Le gialle di Valerio/101: Federica Fantozzi

Federica Fantozzi
Il logista
Marsilio, 2017

Roma (e Londra). Gennaio 2016. Il trentenne Tancredi D’Amico, seduttore alto e possente, occhi verdi e capelli neri (ora rasato), torna a Roma dopo tanto tempo (ormai vive e lavora nella capitale inglese) e incontra per caso Amalia Pinter. Siamo pochi giorni dopo la pianificata malvagia Strage di Capodanno (come davvero a Istanbul l’anno dopo) in un resort a cinque stelle delle Maldive, 32 terroristi su 4 Zodiac fuggiti poi con due idrovolanti, 43 vittime fra cui 2 italiani, accanto al corpo di un regista un fazzoletto di seta nera con disegnato uno scorpione dorato. Siamo pochi giorni prima di Roma –Juventus, anticipo domenicale delle 13 fra le prime due del campionato, finirà 1 a 1, Dybala e Salah (non nella realtà storica, solo e motivatamente nel romanzo). Tanchi e Ami erano stati insieme, un flirt tardo estivo alla fine del primo anno di università (Economia e Commercio, poi lei aveva virato su Giurisprudenza e sui fotoreportage). Ora Amalia, 61 kg per 1,65, capelli scuri e lisci a caschetto, fossette sulle guance e naso sottile, fa la giornalista (convivendo con la testuggine Rododendra), cronaca nera e giudiziaria per il quotidiano “Vero investigatore”, tutto un programma. Il brusco Capo chiama, c’è un caso urgente, hanno identificato i corpi delle vittime italiane, Ami si fionda in motorino al loro appartamento e Tanchi l’accompagna, si barcamenano con bugie e ritrovata sintonia adottando pure il botolo nero dei padroni morti, un cane simile a un procione, poi si danno appuntamento per cena da lui a Piazza di Spagna. Quando (tardi) arriva, lo trova morto, sembra un suicidio, però c’è qualcosa che non quadra, lei scappa, al funerale conosce amici e la splendida algida moglie di Tanchi; un po’ per lavoro, un po’ per passione, un po’ per curiosità si trova coinvolta in una grande avventura.

L’avvocatessa e nota brava giornalista Federica Fantozzi (Roma, 1968) aveva pubblicato un paio di buoni romanzi oltre 15 anni fa e decide di tornare sull’antica scena del delitto con un giallo immerso nella violenza terroristica contemporanea, in terza quasi fissa al passato sulla collega protagonista. Prende spunto e titolo da un’antica e modernissima professione, ricercata dal mercato e molto ben remunerata, particolarmente utile agli inviati di guerra e ai criminali: logista è chi si prende cura del soggiorno all’estero di un cliente, dal benvenuto all’arrivederci, qualunque sia il motivo della trasferta, si tratta di logistica applicata a servizi anziché prodotti, che diventa vera e propria security, sicurezza dai pericoli presenti in tanti paesi del mondo, talvolta logistica di guerra. Tancredi era divenuto un imbattibile professionista del settore, Amalia se ne sorprende via via che scopre paure e inganni, ricatti e tradimenti, cos’altro bolle in pentola. La firma dello Scorpione ricorre più volte, pare che ora abbia preso di mira lei, pur aiutata dall’amico agente della Mobile Alfredo Pani, capelli rossi, più giovane e mingherlino, ora collaboratore di Claudio Polimeni, dirigente responsabile della Direzione Centrale Anticrimine e capo della Brigata antiterrorismo. Sarà una lotta all’ultimo sangue fra aquile e falchi. Roma appare nelle sue svariate facce, molto Ponte Milvio e dintorni. Durante la vacanza lussuosa i due bevevano Merlot. La frase iniziale di Bruce Springsteen allude alla solitudine.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

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