpevole. Per amorevole invidiabile caso Isabel Gori, snella atletica abbronzata, occhi nocciola, zigomi alti, naso piccolo, seno generoso, ha scritto un bel libro su un’infanzia difficile, “Lo specchio nero”, con Virginia e gli Oltrenauti, per Walter significherà molto. Il titolo è un po’ il simbolo del genere giallo, testi disseminati di specchietti per le allodole. Innumerevoli sinossi e incipit di romanzi, da scartare ma significativi per la storia narrata. Musica soprattutto degli immortali antichi gruppi pop rock (anche i Genesis di “Nursery Cryme” del 1971).

(Articolo di Valerio Calzolaio)

Le brevi di Valerio/43: Gialli d’inverno

Gialli d'invernoTitolo Gialli d’inverno
Autore Agatha Christie e altri
Editore Einaudi
Anno 2015
Pagine 314
Prezzo 16 euro
Traduzione di Grazia Maria Griffini e altri

1901-2002. Estero vario. La raccolta Gialli d’inverno raccoglie testi di dieci importanti autori scritti nel secolo scorso, alcuni (tre) appositamente tradotti in italiano. Sono Agatha Christie (con Poirot), Conan Doyle (con Holmes), Futrelle, Mary Higgins Clark, Leblanc (con Lupin), London (il più antico, inedito), Pentecost, Queen (con Ellery), Fred Vargas (il più recente, con Adamsberg), Wallace.
È anche un modo di prepararsi (già) al Natale, qualche racconto è ambientato proprio durante la festa dicembrina. Non c’è altro filo, nessuna introduzione, niente contestualizzazione di scrittori e scritti, giusto una gradevole compagnia per i giorni freddi con poca luce naturale e mancanza di alternative.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Le gialle di Valerio/40: Pagano

la trappola dei ricordiAldo Pagano
La trappola dei ricordi
Todaro, 2015
Noir

Balbenna (città del sud). Giugno 2014 (epilogo a dicembre). La giudice Emma Bonsanti, bella e slanciata, capelli corti neri e occhi grigio liquido, madre duchessa e padre padrone d’acciaierie coi quali parla poco (ancor meno il fratello gay), è cresciuta lì, ha fatto carriera (energica intuitiva irrequieta), è chetamente sposata a Milano, da sei mesi l’hanno rispedita alla Procura della sua città per guai di percorso. Un lunedì, dopo il weekend col marito, torna al lavoro: legge che è stato assassinato un importante boss latitante da trent’anni (il cadavere lasciato in un’auto davanti alla prefettura) mentre il sovrintendente capo l’accompagna ad autorizzare la rimozione di una salma. L’annegato è Roberto, quasi sviene. Stavano insieme al liceo, lei di sinistra, lui di destra; lo aveva perso di vista dopo che il 26 marzo 1984 fu coinvolto nello sventramento di un 18enne da parte di una squadraccia. Lo aveva reincontrato da poco e avevano ripreso ad amarsi un po’. Roberto Carulli era diventato un potente ammanicato giornalista, circondato da donne, pieno di dubbi. C’è qualcosa che non va nella morte; gli ha lasciato un messaggio, covava un colpo grosso e redentivo. Tocca indagare.

Il pubblicista Aldo Pagano (Palermo, 1966), comasco d’adozione, fa un notevole esordio letterario, in terza persona al presente sulla PM (con brevi incursioni sull’uomo che tesse i fili invece di servire lo Stato). Il merito è suo, della storia e dei personaggi, e di chi cura l’ottima collana. Si sente un’eccelsa qualità di editing per dosare i tanti fronti che l’autore affronta dal punto di vista di Emma: una storia d’amore che non finisce, un conflittuale stallo nella famiglia d’origine, un matrimonio senza figli e passione poco reciproca; amici e colleghi con ovvie differenze di opinione che influiscono sul lavoro di una professionista della verità (giudiziaria); inflessioni e dinamiche della città meridionale (più Bari di altre); guerre di mafia, stragi, narconotizie, depistaggi, corruzione endemica, crisi della politica, il contesto socioeconomico dell’ultimo ventennio. Il berlusconismo è raccontato nei dettagli, pur inventando nomi (Bertoni) e relativi partiti. Imperano servizi segreti e segreti di stato. Originale l’uso dell’insulina come macchina della verità e della paura. Purtroppo si beve solo sauvignon (anche se l’autore è sommelier). Sarde fritte e ottima musica.

(Articolo di Valerio Calzolaio)

Le brevi di Valerio/42: Couto

l'altro lato del mondoTitolo L’altro lato del mondo
Autore Mia Couto
Editore Sellerio
Anno 2015
Pagine 287
Prezzo 16 euro
Traduzione di Vincenzo Barca

Un decennio a Jerusalém, Africa profonda. Muore sua moglie Dordalma e Silvestre Vitalício si ritira con i due figli Ntunzi e Mwanito, l’amico domestico Zacaria Kalash e la giumenta Jezibela nel cuore di un parco safari abbandonato, dicendo addio a tutto e tutti, lo zio Aproximado al portone d’ingresso della riserva, una lontananza di ore e di belve feroci. È Mwanito a raccontarlo, totalmente isolato, il fratello gli ha segretamente insegnato a leggere e scrivere. A 11 anni al piccolo appare lì Marta, portoghese bianca alta, vestita come un uomo, sarà una svolta.
Nuova grande prova del 60enne mozambicano Mia Couto, L’altro lato del mondo, biologo poeta scrittore (e mite intellettuale che conobbi nel 1995, “osservando” per l’ONU le prime elezioni dopo la guerra civile).

