Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Agosto 2016

book-toiletBuone vacanze!
Per onorare il centenario della nascita di Ludovico Ariosto ho tirato fuori dalla biblioteca l’Orlando furioso in due volumi a cura di Lanfranco Caretti, Einaudi 1992,  e me li sono portati, da soli (insomma senza altri libri), in quel di Ampugnano e in tre giorni (no, non ho dormito lì) l’ho riletti da cima a fondo partendo dalle donne, i cavalier, l’arme, gli amori, le audaci imprese, (bello il volo sulla luna con Astolfo dove ho trovato anche una marea di senni contemporanei) per terminare con la morte di Rodomonte incazzato nero e bestemmiante nello scontro finale con Ruggero, dimenticandomi di tutto il casino della vita.
Poi è arrivato anche il centenario della nascita di Guido Gozzano. E allora, per non fargli torto, mi sono buttato, con rinnovato slancio senile, sulle signorine Felicita, Carlotta e Graziella, tanto per vedere l’effetto che fa. Ed è stato un bell’effetto visto che da giovincello scherzoso mica mi piaceva tanto il bel Crepuscolare (la parola stessa mi ammosciava). Ma da vecchietti, si sa, le cose cambiano e il crepuscolo può diventare pure un mattinoLe poesie luminoso. Consiglio Le Poesie di Guido Gozzano, 2 vol., Einaudi 2016, a cura di Edoardo Sanguineti. Altrimenti basta tirar fuori, per chi ce l’ha, il libriccino Gozzano, supplemento dell’Unità del 1993 (insieme a tanti altri piccoli gioiellini), con la presentazione di Giampiero Comolli e gli interventi di Emilio Cecchi e Edoardo Sanguineti per farsi un’idea del poeta colpito da un’ingiusta fama di “minore” a causa dei suoi sospiri e dei rimpianti che hanno spallato parecchi, compreso il citato giovincello scherzoso, e sono invece ascrivibili ad una poesia ”tenue e delicata” e ad “una sentimentalità foderata d’ironia.” (ignoranti!).
A volte anche i centenari delle nascite hanno la loro utilità.

Partiamo, come al solito, dai nostri amatissimi G.M.
Una croce era il segnale di John Dickson Carr, Mondadori 2016.
Una croce era il segnale“L’avvocato Patrick Butler è uno che non sbaglia una causa. Il “Grande Difensore”, come lo conoscono nell’ambiente londinese, ha una predilezione per la clientela femminile. E se le sue assistite sono colpevoli tanto meglio, farle assolvere è una sfida ancor più stimolante. Joyce Ellis è accusata di aver avvelenato l’anziana signora presso la quale lavorava come dama di compagnia: è senza dubbio un’assassina per l’arrogante e cinico Butler, che per scagionarla dispiega in aula le sue arti sopraffine.” E ci riesce piuttosto bene in una causa difficile con le impronte della cliente dal “fascino sensuale” sul barattolo contenente il veleno, cioè “antimonio o tartaro emetico la notte del ventidue febbraio.”
Ma la cosa non finisce qui perché anche Dick Renshaw, marito di Lucia, nipote della defunta Taylor, è stato avvelenato nello stesso modo, e allora subito il nostro Patrick a metterla sotto la sua protezione (“Io vi salverò”). E’ sospettata addirittura della morte della zia Mildred (dalla quale si becca una bella eredità), avendole fatto una visita inaspettata.  E la scia si allunga. Negli ultimi tre mesi “ci sono state nove morti per veleno non risolte.” Urge l’intervento del famoso criminologo Gideon Fell. E Gideon Fell arriva con tutta la sua formidabile  possanza. “In cima a quella mole torreggiante, un faccione rosso sormontato da un gran ciuffo di capelli grigi sorrideva benignamente al mondo attraverso lenti montate su un largo nastro nero”, la bocca “aperta in un lieto sogghigno sotto i baffoni da bandito.” Le espressioni sono in netto parallelismo con tutto il suo essere: urla e rimbomba “Arconti di Atene!”, “Tuoni e fulmini!”, fa smorfie spaventevoli, ansima, grugnisce, ruggisce, brontola, (in seguito “torreggia e irradia calore come una fornace”, tanto per dirne una), insomma mette tutti in una forte soggezione. Ed è lui, proprio lui, di fronte a questa sequela di morti, a tirare fuori il Medioevo, le messe nere e l’adorazione di Satana in un mondo dove “molta gente ritiene ormai che onestà e decenza siano solo parole prive di qualunque significato.” (perfette per oggi). Segni evidenti sulla polvere del davanzale della casa di Lucia una croce rovesciata di Satana e un candelabro d’argento con candele nere.
Non aggiungo e spiego altro che ce ne sarebbero di cose da dire (per esempio arriverà un altro morto ammazzato). Gotico, movimento, superstizione, paura, grande abilità descrittiva dei personaggi che si stagliano vitali, figure femminili conturbanti che mettono in agitazione il pur ferreo avvocato con il nostro Gideon Fell a gettare benzina sul fuoco, lanciare il sasso e ritirare la mano. Un racconto sull’assassinio sbagliato e sull’interpretazione degli indizi alla rovescia che metterà a dura prova il lettore con il Caso che si infila fra gli eventi funesti. Finale dove trionfa l’amore che è bello così.

