Le lunghine di Fabio Lotti: Il detective magico

Serenata senza nomeVa di moda il detective magico. Voglio dire il detective che possiede qualche dono, qualche dote particolare oltre l’umano. Già visti singolarmente li ho qui riuniti. Parto dal commissario Luigi Alfredo Ricciardi di Maurizio de Giovanni incontrato nel primo e precedente articolo di questa rubrica. E dunque non la faccio lunga riproponendone un breve accenno. Napoli, al tempo del fascismo. “Ho conosciuto il suddetto personaggio fin dalla sua nascita. l’ho visto fare i primi passi e poi camminare baldanzosamente spedito per la gioia di una vastissima moltitudine di lettori. Un personaggio riuscito, riuscitissimo, con la sua perenne malinconia e quella dote, unica, di sentire le ultime parole degli uccisi. Misterioso e irraggiungibile e, anche per questo, amato dalle donne”. Accanto alle doti particolari che lo fanno sentire diverso anche la sua umanità sofferta, un miscuglio di dolore e malinconia che lo rende così vicino ai lettori. Come se possedere certe doti fosse motivo continuo di sofferenza. Un successo planetario dell’autore. Ultimo libro Serenata senza nome, Einaudi Stile Libero Big 2016.

venti corpi nella neveSimile a Ricciardi il commissario Roberto Serra di Giuliano Pasini. Lo troviamo in Venti corpi nella neve, Time Crime 2012.
Il commissario Roberto Serra è a Case Rosse speditoci dal superiore Bernini, viso tondo e baffi gialli di nicotina, per farlo riprendere da una situazione difficile. Dopo la morte violenta dei genitori, avvenuta quando aveva sedici anni, è colpito da un “dono”, ovvero la capacità di “sentire” ciò che provano le vittime e i loro carnefici attraverso una “danza” particolare. Sintomo e preavviso l’odore di fiori marci. Non si dà tregua finché non riesce a far riposare in pace i morti ammazzati che il destino gli fa incontrare. Qui, nel più piccolo commissariato d’Italia, Serra è visto come uno di fuori ed è aiutato dall’agente Valerio Manzini. Ufficio essenziale dove domina il colore grigio, corse per chilometri e preparazioni culinarie innaffiate di ottimi vini per ritrovare calma e lucidità. Gli ci vorranno perché nella notte di Capodanno del 1995 tre cadaveri al Prà grand: un uomo, una donna e una bambina barbaramente uccisi con un colpo di fucile a distanza ravvicinata.
Usciti in seguito Io sono lo straniero, Mondadori 2013, e  Il fiume ti porta via, Mondadori 2015. Caratteristica dell’autore, già sottolineata da altri critici, la sua attenzione verso le vittime: i civili trucidati dai fascisti, gli immigrati clandestini, i “matti” rinchiusi in ospedali terribili e poi lasciati allo sbando dopo l’abolizione dei manicomi.

L’odore del peccatoVediamo ora il “superpotere” di Don Attilio Verzi di Andrea Franco in L’odore del peccato, Mondadori 2013.
Già trovato il nostro uomo in L’odore del dolore in Giallo 24-Il mistero è in onda di AA. VV., Il Giallo Mondadori extra 2013, che mi colpì per la sua originalità.
La vicenda si svolge a Roma in dieci giorni, dal 16 al 26 giugno del 1846. Don Attilio Verzi ha un dono particolare “che molti avevano additato come una maledizione del demonio”. Percepisce gli odori nel profondo, “vivi come può essere viva una persona, vicini come la carezza di una madre o lo schiaffo di un padre che educa un figlio”. Centinaia di preghiere sotto la guida del bigotto padre Ruggero Ancillotti, conseguenza incubi ripetuti. Cercato dal papa per scovare l’assassinio di un giovane prete, don Pasquale Masini, colpito al capo nella chiesa dei Santi Vito e Modesto. Don Attilio viene aiutato nella ricerca del colpevole dal padre Augusto Giani, anch’egli con le sue passate sofferenze (le “cicatrici”) e in seguito dal capitano della Milizia Jacoangeli .
Ultimo nato L’odore dell’inganno, Mondadori 2016.
Anche qui odori, odori e odori (forte quello dell’inganno), voci, visioni, incubi, momenti di crisi, il passato doloroso che riemerge improvviso. La ricerca sofferta della verità attraverso una scrittura intensa e delicata, capace di penetrare nelle profondità dell’animo di don Attilio Verzi “caricato” di un dono portentoso e nello stesso tempo pesante che lui non vorrebbe possedere.

