La Debicke e… I bambini di Escher

I bambini di Escher
di Paolo Pedote
Todaro, 2017

Milano, estate 2017. Nerone Crespi vive da solo nel seminterrato di un palazzo di alloggi popolari in fondo a via Lorenteggio, dove l’ha sistemato l’Associazione Arcobaleno dopo averlo ripescato dalla vita in strada che lo stava uccidendo e curato per sei anni. Ma Nerone non ha scelto questa “sua” vita. In passato ha avuto un buon lavoro, una famiglia, una casa, ma tutto è finito con la morte del figlio e della moglie. Da allora si è rifugiato in uno stato di «fuga dissociativa», una forma di amnesia autoindotta che gli impedisce di ricordare chi è. Sente di amare la musica classica, che è la sua compagnia e la sua droga, Verdi in particolare con l’Ouverture della Forza del destino. Il problema è che l’abitudine di ascoltarla a tutto volume ha scatenato la reazione di una vicina che vuole denunziarlo alla polizia. Per questo la sua psichiatra, quella che l’ha aiutato a uscire dalla struttura protetta e tornare nel mondo (si fa per dire), va a trovarlo, lo convince a darsi una calmata e gli chiede di ripulire il suo antro.
Nerone sopravvive con il misero sussidio statale e dando una mano a Domenico, un vecchio amico dell’altra sua vita che è andato presto in pensione e gira la città e la periferia come svuota cantine e trovarobe. Durante una delle loro spedizioni Nerone rimedia una vecchissima Lambretta che cammina ancora e, incurante del codice stradale che pretende casco e patente, si mette in strada. Girovagando entusiasta arriva fino a via Saffi, dove si ferma per frugare in un cumulo di mobili destinati all’Amsa. Ma alzando gli occhi assiste a una scena da incubo. Davanti a lui un giovane nudo, coperto di sangue, poco prima di cadere a terra in coma per overdose, gli indica un cortile. La porta è aperta, Nerone come in trance segue la scia insanguinata, entra e scopre degli uffici che sembrano un mattatoio: una donna giace morta e un’altra lo aggredisce con un pezzo di vetro. Scappando a piedi terrorizzato Nerone si scontra per strada con la macchina di Angela Delfino, detta dai colleghi La «sbirra», una brava poliziotta dell’antidroga che ha deciso di mollare la divisa. Interrogatorio, situazione traumatizzante per il povero Nerone, testimone del fattaccio che ha visto la morte di una famosa editrice e di una sua impiegata poi, finalmente per lui, ritorno nella pace dell’Associazione Arcobaleno dove cominciano a rimetterlo in sesto. La polizia è in stallo, ma Nerone nota uno strano particolare nelle immagini di una telecamera di sicurezza vicino al luogo della strage che passano e ripassano ossessivamente su You Tube. In questura hanno altre idee e non vogliono starlo a sentire ma lui, in qualche modo, riuscirà a convincere La sbirra ad andare più a fondo. Comincerà così una strana collaborazione inquisitiva tra due personaggi tanto diversi tra loro: Nerone Crespi, l’uomo senza memoria, e la disincantata poliziotta milanese. Gli indizi li spingeranno indietro nel tempo a frugare in cristianissimi istituti per ragazze in difficoltà, trovare una spiegazione a una splendida fotografia ispirata a Escher e interrogare un giornalista di pessima reputazione su un possibile traffico di adozioni e di vendita di esseri umani. Come unici alleati un hacker con problemi mentali, un ragazzetto autolesionista e un poliziotto innamorato. Nerone e La sbirra, una coppia male assortita, con seri problemi personali? Senza dubbio! Ma forse proprio per questo riusciranno a individuare la follia di un amore malato e a sbrogliare la trama dei delitti smascherando i colpevoli. Nessun finale veramente consolatorio, però, perché le colpe dei padri sono destinate a ricadere sui figli, sui quali peserà la nemesi di dover pagare per sbagli non loro.

Paolo Pedote, Milano, 1966, scrittore e giornalista, ha collaborato con L’Indipendente, Pride e Radio Popolare. Tra le sue pubblicazioni: Omofobia. Il pregiudizio anti-omosessuale dalla Bibbia ai giorni nostri, scritto con Giuseppe Lo Presti (2003); Come in un film di Almodóvar (2006); We will survive! raccolta di saggi, curata con Nicoletta Poidimani (2007). Conduce la rubrica Nessun dogma! su Radio Città Fujiko.
Escher perché? Il titolo I bambini di Escher del romanzo ci rimanda a Maurits Cornelis Escher (17 giugno 1898 – 27 marzo 1972) un incisore e grafico olandese. Il nome Escher è indissolubilmente legato alle incisioni su legno, litografie e mezzetinte che rappresentano costruzioni impossibili, esplorazioni dell’infinito, tassellature del piano e dello spazio e motivi a geometrie interconnesse che cambiano gradualmente in forme via, via differenti. Le opere di Escher infatti piacciono molto a scienziati, logici, matematici e fisici che apprezzano il suo uso razionale di poliedri, le distorsioni geometriche e le originali interpretazioni di concetti scientifici, magari per ottenere effetti paradossali. In parole povere, Escher rifiuta la visione monoculare, prevista dai tradizionalismi artistici e propone una rappresentazione più complessa dello spazio, attirando nella dimensione illusoria dei suoi disegni realtà che tecnicamente dovrebbero essere estranee.

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