Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Gennaio 2016

toilet paperAnno nuovo, vita nuova. Nel senso di meno lungagnate e più leggerezza (se ci riesco).

“Lotti, ho un dubbio”. Appena letta la frase di Friedrich Dürrenmatt mi sono sentito inorgoglire. Lo avrei aiutato. D’accordo, si riferiva alla moglie, Lotti Geissler, quando era in vita. A volte mi prende così. Poi mi tiro su con il solito giovanotto scamiciato anche d’inverno che cammina da podista e sbraita da solo a voce alta lungo un certo mio percorso.

SH e il caso del papiro egizioParto da Sherlock Holmes e il caso del papiro egizio di David Stuart Davies, Mondadori 2015. Lotta tra il nostro Sherlock e un certo Sebastian Melmoth “dandy dissoluto” con la fissa del problema della morte. Di mezzo un papiro da decifrare per ritrovare il Libro dei Morti che custodirebbe il segreto della vita eterna. Uccisioni, scontri, spari, ganci al mento, fughe, aiuto dagli irregolari di Baker Street, passaggi segreti, incendio pericoloso, brivido e suspense sparsi per tutta la vicenda. Con il dottor Watson pronto a raccontarci la storia e ad intervenire al momento giusto.

Letture sempre gradevolissime, sul filo di una delicata ironia quelle di Ellery Queen con i suoi Esperimenti deduttivi di Ellery Queen (appunto), Mondadori 2015. I casi da risolvere sono i più Esperimenti deduttivi di Ellery Queendisparati. Un vecchio appassionato di crisantemi (vengono a fagiolo). Regali per il suo compleanno. Una brutta notizia per i figli e gli amici. Finito il suo patrimonio resta solo un ciondolo orientale di notevole valore. Chiaro che prima o poi rimane stecchito da una coltellata e il ciondolo sparisce. Ma prima di morire ha il tempo di scrivere un criptico messaggio. A Ellery il compito di decifrarlo e scoprire l’assassino. Una chiamata al Nostro dall’attrice Modesta che ha trovato, finalmente, tre pretendenti alla sua mano. Solo che la becca uccisa da un colpo di pistola, mentre un tizio con l’impermeabile se ne sta fuggendo. Certo uno dei tre pretendenti rifiutati. Ma la sorpresa non manca… E così via. Tra l’altro, aggiungo, il nostro Ellerone deve sostenere, come novello studentello, un test di ammissione al bizzarro Club dell’Enigma. Ce la farà? (domanda retorica). Garbo, leggerezza, spirito deduttivo, scontri simpatici con il padre a regalarci un sorriso tra morti ammazzati.

In seguito ci sarà da divertirsi con Delitti al castello di Donald E. Westlake, Edgar Wallace e G.K. Chesterton (sentite che nomi); I guanti dell’assassino di Ngaio Marsh (inedito!); Melissa di Francis Durbridge e Sherlock Holmes e i ribelli d’Irlanda di Kieran McMullen, sempre della Mondadori.

La scacchiera di AuschwitzLa scacchiera di Auschwitz di John Donoghue, Giunti 2015, è stata una bella sorpresa. Auschwitz 1944. Paul Meissner, responsabile del campo di concentramento e Emil Clément, ebreo. Un incontro che si ripeterà ad Amsterdam nel 1962. Praticamente la loro storia, in “diretta” dal campo e raccontata attraverso i loro ricordi e un diario del tedesco. Il nazista pentito, l’ebreo calpestato che sa giocare a scacchi, l’inferno di Auschwitz, le riflessioni sul nazismo, sull’odio e sul perdono. Alternanza mirata di periodi temporali con le storie che si intrecciano e riattaccano le une con le altre. Toni giusti, profondi, mai patetici, scrittura delicata, sensibile, dura quando necessario, che entra nelle pieghe degli animi per lasciarvi una traccia indelebile.

Il rapporto giallo-scacchi è inesauribile (per gli amici delle sessantaquattro caselle). Si trovano citazioni da tutte le parti. Ultimamente, per esempio, in Zero assoluto di Michael Crichton, Garzanti 2015, un personaggio (il conte) al medico Peter Ross “Al contrario. È tutto perfettamente logico. Una partita a scacchi fra me e il professore”. “Non sono mai stato bravo negli scacchi”. “Si impara in fretta” ribatté il conte, “quando si è sotto stress”. (pag.135).