La mossa del cartomanteSimile a Verzi abbiamo l’ispettore Marzio Santoni di Franco Matteucci in La mossa del cartomante, Newton Compton 2014.
Marietta Lack, la sarta di Valdiluce, muore nell’incendio della sua casa. Tragico incidente o attentato? Ad indagare  Marzio Santoni, detto Lupo Bianco, capelli biondi lunghi, occhi azzurri, fisico splendido e splendido naso capace di avvertire i minimi odori. Vespa 50, bianca come la neve, degli anni ottanta (e qui mi viene in mente il free lance Radeski di Paolo Roversi). Scapolo, vive in una casa con formicaio (giuro) e il topo Mignolino. Suo assistente Kristal Beretta, capelli a spazzola, occhi celestini e una gran simpatia. Supercapo Soprani invischiato in traffici piuttosto dubbi.
Consiglio Tre indagini per l’ispettore Santoni, Newton Compton 2016 che comprende Il suicidio perfetto, La mossa del cartomante e Tre cadaveri sotto la neve.

La congiura di San DomenicoSu una memoria straordinaria si basa Julius von Hertenstein in La congiura di San Domenico della nostra Patrizia Debicke van der Noot, Todaro 2016.
Il leutnant Julius von Hertenstein ha visto la luce ne La Sentinella del Papa, Todaro 2013. Vediamolo più da vicino sfruttando quasi le stesse parole dell’autrice. Fratello minore di Peter von Hertenstein, camerlengo del pontefice e vice di Kaspar von Silenen, comandante della Guardia pontificia. Biondo come il lino, spalle imponenti e lunghe gambe, insondabili occhi chiari, faccia maschia e squadrata. Straordinaria capacità di apprendere, dotato di eccezionale memoria, “in grado di ripetere parola per parola” ciò che sentiva e leggeva (gli sarà utile anche nella presente storia). A quattro anni parlava tedesco, francese, italiano, latino. Un “mostro” che aveva fatto inorridire il suo confessore ritenendolo, addirittura, affiliato al demonio. Con il passare del tempo aveva imparato a nascondere queste sue “diaboliche” capacità. E ora, nella Bologna del 26 novembre 1506 (freddo e neve),  deve vedersela con un terribile delitto.

La profezia infernaleTermino con il Grifo di Massimo Pietroselli in La profezia infernale, Newton Compton 2013.
Roma 1599, a pochi mesi dall’apertura dell’anno santo. Al centro della storia il cranio deforme del pittore romano Maestro del Monogramma (in seguito sapremo chi è), autore dell’“Alfabeto di Erode”, un libro dalle incisioni terribili di bambini seviziati e uccisi che dovrebbe nascondere insegnamenti ermetici. Si aggiunga una profezia infernale dall’estasi di una suora che prevede sfracelli per il Giubileo e “innocenti che tremeranno fra le fredde mura”. E, infatti, quattro bambini con i nomi degli Evangelisti, spariscono dallo Spedale. Dietro al maledetto “Alfabeto” Leonia, in missione per Rodolfo II di Boemia (sue immense collezioni di bizzarrie) insieme a Grifo, un turco (gli hanno ucciso tutta la famiglia) che ha il dono di poter disegnare “a distanza di tempo, qualunque gli fosse stato detto di osservare, perfetta in ogni dettaglio, esattamente come l’aveva veduta, ma non avrebbe potuto alterarla, abbellirla, modificarla in alcun modo.” Qualche spunto “Colorito olivastro, occhi neri, sopracciglia folte e arcuate, e una barba fitta appena striata di grigio. Era un colosso, alto e dalle spalle forti: sovrastava la folla con il capo avvolto in un turbante giallo scuro con una penna nera di sghimbescio. Il busto era compresso in un farsetto leggero, di elegante seta color arancione con strisce nere, e il collo massiccio era adorno dei pizzi di una camicia bianca. Invece di una cintura, alla vita era annodata una fusciacca bianca con un sottile ricamo in oro.”
In seguito è uscito anche La congiura di Praga, Newton Compton 2013, altro successo dello stesso autore, che già avevo conosciuto e apprezzato attraverso il mitico Giallo Mondadori.
Dunque personaggi anomali provvisti di “doni” speciali che un po’ si assomigliano e che, evidentemente, attirano l’interesse, visto il boom straordinario di de Giovanni e l’ottimo risultato degli altri autori. Sì, perché la loro arma extraumana, chiamiamola così, incuriosisce il lettore che freme per vederla messa alla prova. Aiuta a risolvere i casi e nello stesso tempo umanizza i possessori che addirittura ne soffrono, attirando l’empatia di chi li segue nello loro vicende complesse e ricche di pathos, qualunque sia il tempo in cui esse vengono circoscritte.
E allora diamo il benvenuto al detective magico, sperando che un po’ della sua magia si riversi anche su di noi comuni mortali.

