Le gialle di Valerio/122: Non lasciare la mia mano

Michel Bussi
Non lasciare la mia mano
e/o, 2017
Traduzione di Alberto Bracci Testasecca
Giallo Hard-boiled

Francia, Saint-Gilles-les-Bains, Isola della Réunion. 29 marzo – 1 aprile 2013. Josapha Sofa Bellion ha sei anni, disincantata figlia di Liane e Martial, capelli biondi e occhi azzurri, adorabile peste, intelligente appassionata volitiva. Liane Armati, bibliotecaria a mezzo tempo, è la più bella donna dell’hotel, bionda, lattiginosa, lentigginosa, esile, allegra, di classe. Martial aveva già vissuto sull’isola, ora è custode di palestra in un piccolo comune della regione parigina, muscoloso e abbronzato, sono sposati da cinque anni. Sofa sta facendo la smorfiosa coi braccioli in piscina quando la madre svanisce. Era salita un attimo in camera, il padre l’aveva raggiunta, un’ora dopo lui affranto ne dichiara la scomparsa, nella stanza manca un coltello e sono evidenti gli schizzi di sangue. Poche ore dopo i primi interrogatori, quando vari indizi convergono sulla colpevolezza del marito che sta per essere arrestato pur non essendo stato rinvenuto il cadavere, anche papà e figlia scappano e riescono a non farsi più trovare. Li braccano ovunque con perquisizioni e posti di blocco, all’inizio sotto la guida della locale giovane comandante della brigata di gendarmeria, Aja Purvi, meticcia zarabe (padre di origine indiana e religione musulmana) e creola, lunghi capelli neri e occhi a mandorla, laureata in Giurisprudenza a Parigi, sposata con il perfetto maestro Tom, due figlie, piccola nervosa ambiziosa tenace, coadiuvata dall’irregolare vecchietto sottotenente Christos innamorato della curiosa arrapante Imelda. Vari muoiono, la matassa risulterà dolorosa e difficile da sbrogliare.

Il professore di geografia all’università di Rouen (Normandia) e direttore di ricerca al Cnrs francese Michel Bussi (Louviers, 1965) continua a scrivere ottimi gialli senza protagonisti seriali in ecosistemi sempre molto biodiversi e originali. Grande oltre 2.500 chilometri quadrati con quasi un milione di abitanti (5 deputati all’Assemblea Nazionale), la frastagliata isola tropicale Réunion fa parte dell’arcipelago delle Mascarene nell’Oceano Indiano, dipartimento francese d’oltremare a est del Madagascar non lontano da Mauritius, una meraviglia per le vacanze, piena di turisti soprattutto durante la settimana di Pasqua. Immigrazioni plurime e diacroniche ne hanno fatto un guazzabuglio etnico, attira godurioso turismo per il vulcano e i 207 chilometri di costa, le foreste tropicali e le barriere coralline. Vi si svolge un’accorata caccia all’uomo di 50 ore e verrebbe voglia di visitare ognuno dei centri urbani e dei siti naturali citati. La narrazione è in terza varia al presente, emerge la sensibilità evoluzionistica dell’autore, sia quando parla delle specie animali presenti più o meno estinte (come il tenrec o il papangue, il tec-tec, il dodo), sia quando usa termini e modi di dire del posto. Il titolo (anche francese) fa riferimento alle paure della bambina (per suggestione o rischio pratico), che si rivolge accoratamente al papà (talora in prima), pur non sapendo se abbia davvero già ucciso la mamma. Frequenti i richiami normanni e Monet non manca mai! Vino di Cilaos e rum alla nespola giapponese (anche lo Charrette andrebbe benissimo).

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *