Le lunghine di Fabio Lotti: Il sesso tra i morti ammazzati

Una rivisitazione di un mio vecchio articolo che desidero far conoscere ai lettori di questo blog.
Il sesso nel giallo (inteso nel senso più ampio) c’è sempre stato. Magari represso in certi momenti della storia così come lo era nella società mascherato da sorrisi, rossori, sguardi languidi, strofinamenti, occhiatine, moine, carezzine e tutto in ine con il pacco e la borsetta che strizzavano dalla voglia di incontrarsi. E poi esploso in altri momenti della storia senza tante moine e occhiatine ma così di brutto, al naturale con il pacco e la borsetta a giocare dalla mattina alla sera. E insieme al sesso alcol, fumo, droga che sennò un ci si diverte. Fino al sesso estremo in cui ci può scappare anche il morto e allora sai che risate. Sesso come voglia naturale, come passatempo, come conoscenza dell’altro, come potere, come vendetta, come carriera, come… e metteteci pure quello che vi pare. Lasciamo da parte il passato e vediamo un po’ come se la cava il sesso ai giorni nostri senza fare tanta filosofia ma andando direttamente al sodo. Anzi al duro. Va bene, battutaccia da taverna che serve tuttavia a togliere di torno qualche lettore di bocca delicata.
Trattasi soprattutto di una visitina al sesso nel mondo femminile. Visto da uomini e donne. Rara avis la freddina alla Kathy Mallory, la bionda “dagli occhi di ghiaccio”, quella che per un motivo o l’altro non vuole saperne del maschietto o maschiaccio che le gira intorno e che prende pure a pesci in faccia. Per tutto il romanzo (Come una bambola di stracci di Carol O’Connell, Piemme 2006) non aspetti altro che si sciolga con qualcuno ma non c’è niente da fare. Anzi qualcosa ci sarebbe da fare. Darle una sberla. Perché proprio alla fine del libro… Ma leggiamolo direttamente “Charles sentiva il suo respiro sulla pelle, i suoi capelli che lo sfioravano e un profumo di fiori esotici che non crescevano a New York. Gli era sempre più vicina e lui annegò nel verde dei suoi occhi, sempre più grandi. Lei posò le labbra sulle sue, dolcemente, scatenando in lui una paralizzante corrente elettrica che gli inondò il corpo di un caldo sfarfallio. E lui la baciò”. E lei cosa fa? Lo saluta e se ne va lasciando il povero Charles come un allocco. Credo che sia un trucco intelligente delle autrici (pochissime) per mantenere viva l’attenzione verso la protagonista in un mondo (del giallo in generale) dove se non stai attento te la sbattono pure in faccia.
Poi c’è quella che la tira per le lunghe e ti fa soffrire per tutte le tre o quattrocento pagine (anche cinquecento). Sfogliando la margherita: la do o non la do, sì la do, no non la do, vedremo se la do (detta proprio terra terra). Uno stress per il lettore peggio di quello provocatogli dall’intera vicenda di morti ammazzati spinto istintivamente ad urlare “Ma perché non gliela dai brutta stronza!” Alla fine o non la dà (vedi per esempio Anna Travis in Dalia Rossa di Lynda La Plante, Garzanti 2007 che almeno in fondo si lascia baciare) o la dà che la dà che la dà. Tramortendo il povero masculo di turno che si ritrova pesto e sanguinante peggio di un incontro di boxe. Esagero? Ecco come ci si mette d’impegno Ewa Johnsén (Il mercato dei ladri di Jean Guillou, Corbaccio 2007) “Quando sentì che tentava di divincolarsi sotto di lei, mormorando qualcosa che poteva sembrare la parola “preservativo”, lo tenne fermo scuotendo la testa e si chinò su di lui bisbigliando che voleva averlo tutto dentro di lei, tutto e ancora di più, di più”. Poi aspetta che sia di nuovo pronto e gli bisbiglia ancora una volta all’orecchio di volerlo fare ogni dieci minuti (mi immagino la faccia di Pierre). Oppure Petra Connor (Subito dopo mezzanotte di Jonathan Kellerman, Sperling and Kupfer 2005) che se non resiste non resiste. Rischiando il grottesco “Poi non ce la fece più. Prima spogliò frettolosamente il suo corpo pallido e ossuto, poi si strappò quasi di dosso i vestiti, con tanto affanno che per poco non inciampò nei calzoni”. Per il suo compagno Eric non c’è scampo “Crudeli e sconsiderate furono le posizioni in cui lo costrinse”. Ho provato per lui un sentimento misto di invidia e di pena. C’è anche chi, come Anna Pavesi, psicologa trentottenne separata (Una piccola storia ignobile di Alessandro Perissinotto, BUR 2006), non solo se la fa con il dottor Marco Callegari ma ci riprova (istintivamente) anche con il marito Stefano (dopo avere visto una film porno, pensate un po’). Però le piace di più il primo e se capita anche in macchina pazienza.