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Ottobre 2015

book-toiletAl gabinetto strane domande. Perché la storia? Ma perché, ma perché mi è entrata nel sangue sin dalle elementari quando un sacco di eroi morivano per la patria e c’era pure chi tirava la stampella al nemico. Poi l’ho coltivata con passione e mi ci sono laureato. Gli eroi, dicevo, come i famosi Trecento che mica se la facevano sotto, e la morte. La morte.
Perché gli scacchi? Ma perché, ma perché anche qui si tratta di battaglie. Finte finché si vuole ma pur sempre battaglie. Basta guardare le facce minacciose di certi giocatori. Scacco matto, ovvero il Re è morto. La morte.
Perché il giallo inteso in senso lato? Ma perché, ma perché idem lo stesso con patatine fritte. Tutto gira intorno ad uno o più cadaveri che si sono fatti fregare da qualcuno. Insomma la morte.

Non sono normale.

Iniziamo, come al solito, dai nostri favolosi G.M.
charlie chan e il pappagallo cineseCharlie Chan e il pappagallo cinese di Earl Derr Biggers, Mondadori 2015.
Tutto parte da una collana. Una maledetta collana di perle, le famose perle di Phillimore di Sally Jordan acquistate dal “grosso pescecane di Wall Street” P.J. Madden (segretario che suscita sospetto) con l’intermediazione dell’amico gioielliere Alexander Eden. Solo che il compratore le vuole prima ricevere a New York e poi, cambiando improvvisamente idea, al suo ranch nel deserto. Qualcosa non quadra…
Il nostro Charlie Chan, detective della polizia di Honolulu, che deve consegnare la collana per la sua amicizia con Sally, arriva a pagina ventitré in veste di “un ometto grassoccio vestito alla foggia occidentale e con un’aria abbastanza insignificante”, guance pienotte, pelle d’avorio, “occhi limpidi e penetranti, con le pupille simili a neri tizzoni sotto la luce gialla del lampadario”. Data la situazione poco chiara l’idea è questa: Bob Eden, il figlio di Alexander, si presenterà direttamente al ranch mentre il nostro detective… lo ritroveremo come cuoco proprio lì con il nome di Ah Kim!
Non la faccio lunga: un pappagallo che urla all’assassinio, un morto ammazzato che ci deve essere e non c’è, lo stesso pappagallo avvelenato, un altro uomo ucciso durante un viaggio in macchina, l’arrivo di un naturalista interessato alla fauna del luogo e della polizia nelle vesti del capitano Bliss, piedi piatti e occhi bovini, che non ne indovina una.
E insomma un bel plot di eventi, di colpi di scena e personaggi (c’è pure un giornalista e una “cerca Sfondi” per il cinema) descritti con brio e leggerezza. Al centro (anche se talora defilato) il nostro Charlie Chan con la sua affabilità, la sua ironia e la sua saggezza orientale.

Per “I racconti del giallo” ecco Danuta e il colonnello di Maria Cristina Taddeucci.
Un colonnello vedovo dei carabinieri in pensione, la figlia insegnante Marianna e una donna polacca che sbriga le faccende di casa. Ci sono pure le ortensie che vengono distrutte da certi ragazzacci rumeni. Dicono. Però l’occhio vigile del colonnello ha notato che sono state “tagliate”. Perché?. E perché solo le ortensie?. A cosa possono servire? Un nuovo caso per il vecchio colonnello. Racconto gradevole e spiritoso.

Intrigo in costa azzurra di Rhys Bowen, Mondadori 2015.
intrigo in costa azzurra“Una vera fortuna essere al servizio segreto di Sua maestà. Lady Georgiana Rannoch, trentaquattresima in linea di successione al trono d’Inghilterra, temeva che suo fratello Binky e quell’antipatica della moglie fossero gli unici a potersi godere sole e svago sulla riviera francese, quand’ecco la regina venire in soccorso inviandola a Nizza per una missione delicatissima”.
Dalla sua collezione di antiquariato (della suddetta regina) “manca una tabacchiera di grande valore”. Sospettato sir Toby Groper, “uno degli uomini più facoltosi del paese”, ossessionato collezionista. Dunque la nostra Georgiana, che narra la vicenda in prima persona, deve andare alla sua villa per recuperare il prezioso reperto. Una bella ragazza di ventidue anni (ancora vergine) legata al fascinoso Darcy O’Mara senza il becco di un quattrino (come lei, d’altronde). Aggiungo la madre vedova svegliotta, il fratellastro Binky, già citato, sottomesso alla mogliera, il maggiordomo Hamilton, la cameriera Queenie imbranata fradicia, l’amica Belinda dall’avventura facile (purché renda) e il nonno al bisogno in villetta nei sobborghi di Londra.
Ambiente la riviera di Nizza, tempo gennaio ma si sa che lì è come se non ci fosse. In qualche modo la nostra riesce ad incontrare Toby che cerca invano di sfruttare l’occasione, in quel senso. Dopodiché si ritroverà nella sua piscina “steso a faccia in giù, riverso sul primo gradino e semisommerso dall’acqua” colpito alla testa.
Georgiana dovrà dimostrare la sua innocenza (tra l’altro c’è una dichiarazione compromettente di un testimone) al baffuto ispettore Lafitte e scovare il colpevole tra una sfilata di moda per Coco Chanel e le attenzioni premurose di un bel francese. Alla fine una frase, qualcosa che aveva udito alla villa di sir Toby a proposito di… e il gioco è fatto. Un classico con una sosia inquietante in giro e il passato che ritorna funesto (mai che ritorni, al limite, solo incazzato).

