La Debicke e… Lo studente modello

Lo studente modello
di Katerina Diamond
Nord, 2017

Pensi di sapere di chi puoi fidarti? Di conoscere la differenza tra il bene e il male? Di sapere o poter scegliere? Forse ti sbagli! Se leggi questo romanzo ne dubiterai e sarà una memorabile lezione…
Un pacchetto di carta marrone che nasconde un vecchio libro in tedesco. Non c’è mittente, ma per Jeffrey Stone, preside della prestigiosa Churchill School for Boys di Exeter, il messaggio è chiaro. È la fine. E lui sa cosa deve fare. Prima però scarabocchia su un foglio: “Ḕ tornato”, poi dà incarico a un allievo di recapitare il messaggio.
Il giorno successivo, viene trovato impiccato al soffitto della palestra.
Cosa c’è dietro l’improvviso e inatteso suicidio del preside? Perché? Ma leggiamo ben presto che non si tratta di un vero suicidio. La sua morte infatti nasconde qualcosa, una brutta, anzi una bruttissima storia.
Nel giro di pochi giorni, con la musica di Mahler che ha annunciato impietosa il giorno del giudizio, saltano fuori i cadaveri di altri tre grossi nomi della comunità, tutti uccisi con modalità terribili e sanguinose, in situazioni a dire poco strane. All’inizio sembra che non ci sia collegamento tra quei morti…
Però la paura dilaga a macchia d’olio: è caccia aperta al colpevole, un serial killer che uccide senza pietà, torturando le sue vittime.
Il detective Adrian Miles, che ha ripreso servizio dopo sei mesi di sospensione, si trova a fare squadra con Imogen Grey, una giovane donna appena trasferita in città da Plymouth e come lui reduce da uno spiacevole incidente di percorso.
Adrian Miles e Imogen Grey, nonostante i tentativi del loro capo di tenerli alla larga dalle indagini, si convincono che deve esserci un mistero dietro quella spaventosa scia di sangue. Le vittime, che avevano praticamente la stessa età, si conoscevano e si frequentavano. Il mistero, deve essere per forza qualcosa che affonda le radici nel passato.
Ma troppe persone sembrano disposte a tutto pur d’impedire alla verità di venire a galla e lasciare che il killer compia la sua vendetta. Perchè l’orribile segreto che nascondono e che risale a quindici anni prima, può essere lavato solo con il sangue.
Tuttavia a modo loro, pur scontrandosi con un muro di silenzi, menzogne e tradimenti, Miles e Grey vanno avanti e, a rischio dell’ incolumità propria e dei loro cari, arriveranno alla verità. Ma come scriveva Shakespeare e faceva dire ad Amleto: «C’è del marcio in Danimarca», c’è del marcio incontrollabile e dappertutto a Exeter e, quando i due agenti conosceranno finalmente i motivi per i quali questo killer uccide, avranno ancora voglia di fermarlo?
Non dirò una parola di più!
Una trama che descrive un carosello di sofferti silenzi. Un thriller affascinante che costringe seriamente a riflettere e chiedersi il significato di fiducia. Si può fidarsi delle persone che ti stanno vicine? Un caso, come un puzzle, molto difficile da risolvere. Perché solo incastrando tutte le tessere una dopo l’altra si riesce a ricostruire il perché e a scoprire l’assassino.
Primo romanzo dell’autrice inglese Katerina Diamond, Lo studente modello (titolo originale The Teacher e forse era meglio usarlo anche per la versione italiana), in virtù del suo ritmo serrato e della sua trama avvincente e punteggiata di colpi di scena, ha riscosso un gran successo di pubblico e critica, restando per settimane ai vertici delle classifiche inglesi.