Qui gli autori sono uomini ma non scherzano nemmeno le donne. Qualche volta inframezzato al sesso ci infilano magari la parola amore o il classico ti voglio bene (vedi Lucia Dove della Scoppettone), ma più spesso danno libero sfogo alle loro creature per le quali il Kamasutra è una favoletta per bambini. Capita che tradiscano pure senza farla tanto lunga. “Vuoi scoparmi?” chiede tranquillamente il commissario di polizia di Catania Maria Laura Gangemi ad un collega giovane e carino. Però dietro a questo gesto c’è quasi sempre una storia di dolori e violenze da parte del marito o del compagno per cui al posto del tradimento ci starebbe meglio una martellata in testa. Come, per portare un altro esempio, sul capoccione di quel cretino di Cuomo (non ricordo il nome) che tratta male il commissario di Genova Erica Franzoni, protagonista, insieme al primo dirigente Antonio Maffina, di alcuni gialli di Annamaria Fassio. La prima volta per una discussione la spinge contro il muro e le urla in faccia; la seconda dopo avere fatto l’amore “l’afferra per le spalle, la chiama puttana, zoccola, bagascia”; poi le sberle. Lei non lo tradisce ma, semplicemente, lo lascia (io sarei per la martellata). E, a proposito di tradimenti, ecco che cosa ne pensava un personaggio degli anni cinquanta “Ma tu, Juliet, sorellina cara, non devi prendere troppo sul serio la scoperta di queste trasgressioni mascoline. Si verificano negli ambienti migliori, e non sono affatto catastrofiche come tu immagini. Devi imparare la tolleranza, o non sarai mai una brava mogliettina” (Guy Cullinngford Il morto che non riposa, Polillo 2003). La tolleranza? Prova a dirlo oggi, imbecille!
Ritorniamo a bomba. Se non la dà è perché è proprio sfigata e cacata (volgarissimo ma rende bene il concetto) da tutti. Però non bisogna buttarsi giù perché se non è la donna-poliziotto a fare esercizi sessuali lungo tutto il romanzo c’è sempre qualcuna che ne fa le veci. Mi viene in mente la Kamenskaja (La donna che uccide di Alexandra Marinina, Piemme 2006) invaghita senza successo di Ivan Alekseevic. Al suo posto Kira con Platonov. E non se la sbrigano niente male. E mi viene pure in mente Denise, uno dei personaggi (non la investigatrice per caso Mara Dunn) di La maledizione dell’Orchidea di Michelle Wan, Garzanti 2007, che sforna diversi amplessi così forti con Julian tanto da fargli sembrare “di avere fatto l’amore con un pitone” (li mortacci!).
Poi c’è quella che te la dà (ormai il registro è questo e dovete farvene una ragione) sin dall’inizio ed ha la faccia spiccicata per tale lavoro. Ce n’è una, per esempio, che se si fissa su un certo Marco non la scampa e scopa come un grillo (Camilla Cagliostri). Infine abbiamo la tizia che la dà subito ma poi ci ripensa e non la vuole più dare. Con altro inevitabile stress per il lettore che almeno per quanto riguarda il sesso vorrebbe che tutto filasse liscio come l’olio.
A volte l’amplesso rappresenta il culmine di una vendetta. In Tutti gli indizi contro di me di Theresa Schwegel, Giano 2009, Samantha Mack detta Smack arriva perfino a spiare Mason nella sua casa e a mettergli le corna in macchina quando scopre che non le ha detto la verità. Con “una fitta al cuore”, naturalmente.
