La Debicke e… L’ultima battaglia

L’ultima battaglia
di Fabio Sorrentino
Newton Compton, 2017

Sulle orme di Omero, ma con un’indovinata creazione narrativa, Fabio Sorrentino presenta il primo episodio una trilogia dedicata a Eleno o Hhelenoi, gemello di Cassandra e come lei, ultimogenito di Priamo ed Ecuba di Troia.
Scegliendo come protagonista un personaggio secondario dei poemi omerici, Sorrentino traccia una trama intrigante in cui l’azione diventa un sacro dovere per Hhelenoi (Eleno), il principe guerriero, che si ritroverà insieme ai suoi compagni ad affrontare una rischiosa navigazione nel corso di un lungo viaggio fatto di delusioni, contrasti, incontri imprevedibili e pieno di insidie.
Si parte nel 1180 A.C. con Hhelenoi, indovino e sovrano di Bouthroton, in lutto. Nel palazzo avito aleggia ancora il fumo della pira di sua moglie Andromache e ogni notte, in sogno, il suo fantasma lo spinge ad adempiere la promessa di attraversare le infide acque del Grande Ondoso (il mar Egeo) e recarsi in Oriente per seppellire le sue ceneri nella piana di Wilusa (Troia). Hhelenoi indugia, porta nel cuore la pena per il suo tradimento ed è angosciato per il futuro di suo figlio Kiestrenu, su cui pendono funeste profezie… Ma deve andare.
Un tempo Hhelenoi era un principe di Troia. Poi ci fu la lunga e sanguinosa guerra finita dopo dieci anni di assedio con la vittoria degli Ahhiyawa (Achei) e il suo popolo fu annientato. I pochi superstiti furono ridotti in schiavitù e condotti in catene nei regni dei vincitori.
In questo romanzo, avventurosa epopea ambientata quindici anni dopo la fine della guerra, con una eccellente ricostruzione storica, Sorrentino interpreta con grande efficacia il destino di una parte degli eroi dei celebri poemi, sia achei che troiani, dal punto di vista dei secondi. Un punto di vista che puntualizza utilizzando nomi di luoghi e di persone in luvio, l’antico dialetto di origine ittita parlato nell’Anatolia occidentale sul finire dell’età del bronzo. Nomi collegabili a quelli citati più volte nelle tavolette ittite ritrovate ad Hattusa, in quelle micenee di Pilo o in quelle egizie. Pertanto Troia è diventata Wilusa, Priamo, Prijamadu (da Piyama-Radu), Achille-Achireu (da Akireu), Ettore-Ecotoro (da Ekotoro), Cassandra-Kashimmandra, Andromaca-Andromache, Apollo-Apaliunas e così via. E ha deciso di mantenere gli appellativi delle regioni geografiche, le suddivisioni dei regni e i nomi dei popoli così come risulta in documenti coevi al periodo in cui è ambientato il romanzo. Per cui usa i termini Regno di Mira, Regno di Hapalla, Terra del fiume Seha, Terra di Hatti, Peleset, Shikala, Karamenderos e altri.
Proprio questi strani nomi potrebbero spiazzare un po’ il lettore soprattutto nei primi capitoli ma, non appena fatto il punto, tutto diventa facile, il romanzo tiene bene, scorre, incuriosisce, commuove e coinvolge fino in fondo.
Ḕ noto che oltre alle due grandi opere, l’Iliade e l’Odissea, sulla Guerra di Troia e il suo seguito ne esistessero altre, delle quali conosciamo i titoli (Cypria, Etiopide, Piccola Iliade, Iliou Persis, Nostoi e Telegonia) e a cui gli studiosi fanno riferimento come ai poemi del Ciclo Troiano. Purtroppo però di tale favoloso ed enorme serbatoio di poesia epica omerica, che si pensa arrivasse a sfiorare i centocinquantamila versi, molto poco è arrivato fino a noi. I Nostoi (I Ritorni), forse la più nota delle opere del Ciclo, racconta del rientro in patria dei re achei, vittoriosi e scampati alla morte sui campi d’Ilio: Agamennone, Menelao, Aiace Oileo, Diomede, il vecchio Nestore… Di questi si narra la storia fino all’epilogo. E alle infinite peripezie di Odisseo sono stati dedicati ben ventiquattro libri…
Ma non si trovano tracce di testi sulle vicende dei difensori superstiti d’Ilio dopo la sconfitta (Virgilio scriverà di Enea soltanto in epoca augustea). Perché? Possibile siano tutti morti? In realtà di loro si sa ben poco. A parte le famose storie di Ettore e Paride riportate sull’Iliade troviamo solo brevi cenni sulla casata di Priamo e sui comandanti stranieri che ingrossarono le file degli alleati dei Teucri nei riassunti del suo seguito (Piccola Iliade o Ilou Persis).

Secondo la leggenda, Eleno e Andromaca, vedova di Ettore, furono assegnati come bottino di guerra a Neottolemo figlio di Achille, ed Eleno, prevedendo il disastro che sarebbe toccato alla flotta greca, convinse l’Acheo a tornare in patria per via di terra. Neottolemo prese come concubina Andromaca e tenne Eleno in gran conto. E, in seguito, quando cadde in un agguato a Delfi, dove era andato a consultare l’oracolo, prima di morire trasmise a Eleno il regno e Andromaca, chiedendogli di sposarla. Da Andromaca, Eleno ebbe un figlio chiamato Cestrino. Eleno costruì la città di Butrinto nell’Epiro, e quando Enea passò, durante la navigazione verso l’Italia (Virgilio, Eneide, III), Eleno accolse i suoi compatrioti, diede incoraggianti consigli e li mise in guardia contro le difficoltà del lungo viaggio che lo aspettava. Alla sua morte, trasmise il regno a Molosso, primogenito di Neottolemo e Andromaca.

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