Le brevi di Valerio/135: Io sono Dot

Autore Joe R. Lansdale
Titolo Io sono Dot
Editore Einaudi
Traduzione di Luca Briasco
Anno 2017 (orig. 2015)

Texas. Ai nostri giorni. Io sono Dot è un Joe R. Lansdale che non ti aspetti. Dorothy Dot Sherman è una ragazza di 17 anni. Vive in una roulotte con nonna, madre Alma, fratello minore Frank (tutti a vario modo buoni a nulla), il padre li ha abbandonati d’improvviso cinque anni prima. La sorella (di altro padre) l’ha resa già zia (con vari compagni, l’ultimo ubriacone violento) ed è una collega. Lavorano sei ore al giorno come cameriere sui pattini (lei arriva con l’auto) in un drive-in sempre aperto, il Dairy Bob, colonna sonora anni Cinquanta e Sessanta, ottimi hamburger e patatine scadenti. Bob chiama tutte le ragazze col nomignolo “Fender Lizards” (è il titolo originale). Una tarda sera arriva il vecchiarello fratello del padre con uno scalcagnato Dodge verde. E qualche giorno dopo lei vendica la sorella malmenata. È l’inizio di una progressiva svolta, avvincente e in parte sentimentale, abbastanza diversa dai noir cui ci aveva abituato. Una storia vera?

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Le gialle di Valerio/105: Ferro e sangue

Liza Marklund
Ferro e sangue
Marsilio, 2017 (orig. 2015)
Traduzione di Laura Cangemi
Noir Hard-boiled

Stoccolma. Giugno 2015. La dura e curiosa 43enne Annika Bengtzon, esile snella scura spigolosa, separata e ora felicemente accompagnata con Jimmy (due figli a testa), è molto preoccupata e ne ha ben donde. Si è accasciata a terra ed è svenuta all’improvviso per un attacco di panico, è costretta ad andare dalla psicologa e faticosamente racconta i propri incubi; il dedito direttore del quotidiano dove lavora le rivela segretamente che presto chiuderanno l’edizione cartacea, per lei come per ogni giornalista (non solo di nera) è un trauma (ormai quasi universale); la madre la chiama a sorpresa perché pare sia sparita la sorella minore Birgitta, con entrambe non andava affatto d’accordo. E riappaiono alla necessità di cronaca pure due vecchi casi terribili: la sua prima firma sul giornale 15 anni prima riguardava l’omicidio di una spogliarellista 19enne, il certo colpevole si era garantito un alibi tramite false testimonianze degli amici, i lettori hanno chiesto di leggere ancora su quella vicenda senza condanna, avvenuta quando non c’erano efficaci esami dell’eventuale Dna; sta per aprirsi il processo al Carpentiere ed erano stati proprio i suoi articoli che avevano portato alla cattura del serial killer, una brava collega segue le testimonianze e la tiene al corrente, tanto più che torture e delitti sono avvenuti per decenni in vari paesi, simili, insoluti e ancora in corso. Investiga con acume come al solito, sia sui propri affetti e passioni che su delitti e crimini, si trova a girare molto con la Volvo e a correre svariati rischi.

La scrittrice e giornalista svedese Liza Marklund (Pålmark, vicino al Circolo Polare Artico, 1962) in 17 anni (1998-2015) ha pubblicato 11 romanzi della serie Annika Bengtzon, con grande successo in tutt’Europa come negli Stati Uniti e varie riduzione cinematografiche. La protagonista è sempre tormentata, parafulmine di immensi guai che accompagnano le sedute dalla psicologa e i pensieri personali di ogni storia (per quanto la narrazione sia in terza varia al passato): la tragedia del padre ubriacatosi e morto per assideramento quando aveva 17 anni, la condanna per l’omicidio colposo del fidanzato che la perseguitava con violenza, i continui fastidi causati dal rancore sordo e cattivo del marito che la tradiva, il frequente coinvolgimento professionale (e non solo) in fatti di cronaca estremi. Leggiamo di una persona “al limite” e ciò finisce per rendere ogni romanzo intenso e interessante, quasi un’avvincente monotonia. Il ferro e il sangue del titolo richiamano anche la fonderia dove lavorava il padre del fidanzato ucciso, lo va a incontrare e lui non le dà torto. Molto utili e attuali le riflessioni su nazioni e mondo privi di quotidiani, i cambiamenti nell’immagine urbana (le edicole, le locandine, la raccolta dei rifiuti, le attività durante i trasporti collettivi), nell’apprendimento rispetto a formato e contenuto (come si legge, quanto si ricorda), nella quantità e qualità della domanda e offerta di lavoro “giornalistico”. Tutti, comunque, usano il “tu” e si tolgono le scarpe quando entrano in un appartamento. Vino di qualità, da sudafricani Merlot e Shiraz alla Rioja del 2004.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Le brevi di Valerio/134: La congiura dei loquaci