In Lo specchio nero di Gianluca Morozzi, Guanda 2015.
“Di lì a poco, ne era certo, Monesi avrebbe chiesto a Isabel “Tu giochi a scacchi?”, per poi partire con la sua conferenza classica sul giallo” (pag.60). “…perché gli scacchi, Isabel, sono un gioco affascinante e strano, in cui devi essere stratega e leggere nel pensiero. Devi portare avanti le tue strategie, ma nello stesso momento capire cosa sta architettando l’altro e contrastarlo… è tutta così, una partita… un po’ fai il tuo gioco, e un po’ provi a distruggere quello che immagini stia facendo l’altro”. È quello che fa Monesi quando scrive un giallo (pag.61).

In Sherlock Holmes e il caso del papiro egizio, già citato, Catriona Andrews, venuta per uccidere Holmes, lo accusa di non capire l’amore “Se ne sta qui al caldo nella sua stanza polverosa a lavorare su indizi e ipotesi, senza mai considerare il dolore, l’angoscia, le tragedie di cui sono pervasi i casi su cui sta indagando. Le persone sono solo tessere di un rompicapo, per lei, pezzi su una scacchiera.” (pag.158). A pag.170, nell’articolo George Newnes e Arthur Conan Doyle: un sodalizio di grande interesse di Gabriele Mazzoni, veniamo a sapere che “Newnes era un uomo molto metodico: frequentava i suoi collaboratori, con i quali pranzava quasi tutti i giorni o giocava a scacchi nel tempo libero e passeggiava per lo Strand, che amava. Nel 1889 perse uno dei figli, Arthur, di otto anni, che cadde fulminato da una meningite durante una partita a scacchi in casa. L’editore lasciò per molti anni intatti il tavolo e la scacchiera, con i pezzi esattamente come si trovavano al momento della disgrazia”.

teoria delle ombreStavo per dimenticarmene. Sempre a proposito di giallo-scacchi è uscito Teoria delle ombre di Paolo Maurensig (quello de La variante di Lüneburg), Adelphi 2015, che gira intorno alla misteriosa morte del campione di scacchi russo Alexander Alexandrovic Alekhine nella sua stanza d’albergo a Estoril, in Portogallo il 25 marzo del 1946. Suicidio, incidente, assassinio? Praticamente la ricostruzione dei suoi ultimi giorni, quando era già considerato un traditore dai sovietici e accusato di collaborazione con i nazisti. Pure un affondo sulla psicologia di certi appassionati amanti di Re e Regine che rasentano talvolta la follia (non guardatemi). Un’immagine rara e sconvolgente del cadavere di Alekhine non ancora rimosso nel libro Alekhine di Alexander Kotov, Prisma 1995.

I mille volti del gialloNon dico da leggersi tutto d’un fiato, frase fatta che nasconde in realtà un pericolo mortale (asfissia), ma un po’ per volta è una vera goduria I mille volti del giallo di AA. VV., a cura di George Pelecanos e Otto Penzler, Newton Compton 2015. Setacciati centinaia di racconti americani dell’ultimo anno da Otto Penzler per arrivare a cinquanta candidati di ottima qualità. Poi ecco George Pelecanos che ne tira fuori venti. I migliori in assoluto proposti in questa straordinaria antologia. Basterebbe solo qualche nome per renderla appetibile: Michael Connolly, Joyce Carol Oates, Lee Burke, Elizabeth Strout che campeggiano in copertina. E gli altri, credetemi, non sono da meno. Interessanti le spiegazioni per cui gli autori sono giunti al loro parto. Con un racconto ci si può anche vendicare di quello che è successo nella realtà. Vedi il cazzone di elettricista che frega la bischera di turno spillandole dei soldi con una storia inventata. Nella realtà, dicevo. Ma qui le cose cambiano e la bischera potrà vendicarsi. Se si vogliono osservare delle morti atroci nei loro disgustosi particolari basta seguire un fotografo-paparazzo della Wichita del dopoguerra. Tanto per portare qualche esempio: una suocera ottantaseienne presa a badilate dalla nuora; un cadavere fatto a pezzi in una vasca; un tizio giù per la tromba di un ascensore con le mani legate dietro la schiena; una impiccagione dentro ad un armadio e così via (buon divertimento!).
Grande varietà di temi, personaggi e figure minori impeccabili, il ribaltamento delle aspettative, il mistero e l’intorcinamento dell’animo umano, sapienza di scrittura con brivido incorporato e un momento di golosa euforia per noi poverelli quando leggiamo del mondo luccicante dei ricconi di Wall Street che divora i suoi figli. Inganni e tradimenti a non finire, le paure che assillano di notte. E, proprio quando si è fatto fuori l’avversario di turno (Scacco matto, figlio di puttana), ecco che bisogna tenere gli occhi bene aperti, soprattutto su quelli con i quali abbiamo vinto. Ben vi sta!