Perry Mason e la rossa ambiziosaPerry Mason e la rossa ambiziosa di Erle Stanley Gardner, Mondadori 2015.
Una rossa, Evelyn Bagby, “avvenente cameriera in cerca di un’occasione nel mondo del cinema”, in giudizio accusata di un furto ai danni di un’attrice hollywoodiana. Difensore d’ufficio il giovane Frank Neely. Da solo forse non ce la farà a tirarla fuori dai guai, ma con l’aiuto inaspettato di Perry Mason il problema sembra più risolvibile (intanto una bella lezione su come condurre l’interrogazione di un teste accusatore).
E, infatti, la nostra pimpante rossa viene scagionata con la possibilità di ottenere un congruo risarcimento. Non finisce qui. Il fatto principale è il tentativo di qualcuno in auto con la testa infilata in un sacco (si scoprirà poi che trattasi di una federa di guanciale) e due buchi per gli occhi che la sta seguendo. Evelyn, impaurita, spara due volte alla cieca. Solo che il guidatore si ritrova con un buco nella tempia. Come spiegare l’accaduto?
Inevitabile processo e scontro tra Hamilton Burger, grosso procuratore distrettuale, e Perry Mason tra ghigni, guati, dichiarazioni, repliche, obiezioni accettate e respinte, proteste, scatti, risatine, latrati, gracchiamenti, esultanze con il giudice Kippen “sconcertato e perplesso”.
Una lezione da manuale sul sistema giuridico americano.

Per “I racconti del giallo” So Lonely di Riccardo Landini.
Un ragazzo, Simone, scomparso tanti anni fa. Dal capitano Fulvio Sanacore arriva Galasso, il padre del suddetto che aveva fatto un concerto insieme al nostro poliziotto nell’età più bella. Chiede che indaghi sul caso. Dal fascicolo che riguarda il fatto tre pagine mancanti (perché?). Probabile depistamento. Alla fine il caso è risolto e dalla musicassetta donatagli da Galasso le note di So Lonely dei Police suonate da Simone e Sanacore. Nostalgia.

Phuket InfernoPhuket Inferno di Fabio Novel, Delos Crime 2015 (in e-book).
Phuket in Thailandia. Un bar che salta in aria, una voce che chiama mamma. È Chamoi, ferita gravemente. Sta per morire. Il soldato accanto, Colin, che narra in prima persona, l’accarezza. Muore. È ferito, ustionato in qualche parte, aiuta un suo compagno italiano. Tra le macerie arrivano i soccorsi. Anche Lek, la figlia di Chamoi, di undici anni, ha perso la vita.
Inizia così una storia di attentati, di vari gruppi in lotta fra loro, la jihad islamica che vuole colpire duro l’Occidente. “Per portare a termine questa offensiva, erano stati appunto schierati dei nuovi, insospettabili, combattenti. Anche a Phuket”. Contatti, incontri, tradimenti, uccisioni.
Stranieri in vacanza. “Keith e Margaret, inglesi, entrambi ventiquattrenni. Erano arrivati all’isola di Phuket un paio di giorni prima, dopo un passaggio nella capitale Bangkok”. Festival vegetariano, i flagellanti, i carboni ardenti, uomini tatuati e forati da borchie e… un’autobomba. C’è pure Helga venuta qui a comprare, non crede che i terroristi colpiranno ancora, un felino di plastica che scoppia, muore il venditore e la stessa Helga dopo poco.
Ora c’è da fare un ultimo attentato. Diversi gruppi non sono contenti ma dovranno schierarsi con il fronte islamico internazionale. Scontri, in regalo la testa mozzata di un amico, uccisioni.
Ci si sposta in Irlanda. Attentato dell’IRA contro gli inglesi. Una bambina innocente che si avvicina al luogo dell’esplosione. Muore. Fanculo a tutto. Fanculo a tutti.
Fanatismo e morte in nome di qualcosa che non ha senso.

