La Debicke e… Dammi tutto il tuo male

Dammi tutto il tuo male
di Matteo Ferrario
HarperCollins, 2017

Dopo la scomparsa della sua compagna Barbara, Andrea è un padre single e adora la piccola Viola, nata dall’unione con la donna. Ogni tanto la sera, quando tutti i rumori intorno si attutiscono e sul prato di casa cala l’oscurità e si potrebbero vedere le lucciole, Viola, quasi sei anni, attende silenziosa abbracciata strettamente a suo padre sotto la veranda. Spera di vedere le lucciole, ma spera anche nel ritorno di sua madre Barbara. Solo suo padre sa e teme che la sua sia una vana attesa.
Andrea ha quarant’anni ed è un uomo dalla vita normale. Fa il bibliotecario, gli piace e, da quando Barbara è scomparsa, cresce da solo e con amore sua figlia. Ma Andrea è anche un assassino e l’autore ce lo anticipa, con una sincera confessione del protagonista e io narrante, fin dalle prime pagine.
Barbara e Andrea si erano conosciuti a un esclusivo party milanese, dato dal miglior amico di Andrea e, da quel momento, erano diventati inseparabili. Barbara, con la sua attività di tatuatrice, eroina iconica con un paio di ali – una di farfalla e una di pipistrello – incise sulle scapole, una ragazza dalla bellezza un po’ androgina, stravagante, talvolta schiva ma decisa, aveva creduto di trovare in Andrea l’unica persona al mondo che potesse salvarla. Ma salvarla da cosa? E perché si è praticamente volatilizzata poco dopo la nascita di Viola? La minuziosa opera per riallacciare i tanti fili del passato si alterna alla vita di apparente e protettiva normalità quotidiana di Andrea e Viola. Ci sono gli inviti dagli amici, le gite al mare, i cartoni animati, le feste, la scuola.

Il rapporto fra Andrea e la figlia, che deve proteggere a ogni costo, potrebbe essere il fulcro del romanzo, che però è anche una bella e sofferta storia d’amore fra il protagonista e la misteriosa Barbara, scomparsa dopo aver percorso un brevissimo tratto di vita con Andrea e Viola, e la incredibile cronaca di un omicidio, commesso da Andrea per amore. Andrea è l’unico a conoscere la verità. Una verità oscura e inconfessabile, nascosta in una fitta boscaglia fatta di troppo silenzio, omertà e dolore. Andrea ha ucciso, ma non è pentito. Perché si può uccidere per odio. Però a volte, si può anche uccidere per amore. E infatti Andrea Bertone, fino ad allora incapace di fare del male a chiunque, ha accettato di sfidare l’inferno pur di salvare sua figlia.
La difficoltà di trovare certe risposte si trasmette nettamente. E si allarga a macchia d’olio. Se si pensa all’infanzia: i bambini capiscono l’infelicità e la solitudine degli adulti? Perché il bisogno di essere amati dai propri genitori è così forte da far persino dimenticare certi torti? Ma soprattutto si può essere un buon padre anche senza dire tutta la verità ai figli?
Nell’animo di Andrea si susseguono dubbi, problematiche irrisolte, fatti tragici, fino a giungere al finale, decisamente poco scontato, in cui tutta la storia troverà il suo epilogo, tanto che la necessità di scoprire come e perché un padre possa diventare un assassino garantisce la suspense fino alla fine.
Un romanzo intenso che Ferrario riesce, con raro buon gusto e raffinatezza, a mantenere in equilibrio fra tenerezza, sentimento e mistero, senza mai guastare la suspense.
Da leggere.

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