La ragazza sbagliata di Giampaolo Simi

Giampaolo Simi
La ragazza sbagliata
Sellerio, 2017

Dopo Cosa resta di noi, vincitore del Premio Scerbanenco del 2015, Giampaolo Simi torna in libreria con La ragazza sbagliata.

Oggi mi è chiaro: sotto la minaccia che tutto crollasse, niente cambiò nel senso in cui avevamo sperato. Mi è chiaro proprio mentre mi ritrovo da solo, in un appartamento ormai quasi vuoto, a scrivere quello che doveva diventare il mio libro sensazionale sul caso Calamai.
Doveva. Perché si è trasformato nel racconto di come invece è stata la mia vita a crollare e a cambiare per sempre.
In una settimana.

Ecco a voi Dario Corbo: giornalista licenziato in tronco e senza troppe spiegazioni dal settimanale di “nera” Chi è stato? che ha diretto per anni; una casa in affitto a Monti, che sta per lasciare; una separazione pesante, il figlio che rimane con la madre; insomma, un momento di grossa crisi. La tregua sembra arrivare con la richiesta di scrivere, dietro lauto e quantomai provvidenziale compenso, un instant book su un succulento caso di cronaca: il rilascio, dopo quasi vent’anni di carcere, di Nora Beckford.
Il caso Beckford è il primo caso che Corbo, giovane cronista versiliese, aveva seguito per il quotidiano La Costa, ventitré anni prima: tutto era iniziato con la scomparsa di Irene Calamai, la mattina del 7 luglio 1993. Irene era andata alla festa di Nora, figlia scapestrata dell’architetto Thomas Beckford, era stata vista litigare con Nora e andare via sul suo scooter, dopodiché se ne erano perse le tracce. La studentessa brava e senza grilli per la testa era stata ritrovata, morta, dopo qualche settimana. Corbo era stato tra i più accesi colpevolisti nel processo, prima mediatico e poi giudiziario, che aveva visto come unica imputata Nora Beckford. E adesso Nora sta per essere rilasciata e tornerà a Marina di Pietrasanta, dove verrà inaugurata una mostra dedicata al suo (nel frattempo defunto) padre.
Il fatto è che l’editore vuole un diverso punto di vista sul caso Beckford. Il libro dovrebbe insinuare nei lettori il dubbio che la Beckford non fosse colpevole.
Corbo decide di tornare sul luogo del delitto per trovare qualche spunto, qualche indizio che gli permetta di smontare il vecchio caso e darne una lettura differente. Dapprima molto scettico, poi sempre più coinvolto, perennemente al verde, nell’arco di una settimana intensissima (la seconda settimana di agosto del 2016, lungo la quale si svolge il romanzo) si troverà a fare i conti col passato personale e professionale e a rimettere tutto in discussione.

Finale sorprendente.

Calce viva sui sogni morti. Perché i nostri sogni ci dovrebbero sopravvivere? Solo per diventare gli incubi di qualcun altro? Calce viva. È questo che hanno passato sui nostri anni migliori, Irene. Tu non hai vissuto abbastanza per capirlo, ma è questo che ci hanno fatto.
Noi siamo rimasti vivi, qua nel mondo, e abbiamo bruciato, ci siamo consumati, senza neanche risplendere.
Parlo di noi che non abbiamo scavato un muro fino a perdere le unghie, noi che abbiamo camminato liberi per tutti questi anni. A differenza di te e di Nora, noi abbiamo solo continuato a illuderci. E a credere di avere, fin dalla nascita, quel famoso diritto uguale e intangibile a decidere del nostro destino.

Ci sono romanzi alchemici in cui gli elementi si combinano in modo unico. Il piacere della lettura veloce e godibile, tipica del giallo – soprattutto per me, ma so di essere in buona compagnia nell’amore per questo genere – si combina con la densità dei contenuti. Alla conclusione della storia, verso il finale disvelatore, si arriva mentre si legge altro, anche molto altro.
E dunque alla storia di questo giornalista di mezza età, con qualche fallimento e qualche delusione addosso, che riflette amaramente sul ruolo della stampa e di internet nell’informare e disinformare il pubblico, si aggiunge una vicenda del recente passato, che per i più giovani è storia: la bomba di via dei Georgofili, la strategia della tensione che ha sconvolto l’Italia nei primi anni Novanta.
Ieri e oggi si intrecciano nelle pagine di La ragazza sbagliata. Ieri Falcone e Borsellino, oggi un cold case da risolvere e una donna da salvare.