Fabio Jonatan JessicaUn saluto da Fabio, Jonathan e Jessica Lotti

La Debicke e… Icaro

IcaroIcaro
di Deon Meyer
Edizioni e/o, 2016
Pagine 448

Con il simbolico titolo di Icaro (che vola in alto?), Deon Meyer, “il sudafricano re del crimine”, con l’intermediazione di e/o, ci consegna un nuovo grande romanzo (il quinto) di una serie dedicata al suo controverso eroe Bennie Griessel, capitano della Sezione Hawks (crimini violenti) di Città del Capo.
Serie che sa tratteggiare con lucida apertura e intelligenza il quadro di un paese multilingue e multiculturale, ancora alla ricerca di un equilibrio sociale e razziale e in costante rinnovamento dalla fine dell’apartheid.
La storia è stuzzicante, veloce e coinvolgente fin dall’inizio con la coralità dei personaggi tipica della serie, che qui emerge con grande prepotenza. E in più, in Icaro, Meyer esercita con rara maestria il suo talento di scrittore e costruttore di storie. Infatti se da una parte ci fa seguire le indagini sul caso Richter affidate agli Hawks, la squadra di élite della polizia sudafricana, dall’altra, quasi su un binario parallelo, si snoda in crescendo la bella, tempestosa e intrigante saga della famiglia del produttore di vini Francois du Toit.
Un breve assaggio della trama: la tempesta del diciassette dicembre dissotterra il cadavere di Ernst Richter, il vero Icaro del romanzo, l’uomo che voleva volare sempre più in alto, titolare del famosissimo sito web Alibi dedicato all’adulterio. Contemporaneamente Benna, Bennie Griessel, dopo quasi due anni di coraggiosa battaglia contro l’alcolismo, ricomincia a bere, quando apprende che un collega ha sterminato la famiglia e si è tolto la vita.
La sua ricaduta, con le sbronze pubbliche e solitarie che potrebbero distruggere definitivamente lui, la sua carriera e i suoi affetti, e i suoi sforzi per rimettersi in carreggiata con la copertura e il sostegno dei colleghi, soprattutto del variopinto “falco ribelle” Vaughan Cupido, accompagneranno tutta l’inchiesta sull’omicidio che arriva alle porte di Natale.
Le indagini degli Hawks, complicate e macchinose, faranno scoprire che Richter aveva diversi altarini nascosti e si era fatto molti nemici.
Presto salterà anche fuori che aveva messo in atto una sordida catena di ricatti e, ignorando la privacy dei clienti, aveva attinto a piene mani alle informazioni riservate della sua società e, come se non bastasse, forse qualcun altro sta seguendo le sue orme, tanto che in rete gira una sfilza di tweet che eccitano i media e che creano paura e scompiglio negli adulteri di Alibi, minacciando di  rivelare i loro nomi.
Sono quattrocentoquarantotto pagine ma volano. Deon Meyer dispiega una scrittura moderna, potente e fortemente visiva, quasi in grado di trasformare le pagine del libro in uno schermo cinematografico, che lo conferma ancora una volta come rappresentante mondiale di spicco del genere crime poliziesco.

Le gialle di Valerio/76: de Giovanni

Serenata senza nomeMaurizio de Giovanni
Serenata senza nome
Einaudi, 2016
Pagine 376
Giallo

Napoli. Ottobre 1932. Il possidente barone cilentano commissario Luigi Alfredo Ricciardi di Malomonte, 32 anni, taciturno indecifrabile ricchissimo illibato, cupo e magro, penetranti e dolenti pupille verdi, padre animatore della vita mondana mancato nel fiore degli anni, madre riservata e delicata morta per una grave malattia di nervi, ora frequenta ristoranti e ricevimenti con la bellissima amica Bianca Borgati dei marchesi di Zisa, moglie del conte Romualdo Palmieri di Roccaspina, che si trova in galera. Lo fanno per smentire una voce sulla pederastia del poliziotto, ma hanno imparato ad apprezzarsi e a godere della reciproca acuta intelligenza e triste ironia. Ricciardi non parla nemmeno a lei del suo Fatto: ha ereditato dalla madre gli occhi e l’incredibile malata facoltà di ascoltare le ultime addolorate parole di chi sta per morire nello stesso luogo del tragico evento. È per questo “destino” che non si concede l’amore di una donna, anche di quelle che da tempo lo attraggono molto: la vicina Enrica, di cui è innamorato e che sta per compiere 25 anni; la cantante Livia, splendida vedova Vezzi della quale subisce comunque il fascino. Hanno ucciso con molte botte e pugno sulla tempia il furbo virile commerciante Costantino Irace che, proprio il giorno prima, era stato minacciato di morte in teatro dal pugile Vincenzo Vinnie Sannino. Nell’ottobre 1916 Vincenzo 17enne si era imbarcato clandestino e nullatenente, per sfuggire alla povertà e alla guerra, giurando alla sua Concetta che sarebbe tornato. Da campione del mondo ha ucciso con un pugno sulla tempia l’ultimo avversario, è tornato in patria, l’ha trovata sposata, le ha cantato la loro serenata, è disperato. Forse è stato davvero lui, Ricciardi userà empatia per capire.