Sherlock Holmes. Il mistero dell’oro boero di Kieran McMullen, Mondadori 2016.
Il mistero dell’oro boeroWatson ce lo dice sin dalla premessa “Questa storia ha per oggetto un successo e insieme un fallimento. Holmes fu ancora una volta eccezionale, ma come in occasione dello scontro finale con Moriarty, andò incontro a complicazioni non derivanti dalla sua responsabilità. Diede un contributo di cui andare orgogliosi, e posso affermare in tutta sicurezza che senza di esso la guerra in Sudafrica non si sarebbe conclusa positivamente, almeno per quanto riguarda la provincia di Pretoria.”
E dunque andiamo a vedere di che storia si tratta. 3 febbraio 1900. Il nostro dottore è occupato dai libri su Holmes e dalle corse dei cavalli, mentre qualcuno sta passando ai Boeri i piani inglesi in Sudafrica durante la guerra fra i due popoli. Per Mycroft occorre snidare il traditore (probabilmente la Pantera Nera Duquesne nei suoi continui travestimenti: boscaiolo, banchiere, proprietario terreno) e vengono a fagiolo (per usare un’espressione popolare) Holmes, sotto mentite spoglie del corrispondente di guerra Escott, e il nostro Watson come dottore per curare i feriti dell’ospedale di Bloemfontein dove sbarcheranno i nostri. Da ritrovare pure un bel carico d’oro sparito nel nulla. Il quartier generale di lord Roberts, comandante dell’esercito britannico, è sistemato in un grande albergo al centro della città con i suoi ufficiali.
La situazione è critica. Feriti da accudire, manca l’acqua, scoppia la febbre tifoide, casse di cibo che spariscono, disperso o ucciso il capo degli esploratori sostituito da uno nuovo. Notizie interessanti arrivano, però, dal tenente Murtry, aiutante di campo di lord Roberts, che ha formulato “una teoria tutta sua riguardo a quel che sta accadendo… con le scorte di cibo in scatola, con due tipi di piantapatate e con le Sarven.” (Cosa vorrà dire?). Chiaro che ci lascia la pelle, un singolo colpo al cuore con un’arma affilata, ucciso in una stanza e portato in un’altra. Holmes rivela la sua vera identità (non può più nascondersi dietro il paravento di Escott) e sul luogo del delitto trova un pezzo di catenella da orologio con incastonata una moneta da mezzo pond con due teste ai lati, oggetto di riconoscimento fra i traditori. Qualcuno l’ha fatto fuori evidentemente perché Murtry aveva scoperto qualcosa di importante.
Spunti in qua e là. Un “brav’uomo” e certi “bravi ragazzi” che proprio bravi non sono, altri morti ammazzati, di mezzo un rapporto amoroso non sincero con la padrona di una pensione, un agguato dei Boeri che non inseguono i nemici sconfitti (perché?).  Tra i vari personaggi si segnalano Winston Churchill come corrispondente di guerra e Arthur Conan Doyle nei panni di un chirurgo.
Non mancano motivazioni concrete contro gli inglesi, combattuti pure da irlandesi o americani di origine irlandese, che uccidono, saccheggiano e depredano. Per scoprire la mente diabolica organizzatrice dei tradimenti (ovvero il famigerato Duquesne), compresa la sparizione dell’oro, un’idea astuta di Holmes che prevede una ricognizione con piani di attacchi diversi e fasulli. Essendo numerosi i sospettati, sotto quale personaggio si celerà il temibile avversario?…
Per Sotto la lente di Sherlock ecco Nuovo secolo e nuove avventure per Sherlock Holmes e il dottor Watson del nostro Luigi Pachì. Un bell’articolo sulla storia e la passione di Kieran McMullen per il Detective di Baker Street.