Autore Gaetano Savatteri
Titolo La congiura dei loquaci
Editore Sellerio
Anno 2017

Racalmuto (Agrigento). 6 novembre 1944. Viene ucciso il sindaco durante la passeggiata serale di fronte a molti testimoni. Il perfetto capro espiatorio (accusato e condannato) risulta un odioso sgradevole zolfataro, darà origine al detto di paese: tantu paga Centoedieci. Il siciliano Gaetano Savatteri (Milano 1964) è un competente giornalista e un bravo scrittore. Cresciuto proprio a Racalmuto, da parecchio vive e lavora a Roma, nel 2000 esordì come romanziere con La congiura dei loquaci, ispirato a un fatto vero, ripubblicato ora in altra gloriosa collana dallo stesso editore. Con un’incisiva acuta lettura (che funge da appendice all’attuale edizione), a ottobre 2000 nella città di Sciascia fu Andrea Camilleri a presentare il romanzo, costruito come un’investigazione gialla di pochi omertosi giorni, il cui protagonista è Benjamin Adano, un colto tenente italo-americano.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

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Le brevi di Valerio/133: Il vanto e la gallanza

Autore Giuseppina Pieragostini
Titolo Il vanto e la gallanza
Editore Pentàgora
Anno 2016

Campagne del piceno. Il secondo dopoguerra (e anche prima). Si può vivere senza libri ma non senza il racconto. La narrazione è una componente vitale di ogni relazione umana, personale e sociale, scritta e orale, concentrata e diffusa, più o meno integrata da altri sensi e comportamenti. La psicologa Giuseppina Pieragostini ci consegna un delizioso volume di narrativa, di linguistica, di antropologia. Il vanto e la gallanza (la seconda indica la superbia del gallo nel pollaio) è costituito da 22 interessanti brevi capitoli tripartiti: i personaggi di una storia agricola affrescati col dialetto, la spiegazione delle espressioni dialettali, gli spunti culturali per avere una griglia sociale e il contesto critico durante la lettura. Certo, c’è una collocazione specifica nello spazio e nel tempo, che comunque non inficia un valore esplicativo generale per comprendere l’essere contadini, ovunque nei secoli. E quanto di ben contadino c’è in ognuno di noi.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

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La Debicke e… Talent Show

Talent show
di Emilio Martini
Corbaccio, 2017

Recita la presentazione della nuova raccolta di racconti di Emilio Martini (che sappiamo essere lo pseudonimo dell’inscindibile binomio della sorelle Martignoni): «C’è chi scopre all’improvviso di possederlo, chi lo costruisce mattone su mattone, chi lo spreca, chi lo compra, chi lo incolpa di essere causa di infelicità… È il talento…».
Ed è proprio possedere o non possedere talento il tema ricorrente di questi tredici stuzzicanti flash narrativi, popolati da personaggi che manifestano questa fortunata dote in diversi campi quali sport, arte, musica, danza, scrittura, oppure da altri che lo usano o se l’inventano artamente per imbrogliare il prossimo, vendere fumo e apparire ciò che non sono.
Si comincia con Una voce molto fa: l’incredibile avventura della madre di famiglia che una bella mattina si scopre eccezionale cantante lirica ed è costretta a cambiare la sua vita. Come Mickey Goldmill narra invece gli affanni di una bravo allenatore di una piccola squadra di provincia costretto a rinunciare al talento di un giovanissimo calciatore, bruciato dalla violenza. In Il cognome sbagliato forse ci sarà finalmente un po’ di giustizia e uno sconto di pena per il povero Sangiorgio, sempre bistrattato dai colpi infertigli da una vita disgraziata? Nel successivo La ragazza col liuto si leggerà dell’annunciato fallimento dell’attrice timida che in realtà non vuole recitare. In Fumo negli occhi partecipiamo a un’affollatissima riunione di condominio, presieduta dall’amministratore, che vedrà la sua magica capacità da imbonitore sconfitta dal fantasma del commissario Berté. In Colpa della musica invece incontreremo la pallida e bionda Luna con uno straordinario talento per la musica e per offrire amore. Nel settimo racconto Il prescelto scopriamo il mediocre autore in vetta alle classifiche non per sua bravura, ma perché sempre disposto a farsi cera molle nelle mani dell’astuto editore. In La regina del valzer presenziamo a una serata di gran successo e di rivincita familiare per la ballerina casalinga. In Il morso ci sarà il disperato attacco della professoressa all’allenatore della squadra di basket per l’ingiustizia al nipote, scartato per un raccomandato dell’ultim’ora. In Un gioco da perdenti per lei la musica è uguale a sballo, la musica è uguale a follia e la musica sarà uguale a morte. La sorpresa in The voice sarà l’azzeccare un rischioso binomio vincente con l’invenzione di un reporter giramondo incallito. Sarete belli voi rappresenta l’orgogliosa ribellione degli schiavi dopo anni di angherie familiari.
E come conclusione col botto Selezione innaturale in cui pare addirittura in ballo la definitiva cancellazione della specie umana.
Tredici racconti che spaziano tra il reale, il possibile e l’assoluta fantasia ma con il talento per comune denominatore, quella fortunata e innata capacità di fare meglio degli altri che può portare alle stelle ma, se sprecato o usato a torto o male, può provocare persino la rovina.

