Le lunghine di Fabio Lotti: Sulla rotta del Giallo Mondadori (III)

Gli Speciali…
Questa volta mi dedico un po’ agli Speciali, a quei libri, insomma, curati spesso da Mauro Boncompagni e da Stefano Di Marino che mettono insieme romanzi o racconti su determinati argomenti. Me li sono beccati tutti ma qui ne citerò solo alcuni.
A dir la verità all’inizio era Supergiallo e ci aveva messo lo zampino pure Alan Altieri con Anime Nere sul quale mi divertii un po’ sfacciatamente anche a dare dei voti in maniera ironica (perdonatemi). Dunque non perdetevi gli Speciali. Sotto la guida di Mauro Boncompagni, dicevo, sono diventati davvero speciali.
Ci si trova di tutto. Pure una serie di signorine zitelline che non sono da meno dei maschietti (anzi!) nello scovare intrepidi assassini. Prendete Le signorine omicidi colpiscono ancora e Le signorine omicidi per rendervene conto. Qui abbiamo Miss Silver, Norma Boyd, Hildegarde Withers, Sarah Keate, Mammina (non scherzo) e Miss Marple a offrirvi qualche esempio della loro abilità investigativa basata, o su una specie di infallibile istinto (femminile, s’intende), o su una straordinaria, stringente logica deduttiva (e non manca neppure il sorriso).
Se le detective in gonnella non vi danno soddisfazione buttatevi pure sui gatti. Non vi prendo in giro. Sfogliate Il gatto che conosceva gli astri di Lilian Jackson Braun e vi troverete in compagnia con gatti particolari come Koko e Yum Yum, il primo che riesce a intuire il chi, il come, il perché, e il luogo dove era avvenuto il crimine, e cercava di comunicare i propri sospetti, il secondo, pardon la seconda, intelligente, ricca di inventiva, furba, che nasconde le prove sotto il divano e sotto il tappeto.
In uno Speciale che si rispetti non mancano, non devono mancare, i veleni come in Veleni letali di John Dickson Carr, Hillary Waugh, Anthony Berkeley. Lunedì 7 giugno Roger Chapman, vice sovrintendente della scuola di Stockford nel Connectict, siede a tavola con la moglie Betty, insegnante di scuola alla media superiore. Tra le altre cose da mettere sotto i denti cipolle alla panna di un sapore terribile. Così come terribile è la sua morte da stricnina e anche la moglie se la vede brutta. Qualche giorno prima, guarda un po’, era nata una discussione in famiglia su Svetonio e sui famosi veleni imperiali, e dunque qui gatta ci cova… (tanto per darvi un’idea del primo romanzo Piazza pulita di Carr).
E non deve mancare nemmeno il sesso intrecciato con la morte come in Eros & Thanatos. Questo, mi ricordo, era a cura di Stefano Di Marino con una lunga trenata di autori, soprattutto al femminile.
Morte, dunque, e sesso. Anzi, prima sesso e poi morte. Naturalmente. Spiattellato in tutte le salse, sviscerato nei suoi più intimi segreti con tecnica sopraffina. Come solo le donne sanno fare. Su questo alzo le mani e mi arrendo. Sesso ed erotismo sottile, seducente, coinvolgente, sporco, cattivo, perverso e violento. E poi gelosia tremenda e tremenda vendetta, ma anche amore, via, la voglia d’amore, il desiderio d’amore, di un sorriso, di una carezza che non c’è e allora il coltello che fende e che squarcia, il sangue che sprizza. Racconti forti, duri, al limite della sopportazione e finali talora imprevisti e spiazzanti. Ai giorni nostri o nel Medioevo il risultato non cambia. La morte violenta d’amore si fa largo fra le maglie del tempo, per insediarsi dappertutto, perfino nei luoghi di pace e di preghiera dove il Male dovrebbe tenersi lontano.
E sono presenti, sempre nei nostri magnifici Speciali, pure le “canzoncine” tremende che preannunciano momenti di sangue. Vedi Melodie di morte di Jonathan Stagge, Robert Goldsborough, Cornell Woolrich. Nella introduzione Mauro Boncompagni ce lo dice apertamente. Certe ballate o filastrocche nel romanzo poliziesco sono di una sfiga pazzesca. Portano morti ammazzati a go-go. E ne fa una lista impressionante.
Figuriamoci, poi, i castelli, dimore eccellenti per efferati delitti come in Delitti al castello in cui figurano Donald E. Westlake, Edgar Wallace e G.K. Chesterton (miezzeca!). Due romanzi ed un racconto. Tre storie diverse, tre stili diversi a costituire una lettura che ci vuole pronti agli sviluppi più grotteschi, aggrovigliati e paradossali. Con riposino e goduria mentale, diciamola così, insieme a Padre Brown di Chesterton.