alla derivaAlla deriva di Michael Katz Krefeld, Einaudi 2015.
Copenaghen. Tre personaggi: Masja (21 anni), Thomas ed Erik. Tre storie in tempi diversi che si riallacciano fra loro. Dunque Masja, venduta dal fidanzato Igor per debiti di gioco al criminale Slavros che gestisce una rete di bordelli. La storia più agghiacciante fatta di violenze, soprusi, droga. Una umanità violata e distrutta. Solo il suo diario rivolto alla madre, dove annota la cruda esistenza personale e quella delle altre sfruttate, la tiene in vita.
Poi c’è il detective Thomas Ravnsholdt, soprannominato Ravn, ormai un derelitto attaccato alla bottiglia dopo che gli hanno ucciso la moglie Eva. Vive sulla sua barca Bianca (ormai a pezzi) e il cane Møffe. Sospeso anche dal servizio ecco che un amico gli chiede di ritrovare una ragazza scomparsa (sarà proprio Masja) tra i bassifondi di Copenaghen e Stoccolma.
Per terzo arriva Erik, figlio di un tassidermista che impaglia gli animali, lavoro che lo affascina e lo spingerà a introdurre particolari “innovazioni”.
Un libro ben scritto, certo, ma in qualche modo scontato con il solito sbevazzone che vive di ricordi e cerca di uscire dalla deriva; il mondo marcio,  implacabile della prostituzione e il tassidermista (già trovato in altri scritti) che segue il suo sogno allucinato e allucinante. Movimentato il giusto tra botte, sparatorie, You Can Leave Your Hat On di Joe Cocker, Private Dancer di Tina Turner e Everytime You Go Away di Daryl Hall. Contorno nordico con il classico freddo e la classica crisi familiare che sfocia in tragedia.

il banchiere assassinatoIl banchiere assassinato di Augusto De Angelis, LIT 2015.
Legge Freud, Lawrence, Platone, Le epistole di San Paolo. Perché mai fa il commissario di Pubblica Sicurezza si domanda Carlo Vincenzi nella Milano degli anni Trenta cupa e infreddolita. Per l’enigma da sciogliere, il colpevole da individuare?… No, no per il mistero dell’animo umano. “Io sento la poesia di questo mestiere” dichiara e il personaggio è già lì bell’e fatto. Colto, sensibile e nello stesso tempo deciso e pronto, se necessario, a saltare qualche regola che intralcia.
Al dunque. Siamo nell’ufficio del commissario. Di notte (addirittura). Ecco irrompere l’amico Giannetto Aurigi che ha un grosso debito con il banchiere Mario Garlini. Due chiacchiere e una telefonata improvvisa. Notizia: il suddetto Garlini è morto proprio nell’appartamento dell’Aurigi. Ci siamo.
Causa della morte un foro di pallottola alla tempia, per terra una fialetta di profumo d’oro con odore di mandorle amare. Ovvero acido prussico. E che c’incastra? Prime impressioni e rimuginamenti che seguiranno per tutta la vicenda imperniata sugli sghei e sull’amore, sul classico triangolo amoroso, la fidanzata dell’Aurigi, l’inquilino del terzo piano, la pendola che segna un’ora avanti (perché?) e addirittura qualcuno pronto ad autoaccusarsi del delitto! Personaggi che entrano ed escono da una porta come all’aprirsi di un sipario, qualche stilettata al detective privato Harrington che rappresenta il modello poliziesco anglosassone.
Il primo giallo di De Angelis teso a creare un clima particolare in cui immergere il lettore: “C’era in quella camera, in quell’appartamento, un’atmosfera pesante, viscida, che  pesava come qualcosa di mostruoso, d’inumano”.
La storia è finita e il nostro commissario ha gli occhi lucidi. Nella sua stanza squallida con la scrivania “macchiata e bruciacchiata” e la poltrona consunta. Mica male.

Storia degli scacchi in ItaliaPer gli amici scacchisti consiglio ostinato (ancora una volta, mi pare) Storia degli scacchi in Italia di Adriano Chicco e Antonio Rosino, Marsilio 1990. “Gli scacchi, il più antico e intelligente gioco dell’universo, fecero il loro ingresso in Italia prima dell’anno Mille… Ancora oggi i nomi di Giovanni Leonardo da Cutro detto “Il Puttino”, di Giulio Cesare Polerio, di Gioacchino Greco, di Pietro Carrera, di Ponziani, di Serafino Dubois e di Mario Monticelli fanno parte della grande storia scacchistica europea e mondiale e sono studiati e ricordati…”. Un volume prezioso da leggere e conservare.

Spiluzzicature con atavici ricordi
Preso dalla passione per la storia ho tirato fuori il secondo volume di Stato e società nei secoli di Franco Catalano, casa editrice G. D’Anna 1969, una raccolta di documenti che vanno dal Quattrocento al Congresso di Vienna e mi sono messo a spiluzzicare in qua e là, soffermandomi soprattutto sugli interventi di Guicciardini e Machiavelli riguardo alla crisi italiana alla fine del ‘400. Che emozione, che ricordi libreschi!

