La Debicke e… Tempo da elfi

Tempo da elfi. Romanzo di boschi, lupi e altri misteri
di Loriano Macchiavelli e Francesco Guccini
Giunti, 2017

Tempo da elfi è un nuovo capitolo della saga giallo noir, scritta a quattro mani dalla coppia Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli che con questo libro festeggia un ventennio di lavoro insieme. Avevano cominciato con Macaronì (1997), poi Un disco dei Platters (1998), Questo sangue che impasta la terra (2001), Lo spirito e altri briganti (2002), Tango e gli altri (2007), Malastagione (2011) e La pioggia fa sul serio (2014) – finora tutti editi da Mondadori e animati da indimenticabili personaggi quali il maresciallo Santovito e l’ispettore Poiana ma, anche e soprattutto, scegliendo come scenario l’Appennino, con i suoi boschi, i suoi segreti, e tanti ricordi da strappare al silenzio. Stavolta invece escono per i tipi della Giunti. In Tempo da elfi la splendida natura dell’Appennino, che domina la trama, ne diventa quasi la principale protagonista, visto che il nucleo e pilastro portante della storia è rappresentato dagli Elfi, l’eterogeneo gruppo di persone dette anche “movimento comunitario italiano”, che ha scelto di vivere nei boschi, a contatto con la natura e in semi-isolamento dal resto dell’umanità. (tengo a segnalare che Mario Cecchi fu tra i fondatori della Comunità degli Elfi, agli inizi degli anni ‘80. E oggi, a più di trent’anni di distanza, la Comunità comprende ancora almeno una mezza dozzina di insediamenti, tutti sull’Appennino Pistoiese). Questi elfi, dunque, non sono folletti ma donne, uomini e bambini che si vestono con abiti a colori vivaci, portano sandali di cuoio fatti a mano e vivono di pastorizia, artigianato, agricoltura e raccolta dei prodotti che regalano il bosco e la natura. Ogni tanto gli elfi stanziali scendono fino a Casedisopra, per scambiare o vendere alcuni manufatti artigianali. Non sono un pericolo per i montanari, ma anzi rappresentano una piccola risorsa per salvaguardare e curare i territori degli Appennini. A Casedisopra le stagioni si susseguono sempre uguali fra la tabaccheria della Nerina e le due caserme, una della Forestale e l’altra dei Carabinieri, forse troppe per il piccolo borgo tranquillo frequentato ormai da pochi turisti stagionali e, spesso, tutto il lavoro da fare sembra multare qualche cacciatore di frodo locale o sorvegliare i pochi clienti abituali che giocano a carte o mangiano nella trattoria-bar di Benito dove, anche quando la caccia è chiusa, chissà perché il maiale sa di cinghiale…
L’unico trambusto in zona è provocato dalla comparsa dei primi stravaganti visitatori, che segnalano l’inizio della calata degli elfi in vista del grande raduno per la Festa dell’Arcobaleno, e dalla notizia del previsto assorbimento del corpo della forestale da parte dell’Arma dei Carabinieri, cosa che non entusiasma Marco Gherardini, detto Poiana, ispettore della Forestale, e i suoi uomini. Ma Poiana non fa in tempo a lasciarsi andare a cattivi pensieri perché due spari nel bosco stanno per rompere la pace paesana. E quando in fondo a un dirupo viene ritrovato il cadavere di un giovane elfo sconosciuto, Marco Gherardini capirà subito di trovarsi di fronte all’indagine più difficile della sua carriera, sia perché potrebbe essere l’ultima come forestale, sia perché si tratta di un caso importante che, toccando altre sfere d’influenza, lo costringe a muoversi con i piedi di piombo, sia perché lo porterà a sospettare anche degli amici più cari. E se l’intuito femminile può essere molto utile per risolvere l’omicidio, Poiana dovrà essere disposto a vagare per giorni negli amati boschi, e a rinunciare a una “strada” per riconoscere finalmente l’altra, l’unica giusta.

Azzeccatissima l’accoppiata Guccini e Macchavelli. E non solo per la perfetta sintonia di sensibilità tra i due, che non fa che accrescersi dopo vent’anni di scrittura in comune, ma anche per un calibrato mix di collaborazione che, sommandosi alla realtà dello scenario ambientale della residenza di Francesco Guccini, non fa che valorizzare la trama. Guccini, infatti, pur nato a Modena, ha trascorso a Pàvana (appenino tosco-emiliano) i primi anni della sua esistenza, per poi tornarci a vivere negli ultimi tempi. E proprio Pàvana, per colpa sua e di Macchiavelli, si è mascherata, come fanno gli Elfi per la Festa dell’Arcobaleno, in Casedisopra, il pacifico borgo di montagna teatro dei misfatti e delitti che capitano tra capo e collo a Marco “Poiana” Gherardini.

Francesco Guccini è nato a Modena nel 1940. Cantautore-poeta e scrittore di assoluta originalità, è un mito per generazioni di italiani. Esordisce nel 1989 con Cròniche Epifàniche per pubblicare poi Vacca di un cane (1993), Storie d’inverno (1993, con Giorgio Celli e Valeri Massimo Manfredi), La legge del bar e altre comiche (1996), Cittanòva Blues (2003), Icaro (2008), i due volumi del Dizionario delle cose perdute (2012 e 2014) e Un matrimonio, un funerale, per non parlar del gatto (2015) che – così come il disco L’ultima Thule con cui ha concluso la sua carriera musicale – hanno avuto uno straordinario successo di pubblico.
Loriano Macchiavelli, bolognese, è un maestro riconosciuto del noir italiano e il creatore di Sarti Antonio, uno dei più popolari poliziotti della nostra narrativa, la cui ultima avventura, Uno sterminio di stelle. Sarti Antonio e il mondo disotto, è da poco uscita per Mondadori. Ha all’attivo più di trenta romanzi, oltre a opere teatrali e sceneggiature per il cinema e la tv.

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