La lettrice scomparsa di Fabio Stassi, Sellerio 2016.
La lettrice scomparsaGià letto e recensito (per due volte) Curarsi con i libri di Ella Berthoud e Susan Elderkin, Sellerio 2013. Cosa c’entra questo libro con il presente? Intanto l’autore ne fu il curatore e da lì deve avere preso lo spunto per questa storia.
Ma veniamo al sodo. Siamo a Roma e abbiamo proprio un personaggio che si inventa come lavoro la biblioterapia. Ovvero curare le persone con i libri, ovvero Vince Corso, professore precario, padre sconosciuto (ogni tanto gli manda una cartolina), lasciato dalla moglie Serena (assillato dall’abbandono), in affitto di monocamera in via Merulana (ci ricorda qualcosa) con poster di Buster Keaton e poltrona in pelle anni Cinquanta. Qualche cliente arriva. Donne. Cito a braccio senza ricontrollare a partire da Carla con il problema dei capelli impossibili; Velia lasciata dal marito per una ragazza più giovane di lui; Rosalba, abbandonata, invece, dal fidanzato perché sta per diventare cieca; Elettra l’“elettrica” che lancia il primo oggetto a portata di mano; Melissa spallata del “coinquilino”, ovvero del marito (immagina anche di vederlo morto); Elena che si butta sull’alcool perché le sembra di vivere in una stanza vuota; Guendalina a cui piace infrangere il pudore; Margherita Dupuis, la donna cannone decisa ad ingrassare per il suo lavoro, è dimagrita perché desiderava andare più in alto (un po’ di sorriso ci vuole); Lidia, vecchia con voce giovanile, ex attrice, non riesce più a leggere, non ricorda i nomi, confonde le trame. E allora giù a chiedere qualche lettura curativa, a discutere, confrontarsi, litigare, sulla vita, sull’uomo e sulla donna, sui rapporti ormai logori e finiti, sulla voglia di cambiare, di ribellarsi, di evadere, di togliersi dalle palle. Qualche consiglio di lettura, anche un audiolibro, accettato o rifiutato.
Con Emiliano, suo amico libraio, discussione approfondita (direi colta) su Wakefield di Nathaniel Hatwhorne, storia di un uomo che una mattina saluta la moglie, poi affitta una stanza nel palazzo di fronte al suo e si mette ad osservare la vita della famiglia per venti anni (diabolico). Parallela la scomparsa dell’inquilina del piano di sotto, che il nostro biblioterapeuta cerca di studiare, capire e conoscere attraverso i libri che leggeva, trascritti in uno schedario dell’amico citato. Avrà fatto mica come il personaggio della Hatwhorne?
Tutte le figure, anche quelle minori, come il portinaio Gabriel, lontano dalla propria patria da venticinque anni, eppure forte nella vita, hanno il loro ruolo, il loro piccolo spessore. Ogni tanto Vince è assalito dai ricordi della sua vita, della moglie, della madre, dal senso del suo fallimento, di essere destinato alla solitudine in una Roma malinconica e sempre più illusoria.
E poi citazioni storiche, letterarie, musicali a go-go, una brancata di citazioni culturali che mi hanno riportato indietro ai tempi della non beata gioventù universitaria (mai una lira in tasca) quando mi buttavo a capofitto nel mare magnum degli scritti.
Finale con disvelamento di tutto l’ambaradan attraverso una mera indagine sui libri letti dalla signora scomparsa (già detto) che una parola può farci capire il senso di una vita. Idea carina, stimolante. Ci ritrovi i tuoi amici, le persone più care, ci ritroviamo noi nudi tra mille dubbi e mille domande. Al termine della lettura un senso di smarrimento con lieve sorriso (non manca l’ironia) e l’ansia di scoprire se qualcuno nel nostro condominio sia sparito. Se sia sparita la consorte o si voglia sparire, addirittura, noi stessi (un pensierino ci si fa, via).
Bel libro, bel thriller letterario. Citati pure gli scacchi e questo, ma solo per me, è un altro pregio.