Con Giampaolo Simi parleremo di La ragazza sbagliata domenica 8 ottobre a Perugia, nell’ambito della manifestazione UmbriaLibri

La Debicke e… La ragazza scomparsa

La ragazza scomparsa
di Angela Marsons
Newton Compton, 2017

Dopo Urla nel silenzio e Il gioco del male, romanzi di successo internazionale di Angela Marsons, arriva in libreria il terzo capitolo della serie che ha per protagonista il sergente detective inglese Kim Stone, donna tutta d’un pezzo, appassionata di moto, dura con se stessa, asociale al punto di sembrare priva di sentimenti, ma ottimo elemento sotto il profilo lavorativo, anche se spesso si muove fuori dagli schemi. Conosciamo già gli scheletri nell’armadio di Kim Stone: il passato da incubo con la spaventosa morte per inedia, a sei anni, del gemello, provocata dalla madre schizofrenica, una morte che le ha provocato la sindrome del sopravvissuto. Anche i successivi affidamenti a diverse famiglie, spesso poco felici, le hanno “regalato” una generale sfiducia nelle persone, ma è riuscita lo stesso a diventare un buon ispettore , un poliziotto che crede nel suo lavoro.
Kim Stone opera nella Black Country, l’area delle Midlands Occidentali inglesi che comprende la parte nord-ovest di Birmingham e la parte sud-est di Wolverhampton. Ogni volta si butta a capofitto nelle indagini e pretende il massimo da se stessa e dalla squadra che l’adora, la segue e le permette di arroccarsi sulle sue posizioni. L’unica persona a cui permette di avvicinarsi è il suo vice e collega Bryant, mentre la sua corazza è stata scalfita solo da un cane, Barney, un collie complessato. Si sono reciprocamente adottati e ormai divide casa e vita con lui.
In La ragazza scomparsa (ma sarebbe stato più giusto Le ragazze scomparse), il caso che Kim dovrà affrontare, e che potrebbe essere decisivo per la sua carriera, sembra un rebus irrisolvibile. Charlie e Amy, due amichette per la pelle di soli nove anni, sono sparite all’uscita dalla piscina. La madre di Charlie doveva andare a prenderle, ma la sua macchina è stata sabotata e contemporaneamente un messaggio sui cellulari delle famiglie, molto legate tra loro, conferma la peggiore ipotesi: le bambine sono state rapite. È l’inizio di un incubo. Kim mischia la sua vita privata al lavoro e, incurante delle regole, si butta a corpo morto nei casi che le vengono affidati. In più stavolta sa che due bambine stanno rischiando la vita. L’anno prima infatti c’è stato in zona un sequestro con modalità molto simili. Allora solo una della due bambine era stata liberata e i rapitori l’avevano fatta franca. L’ispettore Stone sceglie il silenzio stampa e si arrocca con la sua squadra nella sontuosa villa di Robert e Karen Timmings, genitori di Charlie, dove si sono trasferiti anche Steven ed Elisabeth Hanson, padre e madre di Amy. Il giorno dopo arriva un secondo messaggio, ancora più mostruoso. E in seguito i malviventi minacciano di uccidere una delle due bambine: con un crudele gioco che mette in gara i rispettivi genitori per il riscatto, riescono a mettere le famiglie l’una contro l’altra. Senza contare che nella vita delle due famiglie si celano alcuni segreti. Il tempo scorre inesorabilmente, bisogna azzeccare subito la pista giusta perché Kim Stone ha la certezza che i rapitori stanno per trasformarsi in spietati assassini. E lei, che vorrebbe sempre proteggere tutti, anche stavolta dimentica di proteggere se stessa e rischia di persona.
Angela Marsons coinvolge il lettore con grande abilità, capitolo dopo capitolo. Descrive e racconta minuziosamente le indagini, le sensazioni e le idee della sua protagonista che cresce e in un certo senso cambia e migliora a ogni nuova avventura, pur conservando le sue peculiarità caratteriali. La storia è tosta, amara e spietata. La componente psicologica della trama, ben architettata, contribuisce ad aumentare la suspense e il ritmo, sempre veloce e incalzante, regala una serie di colpi di scena, fino all’ultima pagina.

Angela Marsons ha esordito nel thriller con Urla nel silenzio, bestseller internazionale ai primi posti delle classifiche anche in Italia. La serie di libri che vede protagonista la detective Kim Stone prosegue con Il gioco del male e La ragazza scomparsa. Angela vive nella Black Country, in Inghilterra, la stessa regione in cui sono ambientati i suoi thriller. I suoi libri hanno già venduto più di 2 milioni di copie.