Un giretto tra i miei libri
Oggi sono di scena i gatti…
Il gatto che scoprì il colpevoleIl gatto che scoprì il colpevole di Lilian Jackson Braun, Mondadori 2009.
Composto da due romanzi: Il gatto che amava il formaggio e Il gatto che pedinava il ladro.
Qui i gatti sono due, il maschio Koko “snello e muscoloso” con gli occhi azzurri e la femmina Yum Yum “piccola e delicata” con gli occhi “di un azzurro violetto”, completamente diversi da quelli gialli del gatto in copertina che comunque l’azzurro lo sbandiera nel pelo. Il maschio, poi, ha la capacità di interagire con il pensiero del suo padrone (non per nulla ha trenta vibrisse al posto delle normali ventiquattro) e di aiutarlo a svelare qualche mistero con i suoi atteggiamenti (per esempio facendo cadere per terra un libro della biblioteca con un titolo significativo).
Dunque due gatti particolari e il loro padrone Jim Qwilleran, Qwill per gli amici, un giornalista alto, di bell’aspetto, capelli sul grigio, occhi malinconici e un bel paio di baffoni, che vive nella cittadina di New Pickax. E ci vive pure bene avendo ricevuto in dono una bella eredità.
Ma veniamo al sodo partendo dal primo romanzo. Che certo sarà pure un giallo ma è anche un perfetto manuale di cucina che ci introduce nei segreti del polpettone e dei formaggi. Di tutti i tipi e di tutte le specie con annesse feste e premi speciali per i più bravi. Poi ogni tanto si sa di una misteriosa signora in nero, di un pacco esploso a lei diretto che ha ucciso una innocente ragazza, di una rapina con morto ammazzato annesso e di un altro morto ammazzato anche questo ma dalle api. Così di sfuggita, che le cose più importanti sono altre con il nostro Qwilleran in giro per il paese a spiluccare di qui e di là, a fare interviste, a ricercare un libro di ricette sparito, a vedersela con i suoi gatti (legge loro pure il teatro greco). Soprattutto con Koko che alla fine lo fissa, anzi si fissano per conoscere la verità attraverso il battito delle palpebre (lo giuro).
Nel secondo romanzo pochi eventi: piccoli furti in qua e là che terminano con un furto più consistente al club del bridge, un morto ammazzato, un matrimonio e la sposa che tira il calzino avvelenata. Aggiungo il nostro Qwilleran sempre da tutte le parti a parlare con tutti, a registrare racconti, a comprare i regali di Natale e il solito gatto Koko che fa un po’ di confusione e lo aiuta ancora una volta a svelare il mistero.
Prosa semplice, tutta ricamata e infiocchettata per benino come una bomboniera.

Il gatto che conosceva gli astriIl gatto che conosceva gli astri di Lilian Jackson Braun, Mondadori 2010.
Ci risiamo coi gatti. Con gatti particolari come Koko e Yum Yum e il loro proprietario James Macintosh Qwilleram che abbiamo già trovato nella precedente recensione.
Nel primo racconto Il gatto che cantava agli uccelli abbiamo la strana morte di una vecchietta in un incendio che si scoprirà essere doloso. Di mezzo la speculazione edilizia. Nel secondo Il gatto che guardava le stelle tutto ruota intorno alla scomparsa di due persone e alla possibile evenienza che ci siano di mezzo addirittura gli alieni. In entrambi i casi Koko riesce a dare una mano alla risoluzione, spostando libri o cartoline.
La storia gialla c’entra e non c’entra. C’è, ma può benissimo anche non esserci perché al centro dell’attenzione si staglia Qwilleram con i suoi gatti (a cui legge pure delle storie), la vita del paese, i ristoranti, le taverne e le boutique, i pettegolezzi, le manifestazioni sportive e culturali, il tradizionale che si scontra con il progresso. Prosa leggera venata di un allegro umorismo, il classico libro scorrevole senza impegno.

Il gatto del Rettore di Giorgio Celli, Morganti 2011.
il gatto del rettoreLeandro Marchi, genetista e Rettore dell’Università degli Studi di Bologna, creatore del Golden Rice, il riso d’oro per salvare milioni di vite umane nei paesi del terzo mondo (ma dietro ci sono le solite speculazioni di denaro e le solite truffe a danno dei contadini del Pakistan), chiede l’intervento dell’ex commissario Angelo Michelucci, perché ogni sera si sente osservato da un individuo con un impermeabile sotto la sua casa che legge il giornale. Dopo un po’ lo stesso Leandro viene trovato morto impiccato nel suo studio.
Da qui inizia l’indagine vera e propria del nostro investigatore che pratica lo Zen, è piuttosto schivo nel rapporto con gli altri, ama passeggiare e pensare alle piccole cose, vive con la governante Ka, senegalese di quaranta anni, “una montagna di carne”, (clandestina da lui salvata che avrebbe dovuto fare la maîtresse in una casa di piacere) e con Abdul, una specie di guardia del corpo silenziosa. Poiché l’ucciso ha un gatto di nome Bianco, Leandro lo prende con sé e sarà proprio lui a fornirgli lo spunto (in verità piuttosto banale) per risolvere il caso.
Il libro si presta pure ad una sentita critica delle ingiustizie accademiche “La cattedra è un idolo a cui si sacrifica tutto”, di mezzo pure il sesso pervertito ed estremo, vedi villa Gioia “una sorta di camuffato postribolo per delinquenti con appetiti sessuali da manuale di psicopatologia”, e la delusione dell’amicizia.
Semplice e ingenuo, via, pure un po’ scolastico, ma un saluto e un ringraziamento al grande entomologo scomparso glielo voglio mandare lo stesso.