Con la breve interruzione del 2013 è dal 2007 che esce annualmente “un Ricciardi” del bravissimo Maurizio de Giovanni (Napoli, 1958), ogni volta più atteso, ogni volta con maggior successo di critica e di pubblico. Meritati. Il primo (ambientato nel marzo 1931) ebbe origine da un racconto vincitore di premio (nel 2005), i primi quattro sulle stagioni, poi feste, ricorrenze e soprattutto canzoni, in terza varia. C’è la storia della musica e della canzone napoletane in ogni avventura. Nel nono romanzo tutto verte su Voce ‘e notte (1903), testo di Nicolardi e musica di De Curtis. Quella cantava sussurrando sullo scoglio con bella voce Vince’ a Cettina, i due giovincelli abbracciati e desiderosi. Quella spiegava il vecchio Maestro al ragazzo artista negli incontri al mandolino che intervallano l’intero testo (ci sono sempre, in corsivo, frammenti di musicultura). Quella spiega il tormento antico e moderno, i cuori spezzati, l’amore unico di lui che lei ascolta con passione accanto al marito, bene o male. E, intanto, il brigadiere Maione combatte con le influenze familiari e le passioni di Bambinella, costringendosi a visitare il perfido boss, ex compagno di classe. E i poliziotti diventano esperti di tessuti. E gli americani Penny e Jack cercano di salvare il loro sportivo. E la brutta Nelide fa innamorare il bel verduraio per preparare la minestra selvatica al signorino Ricciardi. E Livia deve circuire il tedesco quasi fidanzato di Enrica per i servizi fascisti. Il noir sentimentale di de Giovanni si arricchisce così di mille sfaccettature. I possibili colpevoli dell’omicidio sono tanti (per amore o fame, si sa), ogni tanto intermezzi alla McBain sulla pioggia e la città lo ricordano a tutti.

(Articolo di Valerio Calzolaio)

Le brevi di Valerio/88: Paradisi

Ritratti (scherzi del destino)Titolo Ritratti (scherzi del destino)
Autore Mariangela Paradisi
Editore Affinità elettive
Anno 2016
Pagine 98
Prezzo 13 euro

Mariangela Paradisi è una docente universitaria di economia in pensione. Nata a Roma, vissuta in provincia di Ancona, risiede in campagna e mantiene la passione per la scrittura arguta e coerente, commenta le informazioni di cronaca sui social, narra la realtà attraverso racconti. Il suo ultimo agile volumetto Ritratti (scherzi del destino) prende spunto dalle burle del caso-caos (destino) per tratteggiare 15 personaggi, in terza o in prima persona. Non ci sono i luoghi, certo le Marche, ma si gira molto. Ci sono nomi e s’intravedono persone forse incontrate davvero, percorsi intrecciati che sembrano prendere direzioni diverse per poi intersecarsi di nuovo. Come quelli dell’economista furbo all’ombra del Maestro e del contadino geniale vendicato dalla figlia. O il principe del Foro alle prese con il barbone e con la badante. O il guardiano del fiume con le piene (di Senigallia).

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Le gialle di Valerio/75: Recami

Morte di un ex tappezziereFrancesco Recami
Morte di un ex tappezziere
Sellerio, 2016
Pagine 311
Giallo