Le gialle di Valerio/126: La notte del santo

Remo Bassini
La notte del santo
Fanucci, 2017
Giallo

Torino. Fine giugno 2014. Augusto Labrocca, barbone trotzkista sulla settantina, ex avvocato, non vedente e svelto di lingua, bighellona davanti a una palazzina con in mano una bottiglia di Bonarda dell’Oltrepò pavese e, quando gli offrono una sigaretta, avvisa i due poliziotti che al primo piano troveranno due studenti universitari sgozzati: “Non dovete nemmeno sfondare la porta, hanno lasciato aperto per voi”. Già. E, anche se non ancora scoperti, non sono i soli uccisi quella notte di San Giovanni Battista, patrono di Torino, tra il 23 e il 24 giugno. Intanto arriva l’ispettore Tavoletti; il suo capo e sostituto commissario Pietro Aziz Dallavita (58enne scuro di carnagione) non risponde al cellulare, in tutt’altre faccende affaccendato. Sta girando solo in auto guardando il Po, ormai si è deciso: deve andarsene da casa, lasciare la moglie, iniziare una nuova vita affettiva! Non ha (ancora) un’altra, a casa non ne può più (e non è nemmeno particolare colpa della moglie infermiera Carmen), il figlio Giacomo è grande e lui è attratto altrove (dalla molto più giovane Benedetta, traduttrice che incontra ogni giorno per uno, due, a volte tre caffè). Quando la mattina entra in questura, il turbato sbirro dal passato adamantino comincia anche lui a indagare: erano una coppia di omosessuali di Trecate (Novara), non belle persone, poco studiosi e molto cocainomani, amanti dei bar malfamati e dell’estrema destra xenofoba. Non crede c’entri il cieco e lo fa rilasciare. Sbaglia e sia il borioso giovane abbronzato capo della sezione omicidi Bartotti che il sensibile accorto neoquestore Mari lo rimproverano. Nemmeno con il poco esemplare 53enne Tavoletti va d’accordo, però si rinvengono altri cadaveri con la bocca incerottata e la gola squarciata, devono in qualche modo far fronte comune. Li aiuta pure la psicologa esperta in criminologia, ha un debole per Pietro.

Il bravo scrittore e giornalista (già operaio e portiere di notte) Remo Bassini (Cortona, 1956) fin da piccolo vive e opera a Vercelli. È giunto quasi al decimo romanzo, un’esperienza letteraria sempre più orientata al genere noir meditabondo ed esistenziale che ora ha trovato l’appropriata collana dell’esperto Fanucci. Il nuovo bel romanzo è un giallo in terza persona al passato su vari personaggi, raramente in corsivo l’uomo stralunato che ha deciso di vendicarsi mettendo su per un paio di notti la Banda del Santo (di qui il titolo). L’efficace narrazione evita le quinte metropolitane svelando i caratteri “provinciali” di ogni ufficio e città. Tutto si risolve in pochi giorni e, tuttavia, molto resterà segreto e in sospeso. Il punto non è l’indagine in senso stretto ma l’introspezione su come tragedie e occasioni inducano repentinamente svolte di vita o le evidenzino come mature, da cui derivano scelte conseguenti, più o meno sane, per figure diverse e talora distanti, non solo per Dallavita, il buon protagonista con la personalità sviscerata. Altri personaggi sono meno ben disegnati, anche se quasi nessuno dimenticherà di aver incontrato Luciana o Sonia o Eva che dir si voglia, la splendida argentina che aveva studiato recitazione negli Stati Uniti e combattuto per la guerriglia peruviana. Non troppo sullo sfondo i vizi del potere e il ruolo dei Servizi. Il vino piemontese merita sempre, rosso e bianco; anche la grappa. Pietro ama e ascolta Tenco per una miriade di motivi (illustrati), pure Jacques Brel, Leonard Cohen e soprattutto Paolo Conte.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Le brevi di Valerio/159: I fantasmi dell’Impero

Autori Marco Consentino, Domenico Dodaro, Luigi Panella
Titolo I fantasmi dell’Impero
Editore Sellerio
Anno 2017

Addis Abeba, Etiopia. 1937. Evviva, sia lode al genere giallo. L’avvocato penalista Luigi Panella possiede un enorme archivio con varia documentazione (anche fotografica) sulla presenza coloniale in Etiopia, privatamente raccolta e collezionata, nota e ignota: stragi, sconfitte, paranoie, pure segreti e complotti. Fra fascicoli del Ministero dell’Africa italiana ha rinvenuto tracce di un’inchiesta condotta nel 1938 da un magistrato militare su un ufficiale criminale. Ne parla con due amici a cena, il funzionario parlamentare Marco Consentino e il collega Domenico Dodaro. Vale la pena scriverci un libro, si sono detti, e per narrare tanta verità scelgono i contorni della fiction di genere noir. Studiando ancora, inventando e intrecciando scritture, consegnano tre anni dopo un grande esordio letterario. L’editore ci crede, suggerisce tagli, stampa anche telegrammi e dispacci originali, inserisce qualche immagine. Ora il romanzo I fantasmi dell’Impero è proprio da leggere.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Le gialle di Valerio/125: Blues per cuori fuorilegge e vecchie puttane