Delitti di CapodannoInteressanti questi Delitti di Capodanno di vari autori nostrani della Newton Compton 2015. Tanto per non farla lunga: corpi tagliati di netto dall’ombelico in giù (siamo nel 1791); un assassino che si comporta come il Dytiscus, nella realtà della natura il nome di una larva che inietta il suo veleno nel corpo di un girino, trasformandolo in una pappa liquida per essere mangiato; l’ispettore Bruno Cavallone tra un omicidio e l’altro e la mogliera incazzata di brutto; notte di Capodanno, un marito troppo grosso che osserva la bella moglie ballare, ricordi e ricordi, da cornuto, insomma, che si appresta a fargliela pagare; un finto suicidio attraverso una complicata ghigliottina trasformatosi in un assassinio… eccetera, eccetera. Un buon prodotto (citati pure gli scacchi), ricco di spunti apprezzabili, la violenza del maschio, la forza della donna, lo scendere brividoso nei gorghi interni dei personaggi, con l’idea del Vendicatore (si trova dappertutto) che un po’ ha stanchicchiato.

Morte in ascensoreLa Polillo è risorta, se Dio vuole, con due Bassotti degni di attenzione: Morte in ascensore di Alan Thomas e Sangue sulla neve di Hilda Lawrence. Con il primo siamo sulla scia del delitto impossibile in ascensore (la stessa Polillo aveva già pubblicato, a tal proposito, Discesa fatale di Carr e Rhode e si conosce pure un’altra Morte in ascensore di Ngaio Marsh, Mondadori 1993), addirittura senza soluzione (si verrà a sapere da un diario dell’assassino). Con il secondo siamo nella classica villa di montagna circondata dalla neve che si tingerà presto di rosso. Tra i vari personaggi occhio a due anziane zitelle che sembrano sapere tutto. Brrr!

Le inchieste del commissario Van InConsiglio anche la lettura di Le inchieste del commissario Van In di Pieter Aspe, Fazi 2015, un volumone che raccoglie tre storie: Il quadrato della vendetta; Caos a Bruges e Le maschere della notte. Sul secondo libro alla fine della recensione scrissi “Prosa spedita, soffusa di humour, che sa anche mettere elegantemente in rilievo le magagne della società e del comportamento individuale senza fare due maroni (o marroni) così.” Per chi vuole seguire l’ultima uscita ecco Il caso Dreyse, Fazi 2015, con il nostro ispettore Van In (siamo a Bruges), scorbutico il giusto, amante delle donne e della birra che deve vedersela con l’estremismo cattolico (controcorrente).

Il caso GCosì come si va sul sicuro leggendo Il caso G di Håkan Nesser, Guanda 2015, dove troviamo il commissario Van Veeteren che vive a Maardam (città immaginaria), ormai in pensione ma ancora fissato su un vecchio caso irrisolto. Copertina a colori da appassionato di scacchi. Cosa c’entrano? Il nostro commissario è abilissimo nel risolvere i “problemi” (uno in tre mosse sul giornale del luogo) del “mirabil giuoco.”