Milano, Casoretto. Autunno. Prima della cremazione, è in corso il funerale di Amedeo Consonni, un pensionato di 66 anni, ex tappezziere, vedovo di Luigina (morta 8 anni prima), padre di Caterina (coniugata e separata), nonno del piccolo affezionato Enrico (5 anni), collezionista di ritagli di cronaca nera, quasi fidanzato di Angela, entrambi inquilini di una casa di ringhiera dove in tempi recenti erano avvenuti continui strani misteriosi avvenimenti nei loro e in altri appartamenti. Alle esequie sono presenti il commissario Ametrano e un paio di agenti dei servizi, era stato ucciso da colpi di fucile mitragliatore, sembrava una vera e propria esecuzione, quasi tutti si domandano chi lo voleva morto. E perché. La scena si sposta a qualche settimana prima, quando Angela era dalla figlia Giulia a Bruxelles e ad Amedeo, in attesa di giudizio per una rapina a mano armata (di una bici), capitò d’innamorarsi. L’oggetto del desiderio, fra istinto protettivo e sorprendente libidine, era una barista ceca, Svetka, slanciata e formosa, occhi azzurrissimi, voce calda, sorriso smagliante, soprattutto tanto gentile. L’infatuazione cresceva, cieca e infantile, non crollò nemmeno quando Amedeo scoprì che in realtà lei avrebbe voluto fuggire dai cattivi violenti crudeli magnaccia che gestivano la villa dove da vari anni era costretta a prostituirsi. È a quel punto, anzi, che la vicenda s’ingarbuglia. Nella casa di ringhiera avvengono strani passaggi di droga, qualcuno s’intrufola mettendo a soqquadro vari locali, il Consonni prova a nascondere Svetka e compra pure una pistola, se le va proprio a cercare.

Il bravo scrittore toscano Francesco Recami (Firenze, 1956) ha completato l’opera. Aveva annunciato fin dal principio (2011) che la serie sarebbe risultata di sei romanzi. Così è stato, uno per ogni anno, anche se la narrazione copre un intervallo più breve, dedicata a un curioso microcosmo milanese, la ventina di inquilini di un modesto edificio del primo Novecento, con una corte rettangolare e ringhiere di ferro battuto. Ecco il sesto e Consonni, protagonista (talora non unico) di tutte le storie, viene a mancare. Ai suoi pochi parenti, ai coinquilini (più o meno ipocriti), ai tanti lettori, a noi. Tutto l’efficace romanzo aiuta a farsene una ragione. Leggiadro e ironico come gli altri, capace di infilzare vari sottogeneri del “giallo” e del “noir”, come da ambizioso programma. Curato e forbito (con gli “egli” al posto giusto), in terza varia al passato. Equivoci e sospetti uniformano ogni evento, criminale o meno, così è in tutte le convivenze che si rispettino. Un corteggiatore propone all’inquilina Donatella di andare insieme alla presentazione milanese di Morte di un ex tappezziere, lei risponde no perché non saprebbe come vestirsi senza capire che i presenti saranno in tutto 7, compreso l’autore, in scarpe da montagna, e un paio di suoi parenti. Amedeo peraltro aveva ritagliato l’intervista al noirista sullo stesso libro: “la verità è un flusso di comportamenti, senza registro e classificazione”. Fortunatamente Angela gli porta Nesbø. Amedeo apre il Barolo per Svetka, si consola col Vecchia Romagna, ascolta sinfonica ma canticchia New Trolls e Profeti (“Era bella”).

(Articolo di Valerio Calzolaio)

Le brevi di Valerio/87: Triches

I delitti della lagunaTitolo I delitti della laguna
Autore Letizia Triches
Editore Newton Compton
Anno 2016
Pagine 344
Prezzo 9,90 euro

Venezia. Febbraio 1990. Terzo capitolo della serie dell’esperto d’arte e famoso restauratore fiorentino Giuliano Neri, prima sull’Arno, poi a Roma, ora in laguna. Viene chiamato per lavorare sui dipinti di Alvise Volpato, una collezione privata; in realtà è la brava commissaria Chantal Chiusano ad aver bisogno di collaborazione, visto che l’amante di Matilde Volpato, bellissimo Moro chitarrista bluesman, è stato trovato cadavere incaprettato. Letizia Triches è una docente e storica dell’arte, da dieci anni autrice di racconti e romanzi (già 5) di genere, capace di narrare acuti risvolti relazionali e individuali scelte criminali nel mondo di cui è competente e appassionata. Ne I delitti della laguna pittura e musica, colori e suoni, sono il vero filo della narrazione, tra falsi dipinti e guardoni professionali.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Le lunghine di Fabio Lotti: Serenata senza nome

Serenata senza nomeSerenata senza nome
di Maurizio de Giovanni
Einaudi Stile Libero Big 2016