Massimo Carlotto
Blues per cuori fuorilegge e vecchie puttane
Edizioni e/o, 2017
Noir hard-boiled

Berna, Padova, Vienna, Monaco. Inverno 2016. Marco Alligatore Buratti, investigatore sprovvisto di licenza per indagini non autorizzate e guadagni di provenienza spesso illecita, è sotto ricatto. Angela Marino, bella affascinante vice questore carogna degli apparati ministeriali romani, vuole proteggere il pessimo Giorgio Pellegrini, infiltrato nel crimine mitteleuropeo, e chiede di aiutarla. Marco e gli storici carissimi amici Max la Memoria (grasso ex militante dei movimenti sociali dei Settanta, con problemi di salute) e Beniamino Rossini (elegante vecchio contrabbandiere rapinatore, l’unico ben capace di qualche fisica violenza) odiano Giorgio e decidono di giocarsi tutto, libertà e vita: “andremo ai resti”! Anche il latitante Pellegrini era ricattato dai poliziotti; odiando i “nostri” tre, li aveva attirato in una trappola, con l’accordo che Marino avrebbe usato pure loro (per scoprire la banda di killer assassini delle sue moglie e amante a Padova), poi li avrebbe scaricati e definitivamente gettati. Loro indagano; le tracce portano prima in Svizzera, poi in Austria e Baviera; ciascuno ha una missione personale o “segreta”, comunque non coincidente con quella formalmente dichiarata; tutti vogliono fare i cinici burattinai di altri e sono anche mossi da infidi fili altrui; molti prevedono di non lasciare testimoni; per ognuno sarà complicato tornare vivo e libero in Italia. Anche a causa dell’amore. Marco si invaghisce a prima vista di Edith, prostituta portoghese 42enne, schiavizzata dall’anziana maitresse e dai suoi sgherri. Vuole salvarla, vuole conquistarla, andarci a letto (senza pagare e non per riconoscenza) nel caso verrà dopo. Ci scappano svariati morti, qualche verità, poca giustizia.

Il grande Massimo Carlotto (Padova, 1956) ha scritto una trentina di ottimi testi, perlopiù documentati noir di stile hard-boiled; dopo 5 avventure fra 1995 e 2002, una ripresa nel 2009, a forte spinta popolare la serie Buratti ha ripreso a marciare con foga, tre storie tra il 2015 e il 2017 e si capisce che non è finita qui. Ora fa incrociare finalmente e direttamente il buon Buratti con il protagonista cattivo della miniserie Pellegrini (2 avventure nel 2001 e nel 2011, il secondo romanzo del 2015 come premessa di questo). La bella novità è una prima persona duplice, su undici capitoli in sette racconta Marco, in quattro Giorgio. Intrecci in parte diversi, in larga parte paralleli; punti di vista morali opposti. Il nostro eroe è il primo e, come alcune “vecchie puttane”, sta fra gli illegali perbene, quelli “all’antica”, lui senza armi; il secondo è cruciale solo come letale genio del male, bello immondo indistruttibile scienziato della propria sopravvivenza a spese di chiunque incontra. Per i nostri tre (pure diversi tra loro) un certo folle “cuore fuorilegge” (di qui il titolo) impone di cercare a qualsiasi costo risposte veritiere per correggere brutte storie, di non usare tortura e violenza sessuale oppure sequestri e assalti in casa, di evitare sempre danni collaterali alle vittime e ai loro parenti. A testa alta. L’autore degusta con perizia vino (anche austriaco, ma davvero ce n’è per i palati più fini), liquori e musica (il blues di genere, quello delle “signore”, oltre 30 brani, ma anche folk e Paoli). Camardi lo trova dal cuoco in disgrazia (zuppa di zucca con castagne e speck, il cabernet sauvignon Marchese di Villamarina). L’Alligatore è ormai certificato (a Cagliari): sette parti di calvados, tre di Drambuie, ghiaccio e mela verde.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Gianni Farinetti vince l’ottava edizione del PREMIO NEBBIAGIALLA

(Comunicato stampa)
SUZZARA (MN) – Il 23 settembre si è tenuta la cerimonia di premiazione dell’ottava edizione del PREMIO NEBBIAGIALLA PER LA LETTERATURA NOIR E POLIZIESCA alla presenza del direttore del festival NebbiaGialla, Paolo Roversi.
La giuria popolare, composta da 47 lettori qualificati, ha decretato Gianni Farinetti vincitore dell’edizione 2017 del prestigioso premio vinto nelle edizioni precedenti da autori del calibro di Maurizio de Giovanni, Massimo Polidoro e Giuliano Pasini.

