La Debicke e… Penelope Poirot e il male inglese

Penelope Poirot e il male inglese
di Becky Sharp
Marcos Y Marcos, 2017

Ancora un mystery alla moda anglosassone, un secondo giallo scritto sulle orme di Agatha Christie e pubblicato ancora una volta con lo pseudonimo di Becky Sharp. Pseudonimo che è tutto un poema, ritagliato su misura ed elegantemente sottratto alla protagonista di Fiera della vanità di William Thackeray. Ma chi è veramente Becky Sharp? A chi le chiede cosa fa nella vita, risponde di essere una redattrice, una traduttrice ma di sentirsi l’animo di un’avventuriera. Magari potrebbe anche citare alcuni sconfinamenti in campo filosofico e della critica letteraria. Poi, ancora insoddisfatta, garantirà di essere una scrittrice, tradotta oltralpe. In verità molti sospettano che abbia un animo decisamente pantofolaio e più di una voce giura che dietro il britannico pseudonimo Becky Sharp, si diverta a nascondersi Silvia Arzola, italiana puro sangue, traduttrice e brava scrittrice per i più piccoli.
Ma a voi due passi nella trama.
Penelope Poirot ha nuova vita, non è più critica gastronomica ma un’affermata scrittrice. La sua autobiografia, dal fastoso titolo: Una nipote, è balzata in vetta alle classifiche anglosassoni. Le riviste più alla moda si contendono i suoi reportage di costume, e Penelope ha deciso di dedicarne uno al male inglese, insomma a quella atavica forma di malinconia che un tempo si curava con un viaggio seguito da un lungo soggiorno all’estero, preferibilmente in Italia, meglio ancora se in Liguria, in paesi affacciati sui dolci golfi della Riviera di Levante.
Accompagnata da Velma Hamilton, italo-inglese, anarchica da parte di nonno, da lei quasi trasformata in un indivisibile alter ego, zitella ma sempre incerta nella sue scelte esistenziali, paziente segretaria nonché privilegiata vittima dei suoi sfoghi, Penelope ha fatto le valigie ed è pronta a partire per ripercorrere il Grand Tour.
La sua prima tappa, che sarà Portofino, le riserva una gradita sorpresa: ha riaperto i battenti villa Travers, meta delle più belle estati della sua adolescenza. E tanti lontani e dolceamari ricordi.
Dopo la drammatica scomparsa del proprietario, il figlio primogenito Samuel, uscito e scomparso in mare in una sfortunata notte di dieci anni prima, la famiglia non aveva più rimesso piede nella villa. E adesso, invece, eccoli tornati là, riuniti tutti insieme, la vedova, il padre, il vecchio patriarca, i figli, il cognato, gli amici, sulla terrazza dalla vista spettacolare, intorno alla piscina restaurata.
Penelope e Velma vengono invitate a dividere i rinnovati fasti di Villa Travers e a sistemarsi nella camera verde, dove aleggia ancora un sentore di polvere e di muffa, ma è tra le pieghe calde dei ricordi che si celano i drammi di una famiglia che non ha ritrovato la pace. Fumi di antichi rancori, uniti a ceneri di spente passioni e trame d’invidia o peggio, serpeggiano mefitici, ammorbando l’atmosfera.
In un terreno tanto fertile il delitto attecchisce, germoglia rapidamente ed esplode all’alba come uno splendido fiore velenoso.
Dicevamo che Penelope Poirot e il male inglese è un giallo dai canoni “classici”, e quindi con un ristretto gruppo di personaggi che si ritrovano in un luogo isolato, alle prese con una morte misteriosa. Anche se ogni tanto la faccenda criminosa finisce abbastanza in secondo piano, facendo invece guadagnare la scena alle multiformi personalità, alle debolezze e alle stramberie dei personaggi.
Su tutti ovviamente spicca lei, Penelope: eccentrica, sempre elegante, in equilibrio sui tacchi, colma di autostima, assolutamente convinta di avere ereditato le “celluline grigie” del suo celebre prozio.
Ad accompagnarla c’è Velma Hamilton che fa da contraltare alla personalità debordante di Penelope e lascia vagare il suo sguardo più pacato, e forse più obiettivo, sulla fauna dei loro ricchi ospiti. Ma solo il lettore riesce a cogliere l’aura di inconsistenza, ipocrisia e ridicolaggine legata agli ospiti di Villa Travers.
Ma c’è altro. Ci sono personaggi che sanno vivere solo d’immagine, donne sottilmente crudeli, torbidi segreti connessi al passato, pregiudizi, insane gelosie. Una sconfortante commedia umana, che tuttavia resta sempre una commedia. (Tanti particolari però mi hanno richiamato alla memoria il famoso giallo di Portofino legato alla morte della contessa Agusta.)
Puntuto, originale e lieve: mix quasi perfetto di intrigo e ironia, per chi oggi cerca un giallo fuori dagli schemi, questo Penelope Poirot e il male inglese.
E niente altro potrebbe essere un romanzo che ha per protagonista “nientepopodimeno” che Penelope Poirot, anglo belga pronipote del famosissimo Hercule,
Su tutto, domina lo stile ben calibrato dell’autrice, che riesce a regalare al lettore un eccellente melange di humor e buona scrittura.

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