Le brevi di Valerio/132: Antonio Gramsci. 1891-1937

Autore Antonio A. Santucci
Titolo Antonio Gramsci. 1891-1937
Editore Sellerio
Anno 2017

Gramsci (Ales, 22 gennaio 1891 – Roma, 27 aprile 1937). Il più conosciuto e influente pensatore italiano del Novecento è un classico attuale anche nell’odierno contesto storico. Il ricercatore, storico, filologo, docente Antonio A. Santucci (1949-2004) compare in oltre 250 titoli della Bibliografia gramsciana compilata dallo studioso americano Cammett. Uno dei suoi volumi che più contribuì alla divulgazione fu pubblicato nel 1987 da Editori Riuniti. Nel 1996 da Newton Compton uscì un suo altro acuto saggio nel mondo “senza comunismo”. Questi testi furono raccolti da Sellerio nel 2005 nel libro Antonio Gramsci. 1891-1937, con premessa di Hobsbawm e lunga nota di Buttigieg, ripubblicato ora utilmente e integralmente.
Consigliato con affettuoso calore a tutti coloro che intendono accostarsi al piccolo gigante sardo, anche per sconfiggere definitivamente gli adattamenti incongruenti e gli usi autoreferenziali di chi cerca sistematicità enciclopedica dove c’è fertile pensiero critico.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Le gialle di Valerio/104: Sete di Jo Nesbø

Jo Nesbø
Sete
Einaudi, 2017
Traduzione di Eva Kampmann
Giallo Noir

Oslo. Già in altre occasioni avevamo lasciato Harry Hole a serio mortale rischio di terribili killer, sembrava essere giunta l’ultima volta per il leggendario poliziotto, alto 1 e 93, magro e largo di spalle, biondo con iridi azzurre, pallido esausto sincero altezzoso individualista, enorme cicatrice fra bocca a orecchio, medio della sinistra troncato. Ora, dopo lo spettro di fine 2010, ha cambiato vita, insegna alla scuola di polizia, prende meno soldi ma non è in prima fila, ha qualche incubo ma con migliori risvegli (anche soddisfatti di felicità), mantiene una voce profonda e calma, lineamenti duri con tante rughe, folti capelli a spazzola con spruzzata laterale di grigio, occhi senza più reticolo rosso. Finalmente è a dieta sana e in astinenza dall’alcol, proprio innamorato di Rakel (sposata tre anni prima, mettendo la pistola in un cassetto e una fede all’anulare), mite giurista presso il Ministero degli esteri, occhi castani capelli bruni zigomi alti, e del figlio di lei, Oleg, intelligente serio ex tossicodipendente, ormai suo “allievo” quasi 22enne, alto 1 e 90 con un ciuffo nero (del padre russo). Non amano la stessa musica ma odiano la stessa. Li ritroviamo a novembre 2015. Rakel ha scoperto di avere una rara malattia del sangue, proprio quando qualcuno ha iniziato a uccidere donne trovate via Tinder e morse con una dentatura di ferro, bevendone poi il sangue, forse è proprio un vampirista. Non sono vittime a caso, lentamente Harry lo capisce, viene coinvolto nell’indagine, suo malgrado, insieme a uno psicologo il quale da anni, deriso, sostiene che da secoli esistano davvero i vampiristi. Quando Penelope viene lasciata in vita e in coma, Harry intuisce che chi ha ordito la trama ha anche lui nel mirino. E finisce per comprare un bar, in pieno uragano Emilia.