il gatto e il topoIl gatto e il topo di Christianna Brand, Polillo 2010.
Cosa ti combina la posta del cuore. Tinka (Katinka) Jones (Miss La-Vostra-Amica), zitella londinese, tiene una posta del cuore per la rivista “Girls Together”. Ha una corrispondenza con la signorina Amista che le scrive “dal più profondo Galles” sulla sua storia d’amore con un certo Carlyon, decisamente affascinante, che tiene un gatto siamese “con grandi occhi azzurri obliqui”. Spinta dalla curiosità (e dal sangue un po’ gallese nelle vene) decide di andare a trovarla. Dopo un lungo viaggio piuttosto difficoltoso si trova di fronte ad una ben strana realtà. Amista sembra proprio non esistere. Però alcuni particolari non la convincono: il gatto siamese c’è, così come una lettera con impresso il nome di Amista vista sul tavolo e poi sparita. Qualcosa non torna.
E allora arrivano corse e ricorse nel buio, cadute, slogature, dubbi, sogni, innamoramento (addirittura) di Carlyon, un signore che dice di essere un poliziotto, rumori, voci nel buio, inseguimenti, scoperte, un anello particolare, la moglie deturpata (ma sarà la vera moglie?), un tragico incidente.
Al centro Tinka con i suoi sospetti, i dubbi, la verità che non è la verità, il colpo a sorpresa, il pericolo finale. Il classico giallo psicologico, gonfiatamene terrorifico che attenua di molto la tensione nel lettore con l’aumento spropositato della tensione.

Continuiamo con il contributo di Omar Lastrucci (del blog Assassini e Gentiluomini).
Molti si saranno accorti che nei classici del giallo è esplosa, da un annetto, una vera Perry Mason mania. A quanto dice la redazione i titoli a cadenza ormai trimestrale sulle avventure dell’avvocato del diavolo sono tra i titoli attualmente più venduti. Io ne sono felice, perché l’alto artigianato dell’eclettico Erle Stanley Gardner merita di essere riscoperto.
Erle_Stanley_GardnerMa perché, direte, leggersi ancora oggi un libro con Perry Mason, per giunta in edizione talvolta sforbiciate senza pietà dai traduttori? Per la meravigliosa Los Angeles degli anni del cinema in bianco e nero, per la bella gente ben vestita (siano essi gentiluomini o gangsters importa relativamente, sempre belli da vedere sono) e delle donne fatali (talvolta ingenue e talvolta vipere DOC) che si gettano fiduciose tra le protettive (ma poco amorevoli, sia chiaro) braccione di colui che saprà assisterle e trarle fuori da situazioni a dir poco scabrose, giocando sempre sul filo del codice penale, non esitando a violarlo piegandolo al proprio volere.
È da leggere per i dialoghi scoppiettanti e arguti, compresi quelli dei processi, da non immaginare tonitruanti e farraginosi come in tanti legal thriller ma sempre essenziali. Gardner era maestro nel non mettere mai parole di troppo, e in ogni caso anche quelle poche gliele tagliavano in sede di traduzione.
E poi assisterete alla più grande storia d’amore irrisolta della storia del poliziesco, quella tra Perry e la magnifica segretaria Della Street, avvenente quanto efficiente, che più che amare venera il proprio capo e per lui allontana qualsiasi altro maschio le ronzi intorno; si danno sempre del voi anche quando si tengono la mano e si abbracciano/sbaciucchiano nei momenti difficili, ma amo pensare che lo facciano per salvare la faccia e le convenienze, chissà che cose turche combinano quando l’autore e i lettori non li guardano!
A Settembre c’era in edicola Perry Mason e la rossa ambiziosa dove si può trovare tutto quello che vi ho detto ne più ne meno che in qualsiasi altro romanzo della serie. Gardner si può prendere a scatola chiusa, quando va bene (Zampe di velluto, Avversario leale, Cane molesto, Anatroccolo) è molto bello, quando va male è bellino.
Lunga vita al vecchio Perry!

E terminiamo con la nostra incontenibile Patrizia Debicke (la Debicche) che ci presenta Sbirritudine di Giorgio Glaviano, Rizzoli 2015.

sbirritudineIl primo libro di Giorgio Glaviano – siciliano che vive e lavora a Roma come sceneggiatore per Rai, Mediaset e Sky – è un thriller notevole, ispirato a fatti accaduti che, oltre a spiegarci a chiare lettere una certa realtà che rivela l’inciucio Stato-mafia, narra contemporaneamente con dati inconfutabili la condizione in cui molti poliziotti, “veri e leali” servitori dello Stato (che bisogna definire eroi), sono costretti a operare. Un thriller condotto in prima persona, con la possente voce narrante, determinata ma allo stesso tempo disincantata, di lui, il protagonista, lo sbirro che non sopporta mai di piegarsi davanti al crimine. Vent’anni della vita di uno scomodo e retto poliziotto siciliano di provincia, per ricordare quanto, cosa ha fatto e ciò che ha omesso. Un poliziotto, uno sbirro che non ha mai accettato compromessi. Così malato di sbirritudine, che in nome della giustizia è stato pronto ed è ancora pronto a mettere in gioco tutto: carriera, amore, la sua vita, la sua famiglia.
Stanco e scoraggiato, durante un’eterna notte insonne, in cui dovrebbe decidere cosa rispondere a una telefonata la mattina dopo, esce di casa, sale in macchina e chilometro dopo chilometro ripercorre mentalmente e fisicamente i luoghi delle sue battaglie. E ricordando i compagni, gli agguati e gli uomini d’onore, farà il giro dell’intera Sicilia. Un ideale viaggio nel cuore nero della mafia, della politica e della continua abnorme trattativa tra stato e criminalità. La memoria di vent’anni passati in quella terra di confine dove non esistono amici, alleati o leggi, ma solo connivenza, corruzione e prevaricazione. Questo libro è un thriller, una fiction che si rifà a una storia vera, ma allo stesso tempo deve diventare un grido forte e sincero di denuncia, contro l’inettitudine, la prevaricazione e certi gravi, imperdonabili errori. E quindi un grido di rabbia, liberatorio a cui dobbiamo unirci. Per il protagonista e per tutti coloro, troppi, che sono morti combattendo e per quelli ancora vivi, convinti che ci sia qualcosa per cui valga a pena di combattere.