Farinetti si è aggiudicato il premio col romanzo Il ballo degli amanti perduti – MARSILIO conquistando 15 voti.
All’autore è andata un’opera dell’artista Lucia Crisci.

Questa la classifica finale
Massimo Carlotto – Il turista – RIZZOLI voti 9
Gianni Farinetti – Il ballo degli amanti perduti – MARSILIO voti 15
Giorgia Lepore – Angelo che sei il mio custode – E\O voti 12
Rosa Teruzzi– La sposa scomparsa – SONZOGNO voti 11

Nella stessa occasione sono stati assegnati i premi per le sezioni racconto e romanzo inedito.
Questi i vincitori delle sezioni riservate agli inediti:
Premio Nebbiagialla RACCONTO INEDITO in collaborazione col Giallo Mondadori
Un caso di omicidio, anzi due di Sergio Cova

Premio Nebbiagialla ROMANZO INEDITO in collaborazione con Novecento editore Calibro 9
Prosecco Connection di Fulvio Luna Romero

La Debicke e… Tempo da elfi

Tempo da elfi. Romanzo di boschi, lupi e altri misteri
di Loriano Macchiavelli e Francesco Guccini
Giunti, 2017

Tempo da elfi è un nuovo capitolo della saga giallo noir, scritta a quattro mani dalla coppia Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli che con questo libro festeggia un ventennio di lavoro insieme. Avevano cominciato con Macaronì (1997), poi Un disco dei Platters (1998), Questo sangue che impasta la terra (2001), Lo spirito e altri briganti (2002), Tango e gli altri (2007), Malastagione (2011) e La pioggia fa sul serio (2014) – finora tutti editi da Mondadori e animati da indimenticabili personaggi quali il maresciallo Santovito e l’ispettore Poiana ma, anche e soprattutto, scegliendo come scenario l’Appennino, con i suoi boschi, i suoi segreti, e tanti ricordi da strappare al silenzio. Stavolta invece escono per i tipi della Giunti. In Tempo da elfi la splendida natura dell’Appennino, che domina la trama, ne diventa quasi la principale protagonista, visto che il nucleo e pilastro portante della storia è rappresentato dagli Elfi, l’eterogeneo gruppo di persone dette anche “movimento comunitario italiano”, che ha scelto di vivere nei boschi, a contatto con la natura e in semi-isolamento dal resto dell’umanità. (tengo a segnalare che Mario Cecchi fu tra i fondatori della Comunità degli Elfi, agli inizi degli anni ‘80. E oggi, a più di trent’anni di distanza, la Comunità comprende ancora almeno una mezza dozzina di insediamenti, tutti sull’Appennino Pistoiese). Questi elfi, dunque, non sono folletti ma donne, uomini e bambini che si vestono con abiti a colori vivaci, portano sandali di cuoio fatti a mano e vivono di pastorizia, artigianato, agricoltura e raccolta dei prodotti che regalano il bosco e la natura. Ogni tanto gli elfi stanziali scendono fino a Casedisopra, per scambiare o vendere alcuni manufatti artigianali. Non sono un pericolo per i montanari, ma anzi rappresentano una piccola risorsa per salvaguardare e curare i territori degli Appennini. A Casedisopra le stagioni si susseguono sempre uguali fra la tabaccheria della Nerina e le due caserme, una della Forestale e l’altra dei Carabinieri, forse troppe per il piccolo borgo tranquillo frequentato ormai da pochi turisti stagionali e, spesso, tutto il lavoro da fare sembra multare qualche cacciatore di frodo locale o sorvegliare i pochi clienti abituali che giocano a carte o mangiano nella trattoria-bar di Benito dove, anche quando la caccia è chiusa, chissà perché il maiale sa di cinghiale…
L’unico trambusto in zona è provocato dalla comparsa dei primi stravaganti visitatori, che segnalano l’inizio della calata degli elfi in vista del grande raduno per la Festa dell’Arcobaleno, e dalla notizia del previsto assorbimento del corpo della forestale da parte dell’Arma dei Carabinieri, cosa che non entusiasma Marco Gherardini, detto Poiana, ispettore della Forestale, e i suoi uomini. Ma Poiana non fa in tempo a lasciarsi andare a cattivi pensieri perché due spari nel bosco stanno per rompere la pace paesana. E quando in fondo a un dirupo viene ritrovato il cadavere di un giovane elfo sconosciuto, Marco Gherardini capirà subito di trovarsi di fronte all’indagine più difficile della sua carriera, sia perché potrebbe essere l’ultima come forestale, sia perché si tratta di un caso importante che, toccando altre sfere d’influenza, lo costringe a muoversi con i piedi di piombo, sia perché lo porterà a sospettare anche degli amici più cari. E se l’intuito femminile può essere molto utile per risolvere l’omicidio, Poiana dovrà essere disposto a vagare per giorni negli amati boschi, e a rinunciare a una “strada” per riconoscere finalmente l’altra, l’unica giusta.