Amore, amore, amore…
Nel corsivo, all’inizio, c’è già l’atmosfera che pervaderà il resto della storia: l’autunno, la malinconia, la perdita. Una canzone struggente d’amore.
Napoli degli anni Trenta, al tempo del fascismo. Vincenzo e Cettina, diciassette e quindici anni. L’amore dell’adolescenza, un bacio, una promessa. Vincenzo andrà in America a cercare fortuna e ritornerà per sposarla (già qui si intuisce qualcosa).
Bianca Borgati dei marchesi di Zisa, moglie del conte Palmieri di Roccaspina (ora in galera), bella ed elegante, generosa, generosissima in quel senso (basta avere gli sghei giusti), si dice che sia l’amante “di uno strano commissario di polizia” (perché sono insieme lo scoprirete da voi). Ovvero di Luigi Alfredo Ricciardi, barone di Malomonte.
Ho conosciuto il suddetto personaggio fin dalla sua nascita. L’ho visto fare i primi passi e poi camminare baldanzosamente spedito per la gioia di una vastissima moltitudine di lettori. Un personaggio riuscito, riuscitissimo, con la sua perenne malinconia e quella dote, unica, di sentire le ultime parole degli uccisi. Misterioso e irraggiungibile e, anche per questo, amato dalle donne (vedremo in seguito). Eccolo al suo primo apparire “Luigi Alfredo Ricciardi era di statura media, magro. Scuro di carnagione, gli occhi verdi che spiccavano nel viso; i capelli neri, pettinati all’indietro e fissati con la brillantina, liberavano talvolta un ciuffo che gli attraversava la fronte e che lui, distrattamente, metteva a posto con un gesto secco. Il naso era diritto e sottile, come le labbra. Le mani piccole, quasi femminili: nervose, sempre in movimento. Le teneva in tasca, consapevole del fatto che tradivano la sua emozione, la tensione.” (Il senso del dolore, Fandango 2007). Per me fu un colpo di fortuna “L’acquisto di un libro dipende da molti fattori: il nome dell’autore, la lettura di una recensione, il consiglio di un amico ecc… Talvolta anche dal semplice stato d’animo. Come nel presente caso. Una giornata triste, una copertina con un volto triste ed un titolo triste: Il senso del dolore di Maurizio de Giovanni, Fandango 2007. Che tristezza! Non potevo che acquistarlo.” Ed ecco cosa scrissi alla fine “Un buon libro da leggere. Che avrà senz’altro un seguito. Ci potete scommettere.” Facile previsione che mi valse anche il ringraziamento, via mail, dell’autore stesso (miezzeca!).
Dunque Vincenzo Sannino è partito per l’America con il suo sogno, come migliaia di italiani in quel periodo, è diventato un pugile famoso, ha ucciso un negro sul ring, è stato colto da una crisi profonda ed è ritornato in patria dalla sua Cettina (alla quale dedica la serenata senza nome), ora sposata con il commerciante Costantino Irace. Chiaro che questi, dopo essere stato minacciato dallo stesso Vincenzo (Vinnie), verrà trovato morto ammazzato di botte. A stenderlo definitivamente un colpo alla mascella destra, praticamente quello famoso dell’ex pugile.
Da qui l’indagine di Ricciardi, la visione del morto con “il solito insieme di frammenti, di immagini vaghe, prive di contorni” e le sue ultime parole “tu, di nuovo tu, tu, di nuovo tu, un’altra volta tu, di nuovo tu.” (Chi sarà questo “tu”?). Indagine che lo porta su diverse piste. Quelle dell’amore, della fame e dei soldi: vedi il mediatore Nicola Martuscelli, il rivale Merolla, il socio Michelangelo Taliercio, l’avvocato Capone, Jack Biasin, il manager di Vinnie. O, addirittura, Cettina stessa. Comunque sia il Vicequestore Angelo Garzo è deciso a far arrestare il pugile che ha smesso di combattere perché deve essere senz’altro un “deviato”, un “pervertito”, un “assassino” e non un “maschio invincibile”, come vorrebbe  la muscolare ideologia fascista.