Fabio Jonatan JessicaUn saluto da Fabio, Jonathan e Jessica Lotti

Henning Mankell R.I.P. (1948-2015)

MankellSi è spento oggi, a soli 67 anni, Henning Mankell, uno dei padri del giallo svedese.
Ho avuto la fortuna di incontrarlo, anni fa, quando aveva deciso di chiudere la serie del Commissario Wallander con un ultimo volume, Piramide, una raccolta di racconti nei quali rivelava gli esordi del suo protagonista più celebre. In quella occasione abbiamo parlato di tante cose, non solo di letteratura di genere. Rilette a dieci anni di distanza, certe affermazioni restituiscono l’idea di un uomo che già allora aveva capito in che direzione stessimo andando.

L’intervista è di gennaio 2006. L’immagine sopra è tratta da qua.

AB – Raccontami di te.
HM – Non parlo volentieri della mia infanzia. (La madre ha abbandonato la famiglia quando Mankell era molto piccolo, n.d.r.). Mi piace però ricordare la mia giovinezza. Ho vissuto a Parigi per qualche anno: mi sono trasferito lì quando avevo solo 15 anni. Non so cosa facevo. Ero molto giovane ma già sapevo di voler fare lo scrittore. A quel tempo chiunque pensasse di voler fare lo scrittore andava a Parigi. Così come un tempo chiunque volesse fare il pittore doveva andare a Roma: era una tradizione. Così andai a Parigi con duecento corone in tasca… Non so come sono sopravvissuto. Facevo i tipici lavori da immigrante, malpagati, ma in qualche modo sono riuscito a sopravvivere. Credo che la cosa più importante di quegli anni sia stata che ho imparato a prendermi cura di me stesso. È stata una buona scuola, essere da solo all’estero così giovane. Ho scritto il mio primo libro a 22 anni, nel 1970. Ho sempre scritto opere teatrali e ho anche lavorato come direttore di teatro. Tuttora trascorro buona parte dell’anno in Mozambico, dove dirigo il teatro di Maputo.

AB – Da dove viene l’idea di Kurt Wallander?
HM – Credo che uno dei più antiche tradizioni letterarie sia quella di usare lo “specchio” del crimine per parlare della società. Quando mi domandano da dove traggo ispirazione, normalmente rispondo che mi rifaccio all’antica tragedia greca: commedie scritte oltre duemila anni fa che parlano di crimine. Qual è la storia di Medea? È la storia di una donna che uccide per gelosia. Un altro esempio di crime literature è Shakespeare. Voglio dire che la crime fiction ha una tradizione letteraria molto antica, anche se qualcuno stupidamente ritiene che sia stata creata 150 anni fa da Edgar Allan Poe. È una tradizione risalente nel tempo, e io cerco di inserirmi in questo filone, usando la storia criminale per raccontare le contraddizioni. Perché il crimine nasce dalla contraddizione e la letteratura di genere serve a descrivere ciò che sta accadendo nella società.

AB – E cosa sta accadendo nella società?
HM – I cambiamenti in Europa – il blocco dell’Est che si è avvicinato ai paesi occidentali – hanno portato un nuovo tipo di criminalità. Anche questo è un mondo che si presta bene a essere rappresentato attraverso romanzi criminali.

AB – A parte le ovvietà, qual è la differenza principale tra Europa e Africa? Non parlo del clima, ma della gente, delle emozioni.
HM – Per molti anni ho cercato le differenze, ma l’unica cosa che ho trovato sono le somiglianze. Siamo davvero tutti uguali, sotto la pelle di diverso colore. Reagiamo esattamente allo stesso modo di fronte alle cose. Alcuni anni fa ho avuto la possibilità di visitare un piccolo e sperduto villaggio del Mozambico dove la gente non aveva mai visto la televisione. Abbiamo portato lì un televisore e abbiamo mostrato loro la videocassetta di un film di Charlot e la gente ha iniziato a ridere immediatamente. Non sapevano cosa fosse un film né chi fosse Charlie Chaplin, ma davanti alle immagini ebbero le stesse reazioni che abbiamo noi.
Le relazioni tra Africa e Europa oggi non sono buone: ciò che sta accadendo a Lampedusa oggi (gli sbarchi di clandestini e il problema dei campi di prima accoglienza, n.d.r.) ne è un esempio. Ma dobbiamo ricordare che la relazione tra i due continenti, in una prospettiva di lunghissimo periodo, è stata molto buona; è solo negli ultimi quattrocento anni che il colonialismo ha rovinato tutto.
Spero che in futuro torneremo alle buone relazioni che avevamo un tempo. E credo che sarebbe un’ottima cosa costruire un ponte tra Gibilterra e il nord Africa. Se, fra centocinquanta anni, potessi tornare indietro per trenta secondi e dare un’occhiata intorno, davvero vorrei vedere che le relazioni sono tornate buone. Dobbiamo ricordare che uno dei tre re Magi era un nero. Dobbiamo anche ricordare che la razza umana viene dall’Africa, che vuol dire che tutti noi abbiamo antenati di colore. Tendiamo un po’ troppo spesso a dimenticare queste cose.