Azzeccatissima l’accoppiata Guccini e Macchavelli. E non solo per la perfetta sintonia di sensibilità tra i due, che non fa che accrescersi dopo vent’anni di scrittura in comune, ma anche per un calibrato mix di collaborazione che, sommandosi alla realtà dello scenario ambientale della residenza di Francesco Guccini, non fa che valorizzare la trama. Guccini, infatti, pur nato a Modena, ha trascorso a Pàvana (appenino tosco-emiliano) i primi anni della sua esistenza, per poi tornarci a vivere negli ultimi tempi. E proprio Pàvana, per colpa sua e di Macchiavelli, si è mascherata, come fanno gli Elfi per la Festa dell’Arcobaleno, in Casedisopra, il pacifico borgo di montagna teatro dei misfatti e delitti che capitano tra capo e collo a Marco “Poiana” Gherardini.

Francesco Guccini è nato a Modena nel 1940. Cantautore-poeta e scrittore di assoluta originalità, è un mito per generazioni di italiani. Esordisce nel 1989 con Cròniche Epifàniche per pubblicare poi Vacca di un cane (1993), Storie d’inverno (1993, con Giorgio Celli e Valeri Massimo Manfredi), La legge del bar e altre comiche (1996), Cittanòva Blues (2003), Icaro (2008), i due volumi del Dizionario delle cose perdute (2012 e 2014) e Un matrimonio, un funerale, per non parlar del gatto (2015) che – così come il disco L’ultima Thule con cui ha concluso la sua carriera musicale – hanno avuto uno straordinario successo di pubblico.
Loriano Macchiavelli, bolognese, è un maestro riconosciuto del noir italiano e il creatore di Sarti Antonio, uno dei più popolari poliziotti della nostra narrativa, la cui ultima avventura, Uno sterminio di stelle. Sarti Antonio e il mondo disotto, è da poco uscita per Mondadori. Ha all’attivo più di trenta romanzi, oltre a opere teatrali e sceneggiature per il cinema e la tv.

Non ti faccio niente di Paola Barbato

Paola Barbato
Non ti faccio niente
Piemme, 2017

Nell’arco di sedici anni, a cavallo tra gli Ottanta e i Novanta, alcuni bambini (molti, si scoprirà) sono stati rapiti. Si è trattato di rapimenti brevi (qualche giorno, meno di una settimana) e nessuno di loro ha mai riportato danni. Anzi, tutti sono tornati a casa ben vestiti, ben nutriti e senza aver subito alcun tipo di violenza. Contenti, quasi. Solo che, a differenza di quel che accade oggi, non c’erano database, gli inquirenti non incrociarono subito le informazioni e i rapimenti erano avvenuti qua e là per l’Italia: bisognerà attendere il sesto o settimo caso perché un investigatore più attento degli altri realizzasse che dietro ai vari rapimenti c’era un’unica mano. Una mano gentile, che tratta bene i bambini e li restituisce dopo qualche giorno alle famiglie terrorizzate. Talmente terrorizzate che solitamente, al ritorno la vita dei bambini migliorava sensibilmente: vuoi perché le forze dell’ordine, la stampa, gli assistenti sociali li tenevano d’occhio; vuoi perché gli stessi genitori, messi davanti all’orrore della perdita, modificavano comportamenti dolosamente o colposamente distratti, i piccoli rapiti, una volta tornati, sperimentavano un modo più piacevole di stare in famiglia. Questo, si sarebbero detti, se solo si fossero parlati tra loro. Ma i bambini, ormai adulti, non si sono mai incontrati. Non ce n’è stata occasione né motivo. Non c’è mai stato il processo, in qualche caso forse non c’è nemmeno stata una denuncia, e il rapitore, di punto in bianco, ha smesso di colpire. Quel rapitore mai catturato, quel caso dei bambini rapiti è il grande cruccio di Giuseppe Cardinali, poliziotto ormai in pensione.
Il tutto potrebbe sparire nelle pieghe della memoria senonché un giorno la piccola Greta, figlia di Remo Polimanti, viene rapita. Remo è uno dei piccoli rapiti degli anni Ottanta. Non ha ancora realizzato appieno il significato della scomparsa della figlia quando la bambina viene ritrovata. Morta.
E non è l’unica: altri due bambini, di recente, sono stati vittime di incidenti più o meno sospetti, ed entrambi erano figli di ex rapiti. Non si conosce il motivo, ma si intuisce che ancora una volta il disegno criminale è il medesimo, e stavolta non ha niente di positivo. A questa conclusione arriva Giacomo, uno degli ex rapiti che, ossessionato dalla sua vicenda personale (e anche da tante altre cose), già da anni si è messo in cerca degli altri rapiti, seguendone le tracce sul web. Giacomo contatta Daniele, e insieme iniziano una corsa contro il tempo per rintracciare tutti i piccoli ex rapiti. Cooptano altri due di loro, due donne, Bianca e Mariangela: i “non genitori” si mettono in cerca di quelli “con figli” per avvisarli del pericolo.