Jo Nesbø (Oslo, 1960), già calciatore di A, giornalista, chitarrista e paroliere (spesso negli stadi con la sua band Di Derre) ha scritto dal 1997 ottimi lunghi romanzi della serie Hole, grandissimo successo mondiale, questo è l’undicesimo, ormai siamo tutti holeomani, malinconici. L’autore narra ancora in terza varia e mossa al passato, talora sull’assassinio seriale. L’affinata terza persona gli consente garbati espedienti letterari, invertendo spesso a sorpresa (e ad arte) l’attribuzione della suspense sulla scena. Sono testi noir con pessime torture, cupi e violenti, l’ultimo capace di virare più sul giallo che sull’orrido. Butta là indizi sul coinvolgimento di più di un possibile colpevole. E, mesi dopo, la storia sembra ricominciare. Anche nell’egualitaria Norvegia tanti hanno scheletri nell’armadio e segreti che li coinvolgono, vicende intrecciate o di contorno, poliziotti giornalisti medici, una selva di personaggi di sicuro interesse, nemici o amici, egocentrici o generosi, strumentali e ostili, come al solito. Significativo il disturbo bipolare della bella intelligente agente investigativa speciale Katrine Bratt, giovane capo della sezione Crimini violenti, maniaco depressiva, borderline, da poco tornata single, rimorchiatrice di maschi proprio via Tinder (appuntamento online), per principio gelosa di Rakel, ancora incuriosita dal noioso perfetto innamorato ex compagno (bravo tecnico della Scientifica). Ottime aggiornate scelte musicali, per il cattivo vanno sempre bene i Pink Floyd. La sete (del titolo) non viene appagata solo da globuli rossi e crudeltà: appare spesso il vino (non per il gusto di Harry), pur senza specificazioni. Il regalo tardivo è un amaro d’erbe arancione, proprio quando “il Fidanzato” esce di prigione, vecchio e pronto a vendicarsi. Non finisce lì.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Le lunghine di Fabio Lotti: Il sesso tra i morti ammazzati