AB – Piramide, edito da Marsilio, è l’ultimo romanzo di Kurt Wallander. Perché hai smesso di scrivere su Wallander?
HM – Era importante per me fermarmi in tempo. Non volevo correre il rischio di scrivere per routine. In realtà il protagonista è rimasto in famiglia, perché ora è sua figlia Linda. È stato molto divertente perché il primo libro con Linda ha venduto più di quelli con il padre, quindi pare che la gente abbia accolto bene il cambiamento.

AB – Wallander spesso ha problemi con i giovani, a partire dal rapporto con sua figlia, che è molto freddo e problematico.
HM – Molti adulti hanno problemi a ricordarsi com’è essere giovani. Io cerco di essere sempre a contatto con i giovani, visito spesso le scuole, cerco di capire cosa pensano, cosa si aspettano dal mondo. Spesso scopro, ad esempio, che i giovani sono molto più interessati alla politica degli adulti.

AB – Wallander e Mankell: cos’hanno in comune?
HM – Tre cose: amano l’opera; hanno la stessa età; lavorano moltissimo. Per il resto, sono completamente diversi.

AB – È importante che i libri siano credibili?
HM – Sì.

AB – Come ti documenti?
HM – Faccio ricerca, se necessario. Ci sono due obiettivi del fare ricerca: il primo è quello di descrivere correttamente come sono le cose; e il secondo è sapere esattamente come sono le cose e poi cambiarle. Così la gente non può dire se qualcosa è accaduto o meno realmente; ciò che voglio che dicano, in realtà, è che una cosa potrebbe essere davvero accaduta. Quindi io faccio ricerca per essere preciso e per non esserlo.

AB – Che tipo di lettore sei?
HM – Leggo molto poco i gialli: solo Ian Rankin, John LeCarrè… Di solito leggo i classici. Al momento sto rileggendo Elsa Morante: La storia, L’isola di Arturo

AB – Come ti rilassi?
HM – Leggo, sto con gli amici, cammino moltissimo…

AB – Come ti relazioni con le nuove tecnologie?
HM – Sono stato uno dei primi a usare il computer e adesso so anche mandare le mail… Mi trovo abbastanza bene, direi.

AB – Progetti per il futuro?
HM – Da poco ho terminato un nuovo lavoro che si chiama Lampedusa, a proposito di ciò che sta accadendo lì, nel centro di detenzione che sta esplodendo per la pressione gli immigrati. Sono stato a Lampedusa e ho constatato con i miei occhi questa tragedia silenziosa.
Inoltre sto preparando un nuovo libro. È basata sulla storia vera, accaduta in Europa circa centocinquanta anni fa, di un uomo accusato di aver falsificato un manoscritto.

AB – C’è un messaggio che vuoi trasmettere ai tuoi lettori?
HM – Sempre. Ma è diverso da libro a libro.

AB – C’è un filo conduttore nelle tue opere?
HM – È la solidarietà. L’idea è che la solidarietà fra le persone, prima ancora che tra i governi, possa salvare il mondo.

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piramideHenning Mankell
Piramide
Traduzione di Giorgio Puleo
Marsilio, 2006

Cinque casi di omicidio, ambientati tra il 1979 e il 1989, che vedono un Kurt Wallander alle prime armi. Da quando, agente poco più che ventenne, risolve il suo primo caso, a quando s’impadronisce del mestiere e si capisce che sarà un ottimo poliziotto, fino a diventare commissario capo del distretto di Ystad. Henning Mankell fa luce su alcuni aspetti della vita e della personalità del suo protagonista finora taciuti, inclusa la sua vita prima di conoscere Mona, di cui si innamorerà e che sposerà.
In questo prologo-epilogo Mankell trova finalmente anche il “sottotitolo” a lungo cercato per l’intera serie: I romanzi dell’inquietudine europea, ovvero dell’inquietudine del nostro tempo. I delitti senza logica, le divisioni e tensioni nella società, il disgregamento dei valori su cui un tempo si fondava, e lo stesso Wallander con la sua vita privata così instabile riflettono il nostro tempo, con le sue paure e insicurezze, la violenza che lo attraversa, e lo smarrimento che tutto ciò crea. Una fotografia in cui milioni di lettori di tutto il mondo si sono riconosciuti.

Henning Mankell è nato in Svezia nel 1948 e ha raggiunto il successo internazionale con la serie del commissario Wallander, nove episodi, tutti editi da Marsilio. Una serie tradotta in 35 lingue, che ha venduto a oggi più di 24 milioni di copie nel mondo. Vive tra la Svezia e l’Africa, dove ha ambientato alcuni suoi romanzi, tra cui Comédia infantil (Marsilio 2001) e Il figlio del vento (Marsilio 2002). Dalle sue battaglie per l’Africa è nato il libro Io muoio, ma il ricordo vive. Un’altra battaglia contro l’Aids (Marsilio 2005).