In Tre donne del mistero si possono incontrare tre scrittrici indimenticabili: Dorothy L. Sayers con il suo investigatore dilettante Peter Wimsey; Ngaio Marsh, a sua volta con l’ispettore Roderick Alleyn e Mary Roberts Rinehart che sfrutta addirittura un veterinario per scoprire la scomparsa di un bambino.
Qualche parola su Le indagini di Scotland Yard di John Dickson Carr, J.J. Marric e Edgar Wallace. Qui troviamo l’ex ispettore Whicher, furbo una cifra. Ha capito chi è l’assassino e vuole tendergli una trappola con la collaborazione di una truffatrice. Poi George Gideon, comandante di un dipartimento investigativo di Scotland Yard, imponente ed elegante, tosto e incrollabile, moglie Kate che lo conforta al bisogno e cinque figli a rendergli la vita più movimentata. E, infine, Reeder della Procura generale, viso lungo, capelli argentei, basette, un paio di lenti cerchiate di metallo, una bombetta, cravatta con nodo già fatto e un ombrello appeso sempre al braccio (mi ricorda padre Brown). Un’autorità nello studio delle emozioni umane, vede il male dappertutto ed ha la mente come quella di un criminale (lo dice lui stesso). Per questo riesce a risolvere i casi più difficili come il presente.
Un mezzo per mandare qualcuno al creatore è senz’altro il cibo. Vedi L’alta cucina del delitto di Ellery Queen (La ricetta del diavolo), Douglas Clark (Ne uccide più la gola…) e Cornell Woolrich (Morte in ascensore).
Intanto, come antipasto, la succosa ”Introduzione” di Mauro Boncompagni sul rapporto giallo-cucina che ha prodotto ottimi risultati, anche perché, come scrive lui stesso tra l’attività del cuoco e quella del giallista c’è una somiglianza di fondo, a pensarci bene: confezionare un buon piatto può essere magari meno complesso, ma è altrettanto soddisfacente che confezionare un buon poliziesco. Il cibo, dunque, personaggio non secondario dei racconti. Stuzzica l’appetito al solo vederlo, ottimo al gusto, direi, se non fosse composto con troppa cipolla, per esempio, e talora non proprio salutare. Insomma avvelenato, in una maniera o nell’altra, capace di dare vita a disquisizioni scientifiche, ricostruzioni incredibili, sospetti, tensioni e paure. Nel terzo diventa addirittura giudice tremendo e inflessibile.
Di detective giornalisti ce ne sono stati parecchi. A partire da Joseph Rouletabille di Gaston Leroux e via a seguire con Philip Trent di E.C. Bentley e poi Roger Sheringham, Flashgum Casey e Kent Murdoch per arrivare a Jim Qwilleram, forse il più famoso, tanto per dare un’idea e già sapete i nomi degli autori. In Delitti in prima pagina di Fredric Brown, Gregory McDonald e Cornell Woolrich faremo la conoscenza del cronista Sam Evans, del giornalista Irvin Fletcher detto Fletch e del galoppino Clint Burgess. Un trio speciale. Tre personaggi alla ricerca della verità. Tre tipi diversi contro tutto e tutti. E il lettore è lì, a bocca spalancata, che li segue nei loro movimenti e nelle loro elucubrazioni attraverso una scrittura spesso veloce, ironica, leggera e pure divertente dentro una trama da manuale. Ora sorpreso, ora scosso, ora ammirato, ora un po’ sconcertato tra gli improvvisi cambiamenti che gli si parano davanti.
Negli Speciali c’è posto anche per il Noir con I tre volti del noir di James Hadley, Stefano Di Marino e Francis Iles.
Tre scelte oculate con determinate caratteristiche: il rocambolesco cambio di situazioni, sia fattuali che psicologiche del primo racconto; Il filone “esotico-avventuroso”, come sottolinea Boncompagni, tipico di Stefano nel secondo, in una Milano dove pullulano orientali di varie razze e dove il movimento la fa da padrone senza sfuggire a pause di puro sentimento; nell’ultimo racconto breve gli spasmi e i contorcimenti dell’animo del protagonista, espressi con una buona dose di ironia, prima dell’esito finale che non è certo come si aspettava. E poi c’è l’amore, soprattutto l’amore non voluto, l’amore forzato e respinto che si trasforma in odio a scatenare gli istinti più brutali dell’uomo.
Alla prossima. Se ci arrivo.

Salva

Salva

Salva

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.