La sostanza del male di Luca D’Andrea, Einaudi 2016.
La sostanza del male“Jeremiah Salinger è un giovane autore televisivo newyorchese che, insieme alla moglie Annelise, si è trasferito per un periodo a Siebenhoch, il piccolo centro del Sud Tirolo dove lei è cresciuta. Con loro c’è la precoce figlia Clara, di cinque anni. Affascinato dalla montagna e dalla gente che vi abita, Salinger comincia a realizzare un factual sul soccorso alpino, ma nel corso delle riprese viene coinvolto in un pauroso incidente.” Ovvero si trova chiuso in un crepaccio al buio, con la paura e la “Bestia” che lo farà soffrire suscitando, ogni tanto, l’orrore dentro di lui. Accanto al trauma la voglia disperata di scoprire il massacro di tre giovani avvenuto il 28 aprile 1985, durante una tempesta autorigenerante, nel Bletterbach, specie di zoo preistorico ricco di fossili. Il massacro di Evi, Kurt e Markus trovati con le gambe e le braccia spezzate e la testa mozzata della ragazza, massacro di cui non fu trovato il colpevole e nessuno nel paese vuole parlarne (perché?).
Una ricerca spasmodica tra documenti e persone che lo porta in contrasto con il paese stesso (lui già forestiero) e con la moglie preoccupata della sua salute (importante anche il suo rapporto con la figlia). Le possibili teorie sull’accaduto riguardano un ex poliziotto di Venezia, la pista dei bracconieri, il padre di Evi, la droga, la moglie di Max, lo sceriffo del luogo, oppure… Oppure c’è in giro l’idea dei “mostri” preistorici che vivono in quelle grotte, più precisamente dello Jaekelopterus Rhenaniae “una specie di scorpione con la coda di una sirena” armato di chele micidiali. Che sia stato lui l’assassino? E perché alcuni soccorritori hanno fatto in seguito una brutta fine?
Un bel libro tra mistero, paura, ossessione, i segreti di un paese con le sue tradizioni antiche e le inestricabili vicende familiari, l’alcol, la scienza, il mostro preistorico, il solo contro tutti, il disvelamento finale, il ritorno sul luogo della tragedia a vedersela con la terribile verità. E la montagna che incombe, possente e minacciosa. Un bel libro, dicevo, senza gridolini di gioia, sulla scia di tanti thriller scandinavi sbertucciati o osannati secondo l’estro del momento.