Una rivisitazione di un mio vecchio articolo che desidero far conoscere ai lettori di questo blog.
Il sesso nel giallo (inteso nel senso più ampio) c’è sempre stato. Magari represso in certi momenti della storia così come lo era nella società mascherato da sorrisi, rossori, sguardi languidi, strofinamenti, occhiatine, moine, carezzine e tutto in ine con il pacco e la borsetta che strizzavano dalla voglia di incontrarsi. E poi esploso in altri momenti della storia senza tante moine e occhiatine ma così di brutto, al naturale con il pacco e la borsetta a giocare dalla mattina alla sera. E insieme al sesso alcol, fumo, droga che sennò un ci si diverte. Fino al sesso estremo in cui ci può scappare anche il morto e allora sai che risate. Sesso come voglia naturale, come passatempo, come conoscenza dell’altro, come potere, come vendetta, come carriera, come… e metteteci pure quello che vi pare. Lasciamo da parte il passato e vediamo un po’ come se la cava il sesso ai giorni nostri senza fare tanta filosofia ma andando direttamente al sodo. Anzi al duro. Va bene, battutaccia da taverna che serve tuttavia a togliere di torno qualche lettore di bocca delicata.
Trattasi soprattutto di una visitina al sesso nel mondo femminile. Visto da uomini e donne. Rara avis la freddina alla Kathy Mallory, la bionda “dagli occhi di ghiaccio”, quella che per un motivo o l’altro non vuole saperne del maschietto o maschiaccio che le gira intorno e che prende pure a pesci in faccia. Per tutto il romanzo (Come una bambola di stracci di Carol O’Connell, Piemme 2006) non aspetti altro che si sciolga con qualcuno ma non c’è niente da fare. Anzi qualcosa ci sarebbe da fare. Darle una sberla. Perché proprio alla fine del libro… Ma leggiamolo direttamente “Charles sentiva il suo respiro sulla pelle, i suoi capelli che lo sfioravano e un profumo di fiori esotici che non crescevano a New York. Gli era sempre più vicina e lui annegò nel verde dei suoi occhi, sempre più grandi. Lei posò le labbra sulle sue, dolcemente, scatenando in lui una paralizzante corrente elettrica che gli inondò il corpo di un caldo sfarfallio. E lui la baciò”. E lei cosa fa? Lo saluta e se ne va lasciando il povero Charles come un allocco. Credo che sia un trucco intelligente delle autrici (pochissime) per mantenere viva l’attenzione verso la protagonista in un mondo (del giallo in generale) dove se non stai attento te la sbattono pure in faccia.
Poi c’è quella che la tira per le lunghe e ti fa soffrire per tutte le tre o quattrocento pagine (anche cinquecento). Sfogliando la margherita: la do o non la do, sì la do, no non la do, vedremo se la do (detta proprio terra terra). Uno stress per il lettore peggio di quello provocatogli dall’intera vicenda di morti ammazzati spinto istintivamente ad urlare “Ma perché non gliela dai brutta stronza!” Alla fine o non la dà (vedi per esempio Anna Travis in Dalia Rossa di Lynda La Plante, Garzanti 2007 che almeno in fondo si lascia baciare) o la dà che la dà che la dà. Tramortendo il povero masculo di turno che si ritrova pesto e sanguinante peggio di un incontro di boxe. Esagero? Ecco come ci si mette d’impegno Ewa Johnsén (Il mercato dei ladri di Jean Guillou, Corbaccio 2007) “Quando sentì che tentava di divincolarsi sotto di lei, mormorando qualcosa che poteva sembrare la parola “preservativo”, lo tenne fermo scuotendo la testa e si chinò su di lui bisbigliando che voleva averlo tutto dentro di lei, tutto e ancora di più, di più”. Poi aspetta che sia di nuovo pronto e gli bisbiglia ancora una volta all’orecchio di volerlo fare ogni dieci minuti (mi immagino la faccia di Pierre). Oppure Petra Connor (Subito dopo mezzanotte di Jonathan Kellerman, Sperling and Kupfer 2005) che se non resiste non resiste. Rischiando il grottesco “Poi non ce la fece più. Prima spogliò frettolosamente il suo corpo pallido e ossuto, poi si strappò quasi di dosso i vestiti, con tanto affanno che per poco non inciampò nei calzoni”. Per il suo compagno Eric non c’è scampo “Crudeli e sconsiderate furono le posizioni in cui lo costrinse”. Ho provato per lui un sentimento misto di invidia e di pena. C’è anche chi, come Anna Pavesi, psicologa trentottenne separata (Una piccola storia ignobile di Alessandro Perissinotto, BUR 2006), non solo se la fa con il dottor Marco Callegari ma ci riprova (istintivamente) anche con il marito Stefano (dopo avere visto una film porno, pensate un po’). Però le piace di più il primo e se capita anche in macchina pazienza.
