Le varie di Valerio/33: Addomesticati

Richard C. Francis
Addomesticati. L’insolita evoluzione degli animali che vivono accanto all’uomo
Traduzione di Francesca Pe’
Bollati Boringhieri, 2016
Scienza

Milioni di anni, 200.000 e 12.000 anni fa, ora e poi. Qui, sul pianeta. Senza animali domestici e piante coltivate, la civiltà umana come la conosciamo non esisterebbe. Quelle famiglie e quei generi di esseri viventi esistevano prima che apparisse il genere Homo, la loro evoluzione è cambiata quando hanno cominciato a convivere pacificamente (loro) negli ecosistemi umani e, ancor più, dopo la cosiddetta rivoluzione neolitica, quando la popolazione umana ha cominciato a crescere vertiginosamente, da circa 10 milioni agli oltre 7 miliardi attuali (come anche la popolazione di alcune specie di quei generi e famiglie), distribuendosi sempre più in ogni angolo del pianeta. Nessuna specie addomesticata si è mai estinta. Però tutte si sono dovute “sottomettere”, adattando una quasi assoluta mansuetudine verso Homo sapiens, che si è sostituito alla natura assumendo l’ampio controllo del loro destino evolutivo. Il primo auto-ammansimento avvenne perlopiù mediante selezione naturale; la selezione artificiale intervenne più tardi, in qualche caso in tempi molto recenti. Gli esseri umani sono divenuti via via una componente decisiva (ma solo parzialmente consapevole) del regime di selezione. Prendiamo i cani: nel giro di 30.000 – 15.000 anni la selezione imposta dall’associazione con l’uomo ha causato alterazioni evolutive mai subite dalla famiglia dei canidi nei 40 milioni di anni precedenti. Colore del pelo, struttura dello scheletro, cranio, comportamenti sono variati tantissimo e con dinamiche accelerate, con conseguenze sempre imprevedibili, effetti collaterali imprevisti, a conferma della natura conservativa dell’evoluzione, anche quando alcuni processi sono rapidi.

Richard C. Francis è un saggista scientifico americano indipendente che, dopo il dottorato di ricerca in neurobiologia presso un’università di New York, ha pubblicato numerose ricerche specialistiche in neurobiologia evoluzionistica e sviluppo sessuale, lavorando presso l’università della California a Berkeley e la Stanford University ancora a New York. Nel 2015 ha pubblicato l’ultimo interessante saggio: “Domesticated. Evolution in a Man-made World”. Francis esamina la storia evolutiva e il processo di domesticazione (compreso l’avvento dello specialismo selettivo professionale meno di due secoli fa) di volpi, cani, gatti, puzzole, furetti, procioni, visoni, suini, bovini, pecore, capre, mufloni, renne, dromedari, cammelli, cavalli, topi, cavie nello loro complesse varianti. Non si tratta di capitoli separati, i fili scientifico e narrativo sono unitari, con intermezzi interdisciplinari. Prima della domesticazione si usano soprattutto biologia evoluzionistica e archeozoologia, poi genomica, evo-devo ed etologia, con una ricchissima bibliografia, esperienze personali, parallelismi e comparazioni, figure sulle ramificazioni sistematiche classificatorie, disamina di genotipi e fenotipi e delle razze antiche e moderne, varie appendici di approfondimento. Le specie convivono comunque: prede e predatori, dominanti e parassiti, antenati retaggi ibridazioni isolamenti omologie. E nei secoli recenti si approfondiscono le ragioni diverse della domesticazione: l’alimentazione, il ruolo nell’ecosistema, l’utilità per lavori e movimenti, la compagnia, l’utilità delle varie parti del corpo, la sperimentazione. Continui sono i riferimenti alla mobilità e alle barriere, utilizzando congruamente il “migrare” senza purtuttavia una tematizzazione specifica: loro che migrano e noi che li seguiamo, noi che migriamo e loro che ci seguono, noi che antropizziamo ecosistemi nuovi adattandoli e adattandoci, loro che si co-adattano, tutto vero, ma anche il migrare è in sé un fattore evolutivo.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

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