Stesso sangue di Nesbø, Lansdale, Fois, Guccini & Macchiavelli, Einaudi 2016.
Stesso sangueQuesto incanto non costa niente di Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli.
Anno 1938. Bagni dell’Appennino nella montagna bolognese a metà strada tra Bologna e Firenze, quattro vie più la piazza. Macchina in un precipizio. Morto Romano Pareschi, figlio del federale Adolfo che non crede all’incidente ma in un omicidio premeditato. Occorre una indagine laterale riservata e affidata al maresciallo Santovito. Ma tanto l’assassino o gli assassini devono essere quelli, i nemici del regime o qualche ebreo bastardo. Atmosfera fascista con le canzonette e i cantanti di allora (Trio Lescano, Rabagliati, Natalino Otto), con qualche libro a far pensare (Moravia e Corrado Alvaro), l’odio razziale, l’olio di ricino, la violenza e lo stupro. Cenni dell’orrore fascista.
Coco Buttermit di Joe R. Lansdale
Solo uno scambio ben pagato. Portare una borsa in un certo posto ad un ricattatore e ricevere Coco Buttermit. Un cane, una femmina di cane tedesco. Mummificata. La mamma di Jimmy Farmer ci teneva tanto e lui teneva tanto alla mamma. Tutto facile per Hap, Leonard, Brett e Chance, la figlia di Hap. Troppo facile. Puzza. Anche perché la cifra sborsata per la suddetta mummia, almeno centomila dollari (si scopre, poi), è pazzesca. E chi ha voluto lo scambio, Jimmy Farmer, farà una brutta fine. Ancora una volta la scrittura pulp di Lansdale a creare sorridente putiferio con scontro finale, addirittura, tra una scavatrice e un bulldozer.
Siero di Jo Nesbø
Sponda di un fiume nella Botswana orientale. Di fronte Stan Abbott e Ken Abbott, padre e figlio. In mano una siringa con un liquido trasparente e giallognolo per salvare il padre dal morso di un serpente velenoso. Dalla fine all’inizio. Storia della famiglia. Una richiesta dopo l’altra di Ken, soldi su soldi persi per le scommesse, per il gioco d’azzardo e il padre quasi sfinito, ormai arrendevole. Poi la vendita della sua casa editrice, il divorzio e lo stabilirsi a Tuli come allevatore di serpenti. Una lettera a Ken, seguita da una seconda e il figlio arriva per non subire le brutte conseguenze di una disgraziata scommessa. E ora sono lì in Botswana, uno davanti all’altro. Lo salverà? Oppure…
Ti ho fatto male di Marcello Fois
Commissario Giovanni Sanzio in chiesa. Gli è stata uccisa la moglie Laura e non si dà pace. Sospeso pure dal servizio. Arriva l’ispettore Osvaldo Maccari con un’altra notizia. Uccisa anche la moglie del vicequestore Anselmi, Evelina, “Niente testa gambe e mani. Solo il busto.” Sanzio svuotato. Forse la morte di Evelina non ci sarebbe stata se lui avesse  trovato l’assassino di Laura. Ricordi dei genitori che litigano in treno, la lettura di Guerra e Pace, l’odio per l’odioso personaggio Dolochov, relazione “solo sessuale” extraconiugale e il “Giovanni, dobbiamo parlare” della moglie. Ora è lì in chiesa ad aspettare. Sa che qualcuno arriverà.
Storie diverse, racconti diversi nel contenuto e nello stile. Prepotenza, rabbia, malinconia, introspezione, il capovolgimento delle aspettative, la vita come un inarrestabile, penoso destino, il susseguirsi furioso e sgangherato di accadimenti, un quadretto terribile di storia italiana. Ottimo amalgama.

L’amico, e lettore accanito, Stefano Piersimoni ci segnala in breve:
Francesco CaremaniHeysel. Le verità di una strage annunciata (Bradipolibri, 2010).
L’autore ripercorre le fasi della tragedia dell’Heysel, quando prima della finale di Coppa dei Campioni del 1985, hooligans del Liverpool ubriachi attaccarono tifosi juventini presenti nella stessa curva, e prevalentemente composti da famiglie, provocando una strage che costò la vita a 39 persone. In primis viene ripercorsa la battaglia di Otello Lorentini, padre dell’aretino Roberto, per far sì che il sacrificio di suo figlio e degli altri non si perdesse nell’oblio delle istituzioni che volevano far dimenticare le negligenze compiute.

