Le gialle di Valerio/115: I guardiani di Maurizio de Giovanni

Maurizio de Giovanni
I guardiani
Rizzoli, 2017
Noir

Napoli. Dicembre 2016. Il direttore del dipartimento di Scienze antropologiche ed etnologiche dell’università chiama Marco di Giacomo (MdG), docente di Storia delle religioni, e il suo assistente Brazo Moscati. Li considera assurdi e indisponenti; comunque arriva in città la giornalista archeologa (con madre italiana) Ingrid Schultz di “Kultur Zeitung”, importante rivista di divulgazione scientifica tedesca, capelli biondi e occhi azzurri; vuole occuparsi di culti antichi, luoghi sacri, sciamani (e fesserie del genere) e (incredibilmente) ha chiesto di loro; debbono sospendere ogni attività didattica e starle dietro, accompagnarla, edulcorarla, offrirle pasti e giri con nota spese. Marco ha 42 anni, capelli castani e baffi brizzolati, è magro alto presbite, disordinato allampanato attraente; era stato uno dei più brillanti antropologi della sua generazione, una vera e propria promessa; convinto che ci fosse rapporto tra la natura geofisica dei siti e i luoghi permanenti di culto, 16 anni prima avviò una ricerca geniale e innovativa, ma carente di supporti; ora è in disgrazia, diffidente guardingo ateo livoroso, con pochi studenti e tesisti trattati pure male. Brazo ha 23 anni, figlio adottivo di un avvocato facoltoso, pallido smunto miope servizievole, convinto delle strane idee e innamorato della bella coetanea nipote del suo professore, Lisi. Anche lei si era laureata con lui. È una tipa speciale, capelli rasati da un lato e lunghi dall’altro, intuitiva geniale, in contatto con pochi adepti in tutto il mondo per confermare e aggiustare l’ipotesi dell’affezionato zio, le chiedono di unirsi alle visite di Ingrid. Siamo nel solstizio d’inverno, accadono strani fatti sottoterra come ogni volta ogni trent’anni, forse omicidi, inizia uno stimolante viaggio nella Napoli profonda.

Il grande scrittore Maurizio de Giovanni (Napoli, 1958) è notoriamente innamorato della sua città, in ogni sua manifestazione. MdG qui ce ne fa conoscere aspetti meno noti, avviando una serie (di almeno tre romanzi) molto adatta a un pubblico giovane e destinata a un’imminente trasposizione televisiva. Napoli ha il fuoco sotto, cava quasi integralmente, centinaia di metri in profondità di tufo sedimenti strati, di cunicoli grotte nicchie, di scale passaggi gallerie, di canali serbatoi depositi, il tracciato ortogonale della città greca poi romana, spazi e momenti dei culti di tanti dei in varie epoche, sempre in contatto verticale col mondo esterno. Un coraggioso de Giovanni ci guida con acume e passione attraverso miti magie superstizioni dell’arcana Napoli esoterica, un percorso nel Tempo: la chiesa della Pietrasanta, la cappella Sansevero, la statua del dio Nilo al centro del Triangolo egizio, via Francesco del Giudice (già via della Luna). Se volete conoscere percorsi alternativi a quelli già amati per l’aria e il paesaggio, per i sapori e gli odori, per i colori e i suoni, usate il libro come traccia colta e sorprendente: i luoghi misteriosi non finiscono qui. La prima avventura inizia il tour e la sfida; funziona meno per l’intreccio e il cast, entrambi un poco forzati, un’avventura disordinata e personaggi tutti almeno bipolari (come ovvio, visto che alcuni son là da millenni e secoli). La narrazione alterna in bell’italiano, ora al presente ora al passato, i gruppi destinati a confliggere epicamente nella serie: il Maestro (l’erede primo degli Architetti) capo del segreto lontano Centro tecnologico in una rara prima persona, poi in terza varia il Padre con gli ignari Guardiani dei Luoghi (da cui il titolo), la Madre (in corpo di bimba) che è badata e vede più lontano, le “nostre” due coppie di amici in via di innamoramento e in costante pericolo. Cibi e musiche verranno dopo.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

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