In oriente incontriamo Detective Hanshichi. Misteri e indagini nell’antica Edo di Okamoto Kido, O Barra O Edizioni 2015, che era un appassionato di Sherlock Holmes sulla cui figura ha plasmato il proprio detective. Siamo alla fine dell’Ottocento in una società ricca di superstizioni e ataviche paure (cofanetto di racconti).

Imperdibile (aggettivo strafatto, se lo perdete non succede niente, a meno che lo abbiate perso dopo averlo comprato) The Crossing di Michael Connelly, Piemme 2015, con l’indimenticabile (idem come sopra) Harry Bosch, questa volta in azione insieme al suo fratellastro Mickey Haller. Vedremo cosa combina. In passato ha sempre combinato bene. Mi ricordo che alla fine di La città delle ossa, Piemme 2009, fui colpito dal silenzio in una scena di intenso dolore e scrissi “Uno dei momenti più belli della letteratura. Non solo poliziesca.”
Venendo, poi, a noi dell’italico suolo, possiamo trascorrere un po’ di tempo infilati nella storia romana con Saxa Rubra di Danila Comastri Montanari per incontrare Publio Aurelio Stazio impegnato in una indagine che lo riguarda da vicino. Dal punto di vista sentimentale che le vittime hanno avuto un rapporto intimo con lui. Ma c’è chi cerca di incastrarlo…

Ognuno potrebbeTra le novità di letteratura varia spiluzzicato Ognuno potrebbe di Michele Serra, Feltrinelli 2015, che già dal titolo si capisce cosa potremmo fare e non facciamo, essendo tutti rimbecilliti dentro il nostro ego (basta di dare sempre la colpa agli altri). Chi vuole, invece, scaricarsi per le cose che gli girano storto mandando qualche vaffa, credo che vada bene È tutta una vita di Fabio Volo, Mondadori 2015, e saprà chi è il destinatario. Sto scherzando su un autore preso di mira da tutte le parti. Ho letto solo qualche pagina in qua e là alla Feltrinelli di Siena. Mi ha dato l’impressione di essere nella media della produzione nostrana (poi ognuno valuterà che media è).
E, tra i ripassi storici di cui ogni tanto mi diletto (grande passione), ecco Stato e società nei secoli. Pagine di critica storica. L’età contemporanea di Franco Catalano, G. D’Anna 1969. Qui mi sono buttato tra le braccia della Rivoluzione russa e del Fascismo, ovvero di Lenin, Trotsky, Lukàcs, Gobetti, Gramsci, Croce, Salvemini e compagnia bella. Da lisciarsi i baffi.

Un giretto tra i miei libri
il mistero del diarioIl mistero del diario di Milward Kennedy, Polillo 2009.
Dalla seconda di copertina “Il giovane capitano Philip Kennedy è seduto nel salottino della sua abitazione, a Londra, quando gli viene annunciata una visita. Si tratta di un certo dottor Wilhelm Corts, un tedesco che, senza neppure i convenevoli di rito, lo informa che l’onore di una signora è in pericolo e lo prega di consegnargli il diario…”.
Ecco, il diario. Tutto il romanzo ruota attorno a “lui”. Philip non sa nulla del diario che gli è stato lasciato in eredità (insieme ad una casa di campagna) da suo cugino, il maggiore dei servizi segreti inglesi Robert Wilkins. E sulle sue tracce (sempre del benedetto diario) si mettono tutta una serie di personaggi…
Una serie di morti ammazzati, movimento, tensione, ricatto, paura, brivido, inquietudine, corse nel buio, spari, il passato che mette lo zampino nel presente, un lieve tocco di romanticismo dei tempi che furono.
Prosa incolore (rispetto a certi capolavori) marcata da una scoperta ed ingenua esagerazione quando si passa al gotico. Trama complessa sì, ma l’assassino non è di  difficile individuazione.
Senza infamia e senza lode.