Stephen KingChristine. La macchina infernale (Sperling & Kupfer, 1983)
Il Maestro “crea” una macchina che sembra possedere vita propria, portando alla dannazione chiunque ne venga in possesso, buon ultimo un imbranato adolescente che diventerà un affascinante ragazzo prima di… Riusciranno i suoi amici a salvarlo? Come sempre, nulla è scontato con King.

Mario GiordanoProfugopoli. Quelli che si riempono le tasche con il business degli immigrati (Mondadori, 2016)
Il popolare giornalista ci conduce alla scoperta di un mondo forse non ancora ben analizzato e conosciuto. Quante volte abbiamo sentito dire che lo Stato “dà” agli immigrati 30 euro al giorno? In realtà questa cifra non va direttamente a loro ma a delle entità, spesso costituite all’uopo, che intascano la gran parte di queste somme, utilizzandole solo in minima parte per quelli che ne dovrebbero essere i beneficiari. Per un business che spesso e volentieri è quantificabile in milioni di euro.

Raffaele Cantone, Gianluca Di FeoFootball clan. Perché il calcio è diventato lo sport più amato dalle mafie (Rizzoli, 2010)
Un viaggio sui retroscena del pallone all’italiana. Un mondo prevalentemente relegato nelle serie minori, fatto di scommesse, minacce, soldi al nero, partite truccate e quanto di più bieco vi possa essere nello sport nazionale. Una riflessione che va fatta sullo sport più amato dagli italiani perché questo è anche lo specchio del nostro Paese.

Spiluzzicature
La via del maleSpiluzzicato La via del male di J.K. Rowling (quella di Harry Potter), Salani 2016. Però, quando ho visto che l’investigatore privato Cormoran Strike deve vedersela con un tizio che taglia a pezzi le vittime per le sue fisse erotiche, sono passato ad altro. Cioè a Come cani selvaggi di Ian Rankin, Longanesi 2016, questa volta con il famoso John Rebus alle prese con un biglietto che non scherza. Minaccia di morte chi lo riceve e la minaccia non è vana. Ad Edimburgo tra famiglie mafiose e l’usuale ritmo incalzante dell’autore.
Ho leggiucchiato in qua e là,  La dama in rosso di Anthony Wynne, Polillo 2016, dove troviamo il classico delitto impossibile che andava di moda negli anni Trenta. Un uomo accoltellato alla schiena davanti a tutti ma dietro di lui solo il quadro di Holbein “La dama in rosso”. E ora?… (tra l’altro il quadro sparirà).
Per chi desidera entrare nelle spire di una vita familiare all’apparenza normale, e via via sempre più misteriosa, c’è La vedova di Fiona Barton, Einaudi 2016. Una donna sottomessa che vorrebbe un figlio in qualsiasi modo contro il parere del marito, accusato pure di aver rapito una bambina. E quando muore in un incidente stradale ecco che la vedova non sembra proprio così innocua…

Un giretto tra i miei libri
Riduco al minimo.
Punto di rottura di Simon Lelic, timeCrime 2012.
Punto di rotturaUna mattina d’estate in una scuola dei sobborghi di Londra. Assemblea plenaria, l’insegnante Samuel Szajkowski spara sui presenti: quattro morti, tre studenti ed un insegnante. Poi un colpo alla testa e fine della sua vita. A condurre le indagini l’ispettore Lucia May che non vuole arrendersi all’evidenza del caso: perché ha sparato? Chi voleva colpire?.
Al centro, dicevo, l’ispettrice May sotto pressione del capo Cole che vorrebbe chiudere velocemente il caso (un classico) e sotto gli “attacchi” maschilisti di Walter, stupido compagno di lavoro. Lettrice accanita, libri di storia, libri gialli, Rankin, Cornwell, Dexter (mica male, eh), perfino “Il Codice da Vinci” (insomma…) che le è pure piaciuto.  In crisi, è vero, trentadue anni e già si sente “obsoleta, esclusa”, alti e bassi (rapporto finito con il fidanzato, qualche lacrima) ma non si arrende e continua testarda ad andare avanti per cercare di rendere responsabile chi dovrebbe esserlo  (il Preside, gli insegnanti, le famiglie stesse). Una piccola eroina, o forse una stupida idealista come afferma il suo capo, che ho seguito con istintivo affetto e affettuosa simpatia. Il linguaggio è fresco, diretto, un miscuglio di espressioni da lingua parlata e spontanea coniugata con un notevole approfondimento psicologico ed un accrescersi graduale della tensione narrativa. Un bel libro senza bisogno di passaggi spermatozoici o di sospirini struggentini ad ogni piè sospinto che vanno tanto di moda.