Accanto a questa c’è la storia del brigadiere Raffaele Maione (macchietta la guardia Giuseppe Amitrano) e la sua amicizia con Bambinella, il “femminiello pazzo”, innamorato di uno sposato che rischia la vita. Ha bisogno dell’aiuto di Maione per proteggerlo. Poi c’è Enrica, figlia del cavalier liberale Giulio Colombo (che ben si guarda dall’esprimere le sue idee in un momento storico così particolare), innamorata di Ricciardi e ora adocchiata dal maggiore Manfred von Brauchitsch. Il padre ha capito il suo tormento mentre la madre non vede l’ora di accasarla con qualcuno.
Pioggia, pioggia, pioggia continua, insistente che “flagella l’aria e la terra.”
Ci sono le altre donne. Quelle che girano intorno al Nostro: Bianca, già citata; Livia, la bellissima vedova Verzi che aveva lasciato in lacrime la sua casa per il suo rifiuto; Enrica che lui osservava dalla finestra, viso dolce e allo stesso tempo adirato; la nuova governante Nelide, brutta e sgraziata al posto di Rosa venuta a mancare (gli aveva fatto da madre) che rimane silenziosa al suo fianco durante i pasti (da incorniciare).
Maurizio de Giovanni con una scrittura lieve e delicata, pronta però a cogliere tutte le sfumature, anche le più crude, butta giù una storia di vita e di morte in cui ogni personaggio, pure di secondo o terzo grado, ha la sua parte, il suo momento di gloria (notate, per esempio, le figlie di Merolla che parlano tra loro con gli sguardi. Un cammeo). Flash back al punto giusto e passaggi sicuri da un personaggio all’altro.
C’è il nostro Ricciardi, ancor più cupo, ancora più svuotato, consapevole del suo essere (“Sono un pazzo, si disse per l’ennesima volta. Sono un povero pazzo.”)  in contrasto con il burbero, solido, forte Maione. C’è l’amore nelle sue varie sfumature, l’amore respinto e l’amore ricambiato, l’amore semplice e familiare e l’amore sofferto. C’è l’amore impossibile. E accanto, lungo la storia principale, le cose di ogni giorno in una Napoli dai volti diversi: il duro lavoro di chi stenta a campare, la bella vita dei privilegiati, cani randagi, una Madonna con il cuore trafitto, una via, una strada stupenda che dà sul mare, un quartiere dall’atmosfera spettrale. In fondo ad ogni capitolo spesso qualcosa che colpisce, che rimane. Un abbraccio, una corsa verso qualcuno dall’altro lato della strada. Un sorriso.
Troviamo in questo libro l’umanità intera, quella vera e reale, con le sue molteplici sfaccettature, le cadute e il rialzarsi veloce. Mi viene in mente, per dirne una, Bambinella, dopo che ha lasciato libero il fidanzato ed ha ripreso con orgoglio il suo “lavoro” (si deve pure sciacquare la bocca, piccolo tocco malizioso) che come lui non lo fa nessuno. Perfetto.
L’autore è un asso a fregarti, una specie di mago, di illusionista. Sembra che le cose vadano per un certo verso ed ecco, all’improvviso, un cambio, una svolta inaspettata. Tra l’altro del tutto credibile e psicologicamente corretta (seguite, per esempio, la storia di Enrica). Ci sono anche dei momenti in cui il sentimento sembra incanalarsi verso una sdolcinata melassa, soprattutto quando si batte e si ribatte sulle stesse parole, sulle stesse frasi (l’ho già scritto in altra recensione). Vedi, per esempio, tutto il capitolo XXVIII° con quel suo continuo intercalare “Chiedilo alla pioggia”, “Sono stato io”, “Sono stata io”. Ad un certo punto verrebbe quasi la voglia di gridare, immaginando il seguito, “Basta, due palle!” ma, andando avanti nella lettura, il grido si smorza per lasciare il posto ad una specie di irritante, stupida commozione.
Maurizio de Giovanni ci ha fregato anche questa volta.

