Breve storia di chiunque sia mai vissuto (Le varie di Valerio 40)

Adam Rutherford
Breve storia di chiunque sia mai vissuto. Il racconto dei nostri geni
Traduzione di Sabrina Placidi
Bollati Boringhieri, 2017 (orig. 2016)
Scienza

Il genoma degli umani. Ieri e oggi. La luce ancora non è viva su origine e storia dell’uomo. Non conosciamo il percorso che ha condotto dalle scimmie al genere Homo (dal fiume Omo in Etiopia) e noi ovunque, tempi e luoghi non hanno successione lineare, il collegamento fra i siti di ritrovamento dei reperti traccia linee ipotetiche. Pare proprio che i 107 miliardi 602.707.791 (uno più, uno meno) esemplari di uomo moderno vissuti da circa 50.000 anni fa al 2011 abbiamo tutti la medesima origine africana. Pare che ognuno sia allo stesso tempo ordinario ed eccezionale, tutti una combinazione di uno spermatozoo e di un ovulo con unica impronta digitale genetica. Pare che genomi, geni e molecole del DNA (con struttura a doppia elica) contengano la registrazione del viaggio compiuto dalla vita umana sulla Terra, abbiamo imparato a leggerli e capito che possono dirci molto e qualcosa, almeno altrettanto, non possono. Non è chiara quale sia la relazione tra sequenza dei nostri geni nel genoma (genotipo) e modo in cui si manifestano sotto forma di proteina e nei caratteri esteriori (fenotipo). Le nostre origine ed evoluzione di bipedi mobili, sapienti, e civilizzati non hanno mai seguito una direzione ineluttabile. Il nebuloso arbusto di ominidi e umani appare come un cespuglio senza radici, con rami discontinui, rotti, intersecati, paralleli. Homo sapiens è un eucariote animale cordato mammifero primate aplorrino ominide homo, unica specie rimasta del genere. L’ultimo antenato comune con i Neanderthal dovrebbe essere esistito 500.000 anni fa (giorno più, giorno meno). Il più recente antenato dell’umanità attuale sarebbe vissuto 3.400 anni fa, 800 dei soli europei (perlopiù di incarnato scuro almeno fino a 8000 anni fa). Siamo tutti cugini, di vari gradi.
Il genetista e divulgatore scientifico inglese Adam Rutherford (Ipswich, Suffolk, 1974/75) ha scritto decisamente un bel libro (con bibliografia composta soprattutto di articoli recenti). Ecco i termini del glossario finale, ne apprenderemo significato e connessioni: allele, aminoacidi, basi, codone, cromosoma, DNA, eterozigote, fenotipo, gene, genetica, genoma, genomica, genotipo, leggi di Mendel, mitocondri, polimorfismo, proteina. Si tratta di una certa rilevante parte delle “scoperte” successive all’invenzione della biologia evoluzionistica da parte di Charles Darwin, ritenuto “il più grande scienziato in assoluto” (nel mio piccolo, sono d’accordo). L’autore illustra anche come (dall’inizio del XX secolo) la biologia si sia via via spostata dalla forma delle ossa e dei caratteri fisici all’ambito prima molecolare (i gruppi sanguigni) poi genetico (appunto il DNA), unendo statistiche e teorie darwiniane, formalizzando i meccanismi dell’evoluzione in base alla selezione naturale, individuando nell’agricoltura e nell’allevamento la svolta cruciale per quel che siamo oggi. E parla di capelli rossi e statura, di peste nera e sport, di latte e intelligenza, di eugenetica e medicina, di Riccardo III e Jack lo squartatore, di stereotipi razziali e pregiudizi antizigani. Non esiste alcuna componente genetica fondamentale che permetta di definire “razza” un particolare gruppo umano. L’evoluzione è cieca: siamo caratterizzati da una variabilità davvero infinita. Non è possibile prevedere i comportamenti complessi di una persona: il conflitto è nelle persone, non nella biologia. Per di più, dobbiamo riconoscere importanza all’esoincrocio e alle popolazioni endogamiche: se nel genoma di un bimbo non confluiscono geni nuovi aumenta il rischio che emergano malattie genetiche recessive. Così, è bene essere tutti meticci. L’autore cita di continuo il ruolo delle migrazioni, tanto che in un paio di occasioni segnala che il termine qualche volta potrebbe essere “fuorviante”, solo che non spiega come o perché e lo usa talora in modo impreciso; anche in questo testo manca una teoria critica del migrare. Rutherford ha studiato genetica e lavorato a “Nature”, ha dimestichezza con la ricerca di laboratorio e l’interdisciplinarità scientifica, risulta un ottimo scrittore. Studia, descrive, divulga con profondità e leggerezza, che utile e piacevole leggerlo!

(Recensione di Valerio Calzolaio)

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