Anche le forze dell’ordine si attivano ma, per deformazione professionale, iniziano a cercare il vecchio rapitore, convinti che dietro i casi di adesso ci sia la stessa persona di allora.
Niente di più sbagliato, come il lettore apprende presto, perché il vecchio rapitore, ancora vivo, non è più in condizioni di nuocere. Rintanato in un casale di un paesino sperduto, vive ormai quietamente tenendo a bada i vecchi fantasmi. Basta poco per far franare il precario equilibrio conquistato in anni di isolamento. Lo sa bene Nives, la donna che, con pazienza, gli sta accanto da anni.

La monumentale caccia all’uomo che si snoda per mezza Italia, e che vede i buoni sempre un passo indietro rispetto al cattivo, lascerà sul campo morti e feriti. Amaro il finale.

Raccontato in terza, Non ti faccio niente è una monumentale ragnatela che si snoda tra passato e presente attraverso le vite di decine di personaggi. Ci sono gli investigatori, di allora e di ora; ci sono i cattivi; ci sono soprattutto i piccoli rapiti, le loro famiglie di origine e le famiglie attuali, quelle che hanno formato nel tempo.
Tutto ruota intorno all’evento che ha segnato ciascuno di loro, quei pochi giorni trascorsi in compagnia del loro rapitore di cui ognuno ha conservato un ricordo diverso. Quell’evento ha segnato il loro futuro: quello di essere finalmente accuditi, dopo essere stati maltrattati, o anche solo ignorati, da genitori distratti o assenti.
Ci sono una miriade di motivazioni e di ragionamenti che stanno dietro a ognuno di loro, e ci sarà un motivo se Remo è diventato padre di famiglia mentre Daniele ha scelto di non avere relazioni, se la bellissima Bianca ha deciso di farla finita mentre la bruttina Mariangela è assessore nel comune in cui risiede.
E poi c’è Vincenzo, che li ha salvati non potendo salvare se stesso. E che anche a distanza di anni sente forte il peso della responsabilità per quei piccoli “prescelti”.

Emozionante fino all’ultima riga.

Pubblicato a giugno, Non ti faccio niente è un romanzo nato su Wattpad, una piattaforma che consente, fra le altre cose, di pubblicare i singoli capitoli e ricevere un feedback dai lettori mentre l’opera è ancora in progress. Al momento Paola Barbato sta scrivendo un altro romanzo, 300, con la stessa formula. Si può leggere iniziando da qua.

Con Paola Barbato parleremo di Non ti faccio niente il 7 ottobre a Perugia, nell’ambito della manifestazione UmbriaLibri

Le brevi di Valerio/158: L’uomo nero

Autrici varie (a cura di Elisabetta Bucciarelli)
Titolo L’uomo nero
Editore Caracò
Anno 2017

Luoghi e tempi vari. I racconti contenuti in L’uomo nero sono stati scritti (appositamente, attraverso un percorso comune) da Simona Giacomelli, Anna Scardovelli, Cira Santoro, Elena Mearini, Cristina Zagaria, Monica Stefinlongo, sei scrittrici. Narrano di un 50enne apicoltore poeta, un maturo professore (di chimica) doppiatore (di passione), un vecchio macchinista teatrale, un 32enne product manager cocainomane, un bel poliziotto in carriera, un 47enne speaker dj radiofonico, uomini. Come spiega la curatrice Elisabetta Bucciarelli “guardare i maschi e provare a ragionarci sopra, abbandonando le solite categorie antagoniste, cancellando per un’istante la parola “contro”, non è un’operazione semplice”. Il fertile laboratorio parte dalla cattiveria di genere per cercare incrinature di cambiamento rispetto allo stereotipo maschile imperante, da qualunque essere umano siano praticate.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Le gialle di Valerio/124: Il sentiero

