Le gialle di Valerio/97: Silvis

Piernicola Silvis
Formicae
Società Editrice Milanese SEM, 2017
Noir

Provincia di Foggia. Autunno 2016. Viene ritrovato il cadavere di Livio Jarussi, un bimbo scomparso due anni prima a Manfredonia, quando stava per compiere 11 anni. Da poco tempo l’assassino lo ha buttato dentro una fossa in una collinetta di spazzatura vicino Siponto, per poi chiamare Padre Leonardo, un monaco del convento di San Giovanni Rotondo, presentandosi come zio Teddy; la vittima viva indossava la maglietta di Teddy Bear. Sul cadavere viene trovato un foglietto con un messaggio rivolto a Bruni. Così viene richiamato al commissariato di zona Gianlorenzo Renzo Bruni, l’investigatore capo della seconda divisione del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, inviato in Puglia a seguire il caso fin dall’inizio, senza successo. Renzo saluta moglie e figlio, si fa accompagnare dall’amico assistente Massimo Rio Riondino e ricomincia le indagini. Ora arriva pure una busta indirizzata sempre a lui ancora da zio Teddy con strane parole e viene ucciso Alex Burresha (9 anni), albanese che viveva a Foggia. Conosciamo subito chi uccide, oltretutto si va a confessare dal monaco: è Diego Pastore, 33enne commesso nella farmacia del padre don Gegè, consigliere comunale ammanicato con la criminalità organizzata, che sospetta di lui, come la madre casalinga invadente. Diego non si è mai laureato (un anno a Camerino, dove aveva studiato il padre), carino, abbigliamento curato alla moda, discreto cuoco e ordinato feticista, maltrattato nell’infanzia è terrorizzato dal sesso e impotente vicino ad altri, si eccita con filmati tipo snuff movies, pratica fanaticamente la religione, va in psicoterapia da un anno per sindrome di Ekbom (sensazioni di presenze di insetti nel proprio corpo). Lo prenderanno prima che uccida ancora?

Dopo qualche anno d’assenza, torna in libreria il questore Piernicola Silvis (Foggia, 1954), laureato in Giurisprudenza, dirigente dei commissariati di Vicenza, Vasto, Verona, Osimo, Senigallia, poi nelle questure di Ancona, Macerata, infine questore a Oristano e ora nella sua Foggia. In passato aveva pubblicato tre buoni romanzi di genere (usciti nel 2006, nel 2008 e nel 2010), da tempo ragionava su nuove scritture e trame, all’inizio del 2017 arriva il quarto, narrato in parallela, la prima persona sul poliziotto, la terza sull’assassino seriale che sente le formiche, programma omicidi e sfida la giustizia. Il tema è dunque quello del perché talvolta non si riesca a prenderli prima: la famiglia che copre e depista per malinteso affetto, pur non essendo direttamente complice; gli organi d’informazione che orientano e condizionano (spesso male) le indagini, solo per crescere gli ascolti, pur se provocano arresti sbagliati; la Società organizzata del crimine che non sempre ben convive con la delinquenza comune, qualche volta la sfrutta, qualche volta (pedofilia) ne è infastidita, qualche altra vuole addirittura debellarla perché attira corpi di polizia e attenzione mediatica. Non a caso, in tutto il testo aleggia un personaggio multifunzionale (con un ruolo pure significativo in vari episodi, alla fine decisivo), il giornalista infiltrato dai servizi (e dal governo) nel quotidiano Nuova Puglia Alessandro Clement, cognome francese e inflessione della Roma bene, una cinquantina d’anni, barba brizzolata, fisico snello e robusto, abbigliamento sportivo, operativo nell’Aise, comparto delle Informazioni per la Sicurezza della Presidenza del Consiglio. Fra cibi tipici, troccoli e pizze un po’ di Nero di Troia. E De André nella suoneria.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

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