Strade di sangue di Tom Coffey, Mondadori 2010.
strade di sangueNew York 1946. Si parte da un prologo con una specie di eremita che vive nel deserto. Poi, subito di botto, una ragazza, Amanda Price, trovata morta ammazzata da un negro. Ad indagare il giovane giornalista Patrick Grimes dell’Examiner.
Razzismo, egoismo, cinismo, violenza pubblica e privata, giustizia che giusta non è, intreccio perverso fra politica, giornalismo e malaffare. L’epoca dei vari Costello e Anastasia, l’epoca della spartizione del potere economico, delle costruzioni facili in nome della modernità, via il vecchio fuori il nuovo. E giù soldi a palate e sangue da tutte le parti.
Con il nostro eroe (un classico) che lotta da solo contro tutti e contro se stesso, contro i fantasmi che si porta dietro, in perenne conflitto fra il bene e il male. Inutile rifugiarsi in un posto sperduto del deserto. Prima o poi arriveranno anche lì. Rimane solo la foto di una bella ragazza a fare compagnia, di un bacio che non si scorderà mai.
Un libro di forte impatto e nello stesso tempo scontato (le tematiche proposte sono state più volte sviscerate) con il protagonista in bilico tra personaggio vero e simbolo di un riscatto morale destinato al fallimento.

Vendetta di R.J. Ellory, Giano 2010.
VendettaQuartiere di Chalmette a New Orleans, estate calda (trentotto gradi) “di una ferocia quieta”. Nel bagagliaio di una macchina il corpo di un tizio massacrato con un martello a granchio, legati i polsi e caviglia con una corda di nylon, strappato il cuore e rimesso al proprio posto (segno di tradimento), sulla schiena una specie di disegno raffigurante la costellazione dei gemelli.  L’ucciso è la guardia del corpo di Charles Mason Ducane, governatore dello stato della Lousiana, un pezzo grosso, insomma. Accompagnava la figlia Catherine di diciannove anni, che è stata rapita. Il rapitore chiede di trattare con Ray Hartmann, investigatore speciale a New York, vita dura con la moglie Carol e la figlia Jessica che si sono allontanate da lui per la sua violenza.
Entrano forti e compatti nel tessuto narrativo squarci di vita cittadina, il degrado, la miseria, il caldo soffocante che toglie il respiro, storie individuali mischiate con la storia sociale e politica e con quella di malaffare mischiate a sua volta fra loro. E poi il senso di solitudine, un ripensamento, un dubbio, una lacrima, un piccolo raggio di luce subito oscurato dall’ombra di un destino segnato dal male: gli spostamenti, i viaggi, gli incontri, la freddezza feroce, le gole strozzate dal filo di ferro, il colpo di pistola mortale. Il male, dicevo, che ammazza il male e si rigira, feroce, su se stesso. Una prosa dura, secca, che non lascia il posto a tentennamenti di sorta.
È un bel libro, questo di Ellory, con un finale ricco di colpi di scena. Forse, ad essere pignoli, qualche momento scontato, quasi rivisto nella nostra memoria come in un film (vedi il Padrino), reso meno evidente dal taglio profondo della storia e dalla ricchezza della prosa.