Fabio Jonatan JessicaUn saluto da Fabio, Jonathan e Jessica Lotti

La Debicke e… Il metodo della Fenice

Il metodo della feniceIl metodo della fenice
di Antonio Fusco
Giunti, 2016
Pagine 240

Terza indagine per il commissario Casabona, personaggio cult di Antonio Fusco. Romanzo quasi interamente ambientato nella città in cui Fusco vive ormai da dieci anni, Pistoia, celata dietro il nome di fantasia di Valdenza. Una città che lui, napoletano trapiantato in Toscana, ha imparato ad amare e il suo amore traspare dalle belle descrizioni, dai nomi e dai luoghi: c’è il pozzo del Leoncino, c’è Piazza della Sala con i suoi locali che ostentano travi a vista e il bar con un leggendario lampadario: una grande ruota ornata con corna di cervo. E c’è la superba piazza del Duomo: «L’ingresso nella piazza del Duomo, uno spettacolo a cui non ci si abituava mai. Gli spazi, le prospettive, l’armonia degli edifici e il grande basolato in pietra…».
Riverente omaggio dovuto a Pistoia alla vigilia del 2017, l’anno in cui la città sarà Capitale della Cultura.
Antonio Fusco, che nel suo romanzo offre una sponda persino alla storia medioevale del traditore Filippo Tedici, ha anche tratteggiato un suggestivo affresco della celebre Valle degli Elfi negli Appennini Pistoiesi, popolata (in un insediamento a circa 1000 mt. di altezza) da una comunità di persone che hanno scelto di vivere una vita contadina, semplice come era fino agli anni ’50, senza servirsi di strumenti meccanici e senza confort nelle case (quali riscaldamento, elettrodomestici, tv…).
Insomma una specie di comunità Amish toscani.
Ma Casabona, nonostante si muova per Pistoia e dintorni e indugi poeticamente volgendo lo sguardo attorno a sé, non perde mai colpi: lui e la sua squadra sono sempre pronti a confrontarsi con il Male. E Antonio Fusco, da professionista del crimine par suo, costruisce per il suo personaggio un noir delineato puntualmente.
Quando, alle prime luci dell’alba, una telefonata anonima denuncia un delitto alla centrale di Valdenza, il commissario Casabona, che da un paio di giorni si è trasferito nella foresteria della questura per dissapori e incomprensioni con la moglie, è il primo ad arrivare sul posto. Sotto il vecchio ponte di Campanelle, o Ponte di Castruccio, sul fiume Lima, poco lontano dall’insediamento degli Elfi, trova il corpo di una giovane donna sconosciuta, nuda, con la testa sigillata in un sacchetto di plastica e le gambe parzialmente carbonizzate. Il delitto sembra lineare: vicino al cadavere la Scientifica rinviene elementi utili all’identificazione della morta e Luca Simoni, quello che pare il suo probabile assassino, viene ritrovato annegato al volante della sua auto in fondo al lago di Galleti: incidente o più probabile suicidio provocato dal rimorso?
Casabona non ci crede: il suo istinto gli dice che dietro quelle due vittime – lei escort, lui pornoattore locale – deve celarsi altro. Forse un doppio delitto per coprire le magagne di una setta dedita a pericolosi giochi erotici? O ancora peggio?
Evidentemente non sbaglia perché i morti collegabili al caso aumentano. Dall’alto però si preme perché lui chiuda alla svelta le indagini. Chi sta cercando di celare scomode verità? E non sarà invece che un odio malato e feroce vorrebbe far ardere il fuoco della purificazione sino in fondo, come nel crudele mito della Fenice, perché solo dalle ceneri potrebbe rinascere impunito a nuova vita? Per risolvere il caso, Casabona dovrà andare avanti a ogni costo, scavare nel marciume perbenista di certa provincia italiana, dove conta solo l’apparenza, e niente è veramente come appare.
Per il nostro commissario, un’esperienza dura e sconvolgente in un suo momento di personale riflessione, che sembra addirittura mettere a rischio i suoi più stretti vincoli familiari.

Le brevi di Valerio/86: Stesso sangue

Stesso sangueTitolo Stesso sangue
Autore Aa. Vv.
Editore Einaudi
Anno 2016
Pagine 211
Prezzo 17 euro

Ambientazioni diverse per i quattro bei racconti di cinque straordinari autori Einaudi raccolti nello Stesso sangue. Appennino bolognese, 1938. Laborde, Texas, ora. Botswana orientale, fine Novanta. Bologna, poco fa. I primi due sono racconti lunghi: Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli raccontano un caso di Santovito alle prime armi, maresciallo 27enne inviato a capire come è morto uno studente fascista abituato a braverie varie con i suoi compari e finito giù per una scarpata con l’Isotta. Joe Lansdale fa indagare l’intera squadra (Hap e Leonard con Brett e Chance) sul cliente che vuole venga recuperata la salma del cagna della madre dal tizio che l’ha dissotterrata e lo ricatta. La storia di Jo Nesbø (è del 1999) tratta di un padre e un figlio alle prese con i serpenti. Marcello Fois narra del commissario Sanzio disperato dopo la morte della moglie. Scritture notevoli, lettura estiva.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Le brevi di Valerio/85: Vázquez Montalbán

Io, FrancoTitolo Io, Franco
Autore Manuel Vázquez Montalbán
Editore Sellerio
Anno 2016
Pagine 1001
Prezzo 18 euro
Traduzione e nota Hado Lyria

Franco. 1892-1975. Francisco Paulino Hermenegildo Teódulo Franco y Bahamonde Salgado-Araujo y Pardo de Andrade fu un dittatore spagnolo. Manuel Vázquez Montalbán (1939-2003) è stato uno dei più grandi scrittori e intellettuali europei del secolo scorso. Nel libro “Autobiografía del general Franco” (originale spagnolo del 1992, edizione Frassinelli del 1993) tradotto come Io, Franco, fa finta di essere lo scrittore antifranchista Marcial Pombo (più vecchio di nove anni rispetto a Manuel) incaricato da un editore di successo (che gli paga un ricchissimo anticipo) di raccontare in prima persona la vita del dittatore. Esegue, intervallando la retorica del protagonista con (brevi) commenti critici in corsivo dell’intervistatore su se stesso, sui fatti e su altre testimonianze. Un capolavoro di narrazione saggia con indice finale dei personaggi storici, merito alla riedizione Sellerio!

(Recensione di Valerio Calzolaio)