Peter May
Il sentiero
Einaudi, 2017 (orig. 2016, Coffin Road)
Traduzione di Alessandra Montrucchio
Giallo

Isole Ebridi, Scozia. Settembre 2013. Un bell’uomo quasi quarantenne, capelli scuri e ricci, occhi azzurri e zigomi alti, magro e in forma, si trova stropicciato sulla spiaggia di un luogo sperduto e pochissimo abitato, con un giubbotto di salvataggio, senza ricordare chi è e dove abita, perché è lì e come ci è arrivato. Un tipo lo osserva col binocolo dalla collina prospiciente accanto a una roulotte e a una Land Rover malconce. Grazie alla battuta di un’anziana incontrata mentre sale verso la strada per il sentiero fra le dune, impara di chiamarsi Maclean e di abitare nel piccolo cottage a un piano dove lei lo accompagna. All’interno ci sono il Labrador color cioccolato Bran (accidenti, sa il suo nome!) e alcuni indizi: bollette destinate a Neal Maclean, Dune Cottage, Luskentyre, isola di Harris. Dunque, è la spiaggia di Tràigh Losgaintir, Ebridi scozzesi. Il computer è vuoto ma fra i pochi libri c’è Il mistero delle isole Frannan, sono vicine, isolotti vari a 30-35 chilometri, con un faro da dove scomparvero i tre guardiani nel dicembre 1900. Continua a non capire cosa ci fa lì, arriva una coppia di vicini, Jon e Sally Harrison. A loro ha detto di essere in periodo sabbatico dalla carriera accademica a Edimburgo e di star scrivendo un libro sull’antico mistero. Lo viene a sapere da Sally, a letto, hanno una relazione. Lei gli conferma di gestire col marito un anno sabbatico rispetto a un matrimonio che si stava sgretolando. Poi lo accompagna sul sentiero evidenziato in una mappa, la Via delle Bare, una specie di cimitero all’aperto in pendenza. In cima ci sono due massi e subito dietro una conca, ove qualcuno ha messo al riparo 18 arnie quadrate. Sa cosa sono e vede ferite da puntura sulle mani. Ancora non ricorda, intuisce che nella propria vita c’entrano le api e l’agrochimica.

L’affermato giornalista, scrittore e autore televisivo scozzese Peter May (Glasgow, 1951) dedica il nuovo romanzo “alle api”. E, in effetti, molte pagine illustrano, allegramente e senza supponenza o tecnicismi, che si meriterebbero molti ringraziamenti dalle altre specie, soprattutto da piante e umani. Sono una chiave decisiva per la sopravvivenza di molti ecosistemi. Anche se è stato un processo evolutivo casuale, non possiamo fare a meno di loro. Impollinano oltre i due terzi dei frutti e degli ortaggi, ovvero molto di quanto ci impedisce di morire di fame; hanno vita dura e breve, circa sessantamila in un alveare, tutte imparentate. Le femmine (“operaie”, fanno quasi tutto loro) svolgono le preminenti funzioni riproduttive e gerarchiche, i maschi (fuchi) oziano e muoiono dopo aver fecondato la regina. Quando lo incontriamo, il protagonista soffre di amnesia dissociativa e ci mette un po’ a ricordare come mai percorreva la Via delle Bare (il titolo inglese, Coffin Road) e cosa ha a che fare con le api. Narra l’improvviso enorme smarrimento in prima persona al presente, come ad alta voce; la storia avanza come disvelamento parallelo per se stesso e per i lettori. Emergono così due altre figure rilevanti, anche loro all’oscuro della sua identità: da una parte l’irrequieta figlia 17enne Karen, convinta che sia morto già da quasi due anni; dall’altra il non più giovane calmo sergente Gunn della stazione di polizia dell’isola, quasi convinto che comunque sia pure un assassino, visto che poi nel faro trovano anche un cadavere fresco. Il loro parallelo percorso investigativo è narrato in terza persona al passato, alternandosi col protagonista, con aggressioni e morti, intreccio e ritmi da buon giallo, ecothriller o “verdenero” che dir si voglia. Non mancano parole e frasi in gaelico, sono posti dove andare! Karen seleziona Marilyn Manson. Per provarci si serve dello syrah australiano, viola scuro. Caol Ila è l’ottimo whisky isolano.

(Recensione di Valerio Calzolaio)