La nostra immarcescibile e intramontabile Patrizia Debicke (la Debicche) ci presenta Cesare l’immortale di Franco Forte, Mondadori 2016.
Cesare l’immortaleE se nel 71 a.C. 682 ab Urbe condita, il trace Spartaco sconfitto dalle legioni al comando di Marco Licinio Crasso invece di morire fosse stato sostituito sulla croce da un gladiatore grande e grosso come lui, ma con il volto sfigurato?
E se nel 53 a.C. 700 ab Urbe condita il triumviro Publio Licinio Crasso e suo figlio Publio Licinio Crasso fossero sopravvissuti alla sanguinosa sconfitta subita dai Parti a Carre in Mesopotamia?
E se le Idi di marzo con la congiura del 15 marzo del 44 a.C, con l’assassinio di Giulio Cesare ad opera di Decimo Giunio Bruto, Marco Giunio Bruto, Gaio Cassio Longino e altri cospiratori, fosse stata invece solo una farsa orchestrata da Giulio Cesare per liberarsi dai troppo pesanti vincoli di potere che lo legavano a Roma? Una farsa, nota solo a pochi, ma tra i quali figurava anche Marcantonio che doveva coprire la loro scomparsa…
Un romanzo molto diverso dalle biografie storiche dei grandi personaggi alle quali ci aveva abituato Franco Forte con Caligola, Roma in fiamme, Carthago o Gengis Khan. Qui si è lasciato coinvolgere e trasportare dalla fantasia e, per sorprendere il lettore, ha preso Giulio Cesare, gli ha affiancato Cicerone, Spartaco, Bruto, Marco Antonio e tanti altri e l’ha trasportato in una straordinaria avventura oltre i confini del mondo!
Però non è finita qui. E dopo? Appuntamento alla prossima.

Prima di dirti addio di Piergiorgio Pulixi, E/O 2016.
Prima di dirti addioE quattro! Quarta sanguinaria avventura, o forse meglio dire quarto e ultimo capitolo delle avventure di Biagio Mazzeo, l’ispettore superiore di polizia, il colosso di 95 chili dagli insondabili e magnetici occhi azzurri e il suo Branco, un clan di sbirri che si muove ai confini della legge e oltre. Capitolo che, con il profetico titolo Prima di dirti addio, ci prepara a brutti tempi in arrivo per il nostro mastodontico eroe.
Con questo libro Piergiorgio Pulixi entra in dirittura d’arrivo e, ingranando la sesta per raggiungere il traguardo, ci serve un piatto forte, anzi fortissimo: un altro noir durissimo senza far sconti a nessuno, tracciato sulle orme di Don Winslow e delle sue storie internazionali, legate al mondo del narcotraffico. Prende la tragedia delle sue pantere e la mischia a una guerra tra calabresi e messicani, fa un’inchiesta dura e coraggiosa sul vero volto della ‘ndrangheta, la multinazionale del crimine che, avvalendosi dei suoi plurilingue rappresentanti di seconda e terza generazione trasformati in manager, ha adottato la politica del poco sangue e del basso profilo e, mirando solo a fare grandi affari sotto copertura, ha cambiato la geografia del narcotraffico e della grande finanza criminale nel mondo.
Leggendo la quarta storia di Mazzeo, scopriremo i loro modi, i mezzi adottati dai professionisti dei trasporti della droga, a capo di multimilionarie holding che smuovono tonnellate di materiale per volta, fino a dove si allungano gli infiniti tentacoli mafiosi e cosa, volenti o nolenti, possono arrivare a coprire. Scopriremo anche i mille volti adottati dai segugi che li braccano: della Dea, della Cia, dell’FBI e di tutte le polizie internazionali alleate per controllarli e incastrarli tenendosi sotto traccia.

Fabio Jonatan JessicaUn saluto da Fabio, Jonathan e Jessica Lotti

2 thoughts on “Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Agosto 2016

  1. Mi sa che mi butto su Gozzano, non l’ho mai letto.
    A proposito Fabio Stassi è lo stesso de “La Rivincita di Capablanca” (libro che ho apprezzato molto)?
    Grazie Fabio e buon agosto!

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