Le varie di Valerio/36: L’arrivo di Saturno

Loredana Lipperini
L’arrivo di Saturno
Bompiani, 2017
Romanzo storico sentimentale (non solo)

Roma e molti altri luoghi. 1980, prima e dopo. Graziella De Palo (Roma, 17 giugno 1956) scomparve a Beirut il 2 settembre 1980 insieme al meno giovane collega Italo Toni (Sassoferrato, 31 gennaio 1930), il suo ex-compagno col quale continuava a collaborare (fra l’altro un libro insieme sul Che), entrambi giornalisti. Lei aveva scritto coraggiosi articoli per Paese Sera sulla vendita di armi italiane in Medio Oriente. Stavano seguendo la pista che collegava i servizi segreti nostrani e l’OLP, forse imperniata sul cosiddetto eventuale “lodo” Moro degli anni settanta (“noi chiudiamo gli occhi sul traffico d’armi, voi non fate attentati in Italia”), messo in crisi dal rapimento-esecuzione dello stesso Moro e da successivi omicidi e stragi. Graziella era stata per oltre un decennio la legatissima più cara amica della coetanea Dora, avevano rotto da poco più di un anno (futili motivi, piccole gelosie, competizione vitale). Giunta quasi a sessant’anni Dora cerca di dar conto del loro legame e della misteriosa vicenda, riprendendo in mano foto e taccuini, leggendo e studiando tanto, contattando parenti e amici, ripercorrendo le svolte personali e politiche prima (comuni) e dopo la scomparsa, segnalando quanto è stato volutamente occultato e falsato nel caso Toni-De Palo, utilizzando infine la finzione letteraria per narrare. “Non c’è verità negli artisti, non c’è nei cantastorie” si dice il pittore Han Van Meegeren, personaggio chiave del romanzo, falsario incaricato decenni fa da un vecchio ricchissimo di riprodurre in un santuario sperso sui monti marchigiani un Giudizio Universale di Vermeer. “Immagina che solo raccontando menzogne si possa arrivare a raccontare la verità. Immagina che sia tutto un inganno. Immagina di raccontare quell’inganno, per nascondere altro, che infine si risveglierà… per riprendersi la storia… Prova a fallire”. Abracadabra.

Gran bel romanzo della brillante giornalista, scrittrice e operatrice (agitatrice) culturale Loredana Lipperini (Roma, 1956) che alterna terza e seconda persona perché spiega quasi all’inizio: “Dora sei tu. Non ti chiami così. Ma Dora è un nome da romanzo e questo è un romanzo: dunque ti chiamerai Dora per raccontare la lunga vibrazione durata quasi una vita, e rimasta silenziosa prima di esplodere”. Dopo una lunga gestazione (covato per decenni, scritto in 4 anni), da uno stimolo di autofiction vien fuori un meticciato degli ibridi generi letterari: fiction storica e sentimentale (concentrata sugli anni 1978-81), no fiction generazionale e investigativa (prima e dopo). Una volta spiegato perché “mentire è creare”, corrono alternati l’introspezione di Dora e la pittura di Han, con svariate vibrazioni. Da una parte, mescolando realtà e creazione, i sentimenti dell’amicizia e l’intensa storia fra Dora e Graziella fino alle scelte adulte, l’incrocio con grandi personaggi e i clamorosi eventi degli anni settanta, elementi sulla sparizione dei due amici e sui segreti politici (di Stato e no), spunti autobiografici e riflessioni su Dora Loredana anche successivi; dall’altra, pure mescolando inganni e verità, il progredire del quadro, il contesto delle relazioni montane del pittore fra Serravalle e Muccia (“luoghi” dell’autrice e recentemente del terremoto), cenni su Vermeer e sul suo falsario olandese ex-alcolizzato (la storia è inventata ma Han è esistito, 1889-1947), richiami a tanti veri falsari della storia nelle arti visive e nei conflitti istituzionali. Essendo finzione non c’è l’indice dei nomi (tanti celebri) ma solo una nota sulla gestazione. Il lento Saturno ci mette quasi trent’anni a entrare in Scorpione. Pur forse a tratti ridondante e di lettura impegnativa, il testo scorre unitario e interessante. Lipperini è una personalità importante della cultura italiana dell’ultimo quarantennio, da quando lavorava a Notizie radicali (con Graziella, giovanissime), entrando anche nella segreteria nazionale del Partito Radicale, fino alle coraggiose scelte dalla parte delle bambine e dei più socialmente deboli (sul territorio come nei media). Cibi locali e passioni musicali.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

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