Dunque il sesso dappertutto. Lo si infila anche quando non ce n’è bisogno. Vedi l’inizio del libro di Gianni Mura Giallo su Giallo, Feltrinelli 2007, “Ehi, Barba, ti andrebbe una bella scopata?” ed un sogno erotico alla fine del capitolo ventunesimo che sembrano infilati a forza (essendomi fatto un’idea di Gianni Mura giornalista ed uomo tutto d’un pezzo). Tanto per far piacere all’editore, suppongo. E non va di moda solo il sesso normale ma anche quello estremo dove è davvero labile il confine tra il piacere, la vita e la morte. Come in Sexy Thriller di Claudia Salvatori e Sabina Marchesi, Aliberti editore 2006.
Anche le lesbiche hanno le loro belle performance sessuali. Saz Martin e Molly (Carne fresca di Stella Duffy, Marsilio 2006) lo fanno talmente con soddisfazione e aperta libertà da “far arrabbiare sul serio il loro vicino di sopra”. Tutto può accadere all’improvviso come ne Il sangue versato di Åsa Larsson, Marsilio 2007, “Mildred la spinge dentro, le mani sotto il maglione di Lisa, le dita sui capezzoli. Attraversano la cucina incespicando, una volta in camera ruzzolano sul letto… Mildred sulla schiena. Via i vestiti. Due dita infilate nel suo sesso”. Alla faccia dei preliminari.
Invece Vanessa Tullera (BloodyArt – Il ritorno della lesbocommissaria di Pablo Echaurren, Fernandel 2006) è più riservata e si butta solo alla fine. Anzi, più che buttarsi è costretta a ricambiare all’attacco della collega Rosa che a cavalcioni su di lei “con una forbice acuminata le taglia in due la gonna, la camicetta, il reggiseno, lo slip”. Quando si dice la delicatezza femminile! (Ma il libro, ad esser sinceri, è spruzzato da una bella dose di ironia iperbolica). Per chi vuole saperne di più sul mondo dei gay e delle lesbiche nel romanzo poliziesco suggerisco Noir Pride di Sacha Rosel in Dizionoir a cura di Mauro Smocovich, Delosbooks 2006. Forse uno dei più conosciuti è l’ispettore Daquin di Dominique Manotti, bell’uomo dai gusti raffinati, proveniente da una famiglia agiata, flashback di solitudine, giocatore di rugby, bisex con preferenza – dichiarata – per i maschietti (beccato in internet).
La presenza di scrittori al femminile ha ampliato le possibilità amorose, le ha rese più incerte e complesse per cui abbiamo svariate possibilità “operative”. Vedi, per esempio, la Maria Dolores Vergani di Elisabetta Bucciarelli in Io ti perdono, Kowalski 2009, dove la protagonista è attratta in maniera diversa da più richiami goderecci. Ma alla fine un bel po’ di sesso passionale te lo scarica con quello giusto (per lei). Però non appena si tira fuori una osservazione di un certo tipo, in questo caso sulla indecisione amorosa e compiaciuta della donna, subito te ne viene fuori un’altra di segno opposto (già vista in precedenza, per la verità) se Phryne Fischer in Il treno per la campagna di Kerry Greenwood, Polillo 2009, non si pone tanti problemi “Ma non ho intenzione di giocare con il tuo cuore, Lindsay: solo col tuo corpo”. E infatti ci gioca.
A volte avviene perfino che il nostro portatore di palle impersonato da Luigi Alfredo Ricciardi, commissario della squadra mobile della Regia Questura di Napoli, oggetto di concupiscenza della solita gnoccolona di turno, si tiri indietro con l’immancabile condanna e vituperio (mi immagino) dei veri masculi (o che si credono tali). Siamo dentro la storia di Il posto di ognuno di Maurizio de Giovanni, Fandango 2009. A tanto è giunta la paura della femminilità.
La quale femminilità, ovvero la donna che la incarna, ha da tempo ben capito quale sia la forza insita nel sesso e non si fa scrupolo di sfruttarla nel migliore dei modi come la Marie di Bastarda di Christine Grän, Neri Pozza 2006, una giovane giornalista con una vita tremenda alle spalle. Ella sa perfettamente a chi concedersi, se non al capo che la può aiutare a fare carriera (mica scema).

E qui mi fermo che anche il sottoscritto… però non ricordo.

One thought on “Le lunghine di Fabio Lotti: Il sesso tra i morti ammazzati

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