Il mistero del lago di Nora Roberts,  Fanucci 2007.
il mistero del lagoIn seconda di copertina “Reece Gilmore è l’unica sopravvissuta a una terribile strage, e ha impiegato anni per lasciarsi alle spalle quella vicenda. Si stabilisce nell’Angel Fist, nel Wyoming, per cominciare una vita normale: Una sera, durante un’escursione lungo lo Snake River, mentre osserva il panorama col suo binocolo nota una coppia che discute sempre più animatamente; poi, in un attimo, l’uomo aggredisce la donna, e la strangola. Reece chiede aiuto alla prima persona che incontra, il solitario e scontroso Brody, ma quando torna con lui sulla scena del delitto, non c’è nulla che possa testimoniare quanto è accaduto. E nonostante nessuno – o quasi – le creda, lei è certa di quanto ha visto, e non avrà pace finché non sarà riuscita a trovare l’assassino potendo contare solo sull’amore di Brody, che le farà scoprire un mondo di erotismo e sensualità da tempo dimenticato”.
Ad essere sincero l’inizio non è male. Poi, mano a mano che la matassa si dipana e il mistero si scopre, allora vengono i guai. Per il lettore, intendo. Un contorcimento parossistico e assurdo della sua vita interiore con dialoghi lunghi un chilometro che avrebbero messo a dura prova anche la pazienza di Giobbe. Uno scavo psicologico che porta francamente alla esasperazione. In più la solita storia d’amore con la solita lagna la do o non la do, no non la do, sì la do, vedremo quando la do. E quando la dà la dà proprio per bene. Nei minimi particolari tanto si perdesse qualcosa. Una vivisezione dell’amplesso con risultati ora banali, ora quasi ridicoli. Se si esce poi dai meandri della protagonista la trama è piuttosto semplice e già sin dall’inizio si intravede l’assassino.
Troppa insistenza, troppo accanimento. Troppe parole. Si poteva ottenere un risultato migliore con metà pagine.

Il mistero di Charing Cross di J.F. Fletcher, Polillo 2008.
il mistero di Charing Cross“Dopo aver passato una serata in compagnia di amici, un giovane avvocato londinese sale su una carrozza della metropolitana diretto al suo appartamento. La carrozza è vuota, ma dopo qualche fermata due uomini prendono posto accanto a lui. Uno è anziano, corpulento, ben vestito, con un viso simpatico e un’aria visibilmente compiaciuta. L’altro è più giovane, indossa abiti malridotti e ha un aspetto sofferente, ma uno sguardo vivo che denota prontezza d’ingegno e mani affusolate che si muovono con eleganza. I due chiacchierano, e l’avvocato non può fare a meno di ascoltare. L’uomo anziano parla di una donna; a un certo punto si piega verso l’altro, abbassa la voce fino a un sussurro e nulla più si sente della conversazione. Il treno si ferma a un’altra stazione e riparte senza che nessuno sia salito sulla carrozza. D’improvviso l’uomo anziano si blocca a metà di una frase, s’irrigidisce, si guarda intorno con aria sconcertata, porta una mano alla gola e cade a terra. Il treno, nel frattempo è arrivato alla stazione di Charing Cross. “Vado a cercare un medico!”, esclama l’amico in preda all’agitazione e si allontana di corsa. Ma non tornerà più, e comunque il suo compagno è già morto”.
Avvelenato, aggiungo io. Come avvelenato verrà trovato, in seguito, l’amico fuggito. Il giovane avvocato Hetherwick, che aveva assistito alla scena di morte sulla carrozza, si mette ad investigare (con l’aiuto del suo segretario Mapperley), così come l’ispettore di polizia Matherfield. Per farla breve la donna di cui parlavano i due uomini sembra essere stata la signora Whittingham, una truffatrice che aveva messo nel sacco anche Hannaford. Ed ora è quasi certo avere preso il nome di Lady Riversteade, ricca ereditiera. La nipote Rhona si offre come segretaria per tenerla d’occhio. E c’è pure una certa Madame Anita Listorelle che, guarda caso, sembra la copia sputata di Lady Riversteade…
Stile fluido, sicuro, trama ben congegnata in modo da tenere sempre desta l’attenzione del lettore con azzeccati colpi di scena, rapimenti e inseguimenti vari.

