Le varie di Valerio/35: Con parole precise

Gianrico Carofiglio
Con parole precise. Breviario di scrittura civile
Laterza, 2015
Letteratura, scienza, politica

Italia. Dall’inizio della scrittura in avanti. La citazione d’apertura è di Primo Levi: “Abbiamo una responsabilità, finché viviamo: dobbiamo rispondere di quanto scriviamo, parola per parola, e far sì che ogni parola vada a segno”. Carofiglio, ex magistrato ed ex senatore, da quindici anni è divenuto pure uno dei migliori scrittori italiani (romanzi, racconti e saggi di vari generi). Qui fa tesoro di tutte le proprie autorevoli esperienze d’uso delle parole per andare a segno e riesce a insegnarci molto, con semplicità e acume. Dopo il prologo sul linguaggio condiviso come primario contratto sociale, seguono undici capitoli di analisi di testi, citazioni specifiche, esempi concreti e consigli sapienti per riuscire a “dire la verità”, lasciando all’epilogo gli spunti su cosa sia la verità, per concludere con note e approfondimenti bibliografici e il multidisciplinare indice di nomi. All’inizio si accenna anche alla fiction: le parole sono decisive per poesie e romanzi, l’imprecisione può spesso essere deliberata e geniale, evocare ed emozionare sono compiti primari, nel poliziesco appare obbligatorio occultare seppur onestamente. Comunque anche queste scritture devono avere una loro coerenza narrativa, produrre un (qualche) senso. Ben presto la riflessione s’indirizza e concentra sulle lingue e sulle professioni del potere: giuristi, politici, legislatori e amministratori. Nel territorio dei doveri e dei diritti collettivi le parole possono appunto manipolare chi le subisce, ci vogliono assoluto rispetto e attenzione per gli altri, in particolare per la metafora, forma del pensiero e figura retorica, ben più potente (ed enigmatica) della similitudine. Berlusconi è spesso richiamato, insieme ad altre personalità come Bersani e Renzi. Il fatto è che le metafore devono aiutare a capire, non affermare supremazie, e che la democrazia vive di parole precise.

Gianrico Carofiglio (Bari, 1961) già nel 2010 aveva fatto un’incursione, erudita e affascinante, nei mondi della “manomissione delle parole”. Qui riprende e approfondisce quel discorso con un compendio agile e sintetico rivolto innanzitutto ai destinatari delle parole affinché impariamo tutti ad ascoltare e leggere meglio. Per capirci: quando partecipiamo a una riunione è chi convoca che deve garantire esiti non predeterminati e chi introduce che determina la qualità della discussione. Farsi capire è un dovere e capire è un diritto. Doveri e diritti richiedono impegno, fatica, tempo. Facciamo caso alle parole superflue, all’abuso di avverbi, ai sostantivi astratti, ai verbi generici, alla forma passiva che sterilizza, al latino e all’inglese inutile, agli pseudotecnicismi, all’eccessiva lunghezza delle frasi, all’ordine nella cura della sintassi, soprattutto a chi ci rivolgiamo, e con quale obiettivo. Scrivere vuol dire anche rileggere e riscrivere, rendere la propria comunicazione precisa ed essenziale, chiara e corretta. L’autore cita molti grandi scrittori, filosofi, linguisti, giornalisti e, raramente, dialoghi e passaggi di propri romanzi. E fa innumerevoli esempi di frasi contenute in leggi e decreti vigenti oppure in atti giuridici (come pure nelle trascrizioni delle intercettazioni e negli articoli di giornale) di quasi impossibile comprensione e attuazione. Sapere (e non saper) manipolare forma e linguaggio può implicare manipolare pensiero e contenuto, consenso e democrazia. Vengono presi seriamente in esame comitati e manuali di scrittura. Purtroppo non si sa bene chi deve può vuole insegnare a leggere e scrivere bene (con lealtà) nella scuola e nelle istituzioni, sapendo qualcosa di neuroscienze. E ancora non si è riflettuto abbastanza sui meccanismi oggettivi (nel giornalismo e in politica) che ostacolano chiarezza e lealtà, quanto sia preferibile per alcuni protagonisti scrivere male (per vendere copie o conquistare voti, per esercitare il proprio potere), con un’ambigua slealtà che non si paga. A futura memoria anche delle proprie relazioni personali.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

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