Le gialle di Valerio/102: Alcuni avranno il mio perdono

Luigi Romolo Carrino
Alcuni avranno il mio perdono
Edizioni e/o, 2017
Noir

Napoli. Si apre a ottobre 2015 e si chiude a febbraio 2017. Da otto anni, dopo aver ucciso Aldo, figlio di Angela Rosamaria Lieto e fratello di Maurizio Musso, la bella colta laureata ex commerciante Mariasole Vient’ ’E Terra Simonetti comanda Acqua Storta, la federazione di famiglie che controlla il business di gran parte del territorio partenopeo. Lei è ‘a vedova ‘e ‘nu ricchione, il pur amato marito Giovanni Farnesini, a sua volta figlio dell’ex spietato boss Don Antonio (e nipote di Angela). A Mariasole, il vento di terra che spazza via ogni cosa sul suo cammino, la donna più letale della Campania, alta e autorevole, segnata ma fiera, capelli neri e bocca carnosa, danno tutti del Voi eccetto l’amatissimo sbalestrato figlio 16enne Antonio, capelli biondi e occhi grigi, rozzo e muscoloso, appena fermato ubriaco alla guida della fiammante Ligier nera, con accanto una Ruger LC9 e due bustine proibite. Nei mesi successivi, all’interno del parlatorio del carcere minorile, Antonio incontra spesso la madre e s’innamora di Rosa, una bella ragazza 15enne bruna e riccia che capita lì a trovare il fratello quasi 16enne Nicola, figli proprio di Musso, l’attuale capo della fazione avversa. Basta uno sguardo, Romeo e Giulietta capiscono di amarsi, quando lui esce iniziano a frequentarsi con mille sotterfugi, si tatuano in parallelo, sanno che rischiano a farsi scoprire. Tanto più che, quando il rivale torna libero, riparte una guerra sanguinaria, Antonio e Nicola, come futuri capi vogliono bruciare i tempi, sia nella conquista della propria fazione sia nella lotta agli altri. E l’anziana lucida 76enne Angela, sola ma finora protetta dai Musso, vuole cogliere l’occasione per vendicarsi di Mariasole e tornarsene a Procida.

Luigi Romolo Carrino (Napoli, 1968) scrive un altro notevole romanzo, scongiurando i limiti della serialità, proprio bravo. Tornano immediatamente i protagonisti di due precedenti belle storie (2008, 2015) senza tuttavia venire a mancare struttura originale e stile apposito. Qui c’è Shakespeare, l’eterna narrazione di un amore intenso e tragico, esordiente e irripetibile, perfetto e impossibile; ognuna delle cinque parti (il titolo nell’ultima, quella in cui altri avranno la loro giusta punizione) rielabora scene degli atti dell’archetipo di fine Cinquecento. Qui c’è una diversa prima persona a narrare su una panchina davanti al mare, il fratello più grande di Antonio, il silenzioso Arturo Pappacena (stesso padre, madre morta da un anno), studi classici e voglia sulla scapola destra, un bravo ragazzo che lavorava in un centro scommesse, nessuno già conosceva e non c’entrava con la camorra. Segnalo il chip dumping nel poker online, ora in declino per via degli insistenti controlli dell’antiriciclaggio, anche se sono sempre stati inventati nuovi modi per sciacquare i soldi neri, a cominciare dalla finanza internazionale e dalla telefonia. Anna (appassionata di Premier) e Imma (Liga e Bundes), le due rigorose efficienti guardie lesbiche che proteggono Mariasole, quando scommettono in genere fanno cinque bollette da due euro, tutte over e under (almeno o meno di tre gol in una partita). Il mojito è aspro e il ragù non deve bollire bensì peppiare. I ragazzi vanno pazzi per Franco Ricciardi e i neomelodici, la malavita non conta. E poi Antonio ascolta Calvin Harris e Rosa Justin Bieber.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

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