Il mistero Caravaggio di Silvano Vinceti, Giorgio Gruppioni, Luciano Garofano, il mistero caravaggioRizzoli 2010.
Dalla introduzione sappiamo che il compito principale del libro è quello di “chiarire soprattutto gli eventi legati alla morte del pittore e sulla fine delle spoglie” (mi ricorda un po’ La tomba di Alessandro di Valerio Massimo Manfredi, Mondadori 2010).  Un excursus della sua vita da Milano a Caravaggio, da Roma a Napoli e poi a Malta per il cavalierato (passaggi principali), per finire, dopo altri tragitti, a Porto Ercole presso il promontorio dell’Argentario. Un percorso che va dal 1571 (data del battesimo) fino al 1610.
Una bella ricostruzione del personaggio inserito nel suo tempo. Un uomo moderno fra due culture diverse: quella religiosa più vera e quella sensuale e competitiva. Un uomo moderno perché “scisso e contraddittorio”, con i suoi splendidi capolavori e la sua vita unita indissolubilmente all’arte.
Stile concreto, fluido, ricerca storica e indagine deduttiva volte ad offrirci una immagine meno forte e provocatoria, più vera, dell’artista.

La nostra Patrizia Debicke (la Debicche) ci presenta in poche, essenziali parole, Nel nel mondo di mezzomondo di mezzo. Il romanzo di Mafia capitale di Massimo Lugli, Newton Compton 2015.
Ritroviamo Marco Corvino, l’umanissimo e sbrindellato cronista anziano di nera, sanamente attaccato alla vita e al sesso, disordinato in preda dei suoi folletti che lo sbeffeggiano, appassionato di arti marziali e con quel tanto di anormale che non guasta affatto.
Stavolta il gioco sporco romano di Mafia Capitale e le sue perverse e intricate radici che affondano ben oltre il tessuto urbano, lo costringono a barcamenarsi pericolosamente.
Ma tutto torna perché Massimo Lugli si è bene guardato attorno, ha preso Marco Corvino e l’ha calato negli scenari che parrebbero incredibili mentre invece sono profondamente realistici di “quel mondo di mezzo”, legato agli scandali che hanno brutalmente svergognato la capitale italiana, anche all’estero, con il carosello di una spiacevole gogna mediatica.

Paesaggio con figure morte di Luigi Guicciardi, Cordero 2015.
Paesaggio con figure morteStavolta Luigi Guicciardi ci consegna una trama amara che ben si sposa con l’atmosfera autunnale del suo 14° giallo che mette ancora in scena la sua ormai stracollaudata Cataldo & Company.
E ancora una volta (Giovanni ma è un cabalistico nome misterioso da non pronunciare praticamente mai?) Cataldo con il suo immancabile quasi alter ego Muliere, sarà costretto a ricostruire il caso o, meglio, a indovinare l’identità dell’assassino, servendosi di piccoli indizi, poche parole, facendo azzardate ipotesi in una corsa disperata contro il tempo per individuare la mente colpevole che sa bene celarsi tra le fila perbene dei giri di Modena, scenario cult del suo autore.
Una nuova complicata indagine per il commissario Cataldo al top della carriera professionale ma con il sentore delle autunnali foglie marce nell’aria che potrebbe preannunciare un qualcosa che non funziona e coinvolgere la sua stessa vita familiare…

L’occhio di Dio di Giulio Leoni, Editrice Nord 2015.
l'occhio di dioNascondiamoci dietro le quinte perché a ogni nuovo libro di Giulio Leoni – che tratti di passato recente o passato remoto – andrebbe sempre fatto per meglio seguire la pièce che va in scena, dando vita a un teatro enigmatico e affascinante.
Un incipit da maestro, ambientato nel dicembre del 1606, nella fortezza di Palmanova, rivoluzionaria città, erigendo imprendibile (o almeno così dovrebbe) baluardo a difesa del confine orientale della Serenissima contro l’avanzare dei Turchi, dà l’avvio all’ultima fiabesca fiction, thriller di avventura di Giulio Leoni. Un incipit che, pur facendoci intravedere la conclusione della storia, non svela l’intrigo.
Perché poi un impetuoso susseguirsi di richiami e flash back infatti ci fa passeggiare nel tempo.

Fabio Jonatan JessicaUn saluto da Fabio, Jonathan e Jessica Lotti

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