Qui gli autori sono uomini ma non scherzano nemmeno le donne. Qualche volta inframezzato al sesso ci infilano magari la parola amore o il classico ti voglio bene (vedi Lucia Dove della Scoppettone), ma più spesso danno libero sfogo alle loro creature per le quali il Kamasutra è una favoletta per bambini. Capita che tradiscano pure senza farla tanto lunga. “Vuoi scoparmi?” chiede tranquillamente il commissario di polizia di Catania Maria Laura Gangemi ad un collega giovane e carino. Però dietro a questo gesto c’è quasi sempre una storia di dolori e violenze da parte del marito o del compagno per cui al posto del tradimento ci starebbe meglio una martellata in testa. Come, per portare un altro esempio, sul capoccione di quel cretino di Cuomo (non ricordo il nome) che tratta male il commissario di Genova Erica Franzoni, protagonista, insieme al primo dirigente Antonio Maffina, di alcuni gialli di Annamaria Fassio. La prima volta per una discussione la spinge contro il muro e le urla in faccia; la seconda dopo avere fatto l’amore “l’afferra per le spalle, la chiama puttana, zoccola, bagascia”; poi le sberle. Lei non lo tradisce ma, semplicemente, lo lascia (io sarei per la martellata). E, a proposito di tradimenti, ecco che cosa ne pensava un personaggio degli anni cinquanta “Ma tu, Juliet, sorellina cara, non devi prendere troppo sul serio la scoperta di queste trasgressioni mascoline. Si verificano negli ambienti migliori, e non sono affatto catastrofiche come tu immagini. Devi imparare la tolleranza, o non sarai mai una brava mogliettina” (Guy Cullinngford Il morto che non riposa, Polillo 2003). La tolleranza? Prova a dirlo oggi, imbecille!
Ritorniamo a bomba. Se non la dà è perché è proprio sfigata e cacata (volgarissimo ma rende bene il concetto) da tutti. Però non bisogna buttarsi giù perché se non è la donna-poliziotto a fare esercizi sessuali lungo tutto il romanzo c’è sempre qualcuna che ne fa le veci. Mi viene in mente la Kamenskaja (La donna che uccide di Alexandra Marinina, Piemme 2006) invaghita senza successo di Ivan Alekseevic. Al suo posto Kira con Platonov. E non se la sbrigano niente male. E mi viene pure in mente Denise, uno dei personaggi (non la investigatrice per caso Mara Dunn) di La maledizione dell’Orchidea di Michelle Wan, Garzanti 2007, che sforna diversi amplessi così forti con Julian tanto da fargli sembrare “di avere fatto l’amore con un pitone” (li mortacci!).
Poi c’è quella che te la dà (ormai il registro è questo e dovete farvene una ragione) sin dall’inizio ed ha la faccia spiccicata per tale lavoro. Ce n’è una, per esempio, che se si fissa su un certo Marco non la scampa e scopa come un grillo (Camilla Cagliostri). Infine abbiamo la tizia che la dà subito ma poi ci ripensa e non la vuole più dare. Con altro inevitabile stress per il lettore che almeno per quanto riguarda il sesso vorrebbe che tutto filasse liscio come l’olio.
A volte l’amplesso rappresenta il culmine di una vendetta. In Tutti gli indizi contro di me di Theresa Schwegel, Giano 2009, Samantha Mack detta Smack arriva perfino a spiare Mason nella sua casa e a mettergli le corna in macchina quando scopre che non le ha detto la verità. Con “una fitta al cuore”, naturalmente.
Dunque il sesso dappertutto. Lo si infila anche quando non ce n’è bisogno. Vedi l’inizio del libro di Gianni Mura Giallo su Giallo, Feltrinelli 2007, “Ehi, Barba, ti andrebbe una bella scopata?” ed un sogno erotico alla fine del capitolo ventunesimo che sembrano infilati a forza (essendomi fatto un’idea di Gianni Mura giornalista ed uomo tutto d’un pezzo). Tanto per far piacere all’editore, suppongo. E non va di moda solo il sesso normale ma anche quello estremo dove è davvero labile il confine tra il piacere, la vita e la morte. Come in Sexy Thriller di Claudia Salvatori e Sabina Marchesi, Aliberti editore 2006.
Anche le lesbiche hanno le loro belle performance sessuali. Saz Martin e Molly (Carne fresca di Stella Duffy, Marsilio 2006) lo fanno talmente con soddisfazione e aperta libertà da “far arrabbiare sul serio il loro vicino di sopra”. Tutto può accadere all’improvviso come ne Il sangue versato di Åsa Larsson, Marsilio 2007, “Mildred la spinge dentro, le mani sotto il maglione di Lisa, le dita sui capezzoli. Attraversano la cucina incespicando, una volta in camera ruzzolano sul letto… Mildred sulla schiena. Via i vestiti. Due dita infilate nel suo sesso”. Alla faccia dei preliminari.
Invece Vanessa Tullera (BloodyArt – Il ritorno della lesbocommissaria di Pablo Echaurren, Fernandel 2006) è più riservata e si butta solo alla fine. Anzi, più che buttarsi è costretta a ricambiare all’attacco della collega Rosa che a cavalcioni su di lei “con una forbice acuminata le taglia in due la gonna, la camicetta, il reggiseno, lo slip”. Quando si dice la delicatezza femminile! (Ma il libro, ad esser sinceri, è spruzzato da una bella dose di ironia iperbolica). Per chi vuole saperne di più sul mondo dei gay e delle lesbiche nel romanzo poliziesco suggerisco Noir Pride di Sacha Rosel in Dizionoir a cura di Mauro Smocovich, Delosbooks 2006. Forse uno dei più conosciuti è l’ispettore Daquin di Dominique Manotti, bell’uomo dai gusti raffinati, proveniente da una famiglia agiata, flashback di solitudine, giocatore di rugby, bisex con preferenza – dichiarata – per i maschietti (beccato in internet).
La presenza di scrittori al femminile ha ampliato le possibilità amorose, le ha rese più incerte e complesse per cui abbiamo svariate possibilità “operative”. Vedi, per esempio, la Maria Dolores Vergani di Elisabetta Bucciarelli in Io ti perdono, Kowalski 2009, dove la protagonista è attratta in maniera diversa da più richiami goderecci. Ma alla fine un bel po’ di sesso passionale te lo scarica con quello giusto (per lei). Però non appena si tira fuori una osservazione di un certo tipo, in questo caso sulla indecisione amorosa e compiaciuta della donna, subito te ne viene fuori un’altra di segno opposto (già vista in precedenza, per la verità) se Phryne Fischer in Il treno per la campagna di Kerry Greenwood, Polillo 2009, non si pone tanti problemi “Ma non ho intenzione di giocare con il tuo cuore, Lindsay: solo col tuo corpo”. E infatti ci gioca.
A volte avviene perfino che il nostro portatore di palle impersonato da Luigi Alfredo Ricciardi, commissario della squadra mobile della Regia Questura di Napoli, oggetto di concupiscenza della solita gnoccolona di turno, si tiri indietro con l’immancabile condanna e vituperio (mi immagino) dei veri masculi (o che si credono tali). Siamo dentro la storia di Il posto di ognuno di Maurizio de Giovanni, Fandango 2009. A tanto è giunta la paura della femminilità.
La quale femminilità, ovvero la donna che la incarna, ha da tempo ben capito quale sia la forza insita nel sesso e non si fa scrupolo di sfruttarla nel migliore dei modi come la Marie di Bastarda di Christine Grän, Neri Pozza 2006, una giovane giornalista con una vita tremenda alle spalle. Ella sa perfettamente a chi concedersi, se non al capo che la può aiutare a fare carriera (mica scema).

E qui mi fermo che anche il sottoscritto… però non ricordo.

Le brevi di Valerio/131: L’eresia della verità

Autore Luigi Ciotti
Titolo L’eresia della verità
Editore GruppoAbele
Anno 2017

Sulla strada. 1965-2017. Da oltre cinquant’anni don Luigi Ciotti (Pieve di Cadore, 1945) difende i più deboli e la legalità contro tutte le mafie. Con L’eresia della verità raccoglie testi (articoli, interviste, prefazioni a libri) usciti negli ultimi tre anni con un unico presupposto: la responsabilità della parola. Comprendere invece di (o prima di) giudicare, accogliere (anche i dubbi), non aver paura (o averne molto meno) del diverso e dell’ignoto, rimettersi sempre in cammino riflettendo e studiando (pure silenti), riscontrare la verità sia in parole-testi-leggi sia in vite-scelte-comportamenti (il principio d’isomorfia, direi), usare tanto l’intelligenza quanto la coscienza.
Ragiona molto e bene sul “nuovo” Papa Francesco, su Sandro Donati e Legambiente, su Basaglia e don Milani, su eroina e mafia, sui migranti. Da leggere, meditare, praticare.

(Recensione di Valerio Calzolaio)